Paolo Gambini

(NPG 2002-07-27)



Intendiamo raccontare il nostro cammino di animazione con i gruppi di adolescenti sulla strada realizzato a Livorno in ambito ecclesiale. È la narrazione di un’esperienza tra le tante che ha comunque il pregio di rappresentare un serio tentativo di incontrare i giovani là dove sono.

Da dove nasce

La “strada” e i giovani che la “abitano” è stato un argomento di fondo dell’ultimo sinodo della diocesi di Livorno tanto da entrare tra le priorità pastorali. Nel documento finale parlando di “vocazione della strada” si sottolinea come la Chiesa sia chiamata ad uscire per andare in quegli spazi che non le appartengono, come la strada o la piazza, ma che rimangono luoghi di incontro con gli uomini e soprattutto con i giovani. La motivazione non è quella di far proseliti ma di “essere presenza dialogante, umile e gratuita”. È interessante notare come nella nostra diocesi, precedente al nostro, esista anche un progetto sulla strada di incontro con il mondo della prostituzione.
Emblematico per lo stesso cammino sinodale è stato il gesto del vescovo di scendere in piazza per chiedere ai giovani la possibilità di fare “due passi insieme”. Mons. Ablondi a sorpresa si è presentato in varie occasioni nei luoghi tipici dell’aggregazione giovanile informale. I ragazzi gli hanno dimostrato il loro interesse accogliendolo con entusiasmo, addirittura prenotando la sua presenza nel proprio gruppo, elogiandolo per il suo coraggio.
È d’altra parte importante sottolineare che nella città di Livorno è assai diffusa l’aggregazione giovanile spontanea che si incontra in luoghi aperti. Per più della metà dei giovani livornesi è normale vivere in strada una parte consistente e importante della propria vita relazionale. È una scelta alternativa alle esperienze di relazione che offrono i contesti istituzionali. È una condizione quotidiana.
Per tutti questi motivi è nato il “Progetto Strada”. Un intervento di animazione sul territorio cittadino che nel suo avvio è stato affidato ai salesiani con l’incarico di coinvolgere le varie risorse disponibili della Chiesa e della città di Livorno.

Quali sono i suoi obiettivi

I destinatari del nostro progetto sono gli adolescenti della “normalità”, quelli con un normale disagio evolutivo e i loro gruppi naturali. L’intervento si colloca, quindi, in un ambito preventivo e non riabilitativo. Questo ci permette di guardare alla strada e ai gruppi informali come a luoghi sostanzialmente positivi dove gli adolescenti e i giovani di oggi crescono, e non tanto come ambienti pericolosi di cui avere paura.
Il progetto opera attraverso degli animatori che incontrano i gruppi cercando di costruire con gli stessi una relazione significativa e amichevole. Così, col tempo, se gli animatori saranno all’altezza del proprio compito, diverranno un punto di riferimento al quale i ragazzi potranno rivolgersi nei momenti di bisogno.
Scopo del progetto non è quello di portare i ragazzi in chiesa, ma di fare della strada, per quanto possibile, un luogo educativo. Il tentativo è quello di offrire agli adolescenti, attraverso gli animatori, un canale di comunicazione con il mondo degli adulti; la possibilità di prendere coscienza delle proprie potenzialità; un aiuto nell’elaborazione di significati. Un impegno, quindi, “non intrusivo” o con intenzioni di “cattura”, non “direttivo”, ma che promuova e faciliti gli adolescenti nella realizzazione delle proprie potenzialità e nel superamento dei propri compiti di sviluppo.

Una generazione di ricercatori

Il progetto fa leva sul bisogno di ricerca tipico degli adolescenti. Se ogni individuo è antropologicamente segnato da questa necessità a motivo della propria finitezza e incompiutezza, per l’adolescente, tutto ciò acquista un’urgenza e una consistenza del tutto speciale dettata dal processo evolutivo in cui viene a trovarsi. Si parla così degli adolescenti come di “una generazione di ricercatori”: in cerca della propria identità e del senso della propria esistenza.
A causa delle numerose mutazioni alle quali l’adolescente è sottoposto, suo compito prioritario è quello di ridefinire la propria individualità rispondendo essenzialmente alla domanda “chi sono io?”. Un quesito che porta dentro di sé il bisogno di trovare una chiave di lettura attraverso la quale interpretare la realtà. Tutto ciò chiede all’adolescente di compiere un’approfondita ricerca di senso che lo aiuti a definire quali siano i valori essenziali sui quali progettare se stesso, il proprio futuro. L’obiettivo che il nostro progetto si propone è proprio quello di accompagnare gli adolescenti in questa loro ricerca attraverso dei giovani-adulti che siano espressione di una comunità cristiana che è interessata ai propri giovani.

Un bisogno reciproco

Pensiamo all’animazione di strada come cammino che la comunità cristiana fa con i giovani proponendosi come intermediaria di un confronto e di una ricerca comune.
Il risultato non può che consistere in un arricchimento reciproco. Mentre gli adolescenti troveranno una compagnia nel loro viaggio, la comunità ecclesiale potrà rinnovarsi proprio valorizzando gli stimoli portati da quest’ultimi.
In questo modo si realizza quanto auspicato da Giovanni Paolo II quando dice: “I giovani cercano Dio, cercano il senso della vita, cercano risposte definitive […]. In questa ricerca, non possono non incontrare la Chiesa. E anche la Chiesa non può non incontrare i giovani”.
I giovani e la Chiesa sono da sempre un binomio inscindibile. Tra i due esiste una sorta di complementarietà. Di fatto questa reciprocità sembra oggi essere messa in crisi dal progressivo allontanamento dei giovani dalla Chiesa. Di conseguenza questa, se vuol ancora parlare alle giovani generazioni di Dio, deve uscire dai propri ambienti per andare nei nuovi areopaghi giovanili. Un’operazione non facile, perché richiede un cambio di mentalità oltre che di strategie pastorali. Un’opzione, secondo noi, giustificata dall’attuale distanza tra i giovani e la Chiesa che non debba, comunque, divenire azione di pastorale ordinaria proprio perché gli adolescenti e i giovani hanno il diritto di avere dei propri spazi in cui crescere autonomamente dal mondo degli adulti.

Le condizioni di un confronto

A questo punto, chiarito il criterio della compagnia nella ricerca, è opportuno definire le condizioni perché il cammino e il dialogo avvengano in un rispetto reciproco.
Si è compagni di ricerca quando il confronto avviene alla pari: quando ognuno è accolto per ciò che è, quando nessuno pretende di fare il maestro dell’altro. Tutto ciò non deve far pensare ad una omologazione delle parti. Gli animatori proporranno i propri valori, ma senza pretendere di dettare le regole del gioco perché queste siano invece definite corresponsabilmente.
È anche opportuno ricordare che una ricerca è tale solo se rimane aperta a qualsiasi tipo di scoperta del senso dell’esistenza, sia esso religioso o laico, senza che vi siano valori prestabiliti in partenza.
Un’ultima condizione è che il confronto non si chiuda tra gli animatori e il gruppo in una sorta di ovattato intimismo, ma si allarghi all’incontro con la realtà circostante, sia essa civile che ecclesiale. Un cammino irradiante dal piccolo gruppo alla comunità d’appartenenza che non potrà che arricchire la ricerca.

Sviluppo del progetto

Vediamo ora alcuni passaggi fondamentali del progetto.

Il gruppo progetto

L’iniziativa è partita nel settembre del ’99 con la costituzione di un Gruppo di progetto che ha lo scopo di pensare e monitorare l’intera iniziativa definendo mezzi e strategie. Fanno parte di questa équipe vari esperti. Questo “gruppo pensante” ha avuto e continua ad avere una grande importanza soprattutto in ordine alla riflessione su quanto viene fatto. Più volte è stato detto che occorre un cambio di mentalità per passare dall’educazione alla fede dai luoghi formali a quelli informali. Il passaggio non è scontato e automatico. Grandi errori si possono fare operando con superficialità. Ci teniamo a sottolineare che all’interno del gruppo progetto siamo stati un anno intero a riflettere sulla motivazione che ci spingeva ad andare sulla strada ad incontrare i giovani.

Costituzione di un’associazione di volontariato

Per la realizzazione del progetto è stata costituita regolarmente un’associazione di volontariato. Sulla strada, infatti, non si può che lavorare in rete con le altre agenzie educative e sociali presenti sul territorio sia a livello civile che ecclesiale. La formalizzazione dell’attività rappresenta perciò un passaggio importante per acquisire visibilità sul territorio e assumere le proprie responsabilità.
La costituzione di una associazione dà al progetto anche quella giusta autonomia che l’iniziativa, seppur nata e voluta dalla comunità cristiana, deve avere nei confronti delle ordinarie attività di pastorale giovanile presenti all’interno della diocesi, non essendo questa un itinerario di diretta evangelizzazione.

Gli animatori di strada

A gennaio del 2000, dopo esserci confrontati anche con chi già lavorava nel settore (ad esempio i responsabili del Gruppo Abele) è partito il primo corso base per animatori di strada gestito dagli stessi appartenenti al Gruppo progetto.
Attualmente il progetto ha al suo interno 7 animatori di strada e sta lavorando da circa un anno e mezzo con tre gruppi. L’età media di questi animatori è di 23-26 anni, mentre quella dei ragazzi di 17-20 anni.
Tutti gli animatori sono volontari. Anche quando il progetto dovesse gestire fondi grazie al contributo delle istituzioni, pensiamo che i volontari debbano rimanere la risorsa principale dell’iniziativa. Un progetto di animazione in ambito ecclesiale trova la sua forza proprio nella generosità di uomini e donne disposti a dare il proprio tempo libero gratuitamente. Questo è vero non tanto a motivo della minore o maggiore mancanza di risorse economiche, ma per il valore che tale servizio porta in sé. Specialmente oggi, in cui ogni azione è valutata per quanto rende, tale gratuità assume una visibilità del tutto speciale, porta con sé il valore della testimonianza che risulta pregiudizialmente più credibile rispetto a quello di chi riceve un compenso per ciò che fa. La gratuità di chi interviene rappresenta già di per sé una provocazione, esprime una richiesta di senso, presenta la vita come “dono” e “mistero”, è quel luogo privilegiato che facilita il porsi domande su Dio. Ci piace sottolineare la grande sensibilità che il mondo giovanile ha per il valore della gratuità. È evidente quanto gli adolescenti siano alla ricerca di relazioni autentiche come superamento di una logica fondata sul potere e sull’utilitarismo ma viceversa aperta alla spontaneità e al riconoscimento della propria e altrui originalità.
Tutto ciò non va comunque assolutizzato. È necessario, infatti, che in un servizio di animazione di strada vi siano persone dedite a tempo più o meno continuato e professionalmente competenti. È opportuno, e anche espressione della generosità della comunità cristiana, che all’interno dell’iniziativa vi siano alcune figure retribuite che garantiscano l’organizzazione, la formazione, il supporto e la continuità del volontariato. Per la complessità del tipo di intervento non si può pensare di realizzare un progetto di educativa su strada a costo zero.
Per la nostra esperienza dobbiamo dire anche che non è facile trovare animatori di strada. In questa fase di sperimentazione certamente un’attenuante è data dalla novità di questa figura in ambito ecclesiale, pur rimanendo comunque il problema attinente alla gratuità del servizio e della paura che lo stereotipo culturale impone alla strada e ai gruppi naturali.

La strategia utilizzata

Il nostro stile di animazione con un gruppo di adolescenti riprende quanto è utilizzato in alcuni casi nell’educativa di strada in ambito civile: essa prevede le seguenti cinque tappe:

* Mappatura.
Previamente all’intervento diretto su un gruppo, scelto il territorio dove intervenire, gli animatori osservano le aggregazioni giovanili informali lì presenti. Lo scopo è quello di individuare delle prime caratteristiche delle stesse e scegliere la compagnia specifica con la quale tentare l’aggancio. Oltre alla conoscenza dei gruppi, questa fase cerca di individuare anche le caratteristiche del territorio perché influenti e connotanti i gruppi ivi presenti. In questa fase gli animatori scendono in orari diversi nel territorio prescelto per osservare le modalità di comportamento dei gruppi osservabili dall’esterno (numero, sesso, età, mezzi di locomozione, modalità d’interazione, tipi di cultura-codice-linguaggio, ecc.).

* Aggancio.
Al termine della precedente fase ogni coppia di animatori sceglie il gruppo col quale entrare in contatto. A questo punto gli animatori si presentano allo stesso chiedendo di poterlo incontrare altre volte. Chiaramente questa tappa è assai delicata perché preclusiva a tutto il percorso. I giovani-adulti si presentono con la propria identità di animatori di strada che ha il desiderio di conoscere i gruppi presenti nel territorio e chiedendo al gruppo di poter tornare, le prime volte per porgere loro alcune domande generali (sulle opportunità che la città offre ai giovani, sul tempo libero, sulla scuola, sul rapporto con gli adulti, ecc.). Questo momento di “intervista” informale è molto utile perché aiuta gli animatori attraverso il loro ascolto ad instaurare una prossimità col gruppo.

* Consolidamento della relazione.
Superato positivamente l’aggancio, c’è bisogno ora di un adeguato tempo perché gli animatori e gli adolescenti possano conoscersi e aumentare la stima e la confidenza reciproca. In questa fase si sta col gruppo condividendo quanto i ragazzi fanno, ascoltando e dialogando con loro, aiutandoli ad approfondire le proprie domande. Questa fase è molto importante come tempo di approfondimento dei significati. Gli animatori, portando i propri valori, aiutano il gruppo a confrontarsi con gli stessi. Di fatto, però, gli animatori non portano mai proprie tematiche, ma partendo da quelle del gruppo interagiscono con le stesse. Dalle cose offerte dalla quotidianità si dialoga insieme.

* Progettualità.
Stando insieme, animatori e adolescenti accorciano le reciproche distanze, superano le eventuali barriere, stabiliscono una relazione che abbia una certa valenza affettiva. A questo punto gli animatori, divenendo un punto di riferimento per l’intero gruppo, possono provocare lo stesso nella realizzazione di un progetto che risponda agli interessi e alle capacità dello stesso. Un’azione in cui gli adolescenti siano i primi protagonisti, possano porsi in interazione col proprio ambiente e sperimentare alcuni valori. Anche questa fase ha un valore a riguardo dei significati da elaborare, oltre che innescare un processo di socializzazione fra il gruppo e la comunità allargata. È una fase importante, perché il gruppo prende coscienza anche delle proprie potenzialità, che è possibile portare a termine i propri sogni o progetti. Il ruolo degli animatori in questa fase è solo quello di facilitare il gruppo nel proprio fare piuttosto che assumere un ruolo attivo di leadership.
Non tutti i gruppi giungono a questa fase.

* Distacco.
Durante la realizzazione e alla fine del progetto è importante che gli animatori siano in grado di aiutare gli adolescenti a riflettere su quanto stanno facendo perché tutto ciò possa aiutare questi ultimi a prendere consapevolezza di sé, della propria realtà e dei significati sottesi.
A questa fase di verifica corrisponde l’elaborazione del distacco degli animatori dal gruppo. Passaggio delicato in cui i ragazzi e le ragazze prendendo consapevolezza delle proprie risorse si proiettano in avanti, verso ulteriori progetti e interazioni, prendendo spunto e forza da quanto hanno realizzato in compagnia degli animatori.

Un criterio trasversale: dentro la relazione fuori dal gruppo

Gli animatori sulla strada si propongono di entrare in relazione col gruppo, ma non di far parte dello stesso per divenirne dei leader o dei membri a tutti gli effetti, tanto da trasformare il gruppo naturale in formale. Il loro intento è quello di attuare un servizio “soft” nel quale i giovani adulti mantengano sempre, seppur all’interno di una relazione, una certa distanza: attraverso una frequenza discreta sia nella quantità degli incontri che nelle modalità.
A questo proposito ci sembra giusto sottolineare che il lavoro con un gruppo deve essere limitato entro un arco di tempo, piuttosto che protrarsi indefinitamente. Che il tempo sia circoscritto è una garanzia verso il rischio di “invasione” degli animatori nei confronti del gruppo o di delega di questo nei confronti dei primi.

La formazione degli animatori

Per gli animatori vi è una formazione iniziale, una di secondo livello e una supervisione in itinere. Sino ad oggi tre sono i corsi base fatti, uno ogni anno e due quelli di secondo livello.

Formazione iniziale

Il compito dei corsi è quello di abilitare gli animatori a lavorare con gli adolescenti, su se stessi e a creare una buona dinamica collaborativa e di sostegno all’interno del gruppo operativo.
Il corso di primo livello ha essenzialmente lo scopo di abilitare l’animatore ad instaurare con il gruppo di adolescenti una relazione che sia educativa. I contenuti sono orientati all’essere, al sapere e al saper essere.
* In riferimento all’essere le tematiche sono:
– il senso e le motivazioni del volontariato;
– lavoro sulle proprie rappresentazioni;
– l’elaborazione del fallimento;
– autovalutazione al lavoro di strada.
* In riferimento al sapere le tematiche sono:
– la psicologia dell’adolescente;
– la dinamica dei gruppi informali;
– la strada: analisi del contesto;
– il lavoro di rete.
* In riferimento al saper essere:
– comunicare con gli adolescenti;
– aiutare ad approfondire le domande di senso.
Alla fine della parte teorica il corso prevede una parte di tirocinio in cui gli animatori mappano il territorio e poi agganciano un gruppo sino alla fase di consolidamento della relazione.

Formazione di secondo livello

Mentre gli animatori stanno lavorando con un gruppo, si approfondisce la loro formazione iniziandoli alla progettazione educativa, alla realizzazione col proprio gruppo di un progetto che porti in sé la possibilità di elaborare significati.

Supervisione

Durante la loro attività su strada gli animatori inizialmente si incontrano una volta la settimana e poi una volta ogni quindici giorni per rivedere insieme quanto sta accadendo nel proprio gruppo. L’incontro è guidato da un supervisore. È questo un incontro finalizzato ad un miglior lavoro con gli adolescenti ma anche a supportare gli animatori stessi.