1. Il contributo

di NPG (1967-1988)

alla riflessionepastorale

Rosangela Siboldi

 

(cf Note di Pastorale Giovanile (1967-1988): rivista salesiana audace e aperta agli influssi ecclesiali)

Le due fasi principali della rivista, che scandiscono il cammino percorso nel periodo 1967-1988 e che stanno in un rapporto di grande continuità, documentano la tenacia pionieristica nell’impostazione di una mentalità pastorale rinnovata confluente nella proposta di un modello pastorale qualificabile come originale e autorevole. La testata permette di individuare alcuni orientamenti che rimangono, a mio parere, strade maestre di un modello pastorale.

1.1. Impostazione di una “nuova” mentalità pastorale (1967-1977)

Nell’arco dei primi undici anni (1967-1977), NPG persegue strade poco battute decisa a portare fino alle ultime conseguenze i principi pastorali assunti. A un periodo di creatività o pioggia di intuizioni (1967-’69), segue un tempo di sintesi condivisa (1970-’74) e quindi la tappa del consolidamento e del rilancio (1975-’77) che sottolinea l’urgenza di fondare maggiormente le scelte pastorali.
La testata si colloca con decisione e ottimismo nel contesto ecclesiale segnato da sfide sempre nuove, dal pluralismo delle proposte, dalla fatica del discernimento. Vi si inserisce come espressione dell’entusiasmo “generatore” di un Centro pastorale caratterizzato dall’essere in “stato di ricerca” e “polo trainante” per la Congregazione salesiana in Italia.[1] Intraprende un cammino di riflessione sistematico, condotto in équipe, maturato nella concertazione internazionale. Ripensa così la pastorale giovanile collocandosi al cuore del rinnovamento ecclesiale, disponendosi con spirito di apertura al crocevia dei fermenti di innovazione culturale e inserendosi nel vivo del mondo giovanile segnato dalle grandi trasformazioni socio-culturali. Percorre la «via» del dialogo per riscoprire in “compagnia” i sentieri che intessono la vita dei giovani e che possono sfociare in un incontro promotore di vita. Le iniziative promosse da NPG non si contano; seminano pazientemente, anno dopo anno, le convinzioni maturate nel confronto in équipe, con operatori sul campo e con varie istituzioni, creando un “terreno pastorale” in cui alcune “conquiste” sono diventate patrimonio comune.
Pensosa di fronte alla situazione socio-culturale e religioso-ecclesiale che investe la vita della gioventù, la testata ricerca gradualmente le condizioni per impostare un corretto e congruente progetto di pastorale spingendosi fino a chiarire il quadro culturale di riferimento, esplicitando i presupposti teologici dell’azione pastorale e, allo stesso tempo per coerenza, quelli antropologici ed educativi.
Assume con decisione la svolta antropologica, motivando la sua posizione primariamente come scelta teologica e come orientamento emergente dal clima conciliare e dagli orientamenti del Magistero. Facendo riferimento all’Incarnazione, come fondamento di una pastorale fedele a Dio e all’uomo, considera tale mistero come l’evento ispiratore di contenuti e di principi operativi per la pastorale giovanile che vuole “costruire”. Nelle sue pagine accentua particolarmente la cristologia seppure sempre in un orizzonte trinitario. Presenta Cristo con la preoccupazione di esplicitare le implicanze -per l’azione pastorale- della sua realtà teandrica, valorizzando soprattutto le categorie della comunione, dell’amore/apertura solidale e del Regno di Dio; indica il Verbo fattosi uomo come il Liberatore, il Vivente e Signore della storia, colui che indica la prossimità del Regno e la corresponsabilità nella storia.
Per la pastorale giovanile ne consegue un rinnovamento notevole delle prospettive, appunto un cambio di mentalità. Si prospetta una pastorale giovanile attenta alla relazione tra la vita e la rivelazione, perché considera la vita quotidiana come “luogo teologico”, grande mediazione dell’incontro con Dio; una pastorale giovanile rispettosa dell’unità e della centralità della persona, prassi che coniuga il settore della vita teologale, della vita litugica e della vita di comunione.
La rivista si impegna a ribadire il rispetto delle esigenze pastorali: sventa i rischi di antropocentrismo, chiarisce il fine della pastorale. Giustifica il concetto di salvezza come fatto totale e supera i modelli individualistici di salvezza col recupero della dimensione comunitaria. Cerca di fondare il concetto di esperienza sottolineando l’intrinseca rilevanza religiosa delle esperienze umane e impegnandosi alla promozione di una pastorale attivante la scoperta del significato religioso; chiarisce la distinzione tra esperienze storiche e quotidiane vissute umanamente e la fede, sottolineando che si tratta di un rapporto non nella linea di un dualismo e neppure di funzionalizzazione o posizione riduzionista ma di integrazione.
I presupposti teologici rimandano all’esigenza di esplicitare un’antropologia evangelica. Si fa strada, dunque, l’esigenza di un progetto uomo/donna secondo la visione cristiana. NPG, che si orienta per un concetto dinamico di persona, di cultura e di storia, sottolinea con determinazione il primato della persona, per cui l’intervento pastorale è gradualmente considerato vincolato al principio di concentrazione antropologica, garante della preoccupazione che tutto concorra all’unità della persona; attento al criterio dei referenti (considerazione della persona giovane concreta e del suo mondo, qui/ora); fedele all’opzione per i giovani “poveri”.
La rivista ricercando anche una linea educativa rispondente all’antropologia evangelica, giunge ad additare l’educazione “liberatrice” che, a suo parere, si caratterizza per essere umanizzante, critica, dialogica e coscientizzatrice. Intende così rispondere alle attese di una pastorale che si innesta nell’impegno educativo di costruire personalità mature realizzate; si preoccupa però di sottolineare una logica pastorale di gradualità.
Lungo gli anni dà corpo a una pastorale giovanile che punta sull’integrazione fede e vita, ossia sulla mentalità di fede, un progetto di sé orientato dalla proposta-dono di Cristo. Tale opzione risponde a un rapporto fra Chiesa e mondo inteso come reciproco servizio e interazione. Alla rivista sta a cuore il realismo dell’identità cristiana e fa la scelta di essere una risposta alle situazioni sfidanti. L’istanza di concretezza la spinge a superare il genericismo e lo spontaneismo e ad additare una pastorale non dedotta aprioristicamente ma indotta da un’analisi accurata della realtà sociale e psicosociale del mondo giovanile e dalle esigenze della fede cristiana; la sollecita, quindi, a una scelta decisamente interventista. Persegue con particolare attenzione l’educazione alla dimensione sociopolitica che segna il passaggio di mentalità da una concezione di “fuga dal mondo, per salvarsi”, a quella di “entrare nel mondo, per salvarlo”. Sottolineando il forte legame tra educazione alla fede ed educazione all’impegno politico giunge a sottolineare l’esigenza di una specifica spiritualità[2] ed a proporre come spazio privilegiato per l’integrazione fede-vita l’educazione agli atteggiamenti di fede speranza e carità.
NPG traduce in linee operative la logica pastorale che va maturando. Assume il metodo di partire dalle situazioni di vita per giungere, in continuo riferimento esistenziale alla Parola, all’esperienza di fede secondo il principio di approfondimento e di concentrazione. Sviluppa una pastorale, quindi, che assume i processi educativi e diventa “educazione” alla fede nell’umanizzazione; che pone le premesse per il superamento delle tentazioni di palingenesi e di conservatorismo sottolineando che tutto trova senso in Cristo e che egli è comprensibile nella Parola antica e sempre nuova (principio di concentrazione teologica). Dagli inizi afferma di fare l’opzione preferenziale per il “metodo dell’incarnazione” o “metodo induttivo”, sottolineando però che ciò non implica l’esclusione degli altri procedimenti ma l’assunzione di una “prospettiva” che accentua una preoccupazione mentre si mira all’atteggiamento unificante proprio della legge di Fedeltà a Dio e all’uomo. Nel corso degli anni la scelta “induttiva”, mutuata dall’ambito della catechetica, si arricchisce dell’approccio “dalla vita alla vita” che, mentre personalizza gli interventi educativi, segue già un procedimento di tipo empirico-critico: vedere giudicare e agire. Specialmente sotto l’influsso della teologia della liberazione e della speranza negli ultimi anni emerge sempre più, anche se dagli inizi si trova implicitamente presente come istanza di fondo, la coscienza della necessità di assumere una mentalità ermeneutica: una rilettura e reinterpretazione del messaggio cristiano alla luce delle nuove esperienze per una proclamazione che espliciti il significato della rivelazione per l’esistenza cristiana restituendogli freschezza e originalità.
La scelta di un procedimento che tenga in gran conto la vita, porta la rivista a privilegiare fin dagli inizi il riferimento alla dinamica di gruppo. Dopo averne vagliato la valenza pastorale, la sceglie come punto unificatore della pastorale giovanile, considerandola come strategia per un’educazione personalizzante, per una feconda esperienza di appartenenza alla Chiesa e come “luogo” di convergenza degli interventi per l’educazione di massa e l’educazione di élite.
Già nel 1969 emerge il tema dell’animazione e molto presto la rivista sostiene che all’animazione culturale va dato un “primato metodologico” indicandola persino come “sistema” educativo che ben integra le varie componenti già entrate nella sua storia, quali -ad esempio- il fattore del gruppo e la sua dinamica, il riferimento a una differenziata corresponsabilità nella missione che vuole tutti protagonisti e che richiede la formazione di responsabili e di animatori, la mentalità progettuale rispondente a una concezione di pastorale “in rete”.

1.2. Elaborazione di un modello pastorale (1978-1988)

Nella seconda tappa di ricerca pastorale (1978-’88), NPG si distingue per una ricerca teologico-pratica più tenace, maggiormente impreziosita dal “ritorno” alle sorgenti carismatiche e finalizzata a un modello di pastorale giovanile organico e proponibile alla gioventù degli anni ‘80. Fonda le postazioni pastorali che hanno permesso di non scadere nell’eclettismo e di mantenere una certa “identità” in un cammino di continuo arricchimento.
Tende più consapevolmente ad essere una proposta pastorale dalla parte della “Vita”. Guardando con rinnovata convinzione all’incarnazione come principio ispiratore per un modello di vita cristiana, riconosce che il vissuto giovanile è luogo storico dell’autocomunicazione di Dio, si pone come risposta all’attesa di senso salvifico, fa entrare in una logica di amore alla vita e di solidarietà operosa per la causa del regno di Dio. Vede, infatti, nella logica dell’incarnazione la scelta di riconciliazione per eccellenza: l’unità ricondotta nella storia e nella vita, lo stretto rapporto esistente tra fede e cultura.
In ordine alla significatività della proposta approfondisce il modello ermeneutico per articolare le esigenze della fede e la fedeltà al cambio culturale ricco della novità che attraversa il mondo giovanile. Pone in dialogo fede e scienze umane, e assume il conflitto tra pastorale di “presenza” e pastorale di “mediazione” risolvendolo come tensione verso una pastorale di inculturazione.
Comprende l’obiettivo del processo pastorale, l’integrazione fede e vita, in termini di identità e di “produzione di senso”; mira all’esito di un’identità cristiana, ossia a far acquisire la capacità progressiva di organizzazione della propria personalità attorno alla decisione di vita per Gesù Cristo e all’accoglienza del suo messaggio, testimoniato nella comunità ecclesiale. Ricostruisce l’obiettivo attorno alla vita (accoglienza critica del vissuto e della storia umana) riscoperta nel suo significato teologico perché ritiene che attorno al tema della vita quotidiana sia possibile elaborare una risposta sensata alla crisi di comunicazione fra giovani e Chiesa che determina una impasse pastorale.
In ordine a una pastorale “situata”, tiene conto del contesto socio-culturale in cui vivono i giovani. Rilevata la presenza di un pluralismo antropologico, tematizza l’esigenza di un umanesimo sintesi di fede e cultura. Ricorrendo alle indagini sociologiche, individua i principali influssi socio-culturali riscontrabili sul mondo giovanile.
Segue con attenzione la riflessione e la prassi ecclesiale in favore della gioventù assumendo e rilanciando riflessioni di particolare portata e facendosi portavoce delle iniziative più significative.
Studia la condizione giovanile, caratterizzandosi come un osservatorio critico e “benevolo” con l’opzione preferenziale per i “lontani” e gli “ultimi”. Accoglie e rilancia la sfida di assumere la complessa condizione giovanile come unica via percorribile intraprendendo una lettura educativo-pastorale delle problematiche emergenti. Considera i destinatari come principio discriminate per ogni orientamento pastorale e come sfida ad assumere il compito del dialogo.
Ipotizzando la crisi di comunicazione come il problema di fondo della pastorale giovanile, punta su una proposta evangelica interpellante. Considerando che l’annuncio evangelico chiama a una proposta evangelica “incarnata”, a un metodo capace di armonizzare contenuti ed esperienza, all’impegno di elaborare “mediazioni culturali”, propone il ritorno alla lettura credente della Bibbia. Tenta una riformulazione del messaggio cristiano privilegiando alcune tematiche ritenute “attuali”; fa riferimento a un modello comunicativo che assume la narrazione come prospettiva e valorizza la proposta dei temi generatori.
Si distingue sempre più per la fiducia nell’educazione fino a qualificarsi come rivista pastorale in “stato di educazione”. Confrontandosi sui modelli educativi reperibili, ricerca un modello educativo originale capace di rispondere alle esigenze di rinnovamento della prassi educativo-pastorale e punta in modo sistematico sulla presentazione dell’animazione culturale. Fa quindi riferimento a uno specifico modello di educazione alla fede che si fonda sull’orientamento pastorale dell’educabilità indiretta della fede e che si ispira all’animazione culturale. Dimostra intraprendenza per la qualificazione degli operatori pastorali di cui ripensa la figura e la funzione e mette a punto strumenti di qualificazione: il progetto dei “Quaderni dell’animatore”, rubriche, convegni, corsi …
Si orienta per la validità educativa e pastorale del gruppo giovanile fino a chiarire le condizioni che lo rendono mediazione di Chiesa.
Infine, NPG si distingue per la ricerca e la tematizzazione di una spiritualità giovanile per la vita quotidiana che sia alternativa e proponibile, cioè che coniughi significatività della proposta e preoccupazione educativa.[3] Avvalendosi della riflessione convergente nell’ambito salesiano, mira ad un’identità cristiana connotata dalla responsabilità storica, dall’essere proposta teologicamente e antropologicamente significativa, dalla tensione verso la “qualità di vita”, dall’operosità per lo sviluppo del Regno di Dio. Fa l’opzione per la contemplazione nel quotidiano, ossia per l’abilitazione a “leggere” la valenza della vita.

1.3. Riflessione autorevole in pastorale giovanile

Lungo gli anni 1967-1988, NPG - tessuta dalle vicende culturali, sociali politiche ed ecclesiali - opera scelte e avanza proposte che sono la risultante della grande opzione squisitamente “pastorale” di considerare la prassi luogo teologico. Si caratterizza per una prospettiva antropocentrica o soteriologica o “regno centrica”,[4] non solo rispondente alla complessità della situazione socio-culturale e religioso-ecclesiale attuale, ma anche in sintonia con l’ecclesiologia di comunione-partecipazione e di missione-servizio al mondo propria del Vaticano II e della maturazione ecclesiale postconciliare.
Il grande fattore di continuità resta la prospettiva dell’incarnazione che fonda la scelta di impostare la ricerca pastorale con coscienza ermeneutica - missionaria - educativa, in costante dialogo interdisciplinare e in attenzione al linguaggio.[5]
NPG assume l’impegno costante di ripensare in termini globali la pastorale giovanile e ciò la qualifica come testata all’insegna del dialogo. Coniuga competenza scientifica, passione per la gioventù, confronto con educatori sul campo, attenzione costante alle sfide del contesto; tanto che può vantare il grande merito di essere rimasta sulla breccia in un tempo di profondo cambiamento. Si distingue per una continua “lettura” del cambio e delle esigenze emergenti secondo un orientamento pastorale che spinge a non essere mai pienamente soddisfatti del “proprio lavoro” per mantenersi “vigili”.
La rivista svolge “una funzione critica” e ricopre una “funzione sociale” a favore di un’azione pastorale più illuminata: mette in risalto la complessità delle problematiche che spinge alla prudenza e alla considerazione della varietà delle soluzioni; intraprende una riflessione teologico-pratica che si avvale dell’apporto interdisciplinare contribuendo allo sviluppo di un modello di pastorale giovanile; svolge una funzione di orientamento nel pluralismo in fedeltà ai cardini fondanti il suo orizzonte culturale.
Lungo gli anni, esercita una funzione prospettica. Puntualizza gradualmente “punti di non ritorno” in vista di un preciso concetto di pastorale giovanile. Con le scelte educativo-pastorali: apertura dei gruppi al territorio, pastorale organica, pastorale di comunione e di partecipazione, mira ad arginare o preventivamente evitare derive pastorali.
Mette in luce il principio cristocentrico (l’evento Gesù Cristo interpretato dalla prospettiva dell’incarnazione), come il principio orientativo di ogni progettazione ma promuove una pastorale attenta ai diversi criteri ispiratori dell’azione ecclesiale: il principio teocentrico, pneumatologico, ecclesiologico, antropologico, storico-salvifico, escatologico.
Propone una pastorale che sfida la complessità collocandosi, a livello di metodo, al crocevia di educazione, socializzazione ed inculturazione, mediante la proposta di un modello che ha l’ambizione di coniugare i tre processi.
Indica una strategia istituzionale perché rivaluta le istituzioni e la loro qualificazione in base al criterio della plasticità e dell’identità. Tematizza l’importanza di una “mentalità strategica” fatta di riflessione, di abilità progettativa e operativa.
NPG si pone sui tracciati della disciplina pastorale giovanile perché contribuisce ad assolvere due compiti fondamentali. Innanzitutto affronta con serietà il lavoro scientifico di analisi della prassi cristiana ed ecclesiale per un cambio: si interessa della prassi credente che è vigente, la studia avvalendosi della ricerca interdisciplinare e sviluppa la riflessione secondo il metodo teologico empirico critico in vista di una trasformazione della prassi stessa.
Suggerisce una pista di intervento a livello interpersonale sottolineando la dimensione della «comunità come soggetto». Centra la strategia sulla comunità “educativa”, rispettosa e attenta alla dimensione personale della crescita.
Sottolinea che l’esistenza cristiana è sempre una esistenza da vivere “vocazionalmente” per la causa di Gesù. Sensibilizza, dunque, a una presenza attiva nella storia (dimensione politica) e a un’attenzione al “servizio educativo” ben qualificato (progetto relativo alla figura e funzione degli animatori). Sottolineando il ruolo della comunità ecclesiale nell’esperienza cristiana, promuove una strategia pastorale che tende ad aiutare la comunità ad assumere le proprie responsabilità di fronte alla gioventù.

1.4. Presenza propositiva e struttura di coordinamento a livello nazionale

NPG rimane un esempio di impegno per una pastorale situata, aperta, dinamica, capace di ripensamento e ancorata ai fondamenti. Al termine del primo decennio, il Direttore scrive: «Molte pagine di Note di Pastorale giovanile hanno trovato eco in vari documenti ecclesiali, e lettori convinti le hanno riportate in altri contesti pastorali sia in Italia che all’estero. Vari centri diocesani ed équipes di educatori laici, sacerdoti salesiani hanno trovato in essa stimolo e orientamento valido alla loro azione apostolica tra i giovani».[6] Una Figlia di Maria Ausiliatrice, membro del Centro Internazionale Pastorale Giovanile (CIPG-Roma) negli anni ’70/’80, afferma: «Note di pastorale o la riflessione che veniva fatta all’Università Pontifica Salesiana era la nostra fonte».[7]
Ideata come strumento per garantire e sostenere un rinnovamento della pastorale salesiana, la testata -infatti- diviene gradualmente punto di riferimento di altri operatori pastorali tanto da costituire di fatto un “luogo” di confronto e stimolo soprattutto per la pastorale giovanile della Chiesa italiana.
A metà degli anni ’80, è stato riconosciuto che «in Italia l’interessamento più avanzato ed organicamente elaborato nel confronto dei giovani va ascritto al Centro Salesiano Pastorale Giovanile (=CSPG) di Roma, da cui emanano la rivista Note di pastorale giovanile (=NPG), i Convegni pluriennali da esso organizzati e pubblicazioni proprie».[8] NPG è stata presentata come una fonte di documentazione del dibattito a livello nazionale sul rapporto Chiesa e fascia giovanile, affermando che «spicca» fra le altre riviste come «quella probabilmente più specializzata».[9]
Recentemente è stato confermato che «in un tempo in cui le associazioni storiche erano crollate di netto e mancavano indicazioni magisteriali per ridare ai giovani percorsi formativi all'altezza dei tempi, l'Università Pontificia Salesiana (UPS) e la rivista Note di pastorale giovanile hanno dedicato al gruppo, alle sue dinamiche, alla figura dell’animatore, a una teoria formativa adatta chiamata animazione culturale molti studi, molte sperimentazioni e molti strumenti che hanno sostenuto in quegli anni una buona fetta della pastorale degli adolescenti e dei giovani delle diocesi italiane».[10]
Per diversi anni NPG sopperisce di fatto a una struttura di coordinamento di pastorale giovanile mancante a livello nazionale. Documenta l’organizzazione di «incontri di confronto» in località diverse (Brescia, Verona, Roma), di convegni e corsi residenziali di formazione, guidati da esperti, per la qualificazione educativa e pastorale di personale particolarmente impegnato (laici, sacerdoti, religiosi/e), che opera in istituzioni educative (istituti educativi e scolastici d’ispirazione cristiana) e nelle comunità ecclesiali (parrocchie, oratori, centri giovanili, movimenti giovanili ecclesiali). R. Tonelli precisa le motivazioni alla base del contatto intenso e allargato: «Siccome non c’era a livello di Conferenza Episcopale Italiana nessuna struttura di coordinamento della pastorale giovanile, allora abbiamo cominciato a fare incontri con alcuni particolarmente sensibili alla pastorale giovanile. […] Ciò che ha permesso di costituire un giro di amici».[11] A metà degli anni ’80, NPG annota: «L’incontro dei “responsabili” diocesani e congregazionali di pastorale giovanile e degli “amici” che hanno interesse a riflettere in modo approfondito sui problemi dell’attuale pastorale giovanile, sta diventando una tradizione. Nell’attesa che l’iniziativa evolva in qualcosa di più strutturato, continuiamo a promuoverla noi del Centro Salesiano Pastorale Giovanile».[12]
In un recente questionario allestito per analizzare l’organizzazione della pastorale giovanile nelle diocesi italiane, una domanda sondava: «Nel campo della formazione degli animatori, la P.G. diocesana si avvale di qualche sussidio o rivista prodotti a livello nazionale?».[13] Le risposte permettono di conoscere che il 75% è coperto da NPG.[14] Alla domanda: Come incaricato di P.G. «A quale corso annuale di aggiornamento partecipa?», si esplicita: NPG 34,1%, A.C. 24,4%, altri corsi 29,3%, non risposto 12,2%.[15]
Va ricordato che - quando fu istituito per le Diocesi italiane il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile per offrire alle Chiese particolari, alle Istituzioni e alle aggregazioni che operano nella pastorale giovanile un contributo per lo studio, la proposta, l’animazione ed il coordinamento (marzo 1993) - D. Sigalini, allora responsabile del SNPG e collaboratore di NPG da lunga data, affermò che la testata non doveva interrompere il suo apporto perché non si poneva in “concorrenza” ma costituiva per la pastorale giovanile in Italia «il momento di studio» mentre il SNPG gestiva il «momento di pratica e di progettazione».[16]
In vista del convegno della Chiesa italiana “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini” (Loreto 1985), NPG dà un contributo sullo “spazio” dei giovani nella Chiesa «perché non vengano ancora disattese le speranze, le sfide che i giovani, magari silenziosamente, lanciano alla chiesa e alla società in Italia».[17]
La riflessione ha fatto scaturire delle proposte concrete: «Promozione di luoghi e di momenti di riconciliazione tra le generazioni; definizione di un progetto operativo di pastorale giovanile con e per i giovani; gemellaggi e scambi tra diocesi e/o parrocchie a livello Nord-Sud come espressione concreta di confronto tra diverse chiese locali; creazione di équipe disposte a collaborare nelle zone più povere e meno sensibili; scelta della formazione come esigenza prioritaria, anche se verrà ripagata in tempi lunghi; ricomprensione dei differenti ministeri per assicurare ai laici un reale protagonismo nella vita della chiesa».[18] In rapporto a questo la rivista nel 1986, commentando “la rilevanza ecclesiale e sociale” riconosciuta alla pastorale giovanile dal documento CdL (1985), sottolinea: tale «traguardo e punto di partenza di un rinnovato incontro Chiesa-giovani nel nostro paese, va proprio nella direzione di certe domande pressanti che un gruppo di riviste di pastorale e di catechesi attinenti all’area giovanile trasmisero alla vigilia al Convegno di Loreto, rilevando come non sia più differibile una presa di posizione, ma soprattutto segnalando l’esistenza di un contesto maturo entro cui accogliere e fruttificare la nuova linea proposta dai Vescovi italiani».[19]
Il direttore della rivista, allo scadere di un trentennio, afferma: «In questi anni abbiamo realizzato, con vicende alterne, un’opera di ricerca, riflessione, progettazione che ha lasciato il segno. Lo confermano in molti. Anche chi non condivide l’impostazione fondamentale della Rivista, ci riconosce come un interlocutore con cui confrontarsi».[20]

 

NOTE

[1] Cf Bosco Giovanni Battista - Tonelli Riccardo, CSPG Centro salesiano di Pastorale Giovanile per l’Italia: storia, regolamento, attualità e suo modello di pastorale giovanile, in Dicastero di Pastorale Giovanile, Modelli europei di pastorale giovanile. Atti convegno europeo, Benediktbeuern 21-24 settembre 1990 = Dossier PG 7-esperienze a confronto, Roma,Tipografia Don Bosco 1991, 43-55.

[2] Cf ad es.: Galilea Segundo, Verso una nuova spiritualità per i giovani impegnati nella storia, in NPG 9(1975)5, 22-27; Id., La “contemplazione” per una autentica spiritualità, in NPG 9(1975)6, 29-34; Id., I valori evangelici per una spiritualità dell’impegno, in NPG 10(1976)1, 21-26; Id., Nell’esperienza cristiana della “fraternità” l’impegno per la liberazione, in NPG 10(1976)2, 28-33.

[3] Cf ad es.: Dossier. Una spiritualità per i giovani, in NPG 12(1978)7, 15-64; Dossier. Un progetto di spiritualità giovanile, in NPG 13(1979)7, 15-72; Dossier. Contemplazione nel quotidiano, in NPG 14(1980)3, 19-91; Dossier. Educare a vivere la “spiritualità dell’incarnazione” nel quotidiano, in NPG 17(1983)5, 3-39; Una spiritualità della vita quotidiana, in NPG 21(1987)1, 39-46.

[4] Cf Midali Mario, Teologia pratica. 1. Cammino storico di una riflessione fondante e scientifica = Biblioteca di Scienze Religiose 159, Roma, LAS 20003, 382.

[5] Cf lo studio: Tonelli Riccardo, La pastorale giovanile nella Chiesa italiana. Scelte, problemi, prospettive, in Anthony Francis-Vincent (a cura di), Seguire i percorsi dello Spirito. Studi in onore del prof. Mario Midali = Biblioteca di Scienze Religiose 150, Roma, LAS 1999, 47-61.

[6] Scotti Elio, Undicesimo anno, in NPG 11(1977)1, 3.

[7] Intervista a Sr Emilia Musatti, realizzata il 13 giugno 2001 a Roma-Istituto Internazionale FMA. Sr E. Musatti ha fatto parte dell’équipe del CIPG dal 1974 al 1986. Cf Chinellato Marisa - Dal Lago Margherita, FMA. Centro Internazionale Pastorale Giovanile di Roma, in Dicastero di Pastorale Giovanile, Modelli 15-24.

[8] Bissoli Cesare, Dossier. Vent’anni di storia della pastorale giovanile, in NPG 20(1986)4, 22.

[9] Id., 3. Riflessioni e progetti di pastorale giovanile, in NPG 20(1986)4, 20.

[10] Sigalini Domenico, Il gruppo luogo di formazione: pregi, limiti, prospettive, in Orientamenti pastorali 50(2002)5, 60.

[11] Intervista a Riccardo Tonelli, realizzata il 5 giugno 2001 a Roma-UPS.

[12] Cf NPG 20(1986)9, 19.

[13] Galisi Ciro, La pastorale giovanile in Italia. Riferimento ai progetti ed all’organizzazione diocesana. Tesi dottorale, Roma-UPS 1999, 28.

[14] Cf ivi.

[15] Cf ivi.

[16] Intervista a R. Tonelli. D. Sigalini, sacerdote diocesano, fa parte dell’équipe di NPG dal 1979 e dal 1986 è membro del consiglio di direzione.

[17] Dossier. 1985/Anno dei giovani. Quali iniziative e in quale direzione, in NPG 18(1984)9, 7. La “nota” è frutto della riflessione tra le riviste: Catechesi, Da mihi animas, Dimensioni nuove, Evangelizzare, Amico in rappresentanza della Federazione Stampa Missionaria Italiana, Settimana, NPG.

[18] NPG 19(1985)7, 96.

[19] BISSOLI Cesare, 2. L’attenzione ai giovani nelle riflessioni del magistero ecclesiale, in NPG 20(1986)4, 12.

[20] Indice NPG 30 anni, in NPG 31(1997)2, 1.