Lettera ai giovani del vescovo Alberto Ablondi

(NPG 2002-07-55)



Mi piacerebbe proprio fare due passi insieme con ognuno e con qualunque di voi che appartiene al “mondo dei giovani”, come molti definiscono quell’età che va dall’adolescenza ai venticinque anni.

Ho detto uno qualunque e ognuno di voi perché vi sento tutti vicini; vicini quando tanto numerosi in Cattedrale mi sorridete e poi mi ascoltate anche; vicini pure quando passo, quasi inosservato, fra voi in via Cairoli o quando, per motivi diversi, ho occasione di vedervi nella zona di Rosignano o nei paesi del nostro entroterra.
Vi assicuro che quando penso alla mia presenza di vescovo a Livorno da venticinque anni, mi piace constatare che in quest’arco di tempo siete nati ed ho accompagnato la vostra crescita e forse già la vostra impostazione nella vita.
Quando sono arrivato a Livorno come vescovo voi non eravate ancora nati ed ora possiamo già incontrarci e parlarci; ecco perché mi pare facile incontrarvi e ascoltarvi un po’ come figli che diventano, crescendo, dei fratelli o meglio degli amici.
Ora comprendete cosa significano quelle parole qualunque e ognuno di voi; esse vogliono dire tutti proprio nessuno escluso. Ma per raggiungere tutti non mi resta che affidare la mia voce a queste righe chiedendovi il favore di darmi cinque minuti; proprio il tempo di fare due passi insieme.

Per dirvi cosa?
Voi vi aspettate una predica o dei consigli, e avete ragione perché in genere gli adulti vi trattano così. Invece vorrei solo farvi una domanda: e so che non è poco. Ma forse diventa veramente poco se vi dico che non aspetto neppure la risposta. Questa la darà ognuno a se stesso.
Certo sarete liberi di rispondere anche a me; a voi però trovarne i modi: da soli o in gruppo; per telefono o per iscritto.
Ma veniamo alla domanda. Ed è domanda grande per la vostra vita; ma è domanda che è grande nella storia, anzi nella fede.
Eccola: “che cosa cercate?”.
Ho detto domanda grande nella fede e nella storia perché nel vangelo scritto dall’apostolo Giovanni si narra che un giorno due discepoli di Giovanni il Battista andarono da Gesù che li accolse chiedendo loro: “che cosa cercate?”; verso la fine dello stesso vangelo si racconta di Gesù risorto che, nelle vesti di un giardiniere, si presentò a Maria Maddalena e le chiese: “chi cerchi?”. I discepoli e la Maddalena in effetti cercavano proprio lui.
Adesso alla domanda “che cosa cercate?” voglio aggiungere un augurio perché dentro di voi possiate rispondere:

“Qualche cosa, sì, stiamo cercando!”.
È importante che possiate rispondere così, perché forse il cercare è il verbo più umile e più grande di ogni vita e di ogni rapporto; nelle scienze come nell’amicizia, negli incontri con gli uomini e anche nell’incontro con Dio, nel matrimonio come nelle comunità laiche o religiose.

L’uomo infatti è cercatore:
ed è bello che sia così.
È bello davvero cercare…
… perché chi non cerca è ormai un sazio che non sa andare al di là dei bordi del proprio piatto.
… perché chi cerca, invece, sente il bisogno di cercare persino quando ha già trovato: dal momento che qualunque cosa, qualunque persona e innanzitutto Dio hanno sempre nuovi orizzonti da svelare. Anche un credente infatti deve sempre cercare: sì, per verificare la sua fede o per alimentare la sua vita di nuove profondità, di nuovi modi con cui Dio si presenta. Non basta infatti una vita per esaurire una persona! Figuriamoci se basta una vita per esaurire la presenza di Dio!
Ancora è bello cercare…
… perché l’amore si esprime non solo nello scoprire continuamente nuove profondità, ma nel valorizzare addirittura quei doni che l’uno ha fatto nascere nell’altro.
… perché chi cerca lealmente non è mai colpevole anche se si trova su una strada sbagliata; sbaglia invece il presuntuoso che si illude di essere arrivato.
… perché chi cerca è un generoso che ha scoperto in sé tante energie (fisiche e spirituali, culturali, sessuali e di fede, ecc.) da donare; e nello stesso tempo è un povero ma saggio che conosce come i suoi limiti e le sue povertà possono essere superate con i doni che sa scoprire negli altri.

Ma voglio proporvi un passo in avanti:
e qui il colloquio si fa più personale, per cui sento il bisogno di passare dal generico “voi” alla forma più confidenziale del “tu”.
Vorrei cioè aiutarti a cercare e a scoprire la cosa più importante: te stesso.
Vorrei insomma che ti accorgessi che in fondo “ognuno è ciò che cerca”.
Si, è proprio vero; infatti, se cerchi solo Coca cola, sei solo…, ma lasciamo perdere.
Se cerchi solo soldi… Gesù ha detto: “il vostro cuore è la dove c’è il vostro tesoro”.
Se cerchi persone… dunque tu sei persona.
Se cerchi comunità, sei già comunità.
Se cerchi Dio, Lui, come se lo avessi già trovato, è già con te, e in te.
Se cerchi te stesso e non ti lasci ingabbiare dalla convenzionalità e non ti lasci incatenare dal conformismo (anche da quello anticonformista) e neppure ti lasci tentare dalle vuote imitazioni dei divi, scoprirai in te la possibilità di essere nuova creatura in ogni momento, in ogni età; nonostante tante situazioni di monotonia in cui siamo costretti a vivere.

Ed ora che abbiamo fatto…
… “due passi insieme”
ti domanderai: “che senso ha avuto fare un po’ di strada insieme con il vescovo?”.
Credo che ne sia valsa la pena anche se dovessimo separarci dopo esserci arricchiti vicendevolmente nell’incontro. Forse proprio come è avvenuto in questa occasione con pochi minuti, con queste righe che sono due passi fatti insieme, solo il tempo sufficiente per dirti che, soprattutto per un giovane, “è importante cercare”.
Naturalmente, vorrei aggiungere che il vescovo e la Chiesa sono disponibili ad aiutarti. Perché è così facile, se cerchi Dio, equivocarle nelle sue caratteristiche di fondo e nelle false immagini di Lui che vengono presentate, spesso da coloro che pretendono di conoscerlo! D’altra parte so anche quanto sia difficile sopportare qualche volta il Suo perdurante silenzio e nascondimento nonostante la nostra seria ricerca. Quando però vorrai incontrare me o la Chiesa attraverso qualche comunità, sappi che troverai nel vescovo e nella comunità ecclesiale non degli altezzosi possidenti di Dio, ma cercatori di Lui e degli insaziabili ricercatori di tanti fratelli uno dei quali sei tu. E in ogni incontro potrà esserci sempre la gioia di conoscerti e di aiutarti, ma anche di essere aiutati da te, cristiano o no che tu sia, nel nostro cercare Dio e l’uomo.

Ti saluto con un… arrivederci.

† Alberto vescovo