Per la preghiera dei giovani nel tempo di Pentecoste

(NPG 1986-03-31)


Presentiamo tre incontri di preghiera per i gruppi giovanili per il tempo liturgico della Pentecoste. O in preparazione alla festa o nei giorni seguenti. I tre incontri sono seguiti da dieci «riflessioni» che danno il tono agli incontri stessi. Esse vanno sotto un tema unitario che può essere così sintetizzato: meditare nella preghiera la propria vocazione al servizio del regno di Dio, pienezza di vita dell'umanità offerta da Dio nella morte e risurrezione di Gesù e nel dono dello Spirito Santo..
Tre sono allora i punti di riferimento: il chiarimento della propria vocazione, la presenza dello Spirito nella chiesa, una chiesa che riscopre se stessa come comunione al suo interno e come servizio all'uomo verso l'esterno.
I tre incontri di preghiera e le riflessioni fanno parte di un nuovo libro per la preghiera dei gruppi giovanili che è appena stato preparato dal Centro Salesiano Pastorale Giovanile e che è ora in stampa presso Centro Salesiano Pastorale Giovanile e che è ora in stampa presso l'editrice LDC. Nei prossimi numeri della rivista ci ripromettiamo di presentarlo con calma ai nostri lettori.

1. Lo Spirito nella storia dell'uomo e della chiesa

Le preghiere vanno naturalmente proclamate a cori alterni, oppure come dialogo tra un solista e l'assemblea.

INVITO ALLA PREGHIERA

Lodiamo Dio:
egli può fortificarci nella fede
secondo la promessa di Cristo Gesù.

Egli ci ha rivelato
quel progetto segreto
che per lunghissimo tempo
Dio aveva tenuto nascosto.

Ora per volontà di Dio
questo segreto è stato rivelato
e la chiesa, illuminata dallo Spirito,
lo fa conoscere a tutti i popoli

perché tutti giungano a far parte
del regno di salvezza promesso da Dio.
Benedetto sia Dio,
Padre di Gesù Cristo nostro Signore:
egli ci ha unito a Cristo per sempre e ci ha dato

tutte le benedizioni dello Spirito.
E lo Spirito è garanzia della nostra futura eredità:
di quella piena liberazione che Dio ci darà,

perché possiamo lodare la sua grandezza.
(Rom 16, 25-27; Ef 1, 3.14)

CONTEMPLAZIONE CORALE

Il grande racconto dello Spirito Santo

Spirito di Dio, grande e misericordioso,
dalla notte dei tempi

cammini a fianco dell'uomo;
noi vogliamo confessare ora
questa tua presenza misteriosa
nella storia dell'umanità,
della chiesa e di ogni uomo.
Tu sei all'inizio dei tempi,
e della vita dell'uomo e di ogni creatura:
tu sei il soffio di Dio,

creatore e Padre di ogni vivente.
Noi viviamo in te, Spirito della vita:
rendici consapevoli del fondamento ultimo dell'esistenza
e di questo vagare dell'uomo e dell'universo
nel tempo e nello spazio.

Tu sei vicino all'uomo
quando muove i primi passi
verso la civiltà,
quando crea famiglie e città,
e si interroga
sul suo peregrinare nel tempo.
A ogni uomo e a ogni cultura
tu hai offerto il tuo aiuto
perché fosse capace
di animare la natura, l'amore e la morte.
Noi ti riconosciamo,
Spirito che cammina con l'uomo:
tutto è stato fatto alla tua presenza,
con la tua forza e il tuo amore.
I popoli tutti della terra, animati dal tuo amore,
hanno provato, con fatica e coraggio,
a dare vita alla loro vita
e a cercare Dio nascosto nell'universo.
Tu sei nel cuore di ogni credente.
Nel cuore di chi vive in mezzo alle cose
ma non gli basta e cerca

un varco per andare al di là delle cose,
verso il Dio misterioso,

creatore e presenza.
Tu sei l'anima di ogni religione e credo,
di ogni volto di Dio

che l'uomo ha cercato pregando.
Noi ti riconosciamo,
Spirito di ogni fede e religione:
tu hai ispirato il loro cuore e la loro mente
a cercare un Dio dentro e dopo le cose,
dentro e dopo la vita.

Anche oggi tu sei l'anima
di ogni credo e religione
e di ogni fedele che invoca.
Tu sei il grido di Israele nel tempo,
la sua voce profetica

che ha sperimentato la vicinanza di Dio.
Nella sua storia, nei suoi libri, nei suoi canti
sei tu che agisci, o Spirito di Dio.

Tu lo hai gridato nei secoli,
alimentando la speranza
di un Messia e salvatore per tutta la terra.
Noi ti riconosciamo,
Spirito dei profeti d'Israele,
custode della grande speranza dell'umanità.
Sei tu che sempre hai sperato

in questo popolo
e la tua presenza ha fatto crescere in Israele
giganteschi esempi di fede e speranza.

Tu sei il cuore dell'uomo Gesù, pieno della vita di Dio:
nella speranza che viene da te
egli annunzia il regno di Dio.
Nel tuo amore egli ama ogni uomo,
si fa vicino ai peccatori e ai bambini
per proclamare la dignità divina di ogni esistenza.

Nella tua fede egli chiama a sé
uomini e donne
perché custodiscano
la grande promessa del regno di Dio.
Noi ti riconosciamo,
Spirito di Gesù di Nazaret,
insondabile mistero
che ha riempito e scaldato
la vita ed il cuore di un uomo
fino a farlo vivere ed essere figlio di Dio.
In lui ti sei fatto vicino per sempre a ogni uomo

chiamandolo a essere figlio di Dio
e del suo regno che è e che viene.

Tu sei l'anima della chiesa, Spirito Santo,
nata nel giorno della tua Pentecoste.
Tu sei l'anima della chiesa,

colui che dà vita
al suo mistero fatto di cose e persone,
luogo dell'intima comunione con Dio,
segno di speranza innalzato sulla terra.
Noi ti crediamo presente

in questa chiesa:
nonostante la sua miseria e meschinità.
Noi ti riconosciamo, Spirito Santo,
anima e cuore della tua chiesa:

tu arricchisci dei tuoi doni ogni credente
e lo fai testimone del regno di Dio.

Tu sei l'anima della chiesa,
di questa chiesa
in cui noi crediamo e viviamo,
e che ci aiuta ad assumerci
le nostre responsabilità per il bene di tutti.
Tu sei l'anima del mondo, Spirito Santo,
per trasformarlo nel regno di Dio.
È la tua presenza

che rende capace ogni uomo,
anche chi non crede al regno di Dio,
di lottare per un mondo più giusto,
di costruire un mondo più fraterno,
di assicurare un mondo di pace.

Noi ti riconosciamo, Spirito del regno di Dio,
vicino ad ogni uomo su questa terra:
tu esorti ad appassionarsi
alla vita e al futuro, a non arrenderci
anche dove sembrerebbe sensato
non attendere più nulla dal futuro.
Tu, Spirito del regno,
sei l'anima del mondo,
di ogni speranza
e di ogni desiderio di pace.

COLLOQUIO

Santo Spirito della chiesa

Santo Spirito,
dona alla tua chiesa
la fede che salva
dalla disperazione,
dai falsi desideri e dai vizi:
dona l'amore per Dio e per gli uomini,
che estirpa l'odio e l'amarezza;

dona la speranza che libera
dalla paura e dallo scoraggiamento.
(Dietrich Bonhoeffer)

LETTURA BIBLICA RIFLESSIONE E COLLOQUIO

Si veda alle pagine seguenti. In ogni incontro di preghiera, si possono utilizzare una o più unità, costituite da una lettura biblica, una riflessione, un momento di colloquio personale con Dio.

INVOCAZIONI PERSONALI O DIALOGO COMUNITARIO

Si lascia un momento per delle invocazioni spontanee personali, alla luce della lettura biblica e della riflessione. In alcune occasioni si può prevedere un momento di dialogo sulle indicazioni della riflessione e del testo biblico.

PREGHIERA CONCLUSIVA

Vieni in mezzo a noi, Spirito di Dio,
illumina le nostre menti

e apri i cuori
per fare spazio nella nostra vita
alla venuta del tuo regno.

Donaci intelligenza e cuore
perché si riempia della tua speranza,
del tuo amore e della tua fede

la nostra esistenza,
e trasformaci in creature nuove
a servizio del regno.

Vieni in mezzo a noi,
Spirito del Cristo risorto,
illumina le nostre menti
e apri i nostri cuori
per fare spazio nella nostra vita
alla tua chiesa.

Donaci intelligenza e cuore
perché viviamo nella tua chiesa,
nell'amore e nella preghiera,

per essere un segno della speranza
che silenziosamente produce nel mondo
il tuo regno di giustizia e di pace.

Vieni in mezzo a noi, Spirito di Dio,
illumina le nostre menti

e apri i nostri cuori
per fare spazio alla responsabilità
per il futuro del regno e della chiesa.
Donaci intelligenza e cuore
perché ci appassioniamo alla costruzione
di un mondo di giustizia e di pace,
mettendo a frutto i doni che ci hai dato
e collaborando con tutti i credenti
e con ogni uomo di buona volontà.

BENEDIZIONE FINALE

Dio, sorgente di ogni luce e forza, che ha illuminato e riscaldato il cuore degli uomini
con l'effusione dello Spirito Santo presso tutti i popoli e tutti i tempi,
vi benedica e vi colmi oggi 
dei doni del suo amore.
Amen. 

Il fuoco dello Spirito che apparve mirabilmente su Maria e gli apostoli nel cenacolo, ci renda capaci di chiesa anche oggi nella fraternità, nella preghiera, nel servizio all'uomo, in attesa della pienezza del regno di Dio.
Amen.

Lo Spirito del Cristo risorto,
ci renda consapevoli del dono
della vita e della fede
e ci renda capaci di spendere noi stessi
per il regno di Dio

secondo i doni e la vocazione ricevuta.
Amen.


2. Lo Spirito e la comunione dentro la chiesa

INVITO ALLA PREGHIERA

Prostriamoci davanti a Dio Padre,
lui che è il Padre di tutte le famiglie
del cielo e della terra.

Chiediamo a lui di usare verso di noi
la sua gloriosa e immensa potenza,
di farci diventare spiritualmente forti
con la forza del suo Spirito,
e di far abitare Cristo nei nostri cuori,
per mezzo della fede.
Chiediamo a lui che siamo radicati
e stabilmente fondati nell'amore.

Così che, insieme con tutto il popolo di Dio,
possiamo conoscere l'ampiezza,

la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo
ed essere pieni di tutta la ricchezza di Dio.
Dio agisce in noi con potenza
e in tutte le cose può fare
molto più di quanto
noi possiamo domandare o pensare:
A Dio sia gloria,
per mezzo di Gesù Cristo e della Chiesa
in ogni tempo e sempre! Amen.

(Ef 3, 14-21)

CONTEMPLAZIONE CORALE

I doni dello Spirito ai credenti

Vi sono diversi doni,
ma uno solo è lo Spirito.
Vi sono vari modi di servire,
ma uno solo è il Signore.
Vi sono molti tipi di attività,
ma chi muove tutti all'azione è sempre lo stesso Dio.

Uno solo è il corpo,
uno solo è lo Spirito,
come una sola è la speranza alla quale Dio ci ha chiamati.
Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo.
Uno solo è il Dio, Padre di tutti al di sopra di tutti,
che in tutti è presente e agisce.
In ciascuno, lo Spirito
si manifesta in modo diverso,
ma sempre per il bene comune.
Uno riceve dallo Spirito
la capacità di esprimersi con saggezza,
un altro quello di parlare con sapienza.

Uno solo è il corpo...
Lo stesso Spirito ad uno dà la fede,
ad un altro il potere di guarire i malati.
Lo Spirito concede a uno

la possibilità di fare miracoli,
a un altro il dono di essere profeta.
Uno solo è il corpo...
Tutti questi doni vengono dall'uno e medesimo Spirito.
Egli li distribuisce

a ognuno come vuole.
Uno solo è il corpo... (1 Cor 12; Ef 4, 4-6)

COLLOQUIO

Vieni, o Spirito Santo,
Spirito del Signore risorto
e trasforma la mia esistenza.
Io riconosco la tua presenza nel mondo,
nella comunità cristiana,

in ogni uomo e nella mia vita.
Spirito dell'amore,
tu arricchisci anche me dei tuoi doni:
è un grande mistero

della mia esistenza.
Spirito di Dio,
partecipe della creazione del mondo,
donami intelligenza e cuore

per conoscere e vivere
questi doni dentro di me.

ESAME DI COSCIENZA

- Quali sono i tuoi doni, le tue qualità, le tue capacità migliori?
- Rispetti i doni dello Spirito in te, apprendendo a conoscerli e a usarli con intelligenza e coraggio?
- Ti senti «padrone» delle qualità che lo Spirito ti ha dato, oppure le doni per il bene di tutti?
- Ringrazi Dio per i tuoi doni, e ti fermi qualche momento per rendere conto nel silenzio e nella preghiera?
- Quale dei tuoi doni, in questo periodo, va maggiormente curato e potenziato, con il tuo impegno e l'aiuto di Dio?

LETTURA BIBLICA RIFLESSIONE E COLLOQUIO

Si veda alle pagine seguenti.

INVOCAZIONI PERSONALI O DIALOGO COMUNITARIO

PREGHIERA CONCLUSIVA

Diventare uomini
di fraternità, verità, preghiera
Spirito della fraternità,
tu ogni giorno sostieni e animi la chiesa
combatti in lei l'egoismo

e produci amore e gioia,
comprensione e cordialità.
Ti preghiamo: apri il nostro cuore
agli amici con cui facciamo chiesa,
perché l'accoglienza reciproca,
l'amore e la gioia di stare insieme,

la responsabilità e il servizio reciproco
siano un misterioso incontro con Dio.

Il nostro fare comunione nella chiesa
sia messaggio di speranza a tutti gli uomini,
perché vincano le forze di odio e divisione;
e riconoscano il tuo amore

che continuamente li spinge
alla condivisione, alla giustizia e alla pace.
Spirito della verità,
tu ogni giorno sostieni e animi la chiesa,
e le insegni e ricordi

quel che ha detto Gesù.
Ti preghiamo: apri la nostra vita
a celebrare l'Incarnazione del Cristo
nel ringraziamento e nell'invocazione della chiesa popolo santo

e grande sacerdote
che presenta a Dio ogni creatura
e a nome suo ringrazia e invoca.
Non permettere
che ci separiamo facilmente
dalla chiesa che celebra l'eucaristia,
ma aiutaci a portare nel nostro grazie il grazie di tutti,

nella nostra invocazione
l'invocazione di tutti.


3. Lo Spirito e la chiesa a servizio di ogni uomo

INVITO ALLA PREGHIERA

Tutto l'universo aspetta con grande impazienza
il giorno in cui Dio mostrerà il vero volto dei suoi figli.
Il creato è stato trascinato a non avere senso.

Ma vi è una speranza: anch'esso sarà liberato
dal potere della corruzione
per partecipare alla libertà e gloria
dei figli di Dio.
Noi sappiamo che fino a ora tutto il creato geme
come una donna che partorisce.
Non soltanto il creato ma anche noi,
che già abbiamo le primizie dello Spirito, soffriamo in noi stessi
perché aspettiamo
che Dio ci liberi del tutto
e manifesti che siamo figli suoi.
E lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza,
perché non sappiamo neppure come pregare:
lo Spirito stesso prega Dio per noi
con sospiri che non si possono spiegare a parole.

E Dio, che conosce i nostri cuori,
conosce anche le intenzioni dello Spirito

che prega per i credenti come Dio vuole.
E di questo siamo sicuri:

Dio fa tendere ogni cosa al bene
di quelli che lo amano.
(Rom 8, 19-28)

COLLOQUIO

Perché siano superate le strutture ingiuste
Manda, Signore, il tuo Spirito,
perché Lui solo può rinnovare la faccia della terra!

Lui solo potrà cancellare gli egoismi,
condizione indispensabile perché siano superate
le strutture ingiuste
che tengono milioni di esseri in schiavitù!
Lui solo potrà aiutarci a costruire
un mondo più umano e più cristiano!
(Helder Camara)

CONTEMPLAZIONE CORALE

Che ne dici, chiesa, del tuo avvenire?
Dov'è il ricordo dello Spirito
fonte di ogni libertà e promessa
che giudica il nostro agire
e il nostro pensare?
Che ne dici, o chiesa, del tuo avvenire?
Ti troveremo schierata
dalla parte delle libertà,
così spesso dimenticate e conculcate
nella nostra società che si dice emancipata?
Ti troveremo schierata
per la libertà di partecipare
al dolore degli altri e di fare attenzione
alla profezia implicita di questo dolore,
anche se si presenta inaccettabile?

Ti troveremo schierata
per la libertà di invecchiare,
benché tanti siano determinati da rifiuto della vecchiaia
considerata oscura e vergognosa?
Ti troveremo schierata
per la libertà di contemplare,
benché sembri che anche l'intimo della nostra coscienza
viva nell'ipnosi del lavoro,
del rendimento e della pianificazione?
Ti troveremo schierata
per la libertà di prendere sul serio
la propria finitudine e problematicità,
benché in tanti vivano

la suggestione di una vita
sempre più sana e armonica?
Dov'è il ricordo dello Spirito
fonte di ogni libertà e promessa
che giudica il nostro agire
e il nostro pensare?
Che ne dici, o chiesa, del tuo avvenire?
Darai, o chiesa, una risposta all'invocazione di libertà
dei dolori e delle speranze del passato?
Risponderai alle sfide dei morti?
Coltiverai la solidarietà con coloro

ai quali apparterremo noi dopodomani?
Darai, o chiesa, una risposta
a coloro che non muoiono
della morte eroica
sul fronte avanzato
di una lotta rivoluzionaria,
ma della morte banale e senza promesse di tutti i giorni?
Darai, o chiesa, una risposta
alla noia pluralista e bonaria di tanta gente che vive,

come durante una eclisse parziale di sole,
il grigiore della vita quotidiana,
mentre gli uccelli non cantano più o non lo fanno più allo stesso modo?

Dov'è il ricordo dello Spirito
fonte di ogni libertà e promessa
che giudica il nostro agire
e il nostro pensare?
Che ne dici, o chiesa, del tuo avvenire?
Riuscirai, o chiesa, ad abbandonare
i privilegi, i mezzi di potere,
i compromessi politici e finanziari? Diventerai
una comunità universale di condivisione, comunità riconciliata,
luogo di comunione e amicizia
per tutta l'umanità?
Riuscirai, o chiesa, a diventare popolo delle beatitudini,
senz'altra sicurezza che Cristo, popolo povero,
contemplativo, creatore di pace, portatore di gioia

e di una festa liberatrice per gli uomini,
al rischio di essere perseguitata
per causa della pace e della giustizia?
Riuscirai, o chiesa, a non avere paura
e a impegnarti senza ritorno

a vivere l'insperato,
a vivere lo Spirito delle beatitudini,
ad essere fermento
di una società senza classi e senza privilegiati?

LETTURA BIBLICA RIFLESSIONE E COLLOQUIO

Si veda alle pagine seguenti.

INVOCAZIONI PERSONALI O DIALOGO COMUNITARIO

PREGHIERA CONCLUSIVA

Ci impegniamo noi e non gli altri

Ci impegniamo noi e non gli altri unicamente noi e non gli altri,

né chi sta in alto né chi sta in basso, né chi crede né chi non crede.
Ci impegniamo
senza pretendere che altri s'impegnino, con noi o per suo conto,
come noi o in altro modo.
Ci impegniamo
senza giudicare chi non s'impegna,
senza accusare chi non s'impegna,
senza condannare chi non s'impegna, senza disimpegnarci

perché altri non s'impegna.
Ci impegniamo
perché non potremmo non impegnarci.
C'è qualcuno o qualche cosa in noi, un istinto, una ragione,

una vocazione, una grazia,
più forte di noi stessi.
Ci impegniamo
per trovare un senso alla vita, a questa vita, alla nostra vita,
una ragione
che non sia una delle tante ragioni, che ben conosciamo
e che non ci prendono il cuore. Si vive una sola volta
e non vogliamo essere «giocati»
in nome di nessun piccolo interesse.
Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa la donna o l'uomo se presentati come sesso soltanto,
non ci interessa il successo

né di noi né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.
Ci interessa di perderci
per qualche cosa o per qualcuno
che rimarrà
anche dopo che noi saremo passati e che costituisce
la ragione del nostro ritrovarci.
Ci impegniamo
di portare un destino eterno nel tempo,
di sentirci responsabili di tutto e di tutti, di avviarci,

sia pure attraverso un lungo errare, verso l'amore.
Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
non per rifarlo su misura,
ma per amarlo; per amare anche quello

che non possiamo accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all'amore,
poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore c'è,
insieme a una grande sete d'amore,
il volto e il cuore dell'amore.

(da Primo Mazzolari)


Letture bibliche, riflessioni e colloqui sulla chiesa comunione e servizio

1. LA CHIESA E LA CAUSA DEL REGNO DI DIO

Lettura biblica

La chiesa muove i primi passi animata dallo Spirito (At 2, 1-8. 14. 22-24).

Riflessione

La chiesa è una realtà umana, visibile. Essa è costituita da uomini e donne di questo mondo, e ormai ha anche una sua storia bimillenaria.
Lungo questa storia ha vissuto momenti di gloria e di splendore, ma anche momenti grigi e problematici. Il suo espandersi l'ha portata ad entrare in culture e popoli molto diversi da quelli in cui nacque.
Il piccolo seme è diventato pianta di grande statura e di molteplici rami.
Ad alcuni la chiesa oggi appare un museo, ad altri una organizzazione umanitaria o politica, ad altri un centro di potere morale magari controcorrente.
Per altri invece è il luogo in cui incontrare Dio, leggere il vangelo, prendere parte all'eucaristia, impegnarsi nell'assistenza agli emarginati.
La chiesa è una realtà molto umana, fin troppo umana in tante sue manifestazioni. Ma non è solo questo.
Ma qual è la vera natura della chiesa, ciò che la differenzia da altre organizzazioni sociali e religiose? E a che cosa «serve» la chiesa oggi? Qual è la sua funzione?
Per comprendere la chiesa occorre tornare alle origini, all'esperienza in cui è nata ed ha cominciato a muovere i primi passi. La chiesa è incomprensibile senza Gesù e senza lo Spirito Santo. O meglio, è incomprensibile fino in fondo. Si dimenticherebbe che la sua origine affonda in un evento unico nella storia qual è l'Incarnazione di Dio in Gesù di Nazaret.
Bisogna allora tornare a Gesù di Nazaret. Egli, nella sua ardente passione per la causa del regno di Dio, ha convocato attorno a sé un gruppo di persone che durante la vita lo ha accompagnato e aiutato nella missione. Quello stesso gruppo, dopo la morte di Gesù e all'indomani dell'effusione dello Spirito Santo, che li ha trasformati da paurosi pescatori in coraggiosi annunciatori della risurrezione e del regno di Dio, ha dato inizio alla prima comunità cristiana.
È nello Spirito che la prima chiesa riconosce la sua forza, il suo coraggio, la sua parola di speranza. Da allora la chiesa, pur con tanti momenti tragici, ha continuato la sua missione di annuncio e realizzazione del regno di Dio.
E da questa missione e dall'essere radicata nell'evento dell'Incarnazione che la chiesa va compresa.

Colloquio

Dio nostro Padre
rendimi capace
di attraversare la «scorza»
di questo grande albero della chiesa per arrivare a gustare la linfa:
lo Spirito l'attraversa e la vivifica.
Non permettere

che mi fermi alle apparenze,
ma neppure che rimanga indifferente verso i suoi tradimenti
nel fare e annunciare il regno di Dio,
come regno della pienezza di vita tra gli uomini e nell'universo.

Signore, donami il coraggio di appartenere a questa chiesa
per essere servitore del regno
anch'io nell'ambiente in cui vivo.

2. LA STRUTTURA NELLA CHIESA A SERVIZIO DELLA COMUNIONE

Lettera biblica

La chiesa è una comunione fraterna (At 2 36-38. 41-47).

Riflessione

Quello che più appare, nella chiesa, è l'a. spetto organizzativo: vescovi e preti, messe e battesimi, uffici e registri, corsi di catechismo e organizzazioni di volontariato, raccolte di aiuti per il terzo mondo, tribunali e leggi.
Ma è soltanto questo la chiesa?
Nel suo progetto iniziale come doveva organizzarsi per essere a servizio della causa del regno di Dio ereditata da Gesù?
Fin dagli inizi la chiesa si è organizzata come una «comunione».
Questo dato emerge continuamente dagli Atti degli apostoli. Tutto quello che esisteva, aveva senso se era di aiuto alle comunità per diventare una «comunione» di persone, segnata da amicizia, amore, preghiera, assistenza ai poveri.
La ragione di questo organizzarsi come comunione era di natura religiosa: far vivere in mezzo agli uomini la comunione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, all'origine del disegno grandioso di salvezza; e far partecipare anche gli uomini alla comunione divina.
Questa «pretesa» della chiesa di essere luogo di comunione con Dio, spesso viene espressa con altre parole: la chiesa vuol essere «sacramento» di incontro con Dio.
Come tutti i sacramenti, la chiesa è una realtà umana dentro cui, per dono di Dio, si può vivere un misterioso incontro con Dio.
Per i discepoli, era stato Gesù il grande sacramento in cui avevano incontrato Dio. Per noi, oggi, questo incontro esplicito con Dio avviene nella chiesa. Ma avviene se la chiesa è segno, luogo di comunione. Solo a questa condizione chi entra in contatto con la chiesa, entra in contatto con Dio.
L'uomo Gesù era per i suoi discepoli incontro con l'amore di Dio, «attraversando» i suoi aspetti umani. Si può dire altrettanto
della chiesa per gli uomini d'oggi? Davvero tutto nella chiesa è al servizio della comunione, e dunque luogo di incontro con Dio? Atteggiamenti gerarchici e autoritari, contrapposizioni, chiese povere e ricche, laici e preti, modo di pensare della gerarchia e modo di pensare dei laici non sono negazione di comunione, fino a rendere difficoltoso, anche se non impossibile, incontrarvi Dio?

Colloquio

Signore, quale prezzo pago
per fare una chiesa comunione?
Sono, a volte, scandalizzato dalla sua organizzazione,
ma mi sforzo di «scavare» dentro
per incontrare Dio
nella povertà della chiesa,
come di tutte le cose umane attraversate dal peccato?

Signore, aiutami a desiderare con intensità la comunione con te
e a viverla concretamente «dentro» la chiesa:
nella comunione fraterna, nella eucaristia,
nella ricerca di uno stile evangelico di vita.
Signore, aiutami a fare la mia parte perché questa chiesa,
a cui voglio appartenere, sia una chiesa di comunione e fraternità, così che gli uomini tutti intuiscano

un appello alla comunione intima con Dio.

3. LA CHIESA COME SERVA DELL'UMANITA'

Lettura biblica

La povertà e la ricchezza della chiesa, a servizio dell'uomo (At 3, 1-10).

Riflessione

Per alcuni la chiesa è solo una comunione di persone che si pone come isola di vita e di salvezza dentro un mondo abbandonato a se stesso, luogo del peccato, del male, della morte. La chiesa è vista come opposta
al mondo e, quasi, deve combatterlo.
È un'immagine di chiesa abbastanza diffusa anche oggi.
In questa concezione la chiesa pensa solo ad allargare i suoi confini, perché solo così l'uomo può sperimentare l'amore di Dio in Cristo Gesù. La stessa comunione fraterna tra i credenti sarebbe una sorta di richiamo, una bandiera innalzata in mezzo alla gente perché, attirata dal clima fraterno, entri a farne parte.
Quest'immagine di chiesa è tuttavia molto povera. È insufficiente per capire il progetto di Dio in Gesù.
Chi pensa la chiesa come isola di salvezza, dimentica che nel mondo, oltre la chiesa, è presente il regno di Dio, i cui confini sono misteriosi, ma certamente ben più vasti di quelli della chiesa.
Del regno di Dio fa parte ogni uomo di buona volontà, perché a tutti Dio offre di assumere con dignità la loro esistenza là dove sono, e di raggiungere la pienezza di vita su questa terra in attesa del «cielo nuovo e della nuova terra». A tutti Dio offre se stesso come dono, e ogni uomo vi può rispondere accogliendo con amore e rispetto la sua vita, vivendo nell'obbedienza alla propria coscienza.
In questa ottica la chiesa non è contrapposta al mondo, ma è a servizio del regno di Dio che faticosamente cresce dentro il mondo. Essa è nel mondo per combattere il male, il peccato e la morte. In questo modo trasforma il mondo in regno di Dio, collaborando con quanti, animati dallo Spirito, sono uomini di «buona volontà».
La chiesa compie allora la sua missione quando si schiera e lotta dalla parte dei poveri e degli emarginati, quando siede vicino ad ogni uomo e lo aiuta a ritrovare la sua dignità. Anche se questi non entreranno mai a far parte della chiesa. In un certo senso solo una chiesa dimentica di se stessa, dedita al servizio dell'uomo per farlo partecipe del regno di Dio, realizza la sua missione. In conclusione, la chiesa è sacramento di Dio, cioè luogo misterioso di esperienza dell'amore di Dio in Cristo a due titoli: se come «comunione» fraterna in Cristo fa dire alla gente: «ecco come amano»; se come servizio dei cristiani all'uomo fa dire alla gente: «a nome di chi lo fanno?».
La organizzazione della chiesa e la sua stessa comunione trovano nel servizio all'uomo, per costruire il regno di Dio, la loro ragion d'essere.

Colloquio

Signore, aiutami ad essere servo dell'uomo
per essere servo, del tuo regno.
Aiutami a lottare contro l'ingiustizia,
contro l'odio e ogni razzismo,
contro lo spreco della vita e delle sue risorse,

per essere servo del tuo regno.
Ma donami insieme una grande fede
per vedere in questo servizio
il tuo amore che raggiunge ogni uomo,
il tuo Spirito che rende beato
chi ha fame di giustizia e di pane.
Donami, infine, la gioia di godere

della venuta del tuo regno
attraverso l'azione della chiesa

e di ogni uomo di buona volontà,
il quale magari neppure sa, a parole,
del Cristo e del tuo regno.
Signore, aiutami ad essere servo del tuo regno.

4. IL SERVIZIO DELLA CHIESA ALL'UOMO: LA SALVEZZA

Lettura biblica

La concretezza della salvezza cristiana (At 9, 36-42).

Riflessione

La chiesa è serva dell'uomo, di ogni uomo. Realizza se stessa nella misura in cui non si concentra in se stessa, ma si decentra su ogni uomo.
Ma qual è il servizio che la chiesa è chiamata a rendere all'uomo?
Con una parola densa e complessa si può dire: fare la salvezza dell'uomo.
Il termine richiama alla mente molte cose. La salvezza consiste essenzialmente nel fatto che, a partire dalla morte e risurrezione di Gesù, ad ogni uomo e ogni popolo è data la capacità reale di passare da una condizio-
ne di morte ad una condizione di vita piena.
La salvezza è il trionfo della vita sulla morte, un trionfo che si realizza «già» ora sulla terra, ma «non è ancora» del tutto compiuto perché il compimento avverrà dopo la morte. La salvezza è il dono che Dio fa all'uomo di se stesso, e insieme l'accoglienza di questo dono da parte dell'uomo. Senza accoglienza personale la salvezza rimane solo un'offerta di Dio e, per, lo più un'offerta rifiutata. Questo rifiuto è il peccato. La risposta dell'uomo al dono di Dio avviene a diversi livelli.
In un primo livello, l'uomo accetta la salvezza di Dio se accoglie la sua vita in tutta la sua ricchezza e mistero e se ne rende responsabile. È un'accoglienza dunque con i fatti, con il proprio modo di vivere, con il rispetto per la propria vita, con la coscienza della propria dignità di uomo.
In un secondo livello, l'uomo accetta la salvezza di Dio quando si fa responsabile dell'altro uomo e ne promuove la vita, creando spazi di fraternità e amicizia in cui possa sentirsi accolto, e strutture di giustizia in cui possa progettarsi e lavorare ai suoi progetti.
In un terzo livello, l'uomo accetta la salvezza di Dio se dal di dentro della propria esistenza si apre ad una comunione esplicita consapevole, gioiosa a Dio, creatore dell'umanità.
In un quarto livello, l'uomo accetta la salvezza se accoglie il vangelo come «buona notizia» sulla sua vita e riconosce, dentro la chiesa, che Gesù è il Signore di quella vita per la cui dignità combatte.

Colloquio

Dio della salvezza
faccio mia la «buona notizia
che attraverso la chiesa
offri ad ogni uomo sulla terra,
così come ti sei offerto in Cristo Gesù
agli uomini del suo tempo.

Manda il tuo Spirito
affinché questa notizia buona
penetri dentro di me e trasformi la mia vita.
Donami il tuo Spirito

perché sia capace di riconoscere la salvezza dove un uomo
acquista coscienza della sua dignità,
dove si creano 
strutture di fraternità e giustizia,
dove un uomo prega il suo creatore,
dove un uomo si apre al vangelo e con gioia confessa Gesù,

Signore della vita e della sua pienezza.

5. LA CHIESA SERVE ALL'UOMO CON L'ANNUNCIO DEL VANGELO

Lettura

Lo sconvolgente annuncio della risurrezione (At 17, 22-24. 28-34).

Riflessione

Il servizio della chiesa non si esaurisce nell'aiutare l'uomo a prendere coscienza della sua dignità, o nel collaborare per creare strutture di fraternità e di giustizia. Esso implica, in maniera determinante, che la chiesa pensi e realizzi se stessa come serva della «buona notizia», serva dell'annunzio del Vangelo e del regno di Dio.
Questa, del resto, è la missione in cui Gesù si era riconosciuto. Se con i miracoli e con la sua presenza «faceva» il regno di Dio, con la sua predicazione «annunciava» a tutti la buona notizia che Dio era solidale con loro.
Che cosa Gesù e, dopo di lui, la chiesa annunciano?
La buona notizia non è messaggio astratto, ma una proposta in ordine alla trasformazione del mondo, affinché in esso la vita possa trionfare sulla morte.
Il vangelo è una proposta di trasformazione del mondo, una proposta di «conversione» che interessa tutto e tutti, senza lasciare niente fuori di sé: persone, rapporti, strutture, cose.
Gesù propone un ribaltamento totale di tutto ciò che nel mondo è presenza e causa di morte per gli uomini, singoli o in gruppi, piccoli o grandi. Tale ribaltamento, secondo il vangelo, non è solo augurabile, ma realmente possibile, perché come «germe» Dio lo pone nel profondo di ogni uomo. La vita può davvero trionfare sulla morte, se l'uomo aiuta a maturare quel germe che gli è gratuitamente offerto.
Il compito di annunziare questa «proposta di vita» appartiene a tutti coloro che credono nel Signore Gesù.
Non è solo compito dei vescovi o dei preti e delle suore, ma di tutti. Proclamare la buona notizia non è qualcosa di aggiunto alla fede. Fa parte di essa l'essere a tal punto «entusiasti» di quello che si crede, si spera e si ama, che non si può fare a meno di raccontarlo e di renderne altri partecipi.
La finalità ultima di tale annuncio è associare altri uomini e donne, nel maggior numero possibile, alla causa proposta da Gesù. Non è quindi mai un annunzio astratto o di consolazione individuale, ma sempre finalizzato alla realizzazione della salvezza che lo Spirito sta conducendo avanti, a favore di tutti gli uomini della storia.

Colloquio

O Dio della «buona notizia»,
aiutami a trovare nel vangelo quel tesoro che ogni uomo cerca

e per il quale val la pena vendere tutto. Manda il tuo Spirito,
perché apra la mia vita alla speranza nata con la risurrezione di Gesù,
e animi nel mio intimo

una gioia così grande e profonda
che non possa più tenere per me stesso questa «buona notizia».
Manda il tuo Spirito,
perché diventi testimone e annunciatore del racconto di Gesù
e della sua morte per tutti gli uomini.

Non permettere, Signore,
che la gioia del vangelo muoia, per pigrizia o per apatia,
dentro la mia vita.

6. LA CHIESA COMUNITA' DI CONDIVISIONE TRA I CRISTIANI

Lettura biblica

La comunione profonda tra tutti i credenti (1 Cor 12, 12-28).

Riflessione

In questi anni si è insistito perché la chiesa fosse chiesa-per-gli-altri, chiesa-per-il-servizio. Tutto questo è importante, ma non deve far dimenticare che la chiesa è chiamata anche a vivere e godere al suo interno l'essere chiesa di Gesù. Oltre che chiesa per-gli-altri, essa deve essere una chiesacon-i-fratelli, cioè una chiesa-comunione. Realizzare una chiesa-comunione significa, oggi, muoversi secondo alcune direttrici.
La prima direttrice è la creazione di rapporti di fraternità fra i cristiani. Fraternità significa amore disinteressato, servizio vicendevole, uguaglianza tra tutti, perdono reciproco, attenzione ai poveri e ai piccoli. La realizzazione di questo valore oggi richiede fantasia e creatività, per instaurare nella chiesa un clima di amicizia, di riconoscimento reciproco e di contatti reali e non solo formali e rituali, di gusto di stare insieme, almeno in alcuni momenti.
La seconda direttrice è la creazione nella chiesa di adeguate strutture di comunione e partecipazione, dentro le parrocchie, le diocesi, le varie istituzioni ecclesiali. Se le strutture non cambiano, l'amicizia, dopo un primo entusiasmo, si deteriora e si chiude in piccoli ghetti. Il Concilio Vaticano II ha dato preziose indicazioni a riguardo, come quando ha presentato l'autorità come servizio, ha affermato la uguaglianza di dignità di tutti i cristiani, ha restituito dignità e ruolo ecclesiale ai laici, ritenuti per secoli cristiani di seconda categoria.
La terza direttrice è la condivisione dei beni, orientata a far sì che, nelle comunità ecclesiali, nessuno sia bisognoso (At 4, 34). Vana è la comunione, se non si cercano forme di sostegno reciproco, soprattutto nei momenti gravi di carestia, guerra, disoccupazione e sottoccupazione.
La condivisione non va applicata solo dentro le singole chiese, ma anche tra le diverse chiese del mondo. Affinché non capiti che una chiesa sia ricca e benestante, mentre un'altra è povera ed incapace di garantire un minimo di sopravvivenza ai cristiani. La società e l'intera umanità attendono che la chiesa si faccia «profezia» della comunità e della condivisione. Se la chiesa è solo burocrazia, giochi di potere, astratti idealismi la speranza diminuisce per tutti.

Colloquio

Mio Dio,
comunione misteriosa e indicibile
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo:
immergimi in te a tal punto

che io sia sempre uomo di comunione.
Manda il tuo Spirito,

affinché sia capace di amicizia e dialogo
con quanti fanno parte

della mia comunità cristiana.
Manda il tuo Spirito,
affinché io collabori
per intervenire e costruire
luoghi e strutture di corresponsabilità
e sappia pagare il prezzo di tale impegno.
Manda il tuo Spirito,

affinché sappia condividere quello che ho
con quanti credono 
nel Signore della moltiplicazione dei pani.
Non permettere che io sia ricco

e benestante, mentre vicino a me
e nelle chiese del terzo mondo
i credenti muoiono di fame.

7. LA CHIESA COMUNITA' DI CREDENTI NELLA STESSA FEDE

Lettura biblica

La fede è accompagnata dai fatti (Gc 2,14- 20).

Riflessione

Ciò che costituisce e distingue un gruppo umano come comunità ecclesiale è, fondamentalmente, il professare la stessa fede. Ma cosa vuol dire avere fede, e di quale fede si tratta?
La fede cristiana non è, anzitutto, un semplice «credere in Dio» o religiosità in genere.
Tanti uomini credono in Dio e lo pregano. Tante religioni offrono una vera esperienza religiosa.
La fede cristiana, senza negare la ricchezza dell'esperienza religiosa in genere, si distingue perché è risposta ad una serie di eventi precisi culminanti nella vita di Gesù di Nazaret.
Senza esplicito legame a Gesù, non c'è fede cristiana.
La fede non è, in secondo luogo, una semplice adesione a enunciati dottrinali, quali gli articoli del Credo o gli insegnamenti della chiesa. Certo la fede comporta l'accettare come vere alcune «informazioni», ma non si esaurisce in questo.
La fede non è neppure, in terzo luogo, una esperienza di incontro personale con Dio e, attraverso lui, con gli altri. La fede viene ridotta ad accoglienza della intimità di Dio nella propria intimità, in un rapporto fatto di affetto, adesione, amicizia.
Ora la religiosità in genere, l'accettare alcune verità, il vivere con calore un rapporto personale con Dio, sono fede cristiana se vissute in un contesto preciso: la decisione di dedicarsi a far sì che la promessa di una pienezza di vita, fatta da Dio attraverso Gesù morto e risorto diventi realtà. C'è fede in chiunque, nel nome del Signore Gesù, dedica se stesso a far trionfare la vita sulla morte.
Questa fede comporta elementi di conoscenza e rapporti personali con Dio, ma li integra in una nuova sintesi, subordinandoli all'agire concreto in vista della «risurrezione dei morti» fin da oggi.
È vero che tanti uomini e donne, pur senza conoscere e accettare Gesù, collaborano a far trionfare la vita sulla morte.
Ma essi non si ispirano direttamente al progetto di Gesù. Essi, dunque, non sono cristiani e non fanno parte della chiesa. Ciò che distingue, senza separare o creare un senso di superiorità, i membri della chiesa, è proprio ispirarsi, nel loro agire, alla proposta esplicita di Gesù di Nazaret. Una chiesa che non facesse sua tale proposta, non sarebbe più chiesa di Gesù. Ma lo sarebbe ancor meno se, mentre la accetta a parole, non si sforza di farla divenire realtà.

Colloquio

O Dio nostro Padre, io riconosco che in Gesù
ti sei fatto parola e gesto di solidarietà con l'uomo,

e hai dato inizio ad un popolo di credenti.
Ora ti prego, donami il coraggio di essere parte di questo popolo

e di condividere insieme la fede cristiana.
Manda il tuo Spirito,
perché non creda solo a parole,
e non mi limiti a sentirmi vicino a te,
ma mi impegni per farmi anch'io vicino a ogni uomo,
come Gesù, per far trionfare la vita.

Manda, o Dio, il tuo Spirito,
perché io creda nella causa di Gesù
e accetti la sua proposta di vita,

per un mondo migliore qui sulla terra
in attesa della vittoria definitiva della vita sulla morte.

8. LA CHIESA COMUNITÀ IN CUI VIVE LA PROFEZIA

Lettura biblica

Lo Spirito suscita la profezia tra i credenti (At 2, 14. 16-18. 22. 33-33).

Riflessione

Il Concilio Vaticano II sostiene che «il popolo di Dio, mosso dalla fede per cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio» (Gaudium et spes 11).
L'affermazione sottolinea che uno dei compiti fondamentali della chiesa è essere «profeta», essere popolo di profeti nel nostro tempo, cioè capace di attraversare la «corteccia» degli avvenimenti storici e cogliere in essi la presenza o l'assenza del disegno di Dio e di annunziarla a tutti gli uomini.
Materiali su cui esercitare la profezia o discernimento sono i fatti, gli avvenimenti, le aspirazioni, le attese dei popoli e dei singoli. Oggetto di tale discernimento è intuire, in tali fatti e avvenimenti, il compiersi o meno della presenza di Dio.
I credenti e la chiesa realizzano se stessi nel momento in cui fanno da profeti non solo della loro storia personale o di quella della chiesa, ma della storia di ogni persona e dell'umanità intera.
Utilizzando una metafora molto pregnante possiamo dire che la chiesa deve esercitare una «palpati° mundi», per vedere a che punto si trova, nel grembo della storia, la gestazione del progetto di Dio.
In realtà appartiene ad ogni uomo il compito di decifrare la vita e rintracciarvi significati che permettano di affrontarla e sopportarla. Ora la chiesa non è gelosa di questa profezia dell'uomo, anzi l'assume, la ripensa, la valorizza. Essa non si sente concorrente con le altre profezie, ma si colloca ad un livello più profondo, quello del compimento o meno del regno di Dio. È da questo punto di vista che continuamente rilegge la vita, consapevole che ciò che porta alla vita è segno della salvezza, mentre ciò che porta alla morte è segno della sua assenza.

Colloquio

Mio Dio,
non voglio accontentarmi di vivere:
voglio contribuire a decifrare il tempo in cui vivo,

alla luce della ragione e del tuo Vangelo.
Manda il tuo Spirito,

perché io sappia faticare per riconoscere,
magari in persone e situazioni povere,

il compiersi del regno di Dio.
Manda il tuo Spirito,

affinché non venga meno
al mio compito di «profeta»,
ma mi immerga nei fatti della vita,
senza venir sommerso

dalla loro complessità.
Aiutami a mantenere una distanza dai fatti
che mi permetta di assumere il tuo punto di vista,

e così possa godere del regno o soffrire per la sua assenza,
e partecipare gioia e sofferenza con i cristiani e con tutti gli uomini.

9. LA CHIESA COMUNITÀ IN CUI TUTTI SONO SACERDOTI

Lettura biblica

La vita è l'unico sacrificio gradito a Dio (Rom 12, 1-2. 6-8).

Riflessione

Forse l'aspetto più conosciuto della chiese è quello rituale. Per alcuni la chiesa non che un insieme di riti, in cui i fedeli possonc pregare, celebrare, ascoltare la parola di Dio.
La controprova è data dal ruolo preminente nella chiesa di coloro che presiedono le celebrazioni, i sacerdoti. Fino al punto che la chiesa viene spesso ridotta e confusa con i sacerdoti, i vescovi, il papa.
Eppure la chiesa è un popolo di sacerdoti, un popolo in cui tutti sono sacerdoti.
Ma di quale culto e di quale sacerdozio la chiesa è soggetto?
Nonostante l'importanza della messa e degli altri sacramenti, fin dagli inizi il cristianesimo ha voluto essere controcorrente. I primi cristiani si vantano di non avere sacrifici e di non avere sacerdoti.
A loro parere la vita stessa, cioè il modo di lavorare, amare, stare con gli altri, soccorrere i poveri, era il vero sacrificio offerto a Dio.
Tutti i momenti della vita e tutte le azioni possono convertirsi in «atti di culto a Dio». Ad una condizione: se sono imbevuti della decisione di dedicarsi alla causa del regno per la quale Gesù ha vissuto.
In questo sacerdozio, vissuto nel servizio, tutti i cristiani sono soggetti. Tutti sono sacerdoti e realmente, perché da tutti Dio accetta l'amore vissuto per lui nell'amore per chi ha fame e sete (Mt 25).
Tuttavia nella chiesa esistono la messa e gli altri riti. In che rapporto stanno con il «sacrificio» offerto a Dio nel servizio ai poveri?
Per il credente l'eucaristia non è qualcosa di «separato» dal culto che l'uomo rende a Dio nel servizio ai fratelli.
L'eucaristia è, invece, la celebrazione festosa e comunitaria di quel dono reciproco tra Dio e l'uomo che avviene nella vita di ogni giorno.
Ogni celebrazione, in altre parole, è una «esplosione» del quotidiano incontro tra Dio e l'uomo. La sua ricchezza non viene dallo svolgere il rito con maggiore o minore solennità, ma dal fare «memoria» di quei fatti in cui Dio si è dato pienamente all'uomo (in particolare in Gesù Cristo) e in cui l'uomo si dà a Dio (in particolare nell'amore ai poveri).

Colloquio

O Dio nostro Padre,
tu in Cristo Gesù hai accolto l'unico e definitivo sacrificio dell'uomo e di Dio,
uniti insieme da un gesto di immenso amore: manda il tuo Spirito

affinché anch'io «sacrifichi» la mia vita come Gesù, nel servizio ai fratelli
e così, alla tua presenza, 
eserciti il mio sacerdozio.
Manda, Signore, il tuo Spirito perché non mi rifugi
nella messa e negli altri sacramenti,

ma abbia il coraggio di stare
dove davvero si compie il sacrificio dell'uomo e di Dio:
nel servizio, nel lavoro, nella professione, nella famiglia, nell'amicizia, nell'amore.
Manda, Signore, il tuo Spirito affinché io viva questo sacerdozio e celebri,
con gli altri credenti riuniti nella preghiera e nell'eucaristia,
questo misterioso incontro con te.

10. LA CHIESA COMUNITÀ RICCA DI MOLTE VOCAZIONI

Lettura biblica

I doni dello Spirito per il bene della comunità (1 Cor 12, 1-11).

Riflessione

Tutti hanno una vocazione nella chiesa, perché tutti sono stati arricchiti di doni dallo Spirito.
Nella chiesa si possono osservare dei grandi raggruppamenti di carismi e, dunque, di vocazioni.
C'è una vocazione per tutti, ed è quella ad essere laici. Tutti i cristiani sono e devono vivere da laici.
Vivere da laici è sapersi chiamati ad esercitare la propria fede promuovendo la vita, creando spazi di fraternità tra gli uomini, lottando per strutture di giustizia locale, nazionale e internazionale. Si è laici cristiani tuttavia se, nel fare questo, si è consapevoli di dedicarsi alla causa del regno di Dio e di incontrare Gesù, Signore della vita, nel fratello con cui si è solidali.
Dentro la grande vocazione ad essere laici, lo Spirito suscita e distribuisce molti doni. Chi ha il dono del servizio all'uomo e lo vive nella politica, nel lavoro, nel volontariato, e chi ha il dono della parola e lo vive nella cultura, nell'attivare dialogo e scambio tra le persone; chi ha il dono della comunione e lo vive nel creare amicizia, simpatia e accoglienza fra tutti.
Perché infine la comunità dei credenti sia segno e strumento efficace del regno di Dio, lo Spirito suscita nella chiesa particolari vocazioni. Il loro carisma e compito è aiutare la comunità e i singoli ad essere fedeli alla loro missione dentro il regno di Dio.
Tra queste vocazioni particolari va evidenziata quella sacerdotale, che ha il compito di presiedere la comunità nella carità, e quella alla vita consacrata (i religiosi e le religiose), che è una esplicitazione radicale dello stile di vita a cui ogni cristiano è chiamato.

Colloquio

Mio Dio, creatore e redentore, manda il tuo Spirito
affinché io scopra e viva
la mia vocazione mettendo a frutto i doni che egli mi ha dato
per il bene della comunità
e per il servizio a tutti.
Manda il tuo Spirito
perché io mi senta laico
chiamato a far crescere il regno di Dio
promuovendo la salvezza dell'uomo nella sua integrale pienezza,

nel lavoro, nella famiglia, con gli amici, nel volontariato, in tutte le cose che vivo.
E manda, Signore, il tuo Spirito
perché nella chiesa si moltiplichino le vocazioni al sacerdozio,

e alla vita consacrata:
siano veri servi della comunità, e modelli di vita cristiana
sostenuti dall'amicizia
e dalla preghiera di tutti i credenti.