Sussidio per l'educazione alla pace

(NPG 1986-04-78)

 

Xstory è un sussidio (1) per scoprire «la storia di...», o meglio «la propria storia», attraverso la scoperta del «proprio cuore» con i suoi germi di pace e violenza, con i suoi complessi e la sua semplicità.
È un cammino verso la pace, perché «la pace nasce da un cuore nuovo», ci dice Giovanni Paolo II, un cuore riconciliato con sé, con gli altri, con la vita, un cuore che celebra la pace dono di Dio.
Xstory prende avvio dall'audiovisivo «Flash 10» della editrice LDC (2) e, attra-
verso una libera rielaborazione, si snoda in proposte differenziate per ragazzi dei nostri ambienti educativi.
Titolo: Xstory, ossia: «la storia di...» vuole appunto raccontare o ricercare la propria storia a partire da quelle piccole storie che non ci sono estranee, e che l'audiovisivo propone coi suoi racconti parabolici.
Destinatari: Xstory si rivolge a gruppi di preadolescenti o fanciulli che trascorrono l'estate in colonie, campeggi, oratori quotidiani, grest, estate-ragazzi...
Privilegia il gruppo ed esige la mediazione dell'animatore.

Obiettivi: Xstory vuole educare ad una vita e ad una cultura di pace che esige:
- verità in noi stessi e negli altri nel superamento delle maschere che assumiamo;
- accoglienza di noi stessi e degli.altri nel superamento della «rabbia e violenza» presente in noi;
- gioia di vivere nella consapevolezza del positivo che c'è in noi e negli altri;
- riconcigliazione totale con la vita come dono da accogliere nella sua dinamica pasquale.

Leitmotiv: Xstory ripropone come leitmotiv: «la pace nasce da un cuore nuovo». Struttura: Xstory si articola in quattro tappe:
1. Un cuore sincero: via le maschere!
- Per non essere come gli altri.
- Il mondo dall'alto.
- Trampoli all'aria.
- Uno «con» la gente.
2. Un cuore accogliente: da grrr a shalom!
- Grrr: vivere con rabbia.
- Grrr: il tarlo della pace.
- Ssst: chi può sentire?
- Ssst: vivere come?
3. Un cuore felice: io porto le rose!
- Nella mia gerla...
- C'è un dono per tutti.
- Quando lo vedo...
- Nasce un canto nel cuore.
4. Un cuore nuovo: ricomincia la vita!
- Se... la via comincia.
- Se... il fulmine schianta.
- Se... l'albero muore.
- Se... rinasce la vita.

Ogni tappa viene proposta in una serie di schede che i ragazzi potranno completare, integrare e raccogliere in un normale contenitore di quaderno scolastico.
Ogni scheda, così come era originariamente pensata, partiva da uno stimolo grafico che veniva completato dal ragazzo e aveva lo scopo di immettere nella «storia» per portare ad un ulteriore approfondimento, ad una ricerca e riformulazione del messaggio e infine ad una ritraduzione personale.
La ripresa della storia attraverso lo stimolo grafico può anche essere attuata attraverso la realizzazione, col gruppo dei preadolescenti, di un grande «murale»; un «tadzebao» che di giorno in giorno faccia parlare le pareti della sede o del cortile dell'oratorio, della storia che di volta in volta si tenta di ricostruire.
L'attuazione del messaggio di ogni scheda è completato dalla proposta operativa e dal confronto con la parola di Dio che orienta gli spunti di preghiera.
Le quattro storie che il sussidio propone sono affidate all'animatore: non necessariamente debbono essere utilizzate tutte e quattro; prevedono tempi e ritmi di procedimento da adattare ad ogni gruppo.
Ogni storia è compiuta in sé e può essere utilizzata a prescindere dalle altre, anche se la progressione che il sussidio propone ha un suo preciso itinerario che ripercorre gli obiettivi del lavoro precedentemente accennati.
Xstory è solo... un sussidio: all'animatore il compito non facile di usarlo con l'intelligenza, la creatività, l'amore che dà vita anche agli strumenti più semplici.
A tutti buona fortuna per un'estate impegnata a «narrare» la propria storia, a costruire strade di pace.

PER UNA LETTURA DEL DIAPOMONTAGGIO

Tre dei quattro diapomontaggi sono ambientati in città. Viene rappresentata sullo sfondo come uno scenario luminoso di pannelli a struttura di palazzi. Ma appaiono anonimi, ciechi e senza vita: nessuna finestra, né porta, né camino. Quasi dei paraventi che chiudono nel silenzio le vicende e gli abitanti di ogni spazio attentamente circoscritto.
La vita si svolge invece sulla strada: è il luogo degli incontri, degli scambi, delle relazioni, delle esperienze. Quasi un simbolo della reale parabola che matura ogni uomo mentre percorre insieme agli altri il lungo cammino della vita.
I rari interni presentati nei diapomontaggi sono pensati e visti come luogo di solitudine con se stessi, di riflessione, di autocoscienza, di decisione... «Nel segreto della tua camera» dice il vangelo. E qui, di fatto, è «il segreto della tua anima».
Gli interni sono infatti tanto essenziali da risultare esclusivamente in funzione del massimo rilievo al personaggio, alla sua interiorità: pensieri, sentimenti, emozioni.
Anche la strada è estremamente ridotta e semplificata. Direi totalmente «umanizzata»: niente macchine, né traffico né insegne.
È alberata e in pieno sole, ma piatta e grigia, uguale e monotona come la quotidianità del percorso più abituale.
La novità è nella gente, negli incontri e in qualche imprevisto incidente, provvidenzialmente collocato lì, lungo i tuoi passi. L'autore ci propone quindi un itinerario di considerazione in cui vengono ritenuti «protagonisti» della fecondità e della crescita umana, essenzialmente, questi elementi-forza: gli altri, la sofferenza, l'autocoscienza ed il lavoro.

Trampoli: la storia di...

Veniamo alla prima delle quattro «parabole» del diapomontaggio.
È la storia del signor «Io mi distinguo». Ha il complesso di sentirsi inosservato. Come fare? Di nascosto escogita un'astuzia: decide di diventare superiore agli altri. Così la maschera perfettamente con dei trampoli. Poi esce per mettersi in mostra. Guarda tutti dal suo trono con disprezzo. A chi si degna più di dare ascolto? Lui non ha bisogno di nessuno. Ma un giorno paga caro questo gioco. Finisce col cadere in una buca, smascherato in pubblico, umiliato. È mal ridotto: accetterrà l'aiuto dei suoi simili e fratelli. Stringerà le loro mani per ritornare ad essere uno come gli altri. Per imparare ad essere se stesso.

Lettura analitica della storia di «trampoli»

1. Palazzi paravento illuminati. Alberi nel sole. Una strada grigia e gente che va. Ciascuno cammina assorto nei propri pensieri, interessi, destinazioni.
Fra tutti uno si distingue: è il signor Complessi. Al centro depresso e abbattutto sembra che si trascini con il suo carico di scontento. Ma nessuno se ne accorge, nessuno lo nota.
2. È a casa. Arcigno in primo piano, ancor più solo nel chiuso di una stanza. Corrucciato e cupo si spreme nello sforzo di escogitare qualche idea, di trovare una soluzione, un'astuzia. Ma quale?
3. I trampoli: per essere diverso. Per farsi finalmente notare. L'indossa ed ecco l'occhio inquieto, indagatore è teso a controllare l'effetto del bel trucco rivestito. Va decisamente bene. Ha superato l'arredamento del salotto e si è elevato all'altezza dei suoi quadri.
Spetta ora al «gran soprabito» di completare il compito, di mascherarlo a perfezione.
4. Quindi, altero e superiore, esce a mostrarsi. E domina sprezzante i poveri normali. Spetta a lui il centro del viale! Gli si fa incontro un uomo: ha il sigaro già in bocca e con lo sguardo, con il gesto, implora un'attenzione: l'accendino.
Nulla: il signor Trampoli si mostra indifferente.
5. Arrivano festosi due bambini. Espansivi e convinti gli rivolgono spontanei la loro proposta: è per la Croce Rossa. Si tratta di un'offerta. Impassibile: il signor Trampoli non accenna alcuna risposta.
6. È la volta di una signora. Ha l'orologio fermo e chiede la cortesia dell'ora.
Lo sguardo e la voce sono decisi, dichiarati. Ma, sdegnoso come sopra, il caro Trampoli non batte ciglio: ...tira diritto.
7. Indispettita la signora non si sposta. Gira sui tacchi e protesta con forza alle spalle del grande super-uomo. È sconcertata. Si tratta solo di una indicazione d'ora.
8. Lento ed assente il signor Complessi prosegue. Ma questa volta lo raggiunge un grido, lo precede.
È l'«alt» preoccupato di un passante, forse di un operaio (è in tuta e cappello) che vigila la strada.
«Attenzione, fermo!» dice agitandosi con la mano destra, mentre con l'altra indica un pericolo imminente, là, nella direzione in cui sta andando Trampoli.
Niente. Per l'ennesima volta il «signore» è assorto e chiuso nel suo mondo, non si sposta, non dà ascolto.
9. La conseguenza è inevitabile.
Un volo, un tonfo, e l'altezzoso, sdegnosissimo sussiego si tramuta in ridicolo spietato. Il rischio è mortale, la caduta solenne. Uno dei trampoli prende il volo. L'altro si spezza nella violenza dell'urto che abbatte e frantuma anche la transenna di pericolo. Il corpo cade nella fossa.
10. E giace disteso, disastrato, dolorante... tra il danno e la vergogna!
C'è gente che fa cerchio, si raduna... ma lo guarda solo incuriosita.
È impietosa? Indifferente o divertita?
11. Arrivano i soccorsi: forti, generosi. Allungano le mani solidali e lo rialzano di peso.
Ecco: è nuovamente uomo.
Tristemente l'incidente lo rinnova e i suoi trampoli rimangono a giacere...
Strano: quella fossa «benedetta» e luminosa risplende come un sole!

PER UNA LETTURA PSICO-PEDAGOGICA

Uno dei compiti psicologici più urgenti e avvertiti da ogni persona è quello dell'integrità personale, connesso al bisogno di sentirsi in se stessi validi, efficienti, significativi. E questo non per una percezione esclusivamente soggettiva, ma con la conferma, tacita o esplicita, degli altri.
L'esigenza di valorizzazione, di apparire vincenti, di veder sottolineati i propri pregi e le proprie competenze, è fortemente radicata in ogni natura umana. Ma è soprattutto un bisogno urgente e insopprimibile nello stadio evolutivo critico della preadolescenza quando, vivendo un momento
ambivalente e larvatamente conflittuale, il soggetto risulta come incapace di definirsi positivamente, accettando anche i limiti della propria persona, e si attende dagli «altri importanti» una conferma, un «riconoscimento», una valorizzazone positiva ma anche realistica di quel che nelle contraddizioni sente di diventare, quasi «delegando» fuori di sé un compito così centrale per la propria equilibrata umanizzazione successiva.
La sua soddisfazione, o al contrario, la frustrazione di tale bisogno, può scatenare, in una personalità ancora fragile o rimasta tale, delle reazioni comportamentali non adeguate, e provocare risonanze interiori che conducono a stati di depressione, a sensi di inadeguatezza o di inferiorità, a forme di aggressività, palese o latente.
In radice è facile che ci sia una scarsa o inadeguata conoscenza di sé, ma soprattutto una difficoltà di autoaccettazione e di canalizzazione positiva delle proprie energie. Ogni contrattempo, ogni avvisaglia di pericolo che pare intaccare il concetto di sé, è così interpretato come una minaccia alla propria integrità personale, e la persona tende ad arroccarsi dietro forme di difesa che paiono salvarla, ma che creano ulteriori motivi di conflitto.
Assume così comportamenti non autentici, e si corazza dietro ad una maschera che impedisce, sia a sé che agli altri, di cogliere la propria vera realtà. Tutto impegnato su questo «fronte di difesa», l'individuo perde mille occasioni di espansione di sé, di arricchimento, di fecondità.
In tutte le fasi dell'esistenza è facile ricorrere a forme difensive in casi di minaccia psicologica: dal bambino che copre la marachella con un'ingenua «bugia», all'adolescente che si compensa, nei sogni ad occhi aperti o con l'estraniarsi dalla realtà, di eventuali frustrazioni subite; all'adulto che gioca al personaggio in corrispondenza a svariate situazioni o di fronte a persone diverse.
È un impegno urgente per ogni educatore aiutare in particolare il ragazzo a guardare la realtà in modo vero, autentico, perché è questa l'età dell'assestamento della propria personalità.
Ed è una chiarificazione che l'adulto deve operare anzitutto in se stesso, per essere credibile ed efficace nell'indicare la strada ai giovani.
Una chiarificazione che lo impegna su molti fronti, quante sono le occasioni di «svicolare» da un cammino di autenticità. Ecco alcuni di questi «fronti»:
- la facilità a razionalizzare, a trovare cioè delle giustificazioni plausibili di fronte a sé e agli altri a comportamenti non accettabili (es. uno smacco subito, attribuendone la causa a circostanze estranee);
- l'attitudine a proiettare sugli altri le proprie intenzionalità, interpretando soggettivamente i loro comportamenti (es. dare agli altri la colpa dei propri insuccessi);
- la tendenza alla formazione reattiva, con il ricorrere a comportamenti accettabilissimi dal punto di vista sociale, ma che sono perfettamente il contrario dei propri impulsi (una lode sperticata ad una persona verso cui si prova avversione);
- la facilità all'evasione o all'isolamento, con il fuggire i problemi reali concentrandosi su altre realtà (es. evitare una competizione per il timore di sentirsi vinto);
- l'attitudine alla compensazione, con la tendenza ad accentuare o creare situazioni vantaggiose per sé, per «compensare» limiti reali o presunti.
Sono alcune tra le più comuni forme difensive, a cui è facile ricorrere, più o meno frequentemente, da parte di ogni persona. È proprio il grado forte di frequenza a predisporre la persona a rendersi meno autentica, fino a rasentare la doppia personalità.

GUIDA ALL'USO DELLE SCHEDE

La sincerità ha le sue radici nel cuore.
Un cuore sincero rende semplici, autentici, veri con se stessi e con gli altri. Un cuore sincero accetta e sorride dei propri limiti. Un cuore sincero si costruisce con costanza e fiducia, giorno dopo giorno. Si tratta di un cammino che percorre tutta la vita dell'uomo e comporta il superamento di tutto ciò che ostacola in noi la verità e l'accoglienza serena dell'aiuto degli altri.
Il nucleo di schede costruite attorno a questa prima storia, nel rispetto delle diverse età dei destinatari e delle esigenze del gruppo, propone tappe graduali e progressive
per raggiungere il traguardo del cuore sincero:
- prendere consapevolezza dei «trampoli» che mascherano a noi stessi e agli altri ciò che veramente siamo;
- riconoscere come «le maschere» non ci consentono di cogliere il vero volto delle cose e delle persone, e ci chiudono in noi stessi, rendendoci ridicoli, sprezzanti e «soli»;
- accogliere le persone insieme alle situazioni e le circostanze della vita che ci obbligano a togliere le maschere, svelandoci il nostro vero volto e il bisogno che abbiamo degli altri;
- riconoscerci uno «con» gli altri e «come» gli altri, nella consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che gli altri sono per noi.
Le prime quattro schede dovrebbero avere come simbolo-richiamo un grande punto di domanda: chi vogliamo essere? quale la nostra scelta? pro o contro i trampoli?

1. Per non essere come gli altri

Il desiderio di essere originale, irripetibile, importante, grande... quando è ricercato fuori di sé, nelle cose, nell'avere, nell'emergere ad ogni costo, passando sopra a tutti e a tutto, ci fa inevitabilmente assumere delle maschere, dei trampoli che danno illusione di grandezza.
La scheda vuol far riflettere su questo atteggiamento non vero che spesso assumiamo più o meno consapevolmente, e che è fuga dalla verità profonda di noi stessi e degli altri.
Propone alcuni spunti per guardare dentro e attorno a noi.
- Quando mettiamo i trampoli ci preoccupiamo di nasconderli bene. Perché? La ricerca dei perché offre occasioni diversificate di riflessione: fanciulli, preadolescenti, adolescenti saranno guidati alla ricerca di perché sempre più in radice.
- Anche la gente attorno a noi (in famiglia, nel gruppo, a scuola, nel quartiere...) si nasconde a volte dietro i trampoli, perché sogna di essere diversa. L'intervista, il sondaggio di opinione può rivelare altri aspetti e altri motivi per cui la gente si maschera.
- Ma attenzione a non giudicare gli altri troppo severamente. Il gioco della «coniugazione irregolare» si presta bene a far prendere coscienza della tendenza innata a giudicare gli altri con un metro più severo di quello usato per noi stessi. Per questo gioco vedere B. Grom, Metodi per l'insegnamento della religione..., LDC Tonno 1981, pp. 68-69.
- La riflessione fa emergere il ricordo più nitido di momenti in cui ci siamo messi i trampoli. È la proposta di raccontare nei modi più creativi (disegno, mimo, musica, foto) la propria esperienza.
- Anche la proposta dell'anagramma può aiutare i ragazzi ad elencare i «frutti dei trampoli» e i «frutti della verità».
- Dalla lettura del quotidiano, dell'esperienza emerge il bisogno del confronto con situazioni, personaggi che hanno testimoniato in modo esemplare la verità, fino ad interrogarsi sulla parola di verità che la narrazione evangelica propone: nel Vangelo si ritrovano episodi di trampoli (ad es. : farisei, rivalità tra i discepoli...); che ne pensa Gesù?
L'animatore sarà particolarmente attento a non accentuare troppo una lettura negativa di sé e degli altri. La ricerca autentica della verità può far emergere aspetti negativi e far soffrire, ma è sempre accoglienza serena di noi stessi nella prospettiva di speranza per il meglio di noi che ancora non è, ma che sarà.

 

Scheda /1
PER NON ESSERE COME GLI ALTRI

Guardando bene...
- Ci sono mille motivi per cui quando ci si mette i trampoli si cerca di nasconderli bene. Prova a pensarci...

Esperienze-giochi-ricerche
- Sondaggio di opinioni: munisciti di un registratore con nastro, o anche solo di notes e penna, e cerca di intervistare un po' di gente; prova a rivolgere loro domande di questo genere: ti piacerebbe essere una persona famosa? come chi? ti piacerebbe inventare o scoprire qualcosa di importante? desideri vincere qualche primato mondiale? la gente comune ti piace?
Compiuto il sondaggio, trovati con gli amici a confrontare e discutere sui risultati. Riportare su un cartellone le risposte che vi appaiono più curiose ed interessanti.
- Provate in gruppo a ricordare e a raccontare un episodio in cui voi stessi avete messo i trampoli. Com'è andata a finire? Potete cercare di costruire insieme una piccola «antologia» di tali episodi per offrirli poi a tutti, cercando un linguaggio originale per raccontarli (mettendo insieme una piccola recita, una serie di mimi, inventando una canzone e esprimendo con la musica o il disegno o anche un fotomontaggio le «vostre storie») dando al tutto un titolo originale.
- Il vostro animatore potrà insegnarvi il gioco della coniugazione irregolare.
- Costruite l'anagramma di t-r-a-m-p-o-l-i, cercando ... i frutti che essi portano con sé.

A confronto con...
Nel vangelo ci sono episodi che raccontano come anche al tempo di Gesù ci fosse chi voleva essere più bravo degli altri. Ricercali. Gesù cosa ne pensava?

2. Il mondo dall'alto

Camminare sui trampoli, guardare la gente dall'alto in basso, non permette certamente di cogliere il vero volto dell'altro, di entrare con lui in una relazione serena, accogliente, rispettosa, di dono e di crescita reciproca.
Chi cammina sui trampoli, chi si mette le maschere resta soprattutto solo.
Questa seconda scheda vorrebbe aiutare fanciulli e preadolescenti a prendere coscienza di questa realtà, a verificare le conseguenze ridicole e negative della non accettazione di sé, dell'inautenticità di certi atteggiamenti e comportamenti.
Dalla lettura del comportamento del signor Complessi, alla verifica della propria esperienza, al confronto con la testimonianza di Gesù: questo l'itinerario proposto dalla scheda.
- Il punto di partenza può essere l'immagine proposta dalla diapositiva. Il signor Complessi cammina sdegnato tra la gente: chi incontra, gli passa accanto; quali sono le persone che egli guarda dall'alto in basso senza accorgersi del loro volto, del loro dono? Si possono aiutare i ragazzi a completare la scheda. Con i preadolescenti, oltre il disegno, può essere utile rappresentare con il mimo la «strada» del signor Complessi.
- È importante che dall'osservazione dei comportamenti esterni si passi alla verifica degli atteggiamenti interiori, dei sentimenti del signor Complessi.
Il suo volto può dirci qualcosa. La scheda dei ragazzi invita a disegnarlo.
Un bravo animatore lo può anche mimare. L'espressione degli occhi, la piega della bocca, le rughe sulla fronte esprimono: paura? indifferenza? sospetto? disprezzo? incertezza? sdegno?
- L'analisi degli atteggiamenti richiama un comportamento: ridicolo, inautentico, buffo, scostante, antipatico.
- La storia del signor Complessi avrà offerto ai ragazzi l'occasione per riflettere sulla propria esperienza. È importante che l'animatore li aiuti a chiamare per nome e smascherare i propri trampoli.
Guardo gli altri dall'alto in basso quando mi sento più... (forte, originale, intelligente, bravo, bello...) degli altri: è un modo di aiutare i ragazzi ad analizzare i propri sentimenti e ad intuirne la fragilità.
- Le attività proposte nella scheda fanno toccare con mano come le cose e le persone guardate dall'alto in basso perdono la loro bellezza, diventano goffe e schiacciate. Chi non vuol vivere con gli altri, chi si mette i trampoli, resta solo, povero, insicuro e fragile.
- L'episodio della lavanda dei piedi (Gv 13,1-17), proposto dalla scheda come confronto con il comportamento di Gesù, richiama l'atteggiamento fondamentale del cristiano: il servizio.

Scheda /2
IL MONDO DALL'ALTO

Guardando bene...
- Provati ad elencare la serie degli incontri del signor Complessi. Immaginane tu qualcun altro non rappresentato.
- Prova a disegnare la sua faccia dall'alto dei trampoli. Imparando alcuni elementi fondamentali di «mimica» potresti provare ad imitarla. Fatti aiutare dall'animatore.
Cosa ti dice una faccia del genere, magari osservata nell'imitazione operata dai tuoi amici?

Esperienze-giochi-ricerche
- Prova a cercare di definire i sentimenti del signor Complessi. Nel suo animo c'è...
- Il signor Complessi, forse, non vede se stesso. Prova a dirglielo tu. Il suo comportamento è...
- Cerca di attrezzarti di tutto il materiale occorrente (fai un elenco) e prova, con l'aiuto di qualche «falegname» dei dintorni o di qualche bravo «scout» che sa far di tutto, a costruirti un bel paio di trampoli. Colorali e prova anche tu a «vedere il mondo da lassù».
Puoi anche organizzare con i compagni del gruppo una gimcana o una corsa, e magari lanciare una sfida tra gruppi diversi.
- Hai fatto l'esperienza «materiale» di guardare il mondo e gli altri dall'alto. Ora prova a passare all'esperienza «simbolica» di mettere i trampoli. È capitato qualche volta anche a te? Guardi dall'alto al basso gli altri quando ti senti «er più»... (più forte, più bravo, più originale, più veloce, più... furbo)?
- Prova ad osservare il tuo gruppo che lavora dall'alto di un tavolo, o da una finestra del quarto piano. Che cosa si prova? E gli altri cosa hanno provato? Discutine con loro.

A confronto con...
- Gesù ha guardato la gente dall'alto? Prova a cercare...
- Confrontati con il messaggio che ti dà il vangeli di Gv. 13,14-17.
- Ci sono nei vangeli anche alcune interessanti storie di persone che avevano bisogno di mettersi i. trampoli per farsi notare anche dal Signore. Uno poi aveva addirittura bisogno di «un albero»... ma la sua storia ha avuto un buon finale.

3. Trampoli all'aria

Quando i trampoli vanno all'aria può sembrare tutto finito. La storia si chiude o... incomincia? Forse è meno semplice di quanto può apparire, e i ragazzi vanno aiutati a leggere e vivere questo momento delicato.
È sempre penoso accorgersi che i propri trampoli sono saltati e che gli altri se ne sono accorti.
Stizza, vergogna, disillusione, angoscia, rifiuto di ogni aiuto: può prevalere lo scoraggiamento, la sfiducia totale.
La finzione è finita, dopotutto è difficile portare sempre i trampoli; gli altri porgono una mano...
Può farsi strada - dopo l'inevitabile sofferenza dello smacco - l'accoglienza di sè e l'apertura verso l'altro, la speranza che si può sempre ricominciare.
La buca in cui si è caduti può essere davvero buia e cupa o luminosa, a seconda che ci apre ad atteggiamenti di disperazione o di speranza.
Le proposte della scheda vogliono appunto orientare a questo andare in profondità, ricercare le motivazioni dei nostri atteggiamenti, non per scoraggiare, ma per costruire.
- Attenzione alla «buca chiara». I ragazzi vanno aiutati a leggere il perché di questo dettaglio dell'autore nella storia di Trampoli.
- E se rovesciassimo la storia della caduta e dentro vi cadesse un altro, quale diventerebbe il nostro atteggiamento? Occorre prendere coscienza di come noi siamo nei confronti dell'altro:
- il tipo che guarda e tira innanzi;
- quello che si ferma incuriosito e magari ride;
- chi subito sentenzia e dice «gli sta bene»;
- colui che si dà da fare per aiutare...
- Viene spontaneo pensare ad una certa parabola evangelica: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico...» (Lc 10,3037).
Secondo l'opportunità si potrebbe invitare i ragazzi a cercare in famiglia, nella parrocchia, nel quartiere, persone che come Gesù non si mettono i trampoli, ma servono i fratelli.
Qui la scheda 3 si collega con quella successiva.

Scheda /3
TRAMPOLI ALL'ARIA

Guardando bene...
- Il signor Complessi è finito nella buca. Prova ad esprimere i suoi pensieri.
C'è qualcosa di buono nella buca?

Esperienze-giochi-ricerche
- Provati a rappresentare (con un grande disegno collettivo o con un mimo) diversi atteggiamenti della gente che assiste allo spettacolo della caduta in buca del signor Complessi.
Cosa penseranno mai gli altri di lui?
- Tu, di solito, quando un tuo amico cade o sbaglia, stai lì a guardare o lo aiuti perché la sua buca diventi luminosa?
- Ricerca proverbio detti popolari che potrebbero servire da commento alla storia. Puoi costruire insieme agli altri uno striscione che ne riporta uno significativo.
- Quali sono i trampoli che devi far saltare per essere davvero te stesso? (Puoi rappresentarli magari come delle maschere).
- Si potrebbe alla fine della giornata organizzare una gran bella festa in maschera, per poi alla fine... gettare le maschere. 

4. Uno «con» la gente

I trampoli non ci sono più. La salutare caduta li ha distrutti.
Il signor Complessi si trova uomo tra gli uomini, libero dal sovrappiù di grandezza che si era buffamente costruito.
Ma non è ancora tutto.
Per uscire dalla buca ha bisogno di accorgersi degli altri e di accogliere il loro aiuto. Da soli non è possibile. Qualcuno deve porgerti una mano: ma tu devi accettarla.
- Ognuno ha piccole storie in cui ha dovuto sperimentare la necessità dell'aiuto, ma forse non sempre ha sperimentato il senso della fiducia verso l'altro. Perché? Può diventare possibile? È in questa linea la proposta del gioco Se cado.
- Le altre proposte della scheda continuano a sottolineare l'esigenza di un rapporto sereno e positivo con gli altri. Resta l'impegno di costruire giorno dopo giorno il cuore sincero credendo alla verità che abita il cuore di ognuno. Forse si tratta di liberarla.

Scheda /4
UNO «CON» LA GENTE

La scheda 4 comprende, oltre al materiale simile alle schede precedenti, un «gioco test» da utilizzare dopo aver esaurito le esperienze e i giochi.

Esperienze-giochi-ricerche
Gli altri aiutano mister... a riprendere la sua strada tra la gente. A te è mai capitato di fare un'esperienza simile?
Prova a raccontarla.
- Prova ad elencare cosa provi nei confronti degli altri...
- Prova a giocare a «Se cado ci sarà... qualcuno?» (fatevelo spiegare dall'animatore). Poi comunicatevi nel gruppo che cosa avete provato in quel momento nei confronti degli altri.
- Preparate in un gruppo un grandissimo cartellone a parete dove ognuno può attaccare un simbolo che esprima chi sono gli altri per lui.
- Scrivi una lettera al signor Complessi.
- A questo punto col gruppo potreste inventare una «nuova storia» di un altro signor... (sceneggiarla o esprimerla come una «ballata» mimata).

A confronto con...
- Gesù ha incontrato gente «in buca». Come si è comportato? Ricerca gli episodi e riesprimine qualcuno in gruppo. Provate a parlarne insieme.

GIOCO/TEST IO SONO IO?

Alla tua età sei impegnato in una conquista importantissima: la costruzione di una tua personalità, tipicamente tua, che non si confonde con quella di nessun altro.
Ricorda: il segreto di questa costruzione è l'essere felice di quello che sei, felice dei doni che sono dentro di te e anche... dei difetti che fanno risaltare meglio i tuoi lati migliori.
L'importante e che tu sia tu! Non aver paura di conoscerti meglio che puoi anche lasciandoti aiutare dagli altri, coetani e adulti.
Il gioco-test
Lo puoi verificare, ora, leggendo e rispondendo con sincerità alle affermazioni che seguono. Metti una croce sulla lettera che corrisponde al tuo modo di essere e alla fine fai la somma.
1. Devo prendere una decisione.
a. Lascio che siano gli altri a decidere per me.
b. Chiedo consiglio, ma voglio scegliere io quello che ritengo sia meglio fare.
2. Sono ad una scampagnata con amici.
a. Faccio di tutto per rendermi interessante perché non voglio sentirmi «uno tra tanti».
b. Mi comporto normalmente, anche se non mi sento al centro dell'attenzione.
3. Mi sono piazzato ultimo in una gara.
a. Lo ammetto serenamente, pur affermando di avercela messa tutta.
b. Attribuisco l'insuccesso a cause varie (gli altri -un malore sopraggiunto - il poco tempo).
4. È richiesto il mio contributo ad un incontro per un'iniziativa che non mi attira.
a. Mi scuso dell'assenza dicendomi ammalato.
b. Faccio il possibile per parteciparvi o dichiaro con chiarezza i miei sentimenti.
5. Mi sento troppo magro (o grasso) e ne soffro
a. Accetto senza drammi che gli altri ne parlino.
b. Quando il discorso cade su questo, lo svio immediatamente su altro.
6. Si sta elogiando un'azione che io non condivido, o esaltando un cantante che non mi attira.
a. Aggiungo con calore altre lodi, così non sfiguro.
b. Esprimo con calma le mie opinioni.
7. Un amico si dimentica di invitarmi ad una festa.
a. Mi dimostro dispiaciuto e, all'occasione, gliene chiedo la spiegazione.
b. Mi consolo dicendo: «Sono contento, tanto non mi sarei divertito».
Interpretazione
Ora fai la somma delle risposte.
Risposte (a) = N
Risposte (b) = N 
Se le (a) superano le (b). Attenzione! Rischi di costruire la tua personalità in modo non vero, non autentico. Metti facilmente la maschera e... giochi al personaggio, invece di far risaltare quello che sei.
Se le (b) superano le (a). Dimostri di essere avviato sul sentiero giusto, hai il coraggio di essere vero, di essere te stesso. Puoi avere la garanzia:
- di sentirti un tipo realizzato;
- di essere apprezzato e cercato dagli altri;
- di poter lasciare un segno preciso del tuo passaggio.

PER LA PREGHIERA

Chiediamo al Signore che ci doni un cuore semplice e vero

Mostrami, o Signore, la tua via, perché nella tua verità io cammini; donami un cuore semplice
che tema il tuo nome (Sal 85).
La tua bontà sia davanti ai miei occhi
perché nella tua verità si muovano i miei passi. Mostrami, Signore, la tua via,
guidami sul retto cammino
perché desidero tanto incontrarti (Sal 26 e 27).
Signore, non si insuperbisce il mio cuore, il mio sguardo non è superbo e altezzoso, non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.
Io sono tranquillo e sereno
come un bimbo nelle braccia della madre, io vivo nella pace.
Ho fiducia in te, Signore, ora e sempre (Sal 131).

Il Signore conosce il nostro vero volto

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando mi siedo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo (Sal 139).

A confronto con Gesù l'uomo senza maschera

A questo punto possono venire rappresentati alcuni fatti della storia di Gesù che si sono drammatizzati in gruppo precedentemente. Dopo ci si puo' confrontare con i seguenti «detti»:
- Mt 5,37; «Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno».
- Gv 14,6: «Io sono la via, la verità, la vita».
- Mc 9,33-36: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti».
- Gv 13,1-17: «Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri».
Di fronte alle esigenze della parola del Signore, i cristiani invocano il suo aiuto:
Rit. Signore, guidaci sulla via della verità.
- Non fate nulla per rivalità o per vana gloria. Ognuno consideri gli altri superiori a se stesso (Fil 2,3). Alcuni istanti di silenzio prima di proclamare il ritornello
- Comportatevi come Gesù si è comportato. Egli che era Dio, si è fatto nostro servo,
ha dato la vita per noi (Fil 2,5-8).
- Non valutatevi più di quanto conviene, ma comportatevi in modo
da avere un giusto concetto di voi,
secondo i doni ricevuti da Dio (Rom 12,3).

Preghiera personale

Padre nostro,
padre dei nostri anni, padre dei nostri problemi.
Tu li vedi «dentro» i nostri problemi.
E tu li prendi a cuore perché ami noi.
Agli altri non possiamo dirli.
Ci dicono:
- sono cose da ragazzini!
- sono sciocchezze che passano!
- quando sarai grande... Così spesso dobbiamo fingere, mettere su la maschera d'occasione.
Fingere che ci interessano i problemi dei grandi. Fingere che siamo cresciuti.
Fingere che siamo ancora bambini...
Padre nostro,
tu ci conosci nel profondo.
A te non dobbiamo nascondere nulla.
Con te non dobbiamo «apparire» diversi. Tu sei Padre
dei nostri tredici anni
(da Tonino Lasconi, Amico Dio. Preghiere di ragazzi, Ave 1981).

Preghiera conclusiva

Signore Gesù,
tu sei la via, la verità e la vita.
Noi ti preghiamo:
rendi il nostro cuore semplice e sincero, rompi le nostre maschere
e fa' che camminiamo sempre
alla luce della tua verità,
lodandoti e servendoti nei nostri fratelli,
Tu sei Dio e vivi con il Padre e lo Spirito Santo nel tuo Regno d'amore. Amen.

NOTE

(1) Per gentile concessione della rivista per la pastorale giovanile «Da mihi animas» delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Hanno collaborato: Maria Perentaler, Giuseppina Teruggi, Emilia Musatti, Gabriella Scarpa, Paola Guidali. Adattamento di Mario Delpiano.
(2) Diapomontaggio FLASH Ed. 10 - LDC. Leumann Torino. Invitiamo inoltre l'animatore a studiarsi con calma il libretto del «testo dell'audiovisivo» di Bartolino Bartolini, per la valorizzazione del sussidio audiovisivo secondo un corretto uso pedagogico-didattico e per sviluppare correttamente l'itinerario metodologico progettato. Il nostro sussidio perciò intende prendere le mosse successivamente al «momento audiovisivo», per trasportarlo nella vita del campo o nella strutturazione di certi momenti forti dell'anno.