Virginia Di Cicco

(NPG 2002-04-4) 


La Pasqua di quest’anno arriva presto. Tra neve tanta e acqua poca, tra ghiaccio inaspettato e capriccioso, freddo freddo e a sorpresa caldo, la Pasqua arriva presto. E forse è giusto che sia così perché il mondo ne ha bisogno.
È di un pittore contemporaneo un quadro in bianco e nero che arriva di sorpresa e affonda prima che ce ne accorgiamo. Il tratto è pesante e le linee grosse e scure: è Cristo in croce ma con una maschera antigas.
L’ho scoperto per caso, sfogliando annoiata una rivista e sono rimasta così, come calamitata, per un bel po’, lo guardo fisso su questa immagine, dura e che gridava.
Portare sulla croce i peccati del mondo. Come se le stimmate non bastassero e le ferite sulla fronte e sul petto.
Allora Cristo con il burqa, che guarda il mondo, creato con amore, da una finestra a quadretti. Senza orizzonte e senza spazio, tutto compresso e filtrato, come in un tritapatate. Il mondo a pezzi, a frammenti. Schegge di bellezza che feriscono impazzite e strappano brandelli di normalità.
Dove la musica è stata uccisa e gli sguardi mortificati. I corpi cancellati e le voci spente, i cuori con il silenziatore.La paura, padrona gelosa e severa, fa il resto.
Allora Cristo con la stella gialla, magari sul costato, a difendere l’idea del divino trema nel cuore e non si ferma anche quando il cuore, invece, sembrerebbe farlo, Perché il cielo è così grande da contenere tutti e tutte le preghiere. Perché le stelle sono nate per fare luce negli strappi della notte e non per pungere con gli spigoli come vetri affilati e duri.
Allora Cristo con la maschera antigas, pesante attrezzo, che tira la testa ancora più giù sul petto, quando non c’è più aria da respirare perché l’odio l’ha rubata tutta. Una museruola per polmoni e naso che non hanno più bisogno di sentire il profumo delle zagare o del mare. E qualcuno che per metà è a cancrena. Strana davvero la gente! E da cosa ci si può salvare? E per vivere dove? E come?
Allora Cristo con una catena, che stringe più dei chiodi e dei legacci. Che soprattutto impedisce di volare e fa sembrare che il mondo sia zavorra. La schiavitù del cuore e del pensiero, tenuti miseramente giù, come di piombo. La schiavitù che ci toglie a noi stessi per darci a chi non ci ama e ci rivenderà. E stretti poi come si può ballare mentre il sollievo guida i nostri passi?
Quando Cristo risorge, nel sepolcro ad attenderci ci sono strane cose: burqa, stelle gialle, catene e maschere antigas. Relitti strani di terribili naufragi che hanno visto la terra frantumarsi e il nostro mondo in balia di onde folli che tirano con forza verso il nulla.
Ciò che resta nel sepolcro è la parte che dobbiamo fare noi, la nostra parte del lavoro. Restituire sguardo, aria e cielo.La libertà, l’azzurro e la freschezza, nessuno potrà mai chiuderli in una tana segreta senza che ogni uomo possa berne fino a saziare la sua sete. Sarebbe come incatenare il vento. L’odio è come un drago e si dilegua se chi lo combatte conosce i suoi sortilegi e non li teme.L’inganno si dilegua come schiuma se il cuore è forte e sa qual è la sua strada.
La Pasqua di quest’anno arriva presto. Ha fretta ed ha ragione di aver fretta. Non deve darci tregua. Non deve permetterci di pensare ad altro.