Il cuore della vita

María Zambrano

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Il cuore della vita, la parola coniata da secoli che non ha perso nemmeno un atomo della sua vitalità, si può interpretare e, soprattutto, interpretare in modi diversi. Tale diversità di modi non esclude, e non intacca nemmeno, il suo contenuto universale e profondo. Nel mio modo, primeggia il ricordo come l'espressione stessa della vita, della vita umana, senza dubbio, nella sua massima espressione, ma non solo. Tutto quel che ha vita, animale, vegetale, stellare, ricorda, e anche la cosiddetta materia deve avere un modo suo di ricordare. Perché ci attraggono certe pietre che non hanno niente di monumentale? Mi rispondo: perché in qualche modo quelle pietre sono vive. Tutto quel che un giorno ha vissuto, anche solo per un istante, ricorda. Ricordare è il cuore del vivente e anche del vivo, sebbene informe. E agisce come una calamita che inconsapevolmente attrae tutto ciò che è appena nato e, perché no?, anche ciò che ancora non è nato e che un giorno nascerà grazie al ricordo di cui ora, nella sua pre-vita, sta facendo tesoro. Di lì il tremore che repentinamente e senza ragione assale certi esseri, perché sentono di essere generati da un ricordo che magari è appena accennato. E il timore che assale anche l'essere umano perché sa che sta generando il ricordo di ciò che farà, che se niente si perde, se l'Universo stesso non si modifica, è a causa del ricordo che si sovrappone al vuoto, al non-essere, collaborando con l'ansia di vita che tutto l'esistente, buono o cattivo, bello o detestabile, possiede, fino a essere, in alcuni casi, posseduto dal ricordo.