Virginia Di Cicco

(NPG 2005-05-2)



Di alberghi è pieno il mondo. Ancora sorrido al ricordo di quando, per diverse vicissitudini, mi trovai alloggiata in una stanza di lusso in un albergo con tante stelle, e spinsi, incuriosita, un pulsante sul bordo della vasca idromassaggio. Così la parete davanti ai miei occhi si illuminò di azzurro fino a formare un grande schermo televisivo ultramoderno. Al bagno! Mentre sei immerso nella vasca! Un monumento al superfluo. Al vuoto trasformato in denaro.

Di alberghi è pieno il mondo, ma ce n’è uno, invece, che è nel cuore di un paese e di un popolo. E’ l’immagine della loro voglia di dignità e libertà, la voglia di mantenere i lineamenti della propria civiltà così come i loro volti. L’albergo si chiama Le Djenne e si trova a Bamako, nel Mali.
Le città storiche del Mali sono davvero belle con i loro mercati colorati e vivaci, le piroghe frenetiche lungo il corso del fiume, i resti archeologici e la moschea di fango di Djenne, appunto. Le luci, la terra rossa, la gente.
L’albergo nella zona centrale della città sembra un miraggio, così ben curato e pieno di verde intorno. Per raccontarti la favola della sua realizzazione, ecco che arriva lei, con abito e copricapo color blu cina, e un sorriso grande come la sua energia: AMINATA TRAORE’, ex ministro della cultura e del turismo in Mali, sociologa e scrittrice. Una donna straordinaria, presente a diversi Forum mondiali, come quello di Porto Alegre in Brasile, organizzatrice del primo Forum sociale africano a Bamako nel 1992, acerrima nemica delle leggi del profitto globale e di una cooperazione internazionale che finisce sempre per assoggettare quanti dovrebbe sostenere.
Ti viene incontro e ti guida alla scoperta di questo incredibile albergo dove non vi è traccia dell’occidente. Ogni cosa, dai mobili agli accessori è creazione dell’artigianato locale e alle pareti particolari quadri di pittori maliani, dipinti secondo metodi tradizionali. Nel raccontare questa fiaba una delle parole più ricorrenti è “autonomia”, per affermare se stessi e le proprie capacità, la propria civiltà e la propria cultura. Poi il discorso si allarga e si arriva fino alla libera gestione delle proprie risorse.
I guadagni ottenuti dalla gestione di questo albergo vengono reinvestiti per mantenere e migliorare la struttura e per i salari dei dipendenti.
La conquista più bella, però, è che molti di quelli che abitano nel quartiere, strade approssimative e strade a cielo aperto, mendicanti ovunque e costruzioni molto umili, guardano all’albergo come ad un modello e cercano di migliorare le loro case e anche il proprio aspetto, senza bisogno di denaro, magari facendo soltanto più attenzione. Ponendosi il problema, insomma. La consapevolezza che tutti hanno il diritto di essere belli, curati e puliti. Una dose di entusiasmo è benzina eccezionale per questo popolo. Da sempre ci si fa belli per andare dove c’è bellezza.
Un’utopia realizzata, un tentativo di sfuggire ai viscidi tentacoli di un’economia neoliberista, che strozza chiunque non sia allineato. Un modello alternativo, il modello di un altro mondo. Un mondo migliore. Un mondo possibile.