Cosa leggere sui giovani?

Inserito in NPG annata 2005.


Marco Mori

(NPG 2005-09-61)


Informarsi è una parola chiave per il nostro tempo. Vale anche per il mondo giovanile: giornalmente siamo avvisati di nuovi studi che riguardano i giovani, che vanno dalle ricerche di mercato alle statistiche nazionali, da qualche interesse psicologico alle note pastorali di alcune diocesi che concentrano su di loro la propria passione pastorale, e via dicendo. Questo fatto è prima di tutto positivo, ma rischia di inserirsi nel cosiddetto flusso comunicativo, cioè quel processo di permanente informazione, 24 ore su 24, a 365 gradi, che per esistere sforna un’informazione sempre più veloce (chi si ricorda ciò che un telegiornale ha soltanto affermato il giorno prima?), superficiale (il dover dire con rapidità implica l’adeguamento a clichè predefiniti, che immediatamente classificano le notizie che riceviamo, stile messaggi dell’Ansa che arrivano sui cellulari), e selettiva (chissà perché del mondo giovanile sappiamo più notizie negative che positive, più scandali che percorsi normali, più moda e musica che cultura e arte).
Significa, in parole povere, che l’informazione non è mai neutra, nonostante l’apparenza spesso volutamente scientifica con cui si declinano numeri sui giovani, sul loro modo di vivere e di vedere la realtà. Se mi è concesso un gioco di parole, ha sempre la possibilità di diventare o formazione o deformazione. Non abbiamo bisogno, anche sui giovani, di un’informazione che deformi questo mondo e la sua percezione, ma che ci permetta di formarci in un’ottica reale di simpatia, di aiuto, di amorevole cura.
Mi metto nei panni di un animatore, bravo, intelligente, che ha passione per quello che fa e vuole buttarsi non solo con generosità ma anche con competenza nello stare con i suoi ragazzi. Entra in una libreria, perché vuole informarsi sui giovani. Come va a finire?
La prima ipotesi è che non gli basti l’eternità non solo per leggere tutto quello che esiste sull’universo giovanile, ma anche per scegliere cosa leggere. In nome del flusso comunicativo ormai i libri si misurano a metri, e non a contenuti!
La seconda ipotesi, che spesso è quella che accade, è che si metta a leggere qualcosa, visto che da qualche punto bisogna cominciare. Siccome è un animatore intelligente, e si sente ancora un briciolo giovane (insomma, a 20 anni uno non può ancora buttarsi via…), scopre che quello che legge anche su di sé risulta una caricatura incredibile della propria vita, della propria generazione… Vista poi la firma di tanti esperti si sente pure imbecille perché lui non sente così, non ama così, non soffre così.
Forse risulta utile una terza ipotesi, che è quella che poi svilupperemo: cioè che prima di entrare in una libreria o di andare in edicola decida cosa fare, cosa scegliere e il perché.
Quindi mi pare necessario andare in una duplice direzione:
– offrire prima di tutto alcuni criteri per avere una lettura il più possibile corretta e completa di quello che dei giovani si dice e si scrive;
– dare alcuni esempi concreti di strumenti di cui io sono personalmente a conoscenza che mi sembrano vadano in questa direzione.
È chiaro che la prima parte è la cosa più importante, anche se non ha indicazioni concrete; e la seconda non è di per sé completa, perché risente più della mia attuale conoscenza. Ma qualcosa è sempre di più che niente…

Quali criteri per leggere sui giovani?

Scelgo alcuni criteri che permettano di selezionare, di valutare e di farsi un’idea veloce, e abbastanza precisa, di ciò che si legge sui giovani.

* Non esiste il giovane, ma i giovani.
Spesso ci sono letture che pretendono di spiegare tutto l’universo giovanile, che ti dicono «i giovani sono così, fanno così, perché a loro piace così». È una pretesa lettura onnicomprensiva che risente molto di un mito di alcuni decenni fa, quando si considerava la gioventù come un’unica classe, determinata. Oggi riconosciamo invece una complessità di situazioni che ci impediscono di dire «i giovani sono così». Al massimo ci fanno dire «alcuni giovani sono così».
La tentazione di ridurre in categorie è ancora molto presente, anche se spesso è sottile. Penso ad esempio alla forma più di moda con cui appare quasi quotidianamente sui giornali: la notizia boom che avvisa che è stato scoperto il gene che causa la violenza degli adolescenti, come se una persona potesse essere ridotta alle proprie componenti biologiche escludendo a priori quelle culturali, relazionali, educative, sociali, e via dicendo.
Una lettura non parziale del mondo giovanile è anche attenta a non tralasciare il contesto più ampio in cui i giovani sono inseriti. A volte si parla dei ragazzi come se fossero un mondo a parte: penso a tanta inutile retorica con cui parliamo dei giovani come del futuro della nostra società, quasi che in questo momento non fossero scalfiti dal respiro culturale del nostro tempo, per la serie: «divertiti finché puoi, quando sarai grande dovrai soltanto soffrire»…
Quindi tutte le volte che abbiamo a che fare con una lettura della realtà giovanile che la riduce solo ad alcuni aspetti (per di più problematici), o che pretende di dare la soluzione immediata e globale, possiamo tranquillamente affermare di non avere tra le mani qualcosa di utile per intervenire sul mondo giovanile. Ovviamente questo principio va applicato con estrema onestà anche alla nostra mentalità pastorale, perché talora volteggia ancora nei nostri ambienti.

* La questione determinante è domandarsi sempre quale è l’idea di uomo che soggiace ad alcune letture.
Provate a domandarvi, per farvi un’idea critica su quel che leggete, qual è l’idea globale di uomo e di giovane che nasce o si alimenta dalla lettura che avete appena terminato. Quali aspetti sottolinea, quali ne tralascia? Quali sono gli aspetti più centrali che fanno una persona? Cosa è determinante per scegliere sui progetti di una persona: solo l’economia o l’immagine? (basta sfogliare gli innumerevoli settimanali dedicati ai giovani…)
Per noi non può che esistere un’idea unitaria di persona, e non frammentata, fatta insieme di corpo e di anima, di cultura e di educazione, di scelte fatte e ancora da fare, non determinata ma libera anche se magari segnata in profondità da alcune esperienze o limiti.
Il modello di uomo è spesso taciuto, non è quasi mai delineato precisamente, e questo soprattutto quando giocano interessi di parte, perché se fosse pienamente svelato risulterebbe a tratti inaccettabile. Ma sull’idea globale del giovane che io voglio far crescere non si può giocare a nascondino, ma solo a carte scoperte. Il ruolo saggio di un educatore è di riuscire a fare questa operazione critica in tutta la sua chiarezza: più si esplica il modello di persona soggiacente, più è facile capire il valore di una lettura sul mondo giovanile.

* L’opzione determinante sul futuro.
Significa preferire ciò che mi aiuta a leggere, prevedere, inventare e costruire il futuro, perché questa è sicuramente la dimensione temporale più caratterizzante il mondo giovanile: concretamente è riuscire a dare progettualità oltre la problematicità, esprimere fiducia concreta, attivare canali di protagonismo per i ragazzi che esprimono la consapevolezza di una comunità di voler investire su di loro. Come si può notare, è una comprensione del futuro che non tralascia le altre dimensioni temporali, ma le ingloba: non si può dare concreta fiducia e progettualità ad un ragazzo se non si accetta quello che è e quello che è stato, soprattutto oggi dove tanti percorsi giovanili sono facilmente tortuosi e non di rado sofferti.
Sarebbe interessante usare questo semplice criterio per giudicare tutti gli interventi pastorali e sociali che si fanno nell’ambito giovanile. Ad esempio: le politiche giovanili, che sempre più stanno al centro delle scelte di una amministrazione, sono attente al bene reale del futuro dei ragazzi e della loro progettualità, o l’unico futuro che hanno di fronte, al di là delle belle intenzioni, sono le prossime elezioni? Oppure, per una comunità cristiana: le scelte all’interno di un oratorio o di una più generale pastorale giovanile servono a che cosa: a fare in modo che i nostri ambienti funzionino bene o che diano un valido contributo alla crescita reale dei ragazzi? (spesso le cose non coincidono del tutto…)

* Cercare di esplicitare il più possibile i nostri modelli pastorali.
Questo è un criterio ovviamente che va a toccare le nostre comunità in modo più diretto. È ugualmente determinante, come quello sull’idea di uomo. Non è infatti inutile domandarci qual è il modello di giovane credente che vogliamo formare: cioè che cosa significa vivere la fede per un ragazzo oggi. Possiamo ridurla agli atteggiamenti esterni, come la partecipazione ai sacramenti o ad un cammino esplicito dentro alcuni percorsi. Oppure possiamo pensarla in modo più ampio, anche attrezzandoci ad offrire un cammino di fede per coloro che difficilmente incrocieranno i nostri ambienti.
A mio avviso, la sfida che abbiamo di fronte è di leggere la fede, interpretarla e scriverla dentro gli aspetti di crescita, di relazione, di ricerca del senso, di contatto con la comunità ecclesiale, rinunciando alla tentazione forte di etichettare cristiano solo ciò che ha il bollino DOC di un annuncio cosiddetto esplicito del vangelo (tra l’altro cosa voglia dire l’annuncio esplicito del vangelo è ancora da capirsi, visto che lo stesso vangelo è scritto dentro una cultura, con dei destinatari particolari, con tante attenzioni che convergono verso il Signore Gesù ma che non escludono l’incontro con lui…). È come far sbocciare la fede dentro un cammino di senso, di interesse, di incontro gratuito, che è evangelico prima che sui contenuti nel modo di farsi, di proporsi, di creare interesse e progetto sulle cose che un ragazzo sente come vitali e proprie: non era forse questo lo stesso metodo di Gesù?
L’insieme di questi criteri possono dirci cosa valga la pena di apprezzare dell’immensa informazione che abbiamo di fronte sul mondo giovanile. Mi paiono immediatamente utilizzabili, e anche soddisfacenti per orientarsi.

Che cosa leggere? (Qualche esempio)

A questo punto possiamo anche trovare alcune letture concrete. Questa parte non è altro che esemplificativa, e risente, come già affermato, della mia personale esperienza. In concreto cerco di mostrare come i criteri sopra elencati mi aiutano ad avere presenti alcuni sussidi che li rispettano e che rimangono come riferimento significativo.
Vorrei anticipare una questione più generale, per me vitale. L’elenco esemplificativo di alcuni strumenti va costruito, elaborato, e anche condiviso.
Mi sono sempre chiesto: perché una comunità diocesana non si attrezza nel far conoscere alcuni strumenti sul mondo giovanile che alcuni «addetti al mestiere» trovano particolarmente significativi? Perché non offrire una loro conoscenza ragionata e concreta ai ragazzi stessi, ai genitori, agli insegnanti? Perché non costituire un gruppo di persone di riferimento che ogni tanto suggeriscono dal loro punto di vista professionale qualche libro che soddisfi i criteri sopra evidenziati e che possono essere già offerti con questo previo discernimento? Mi parrebbe un’operazione pastorale utile e intelligente, e magari un centro pastorale si potrebbe attrezzare concretamente per costruirsi una piccola «biblioteca giovanile».

Divido gli strumenti elencati secondo alcune categorie.

* Campo sociologico-dati generali.
– BUZZI C. – CAVALLI A. – DE LILLO A. (a cura di), Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Il Mulino, Bologna 2002.
Il cosiddetto Rapporto IARD è uno strumento qualificato che ormai da più di vent’anni analizza la condizione giovanile in Italia, in modo articolato, complesso e da vari punti di vista. C’è un’équipe di studiosi che assicura il pluralismo delle posizioni e la giusta riflessione sui dati. La successione dei rapporti, inoltre, aiuta a considerare lo sviluppo della realtà giovanile nella cultura italiana, e non offre soltanto una fotografia dell’immediato, ciò a favore di una comprensione più approfondita e meno legata all’ansia del presente. Di fatto è una buona fotografia, intelligente e variegata, dell’universo giovanile italiano, con qualche confronto a livello europeo.

– POLLO M., Il volto giovane della ricerca di Dio, Piemme, Casale Monferrato 2003.
È una ricerca attenta al vissuto religioso degli adolescenti e dei giovani, condotta a cavallo del 2000 nella e per conto della Diocesi di Roma. Si approfondisce l’esperienza religiosa dei ragazzi, con alcune storie di vita che passano in rassegna tutti gli aspetti della fede, da quelli dogmatici (fede cristologia e trinitaria, ad esempio) a quelli morali, da quelli di appartenenza alla Chiesa a quelli di senso della vita. Ciò che si valorizza qui è l’esperienza più profonda dei ragazzi, vista la scelta di una ricerca qualitativa, che peraltro riesce a spiegare molto di più il vissuto di una semplice ricerca quantitativa, basata solo su alcuni aspetti esterni e misurabili. Quindi è un esempio della necessità di accostarsi al mondo giovanile anche con diverse metodologie interpretative, non riducibili solo alla pura statistica.

* Campo pastorale.
– NOTE DI PASTORALE GIOVANILE.
Di fatto è l’unica rivista in Italia che si concentra da un punto di vista pastorale sui giovani, e questo è il suo pregio e (a mio avviso) anche il suo difetto, perché talora rischia di mancare di un confronto sincero. Però ha avuto e ha la grande capacità di riflettere sul mondo giovanile con costanza e criticità, e offre spunti alle nostre comunità ecclesiali che non sono solo operativi ma anche culturali, di interpretazione e di lettura. Ospita anche il racconto di alcune esperienze significative compiute in Italia, oltre che alcuni progetti più concreti. È un osservatorio qualificato, secondo la migliore tradizione salesiana.

– Collana PASTORALE GIOVANILE E ANIMAZIONE.
Un intervento pastorale sul mondo giovanile non può essere relegato soltanto agli interventi improvvisi, ma necessita di una storia, di un sostegno anche progettuale più ad ampio raggio. L’intento della collana è esattamente questo: creare una mentalità pastorale con base ampia, affrontando alcune tematiche decisive nell’ambito ecclesiale, tipo il rapporto tra l’educazione e l’evangelizzazione, il significato dell’animazione, il senso e la metodologia della progettualità, e via dicendo. Uno strumento utile sia ai singoli che alla formazione di gruppi di animatori e di educatori, utilizzabile anche in un percorso formativo parrocchiale.

* La questione del presente e del futuro.
– BECK U., La società del rischio, Carocci, Roma 2000.
– BAUMAN Z., Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari 2000.
La lettura e l’interpretazione dell’attualità è determinante per orientarsi. I due testi proposti lo fanno con una capacità di lettura nello stesso tempo critica e concisa: dipanano la realtà contemporanea intorno ad alcuni concetti chiave, come quello di tempo liquido (non così fortemente strutturato come un solido, ma sfuggente e inconsistente) e di tempo del rischio (il rischio come categoria umana è stata sempre utilizzata, ma la novità odierna sta nel fatto di non poter calcolare e vedere il rischio che corriamo a fronte di una possibilità distruttiva totale che i rischi oggi portano con sé).
Il pregio di questi testi nei confronti della realtà giovanile è di aiutare, magari non direttamente, ad inserire la tematica giovanile all’interno dei più generali cambiamenti di questa fase di modernità.
– RIFKIN J., Il secolo biotech. Il commercio genetico e l’inizio di una nuova era, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2003.
– RIFKIN J., La fine del lavoro, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2001.
Affrontare il futuro significa confrontarsi con alcune tematiche specifiche che nel futuro troveranno spazio. È il caso dei due temi toccati da questa duplice citazione: la questione del lavoro e quella della scienza genetica.
Spesso non si può avere la competenza necessaria e nemmeno il tempo per poter esaurientemente affrontare alcuni temi specifici, e ciò spiega il perché della scelta dei due testi: l’autore infatti descrive con competenza (basta sbirciare la bibliografia finale) ma anche con capacità espressiva giornalistica tutte le problematiche connesse, evitando da una parte la semplificazione, ma dall’altra favorendo la comprensione. Ciò permette di capire quale sia la posta in gioco per il futuro e di farsi un’idea più che aggiornata di quello che sta avvenendo nel presente.

– BORJA J. – CASTELLS M., La città globale. Sviluppo e contraddizioni delle metropoli nel terzo millennio, De Agostini, Novara 2002.
– BAUMAN Z., Fiducia e paura nella città, Mondadori, Milano 2005.
Con queste ultime citazioni rimaniamo sempre sul versante di alcuni temi specifici, sempre per favorire una metodologia intelligente di accostamento e di approfondimento. Il tema discusso è quello dello sviluppo urbano attuale e del futuro. È decisivo che una pastorale giovanile non accosti soltanto alcune tematiche, ma anche le reali condizioni in cui un ragazzo cresce: ecco la motivazione della scelta sull’ambiente circostante, che in questo caso si identifica con la città.
Il pregio dei due testi, in specifico, è quello di collocare la questione urbana all’interno della dialettica locale-globale in cui si sviluppa la vita dei giovani, indicando un tipo di sviluppo che, almeno in Italia, non potrà imitare quello delle grandi metropoli americane, o africane, o asiatiche, ma che a livello di servizi, di collegamenti, di dialettica centro-periferia, di possibilità occupazionali si muove nello stesso modo con cui si strutturano tutte le grandi città.
È un esempio, in concreto, di come capire la nostra vita quotidiana e locale dentro uno sviluppo più globale che indirizza scelte, comportamenti, percorsi lavorativi e vitali, in particolare dei giovani.
È scontato affermare che gli esempi potrebbero essere infiniti. La mia speranza è che quelli riportati evidenzino sufficientemente una metodologia attenta e anche un po’ rigorosa per illuminare ancora meglio i criteri di scelta e per suggerire piste efficaci per costruire una vera e propria cultura sul mondo giovanile. Penso che oggi ne abbiamo bisogno sul serio.