La Bibbia

nella pastorale giovanile

degli ultimi decenni

in Italia

Alcuni tratti maggiori

Cesare Bissoli

Ad analisi conclusa, una prima valutazione d'insieme ci permette di affermare che non si può parlare nel nostro Paese di un rapporto significativo e soddisfacente tra Bibbia e giovani (intesi qui come adolescenza e prima giovinezza), perché tale rapporto, che pure in qualche modo esiste, non appare ancora sostenuto – all'infuori forse di certe associazioni e movimenti necessariamente ristretti – da esperienze specifiche, larghe, condivise, stabilizzate, programmate, pedagogicamente attrezzate e soprattutto integrate in un progetto di pastorale, tale da parlare di una via giovanile alla Bibbia nel comune cammino di fede di una comunità (parrocchiale). Per quale ragione tale esito? È una situazione del tutto negativa, scoraggiante, o vi sono elementi di cambio ed indicatori per un nuovo cammino?
In una rapida lettura storica, possiamo dire che la condizione denunciata risente della fatica della pastorale italiana, nella sua globalità, di operare una profonda ripresa biblica dopo il lungo tempo (postridentino) di lontananza dal Libro Sacro, fatica ancora più consistente nei confronti della fascia giovanile, essendo piuttosto tardiva l'affermazione di una sua autonoma e specifica cura pastorale. In verità in cuore e mani intraprendenti come Don Bosco, la «Storia Sacra», da lui composta giovane prete nel 1847, ha conosciuto una estensione mondiale, mostrando tre preziosi indizi: lascia intravedere un flusso biblico nel mondo giovanile anche nei tempi più bui; pur nei limiti esegetici e nelle differenze culturali, non si può mai dare un giudizio a priori di incompatibilità tra il testo biblico e mondo giovanile; decisamente determinante è la mediazione dell'educatore. Ed in effetti, oggi, dopo il Concilio, grazie ad una migliore sensibilità acquisita sia sul versante biblico che su quello giovanile, si vede chiaramente una crescita di attenzione anche per l'asse Bibbia-giovani, con delle esperienze inedite, delle proposte esplicite, una criteriologia ben soppesata, degli indicatori e sollecitazioni promettenti. Realisticamente è quanto ci si può attendere oggi. Segnalarne pertanto gli indizi di presenza, notare le linee di sviluppo, elaborare dei suggerimenti non sarà dunque rimangiarsi il giudizio detto all'inizio, ma piuttosto contestualizzarlo e trovare vie aperte al miglioramento. È quanto intendiamo qui illustrare, in omaggio al prof. M. Midali, che nella sua riflessione pastorale ha avuto attenzione al valore e ruolo del Libro Sacro. [1]
La trattazione si snoderà in tre parti: la Bibbia ai giovani nella riflessione di studiosi; forme e canali di presenza del Libro sacro; la Bibbia ai giovani secondo progetto, cioè nella forma pastoralmente più motivata ed elaborata. Quest'ultimo aspetto, che appare meglio nelle associazioni e movimenti, possiede, secondo noi, una interessante e più elaborata propositività nel Centro Salesiano di Pastorale Giovanile di Roma, con la rivista Note di Pastorale Giovanile (NPG) ed altre pubblicazioni. Perciò vi sosteremo particolarmente. La titolazione delle tre parti, tra loro inevitabilmente connesse, esprime l'ottica di lettura che riteniamo oggi più pertinente sull'argomento.
Come si potrà vedere, la ricerca assume il volto di una rassegna di tendenze e produzioni, che non mira ad essere materialmente esaustiva, ma piuttosto selettiva, toccando quanto appare fondatamente più emergente. Perciò se formalmente non consideriamo i progetti di PG delle singole chiese locali, riteniamo di poter dirne presuntivamente e globalmente le esperienze e gli orientamenti.

1. La riflessione

1.1. La Bibbia ai giovani o la Bibbia secondo i giovani?

Dire Bibbia e giovani significa evocare un campo semantico di segno molteplice. Da un punto di vista materiale, può volere dire pubblicazioni in re biblica rivolte direttamente ai giovani (ad es. con i Catechismi, testi di insegnamento religioso, sussidi di spiritualità: v. sotto) oppure rivolte agli educatori in relazione ai giovani. Ad un livello più pedagogico, si deve distinguere tra il «dire la Bibbia ai giovani» limitandosi a qualche pratico adattamento (vi rientra la quasi totalità delle pubblicazioni in commercio) e il «dire la Bibbia secondo i giovani», cioè riflettendo sulle condizioni, possibilità ed esigenze dell'età giovanile ad incontrare il Libro sacro e scrivere di conseguenza (è l'aspetto tra noi assai trascurato). È su questo contesto globale che intendiamo svolgere la nostra ricognizione. Ma qui merita ricordare, come utile premessa, quale sia la cosiddetta situazione di partenza, ossia che relazione di fatto mostrano i giovani italiani nei confronti del Libro Sacro. Diciamo subito che manca una specifica ricerca scientifica al proposito. Però disponiamo almeno di certe indicazioni sintomatiche dalle indagini fin qui apparse. [2] Se ne ricava chiaramente che la folla dei giovani non sa cose elementari della Bibbia, né pare possedere con essa una relazione di valore, significativa. [3] Colpisce però quel certo interesse ed accoglienza che viene affermato, anche in incontri di massa., o comunque la traccia lasciata dalla Bibbia nella comprensione di Dio e di Gesù. [4] Per cui è saggio non desistere dalla proposta, rinforzando motivazioni e condizioni di contatto.

1.2. Punti di vista

Non sono molti,. anzi sono assai pochi gli studiosi che hanno trattato in modo riflesso e teorico del rapporto Bibbia e giovani. Nella congiuntura attuale di alta specializzazione biblica ciò non potevano fare pastoralisti ignari di Bibbia. Ma purtroppo nemmeno i biblisti italiani pur numerosi vi si sono dedicati. Sono assai più quanti, biblisti e non, hanno scritto liberamente testi o sussidi biblici per giovani.
Se qui mi riferisco al mio stesso lavoro e a colleghi dell'Università Salesiana, è perché ritengo che in termini così riflessi, «epistemologici», si sia ben poco detto altrove, salvo nell'orto piuttosto chiuso di centri associativi, di cui faremo cenno nelle altre parti.
a) Essendomi interessato personalmente per oltre un ventennio di comunicazione biblica nella pastorale e catechesi, sovente il discorso ha riguardato il rapporto Bibbia-giovani, con la proposta di riflessioni e modelli operativi. [5] Posso riassumere attorno ai punti seguenti il mio pensiero: il risveglio generalizzato biblico-pastorale intorno alla Parola di Dio interpella gli operatori pastorali in ambito giovanile a darvi un'attenzione specifica (scelta pastorale) per maturarne la fede attingendola con più slancio alla sorgente biblica. La Bibbia infatti, come accenno più sotto, ha grandi, originali risorse per nutrire una spiritualità giovanile. In questo stimola assai la comprensione della figura del giovane nello stesso Libro Sacro, con il processo educativo per lui sviluppato, sotto il segno della pedagogia del Signore. Dall'insieme dei fattori in gioco, sono richieste all'operatore plurime e serie competenze, che racchiudo in tre aree: culturale (conoscenza e rispetto delle esigenze esegetiche contro ogni fondamentalismo; considerazione della storia degli effetti biblici come componente necessaria del dialogo interculturale); spirituale (la comprensione della Bibbia nella fede come Parola di Dio, come «sacramento» nella Chiesa, come correlazione tra Parola e vita, a livello personale e sociale), esperienziale (partecipazione attiva a forme bene avviate di incontro diretto con la Sacra Scrittura). Si richiede una promozione biblica giovanile dotata di una notevole capacità motivazionale (il sì alla Bibbia ha senso soltanto dentro un più ampio quadro di riferimento antropologico e teologico) e comunicativa (linguaggi appropriati). [6]
b) Carlo Buzzetti ha cercato, con lavori diversi, [7] di riportare a servizio dei giovani la sua nota competenza di traduttore della Bibbia e dunque l'esigenza di aderenza fedele al testo sacro e le vie per farlo. È questo forse il suo contributo più originale, che traduce in un insieme di pratiche rivolte per sé a tutti, tra cui i giovani. [8] Tipico è il suo modo di cogliere da un unico brano biblico diversi livelli di lettura e quindi le molteplici operazioni di fare esegesi, fare teologia, fare meditazione, fare catechesi/omelia. [9]
Di Mario Cimosa ricordiamo la sensibilità al nostro problema con interventi specialmente in riferimento ad un mondo per lo più disatteso in pastorale (giovanile): l'Antico Testamento, indicando il potenziale formativo in ordine all'esperienza religiosa e alla preghiera, segnatamente nella grande area dei Salmi» [10].
c) Merita segnalare pensiero e proposte che provengono da incontri o convegni di studio organizzati dall'Università salesiana a livello nazionale, in cui viene toccato il rapporto Bibbia-giovani.
Così se nel 1978 [11] l'attenzione al «fenomeno biblico e alla problematica biblica oggi» evidenziò il ruolo del Libro Sacro nell'associazionismo (giovanile) e permise di fare una corposa rassegna bibliografica su «la Bibbia nella catechesi attuale ad adolescenti e giovani», è nel convegno del 1992 [12] che il discorso si fa diretto, andando dall'analisi della situazione con l'esposizione delle esperienze dal vivo di un gruppo biblico giovanile di una parrocchia romana, alle offerte formative dell'AT e del NT, alle grandi forme di incontro con la Parola da parte dei giovani, tra cui la «Scuola della Parola» del Card. Martini a Milano, concludendo alle linee di spiritualità biblica per i giovani di oggi. Non mi sentirei di dire che quanto detto abbia tutto lo stesso valore, che tutto sia cioè veramente pensato sui giovani «reali» (può capitare che il binomio Bibbia-giovani sia più affermato che rispettato!), ma si nota uno sforzo tra i più riusciti in termini organici e globali sul come rapportare l'uno e l'altro dei due poli.
Una nomina spetta pure alla grande ricerca sull'«esperienza religiosa dei giovani» basata su oltre un centinaio di «storie di vita» giovanile portata avanti dall'Istituto di Teologia Pastorale dell'Università Salesiana (ne abbiamo dato gli estremi bibliografici alla fine della nota 2).La ricca ed organica riflessione porta a conoscere analisi e proposte di notevole rilievo. Quanto al rapporto di fatto tra Bibbia e giovani basti il giudizio piuttosto impietoso, ma fondato, di M. Pollo alla nota 3. A livello di proposta invece merita ricordare due voci che dicono la diversità di livello, chiamate ad integrarsi armonicamente. Un esperto di PG, R. Tonelli, che troveremo più avanti, alla domanda «come proporre l'esperienza cristiana» enuncia soprattutto una criteriologia stando più, direi, dalla parte dei giovani: invita all'incontro di documenti ecclesiali riconosciuti soprattutto in «alcuni 'testi' privilegiati della esperienza credente: i Vangeli, qualche Salmo, qualche testo autobiografico (biblico) particolarmente suggestivo» e invita a valorizzarli come «svelamento» del mistero di Dio che in Gesù incontra l'uomo (giovane), avvalendosi di «adulti "narratori" dell'evento». [13] Andando più verso il concreto i già citati C. Buzzetti e M. Cimosa trattando esplicitamente di giovani danno indicazioni sulla valorizzazione in senso educativo dell'AT e NT, suggerendo motivazioni, strategie operative, metodologia. [14]
Non ci dilunghiamo qui in ulteriori spiegazioni, in quanto nella parte terza avremo occasione di presentare il quadro più ampio cui appartiene la riflessione condotta sull'esperienza religiosa sopra accennata.

2. La presenza

È giusto, oltreché inevitabile, che prima o dopo, qualunque educatore ed animatore cristiano dei giovani proponga loro l'incontro con la Bibbia. La situazione italiana porta a distinguere tre sicure aree di presenza del Libro sacro: la catechesi con i libri di catechismo, l'insegnamento religioso nella scuola con i testi di religione, l'area della spiritualità, con sussidi formativi, riconoscendo però, ma qui non trattandoli, che vi sono certamente altri segni biblici all'interno del mondo che consideriamo (in particolare nelle produzioni musicali). Ci fermiamo alle forme più strutturate e congrue ad un servizio di pastorale giovanile.

2.1. Area della catechesi

Per la nota situazione creatasi dopo il Concilio di Trento, quello che di Bibbia la chiesa italiana ha potuto dare, l'ha realizzato, anche per i giovani, avendo come punto di riferimento privilegiato, quando non unico, la catechesi della comunità. [15] Fino ad oggi. Ma qui va osservato che la via catechistica alla Bibbia comprende non solo la catechesi il grande canale del Catechismo dei giovani, ma due eminenti laboratori di pastorale giovanile che non potremmo esimerci dal nominare in relazione al nostro argomento: l'Azione Cattolica Giovani; il Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile presso la CEI. [16]
1. Nell'attuale Progetto Catechistico Italiano, al seguito della Dei Verbum, è ben nota l'ampiezza data alla Bibbia nel cammino di maturazione della fede in tutte le età. [17] Il riscontro nei Catechismi degli adolescenti e giovani è evidente.
a) Sia nella sua prima che seconda edizione (1993), il «Catechismo dei giovani /1» (Io ho scelto voi) propone ad adolescenti un vero «banchetto» biblico, pur riconoscendo che questi non sono facili commensali al riguardo. Colpisce certamente il coraggio di andare controcorrente riservando due terzi del volume al dato biblico. Ma quello che più interessa sono sia l'articolazione del materiale sul paradigma liturgico (profeta, vangelo, apostolo nelle prime tre fasce di ogni capitolo) sia soprattutto una precisa ermeneutica antropologica che sottende al testo, visto non come semplice ampliamento di conoscenze, ma come espressione di domande e risposte esistenziali. L'AT, con un'ampiezza del tutto inedito negli altri volumi del Catechismo, è percorso dalla Torah, ai profeti, ai sapienziali, ai salmi, badando di evidenziare in esso una pedagogia all'incontro con il Cristo, qui intesa come una condivisione della Bibbia con le domande giovanili sulla vita in diversi aspetti. L'evento Cristo, incontrato attraverso i quattro vangeli, è allora compreso come fondamentale ed attraente risposta/proposta. Alcune Lettere di Paolo (novità anche questa per dei ragazzi) offrono l'occasione di cogliere e confrontarsi su come le prime comunità hanno risposto e vissuto il nodo domanda-risposta di vita. Commenta Betori: «Nell'insieme i momenti esegetico e kerigmatico passano in secondo piano e, sotto le vesti preferibilmente della narratività, emerge prepotente l'istanza di attualizzazione, che dà luogo ad una lettura antropologica della Bibbia». [18]
b) Un contatto biblicamente più ristretto, ma culturalmente più approfondito appare invece nel Catechismo dei giovani /2. Nella prima edizione (Non di solo pane) (1979), la componente biblica si traduce in una ricerca della dimensione storica della vita e del mistero di Cristo, affrontando problematiche classiche, ma con taglio assai moderno, relative alla storicità, credibilità, storia della formazione dei vangeli nel seno della comunità credente. Ma le esigenze della critica si compongono con la cura di «far emergere il valore universale dell'evento, in una dinamica di storia e attualizzazione che cerca di evitare archeologismo biblico e riduttivismi applicativi». [19] Nella edizione definitiva (Venite e vedrete) (1997) rimane fondamentalmente eguale la profondità culturale e la concentrazione sul Gesù dei Vangeli. Semmai è più incisiva l'aderenza al mondo dei giovani accostando i testi nella figura dell'incontro secondo il modulo giovanneo del «Venite e vedrete» (che da titolo al volume), scandito sul trinomio «cercare-incontrare-dimorare» (Cfr. Giov 1, 35-39.40-42). E stata rilevata la buona concentrazione cristocentrica servita da un approccio narrativo veramente riuscito, sì da diventare modello sul come «dire Gesù ai giovani». Ma è anche stata evidenziata la diseguaglianza biblica tra le parti e la forte carenza dell'AT. Evidentemente, trattandosi di testo catechistico, il testo biblico è più accennato che materialmente espresso e direttamente letto nella sua testualità. Si deve in ogni caso rimarcare lo sforzo di volgere in itinerario di fede ogni capitolo portando dei passi biblici sotto la categoria «L'ascolto della Parola». [20]
In sintesi si può dire che il «Catechismo per la vita cristiana» nei suoi due volumi rivolti ai giovani espone il dato biblico, segnatamente evangelico, in maniera esemplare, per il taglio critico-culturale ed esistenziale insieme. Ed è un prezioso contributo, che dovrebbe suscitare interesse almeno al vangelo. Resta però vero che la Bibbia non è tematizzata come libro dei credenti cui essere introdotti, quale sacramento della Parola di Dio cui venire iniziati. Di fatto non viene teorizzata una Bibbia per giovani, come già per gli adulti, [21] nel senso di una organica proposta pastorale normativa. Poteva essere la buona occasione data l'ispirazione biblica del documento catechistico congiunta alla sua autorevolezza ecclesiale.
2. In relazione alla catechesi dei Catechismi italiani si sono poste consapevolmente due grosse agenzie di PG, nel cui servizio sostanzialmente fanno coincidere tanta parte del loro progetto di PG e dunque della componente biblica che affermano. Per questo preferiamo parlarne qui che nella parte terza, di cui faremo soltanto un richiamo.
a) La prima agenzia è ovviamente il Servizio nazionale di PG presso la CEI. Per sua natura esso non ha prodotto sussidi pratici, come l'elaborazione di itinerari applicativi dei testi catechistici, in quanto è attento ai contesti pastorali di ogni annuncio, su cui va dicendo cose pregevoli, [22] senza per altro nessuno sviluppo significativo circa l'incontro giovani-Bibbia. È prevedibile la stessa impostazione presso molti uffici o centri diocesani di PG.
b) Certamente più significativo è il contributo dell'Azione Cattolica (giovani). [23] G. Betori, attuale sottosegretario della CEI, delinea con precisione la collocazione di questa associazione tradizionale riguardo al Libro Sacro.
Anzitutto va detto che la catechesi dell'AC ha da sempre riflettuto, per indole nativa, l'impostazione catechistica promossa dalle strutture ecclesiali, e quindi oggi, il servizio pedagogico-didattico al Catechismo dei giovani 1 e 2. Ma ha sempre circondato tale servizio, e talora come forza di avanguardia, con una forte sensibilità biblica, ovviamente con delle evoluzioni legate allo stesso sviluppo della esegesi-teologia-spiritualità biblica. Nel settore adulti e giovani è stato di casa il metodo «vedere-giudicare-agire», mentre con il ceto intellettuale (FUCI) è più rimarcato intenso il taglio culturale, come pure va estendendosi la pratica della «lectio divina». [24]
Attualmente così sintetizza la situazione il Betori: «Si può verificare come nei più recenti strumenti formativi per l'età adolescenziale prodotti dall'AC, l'accostamento al testo sacro prevede momenti di "alfabetizzazione" storico-letteraria per alcuni libri biblici, la proposta di lettura di testi in funzione di teologia biblica con progressività tematica, l'indicazione di pagine bibliche per un accostamento meditativo o per la preghiera in un contesto liturgico. Le esemplificazioni potrebbero essere molte ma alla fine si dovrà pur sempre convenire che il rapporto alla Bibbia all'interno dell'AC si identifica alla fine con le modalità e i problemi dell'uso della Scrittura nella catechesi italiana». [25] Chiaramente la progettualità ampia e matura dell'AC, necessariamente ci obbliga farne ulteriore richiamo nella parte terza.

2.2. Area dell'insegnamento religioso nella scuola

Se ne trattiamo non è perché la scuola di religione possa essere un sistema compiuto di PG, ma perché ogni Progetto di PG dovrebbe considerare, di più di quanto oggi capiti, l'area scolastica, specificamente in ciò che attiene il nostro tema, l'incontro con la Bibbia da parte dei giovani, tenendo conto della convergenza di due fattori: oggi la stragrande maggioranza degli adolescenti e dei giovani italiani un discorso religioso lo possono udire in qualche modo nella scuola e non nella chiesa e proprio la Bibbia è oggetto centrale del programma dell'ora di religione. Infatti nei programmi di religione si riconosce alla Bibbia il ruolo di documento fondamentale, invitando necessariamente ad una introduzione ad essa, [26] stante il pauroso deficit della cultura italiana in materia. E di fatto la possibilità potrebbe tradursi in realtà, dato il numero ancora assai elevato degli studenti italiani che si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica (IRC), diventando così un eccellente completamento alla proposta dei Catechismi. Ma cosa riesce a dare tale insegnamento? In verità esaminando i libri di testo della secondaria superiore è giusto parlare di un buon livello espositivo, anche se diversificato. [27] Le tematiche svolte riguardano la Bibbia come Libro sacro delle religioni (in un confronto comparativo interreligioso) e segnatamente codice della religione ebraico-cristiana, il suo sviluppo storico-letterario, i grandi temi biblici, come il racconto di creazione, l'esodo, il profetismo, soprattutto la figura del Cristo e dunque la natura dei Vangeli, gli Atti degli Apostoli. Non manca un prima elaborazione epistemologica e pedagogico-didattica, attingendo, ad es. alla grande ricchezza del mondo tedesco. Ma i problemi sono tanti e non risolti: assoluta carenza di tempo, la impreparazione biblica dei docenti, il sentimento di estraneità e quindi la non interiore partecipazione degli alunni, la pochezza didattica, tra cui il distacco da testi concreti. Nasce la domanda se si possa fare di più. E come. [28] La «Bibbia a scuola» è dunque un'area potenziale alquanto paralizzata. Che risente del quadro globale della crisi che investe ogni proposta di valori alle giovani generazioni. Non sembra funzionare laddove questa rimanga a livello erudito, non coinvolgente, con il rischio d'altra parte del consumismo e della strumentalizzazione del dato, favorendo un continuo analfabetismo biblico. Come ultimo, ad aggravare il tutto va notata la separatezza vigente fino alla dicotomia, tra il «ragazzo della scuola» e il «ragazzo della comunità» a riguardo del discorso religioso (biblico). Ci premuriamo di ripetere che il potenziale di formazione biblica è alto, ed anzi è da credere che per certe situazioni diventi felice realtà. Resta vero che per tantissimi docenti ed alunni vige la situazione di grave disagio. Il Mar Rosso non è stato superato. L'incultura biblica continua.

2.3. Area della spiritualità

Intendiamo quel tipo di interventi miranti a realizzare una effettiva esperienza biblica da parte dei giovani. Si possono distinguere due livelli: la forma vivenziale dell'incontro e la comunicazione scritta del libro, della pubblicazione. Dobbiamo riconoscere che su entrambi i livelli vi sono diverse cose tra di noi, magari pregevoli, con intenti indubbiamente formativi, ma in ordine sparso, non sempre all'interno di un progetto definito di PG. Sembra valere come sufficiente rivolgersi ai giovani proponendo questo o quel motivo biblico, a modo di meditazione, senza eccessiva preoccupazione di analizzare le diverse implicanze, di tipo esegetico, teologico, ecclesiale e culturale. E poi irresistibile è la tendenza a parlare di Bibbia, piuttosto che far parlare la Bibbia con un approccio guidato a comprendere e gustare il testo come tale. Ne faremo cenno in conclusione. Data la natura del tema prefissatoci, qui ci limitiamo ad un breve campionario.
1. Nel mondo delle esperienze bibliche giovanili di primo acchito viene da ricordare quella nube di testimonianze proprie dei ritiri spirituali e campi formativi giovanili, dove il ricorso alla Bibbia, segnatamente ai Vangeli, sotto forma di meditazione, di recita dei Salmi..., è fatto quotidiano (comunque possa valutarsi la validità dell'incontro). Ma sono esperienze il cui esatto profilo sfugge. Più facile è la memoria di alcune modalità di incontro più significative, gestite la maggior parte dai movimenti ed associazioni, ma con delle benefiche iniziative anche nelle comunità giovanili parrocchiali.
a) Tra queste ultime ricordiamo la «Scuola della Parola», che, iniziata dal Card. Martini a Milano, è diventata iniziativa assunta da diverse diocesi. Dell'esperienza milanese possediamo un buono studio di E Perrenchio. [29] Da esso cogliamo due elementi pedagogicamente assai istruttivi per ogni operatore pastorale): la forma della Lectio Divina opportunamente adattata in Scuola della Parola pare essere oggi il paradigma più efficace per una esperienza biblica giovanile di massa; [30] in secondo luogo è fondamentale l'influsso della persona viva del comunicatore preparato, intelligente ed in sintonia con il mondo dei giovani (cosa per sé non ascrivibile soltanto all'Arcivescovo di Milano). Del Cardinale milanese è infatti la convinzione che tra «Chiesa e giovani, un incontro (è) possibile» e che il ricorso alla Parola di Dio favorisce ampiamente tale incontro se i giovani si sentono capiti, interpellati, aiutati, amati..., se la parola si cala nell'esperienza e nella psicologia dei ragazzi. Il che porta il Cardinale a concludere: «Se ogni educatore tenesse sul proprio tavolino la Scrittura, per aprirla e lasciarsi confortare nei momenti difficili, e se lasciasse come tesoro, a coloro che educa, l'amore per la Scrittura, credo che avrebbe già compiuto un meraviglioso compito educativo». [31]
b) Nel mondo dell'associazionismo [32] i giovani sono di casa, anche se in numero non eccessivo, come di casa è anche la Bibbia. Non è stato fin qui realizzata una indagine approfondita sul rapporto reciproco, ma è certamente significativo. Dalle pubblicazioni a disposizione ho voluto recensire più a fondo e a modo di sondaggio i seguenti modelli o vie: [33] l'incontro con la Bibbia nella comunità monastica di Bose, dove si sperimenta in particolare la guida trascinante di E. Bianchi (e non solo a Bose, ma in diverse riunioni giovanili nelle diocesi italiane) con l'itinerario forte della Lectio Divina; [34] lo stesso incontro è visto nella revisione di vita secondo il metodo GIOC del «vedere-giudicare-agire», forma determinata dall'intuizione fondamentale .che nella vita vi sono i segni del Signore di cui parla la. Bibbía; [35] anche le comunità di base propongono una loro via di lettura, secondo le quali il quotidiano povero e dei poveri è il luogo del Signore e della sua spinta liberatrice; [36] in prospettiva diversa si muove il cammino neocatecumenale, che predilige la lettura spirituale dei testi secondo la scelta carismatica dei fondatori, con una chiara messa in guardia da un approccio antropologico e sociale. [37] Ricordiamo ancora l'esperienza della» Bibbia pregata» proposta da suor M.P. Giudici ed attuata con molti giovani nel Centro di spiritualità giovanile di Subiaco, dove notevoli sono i suggerimenti per questo non facile esperienza giovanile. [38] Vi connettiamo doverosamente la «scuola di preghiera» di D. A. Gasparino, a Cuneo, intessuta di forte ispirazione biblica, rivolta ai giovani e da loro molto partecipata. [39]
Dei primi quattro modelli ho proposto una lettura critica, mettendo in risalto come essi si muovono secondo una criteriologia a doppio binario, cioè della validità e della funzionalità, della verità contenutistica e della efficacia metodologica. Ne esce uno spettro di opzioni che lasciano spazio a itinerari diversi, più attenti gli uni a sottolineare il momento di dono della Parola (primato del kerigma e dell'ascolto) ed altri, il momento dell'accoglienza della Parola (l'incidenza sulla vita e dunque sulla realizzazione della Parola). La verità sta evidentemente nella globalità degli elementi e dunque nella capacità di integrarli. [40]
2. Non ci sentiamo di fare una rassegna completa delle pubblicazioni bibliche per giovani, sia perché difficile materialmente e forse anche inutile, dato che al termine spiritualità si dona un senso diverso. Capita infatti che il termine «giovani» sia più' un'etichetta appiccicata che una differenza specifica. Ci limitiamo ad indicare certe componenti maggiori, esemplificandole con alcune pubblicazioni.
a) A proposito del concetto di .piritualitcì biblica con riferimento ai giovani, di veramente approfondito, quindi anche con il ricorso alle scienze dell'uot mo (giovane), disponiamo ben poco. Si parla infatti da una parte di spiritualità biblica e dall'altra di spiritualità giovanile, ma una sintesi armonica non viene esplicitamente compiuta, se non per cenni, come intuizioni e suggerimenti illuminanti. [41]
Personalmente ne ho trattato sottolineando le risorse specifiche della Bibbia nella formazione dei giovani, quali il nutrimento della fede alla sorgente, la capacità di memoria critica della fede, la documentazione oggettiva del credo, la ricchezza dei linguaggi, la Bibbia come sacramento dell'incontro con Dio. [42] G. Zevini si applica a cogliere «linee di spiritualità biblica per i giovani di oggi», richiamando la struttura di tale spiritualità che consiste nella triplice fedeltà alla storia, alla memoria e al futuro, invitando a farne applicazione al mondo dei giovani educando «al silenzio e all'ascolto della Parola e della vita», «a misurarsi sul progetto di Dio», «ad aprire la vita allo Spirito per essere "persone spirituali", a realizzare "una spiritualità pedagogica" (sic), basata sulla Parola e sulla vita». E qui si fa richiamo al pensiero del Card. Martini citato sopra. [43]
Una buona riflessione recente sulla materia è avanzata da C. Di Sante. Ha il pregio di tematizzare cosa intendere specificamente per spiritualità, presentare il quadro biblico-teologico di spiritualità nell'AT e NT, descrivere i tratti peculiari della spiritualità biblica. Vi è anche un cenno pertinente ma rapido alla condizione dei giovani, per cui rimane il lavoro di come integrare dati così eccellenti con tali destinatari. [44]
b) Nel mondo tedesco è esistita una «Bibbia della gioventù» tradotta in italiano agli inizi degli anni '60. Ma non mi consta che a livello nazionale si sia fatto un tentativo di tale genere. [45] Precisiamo subito: un tale sussidio non ha valore automatico, anzi dovrebbe valere non oltre l'adolescenza, ma l'interessarsene potrebbe essere segno di una pregevole sensibilità. Eppure esiste tra di noi, pur con le sofferenze accennate, uno spazio istituzionale per questo scopo: l'insegnamento religioso della scuola. [46]
c) Rimane da censire la mole di pubblicazioni che con il titolo più o meno esplicito di spiritualità spezzano il pane della Bibbia ai giovani, riconoscendo subito che il titolo di lettura o approccio spirituale alla Bibbia dipende sovente dalle intenzioni di chi scrive. Con articoli e con libretti. Ci si esima di fare una impossibile rassegna. Più facile è rimandare alle editrici cattoliche. Proponiamo un elenco esemplificativo in nota. [47]

3. Il progetto

In questa parte cercheremo di recensire la collocazione della componente biblica dentro quelli che vengono chiamati «progetti di pastorale giovanile», dove cioè la cura dei giovani e degli ingredienti che la costituiscono è proposta in maniera strutturata, andando idealmente dalle motivazioni agli itinerari operativi. Che ne è della Bibbia in tale quadro? Rispondere in modo netto è difficile, perché di «progetti» ve ne sono tanti e non tutti sono resi pubblici a livello nazionale(si pensi ai progetti diocesani di PG, ma anche di istituti religiosi).
Per procedere con più obiettività, se non esaustività, ci fermeremo su dei modelli progettuali riconosciuti di PG, dotati di pubblicazioni specifiche ed emananti da centri di ricerca/esperienza finalisticamente intenti a proporre la PG in progetto. In concreto ci soffermeremo su due grandi voci: l'AGESCI (o scoutismo cattolico) e il Centro Salesiano di PG di Roma con la rivista già citata di NPG, non senza però prima accennare a quei testi che affrontano il problema dell'educazione alla fede dei giovani e quindi rientrano tematicamente nel quadro della pastorale giovanile.

3.1. A confronto con i tanti progetti di PG

La consapevolezza di non poterli raggiungere e quindi l'incertezza di sapere se la componente biblica sia trattata e come, ci spinge a sollecitare il lettore a continuare questa ricerca in casa propria, richiamando qui a modo di esempio delle testimonianze documentate in testi. [48]
a) In ciò che riguarda il nostro tema, nella parte seconda abbiamo già inquadrato l'attuale fenomeno associazionistico giovanile, caratterizzabile nella maggior parte dei casi per il contatto intenso con il testo sacro, per lo scopo eminentemente spirituale di tale contatto e per il taglio notevolmente carismatico, influenzato cioè dal «carisma del fondatore» come chiave di lettura.
Diversa è la fisionomia del progetto giovanile dell'Azione Cattolica. Anche di esso abbiamo fatto cenno più sopra, ricordando come si ponga al servizio privilegiato della catechesi italiana (e dunque della sua ricca componente biblica). Qui in sede di riflessione sul progetto, rimarchiamo il fatto che questa Associazione porta un indubbio affiato biblico non solo nella pratica della catechesi giovanile, ma più altamente nella formazione spirituale dei soci e dei loro animatori nelle diverse ramificazioni dell'Associazione (la FUCI in particolare). Si tratta di un approccio spirituale, contrassegnato da un esplicito senso ecclesiale della Parola di Dio, corredato di buona esegesi, aperto alle sfide culturali. [49] È importante ricordare che tanti progetti diocesani di PG diocesani a tutt'oggi sono strettamente influenzati dal modello dell'AC.
b) Quanto alle tante, ricorrenti pubblicazioni «teoretiche», fondative rivolte alla formazione cristiana dei giovani, si notano posizioni piuttosto povere, talora silenziose quanto al riferimento biblico. Si parla di educazione alla fede, si richiama con devozione alla Rivelazione e alla Parola di Dio, ci si fissa (e ci si limita) alla figura di Gesù Cristo come norma e modello di vita (il che è pure una grande cose), ma si entra poco o nulla nell'area biblica (semmai si danno dei criteri utili, ma molto generali di impiego) che è pure la prima patria di Gesù, la via imprescindibile alla sua conoscenza ed esperienza. [50] Insomma pare come se si fosse iniziato un cammino in direzione giusta, ma poi quasi ci si blocca e si sorvola su una attrezzatura necessaria e privilegiata per procedere, cioè il contatto biblico. Può darsi che si faccia sentire legittimamente una preoccupazione pedagogica (la Bibbia non è che abbia attratto ed attragga per sé molti giovani), ma essa rischia di diventare una pesante sottovalutazione dei valori teologico-biblici e delle sue intrinseche risorse metodologiche.

3.2. Il progetto AGESCI

Lo assumiamo così scopertamente per una semplice ragione: lo scoutismo italiano, fenomeno tipicamente giovanile, si caratterizza per una propria, originale relazione con la Bibbia, teorizzata oggi in forma organica nel «Progetto unitario di catechesi», ma che va oltre il perimetro strettamente catechistico. [51] In tale documento di base sono delineati i tratti costitutivi che hanno nella Bibbia una sorta di naturale riferimento (si veda anche l'estrazione protestante del fondatore, Baden Powell), giacché la pedagogia scout con le sue quattro esperienze e tecniche fondamentali (ascoltare, promettere, impegnarsi, comunicare) si presta nativamente ad una comprensione biblica e cristiana, di cui, come è noto, sono centrali gli esistenziali dell'ascolto, del gratuito, del servizio, della comunione (nn. 109-126). Si aggiunga la vicinanza delle componenti metodologiche scout, che sono l'esperienza, l'espressione gestuale, il forte uso del simbolismo, tra cui quello del cammino, della strada, con il linguaggio biblico ricco di tali elementi. Tutto questo fa capire come il ruolo della Bibbia nello scoutismo diventi assai più che contatto spirituale, a se stante, quanto piuttosto una lettura totale del progetto scout in chiave cristiana (nn. 176-180), Di qui i tanti originali campi biblici, estivi e non, che vedono la partecipazione dei capi scout, e più in generale il programma di formazione biblica comune a tutti gli iscritti nella triplice scansione di alfabetizzazione biblica (o la identità della Bibbia), iniziazione biblica (o incontro con la Parola di Dio nel contesto storico attuale, come risposta alle domande di significato), come incarnazione biblica (o capacità di leggere biblicamente l'esistenza ed esistenzialmente la Bibbia in rapporto alla propria crescita, entro la propria situazione di vita (nn. 63-66). La prospettiva è suggestiva, il programma è bene articolato (per le tre branche, lupetti, esploratori e rovers con le rispettive categorie femminili, viene approntato un preciso itinerario biblico: v. seconda parte del Progetto), le risorse di attuazione sono ampie ed incisive, come sa chi conosce il metodo scout. C'è da chiedersi – come fa G. Betori – fino a che punto questo generoso «progetto biblico» riesce a mantenersi nella realtà secondo il quadro di riferimento, se non rischia di essere strumentalizzato («pedagogizzato») agli scopi di una istituzione per sé laica e aperta a tutti, e sottoposta agli stimoli e condizionamenti del tempo. [52]

3.3. Il progetto del Centro Salesiano di PG

È indubbiamente il progetto più elaborato e attrezzato culturalmente ed .è condiviso non soltanto nell'ambito salesiano, delle cui potenzialità e dinamiche è esso stesso un eco, ma in tanti progetti locali (diocesani) di PG. Su di esso esiste ormai una ricca letteratura, anche perché il progetto si mantiene giustamente aperto al divenire, arricchendosi con una continua attenzione all'esperienza debitamente riflessa, appare ormai maturo nel suo profilo sostanziale ed è in via di esserlo sempre di più – e così anticipo un giudizio globale – anche in relazione al dato biblico. Qui evidentemente non interessa la presentazione del progetto nella sua globalità, ma di appurare la componente biblica facendo riferimento alle scelte fondamentali. [53]

3.3.1. Una criteriologia organica
Il riferimento alla Bibbia non appare essere un primum né teologico né pedagogico. Non lo è almeno in termini fenomenici, ma sempre di più è chiamato ad esserlo in termini sostanziali, motivazionali. Se la vita, una vita realizzata, e dunque sorretta dalla speranza, è l'aspirazione più profonda dell'uomo (giovane), la sua intrinseca «invocazione», chi potrà negare che proprio nella Bibbia, e al centro di essa, sta il Dio vivente che è entrato con l'incarnazione nella vita stessa dell'uomo perché abbia vita e vita in abbondanza (Cfr. Giov 10, 10)? Inevitabilmente, con la logica che vuole che l'acqua migliore sia attinta alla sorgente, si pone la necessità del contatto anche diretto e programmato con il Libro sacro. Ma come avverrà? Tre sono i maggiori indicatori offerti dal Progetto:
• sarà un incontro-contatto con la persona-storia-mistero di Gesù Cristo, il Dio incarnato per la vita dell'uomo, visto come il «Dio della vita» a nome del Padre e con la potenza dello Spirito. Questa vita segnata da Gesù trova la sua area di senso nella costruzione del Regno di Dio, nella pratica cioè della causa di Gesù fino in fondo.
• sarà un contatto di tipo narrativo, ove cioè il giovane, più che con brani di verità dottrinali, si vede confrontato con una storia reale, umana, di vita, quella di Gesù appunto, e indirettamente, ma realmente con quella dei testimoni che in lui si sono riconosciuti, i primi cristiani, anzi con la storia dello stesso narratore, per coinvolgervi così la storia dell'ascoltatore giovanile, la cui esistenza illuminata da quella del suo Salvatore è stimolata a farsi a sua volta partecipe dell'unica storia della salvezza.
• sarà un incontro di taglio sapienziale, ove cioè la pur necessaria componente critica od esegetica non rimane fine a stessa, risultato da registrare, ma si fa ermeneutica del quotidiano (vero luogo della vita), cerca di far comprendere come la Parola di Dio incentrata in Gesù ha una corrispondenza nell'esistenza della persona, colta questa nella sua carica di invocazione e presagio, cui la Parola dona luce e consolazione. L'istanza educativa presiederà dunque la realizzazione di questi criteri.
Con sintesi efficace così si esprime R. Tonelli, in uno dei rari testi in cui ha tematizzato formalmente, anche se rapidamente, il rapporto «Pastorale giovanile e Bibbia»: «Il cristiano, impegnato a vivere nella fede e a condividere la causa di Gesù, è capace di leggere dentro le cose e sa come trasformarle, solo quando interroga la Bibbia, il luogo in cui il mistero di Dio si è aperto un po' sulla ricerca dell'uomo». [54]

3.3.2. Una Bibbia in processo
Questa che risulta come una criteriologia certamente interessante ha trovato esemplificazione teorica e pratica lungo la storia del Centro. Ciò è avvenuto meno per un rigido processo di incasellamento logico, quanto per una convergenza di esperti uniti dallo stesso sentire sui medesimi obiettivi. Si tratta di una linea biblica in processo, che si va definendo ed arricchendo progressivamente tanto che oggi potrebbe diventare maturo tema di riflessione, ad es. in un convegno, <da Bibbia nel progetto di PG del Centro... ecc.».
Ad ogni modo del processo in corso danno testimonianza il centinaio quasi di articoli biblici apparsi dal 1966 in NPG, come pure le collane di spiritualità biblica, edite dalla LDC e accennate sopra nella parte II.
Raduniamo in alcuni ambiti le tendenze fin qui manifestate:
• Bibbia e preghiera: fin dall'inizio ha costituito una scelta privilegiata, in particolare la preghiera dei Salmi (NPG 1973; 1976; 1981; 1994 1995).
• la Bibbia come chiave di lettura del quotidiano od esistenziale od esperienziale o secondo una comprensione sapienziale. Vanno segnalati, tra gli altri, gli interventi acuti di A. Rizzi (NPG 1983), di F. Floris (NPG 1987), di C. Di Sante (NPG 1993; 1994; 1995 ) ed anche miei personali (NPG, 1983, 1985, 1990, 1995) Un testo sintesi che- riassume questa lettura sapienziale è quello già citato «Giovani e Bibbia» (1991), con un tentativo di redigere un decalogo-manifesto circa il rapporto giovani-Bibbia (pp. 261-264)
• Bibbia attraverso una comunicazione narrativa: è la proposta elaborata in particolare da membri dell'Istituto di Pastorale della Università Salesiana, quali L. Gallo, M. Pollo, R. Tonelli (Narrare per aiutare a vivere, 1992). Di Tonelli menzioniamo, a modo di paradigma, il recente volumetto, Tanta Storie. Sono una trentina di passi del NT, di cui l'autore evidenzia la carica narrativa, ne amplifica la portata ermeneutica in riferimento alla vita dei lettori, loro stessi provocati da questa storia biblica a prolungarla nella storia perspnale. Si manifesta una coniugazione del dato esegetico, sia pur assai elementare, con una massiccia ricaduta esistenziale nella propria vita.
• Bibbia e spiritualità: abbiamo accennato nella parte II alle pubblicazioni in particolare di C. Di Sante e di quelle edite dal Centro di PG. È un motivo che ritorna sovente in NPG (ad es. il filone delle beatitudini evangeliche, 1985). È probabilmente l'aspetto più curato, e giustamente.
Si diceva che in questó progetto di PG del Centro Salesiano di Roma la Bibbia è in fase di necessaria maturazione, ma ancora più negli altri progetti. Vi è ancora del cammino da compiere il cui percorso, richiamiamo in conclusione, con un sentimento peraltro di profonda simpatia per quanto è stato fin qui fatto.

Conclusione

Al termine di questa non facile rassegna ragionata, sono possibili alcune essenziali affermazioni di sintesi.
1. Si può interpretare bene la situazione italiana, evidenziando alcune linee di «tendenza biblica» (o modelli) in PG, o più genericamente nella cura dei giovani: vi è la Bibbia nella prospettiva formativa (giovanile) secondo il progetto catechistico italiano. Di essa l'Azione Cattolica è grande laboratorio di sostegno nei progetti diocesani dove essa opera; la Bibbia nella formazione spirituale, direi ascetica ed orante, dei giovani, di cui la «Scuola della Parola» del Card. Martini è il paradigma più significativo; la Bibbia nel contesto carismatico di movimenti ed associazioni (giovanili); la Bibbia nella pedagogia dello scoutismo; la Bibbia entro un progetto educativo organico, di cui oggi, emblematico fra tutti, è quello facente capo al Centro Salesiano di PG di Roma con la rivista NPG. Chiaramente sono profili che si intersecano e in cui molti elementi sono condivisi.
2. È anche un dato di fatto che in diversi progetti o proposte di PG, il motivo biblico o della stessa Parola di Dio mantiene un puro, esile rimando. Ci viene consegnata una progettualità carica di criteri utili nell'accostamento alla Bibbia, in primis il necessario riferimento alla Parola di Dio, la concentrazione cristologica, la relazione Parola e vita. Però manca o è debole la percezione di quale Cristo dona la Bibbia e di come lo dona; se è possibile anzi incontrarlo senza sostare alla fonte, senza percorrere i sentieri apparentemente lontani dell'AT, nelle tradizioni storiche, profetiche, sapienziali; se le comunicazioni non bibliche (dottrinali, esperienziali...), non diventano equivalenze che rischiano di oscurare la rivelazione scritturistica... In sintesi manca o è carente o troppo implicita una trattazione che sviluppi l'esigenza della Bibbia in un progetto di PG e per questa via evidenzi il suo specifico, originale contributo al servizio della fede.
In verità stupirebbe assai se la Scrittura dopo il Concilio non cominciasse ad avere quel posto che le spetta in termini espliciti. Dopo il Vaticano II non è più come prima, non lo può essere soprattutto trent'anni dopo il Concilio, quando è stata pubblicata la Nota della Pontificia Commissione Biblica, L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa (1993) e la Nota della CEI, La Bibbia nella vita della chiesa, sta rinnovando la chiesa italiana. In realtà questo trentennio è stato tempo di maturazione, come riscoperta del valore della Bibbia, della sua applicabilità anche al mondo giovanile. Bisogna però procedere ancora di più ed oltre.
3. Detto al positivo ciò significa anzitutto preoccuparsi di portare avanti un discorso biblico ai giovani, in maniera otganica, entro un quadro pastorale progettuale globale, in concerto con le altre componenti teologiche, antropologiche e pedagogiche tipiche per la condizione giovanile, senza di cui le pur tante iniziative e sussidi biblici a se stanti rischiano di restare germogli nel deserto, senza vero impatto educativo. Tutto ciò che si richiede perché la fede si faccia esperienza di incontro a misura giovanile deve entrare in fase programmatica ed operativa anche nell'incontro con la Bibbia. Non vi sono facili scorciatoie. Non possiamo dimenticare, contro ogni ingenua attesa, che per un adolescente e giovane in una educazione alla fede non è così congeniale, quindi attraente, convincente, significativo, e per di più normativo, un rapporto con un libro religioso, fosse pure la Bibbia, anzi questo meno di altri.
E d'altra parte occorre ritenere che può far parte di un buon elaborato progetto, e dunque possedere buona chance pastorale, l'incontro diretto giovani-Bibbia, da non mediare quindi in maniera tale da estenuare la «grazia» dell'impatto proprio della Parola di Dio. Occorre passare dallo spiegare la Bibbia ai giovani a lasciare che la Bibbia parli ai giovani. Qui mi sembrano opportune per la loro provocazione le parole del card. Martini in una intervista recente, su cui egli ritorna come a chiodo fisso: «Io non parlerei di una pastorale dei giovani. Si tratta anzitutto di avere fiducia nella forza della parola di Dio. Questa parola ha un potere particolare sui giovani, perché essi sono assai aperti a ciò che è nuovo, vero, semplice. Ma, per essere schietto, mi sento preoccupato abbastanza poco dei livelli di età... Delle persone cercano e il principio è di annunciare la parola di Dio a tutti e di far comprendere che questa parola può dire molto a ciascuno, può rivelare ciascuno a se stesso. Su questa base ho incontrato dei giovani e ho visto che molti ascoltavano... Già dal mio arrivo a Milano, mi hanno chiesto di aiutarli a pregare con la Bibbia, ho cercato di farlo ed ho constatato che rispondevano sempre più... Essi hanno cercato di ottenere una parola seria con cui confrontarsi, e sono stato testimonio che essa parla a loro come a me. Se cerco di rivivere con loro ciò che essa dice a me, hanno la medesima reazione». [55] In questo contesto piace rammentare che tra le proposte sgorgate nell'ambito «giovani» al Convegno ecclesiale di Palermo (1995) si afferma – ed è la prima volta a livello nazionale – che «negli itinerari di fede sia costantemente attuata una esperienza viva di Gesù Cristo, mediante forti esperienze di preghiera e di contemplazione, la lectio biblica', gli esercizi spirituali...». [56]
4. In termini contenutistici e metodologici, si prospettano diversi passi in avanti.
• Se è vero, come è vero, che il riferimento al Cristo del Vangelo è la Parola centrale della Bibbia e dunque con giustissima intuizione un po' in tutti progetti di PG, il suo «mistero» viene proposto come la Bibbia fatta persona, è anche vero che il Mistero di Cristo va oltre la sua persona storica, è veramente preparato nell'AT ed è approfondito nell'annuncio apostolico del NT, con l'unità della sostanza, ma con un significativo pluralismo di rappresentazioni (Cfr. DV c. IV e V). È a questi mondi vitali che bisogna arrivare, per sviluppare un approccio ampiamente biblico a Gesù, largo quanto la Bibbia dei due Testamenti, continuando poi con quegli effetti postbiblici, ma ancora radicalmente biblici, che sono i testimoni cristiani nella storia (santi, uomini di Dio, leader spirituali). A questo proposito colpisce – un po' ovunque nei progetti di PG fin qui accennati che intendono essere pienamente storici, adeguati alla situazione della condizione giovanile – la carenza, o almeno la secondarietà della dimensione storica, segnatamente di queste figure prestigiose di «Gesù dopo Gesù» che sono i suoi testimoni.
• La Bibbia amplia grandemente l'orizzonte della fede in Gesù Cristo e le dà consistenza. Un non superficiale contatto con essa porta alla scoperta che assieme alla storia del testo, del narratore e dell'ascoltatore [57] vi è una più ampia «storia di Dio con l'uomo», chiamata «storia della salvezza», vero progetto integrale della pastorale di Dio verso il mondo. Ciò comporta un indubbio arricchimento ed armonia dei contenuti (gerarchia delle verità), per cui l'attenzione così assolutamente centrale su Gesù Cristo (cristocentrismo) si apre sul Dio di Gesù Cristo (monoteismo trinitario) e sull'uomo voluto e cercato da Dio e in cerca di Lui, ed anzi perviene alla comprensione di un 'trascendentale' che è nel cuore della Bibbia e forma una delle istanze oggettive più forti per la crescita dell'uomo (giovane): il senso del tempo, dell' archè come del telos, dunque della vita nel fluire della storia e verso il futuro, da cui l'effetto speranza. Riscoprire l'umanesimo biblico (evangelico)nelle tante sfaccettature con cui si presenta è disporre di una delle risorse migliori, oltreché vere, per realizzare quel processo di correlazione fra Bibbia e vita che deve reggere, come è noto, la evangelizzazione e ogni proposta cristiana efficace, essendo la Bibbia stessa luogo e prodotto di correlazione tra fede e vita.
• Dal punto di vista metodologico ne consegue che il tema deve diventare di più esperienza del testo, di testi significativi, non tanto come pezze di appoggio, ma come primordiale e permanente testimonianza e linguaggio originario della verità della fede, della stessa persona di Gesù. Di qui la necessità di un'apertura più ampia verso la pagina biblica come tale, sia pur in accompagnamento con la mediazione narrativa, favorendo la frequentazione diretta del testo, curando l'attenzione e percezione della straordinaria capacità significativa del linguaggio biblico, attrezzando debitamente il percorso di analisi di un testo secondo procedimento non fondamentalista o intimista o esegetista, cioè chiuso in se stesso. [58]
5. Ha senso pertanto pensare una «iniziazione dei giovani alla Bibbia», analogamente a quella per gli adulti contemplata dalla proposta catechistica del Catechismo rivolto a loro e concretizzata con un sussidio dell'Ufficio Catechistico Nazionale, Incontro alla Bibbia (LEV, Roma 1996). Interpelliamo il Settore Apostolato Biblico presso l'Ufficio Catechistico Nazionale perché se ne interessi e faccia opera promozionale a livello locale. Ho cercato personalmente di stendere degli appunti in riferimento ai giovani nella già citata Una Bibbia sempre giovane (1998), come introduzione generale. Altri sussidi fanno seguito a. cura del Centro Salesiano di PG, riguardanti i grandi temi biblici, la loro interpretazione per la vita, l'acquisizione di una mentalità biblica nella visione della realtà. [59] Due forme bibliche meritano attenzione preferenziale in corrispondenza a due bisogni primari nell'evangelizzazione giovanile: la lectio divina, adattata ai giovani, come via contemplativa verso la Parola di Dio, scuola dell'ascolto, del silenzio, della meditazione, del crede in te ipsum»; ma anche, necessaria è, come si può dire, la «lectio politica», ossia l'incontro con la Parola di Dio come incontro con e per gli altri, come scuola di ascolto dell'uomo, di confronto con la realtà sociale, di decisione all'impegno, di chiamata alla responsabilità della solidarietà. È bene mantenere autonome le due vie per percorrerle meglio, ma tenerle unite ed interagenti nel processo educativo.
È chiaro che diverse competenze dovrebbero collaborare in un progetto di PG biblicamente ossigenato, entro cui quella esegetica va esercitata da chi esegesi conosce, beninteso in una visione globale delle esigenze del progetto.
Terminiamo dando la parola a dei giovani e al loro vescovo, entrambi emblematici circa il nostro tema.
«Il fatto è che ognuno di noi va alla riunione del giovedì cercando qualcosa di diverso. E impossibile far coincidere questo qualcosa con la parola di Gesù Cristo. Per molti di noi, infatti, il Vangelo non è parola viva, forse perché nelle nostre comunità, la famiglia, la scuola, gli amici, le parrocchie non abbiamo mai trovato qualcuno che, con la sua testimonianza, ci rendesse lampante l'attualità di tutta la Bibbia. Tutti noi la reputiamo importantissima: nessuno è contrario alle Scritture, alla loro veridicità, ma non ne siamo toccati, e quindi preferiamo «discutere» seguendo i temi della più pura attualità, come la droga o la guerra, e tutto ciò che ci tocca da vicino». E la voce di un gruppo parrocchiale di Livorno che scrive al proprio Vescovo, Mons. A. Ablondi in occasione del Sinodo dei giovani nel 1994. Il vescovo, da amico vero della Bibbia e dei giovani, risponde: «Mi pare che alla fine, in una forma implicita, voi abbiate trovato anche (come potrei dire) la 'terapia': quando affermate «tutti noi reputiamo importantissima l'attualità di tutta la Bibbia». Credo davvero che nella Parola di Dio possa esserci la chiave che risolve l'egoismo della nostra appropriazìone per tradurlo in una donazione verso Dio e verso gli altri, i quali diventano così la nostra salvezza. Però attenti! Anche con la migliore volontà c'è il rischio di una «appropriazione» della Parola di Dio; per esempio, quando non diamo alla Bibbia il tempo sufficiente. La Bibbia infatti non può essere 'gettonata', cioè diventare ispirante appena ascoltata... Permettiamo alla Parola dì Dio di fermentare, di penetrarci, di invaderci; allora diventerà luce per noi...». [60] La citazione focalizza bene situazione e risposta. Da una parte sí riconosce una lontananza esistenziale e quindi anche culturale del Libro sacro proprio tra giovani credenti, anzi impegnati; si esprime da costoro anche il desiderio di esserne edotti in maniera valida (ci viene in mente il lamento dell'eunuco al diacono Filippo: «Come potrò capire il testo sacro se nessuno me lo spiega?», Atti 8, 31); un testimone adulto, per di più vescovo, risponde ad essi proponendo il contatto esplicito con la Parola di Dio, ma secondo garanzie di qualità, tra cui il sostare, il meditare, il non `gettonare' la Bibbia. Sono parole esigenti, parole di speranza, parole di impegno.

NOTE

1 MIDALI M., Teologia pastorale o pratica. Cammino storico di una riflessione fondante e scientifica, 2 ed., LAS, Roma 1991, 588; 600s.
2 Cfr. MILANESI GC. (a cura di), Oggi credono così. Indagine multidisciplinare sulla domanda religiosa dei giovani italiani, LDC, Leumann (Torino) 1981; CARDINALE F., Nella Babele dell'informazione (..). I giovani e la Bibbia, in Prospettive nel mondo 16 (1991) n. 178, 38-52; MALIZIA G. - TRENTI Z. (a cura di), Una disciplina in cammino. Rapporto sull'insegnamento della religione cattolica nell'Italia degli anni 90, SEI, Torino 1991; ID., Una disciplina al bivio. Ricerca sull'insegnamento di religione cattolica in Italia a 10 anni dal Concordato, SEI, Torino 1996; AA.VV., La religiosità in Italia, Mondadori 1995; Istituto di Teologia Pastorale dell'Università Pontificia Salesiana, L'esperienza religiosa dei giovani, 1, 2/1, 2/2, 2/3, 3, LDC, Leumann (Torino) 1995-1997.
3 Merita raccogliere il giudizio globale di M. Pollo a conclusione della grande ricerca sull'esperienza religiosa dei giovani: «La percezione della presenza di Dio attraverso le Scritture riguarda solo una minoranza sia dei, iovani che degli adolescenti, in genere appartenenti a gruppi e associazioni ecclesiali. E alquanto rilevante la constatazione che la maggioranza di essi, anche se praticanti non leggono mai né i Nuovo né l'Antico Testamento, e che l'unico rapporto che hanno con le Scritture è quello dei brani della bibbia presenti nella celebrazione eucaristica domenicale. Molto spesso poi quelli che hanno una qualche frequentazione con la bibbia la accostano in modo ingenuo... Si va infatti all'apertura casuale del Libro alla sua lettura continua, passando per approcci frammentari e abbastanza casuali. È indubbiamente questo del rapporto con le Scritture uno dei punti deboli della formazione religiosa degli adolescenti e dei giovani protagonisti di queste storie di vita» (L'esperienza religiosa, 3, 31-32).
4 Ibid., 32. Si vedano più avanti le testimonianze del card. C.M. Martini e di altri.
5 Si veda in particolare BISSOLI C., I giovani e la Bibbia, LDC, Leumann (l'orino) 1974; ID., Bibbia e educazione, LAS, Roma 1981; ID., Bibbia per i giovani, in Dizionario di catechetica, LDC, Leumann (Torino) 1986; ID. (a cura di), Giovani e Bibbia. Per una lettura esistenziale della Bibbia nei gruppi giovanili, LDC, Leumann (Torino) 1991; ID., I giovani e la Bibbia, in C. BUZZETTI e M. CIMOSA, I giovani e la lettura della Bibbia, LAS, Roma 1992, 15-27. Altre indicazioni compaiono in seguito.
6 Vedi la sintesi elaborata: Fare incontri biblici giovanili. Criteri ermeneutici e metodologici, in Catechesi 63(1994) 8, 12-16.
7 BUZZETTI C., Bibbia e gruppi giovanili: quale traduzione?, in C. BISSOLI (a cura di), Giovani e Bibbia, 215-229; ID., Bibbia per noi. Leggere, attualizzare, comunicare, Queriniana, Brescia 1994; ID., Giovani incontro alla Bibbia. Cultura e preghiera, LDC, Leumann (Torino) 1996.
8 ID., Come leggere il NT con i giovani? La proposta di un metodo concreto, in BUZZETTI C. -CIMOSA M. (a cura di), I giovani e la lettura della Bibbia, 103-116.
9 ID., 4x1. Un unico brano biblico e vari» fare». Guida pratica di ermeneutica e pastorale biblica, Paoline, Roma 1994
lo Cfr. CIMOSA M., Bibbia; Pastorale Giovanile (Bibbia 1), in MIDALI M. - TONELLI R. (a cura), Dizionario di pastorale giovanile, LDC, Leumann (Torino) 1989 (con bibliografia); ID., La pedagogia dell'Antico Testamento, in BUZZETTI C. - CIMOSA M. (a cura di), I giovani e la lettura della Bibbia, 59-79.
11 ZEVINI G. (a cura di), Incontro con la Bibbia. Leggere-pregare-annunciare, LAS, Roma 1978.
12 BUZZETTI C. - CIMOSA M. (a cura di), I giovani e la lettura della Bibbia. Orientamenti e Proposte, LAS, Roma 1992.
13 TONELL R., Prospettive pastorali per l'educazione all'esperienza religiosa dei giovani, in L'esperienza religiosa. 3. Proposte, 50-56.
14 Come utilizzare la Bibbia nell'educare i giovani all'esperienza religiosa, in L'esperienza religiosa. 3. Proposte, 87-94. Partecipando alla medesima ricerca, Cimosa annota che vi è tra i giovani una esperienza religiosa che dice un certo contatto cresciuto con la Bibbia, Quale immagine di Dio, in L'esperienza religiosa. 2/3 Approfondimenti. n. 111. nota 8.
15 Cfr. BISSOLI C., La Bibbia nella chiesa e tra i cristiani, in R. FABRIS (a cura di), La Bibbia nell'epoca moderna e contemporanea, EDB, Bologna 1992, 147-183.
16 Una specifica ricerca in questo senso non è stata ancora compiuta. Utili indicazioni sono date da BETORI G., Tendenze attuali nell'uso e nell'interpretazione della Bibbia, in R. FABRIS (a cura di), La Bibbia nell'epoca moderna e contemporanea, 247-291.
17 Vedi Il Rinnovamento della catechesi, Roma 1970, c. V; cfr. RONZONI G., Il Progetto Catechistico Italiano. Identità e sviluppo dal Concilio Vaticano II agli anni '90, LDC, Leumann (Torino) 1997.
18 BETORI G., Tendenze attuali, 266; cfr. BISSOLI C., La dimensione biblica nel catechismo «Io ho scelto voi», in NPG 17 (1983) 2, 19-25.
19 BETORI G., Tendenze attuali, 267.
20 Cfr. BISSOLI C., Il Catechismo dei giovani /2. 2. Strumento del cammino di fede dei giovani, in NPG 32 (1998) 2, 19-29. Si veda tutto il Dossier dedicato al Catechismo.
21 Cfr. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA. UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE,
Incontro alla Bibbia. Breve introduzione alla Sacra Scrittura per il cammino catechistico degli adulti, LEV, Roma 1996.
22 Si veda nel citato Dossier della nota 20, l'articolo di D. Sigalini, responsabile del servizio nazionale di PG alla CEI, Un contesto pastorale per il CdG/ 2, 43-48.
23 Tra la massa di pubblicazioni, citiamo SANNA I. - GERVASIO G., Azione Cattolica: dal Concilio al Sinodo sui laici, AVE, Roma 1988; AZIONE CATTOLICA ITALIANA, Progetto Giovani, AVE, Roma 1988; ID., Progetto ACI, AVE, Roma 1989; DE VANNA U., Adolescenti e scelta cristiana. Gli adolescenti nella Chiesa del postConcifio. Per un progetto pastorale, Ancora, Milano 1992, 87-112; ACI. AZIONE CATTOLICA ITALIANA. SETTORE GIOVANI, Cammino formativo dei giovani (18-25 anni), AVE, Roma 1996 (nel 1993 era uscito Cammino formativo dei Giovanissimi. 14-18 anni).
24 A questo proposito miniera di informazione rimangono le tante riviste per categoria edite dall'AC, in particolare Presenza Pastorale, a partire dal dopo Concilio ad oggi (es. 1997, n. 4 e 10).
25 BETORI G., Tendenze attuali, 273.
26 «Gli alunni saranno in particolare abilitati ad accostare in maniera corretta ed adeguata la Bibbia... documento fondamentale della tradizione ebraico-cristiana; le sue coordinate geografiche storiche e culturali; la identità letterari; il messaggio religioso» (Programma di IRC nella scuola secondaria superiore, II.1.2/F, 1987).
27 Cfr. BISSOLI C., Editori, ci vuole un salto di qualità, in Letture 50 (1995) n. 520, 11-14. Si veda pure l'articolo del Card. C.M. MARTINI, Una scandalosa ignoranza, 6-7, e tutto il dossier dedicato alla «scuola di religione». Come biblicamente e didatticamente esemplare ricordiamo i volumi di commento di BONORA A. - CIONCHI G. - DAMU P., Conoscere la Bibbia. Guida alla lettura della Bibbia nella scuola e nei gruppi, 5 voll. LDC, Leumann (Torino) 1990.
28 In realtà su questo ambito non esclusivamente esegetico, ci troviamo ben pochi a fare delle riflessioni adeguate: vedi BISSOLI C., La Bibbia nella scuola. Criteri, metodi e itinerari di ricerca biblica nella scuola secondaria, Queriniana, Brescia 1982; BORGONOVO G. - BAGNI A. - DE CARLI S., Il testo biblico: per un approccio scolastico, SEI, Torino 1990; RUTA. G., Le fonti dell'IRC con particolare riferimento alla Bibbia Portata culturale e valorizzazione didattica, in Insegnare Religione 11 (1998) 1, 15-26; 2, 13-20; 3, 12-17 (con abbondante bibliografia anche sui miei contributi). Certamente utile apporto proviene dalle riviste specializzate come Religione e scuola (Queriniana) ed Insegnare Religione (LDC), a cui doverosamente rimando.
29 La scuola della Parola del Card. Martini, in BUZZETTI C. - CIMOSA M. (a cura di),
I giovani e la lettura della Bibbia. Orientamenti e proposte, 147-180. Tralasciamo l'amplissima letteratura proveniente dallo stesso Arcivescovo di Milano.
30 Il progetto del Cardinale Martini ha proseguimento con i «Gruppi di ascolto della Parola» dei Padri missionari di Rho (cfr. BARBIERI GF., Alla scuola della Parola. Sussidi per i Gruppi di ascolto. Un'esperienza significativa nella diocesi di Milano, LDC, Leumann (Torino) 1995.
31 PERRENCHIO F., La scuola della Parola, 177-178.
32 Indubbiamente il mondo associativo presenta diversi elementi progettuali di PG che potrebbero rientrare nella parte terza. Ne trattiamo qui per l'unità di prospettiva (la formazione spirituale) con aggregazioni non strettamente legate ai giovani.
33 Sono i modelli radunati in BISSOLI C. (a cura di), Giovani e Bibbia. Per una lettura esistenziale della Bibbia nei gruppi giovanili LDC, Leumann (Torino) 1991.
34 DOTTI G., Le lettura della Bibbia in una comunità monastica, 17-22. Vedi pure Manicardi L., I giovani e la Bibbia, in Presenza Pastorale 67 (1997)307-313.
35 GIOC di VICENZA, La lettura della Bibbia nella revisione di vita, 23-32.
36 BARBERO F., Giovani e Bibbia in una comunità di base, 33-41. Vedi pure l'ampio studio di PERRENCHIO F., Bibbia e Comunità di base in Italia, LAS, Roma 1980.
37 PIERACCINI M., La parola di Dio nel cammino neocatecumenale, 42-49.
38 GIUDICI M.P., La Bibbia pregata, in BUZZETTI C. - CIMOSA M. (a cura di), I giovani e la lettura della Bibbia. Orientamenti e proposte, 181-186.
39 Coll. «Conversazioni (con i giovani) di Padre Gasparino» LDC, Leumann (Torino). Certamente in altre aggregazioni ecclesiali, giovanili o miste, vige una certa pratica biblica. Pensiamo ai Focolarini, a Comunione e Liberazione, a Rinnovamento dello Spirito. Non vi sono però specifiche pubblicazioni conoscibili a livello nazionale. Per saperne qualcosa di più, almeno a livello di contesto spirituale, si veda di A: FAVALE (a cura di), Movimenti ecclesiali contemporanei. Dimensioni storiche, teologico-spirituali ed apostoliche, 4 ed, LAS, Roma 1991; GIOLO A. - SALVARANI B., I cattolici sono tutti uguali? Una mappa dei movimenti della Chiesa, Marietti, Genova 1992; DEL TOSO P,, L'associazionismo giovanile in Italia. Gli anni Sessanta-Ottanta, CEI, Torino 1995; AA.VV., I movimenti ecclesiali ricchezza della chiesa, in Orientamenti Pastorali 46 (1998) 4, 39-81.
40 BISSOLI C., Per una lettura, interpretazione critica dei modelli, in Giovani e Bibbia, 50-61.
41 In questo danno un loro contributo i molteplici interventi di un esperto come R. Tonelli la cui posizione riprendiamo nella terza pane. Chiaramente facile ritrovare un filone di spiritualità un po' in tutte le proposte bibliche giovanili di movimenti ed associazioni. Ma vi. è che discute la stessa categoria di spiritualità giovanile, e preferisce di parlare di un itinerario di vita spirituale da proporre ai giovani incentrata sul primato della Parola annunciata e celebrata nella 'lectio divina' (BRAMBILLA G.F., Un itinerario di vita spirituale per i giovani?, in La Rivista del Clero Italiano 78 (1991) 508-525.
42 BISSOLI C., L'uso della Bibbia nell'evangelizzazione dei giovani, in NPG 10 (1976) 7, 8194; ID., La Bibbia nella maturazione della spiritualità giovanile, in Catechesi 48 (1979) 7, 3-11 (la Bibbia favorisce il senso del religioso nelle caratteristiche di dono e di trascendenza; il senso della storicità e della progettualità della fede; il senso della sacramentalità del progetto cristiano; il senso della coralità e socialità della fede; il senso di Gesù Cristo; il senso dell'impegno di trasformazione e liberazione del mondo).
43 Linee di spiritualità biblica per i giovani di' oggi, in BUZZETTI C. - CIMOSA M. (a cura di), I giovani e la lettura della Bibbia. Orientamenti e proposte, 189-203.
44 Percorsi di spiritualità biblica peri giovani di oggi, in NPG 39 (1995) 3, 14-35. Dello stesso autore sono menzionati alcuni voltumetti di meditazione biblica (vedi nota 47).
45 Come Bibbia per i giovani, è apparsa recentemente La Bibbia per 2. La Bibbia in lingua corrente con commenti, spiegazioni e fotografie a colori, LDC-ABU, Torino - Roma 1996. È una edizione della nota Bibbia interconfessionale (cattolici e valdesi), con integrata una sorta di introduzione e commento a base di grafici e immagini a colori, tradotti dal tedesco. Una variazione di questa medesima edizione ha per titolo Parola del Signore. La Bibbia interconfessionale con percorso storico-culturale a colori, LDC-ABU-SEI 1998. Dal 1993, l'Azione Cattolica va producendo per giovani (ma non soltanto loro) una collana «Per capire la Bibbia» che comprende 35 volumetti di circa 80 pp., che presentano i libri della Bibbia e dei sussidi introduttivi (AVE, Roma). In verità, in nessuno dei tre casi vi è uno specifico e meditato riferimento alla condizione giovanile.
46 Merita ricordare alcuni tentativi di «Bibbia scolastica giovanile»: GAROFALO S. - OCCHIPINTI GOZZINI W., La Bibbia per la scuola. Testo e quaderno attivo, Salani, Firenze 1976; BASSI U., Parola di Dio, parola di uomo. Strumenti di introduzione alla Bibbia, Piemme, Casale M., 1983; LAENG M., Letture dalla Bibbia. Testo e guida per l'insegnante, La Nuova Italia, Scandicci (Firenze) 1984. In questa direzione dovrebbero rientrare le due «Bibbie» nominate nella nota precedente.
47 Nell'area di esercizi spirituali ai giovani, ricordiamo: NEGRI L., Dire Cristo ai giovani, Piemme Casale M. 1987; MARTINI C. M., Tu mi scruti e mi conosci, Ancora Milano 1992; ID., La gioia del vangelo. Meditazioni ai giovani, Piemme, Casale M. 1998 (1996).
Nell'area della preghiera, oltre ai volumetti di P. Gasparino, ricordiamo come interessante modello, CENTRO SALESIANO DI PG, La preghiera dei giovani: libro di spiritualità, LDC, Leumann (Torino) 1980.
Nell'area ascetica, ricordiamo: BUCCOLIERO A., Mi ha mandato per annunciare: itinerario di fede con il vangelo di Luca e gli Atti degli Apostoli per i giovani francescani, Centro Nazionale Gifra, Roma 1988; PAGANI S., Il segreta della vita. Meditazioni per giovani sul vangelo di Giovanni, Ancora, Milano 1993 (coll. Perché abbiate la vita); FALCHINI C. - FORTE B. - MANICARDI G., Seguire il Signore della vita: una proposta di spiritualità ai giovani (Azione Cattolica Italiana), AVE, Roma 1995; GHIGLIONE G., Una settimana con un amico: Gesù di Nazaret, LDC, Leumann (Torino) 1995; ID., Sulle ali dello Spirito, 1998. Ricordiamo pure la serie di sussidi per «campi scuola» giovanili (Sion, Oreb, Berith, Nebo...) dell'EDB di Bologna.
Va riconosciuto alla rivista Note di Pastorale Giovanile, e al Centro che la ispira, un indubbio primato di attenzione sul tema che ci riguarda. Nella parte III mettiamo in luce il progetto sotteso, ora, tralasciando articoli della rivista, indichiamo le collane e i libri relativi, tutti editi dalla LDC, Leumann (Torino), la quale si propone i questo come l'editrice tra le più fertili in proposte bibliche giovanili.
* Coll. Meditazioni per educatori e catechisti giovanili: RUSSOTTO M., La brezza di Dio (1998); TONELLI R., Trenta storie da meditare e raccontare per un progetto pastorale (1998).
* Coll. Meditazioni per adolescenti e giovani: GALLO L., «Beati voi». Il Vangelo e la felicità dei giovani (1998); ID., Lo Spirito di vita. «Porrò il mio spirito dentro di voi» (1998); DI SANTE C., Figure della fede (1998).
* Coll. Parlare di Dio: BISSOLI C., Una Bibbia sempre giovane. Tracce per un incontro (1998); CIMOSA M., Dio e l'uomo: la storia di un incontro (1998); COLZANI G., Lo Spirito del Dio di Gesù festa della vita (1998).
* Coll. Teologia per giovani animatori: GALLO L., Gesù di Nazaret. La sua storia (1995); ID., Il Dio di Gesù (1997); DI SANTE C., Pane e perdono (1997); ID., Il futuro dell'uomo nel futuro di Dio (1998).
48 Per il ventennio 1966-1986 ho tentato qualche anno di fare una panoramica di tale progettualità giovanile in termini generali, ma con annotazioni riguardanti anche la componente biblica: La comunità ecclesiale italiana e i giovani: una ricognizione critica dell'esistente, in TONELLI R. (a cura di), Essere cristiani oggi. Per una ridefinizione del progetto cristiano, LAS, Roma 1986, 183-224; ID., Chiesa e giovani in Italia. Vent'anni di storia della pastorale giovanile, in NPG 19 (1986) 2, 1-34. Altre utili informazioni sulla PG nelle chiese locali offre DE VANNA U., Adolescenti e scelta cristiana. Gli adolescenti nella Chiesa del Post-concilio. Per un progetto pastorale, Ancora, Milano 1992.
49 Cfr. ACI-SETTORE GIOVANI, Cose nuove e cose antiche. Comunicare la fede ai giovani oggi, AVE, Roma 1994; LANFRANCHI A., Spiritualità dei giovani di Azione Cattolica (Dal (progetto formativo» alla «regola spirituale...), in Catechesi 64 (1995) 5, 45-50.
50 In rapida rassegna, ricordiamo in ordine di tempo, AA.VV., L'annuncio della fede ai giovani di oggi, Uffici Catechistici diocesani della Lombardia, Milano 1971; BUCCIARELLI C., Realtà giovanile e catechesi, LDC, Leumann (l'orino) 1973-1975; Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, Condizione giovanile e annuncio della fede, La Scuola, Brescia 1979; VILLATA G., Giovani, religione e vita quotidiana. Da un approccio sociologico a un progetto pastorale, Piemme, Casale M., 1983; CAPPELLARI J.B. - GINORI O. - VILLAVERDE F., La gioventù voce profetica. Progetto di Movimento Giovanile Parrocchiale, Cittadella, Assisi 1985; TRENTI Z., Giovani e proposta cristiana, LDC, Leumann (Torino) 1985; PAGANI S., Educare i giovani alla fede, in La Rivista del Clero Italiano 69 (1988) 327-342; AA.VV., Educare i giovani alla fede, Ancora, Milano 1990; VECCHI J.E., Pastorale giovanile. Una sfida per la comunità ecclesiale, LDC, Leumann (Torino) 1992; De Vanna U., Adolescenti e scelta cristiana. Gli adolescenti nella Chiesa del Post-concilio. Per un progetto pastorale, Ancora, Milano 1992; NAPOLIONI A., La strada dei giovani. Prospettive di pastorale giovanile, San Paolo, Cinisello B. (Milano) 1994.
51 ASSOCIAZIONE GUIDE E SCOUTS CATTOLICI ITALIANI, Progetto unitario di catechesi. Dalla promessa alla partenza, Nuova Fiordaliso, Roma 1996. Cfr. NAPOLIONI A., La strada dei giovani. Prospettive di pastorale giovanile, San Paolo, Cinisello B. (Milano) 1994 (Come lo rivela il titolo, è un testo chiaramente ispirato al mondo scout). Presso l'editrice Nuova Fiordaliso si trovano diversi modelli biblici operativi. Cfr. MOSETTO F., I campi Bibbia Agesci: un'esperienza di incontro con la Bibbia, in NPG 26 (1992) 1, 60-72.
52 BETORI G., Tendenze attuali, 273-275.
53 Dell'amplissima letteratura qui ricordiamo alcune essenziali opere-fonti. Centrale informativa rimane la rivista Note di Pastorale Giovanile (NPG) iniziata ciel 1966, i cui articoli sono sovente sfociati in libri. A livello di evoluzione storica., rimandiamo al nostro studio Chiesa e giovani in Italia. Vent'anni di storia della pastorale giovanile, in NPG 19 (1986) 2, 22-25; come più autorevole elaborazione teorica globale e sintetica, vedi TONELLI R , Per la vita e la speranza. Un progetto di pastorale giovanile, V ed., LAS, Roma 1996; in relazione alla componente biblica, si veda il già citato BISSOLI C. (a cura di), Giovani e Bibbia. Per una lettura esistenziale della Bibbia nei gruppi giovanili, LDC, Leumann (Torino) 1991; TONELLI R., Una spiritualità per la vita quotidiana, LDC, Leumann (Torino) 1987; ID., Itinerari per l'educazione dei giovani alla fede, LDC, Leumann (Torino) 1989; TONELLI R. - GALLO L.A. - POLLO M., Narrare per aiutare a vivere, LDC, Leumann (Torino) 1992; TONELLI R., Trenta storie da meditare e raccontare per un progetto pastorale, LDC, Leumann (Torino) 1998.
54 Pastorale giovanile e Bibbia, in BISSOLI C. (a cura di). Giovani e Bibbia. 9-14.
55 Aujourd'hui, le Souffle de l'Esprit, in Etudes, mai 1998, 645-646.
56 III Convegno Ecclesiale, Palermo, 20-24 novembre 1995, Il vangelo della carità per una nuova società in Italia. Testi fondamentali del Convegno e Nota pastorale dei Vescovi, LEV 1996, 183. L'impegno per una lettura sapienziale della Bibbia mediante un incontro diretto viene proposto «di importanza vitale per la formazione di personalità cristiane e per il discernimento evangelico della vita e della storia» (Ibid., 228).
57 Vedi TONELLI R., L'educatore credente come narratore dell'Evangelo, in Giovani e Bibbia, 200-201.
58 Ecco degli indicatori concreti per un buon funzionamento del testo: del brano che propongo, che cosa permette di affermare !'esegesi scientifica? Le affermazioni che faccio rispettano il mondo espressivo del testo? Illumino il passo con il contesto: quello interno alla Bibbia (un vangelo con l'AT)), il contesto teologico, spirituale, etico (si tratta pur sempre del mistero santo della Parola di Dio e non di una ricetta di comportamento), il contesto proprio della condizione giovanile (come realizzare una correlazione di fede e vita, senza strumentalizzare nessuna delle due), il contesto ecclesiale (il riferimento alla dottrina della fede, alla componente liturgica), infine anche il contesto culturale (qualche riferimento alla storia degli effetti, possibile contatto per armonia od opposizione con pensieri e linguaggi del tempo attuale).
59 CIMOSA M., Dio e l'uomo: la storia di un incontro; RIZZI A., Parola di Dio e vita quotidiana; DI SANTE C., Vedere con gli occhi della vita (tutti LDC, Leumann (Torino) 1998).
60 No, una predica nel Dialogo fra giovani e il vescovo Ablondi, Boria, Città di Castello 1994, 84-85.

(da: Salesianum 61 / 1999. pp. 57-84)