I Salesiani

e i giovani

Intervista a d. Ángel Fernández Artime 

decimo Successore di don Bosco

DONBOSCOOGGI


DOMANDA: Nei cortili delle scuole salesiane ci sono anche ragazzi e ragazze di altre religioni. Come si concilia l'opera di evangelizzazione con questa pluralità di fedi?

RISPOSTA: Il cortile è uno dei pilastri del sistema educativo salesiano. Un cortile salesiano non è solo un luogo fisico ma è, soprattutto, uno spazio educativo caratterizzato dall'incontro, dall'ospitalità, dalla cordialità, dal dialogo, dalla presenza, dalla gioia, dalla festa... Le Costituzioni salesiane lo esprimono con chiarezza. "Don Bosco visse una tipica esperienza pastorale nel suo primo oratorio, che fu per i giovani casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria" (CC 40).
Oggi, nelle opere salesiane e nei loro cortili, ci sono giovani che non sono cattolici ma che professano altre confessioni cristiane, altre religioni o non ne professano alcuna. L'opera salesiana non è un mondo a parte dal mondo in cui viviamo. È vero che l'opera salesiana, per essere opera della Chiesa, è un'opera di evangelizzazione mediata nel nostro caso dall'educazione. E siamo convinti che la gioia del Vangelo sia per tutta l'umanità, senza escludere nessuno; ma, l'opportunità e la prudenza pastorale permetteranno di vedere, in ogni situazione concreta, come rendere viva la buona novella del Vangelo.

D. Papa Francesco parla della necessaria relazione tra il dialogo e l'annuncio. "La vera apertura implica il mantenersi fermi nelle proprie convinzioni più profonde, con un'identità chiara e gioiosa, ma aperti 'a comprendere quelle dell'altro' e 'sapendo che il dialogo può arricchire ognuno'. L'evangelizzazione e il dialogo interreligioso, lungi dall'opporsi tra loro, si sostengono e si alimentano reciprocamente" (Evangelii gaudium 251). Ciò che è chiaro è che la Chiesa non deve crescere per proselitismo ma per attrazione.

R. Il fondamento del nostro mondo nel XXI secolo è il rispetto per il multiculturalismo? Dobbiamo ridefinire l'ecumenismo?
Certamente penso che il XXI secolo sia segnato dall'intercultura e dalla transcultura.
Abbiamo in questo secolo grandi opportunità perché le società radicate nella violenza e nei fondamentalismi possano evolvere nella giusta direzione. Anche se dobbiamo riconoscere che viviamo tempi attuali in cui sembra che la realtà neghi alla base le probabilità di incontro di culture e di religioni attraverso la diversità e il rispetto. Ma non possiamo permetterci di rinunciare a questa Utopia, che un giorno smetterà di essere tale per diventare realtà quotidiana.
Per quanto riguarda l'ecumenismo, non si tratta tanto di cambiare la sua definizione ma di proseguire avanzando in questo ecumenismo. Gli ultimi papi e proprio Papa Francesco hanno organizzato grandi e importanti progressi anche in questo senso.

D. Il lavoro dei salesiani, così come il Papa ha chiesto a tutti i cristiani, è diretto in particolar modo ai più svantaggiati o a tutti i giovani?

R. I giovani per un salesiano non sono mai un problema. Sono e saranno sempre un'occasione. Nelle case salesiane tutti i giovani trovano un posto. Allo stesso tempo, la nostra priorità fin dall'inizio in Valdocco sono stati e sono i giovani più poveri, gli esclusi e gli abbandonati. Questo è il mio messaggio principale ogni volta che ho occasione di comunicarlo e vedo una grande disponibilità in tutta la Famiglia salesiana a rimanere fedeli al carisma di don Bosco.

D. Perché una scuola e non un'università nell'opera salesiana?

R. Noi salesiani siamo tradizionalmente noti per il nostro lavoro negli oratori, nei laboratori o nella scuola, per non parlare di altri campi della nostra missione come la comunicazione, le missioni o il mondo universitario. Per diversi decenni, quest'ultimo tipo di presenza si è andato sviluppando e diversificando, pertanto oggi siamo presenti in 20 paesi con più di 70 istituzioni salesiane di istruzione superiore. Queste costituiscono oggi una rete globale e si caratterizzano per la loro attenzione alle esigenze dei contesti sociali in cui si trovano, per la qualità della formazione offerta e per lo stile educativo salesiano, ispirato ai valori del Sistema Preventivo di don Bosco. La presenza salesiana nel mondo universitario si estende anche attraverso un gran numero di residenze o di collegi universitari, così come attraverso l'azione di numerosi salesiani impegnati nell'insegnamento, nella ricerca, nella gestione o
nell'animazione pastorale nelle università promosse dalla Chiesa o dallo Stato.
Se oggi siamo sempre più presenti nel mondo accademico è perché siamo convinti che l'educazione superiore sia un'esigenza per i giovani di oggi, un requisito essenziale per consentire loro di raggiungere il pieno sviluppo umano e la loro integrazione nella vita economica e sociale, ma anche perché è un periodo decisivo per la vita dei giovani, in cui compiono le scelte più importanti della loro vita.

D. È d'accordo con il seguente assioma: "Per la prima volta, da molte generazioni, i giovani di oggi vivono peggio dei loro genitori"?

R. Non credo che questa osservazione sia giusta. È necessario osservare e comprendere il mondo dei giovani di oggi. Sembra che chi lo dice non abbia una solida base per sostenere tale affermazione. Appare piuttosto come una "dichiarazione" dettata dalla paura dell'attuale situazione di crisi economica, dalla mancanza di opportunità di lavoro, soprattutto nell'attuale contesto di una parte dell'Europa.
Abbiamo una generazione di giovani che senza dubbio è la più qualificata nell'Europa degli ultimi decenni. Questi giovani e questa generazione portano in sé un intero potenziale e la capacità di essere molto oltre la crisi economica che si è creata. D'altra parte la loro vulnerabilità è dimostrata dai modelli economici.
Guardando avanti dal punto di vista educativo, penso che gli atteggiamenti che i giovani ci offrono con uno sguardo positivo ci aiutano a osservare e a scoprire come essi stiano cambiando, quello che li preoccupa o li interessa e quali opportunità hanno nel mondo che li circonda. Comprensione educativa dei giovani significa saper vivere i loro sogni, le loro speranze e i progetti, le contraddizioni, significa relazionarsi con loro e accompagnarli in modo corretto.
Questa "comprensione salesiana" non è mai né tolleranza generale né ingenuità. Si tratta di un atto di realismo con cui si conosce come sono e come vivono, senza rinunciare a dare valore alla loro condotta. I loro universi simbolici spiegano e danno ragione dei loro comportamenti, dei loro giudizi, dei loro stati d'animo.

D. I giovani di oggi sono più razzisti, classisti e sessisti rispetto a quelli del passato? Perché?

R. Credo di no. Studi sociologici ci dicono che i giovani di oggi non sono più razzisti, classisti e sessisti degli anni passati, anche se i focolai di questi atteggiamenti sono sempre riportati e in parte sostenuti da linee politiche che sfruttano l'insicurezza sociale e la mancanza di posti di lavoro per favorire tendenze estremiste e radicali. Inoltre, non basta "prendere atto", ma analizzare seriamente le misure da adottare per modificare queste tendenze. Molto spesso, la realtà vissuta da alcuni giovani con atteggiamenti violenti, razzisti, classisti e sessisti è per loro espressione di coraggio, quando, in realtà, sono manifestazione di situazioni di vita in cui questi giovani vivono o sono cresciuti in condizioni di rischio, o dove hanno vissuto minacce alla propria dignità, e dove, non di rado, riproducono poi ciò che essi stessi hanno subito.
L'inversione di tendenza avverrà, in parte, con la creazione di legami affettivi non-violenti, fornendo esperienze positive di sé e degli altri e contribuendo a costruire la fiducia. Costatiamo nel campo educativo come si educhino di più le abilità che permettono di affrontare efficacemente queste realtà, per aiutare a risolvere i conflitti pacificamente. Nelle famiglie e nelle aule i ragazzi devono essere educati e incoraggiati in quegli atteggiamenti necessari a cooperare, negoziare, scambiare, discutere ciò che è ingiusto, sviluppando negli anni dell'adolescenza la capacità di mettersi al posto dell'altro.

D. Il modello economico attuale pregiudica i giovani in modo particolare? Sono destinati al fallimento o alla frustrazione?

R. L'attuale modello economico ha pregiudicato tutti, ma come lei ben mostra, specialmente i giovani. La ragione di questo è che si sono generate aspettative rispetto a un modello di vita che non tiene in conto le possibilità e i limiti della natura e dell'essere umano.
Le critiche contro il sistema economico, tuttavia, la maggior parte delle volte sono formulate come se si trattasse di una realtà estranea a noi stessi, dagli altri considerati gli unici responsabili di tutti i mali. Questa posizione non ci aiuta a prendere coscienza della nostra parte di responsabilità circa il problema e della nostra capacità di cambiamento.
Secondo la mia opinione, il modello economico è legato al nostro stile di vita, con le nostre aspettative di consumo, stile che a sua volta dipende dai parametri con cui definiamo, e ne andiamo alla ricerca, ciò che chiamiamo felicità. Come giustamente indicato da un noto sociologo (Zygmunt Baumant, L'arte della vita), per lungo tempo abbiamo considerato la correlazione tra la crescita economica e l'aumento della felicità come una delle verità più indiscutibili solo per concludere con la constatazione che il modello che abbiamo adottato per garantire la crescita economica è insostenibile e quindi lo è anche il paradigma della felicità che ci siamo posti.

D. E se non cambiamo questo rapporto?

R. Se non cambiamo e non aiutiamo i giovani a cambiare questo paradigma e questo stile di vita, è chiaro che molti non riusciranno a realizzare l'obiettivo fissato, così da sentirsi falliti, mentre quei pochi che lo raggiungeranno saranno destinati a scoprire che ciò che hanno appena ottenuto è effimero, che non dà la felicità desiderata e che presto dovranno ricominciare la ricerca, con conseguente frustrazione.
La schiavitù, lo sfruttamento minorile, i bambini della guerra... Stiamo peggiorando circa le questioni giovanili globali?
Questi fenomeni legati all'adolescenza e alla gioventù ci preoccupano enormemente. Purtroppo diventano visibili più che prima. Stiamo peggiorando? Posso solo dire che è insostenibile e umiliante pensare che attualmente ci siano 218 milioni di bambini e bambine lavoratori nel mondo, di età compresa tra i 5 e i 17 anni. Più della metà, circa 126 milioni, svolgono lavori pericolosi e circa 8 milioni e mezzo sono intrappolati nelle peggiori forme di lavoro illecito, degradante e pericoloso. In pieno XXI secolo ci sono molte forme di schiavitù: la tratta di minori, lo sfruttamento sessuale a fini economici, il lavoro minorile, i bambini soldato, matrimoni minorili forzati, la schiavitù domestica. E in tutto questo l'atteggiamento più pericoloso è l'indifferenza.
Come salesiani manteniamo una perseverante e tenace lotta contro questo flagello, attraverso l'istruzione e l'inserimento nel mondo del lavoro. Diamo una risposta a questa violazione dei diritti fondamentali in modo che nessuno resti escluso dalle possibilità di superarla; la nostra responsabilità è quella di prenderci cura di loro. Scrive Hans Jonas (1995) nella sua opera li principio della responsabilità: "La responsabilità è la cura, riconosciuta come dovere, per un altro essere, facendo attenzione che, data la minaccia della sua vulnerabilità, diventi preoccupazione" (p. 357). Non c'è in esso alcuna illusione o idealismo ingenuo. Con l'educazione vogliamo contribuire alla nascita di un nuovo umanesimo cristiano, infine, trasformare il mondo, costruire persone integre e piene.
L'esempio sano e vissuto in famiglia e i valori da essa inculcatomi sono stati molto importanti. Inoltre, ha segnato la mia vita conoscere il mondo salesiano, mentre il mio processo personale di giovane cresciuto come credente mi ha portato a vedere e vivere la vita in una determinata maniera che, alla fine, conoscendo più da vicino don Bosco, mi ha fatto " restare con lui", come ideale giovanile, maturato nel corso degli anni, nella sequela di Gesù Cristo.

D. A chi vorrebbe somigliare? Come vede il suo futuro?

R. Come adulto, devo dire che mi piacerebbe raggiungere come persona lo stile di vita e d'azione del Signore Gesù, nella misura possibile, ed essere capace di vivere con maturità e integrità.
Come salesiano, mi piacerebbe paragonarmi il più possibile agli atteggiamenti vitali e ai principi che emanò don Bosco in favore dei giovani.
Per quanto possibile, lavoro su me stesso per continuare a crescere nella maturità umana, cristiana e religiosa, un obiettivo che non si raggiunge mai in modo definitivo.

D. In cosa si riflette Lei, don Ángel? In quale specchio si guardava quando era giovane?

R. Beh, non è facile definire se ho avuto dei modelli. Credo di essere il risultato di molti modelli, di molte mediazioni, di molti interventi e della mia responsabilità personale, naturalmente.

D. Perché così tante persone, giovani e adulti, si sono sentite e si sentono attratte da don Bosco?

R. In questa intervista abbiamo approfondito la situazione mondiale, la realtà nell'ambito giovanile e le sue possibilità, l'istruzione, con le chiavi del carisma salesiano, dalla figura di don Bosco e da quello che sta suscitando in questo momento della Chiesa Papa Francesco, quale primo credente e promotore della Fede dei suoi fratelli.
Parlando della figura di don Bosco, posso dire che, per l'ultima volta in queste pagine, ha quel magnetismo di cui abbiamo parlato e continuerà ad averlo nel tempo. La sua passione era di dare vita "fino all'ultimo respiro", come egli stesso aveva promesso ai suoi giovani.
E come il nostro mondo continua a esistere... così ci saranno sempre i giovani e poiché i giovani hanno un grande cuore, dovremo continuare ad aiutare il loro sviluppo.
Credo, quindi, che questa attrazione di cui lei mi parla abbia due attori principali: don Bosco, nella coerenza della sua vita come uomo di fede, sacerdote impegnato con i giovani, i suoi giovani. I giovani, che per un cuore salesiano sono così affascinanti da poter decidere, come nel caso di don Bosco, di seguire Gesù e dedicargli al cento per cento la propria vita.

(Ángel Expósito, DON BOSCO OGGI. Intervista a don Ángel Fernández Artime, decimo successore di don Bosco, Libreria Editrice Vaticana 2015, cap. XII, pp. 201-210)