(NPG 2002-07-58)

 

Nello scorso aprile si è tenuto a Roma l’incontro (simposio) dei Vescovi Europei sul tema “Giovani di Europa nel cambiamento. Laboratorio della fede”. È stato un evento a cui non è stato dato (dai media) grande risalto, pur trattandosi di un evento significativo in ordine sia all’attenzione costante della Chiesa al mondo giovanile e ai suoi problemi, sia al cambiamento culturale sempre più avvertito, all’interno del quale la fede e il Vangelo devono trovare modi di inculturazione, sia per la sottolineatura del “fatto Europa”, in cui i giovani e i valori cristiani devono trovare spazio e cittadinanza.
NPG dedica a questo avvenimento alcune pagine, riportando:
– il Messaggio finale dei vescovi;
– la Lettera ai Vescovi dei giovani delegati presenti al Simposio stesso;
– il commento al Messaggio da parte di un vescovo presente come delegato, particolarmente sensibile e attento al mondo dei giovani.

MESSAGGIO FINALE

“Scrivo a voi, padri,
perché avete conosciuto
colui che è fin dal principio”.
“Ho scritto a voi, giovani,
perché siete forti,
e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno”
(1 Gv 2, 13-14).

1. Il X Simposio dei Vescovi europei sul tema “Giovani di Europa nel cambiamento. Laboratorio della fede” (Roma, 24-28 aprile 2002) è stato per tutti noi, Pastori e giovani partecipanti, un evento intenso di grazia e di comunione fraterna.
Lo scopo dell’incontro era quello di individuare insieme ai giovani nuove concrete possibilità e vie di evangelizzazione e di inculturazione della fede nel nostro Continente, affinché tutti i paesi di Europa, rigenerando le proprie radici cristiane, possano costruire insieme una “casa comune” dall’Est all’Ovest, fondata sulla fede in Cristo e sulla promozione della vera dignità e libertà di ogni persona. L’Europa sta vivendo in questi ultimi decenni un cambiamento profondo che investe costumi, valori e tradizioni culturali e religiose.
Di esso i giovani in primo luogo si mostrano sensibili e partecipi. Per questo abbiamo voluto affrontare questa complessa realtà, con lo stesso sguardo positivo e ricco di prospettive dei giovani, a partire dalle loro problematiche, attese e sfide nei riguardi della Chiesa, della fede cristiana, della società in cui vivono.
Il metodo del “laboratorio” ha caratterizzato il Simposio. Vescovi e giovani cattolici e di altre Confessioni cristiane si sono ascoltati, si sono parlati, hanno pregato insieme ed insieme hanno rinnovato l’impegno di annunciare il Vangelo nella diversità dei loro ruoli e responsabilità.
Siamo giunti alla convinzione che sotto l’azione dello Spirito Santo tale cammino è già in corso e i giovani ne sono in certo modo le avanguardie, le “sentinelle del mattino” che ne annunciano l’avvio promettente.
Ci ha ispirato e sostenuto il Duc in altum, che il Santo Padre ha voluto riconsegnarci nell’udienza, in cui ha ribadito l’invito ad essere consapevoli dei problemi sovente laceranti che investono il nostro Continente, ma anche fiduciosi nella presenza di Colui che è il Vivente e cammina con noi nella storia. A Giovanni Paolo II, tenace evangelizzatore del continente europeo, esprimiamo tutta la nostra riconoscenza e creativa fedeltà.

2. Animati dallo Spirito e considerando questo tempo come il tempo che Dio ci ha concesso per vivere la gioia del Vangelo e testimoniarlo agli altri, abbiamo percorso un articolato cammino di ricerca e di scambio di esperienze.
Una lettura sapienziale della condizione giovanile oggi in Europa nel più ampio contesto della postmodernità richiede come via prioritaria suscitare incontri personalizzati con Gesù, come colui che dona all’uomo di ritrovare la sua identità su misura stessa di Dio, sperimentare il sostegno indispensabile di comunità di fede, di amicizia e di carità, disporre di pastori capaci di accoglienza, di ascolto, di proposta, dì accompagnamento.
Ciò porta a progettare concrete proposte formative che, tenendo conto del differente terreno giovanile, si traducono non in generici discorsi, ma in itinerari personalizzati, quindi differenziati, evangelicamente autentici nel dire ai giovani la verità del Vangelo senza riduzioni, spesso “controcorrente”, ma insieme attenti a rendere trasparente lo stesso stile di Gesù volto a far cogliere il mistero della paternità di Dio nel quotidiano.
Purtroppo avviene che la Chiesa, luogo naturale di tale incontro con Cristo, sia sentita da molti giovani lontana, estranea, poco credibile, incapace di parlare all’uomo del nostro tempo. Forte è il bisogno di comunità cristiane (parrocchie, istituzioni religiose, movimenti, altre realtà ecclesiali) in cui si sperimentano relazioni umane profonde e genuine, ricche di comunione ed amicizia, ma anche capace di fare una proposta di fede più alta nei traguardi, più esigente nella qualità, più profonda nella spiritualità, mantenendo strettamente collegato il messaggio con il vissuto delle persone e con le attese più radicali del cuore umano. I giovani non diventano solo fruitori dell’annuncio, ma avvertono la vocazione di diventare loro stessi protagonisti della missione ai giovani e ad ogni altra persona.
Il loro contributo è da riconoscere oggi come un bene necessario ed insostituibile per l’evangelizzazione dell’Europa.
Accenniamo infine con interiore soddisfazione altri importanti aspetti di arricchimento sgorgati dal Simposio: le tante e diverse esperienze di comunicazione del vangelo ai giovani e con i giovani in Europa e nel mondo, il sentire ecumenico con la partecipazione di membri delle comunità cristiane, l’attenzione alla dolorosa situazione del Continente africano, il clima di comunione, di preghiera, di scambio di doni. È stata una vera esperienza ecclesiale, che ha avuto il centro nell’Eucarestia quotidiana, una cordiale espressione nelle conversazioni informali, una notevole risonanza nelle visite a comunità romane, accoglienti e generose secondo la loro tradizione.

3. Dal Simposio sono emersi particolari punti comuni che proponiamo come motivi di ulteriore riflessione ed impegno concreto.
La nuova frontiera della evangelizzazione in Europa passa attraverso una nuova coscienza missionaria con il coraggio e la creatività di iniziative concrete. Siamo convinti di contribuire in misura decisiva alla libertà religiosa, caposaldo della civiltà del nostro Continente, alle forme di accoglienza e di rispetto dovuto ad ogni persona, testimoniando il nostro incontro con il Verbo della Vita, Cristo Signore, e sapendo rendere conto della speranza che è in noi (cf 1 Pt 3,15)
Consapevoli di questo abbiamo individuato alcuni ambiti privilegiati dell’impegno missionario, via sicura alla santità:
– solo una comunità tutta missionaria potrà rendere credibile e significativa la testimonianza del Vangelo nella società: per questo la formazione missionaria diventa criterio della stessa identità del cristiano;
– si impara a diventare missionari “facendo la missione” nel concreto del proprio ambiente di vita (lavoro, studio, tempo libero...), intervenendo da cristiani nelle scelte culturali, economiche, sociali, politiche, oggi di estensione europea, con la indispensabile competenza ed azione;
– Dio ci chiede il coraggio di affrontare importanti verità cristiane trascurate o non bene espresse, come è l’iniziazione cristiana e il sacramento della confermazione, la vera e liberante comprensione della sessualità e castità cristiana, il ruolo educante della famiglia, la grazia del sacramento della riconciliazione e del perdono...;
– alla scuola di Gesù, occorre configurare la formazione cristiana mediante itinerari diversificati (laboratori della fede), incontrando la persona dove si trova, nella desolazione, nella apparente indifferenza, nella domanda, nella gioia della fede vissuta...;
– siamo insistentemente chiamati a realizzare una nuova immagine di comunità cristiana credibile e vivibile, dove è di casa il coraggio della verità, il perdono del nemico, il dialogo ecumenico, la donazione gratuita di sé nelle vocazioni anche più impegnative (come il sacerdozio e la vita consacrata), il servizio dei poveri e deboli, la difesa della vita dal suo primo istante al suo naturale compimento, l’impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato.
“Evangelizzare i giovani e lasciarci evangelizzare da loro” diventa una reciprocità che corrisponde ad una Chiesa comunione cui ci chiama il Vaticano II.
La provvidenza di Dio chiama oggi le Chiese di Europa a considerare i giovani cristiani non solo come un settore od oggetto specifico di pastorale giovanile, ma riconoscerli e riceverli come dono di Cristo alla sua Chiesa in tutta la sua missione, leggendo con loro situazioni, problemi e con loro realizzando programmi ed iniziative. Ciò richiede di fare un salto di qualità, una vera e propria conversione pastorale. Aiutarli perciò nella loro formazione, stabilire con loro forme di ascolto, di dialogo, di incontro, di progettazione è adempiere la volontà di Dio.
Da ultimo come Vescovi ci sentiamo interpellati da quanto i giovani presenti al Simposio ci hanno detto e richiesto. I giovani desiderano Vescovi e sacerdoti che li considerino non solo speranze del futuro, ma una risorsa presente e attuale della Chiesa, su cui contare ora e subito. Chiedono che trovino il tempo specifico di incontro e dialogo con loro, valorizzando anche la via epistolare, condividendo insieme problemi, ricerche, esperienze, con il cuore e con l’intelligenza, proponendo con chiarezza il vangelo ed insieme aiutandoli a viverlo. Chiedono infine che siano i primi testimoni del Vangelo e della bontà di Gesù, carichi di fiducia e di speranza in Lui.


UNA CHIESA AMABILE
Sul “Messaggio finale” del Simposio
Vincenzo Savio, Vescovo di Belluno-Feltre

Come sempre avviene, anche questa volta l’esperienza vissuta non riesce a riversarsi totalmente nei messaggi finali che la richiamano, per quanto interessanti essi siano. Il messaggio elaborato a conclusione dei lavori ha il compito di andare oltre i partecipanti, certamente cresciuti per la breve esperienza condivisa in una settimana, e ridonare a tutta la comunità delle diverse chiese europee di cui erano rappresentanti, le fondamentali acquisizioni maturate.
Per cogliere il valore dei contenuti espressi dal messaggio occorre fare qualche premessa.
Il Simposio è una consolidata esperienza tra i diversi episcopati dell’Europa. La tensione dell’Europa verso l’unione fu convinzione assunta molto presto dalle diverse Conferenze episcopali del vecchio continente che all’inizio degli anni Novanta, quando si è sbriciolata la cortina di ferro, sono ulteriormente cresciute di numero acquisendo le giovani presenze dei paesi ex-comunisti.
Di norma i temi in argomento dovrebbero essere elaborati nelle singole chiese e poi riproposti nel simposio in un serrato confronto con i rappresentanti dei diversi paesi.
A me è sembrato opportuno approfittare del Capitolo Generale dei Salesiani in corso fino a pochi giorni prima nella stessa sede del Simposio, per confrontarmi con rappresentanti europei presenti all’assise capitolare. Il tema lo richiedeva.
Per questo decimo appuntamento, infatti, la tesi in argomento era che l’universo giovanile europeo e il suo esistenziale approccio alla fede permettono, per un verso, di cogliere l’evoluzione culturale e sociale in atto nell’Europa e, per l’altro, di individuare, tra inevitabili incertezze e approssimazioni, concreti percorsi che aiutino ad incidere in senso cristiano nel cambiamento in atto e ad aprire coraggiosamente verso una “nuova evangelizzazione” della cultura nel vecchio continente.
I giovani invitati e presenti in modo significativo al simposio non sono vissuti ai suoi margini, e il fatto che giovani e vescovi si siano parlati direttamente e continuativamente, è stato un segno di indubbio valore, senza ingenerare delusioni.
La serietà di questo primo confronto è stato sentito unanimemente come evento di grazia e di comunione fraterna.
Già nel titolo in tema era chiaro che la preoccupazione dei Pastori delle diverse chiese che sono in Europa, era quella di riuscire a farsi aiutare dai giovani a discernere i percorsi di rigenerazione cristiana del nostro continente confrontandosi seriamente con le loro tensioni ideali, quasi memoria di quello che Pietro indicava nel giorno di Pentecoste quando citando il profeta Gioele riconosceva ai giovani del tempo messianico una ruolo particolare: “i vostri giovani avranno visioni” (At 2, 17).
I giovani si sono presentati all’appuntamento e lo hanno vissuto con alcune precise caratteristiche:
– provenivano da diversi paesi del continente, da contesti assolutamente differenziati: questo ha permesso di confrontare percorsi formativi e culturali dissimili cercando di mettere in luce, nella notevole distanza culturale e sensibilità religiosa tra i paesi ex-comunisti e il resto dell’Europa, possibili ponti di interscambio;
– aldilà della forte capacità comunicativa che hanno mostrato di vivere tra loro, non era scontata una omologa lettura della situazione, e così è stato;
– la tensione ideale e la passione per la causa di Gesù era patrimonio comune, così condiviso da permettere loro di elaborare, in coda ai lavori, una “carta di assicurazioni” (sì a Dio e riscoperta della radice cristiana dell’Europa; lavorare a fianco dei vescovi per costruire la chiesa; testimoniare la comunione vissuta nel simposio; lavorare per edificare una “casa comune” europea più umana e cristiana) e di “impegno” (incontrarsi regolarmente con i propri vescovi; creare opportunità di formazione ed educazione cristiana; vivere la vocazione e responsabilità in ambito economico, politico e sociale; voglia di vivere lo spirito delle origini cristiane; conformare la vita al Vangelo e al patrimonio della Tradizione cristiana; costruire occasioni per prolungare la riflessione del simposio; ricerca di guide spirituali per sostenere la scelta cristiana) sottoscritta da tutti loro e consegnata ai Vescovi delle Chiese in Europa;
– erano tutti giovani dai vent’anni in su, con diversi di loro già “veterani” di appuntamenti simili avendo vissuto a Strasburgo nella primavera del 2001, con ortodossi e protestanti, il confronto per la elaborazione e firma della “Charta Oecumenica”.

Alcune annotazioni sull’esperienza possono favorire la comprensione del messaggio.
L’aver invitato e coinvolto seriamente i giovani è un segno di per sé già fortemente profetico che ha permesso in presa diretta una verifica di ciò e del come si elaboravano le riflessioni. E i giovani non hanno deluso sollecitando spesso i vescovi ad osare di più, molto di più nell’ambito del loro contatto con i giovani, non solo per le opportunità da ritrovare ma anche per lo stile con cui vivere l’incontro.
Le tre relazioni di fondo (del card. Murphy O’ Connors; del card. Danneels e del teologo Lanza) sono state seriamente valutate e riconosciute soprattutto all’interno dei lavori di gruppo. Certamente sul piano della loro risposta è apparso chiaro che è doveroso e possibile “dire” il Vangelo in situazione di post-modernità, e che per essi l’impegno è vissuto da protagonisti e in sostanziale serenità.
La loro concentrazione si è sviluppata sulla centralità della figura di Gesù; sulla ricerca di itinerari intesi non come indicazioni generiche ma specifiche e assunte insieme; sulla coscienza di un procedere stando dentro la storia, singolarmente e comunitariamente, con senso di profonda responsabilità anche se spesso le scelte chiedono percorsi in controcorrente.
La particolare sensibilità dei giovani garantita anche dalla rappresentanza di altre denominazioni cristiane, il loro modo di rapportarsi con i Vescovi, la coscienza di essere portavoce di un’area variegata e contraddittoria hanno fatto sì che non si parlasse “su” qualcosa o qualcuno, ma “con” qualcuno e con la loro vita, proiettata verso il futuro.
Non erano più in verifica dei progetti elaborati da qualcuno per gli altri, ma delle storie abitabili e che di fatto si sarebbero dovute abitare, con generosità, coerenza e verità, con forte passione missionaria. Per una comunità credente, per una chiesa accogliente, dialogante ed ecumenica. Amabile.


LETTERA DEI GIOVANI AI VESCOVI EUROPEI

Carissimi Vescovi,
siamo giovani cristiani, di diversi paesi del continente Europeo, veniamo da diverse realtà sociali ed ecclesiali. Ma troviamo in Cristo la nostra comunione.
Dopo questi giorni così importanti trascorsi insieme con voi, vogliamo innanzitutto ringraziarvi per aver voluto dar voce in questo X Simposio a 35 giovani.
Ma ancor più, ci sembra necessario ringraziare tutti voi per la continua disponibilità a venirci incontro non solo nelle discussioni plenarie, ma anche in ogni occasione che ha costituito la quotidianità di questi giorni. Un semplice pasto, una preghiera condivisa o un dialogo informale, sono divenuti occasione per profondi e stimolanti incontri personali che ci hanno fatto capire quanto profondamente siamo uniti nel cammino di ricerca della Via, Verità e Vita. Al termine di questo Simposio possiamo affermare con sincerità che esso è stato un valido momento per superare ogni possibile distanza che ci sembrava si frapponesse tra noi e voi. Abbiamo creato un clima di amicizia e di dialogo aperto, costruttivo, vivo.
Non possiamo, quindi, partire senza condividere con voi i frutti delle nostre riflessioni.

Vogliamo assicurarvi:
– che non esiteremo a rispondere “sì” a Dio che ci chiama a riscoprire nella vita quotidiana la radice cristiana dell’Europa;
– che desideriamo continuare il dialogo con voi per metterlo al servizio delle nostre diocesi e comunità;
– che lavoreremo, quindi, al vostro fianco nel costruire concretamente la Chiesa;
– che saremo testimoni dell’esperienza di comunione vissuta in questi giorni per tutti quelli che incontreremo;
– che contribuiremo all’edificazione di una “casa comune” europea più umana e cristiana (abbiamo iniziato a redigere un documento che cercheremo di condividere con le nostre comunità. Desideriamo prepararlo entro la plenaria della CCEE in ottobre).
Per essere capaci di corrispondere concretamente a tutto ciò, sentiamo di poter esprimere anche i nostri bisogni.

Sentiamo:
– la necessità di incontrarci regolarmente con voi per condividere le gioie e le difficoltà, e camminare così insieme nella nostra esperienza di vita cristiana;
– il bisogno di maggiori possibilità di educazione e formazione cristiana, così che possiamo anche condividere più responsabilità nelle nostre comunità;
– la necessità che ci incoraggiate a vivere la nostra vocazione e responsabilità in ambito economico, politico e sociale nei contesti in cui siamo;
– la voglia di vivere con voi nello stesso spirito che animava le prime comunità cristiane;
– il bisogno che ci insegniate a pregare, che preghiate con noi e per noi, e che ci aiutiate a riscoprire e vivere il vero senso della liturgia;
– il desiderio di conformare la nostra vita alla novità del Vangelo in riferimento al patrimonio della Sacra Tradizione della Chiesa;
– il desiderio di avere occasioni d’incontro (conferenze, sinodi, simposi...) per poter continuare il cammino percorso con questo Simposio;
– la necessità di trovare in voi una guida spirituale che non sia solo un insegnante ma un testimone che ci accompagni all’incontro personale con Cristo.
Ringraziamo Dio che ci ha fatto incontrare ed affidiamo a Lui il nostro cammino insieme.
PRENDETE IL LARGO! (Lc 5,4)

Roma, 28 aprile 2002
I Giovani Delegati presenti al X Simposio dei Vescovi Europei