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«Che cosa cercate?»


Interpellati da Gesù /2

Rossano Sala

(NPG 2013-01-38)


Il tema della ricerca è presente in vari passaggi del vangelo di Giovanni: soprattutto viene esplicitato in forma interrogativa da Gesù all’inizio del cammino di discepolato, nel momento dell’arresto e alla tomba vuota, quando a Maria viene chiesto di dichiarare l’oggetto della sua ricerca.

La prima domanda

La prima domanda in cui ci imbattiamo sul tema della ricerca è anche la prima domanda del vangelo di Giovanni; una delle ultime è ancora su questo tema. Vi è quindi un’inclusione: Gesù domanda ai primi discepoli l’oggetto della loro ricerca (Gv 1,35-39); parimenti domanda a Maria in lacrime chi sta cercando (Gv 20,11-16). Nel capitolo 18 invece Gesù nella sua ripetuta domanda cerca di farsi identificare per salvaguardare i suoi discepoli (Gv 18,4-8).
La prima parola pronunciata da Gesù attestata nel vangelo di Giovanni ha la forma di una domanda. I discepoli del Battista, su sua esplicita e decisiva indicazione, si mettono al seguito di Gesù. Ed egli li interroga, li invita ad esporre le loro motivazioni, a rendere conto delle loro intenzioni:

35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio (Gv 1,35-39).

La domanda di Gesù appare determinante nell’economia di tutto l’episodio. I discepoli di Giovanni – che è qui figura di colui che sa benissimo distinguere tra sé e il Messia: lui è solo tramite, ponte, strumento; così come dovrebbe essere ogni buona guida cristiana, che deve sempre diminuire per far crescere la presenza e l’azione del Signore Gesù – cambiano maestro, e da persone statiche sono costrette a divenire dinamiche, mobili, perché il loro nuovo Rabbì non sta fermo come Giovanni, ma si muove continuamente, non avendo nemmeno un luogo dove posare il capo. Al vedere questa buona volontà, ecco emergere la domanda di Gesù: «che cosa cercate?», «che cosa desiderate?», «perché mi venite dietro?», «perché mi seguite?», «cosa pensate di guadagnarci da questa vostra scelta così decisa?». Questa domanda non è un ovvio «chi cercate?», ma un più interessante: «che cosa cercate?». Non è banale la differenza, perché ci invita subito ad interrogarci sulle motivazioni portanti della scelta del Signore: «che cosa sperate di ottenere seguendomi?», «che cosa davvero vi spinge a venirmi dietro?».
Mi sembra che già da questa prima domanda Gesù sia profondamente provocatorio per tutti noi. Vuole coinvolgerci fin da subito in una presa di posizione personale. La domanda di Gesù fa comprendere che si può andare dietro a Gesù con desideri insufficienti o addirittura sbagliati. La storia dei discepoli è assolutamente esplicita a riguardo, direi quasi impietosa: ancora alla vigilia della passione chiedono chi dovrà stare alla sua destra e alla sua sinistra nello logica di un potere mondano (Mc 10,35-40), nell’orto degli ulivi Pietro si permette di tagliare un orecchio al servo del sommo sacerdote, facendo leva sul vigore delle armi e non sulla forza della donazione (Gv 18,10-11), nel cammino verso Gerusalemme chiedono a Gesù che faccia cadere fuoco e zolfo su coloro che non li accolgono (Lc 9,51-56).
Gesù li guida pazientemente, con dolce violenza, verso la purificazione del loro desiderio e della loro ricerca. È il Dio di Gesù Cristo che devono cercare, il Dio «tutto amore» che per loro dovrà dare la vita. Non il Dio di questo mondo e nemmeno la loro personale autorealizzazione. Seguire il Signore significa entrare nel suo mondo, nel suo sentire, nei suoi desideri, nel suo cuore. Condividere il suo cammino significa sintonizzarsi con i suoi desideri.

Ai giovani

Ecco allora la prima domanda che Gesù oggi rivolge a tutti i giovani che si accingono a iniziare un cammino di discepolato. In maniera più vicina a noi potremmo tradurla così: «Che cosa stai cercando dal tuo cammino di vita cristiana?»; «Che cosa speri di ottenere attraverso le esperienze di studio, di animazione, di servizio ai piccoli e ai poveri?». In maniera più ampia invece si potrebbe pensare a queste domande: «Che cosa desideri veramente da me?»; «Il tuo essere cristiano da quali motivazioni profonde attinge? È una convenienza sociale oppure una scelta responsabile, pensata, convinta». «La sequela di Gesù è un mezzo, uno strumento per arrivare ad altro, oppure è il senso supremo della tua esistenza, il tutto della tua vita?».
La spiritualità cristiana ha sempre cercato con grande attenzione di verificare le intenzioni, attraverso un accurato discernimento spirituale. La qualità e la motivazione del nostro stare con Dio non è scontata, ma va esaminata e purificata ogni giorno, perché dall’amicizia e dalla frequentazione di Gesù si possono inseguire tante cose che non hanno nulla a che vedere con Lui e con quello che lui è venuto a portare. Questa domanda è valida per tutti e sempre: è un invito a purificare i propri desideri, ad intensificare la nostra disponibilità e a confermare la nostra scelta di fede.
Potremmo dire che la prima operazione che il Signore ci invita a fare quando manifestiamo la volontà di seguirlo è la verifica circa la disposizione del nostro cuore. Le intenzioni possono essere molteplici, ma non tutte sono rette. Per «retta intenzione» dobbiamo intendere in prima battuta l’esplicitazione non solo teorica, ma soprattutto esistenziale di voler seguire Gesù secondo Gesù. Ovvero di riconoscere in Lui quel maestro che non solo mi dice quale direzione percorrere, ma mi guida nel percorrere quella direzione in una modalità precisa. Gesù non è infatti solo la verità sempre di nuovo da raggiungere, ma la via ogni volta da ripercorrere.
I discepoli sono chiamati non solo a imparare da lui, ma soprattutto ad «imparare lui»: Gesù non è un semplice Maestro da seguire per arrivare alla verità, ma egli coincide con quella verità. Il discepolato non è questione di sequela geografica, ma spirituale: per arrivare dove lui vuole portarci bisogna cioè diventare come lui, imparando a desiderare ciò che lui desidera.
Dal primo incontro con Lui, Gesù ci chiede una vera e propria purificazione del nostro desiderio nei suoi confronti, che deve diventare per noi preghiera. Anselmo d’Aosta, un santo medioevale, all’inizio del suo percorso intellettuale e mistico chiede a Dio di insegnargli dove e come cercare il Dio vivente. Sia questa la nostra prima risposta invocante alla sua chiamata:

Orsù dunque, Signore Dio mio, insegna al mio cuore dove e come ti possa cercare, dove e come ti possa trovare. […] Il tuo servo anela di vederti, ma troppo è da lui lontano il tuo volto. Desidera accostarsi a te, ma la tua dimora è inaccessibile. Brama trovarti, ma non conosce il luogo dove stai. Pretende di cercarti, ma ignora il tuo volto. […] Mi sia concesso di guardare in alto la tua luce, anche solo da lontano, anche solo dall’abisso. Insegnami a cercarti e mostrati a chi ti cerca, perché non posso né cercarti, se tu non me lo insegni, né trovarti, se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti.

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