Vivere la vita come vocazione. Presentazione del dossier

Inserito in NPG annata 2002.

 

Per una pastorale giovanile orientata vocazionalmente

(NPG 2002-04-5)


NPG non è nuova alla riflessione sul tema della vocazione. Anzi, anche se sembra scontato dirlo, il tema vocazionale percorre in filigrana tutta la riflessione pastorale nella logica della rivista, ed emerge soprattutto là dove si parla di spiritualità, di itinerari di educazione alla fede, di «sbocco» per ogni vita di gruppo, dell'esito di ogni cammino di formazione. E trova una sua riflessione compiuta soprattutto nel dossier 8/1993, divenuto poi, con ulteriori integrazioni, un libro nella collana «Pastorale giovanile oggi» della Elledici.
In un tempo in cui ritorna l'attenzione al tema (per la crisi di vocazioni 0 ormai cronica almeno nel mondo occidentale, se pur con forti riprese in alcuni movimenti e in in altre parti del mondo), sentiamo il bisogno di tornare a riflettere per almeno due ordini di ragioni: il bisogno di riaffermare che la pastorale giovanile ha nella sua natura specifica e in ogni sua parte una (o connotazione vocazionale (diversamente non sarebbe né pastorale né giovanile), e che ci preoccupa il «sequestro» del termine vocazione ad alcuni ambiti specifici di essa (da cui deriverebbe l'esigenza di una «più vera pastorale giovanile», e di una pastorale vocazionale alternativa o specifica).
Siamo convinti che sottrarre la «vocazione» alla PG è snaturarla del tutto, renderla altro da quello che essa è e chiede di essere. Siamo egualmente j convinti che – anche se si tratta di sollecitare e promuovere «vocazioni specifiche» – questo non possa essere fatto che all'interno di una seria pastorale giovanile che prende sul serio il giovane, le sue domande di vita e di senso, l'ambiente in cui vive e la cultura che respira, le relazioni che intesse, così che esse (vocazioni) siano frutto maturo del cammino di crescita e di fede seriamente impostato.
Siamo dunque assolutamente convinti (e grati) di quanto gli «Orientamenti pastorali: Comunicare il vangelo in un mondo che cambia» dei nostri Vescovi hanno scritto al n. 51: «Avvertiamo la necessità di favorire un maggior coordinamento tra la pastorale giovanile, quella familiare e quella vocazionale; il tema della vocazione è infatti del tutto centrale per la vita di un giovane. Dobbiamo far sì che ciascuno giunga a discernere la 'forma di vita' in cui è chiamato a spendere tutta la propria libertà e creatività: allora sarà possibile valorizzare energie e tesori preziosi.
Per ciascuno, infatti, la fede si traduce in vocazione e sequela del Signore Gesù».
Per riaffermare tutto questo, e per mettere in luce (senza false paure e fraintendimenti) il carattere vocazionale (a tutti i livelli) della PG, dopo il dossier di marzo che riflette in generale sugli Orientamenti pastorali individuandone preziose indicazioni di percorso, in questo dossier di aprile affrontiamo, dopo vari incontri di redazione, il tema vocazione.

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Per dare un ordine agli articoli che si susseguono (e che corrono il rischio di non lasciare intravedere, a una semplice scorsa dei titoli, l'intenzione di fondo), riportiamo di seguito il risultato delle nostre redazioni che hanno fatto da guida per l'elaborazione del dossier.
Accanto è indicato l'autore dell'articolo corrispondente.

1. Perché (e come) una riflessione di NPG sulla vocazione
– da un immaginario collettivo di vocazione specifica (religiosa, sacerdotale) a un allargamento di prospettiva: ogni vita è vocazione;
– da una concezione strumentale di reclutamento a una visione promozionale di tutte le vocazioni;
– da una pastorale delle vocazioni a una pastorale giovanile attenta alla dimensione vocazionale come qualità del suo essere (come esito: un giovane capace di vivere la vita come vocazione, aperta al dono di sé e al servizio; e come attenzione ai processi globali);
– secondo il modello tipico della proposta pastorale della rivista: la persona chiamata (vocata) a fare esperienza di vita sempre più piena, in una cultura della cura e accoglienza di ogni «bisogno» giovanile, nella logica del seme, la proposta di esperienze capaci di provocare, la responsabilità degli adulti (Dio chiama attraverso i volti umani), la funzione dell'accompagnamento (per sollecitare la riappropriazione personale e la maturità)... (una corretta visione di insieme) (Juan E. Vecchi).

2. Le parole, per intenderci
Di fronte all'ambiguità dei termini, al pluralismo degli orizzonti di riferimento, alla molteplicità delle proposte, è necessario definire le parole che utilizziamo.
2.1. Sociologicamente, cosa si intende quando si parla di vocazione? Un'analisi delle «parole» e dei sensi «intesi» dei giovani (analisi dell'immaginario e degli stereotipi) (Virginia Di Cicco).
2.2. Il linguaggio della progettualità: esistenza come progetto: un'analisi antropologico-fenomenologica dei termini esistenza, progetto, scelta e decisione, chiamata-risposta, relazionalità, amore...
La vita contiene dentro di sé costitutivamente la dimensione della progettualità (costruzione per il futuro) e della relazionalità (assieme, in comunione). Dunque la vocazione è inscritta «dentro» la vita, anche dei giovani, dentro la loro storia (ermeneutica dell'umano) (Zelindo Trenti).
2.3. Una visione teologica
2.3.1. La struttura dell'esistenza umana secondo la bibbia (dalla «progettualità umana» alla «chiamata»: il primato di Dio che chiama e la risposta dell'uomo all'amore nell'obbedienza) (Carmine Di Sante).
2.3.2. Dio chiama alla comunione con Lui (a essere figli): una «vocazione» che si concretizza in diverse modalità storiche (vocazioni per il Regno) (Carlo Molari).
2.3.3. Dalla vocazione alle vocazioni: la dimensione ecclesiale delle vocazioni specifiche (vocazione al servizio dei fratelli, nella diversa ministerialità, per il Regno) (Salvatore Boccaccio):
– la vocazione all'amore di coppia e al generare la vita (Gioia Quattrini e Salvatore Magri; Eugenia Avidano e Pietro Di Giammarino);
– la vocazione alla ministerialità e alla vita consacrata (Antonio Raimondi, Mara Borsi, Diana Papa, Giacomo Ruggeri);
– quando la vita «non serve»... (Giuseppe Morante) (evangelizzazione della vocazione).

3. Dall'evento ai processi
Il passaggio dalla «vocazione» alle vocazioni o scelte particolari storiche contingenti avviene in un contesto contraddistinto da identità giovanili segnate da caratteristiche di debolezza, precarietà, con difficoltà a scelte definitive... ma anche di carica ideale; e in un contesto pieno di proposte-provocazioni di consumismo-individualismo.
È necessario dunque un progetto «vocazionale» con processi pedagogici ai particolari che prevedano esperienze e conferiscano senso all'esperienza (testimonianza, accompagnamento, provocazione, evangelizzazione...), l'abilità a leggere i segni dei tempi per le chiamate particolari e a rispondere a seconda Vi delle proprie competenze e doni, un accompagnamento che permetta di superare 40 la cultura dell'individualismo che falsa la chiamata alla interrelazione, alla we comunione con l'altro, con la storia umana, con la cultura...
Si richiamano qui le preoccupazioni educative dell'appartenenza, dei luoghi ed esperienze privilegiate, la funzione degli adulti insieme come provocazione-accompagnamento, l'abilitazione dei giovani alla scelta (un «salto» già iscritto
nella vita... ma che deve anche essere provocato), alla «decisione per», alla 7' capacità di pensarsi nel dono e nella gratuità.
La necessità di esperienze «pro-vocanti»
(Maurizio Spreafico).