Il battesimo

di Gesù

Rinaldo Fabris

VATICANO guido reni-battesimo-cristo
I Vangeli presentano il rapporto tra Giovanni e Gesù, per certi aspetti, con una certa ambivalenza. Da una parte, tendono a rimarcare la continuità nei rispettivi ruoli, nel senso che Giovanni preannuncia e prepara la missione di Gesù. Dall'altra, pongono in rilievo la novità e il distacco di Gesù rispetto a Giovanni. Nella tradizione sinottica l'incontro decisivo e unico tra Giovanni, il profeta e battezzatore del Giordano, e Gesù di Nazaret avviene al momento del battesimo. Poi i due personaggi si separano definitivamente. Secondo Matteo, Giovanni riconosce l'identità messianica di Gesù, confermata dalla voce celeste dopo il battesimo (Mt 3,13-17). Ma poi dal carcere, quando Giovanni sente parlare delle "opere del Cristo", invia due dei suoi discepoli per domandargli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,2-3). Questa tensione, più evidente nel primo Vangelo che non in Luca – nel Vangelo di Marco non si riferisce l'inchiesta di Giovanni Battista su Gesù – sollecita a esaminare il significato dell'esperienza del battesimo di Gesù in rapporto alla sua missione, contrassegnata dall'annuncio del regno di Dio. L'autore del quarto Vangelo risolve il problema del battesimo di Gesù, semplicemente non parlandone.

Battesimo di acqua e di Spirito

Secondo Marco, attorno a Giovanni accorrono tutti gli abitanti di Gerusalemme e la gente che proviene da tutta la Giudea. A quelli che si fanno battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati, Giovanni proclama: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo» (Mc 1,7-8). Giovanni annuncia la venuta di uno più forte, che viene dopo di lui, e del quale si considera umile servo. Nella prospettiva di Marco il più forte è Gesù, il Messia vittorioso, che paragona i suoi esorcismi allo smantellamento del regno di satana. Egli è il più forte che entra nella casa e lega un (uomo) forte – íschyros – e gli strappa la preda (Mc 3,27). Il più forte viene "dopo" di lui in senso cronologico, come fa capire il testo di Mc 1,14a: «Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea...». L'idea che Gesù sia discepolo di Giovanni, che gli vada "dietro" – questo può essere il significato della preposizione opísé – è estranea al modo di pensare di Marco e dei suoi lettori. Il ruolo totalmente subordinato di Giovanni rispetto a Gesù è confermato dall'immagine del servo, che non è degno di curvarsi per slegare i lacci dei suoi sandali.
La disparità tra chi annuncia – Giovanni – e l'annunciato – Gesù Cristo – si riflette in quella dei rispettivi battesimi: Giovanni battezza hYdati, "con acqua", Gesù battezza en pneúmati hagí 5, "in Spirito santo". Questa espressione riflette il modo di parlare della comunità cristiana, che vive nella consapevolezza del dono dello Spirito santo, promesso e comunicato da Gesù ai discepoli inviati a rendergli testimonianza (Mc 13,11; cf. 3,29). L'antitesi tra i due battesimi è visualizzata nella scena successiva quando Gesù, uscendo dall'acqua del fiume Giordano, dove è battezzato da Giovanni, vede aprirsi i cieli e discendere su di lui lo Spirito dall'alto. In questa cornice teofanica la voce dal cielo conferma la sua identità: «Tu sei il Figlio mio, l'amato; in te ho posto il mio compiacimento» (Mc 1,9-11; cf. Mc 9,7).

Il battesimo di Gesù fa problema

Il fatto che Gesù si sottometta al battesimo di Giovanni pone dei problemi nella tradizione cristiana primitiva. Se ne fa portavoce l'autore del primo Vangelo canonico. Secondo il Vangelo di Matteo, Giovanni vorrebbe impedire che Gesù riceva il battesimo da lui dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Gesù gli risponde: «Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia» (Mt 3,14-15). Solo dopo queste parole di Gesù, Giovanni acconsente a battezzarlo [1]. Matteo inserisce l'esperienza battesimale di Gesù nell'orizzonte della sua teologia, dove la "giustizia" è il disegno di Dio rivelato da Gesù, il Figlio, che compie integralmente la volontà del Padre (cf. Mt 21,32).
Il primo evangelista non solo subordina Giovanni a Gesù, ma lo fa gravitare nel suo progetto cristologico ed ecclesiale. Il primo annuncio di Giovanni Battista nel deserto della Giudea è un calco di quello di Gesù: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» (Mt 3,1; 4,17). Giovanni è una specie di alter ego di Gesù. Quando Giovanni vede
molti farisei e sadducei che vengono per farsi battezzare, li interpella come farà Gesù nella sua requisitoria contro gli scribi e i farisei: «Razza di vipere!» (Mt 3,7; cf. 23,33). Egli annuncia l'imminente giudizio di condanna con le immagini del fuoco e della scure posta alla radice degli alberi (Mt 3,10). Il protagonista del giudizio, che viene dopo di lui, «ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile» (Mt 3,11-12). Le immagini e il linguaggio sono gli stessi della predicazione di Gesù, che dice ai discepoli: «Ogni albero che non dà buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco» (Mt 7,19). Nella parabola della zizzania, che cresce in mezzo al grano, si dice che, al momento della mietitura, essa verrà raccolta e legata in fasci per essere bruciata (Mt 13,30.40).

Il battesimo di Gesù senza Giovanni

L'episodio del battesimo di Gesù è riletto da Luca in un'altra prospettiva. Il profeta Giovanni, sul quale scende la parola di Dio nel deserto, percorre «tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati» (Lc 3,3). Conforme agli oracoli del profeta Isaia, egli annuncia la salvezza di Dio che raggiungerà ogni essere umano (Lc 3,5). Con questa citazione di Isaia 40,5 – «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio» – Luca anticipa il tema degli Atti degli apostoli, dove si racconta l'annuncio della salvezza fino agli estremi confini della terra. A conclusione dell'incontro con gli ebrei di Roma, Paolo dichiara che le genti accoglieranno la salvezza di Dio, che è stata loro inviata (Lc 3,5; At 28,28).
Alle folle, che vanno a farsi battezzare da lui, Giovanni non solo annuncia il giudizio di condanna per chi non compie "frutti degni di conversione", ma propone anche uno stile di vita corrispondente allo stato sociale e alla professione di ciascuno. In una specie di dialogo tra catecumeno e battezzante, egli invita la gente a condividere le vesti e il cibo con chi non ne ha; agli esattori, che hanno in appalto la riscossione delle tasse, dice di non esigere più del dovuto e ai soldati di accontentarsi delle loro paghe (Lc 4,11-14). Questo programma di condivisione e di etica professionale corrisponde al progetto cristiano di Luca.
Il terzo evangelista si preoccupa di collocare la figura di Giovanni, il profeta battezzante, nella prospettiva della storia della salvezza, che va dal tempo dell'attesa e della profezia a quello del compimento. Giovanni appartiene al primo tempo. Al popolo che è in attesa e a quanti si domandano in cuor loro se egli non sia il Cristo, Giovanni dichiara che egli battezza con acqua, ma viene colui «che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Lc 3,15-16; cf. At 13,25). Secondo Luca, Giovanni «euaggelízeto tòn laón, evangelizzava il popolo» (Lc 3,18). Su questo sfondo il terzo evangelista elimina radicalmente l'aspetto problematico del battesimo di Gesù, perché vi premette la breve notizia dell'arresto di Giovanni da parte di Erode. In tal modo Giovanni sparisce dalla scena prima che compaia Gesù per ricevere, in occasione del battesimo, il dono dello Spirito santo ed essere proclamato da Dio: «Tu sei il Figlio mio, l'amato; in te ho posto il mio compiacimento» (Lc 3,22).

Gesù battezzato da Giovanni

Nella tradizione sinottica, l'inizio della missione pubblica di Gesù è connesso con l'attività battesimale di Giovanni. Tutti e tre i Vangeli sinottici riportano l'episodio di Gesù che riceve il battesimo nel fiume Giordano da Giovanni. L'autore del quarto Vangelo, che non racconta il battesimo di Gesù, lo presuppone quando riferisce la testimonianza di Giovanni su Gesù: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (Gv 1,32-34). La tendenza a sorvolare o a rimuovere l'evento del battesimo di Gesù è presente anche nei Vangeli sinottici. Essi accennano appena al rito battesimale, per dare il massimo risalto alla visione dello Spirito che scende su Gesù e alla voce dal cielo, che lo presenta come Figlio, l'amato, nel quale Dio ha posto il suo compiacimento. Il battesimo, che Gesù riceve da Giovanni nel fiume Giordano, crea una difficoltà, che gli autori dei Vangeli cercano di risolvere. Questa operazione è più evidente nel Vangelo di Matteo, dove Giovanni, in un primo momento, si oppone al battesimo di Gesù.
Stante questa difficoltà, è impensabile che una tale situazione imbarazzante sia stata creata dalla comunità cristiana primitiva per giustificare la propria prassi battesimale. Negli attuali racconti del battesimo di Gesù non c'è nessun riferimento esplicito alla prassi delle prime comunità cristiane, dove, dopo la pasqua di risurrezione, i credenti sono battezzati "nel nome di Gesù Cristo" (cf. At 2,38; 8,16; 10,48; 19,5). D'altra parte nella catechesi sul battesimo cristiano, presente negli Atti degli apostoli o nelle lettere di Paolo, non si fa il minimo accenno al battesimo di Gesù. Dunque, sotto il profilo storico, si deve ritenere che Gesù, prima di iniziare la sua attività in Galilea, è andato in Giudea – o in Perea, perché nel quarto Vangelo si dice che Giovanni battezza «in Betània, al di là del Giordano» (Gv 1,28; cf. 10,40) – per compiere il rito di immersione, proposto da Giovanni come impegno di conversione per prepararsi al giudizio di Dio.
Il significato "penitenziale" del battesimo di Giovanni, esplicitamente rimarcato nella tradizione sinottica, nel caso di Gesù fa problema. Quelli che si fanno battezzare da Giovanni nel fiume Giordano «confessavano i loro peccati, exomologoúmenoi tàs hamartías autàn» (Mc 1,5; cf. Mt 3,6). Marco e Luca presentano Giovanni come il profeta che nel deserto predica un battesimo di conversione «per il perdono dei peccati, eis áphesin hamartiôn» (Mc 1,4; Lc 3,3) [2]. In queste parole di carattere liturgico si ravvisa l'eco dell'interpretazione cristiana del battesimo di Giovanni. In ogni caso, Gesù, all'inizio della sua missione, riceve il battesimo per "il perdono dei peccati".
Per attutire l'aspetto scandaloso di questo fatto, che contrasta con la fede cristiana, in cui si riconosce che Gesù Cristo è il "santo" e il "giusto", nel racconto dei Vangeli il battesimo passa in secondo piano rispetto alla discesa dello Spirito Santo. Gli elementi della "teofania" battesimale sono mutuati dalla tradizione biblica, dove i personaggi chiamati a svolgere un ruolo nel piano di Dio – patriarchi e profeti – sono destinatari di visioni e audizioni particolari. Giacobbe, in partenza per Carran, ha una visione del santuario di Dio a Betel (Gen 28,12). Isaia, nel tempio di Gerusalemme, vede il trono di Dio e sente la voce del Signore che lo invia come suo ambasciatore (Is 6,1-8). A Ezechiele, sulle rive del fiume Chebar, in Babilonia, si "aprono i cieli"; egli ha la visione del carro-trono di Dio e sente la voce di Dio che lo incarica di una missione profetica tra i deportati (Ez 1-2).
Nei racconti dei Vangeli si pone l'accento sul ruolo dello Spirito santo o Spirito di Dio che scende dal cielo e sull'investitura di Gesù come Figlio amato da Dio, fedele esecutore della sua volontà. Nel racconto sobrio di Marco si dice che Gesù, «uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento"» (Mc 1,10-11). Matteo, che segue sostanzialmente il testo di Marco per quanto riguarda la visione dei cieli aperti e la discesa dello Spirito (di Dio), riporta invece le parole della voce dal cielo alla terza persona: «"Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento"» (Mt 3,17). Luca fa discendere lo Spirito "in forma corporea come colomba" su Gesù mentre sta pregando. Le parole della voce in Luca sono come quelle di Marco (Lc 3,21-22). Sullo sfondo di questa scena sta la figura del servo del Signore, presentato come l'eletto del Signore, sul quale egli ha posto il suo Spirito per portare il diritto alle genti (Is 42,1). Mediante il dono dello Spirito al momento del battesimo, Gesù, proclamato Figlio di Dio, è abilitato a compiere la sua missione come il servo fedele, di cui si parla nel libro di Isaia [3].

Giovanni e Gesù: continuità e discontinuità

Se questo è il significato che la prima tradizione ha dato al battesimo di Gesù e che gli autori dei Vangeli, con diverse accentuazioni, hanno fatto proprio, qual è il significato che gli ha dato Gesù? Perché egli ha voluto ricevere il battesimo "penitenziale" di Giovanni? Quale rapporto esiste tra questa esperienza battesimale e l'inizio della sua attività pubblica? Per rispondere a questi interrogativi si deve rileggere il racconto evangelico, dove Gesù vede aprirsi i cieli e scendere su di lui lo Spirito, e si sente la voce dal cielo che lo proclama Figlio, amato e fedele. Dietro questo linguaggio, mutuato dalla tradizione biblica, sta l'esperienza battesimale di Gesù. Non si possono far coincidere il lessico e le immagini della teofania battesimale con l'esperienza di Gesù. Sarebbe una semplificazione come quella di identificare l'esperienza battesimale con la sua presa di coscienza messianica o profetica. Il racconto evangelico della teofania, connessa con il battesimo e ripresa nella scena di trasfigurazione, non consente di parlare di Gesù come di un visionario di stampo apocalittico, che, in una specie di raptus mistico o di esaltazione spirituale, matura la sua scelta di proclamatore del regno di Dio, di maestro e terapeuta itinerante della Galilea. La ricostruzione dell'esperienza battesimale di Gesù, sul piano storico, deve essere posta a confronto con la prospettiva religiosa della documentazione evangelica e della tradizione che sta alla sua origine.
Per ritrovare il significato del battesimo di Gesù si devono tenere presenti i dati forniti dai Vangeli. Prima di tutto il battesimo di Gesù è posto in stretta relazione con la figura, l'attività e la predicazione di Giovanni Battista. Questo rapporto non può essere ridotto al rito battesimale, inteso come fatto isolato e avulso dall'insieme della "biografia" di Gesù. In altre parole, non si può immaginare che Gesù parta da Nazaret con il "programma" della sua missione già definito, vada da Giovanni per ricevere il battesimo al fiume Giordano e poi torni in Galilea per proseguire per la sua strada. Questo schematismo, in parte sotteso alla narrazione dei Vangeli, sotto il profilo storiografico è inverosimile. Perché Gesù va a ricevere il battesimo da Giovanni? Perché invece non si accosta alla comunità di sacerdoti e laici, che vivono presso le grotte di Qumran, sulla riva del mar Morto? Perché non entra a far parte di una "confraternita" di farisei? Il rito battesimale di Giovanni, proposto a tutti come impegno di preparazione al giudizio di Dio, si presta a essere vissuto come esperienza d'incontro con Dio, che si fa vicino all'essere umano. Giovanni propone il rito d'immersione nel contesto dell'annuncio del giudizio di Dio su tutto il popolo di Israele peccatore e bisognoso di perdono. Il battesimo nell'acqua implica la conversione a Dio e l'impegno per uno stile di vita di alto profilo etico-religioso. Alcuni aspetti dell'esperienza "battesimale" giovannea si ritrovano nella missione di Gesù, inaugurata dal battesimo, ricevuto da Giovanni presso il fiume Giordano.
In secondo luogo, si deve riconoscere che il battesimo ricevuto da Giovanni nel Giordano segna una svolta nella vicenda storica di Gesù. Prima del battesimo egli vive e lavora a Nazaret, senza distinguersi dagli altri compaesani e parenti, né per impegno religioso né per qualche gesto straordinario. Dopo il battesimo ricevuto da Giovanni presso il fiume Giordano, Gesù abbandona la vita privata di Nazaret, si sposta verso la zona orientale della Galilea – a Cafamao, sulla riva del lago – e qui inizia un'attività contrassegnata da un forte impegno a favore di persone malate e disabili, insegnando nelle assemblee dei villaggi, insieme a un gruppo di uomini e donne adulti. In altre parole, il battesimo di Giovanni, per Gesù, è uno spartiacque tra le due forme di vita, quella del falegname di Nazaret e quella del profeta di Galilea, che va proclamando a tutti: "Il regno di Dio si è fatto vicino!".
Per cogliere la valenza religiosa dell'esperienza battesimale di Gesù in rapporto con la sua missione storica, si deve tener conto di un elemento che la contraddistingue. Nonostante che Gesù incominci la sua attività pubblica dopo avere ricevuto il battesimo da Giovanni, di fatto egli segue un percorso religioso e spirituale non solo divergente, ma per certi aspetti opposto a quello di Giovanni. Anche se per un certo tempo Gesù continua a praticare il rito battesimale, dopo l'arresto di Giovanni egli abbandona la prassi battesimale e il gruppo dei "giovanniti", intraprendendo un cammino autonomo e diverso. Per Gesù il battesimo è una metafora per esprimere la sua fedeltà a Dio e la solidarietà con gli uomini di fronte alla prospettiva della morte violenta (Mc 8,38; Lc 12,50). Lasciando "il deserto", l'ambiente dell'attività di Giovanni Battista, Gesù incontra la gente nei villaggi della Galilea e nei piazzali del tempio a Gerusalemme. Accoglie i peccatori e mangia con loro, senza tener conto delle norme di purità della mensa. Rispetto a Giovanni Battista, che ha uno stile di vita tipico dei nomadi – vestito tessuto con peli di cammello, cavallette e miele selvatico, alimento di chi vive nelle zone non coltivate –, Gesù vive in villaggi e città, ospite di amici e simpatizzanti. Rispetto al regime di vita austero di Giovanni, Gesù non pratica il digiuno, proprio dei gruppi e dei movimenti impegnati come quello dei farisei.
Anche se Gesù si sottopone al battesimo di Giovanni in vista del giudizio di Dio, tuttavia egli pone al centro della sua missione l'annuncio dell'azione sovrana di Dio, che offre la salvezza a tutti. Per Gesù quello che conta non è il futuro, dove si manifesta il giudizio di Dio, ma il presente nel quale si decide il proprio destino salvifico nell'accoglienza del regno di Dio che egli annuncia e rende presente nei suoi gesti e prese di posizione a favore dei poveri e dei peccatori. Tuttavia Gesù si colloca nella linea "profetica" di Giovanni e rimanda alla sua figura e attività battesimale per legittimare la sua missione e autorità in rapporto al regno di Dio. Esiste dunque una continuità e discontinuità tra Gesù e Giovanni Battista.

Vite parallele

Nella tradizione dei Vangeli sinottici la presenza di Giovanni si trova all'inizio della missione di Gesù – esclusi i racconti delle sue origini nel Vangelo di Luca – connessa con l'esperienza battesimale, al centro, dove s'intreccia con il problema della sua identità messianica, e alla fine, nella prospettiva della sua morte. Nella trama dei Vangeli le storie parallele di Giovanni e di Gesù s'illuminano a vicenda, ma con un rapporto sproporzionato a favore di Gesù. Questo è comprensibile dal momento che i Vangeli sono documenti scritti dai discepoli di Gesù. Giovanni è un satellite che ruota nel sistema solare messianico di Gesù.
All'interno di questi dati evangelici sul rapporto tra Giovanni e Gesù, restano aperti alcuni problemi. Perché Gesù abbandona la prassi battesimale di Giovanni? Perché non segue la linea ascetica del profeta del deserto? Come spiegare il silenzio totale di Paolo su Giovanni Battista? Se la figura e l'attività di Giovanni fanno ombra a Gesù o sono scomode, perché la tradizione sinottica e quella del quarto Vangelo non le hanno abbandonate? In altre parole: perché non hanno scaricato Giovanni?
La tradizione cristiana primitiva, documentata nei racconti dei quattro Vangeli, mette la figura e l'attività di Giovanni Battista in stretta relazione con Gesù di Nazaret. Nella prospettiva cristiana Giovanni Battista prepara la via alla venuta di Gesù, che è il Cristo e il Signore. Il profeta del deserto e il battezzatore nel fiume Giordano è subordinato a Gesù, riconosciuto e proclamato dai suoi discepoli Messia e Figlio di Dio. In alcuni testi si ha l'impressione che esista, se non un conflitto vero e proprio, almeno una certa tensione tra i discepoli di Giovanni e quelli di Gesù. Tuttavia la tradizione e i testi dei Vangeli non cancellano il ruolo di Giovanni, anche se lo menzionano e lo esaltano in funzione di Gesù.
Nella tradizione, che sta all'origine dei Vangeli canonici, i due personaggi, pur nei diversi rispettivi ruoli, sono inseparabili. Senza Gesù, Giovanni sarebbe solo l'ultima voce del profetismo biblico giudaico. Senza Giovanni, Gesù sarebbe solo un maestro guaritore, che dà impulso a un movimento messianico destinato ad affermarsi oltre e al di fuori della tradizione giudaica. Mentre Gesù fa entrare Giovanni nel movimento messianico, Giovanni, a sua volta, radica la messianicità di Gesù nel terreno biblico e giudaico.

NOTE

1 Un'eco di questa problematica si trova anche nel Vangelo degli Ebioniti, e nel Vangelo degli Ebrei. In un frammento del Vangelo degli Ebioniti, riportato da Epifanio di Salamina, Giovanni, quando sente le parole che vengono dal cielo, s'inginocchia e dice a Gesù: «"Ti prego, Signore, battezza tu me!" Ma Egli lo proibì dicendo: "Lascia, poiché conviene che tutto si compia"» (EPIFANIO, Panarion, Haer. XXX, 13,8; cf. EPIFANIO DI SALAMINA, Panarion, a cura di Giovanni Pini, Morcelliana, Brescia 2010, 439). Nel Vangelo degli Ebrei, citato da Girolamo, si riferisce questo dialogo: «Ecco la madre del Signore e i suoi fratelli gli dicevano: "Giovanni Battista battezza per la remissione dei peccati; andiamo a ricevere il battesimo da lui". Ma egli disse loro: "Che peccato ho fatto per andare a ricevere il battesimo da lui? Purché quello che ho detto non sia frutto d'ignoranza"» (GIROLAMO, Adversus Pelagianos III, 2).
2 Matteo, presentando il battesimo di Giovanni, omette l'espressione «per il perdono dei peccati», perché egli l'adopera nel contesto della cena finale, nelle parole sul calice, in rapporto all'efficacia redentrice del sangue di Gesù «sparso per molti per il perdono dei peccati» (Mt 26,28).
3 Le parole della voce dal cielo sono un montaggio di testi biblici: «Tu sei il Figlio mio, l'amato» (Mc 1,11; Sal 2,7; Gen 22,2). «In te ho posto il mio compiacimento» (Is 42,1; cf. 62,4).

(da: Gesù il Nazareno, Cittadella 2011, pp. 294-304)