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La pastorale giovanile

in Italia dal 1991 al 2001

Domenico Sigalini

 

Premessa. Un album di fotografie

Si tratta di fare una descrizione dei fatti di pastorale giovanile in Italia nel decennio 1991-2001 e quindi di circa dieci anni di vita di un coordinamento nazionale che in verità ufficialmente si è istituito solo nel 1993, pur lavorando già a pieno ritmo dall'inizio.
Album di fotografie, non storia, perché vorrei solo offrire un aiuto a ricordare per riscrivere oggi l'incandescenza e la generosità delle scelte fatte per chi ha vissuto queste esperienze e uno stimolo alla ricerca per chi cogliendo l'eredità dalla vita della comunità cristiana la vuol far evolvere verso il meglio. Esiste un'altra ricostruzione fotografica della pastorale giovanile italiana, pubblicata sul dizionario di pastorale giovanile', ora in CD, allegato alla nuova edizione che potrebbe ancor meglio aiutare chi si vuol applicare con curiosità e passione alla pastorale giovanile.
È album di fotografie anche perché ne darò una visione un po' autobiografica, cioè partendo dall'occhio del fotografo, quindi molto parziale, anche se, spero, onesta.

Il momento fondativo del Servizio nazionale e la ricerca di un ruolo nella pastorale delle Chiese che sono in Italia

La forza trascinante di Giovanni Paolo II

Non è possibile dire che cosa avrebbe fatto l'Italia se non ci fosse stato papa Giovanni Paolo II, ma sicuramente l'attenzione ai giovani è stata portata avanti con passione e tenacia dal Papa, che non solo aveva costituito dal 1986 le GMG, ma aveva dato una scossa a tutte le diocesi d'Italia nelle sue visite, obbligando sempre a un incontro con i giovani. Molte pastorali giovanili diocesane erano già state riorganizzate e costituite con un apposito ufficio prima degli anni '90 proprio come frutto di queste visite e delle GMG.

La configurazione di un servizio/ufficio nazionale e diocesano, tra difficoltà epistemologiche e assetti consolidati

Mettere assieme nel 1991 un coordinamento nazionale per la pastorale giovanile che si collocasse con dignità pastorale tra gli uffici della CEI, sufficientemente collaudati e legati a scelte o teologiche o pastorali, non è stata operazione facile da parte di chi aveva responsabilità di segreteria della Conferenza Episcopale Italiana. Il "qui non ti vuole nessuno" del segretario della CEI di allora Mons. Tettamanzi era la constatazione del modo di sentire comune che in quegli anni riteneva che ai giovani si dovesse pensare in altri modi; esistevano da tempo in tutte le diocesi iniziative e attenzioni non sporadiche, in molte di esse si era affidato all'Azione Cattolica di fare proposte progettuali per l'educazione dei giovani alla fede, ma soprattutto esisteva una consolidata presenza di tutti gli altri uffici che sembrava rispondere già al bisogno di curare pastoralmente i giovani. La lungimiranza però del documento "Evangelizzazione e testimonianza della carità", che invitava tra le scelte prioritarie del decennio a dare vita a una organica, intelligente e coraggiosa pastorale giovanile, la richiesta che da anni veniva fatta di costituire un luogo almeno di scambio di esperienze, la complessità della organizzazione della partecipazione italiana alle GMG che con Cestochowa aveva fatto un balzo anche di popolarità oltre che di attenzione dei vescovi, la tenacia del segretario e altri motivi hanno permesso di iniziare a sperimentare in vista di istituire ufficialmente una sorta di ufficio.
La difficoltà era anche epistemologica nel senso che, come avviene nei corsi di pastorale giovanile quando si tenta di dare uno statuto all'insegnamento di pastorale giovanile, si cerca sempre non dico qualche frase della scrittura che fonda la pastorale giovanile, ma almeno qualche specificità teologica. Le pastorali del genitivo hanno sempre avuto vita teoretica difficile. Nel nostro caso però non si trattava di fondare un insegnamento, ma di rispondere a un bisogno, di leggere la realtà sociale e pastorale delle nostre chiese e decidere di offrire loro un aiuto non solo per "portare i giovani alla chiesa, ma anche la chiesa ai giovani". L'altra difficoltà era più legata agli assetti consolidati degli altri uffici che si vedevano sottrarre alcune mansioni. Una sorta di equa spartizione dei funerali, per giocarci le quattro pecorelle rimaste. Indubbiamente la frammentazione degli interventi pastorali non è di facile soluzione, ma si supera se ci sono persone preparate e dedicate sul campo e idee chiare di intervento, non nella confusione. Si dovevano fare i conti con quello che si può definire lo scarto naturale tra le intuizioni e la strutturazione della realtà per attuarle. Tutti si vedeva che i giovani avevano bisogno di persone dedicate, di passione educativa, di proposte forti, ma forse entro orizzonti piuttosto datati. Alcune diocesi del resto avevano già preceduto le scelte della segreteria generale della CEI.

Stanare le forze della comunità da mettere a disposizione dei giovani: preti, religiosi e religiose, università, associazioni, i giovani stessi

È stata la preoccupazione iniziale per rispondere ai tre aggettivi: organica, intelligente e coraggiosa. La pastorale giovanile non nasce con un ufficio nazionale, già c'è in tutte le comunità cristiane e in tante associazioni, occorre fare in modo che tutte le forze vive della comunità, che hanno desiderio di lavorare per i giovani o vi sono interessate per professione, vengano fatte emergere, messe in relazione e in condizione di offrire il proprio contributo entro una progettualità comune. A questa idea vanno collegate alcune proposte iniziali, quali la ricerca di un incaricato per ogni diocesi, segnali di stima e ampia libertà di movimento e di progettazione per tutte le associazioni, il coinvolgimento dei religiosi e delle religiose a livello nazionale attorno a un tavolo di comunione e di confronto libero. Tre o quattro volte all'anno ci si trovava per scambiare esperienze, trovare sinergie, offrire punti di vista, aprire collaborazioni e filiere. Nascevano tra l'altro anche nuove vivacità nel mondo dei religiosi e delle religiose, legate alle canonizzazioni dei fondatori o a celebrazioni centenarie e queste potevano ben essere aperte all'orizzonte nazionale. Il collegamento è servito anche all'interno di molte congregazioni ad affinare la cura della vita giovanile entro tutte le iniziative vocazionali, per non morire del complesso dell'estinzione della specie, a dare vita a progetti di pastorale giovanile e vocazionale, a creare in quelle più grandi un coordinamento interno e a riscrivere in quelle più piccole il carisma che spesso del resto già si portava dentro l'attenzione alle giovani generazioni. Nello stesso tempo la PG nazionale non poteva non avere un suo spazio di riflessione teoretica. Questo si è realizzato con il rapporto costante con l'UPS, con cui si è sempre avuto una collaborazione sia con convegni che con pubblicazioni e studi e con l'Angelicum che ancora oggi continua con la serie dei seminari "Educare i giovani alla fede con..."

La stagione dei progetti diocesani, interrotta e continuata con lettere pastorali, sinodi, assemblee

Nei primi anni nelle diocesi si stavano costruendo progetti di pastorale giovanile e se ne è avuto un buon incremento. Era il modo migliore che si pensava potesse tradurre nella concretezza l'attenzione ai giovani di tutta una comunità. La progettualità era raccomandata anche da ETC ed era un buon tentativo di mettere attorno a un tavolo le varie disponibilità nei confronti dei giovani, rimotivare il perché e orientare tutte le attività su obiettivi belli e veri. Lo strumento purtroppo si rivelerà non così produttivo, sia per la incapacità delle nostre comunità nel far verifiche (molti progetti falliscono perché nessuno fa verifiche), sia per l'astrazione di alcuni di essi, sia per l'assenza di comunione tra le varie pastorali. Inoltre nelle comunità cristiane si è sviluppata una allergia ai progetti scritti, perché sembrano sempre i monumenti di chi sta finendo l'incarico. C'è da dire però, a onor del vero, che la pastorale giovanile di certe diocesi sarebbe anche peggio se non avesse impiegato energie a contattare, a riunire, a discutere, a cercare, ad appassionarsi in vista della defini-
zione del progetto. In seguito il modo di rispondere al compito di fare pastorale giovanile sono state le assemblee pastorali, i sinodi generali o appositi per e/o con i giovani. La esemplarità della costituzione del servizio nazionale presso la CEI, ha sicuramente fatto decidere a tante diocesi di istituire una attenzione se non un ufficio esplicito.

Le Giornate Mondiali della Gioventù

Senza la pretesa di esaurire tutto l'apporto delle GMG alla pastorale giovanile di questi anni è utile vederle come "punto di coagulo" di energie, di scambio, di innovazioni, di apertura e di missione, punti di partenza di nuove progettualità e come l'occasione di un minimo di visibilità per la pastorale giovanile in tutte le diocesi (cfr. GMG diocesane).
A partire dalla giornata di Denver, che è la prima dopo l'istituzione del servizio nazionale, quella di Manila del '95, l'incontro europeo di Loreto dello stesso anno e poi, alla grande, con quella di Parigi e di Roma, le GMG sono state tappe che hanno segnato il cammino della pastorale giovanile in Italia. Inviterei a leggere nel CD predisposto dal Servizio nazionale di oggi, come dopo ognuna di queste ci si è dati dei cosiddetti "punti di non ritorno", dapprima scritti sui libretti di preghiere e canti, poi sullo stesso notiziario. Sono stati momenti di crescita abbastanza importanti e capaci di offrire alle chiese locali il punto della situazione, le nuove mete, i traguardi da osare. Ricordo al riguardo i dieci punti dopo la GMG di Roma e la lettera del Consiglio Permanente ai giovani.
Un fatto è diventato emblematico: la GMG non è più vista come una avventura pastorale, ma come un progetto di pastorale con tanto di mete, di tappe e strumenti sempre riformabili e impostati in percorsi ermeneutici condivisi. Ogni GMG mondiale era preceduta da un convegno apposito che ne preparava l'impianto.
Così possiamo vedere l'accentuazione sul pellegrinaggio per le strade della storia contemporanea, come prima missione di strada, e la centralità della persona di Gesù e della sua vita del dopo Denver, la gioia di essere cristiani e la missionarietà ad gentes dopo la giornata di Manila, l'attenzione alla pace e all'Europa dopo Loreto con il progetto di costruire uno spazio di scambio, qualificazione e studio sulla pastorale giovanile a Montorso, in parte realizzato, il coraggio della proposta della fede nelle culture moderne con stile laicale, convinto e generoso dopo Parigi, la gioia di vivere nella comunità credente, l'apprezzamento dei suoi cammini e la genialità dell'apporto dei giovani alla vita della chiesa e del mondo dopo Roma.

Le collaborazioni con altre dimensioni pastorali

Uno degli snodi più delicati, ma anche più proficui, per la PG è sicuramente la capacità di agire assieme. Il motto è sempre stato meno attività in proprio, se non quelle che tengono in piedi il collegamento, e molte attività con gli altri uffici.

Catechesi
Il primo lavoro è stato fatto con l'ufficio catechistico per la pubblicazione dei catechismi dei giovani Io ho scelto voi e Venite e vedrete. Eravamo ancora in un tempo in cui la catechesi poteva orientare la vita dei gruppi di adolescenti soprattutto e di giovani. In seguito abbiamo visto diventare sempre più problematica la possibilità di fare catechesi continuata e oggi siamo di fronte alla necessità di una rifondazione o ripensamento globale forse cogliendo senza paura e con creatività la richiesta di molti giovani del primo annuncio.

Famiglia
Una interessante collaborazione è stata attuata con l'ufficio famiglia, con il quale poi avremmo dovuto condividere la stessa commissione episcopale. L'educazione all'amore e il progetto di educazione alla famiglia, volgarmente detto preparazione al matrimonio, è oggi ancora da innovare e strutturare, ma mi pare una sicura prospettiva di impegno della PG.
Il fiore all'occhiello della collaborazione: il progetto Policoro.
È nato da lontano con una costante condivisione di cammini per i giovani lavoratori (sono da ricordare i convegni di Loreto su i giovani lavoratori), si è concretizzata grazie alla dedizione assoluta di don Mario Operti ed oggi è una realtà bella, in crescita, anche se purtroppo impegna bene quasi solo le diocesi delle regioni del Sud.
È un luogo di progettualità comune, di coinvolgimento delle associazioni sia di formazione che di evangelizzazione, è un tentativo di offrire il Vangelo entro una delle sfide più grandi del mondo giovanile, che è la grande precarietà del lavoro, ma anche la sua grande promessa di apertura alla costruzione di una identità umana e cristiana. Finché la proposta cristiana ai giovani non giunge al lavoro, alla professione è solo appiccicata e funge da occupazione di parcheggio; può creare collaboratori pastorali, ma non laici dedicati al Vangelo nella quotidianità.

Vocazioni
Per le religiose si è dato vita, e continuano ancora, a scuole triennali, per animatrici vocazionali in collaborazione con l'USMI e l'ufficio vocazioni. Sono progetti seri che vedono sempre compresenti la specializzazione in pastorale giovanile e in pastorale vocazionale.

Il convegno biennale dei referenti diocesani

Ogni due anni si è tenuto un convegno di tutti gli incaricati diocesani di pastorale giovanile e degli incaricati nazionali dei religiosi, religiose e associazioni laicali. È servito molto a far incontra-
re esperienze diverse di pastorale giovanile. Lo si è celebrato in genere in posti diversi per interessare le varie regioni e lo si è progettato nella consulta degli incaricati regionali.

Le figure educative

Gli educatori, i presbiteri, i religiosi e le religiose sono stati oggetto di studio, di coordinamento e di riflessione sia in convegni (cfr. quelli sull'animatore a Loreto e all'UPS), che in confronti, esperienze, revisioni e dialoghi, soprattutto come struttura portante delle GMG e di tutte le manifestazioni coi giovani. A Denver siamo andati con un vademecum apposta per l'animatore, tanto ci tenevamo che ci fosse una asimmetria educativa evidente.

I passi istituzionali

La costituzione ufficiale del Servizio del 1993

Avvenne per passi istituzionali del Consiglio Permanente, come potete vedere nel notiziario numero zero. Ha assunto il nome di Servizio, non perché non sia alla pari degli altri uffici, ma per dare un segnale di consapevolezza della ricchezza già esistente e di maggior collaborazione alle diocesi e ai vari enti che si interessano dell'educazione alla fede dei giovani.
Quando fu costituito eravamo a Denver nel pellegrinaggio previo2. La costituzione del Servizio era stata preceduta dalla creazione in tutte le regioni di un coordinamento informale, spontaneo tra i vari incaricati diocesani, a mano a mano che il vescovo ne nominava qualcuno. Ci è voluto quasi un quinquennio perché ci fosse in ogni diocesi un incaricato della PG. Solo in Lombardia, Nord Est e Sicilia era già avviato un coordinamento regionale.

Il Convegno di Palermo del 1995 con appendice all'Ergife nell'anno successivo a febbraio

Nel novembre del 1995 a Palermo (da notare che il '95 aveva avuto la GMG di Manila, in gennaio, e tutto l'impegno di Loreto fino a Settembre) si tenne il grande convegno ecclesiale di metà decennio. Tra gli ambiti da mettere a tema, essendo di verifica, non poteva mancare quello dei giovani, che era un impegno esplicito di ETC. Fu un lavoro abbastanza pulito, celebrato anche in forma scanzonata. Ricordo che al momento pubblico-festa, cui erano stati invitati i vescovi e la popolazione di un quartiere abbastanza caratteristico, quello di Borgonuovo, avevamo scatenato la fantasia non solo con un gruppo hip-hop, che ha cantato un bel rap, ma anche con un gruppo di graffittari che hanno fatto i loro bei disegni seduta stante. Anima era il vescovo di Livorno Mons. Ablondi. I lavori di quella assise permettono di fare il punto della pastorale giovanile negli anni '95. Alcune esagerate preoccupazioni di organizzazione non hanno permesso di far giungere il contributo della sessione giovani, diretta da Mons. Nosiglia, al plenum del convegno. Una sessione straordinaria nel febbraio successivo concludeva i lavori con molta serenità. Era forse la prima volta che si incontravano varie visioni diverse di pastorale giovanile e c'era stata forse la paura di alcuni di non potersi esprimere liberamente e continuare a mantenersi la propria progettualità diocesana.

L'assemblea di Collevalenza del 1998 con la promulgazione dell'unico "Educare i giovani alla fede", pubblicato nel febbraio 1999

Non è stata l'assemblea in cui si è parlato di pastorale giovanile, quasi fosse una sorta di interesse di un ufficio, ma la riflessione delle chiese tramite i vescovi sull'educazione alla fede dei giovani. Tutti gli uffici vi erano interessati. È stato un bel momento di confronto coordinato da Mons. Enrico Masseroni di Vercelli, ha visto coinvolti gli incaricati regionali, rappresentanti dei religiosi e delle associazioni laicali. Ha avuto l'obiettivo di fare sintesi del lavoro fatto nel decennio e di predisporre tutte le diocesi alla grande sfida della GMG del 2000. Le diocesi, quando hanno accolto i giovani di tutto il mondo, potevano contare su alcune linee chiare di pastorale giovanile. Il documento della presidenza della CEI "Educare i giovani alla fede" è ancora oggi il pronunciamento a mio avviso più aperto e chiaro sul tema. Apre le nostre chiese oltre i confini dei luoghi classici della pastorale e non dimentica di andare in profondità.

Il raccordo con l'Azione Cattolica

Non è un tema così importante come i precedenti, ma ritengo che sia di rilievo e di carattere istituzionale, per come è considerata l'AC, che non è una associazione tra le tante e che ha un posto non aleatorio nella struttura di base delle Chiese che sono in Italia. Nessuno si nascondeva che c'erano alcune difficoltà di intesa, più che di collaborazione, qualche mancanza di chiarezza, qualche non corretta impostazione di tipo associativo nel modo di fare degli uffici e qualche rivendicazione di progettualità diocesana nel modo di vivere l'esperienza associativa. C'era un costante dialogo bimensile tra ufficio e settore giovani di AC nazionale. Il tutto ha portato nel 1998 a quel semplice libretto che delinea i principi e gli spazi della collaborazione tra AC giovani e Servizio diocesano e nazionale.

Il servizio di Pastorale Giovanile come stimolo a pensare, ad aprire orizzonti e a trovare nuove frontiere

Già si è detto del collegamento con le università, come spazio di riflessione: vorrei ricordare tutto lo studio sulla figura dell'animatore ("dell'animatore non autosufficiente") e sulla integrazione fede e vita con I'UPS e le riflessioni continuative sulla spiritualità giovanile con l'Angelicum. Il Servizio, proprio perché è sempre stato ribaltato nei suoi progetti dalla realtà che emergeva nel vivo della vita delle diocesi, nelle estenuanti fatiche delle GMG, nelle sperimentazioni comunicate nel bellissimo incontro, combattuto, vivo, pazzo qualche volta, della consulta, allora detta dei postini della pastorale giovanile (così erano definiti i regionali nati per germinazione spontanea e disponibilità di fotocopiatrice e telefono), ha sempre svolto il compito di stimolare, non lasciare tranquilli nelle condizioni raggiunte, inventare nuove frontiere.
Fanno parte di questa prospettiva:

L'impegno per la tematica della notte dei giovani

Fu affrontato in un bel seminario tenuto a Parona, in diocesi di Verona, nel 1999. Di esso sono stati pubblicati gli atti. Ha contribuito ad affrontare un tabù, anche se ha creato e crea non poche difficoltà a una pastorale piuttosto tranquilla. Indubbiamente ha dato inizio a riflessioni e iniziative calibrate, non eclatanti, non necessariamente solo di intrattenimento, ma anche di preghiera, di annuncio, di laboratorio pastorale per i giovani.

Le politiche giovanili i CAG e le leggi 285, 328, i primi riconoscimenti degli oratori (cfr. Lombardia) e il rapporto con le amministrazioni, la costituente educativa

Vanno sotto questo tema tutte le iniziative di dialogo, collaborazione, talora contrapposizione, con le amministrazioni pubbliche, con i progetti per i giovani, le politiche giovanili. Tutta questa realtà che già aveva vita intensa è stata, non dico codificata, ma fatta emergere con il convegno di Bergamo dei primi del 2001. Anche l'idea di una costituente educativa da far crescere nei nostri
territori, come tavolo reale attorno a cui tutti quelli che hanno ragioni di vita da offrire ai giovani sono aiutati ad agire assieme, prende più piede di quanto sembra. Da qui ha avuto impulso decisivo la costituzione del Forum degli Oratori Italiani in collaborazione con l'ufficio per la pastorale dello Sport.

L'evangelizzazione di strada

Sotto l'impulso del documento: "Educare i giovani alla fede" e delle parole del Papa alla diocesi di Albano, la settimana dopo la GMG del 2000, si sono fatte tante missioni tra i giovani, alcune piuttosto tradizionali, altre più innovative. Quel "Abbiate premura
anche dei tanti giovani che non frequentano la comunità ecclesiale e che si riuniscono sulle strade e nelle piazze, esposti a rischi e pericoli. La Chiesa non può ignorare o sottovalutare questo crescente fenomeno giovanile! Occorre che operatori pastorali particolarmente preparati si accostino ad essi, aprano loro orizzonti che stimolino il loro interesse e la loro naturale generosità e gradatamente li accompagnino ad accogliere la persona di Gesù Cristo". (Castelgandolfo 27 agosto 2000) è stato determinante.

Il Vangelo nel passaggio dalla disoccupazione alla precarietà

Evidenzierei qui tutto il lavoro e la riflessione per dialogare e aiutare i giovani disoccupati a non perdere la speranza e a sentirsi sempre nella accoglienza della chiesa e nella luce del Vangelo. Il progetto Policoro ne è una espressione, le associazioni e i movimenti, alcune belle esperienze di religiosi sono significative.

La musica dei giovani: hope music e una trilogia incompiuta: Bologna '97, ultimo dell'anno in Piazza S. Pietro tra il '99 e il 2000 e ....

Fin dall'inizio dei nostri convegni, nel novembre del 1992, quando a tutti i presenti fu regalato da don Paolo Giulietti e dal suo gruppo umbro un ulivo che adesso è diventato una bella pianta, per esempio, a casa Assistenti a Roma, e che ha dato l'idea del logo dell'ufficio, fino alla GMG di Roma, si è fatta attenzione al linguaggio musicale (ad opera soprattutto di don GianDomenico Valente) come veicolo privilegiato di comunicazione coi giovani. Ne è nata, prima Musicalavita, poi hope music con tutti i suoi progetti e i suoi corsi di formazione, per aiutare la chiesa ad abitare questi mondi e i giovani a cantare valori evangelici e a farsi una vera professionalità in questo campo.
Nello stesso tempo alcuni grandi eventi ci hanno aiutato ad entrare in dialogo con questo mondo dei cantautori o cantanti. Due grandi eventi sono stati significativi: il concerto veglia del Congresso Eucaristico di Bologna, a un mese solo dalla GMG di Parigi, con la presenza di Bob Dylan, Celentano e altri e con quel bellissimo discorso a braccio del Papa sull'Eucaristia del canto, e la notte dell'ultimo dell'anno del 1999 con la prima benedizione del 2000 del Papa dalla finestra del suo appartamento in Piazza S. Pietro. Il progetto poi non ha più potuto continuare, ma varrebbe la pena di riprenderlo, perché il mondo della musica giovanile non ci può vedere così assenti.

La comunicazione dei giovani: "giovani.org", il sogno infranto di "Voci", le frustrazioni di G, le pagine web diocesane

L'avvento di Internet non poteva lasciarci a guardare. Anche qui le spinte della base e la lungimiranza del cardinale Ruini ci hanno aiutato a offrire idee, qualche piccola esemplarità soprattutto all'inizio. La pagina Giovani.org, con tutti le chiarificazioni semantiche cui siamo stati costretti perché ci avevano fregato giovani.it, è stata soprattutto all'inizio un buon propulsore di pagine diocesane. Qualcuno ricorderà la preistoria, quando ancora non c'era Internet e ci collegavamo coi dischetti. Il notiziario era sempre spedito in cartaceo e in dischetto. Una frustrazione, e un rimpianto ci è rimasto dopo il bel tentativo di inserire in Avvenire "Voci": 14 numeri belli e geniali dedicati ai giovani, dopo la bella esperienza delle corrispondenze del dopo Parigi. La loro grafica è quella che ha assunto oggi l'Avvenire. "Voci" è morto perché costava troppo e lì mi sono accorto che ci occorreva una commissione episcopale che ci difendeva. "Noi genitori e figli" non costa di meno e c'è ancora. Ma bisogna tornare a parlare ai giovani anche attraverso il cartaceo delle riviste. L'AC ha in mente di farlo se ci date una mano a fare una distribuzione militante. Ci siamo buttati su G, ma forse non è una operazione del tutto convincente, anche se ha indotto tutta una serie di newsletter più agili, ma meno allettanti e godibili come G.

Prime prove di presenza nella tensione etica giovanile sulla globalizzazione

A questo capitolo vanno ascritte anche tutte le iniziative che hanno dato ai giovani italiani un primo spazio di intervento nel sociale, che andasse oltre il diocesano: la partecipazione alla preparazione del G8 di Genova. Fu operazione indovinata, nei tempi e nei modi; sicuramente difficile, ma necessaria per invertire la tendenza alla fuga dal sociale. Una esperienza più matura anche per la pace non sarebbe male.

Qualche fotografia del presente

Da un punto di vista esterno, non troppo distaccato, ma in piena intesa con i grandi sforzi che vengono fatti oggi dal Servizio Nazionale, colgo alcuni elementi evidenti.

La scelta dei giovani

Le diocesi non hanno ancora fatto una scelta impegnativa per il mondo giovanile, nonostante ci siano molte energie a disposizione. Purtroppo molti i giovani sono ancora abbandonati a se stessi e non si fa che poco per offrire spazi di aggregazione e di proposta. La nostra capacità aggregativa è troppo bassa. C'è una esigenza effettiva di ponti tra strada e chiesa, di offerta del Vangelo oltre le appartenenze confessionali, per non ridurre la proposta cristiana entro comunità estetiche.

II primo annuncio

Il tema del primo annuncio deve vedere un colpo di reni di tutta la pastorale giovanile e l'ufficio catechistico. Il mondo giovanile è il più adatto a sperimentare e a dare consistenza a questo nuovo modo di accostarsi alla fede ed è capace di offrire energie nuove alla evangelizzazione.

Potenziamento delle associazioni

L'ufficio o il servizio deve agire il meno possibile in proprio soprattutto se si tratta di attività formative. Deve dare e cercare assieme i principi, le linee progettuali, gli scambi di esperienze, stanare le forze da impiegare nella pastorale giovanile, ma poi deve far crescere corresponsabilità nella vita concreta. Non è l'ufficio che educa, ma la parrocchia e in essa le associazioni.

Progettualità per i preadolescenti unita al mondo giovanile

I preadolescenti sono una novità per il mondo giovanile di oggi e non sai dove andranno a piantare le tende. Occorre che non siamo abbandonati alle sperimentazioni della Iniziazione Cristiana, ma aiutati a crescere verso l'età giovanile in un progetto. Io credo che la PG sia la più adatta a fare mistagogia, cioè collegamento dell'esperienza celebrativa della fede di queste giovani generazioni con la storia e la vita.

Nuovo spazio per laboratori di educazione alla politica

È tempo ormai di spingere i giovani su tirocini di preparazione alla politica e di laboratori sperimentali. Ne hanno capacità e interesse. Sono i primi a non lasciarsi incantare da letture emotive e a creare buone trasversalità. È un campo minato, ma non sarebbe pastorale giovanile se fosse sminata.


NOTE

1 Cfr. Pastorale giovanile storia (4) in Dizionario di pastorale giovanile, LDC, Leumann, Torino 1992, pag. 837.
2 Dal discorso di Mons. TETIAMANZI al primo convegno di Assisi (1992) " ...in più di una occasione nel Consiglio Episcopale Permanente i Vescovi si sono chiesti quale figura giuridica potesse avere questo Servizio. Nonostante le diverse ipotesi, il termine Servizio forse è tra i più indovinati, perché pone questa istituzione, questa struttura della CEI immediatamente nella logica evangelica del servizio. Questa struttura in seno alla CEI vuole porsi, con tutta modestia ma anche con un vivo senso di responsabilità, come un servizio in ordine al coordinamento e allo stimolo della pastorale giovanile nelle Chiese particolari. È un coordinamento, non una imposizione che dall'esterno raggiunge le varie Chiese particolari e le varie strutture di pastorale giovanile. È piuttosto a partire da una esigenza interna che le diverse realtà strutturali sparse in Italia sono chiamate a coordinarsi tra di loro. Esiste oggi una mobilità del mondo giovanile ampia e continua, tale da rendere necessario un maggiore coordinamento delle strutture e delle organizzazioni di pastorale giovanile.
In secondo luogo, è uno stimolo della pastorale giovanile nelle diverse Chiese particolari, fatto di riconoscimento sincero, cordiale, grato per quanto c'è, e di una promozione della responsabilità e della creatività che le diverse Chiese particolari, e quindi le diverse strutture di pastorale giovanile, hanno il diritto e il dovere di esprimere e di realizzare.


VIII convegno nazionale di pastorale giovanile
Monopoli, 17-20 marzo 2004

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