Stampa
PDF

 

La relazione educativa

nella educazione

alla fede

Domenico Sigalini 

Premessa.

Si tratta di definire, in termini concisi, la valenza pedagogica della educazione alla fede e di rendere evidente in essa l’importanza della relazione educativa. Il problema non è così semplice come sembra perché si tratta di mettere assieme la consapevolezza che la fede è un dono di Dio, un fatto di cui non è l’uomo l’attore, e la coscienza che nel vivere questo rapporto l’uomo approfondisce la sua dignità umana e la sua libertà e matura come persona, impegnandovi tutte le sue migliori qualità. Da una parte un dono, dall’altra la capacità e la necessità di orientarsi al dono con tutta la propria responsabilità e libertà umana.

Il processo educativo aiuta i giovani a scandagliare, assumere e amare la vita nelle sue sfide e possibilità, apre al religioso e prepara all’ascolto del vangelo. Il vangelo si fa seme dentro l’esperienza maturata fino al momento del suo annuncio e restituisce ai giovani una nuova progettualità quotidiana. La sua accoglienza si riflette su tutti gli aspetti della crescita umana. Ma concepire l’educazione come dimensione interagente nella nascita e sviluppo della fede, vuol dire valorizzare al massimo le mediazioni educative, non soltanto come facilitazioni metodologiche esterne, ma come elementi integranti l’esperienza della fede stessa: il rapporto educativo, la comunità, i processi di crescita, la qualità della proposta pedagogica. Il tema centrale, dunque, nel dialogo sulla fede con le giovani generazioni, è il binomio vita-salvezza. Il messaggio e la grazia della salvezza vengono percepiti come tali all’interno di un’esperienza umana in cui si è accolti, valorizzati come persone e si acquista nuova coscienza della propria dignità.  Questa è anche la terra nella quale ogni seme di vangelo continua a produrre frutti. Dialogare sulla vita-salvezza è far capire che ognuno, anche nelle situazioni più povere, ha la possibilità di rendere valida e desiderabile la propria esistenza e gustare felicità; far percepire quanto il vangelo venga incontro e oltrepassi questo desiderio di pienezza. 

1. La fede: un baobab da cui guardare alla vita. 

E' nota la storiella delle tre formiche e del passerotto. Un giorno tre formiche inebriate di felicità partono per un grande giro del mondo. Sono attrezzate di cellulari e ogni tanto si mandano sms, si informano delle meraviglie che scoprono e danno le coordinate della loro posizione. Io, dice la prima, mi trovo su un albero che ondeggia al vento e l'aria mi accarezza come una lieve brezza mattutina. Io, dice l'altra sto arrampicandomi su un'alta torre di cui non vedo la cima. E’ un free climbing decisamente emozionante. Io, comunica la terza, sto viaggiando per un deserto immenso, tra colline di sabbia che si incrociano e si dipartono in continuazione. Un passerotto, amico delle formiche, ormai inserito quotidianamente nella lo sms list è sopra un albero segue la conversazione. Le lascia comunicare un po’ poi inserisce un sms con priorità assoluta “Quanto siete ingenue! Non sapete collocarvi al posto giusto. Siete tutte e tre su di un elefante, una sulla proboscide, che scambia per ramo di albero, l'altra su di una zampa, che scambia per una parete di sesto grado, e la terza sul dorso e non in un deserto di sabbia!”

Alle formiche mancava un punto di vista, un baobab, un trascendente e non riuscivano a capirsi.

Tutto sarebbe incomprensibile se non ci fosse un grande baobab, un grande albero da cui poter guardare la vita per capirne la trama. L'albero è il trascendente, qualcosa che si pone al di sopra delle nostre quattro cose e che ci permette di dar loro il giusto peso e colore, di avere un riferimento, di cogliere l'insieme, la meta, il senso del cammino. Il nostro modello educativo si porta dentro il suo baobab, altrimenti non saprebbe capire il mistero della vita. 

2. La dimensione religiosa è dimensione costitutiva dell’uomo

Douglas Coupland, un noto romanziere canadese, capace di interpretare la ricerca delle giovani generazioni di oggi, ha scritto alcuni anni fa un  libro dal titolo molto provocatorio “La vita dopo Dio”. In questo romanzo immagina di collocarsi dalla parte della prima generazione cresciuta senza religione, e si domanda di fronte a implacabili domande su Dio: “da quali brecce possono mai filtrare simili pulsioni in un mondo senza religione? E’ una cosa cui penso ogni giorno. Certe volte mi sembra l’unica cosa al mondo per cui valga la pena di pensare”[1] (pg 196). E più avanti dice: “

“Ora il mio grande segreto è questo: ... il mio segreto è che ho bisogno di Dio, che sono stufo marcio e non ce la faccio più ad andare avanti da solo: Ho bisogno di Dio, per aiutarmi a donare, perché sembro diventato incapace di generosità; per aiutarmi a essere gentile, perché sembro ormai incapace di gentilezza; per aiutarmi ad amare, perché sembro aver oltrepassato lo stadio in cui si è capaci di amare..” [2]

E’ sotto gli occhi di tutti che la domanda religiosa dei giovai nonostante le previsioni della sua scomparsa fatta già negli anni ’80, oggi è ai livelli dell’80%, e da vent’anni  è quasi costante[3]. In termini più scanzonati dice Vittorino Andreoli che siamo in presenza di giovani che hanno una crisi di astinenza da fede e pone come imperativo urgente di tornare a “spacciare la fede”. Sì, occorre spacciarla perché nei luoghi ufficiali dedicati all’educazione non lo si fa, la si nasconde, la si ritiene un fenomeno di nicchia. Sono convinto che se la comunità umana, non solo o soprattutto cristiana, non dà occasioni di trovare risposte a queste domande profonde, dovrà intervenire in termini penali sulle devianze che si producono nella ricerca di fondamentalismi, di satanismi, di esasperazioni antisociali.

Per la comunità cristiana si impone l’imperativo di non ridursi a proporre l’educazione alla fede solo a comunità gruccia di tipo confessionale, ma di farla incontrare in ogni ambito della vita; deve diventare fruibile nei percorsi della vita quotidiana, culturale, artistica, poetica, musicale, letteraria, amicale, produttiva, sportiva. 

Va inventato un welfare state dell’educazione, che guarda globalmente alla persona. L’obiettivo di una comunità che crede nel futuro deve sbilanciarsi verso le giovani generazioni e offrire con la loro creatività e corresponsabilità comunità solidali di valori, aspirazioni, sogni, progetti di vita, ispirazioni a dimensioni religiose. 

3. Né talebani, né invertebrati, né cultori di magia, perché la fede è un atto intellettualmente onesto e umanamente sensato.

Il mondo della fede è ancora visto da certo positivismo ideologico come l’inizio della deriva dell’uso dell’intelligenza e forse alcune espressioni religiose molto enfatizzate ne possono dare l’idea. Infatti siamo di fronte anche a duri fondamentalismi, che in verità sono sempre fatti esplodere artatamente da interessi politici e militari. Alla fine del secolo scorso in occasione di una festa nazionale iraniana, che ricordava il rientro in patria di Komeini, ho partecipato a un incontro nei locali dell’ambasciata  dell’Iran presso la Santa Sede. Il ministro della cultura del paese volle un dialogo esplicito con me in qualità di incaricato della pastorale giovanile italiana. Mi diceva con molta sicurezza che il secolo XXI sarebbe stato il secolo della religione e mi rimproverava per la fragilità dei nostri modelli educativi occidentali nei confronti della gioventù. Non c’era verso di far cogliere che la religione da noi non emanava leggi di valenza civile, che c’era una libertà di coscienza oltre che di scelta dei propri comportamenti. In una parola non riuscivo a spiegare  che noi non siamo talebani, anche se mi ha fatto riflettere sulla carenza di una proposta più convinta della fede al mondo giovanile italiano. Forse non siamo talebani anche se rischiamo di essere invertebrati, cioè di non offrire identità forti, capaci di fare della fede un atto intellettualmente onesto e umanamente sensato. La fede ha uno spazio  necessario nella intelligenza delle persone, non manda all’ammasso la capacità critica, non sospende l’uso di ogni sforzo umano di comprensione, di sistematizzazione, di razionalità e nello stesso tempo aiuta l’uomo a trovare il senso della vita, non lo lascia solo nella ricerca dei significati fondamentali della vita.

C’è una laicità della fede che è preziosissima e c’è una spiritualità della ragione che è altrettanto decisiva nell’aiutare l’uomo ad essere se stesso. Il problema più grande oggi però non è tanto la fatica razionale dell’accogliere il mistero, ma è la troppa facilità nell’affidarsi al mondo della magia. Non c’è un eccesso di uso della ragione, ma un difetto di criticità che va sempre attivata. 

4. L’educazione alla fede non funziona da imbonitore pedagogico.

In un mondo religioso esageratamente  di maniera o identificato con una ideologia, fosse anche quella del galateo, oggi l’educazione alla fede ha bisogno di un bagno di radicalità. La religione non serve né come crocerossina della storia, né come  ultima spiaggia per offrire alla morale laica una sorta di riferimento etico. E’ nell’ordine dei rapporti liberi con una persona. Il Signore non è un fondatore defunto, ma il Risorto vivente. E’ sempre una esperienza sconvolgente, non la puoi collocare a servizio di nessun regime o dentro ideologie compatte e definite una volta per sempre. La fede è sempre un oltre rispetto a tutti gli equilibri che si possono anche ottenere nella vita sociale, politica, culturale, religiosa. E’ interessante al riguardo riprendere la famosa lettera a Pipetta di don Lorenzo Milani come simbolo di questa libertà della fede da qualsiasi eventuale appropriazione anche pedagogica.

“Ora che il ricco t’ha vinto col mio aiuto mi tocca dirti che hai ragione… Ma il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco…ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore Crocifisso. Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io ti tradirò”[4] 

5. Nell’educazione alla fede è necessaria la relazione. 

Se c’è qualcosa che abbonda oggi sono le differenze: di pensiero, di lingua, di censo, di sensibilità, di educazione, di nazionalità, di razza, di carattere, di cultura, di gusti, di impostazione di vita, di religione, di modi di fare e di essere. E c’è un’arte insuperabile che è quella di fare un partito, un giornale, un gruppo di pressione per ogni differenza che nasce. Se poi siamo cattolici che vogliono concretizzare o testimoniare la nostra fede, ci si suddivide ancora di più, fino a raggiungere la varietà dei bollettini. E’ segno di ricchezza nella vita umana, non siamo fatti con lo stampino, ma per noi entro questa grande varietà è necessario sperimentare la bellezza del valore aggiunto dello stare insieme, del vivere assieme, del fare comunità, del relazionarsi. E’ indispensabile essere in relazione per un cristiano. Può stare insieme l’uomo importante e il tapino, il negoziante e l’artista, l’adulto e il giovane, i genitori e i figli, il magnate dell’industria, lo scolaretto, il giornalista e la madre di famiglia, il ricco e il povero, quello del piano di sopra con cui devo sempre litigare e il padrone del cane che non mi fa dormire. Magari non ci conosciamo, forse c’è antipatia, spesso nell’intimo siamo lontani l’uno dall’altro; sul piano spirituale siamo poveri, malati, storpi e ciechi. E’ mai possibile che un gruppo di persone così faccia comunità? Che cosa c’è che ci spinge ad andare tutti in una chiesa? In questa grande chiesa dove nessuno si toglie il cappotto o depone l’ombrello e si tiene ben stretta la sporta? Non sarebbe meglio rinunciare subito e che ciascuno andasse a casa sua a pregare? Ma c’è un tessuto di relazioni che è nato da tanto lontano. L’ha tentato Dio lungo la storia degli uomini nel costruirsi un popolo, prendendo sempre pesci in faccia; è stato un sogno che non ha mai smesso di fare e Gesù l’ha continuato e reso definitivo a partire dalla convocazione di un gruppetto di discepoli e lo ha garantito a ognuno che volesse farsi cristiano. Sono diventate caratteristiche parole come comunione, relazione, persone, rapporti, famiglia di Dio, unione, comunità e non più solitudine, autocentratura, individualità, singolarità. Il nostro Dio non è un single e la vita cristiana è una relazione d’amore, una compagnia; il cristiano non è uno che si guarda allo specchio, ma uno che si specchia negli altri.

6. La relazione si chiama comunione

La comunità cristiana è la comunità di coloro nei quali la comunione è realizzata non tanto nel senso che siano essi gli attori originari di tale dono, ma nel senso che essi rappresentano il segno della risposta effettiva al dono stesso. La comunione è un dono, da accogliere e da servire, più grande di ogni nostro sforzo per raggiungerla, non è un affannarsi degli uomini a qualche tavolo di concertazione, è la vita donata da Gesù alla sua sposa che è la Chiesa, supera le nostre continue divisioni; è una luce alta che attira, è dono dello Spirito alla sua Chiesa. E’ stata implorata da Gesù nella sua accorata preghiera prima di salire la croce e giudica ogni nostro aggregarci, sta davanti a ogni nostro sforzo per realizzarla nel tessuto delle nostre vite. Se la comunione è dono di Dio sta sempre più avanti delle nostre realizzazioni, anzi spesso è oscurata dalle nostre infedeltà, dalle nostre maschere, da rapporti ecclesiali più legati all’apparenza che alla sostanza, da dichiarazioni di comunione soggettive o comode fuori della verità e della sequela di Gesù. Ecco perché nell’educazione alla fede siamo costretti ad offrire percorsi che aiutano le persone, i giovani a ricostruire sempre la fedeltà al dono di Dio della comunione per trasformare il modo di relazionarsi, di collaborare, di convivere, di celebrare, di orientarsi al vangelo secondo uno stile di relazioni nuove, che vanno oltre la spontaneità, l’impressione, l’emotività, verso una relazione d’amore.

L’orizzonte della relazione educativa è il mondo. Le Giornate mondiali della gioventù hanno aiutato i giovani a toccare con mano l’ampiezza della relazione della fede: il mondo intero. Primo che Internet ci mettesse in collegamento, i cristiani sapevano e sperimentavano di far parte di una comunità larga come il mondo, cattolica appunto. 

7. E’ indispensabile che si sviluppi in una comunità, cioè in un tessuto di relazioni “territoriale”.

L’esperienza associativa è parte integrante del metodo che si usa nella educazione alla fede, ma ancora più interessante è che la relazione che si stabilisce è sempre legata a un territorio. La parrocchia sta vivendo oggi una nuova stagione di vivacità ed è la esperienza di fede che prende casa tra la vita della gente nel territorio, oggi, soprattutto che il territorio è diventato ancora più determinante per la vita anche di una piccola comunità. Per territorio non si intende solo l’insieme degli spazi geografici, ma il ricco mondo di relazioni che vi si sviluppa, le reti di interazione tra le persone e le istituzioni, i nuovi comportamenti della gente, dei ragazzi, dei giovani, degli adulti, gli spostamenti di persone e cose, i tessuti comunicativi, le sfide economiche che caratterizzano uno spazio geografico, umano e spirituale. Non si tratta solo di spazi geografici, ma di modi di vita, di mentalità. L’impianto con cui la Chiesa fino ad oggi si è fatta casa di comunione, laboratorio della Fede, scuola di Santità, quale è la parrocchia, è di fronte a grandi sfide, ma ha tutte le carte in regola per vincerle, proprio perché è nel DNA dell’esperienza di fede rimandare continuamente alla vita concreta di relazioni definite e datate nello spazio, nel tempo e nelle relazioni che in essi si sviluppano.



[1] D. Coupland, La vita dopo Dio pag. 196

[2] ibid pag 254

[3] cfr. I giovani del nuovo secolo, indagine IARD, Il Mulino, Bologna 2002

[4] Lettere di don Lorenzo Milani, pag. 5,  Mondadori, Vicenza, 1970

Post It

1. I freschi materiali per la RIUNIONE PRE-SINODALE. Vedi la rubrica qui sotto

2. In composizione il numero di marzo, con dossier sull'accompagnamento vocazionale

3. Qui sotto, le nuove rubriche di NPG, su cartaceo e on line

4. Abbiamo unificato QUI le varie rubriche su Santi e Testimoni

Sinodo sui giovani 
Un osservatorio
Commenti. riflessioni, proposte  

logo-SINODO-GIOVANI-colori-295x300

Newsletter
Febbraio 2018

NL febbraio 2018

Laboratorio
dei talenti 2.0
Una rubrica FOI

rubrica oratorio ridotta

No balconear 
Rubrica ispirata al/dal Papa
 

lostintranslation 1

Sulle spalle... 
dei giganti

giganti

 Il Vangelo
del giorno
(Monastero di Bose)

Lezionario 1

Temi di PU 
(pastorale universitaria)

temi di PU

Temi 
«generatori»
Pastorale e spiritualità giovanile

inprimopiano

invetrina2

Storia "artistica"
della salvezza 

agnolo bronzino discesa di cristo al limbo 1552 dettaglio2

I cammini 
Una proposta-esperienza
per i giovani
e materiali utili

vie

Bellezza, arte 
e PG

arteepg

Etty Hillesum 
una spiritualità
per i giovani

 Etty

Newsletter NPG



Ricevi HTML?

PGNEWS

stampa

Lo zibaldone. 
Di tutto un po'
Tra letteratura, arte e pastorale...

zibaldone

rubriche

Società, giovani 
e ragazzi
Aspetti socio-psico-pedagogici  

ragazziegiovani

Sussidi e materiali 
x l'animatore in gruppo 
 

cassetta

LIVE

Il numero di NPG 
in corso
Febbraio 2018

febbraio2018 modulo

Progettare PG

progettare

novita

ipad-newspaper-G

NPG: appunti 
per una storia

2010 SDB - NPG Logo 02 XX

Le ANNATE di NPG 
1967-2018 
 

annateNPG

I DOSSIER di NPG 
(dall'ultimo ai primi) 
 

dossier

Le RUBRICHE NPG 
(in ordine alfabetico)
Alcune ancora da completare 
 

Rubriche

Gli AUTORI di NPG
ieri e oggi 

pennapennino

Gli EDITORIALI NPG 
1967-2018 
 

editorialeRIDOTTO

INDICI NPG
50 ANNI
 
Voci tematiche - Autori - Dossier

search

VOCI TEMATICHE 
di NPG
(in ordine alfabetico) 
 

dizionario

I LIBRI di NPG 
Giovani e ragazzi,
educazione, pastorale
 

libriNPG

I «QUADERNI» 
dell'animatore

quaderni

 

Alcuni PERCORSI 
educativo-pastorali in NPG
 

percorsi

I SEMPREVERDI 
I migliori DOSSIER di NPG 
 

vite N1

NOTE'S GRAFFITI 
Materiali di lavoro
con gruppi di ragazzi e adolescenti 
 

medium

webtvpic

SOCIAL AREA

 
socialareaok2 r1_c1_s1 socialareaok2 r1_c2_s1 socialareaok2 r1_c3_s1 socialareaok2 r1_c4_s1

NPG segnala

  il BLOG di
Francesco Macrì

blog

 *****

il SITO di
Margherita Pirri
(autrice della ns colonna sonora)

pirri

Newsletter
«NPG 50 anni»

50 anni

Newsletter
«Riccardo Tonelli»
In memoria

tonelli

Contattaci

Note di pastorale giovanile
via Marsala 42
00185 Roma

Telefono: 06 49 40 442

Fax: 06 44 63 614

Email

MAPPE del SITO 
navigare con una bussola

mappesito 1

PROGRAMMAZIONE
NPG 2018

programmazione 1

LECTIO DIVINA 
o percorsi biblici

lectiodivina 1 

DOTTRINA SOCIALE 
della Chiesa

dottrina 1

LE INTERVISTE: 
PG e...

interviste 1

ENTI CNOS

cospes tgs cnosfap cgs cnosscuola scsOK1 cnossport

SITI AMICI

Salesiani di Don Bosco Figlie di Maria Ausiliatrice editrice elledici università pontificia salesiana Servizio nazionale di pastorale giovanile Movimento Giovanile Salesiano salesitalia Mision Joven Dimensioni Mondo Erre DonBoscoland Scritti di Don Bosco ans bollettino
LogoMGSILE valdocco missioni vis asc exallievi vcdb mor ICC icp ILE ime ine isi