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Ricomincia!


Alla scuola di Gesù /8

Elizabeth E. Green

(NPG 2008-09-77)


Nei mesi passati siamo stati a scuola con Gesù e ora siamo giunti all’ultima lezione. Che cosa si fa? Tutti a ripetizioni! Si ricomincia!

Ricomincia,
anche se senti la stanchezza,
anche se il successo ti abbandona,
anche se un errore ti fa male,
anche se un tradimento ti ferisce,
anche se una illusione si spegne,
anche se il dolore brucia gli occhi,
anche se i tuoi sforzi vengono ignorati,
anche se l’ingratitudine è la tua ricompensa,
anche se l’incomprensione ti mozza il sorriso,
anche se tutto rimane nell’indifferenza,
... Ricomincia.

Le parole sono della madri della Plaza de Mayo (CEVAA, In attesa del mattino, Torre Pellice 1991, p. 94) le quali, alla ricerca della verità sui propri figli e nipoti fatti scomparire durante la dittatura militare in Argentina, dovevano ricominciare continuamente, perseverare nelle loro ricerche anche quando fossero stanche, scoraggiate e deluse.
Ci fanno ricordare la vedova della parabola anche lei alla ricerca di giustizia, la quale, senza mai stancarsi si rivolgeva ogni mattina al giudice ingiusto. E quando non le dava retta, quando non la riceveva?
Semplicemente, il mattino seguente, si alzava, si vestiva, usciva di casa e ricominciava.
Il percorso del discepolo di Cristo che in queste «lezioni» abbiamo tracciato non è affatto un cammino lineare. Esso non segue necessariamente un ordine cronologico combaciando magari con le tappe dell’evolversi naturale della vita. Possiamo immaginarlo piuttosto come una spirale, la quale proseguendo per cerchi concentrici ci porta sempre più vicino alla meta. A tutti e a tutte può accadere, una volta intrapreso il cammino, di scoraggiarsi, di stancarsi, di smarrirsi, di chiedersi veramente se vale la pena. A tutti e tutte può succedere di sentire di nuovo in un modo o un altro la chiamata di Dio. Dio non ci chiama una volta sola, non ci carica (come si faceva con i vecchi orologi) una volta sola per lasciare che nel corso della nostra vita (per lunga o breve che sia) il meccanismo si scarichi. Entrando in relazione con noi, Dio ci interpella anche quando non lo vogliamo sentire, anche quando abbiamo le orecchie tappate, anche quando siamo andati nella direzione opposta.
Tuttavia il ricominciare non dipende solo dai nostri smarrimenti ma anche dallo stesso sogno di Dio, il quale chiede di essere sognato e sognato ancora in circostanze sempre diverse e con consapevolezze nuove, frutto del cammino percorso finora. D’altronde, anche i discepoli raggiunti fino alla fine del vangelo vengono rimandati all’inizio. La storia comincia daccapo! Da molto tempo, infatti, gli studiosi e le studiose si sono interrogati sullo strano finale del vangelo più antico, Marco. Senza tenere conto degli ultimi versetti aggiunti posteriormente, il vangelo termina con l’annuncio della risurrezione alle donne le quali «non dissero nulla a nessuno, perché avevano paura» (Mc 16,8).
Forse non dissero nulla a nessuno ma paradossalmente le donne parlano ancora tramite le parole del giovane che hanno tramandato, parole che davano un appuntamento ai discepoli in Galilea: «Andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; là lo vedrete come vi ha detto» (Mc 16,7). Per sapere come questa storia – che è anche la nostra! – va a finire, non c’è altra soluzione che tornare in Galilea da dove parte il vangelo di Gesù laddove, «dopo che Giovanni fu messo in prigione» Gesù diede inizio al suo ministero, facendo che cosa? Chiamando i primi discepoli, e noi insieme a loro. Si ricomincia!

Con la forza della risurrezione

Che cosa ci dà la forza di ricominciare a venti, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta e, perché no, anche a settanta o ottanta anni? La risposta sta proprio in ciò che è successo tra la penultima lezione, la croce che spiazzava e questa lezione, l’ultima. Ossia la risposta sta nella resurrezione. Si era fatto di tutto per far sì che il messaggio spiazzante di Gesù non avesse seguito. Dopo averlo ucciso, si sono assicurati che Gesù era davvero morto (Pilato ne chiede conferma al centurione), poi lo hanno sepolto bloccando l’entrata della tomba non con qualsiasi pietra ma con una pietra grande. Non contenti così, la tomba viene sigillata e dulcis in fundo vengono messe delle guardie per custodirla. Eppure, nonostante tutte queste precauzioni, la morte non poteva trattenere Gesù! Il seme caduto in terra comincia a germogliare, «La morte è sommersa in vittoria» e la tomba oscura e fredda diventa un grembo fecondo e vitale. Cristo risorge e la forza divina irrompe nel mondo distruggendo la morte.
I vangeli concordano sul fatto che il Gesù risorto è simile ma diverso dal Gesù che percorreva le strade della Palestina. È lui, non ci sono dubbi; mostra ai discepoli le mani col segno della croce, parla con loro, mangia con loro. Eppure non sempre lo riconoscono, entra e esce all’improvviso, viene scambiato per un ortolano o un viandante qualsiasi. Non c’è da stupirsene. Eppure, c’è da stupirsene e forse i racconti delle apparizioni vogliono evocare proprio il nostro stupore. I vangeli, infatti, si ingegnano a descrivere qualcosa di indescrivibile, di mai successo prima, una novità inedita assolutamente al di fuori dell’esperienza umana: la risurrezione. Ci prova pure l’apostolo Paolo: «il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale» (1 Cor 1,42s.). Siamo arrivati al cuore della fede cristiana senza il quale, come Paolo cerca di spiegare ai Corinzi, la croce non sarebbe nemmeno la croce e la nostra fede vuota e inutile.
Ma nella nostra vita di oggi a che cosa serve la risurrezione?
Il testo di Paolo che ho appena citato prosegue dicendo che mentre «Il primo Adamo divenne anima vivente, l’ultimo Adamo (cioè Cristo) è spirito vivificante» (1 Cor 15, 45). In altre parole, possiamo intendere la risurrezione come quella potenza divina che nel bel mezzo del nostro percorso infonde in noi nuova vita, ci re-vitalizza, ci rende vitali, in grado di «rinfrancare le mani cadenti e le ginocchia vacillanti» (Ebr 12,12) e proseguire il cammino.
È vero, quando Paolo scrive ai Romani egli afferma «se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua» (e si sta riferendo al battesimo) «lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua», ma qui egli parla al futuro, alla risurrezione che aspetta ognuno e ognuna di noi, dopo la morte, e di cui Cristo è la primizia. Questa speranza, però, non è differita al momento della morte (che ai più giovani tra noi può sembrare lontano anni luce), ma irrompe con potenza nella nostra vita sovvertendola qui e ora. Nello stesso brano, infatti, Paolo scrive: «Siamo stati dunque sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita» (Rm 6,4). Qui Paolo non sta parlando di una speranza futura ma di una possibilità presente, così anche noi camminassimo in novità di vita qui e ora.
La risurrezione è quella stessa potenza che fa germogliare il seme caduto in terra affinché produca frutto. È la stessa potenza che compie il miracolo di donarci in esubero la vita che abbiamo lasciato per seguire Gesù. È la stessa potenza che suscita intorno a noi le cento volte tanto, case, fratelli, sorelle, madri, figli campi ai quali, pur di camminare accanto Gesù, abbiamo rinunciato. È la stessa potenza che fa sì che i primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi. È la stessa potenza che fa camminare agli zoppi, vedere ai ciechi, udire ai sordi. È la stessa potenza che ci fa alzare quando cadiamo, ci rimette in sesto quando vogliamo gettare la spugna, in una parola che ci fa ricominciare daccapo facendo un altro giro, e un altro giro ancora, la danza della vita col suo Signore.
Una danza i cui passi sono fatti di chiamata e sogno, piano, richiesta e risposta. Una danza cui partecipare strada facendo e spiazzando per poi ricominciare daccapo:

Se sei stanco e il cammino sembra lungo,
se ti accorgi di aver sbagliato strada,
non lasciarti andare a perdere tempo.
Ricomincia!
Se la vita ti sembra troppo assurda,
se sei deluso dagli avvenimenti
e dalle persone,
non cercare di capire il perché…
Ricomincia!
Se hai cercato di amare e di essere utile,
se hai conosciuto la povertà
e i condizionamenti,
non lasciare il compito svolto a metà.
Ricomincia!
Se gli altri ti guardano con riprovazione,
se sono delusi di te o irritati,
non reagire non chiedere loro nulla.
Ricomincia!
Perché l’albero mette le gemme,
dimenticando l’inverno.
Perché il ramo fiorisce,
senza chiedere perché.
Perché l’uccello fa il suo nido
Senza pensare all’autunno.
Poiché Cristo è risorto
La vita è speranza e nuovo inizio!
(adattato da Réveil, CEVAA, Spalanca la finestra, Trieste 2000, p. 123).

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