(NPG 2002-07-4)

 

QUALE PG DOPO TORONTO?
Giacomo Ruggeri

“Signore Gesù Cristo, pronuncia ancora una volta le tue Beatitudini davanti a questi giovani,convenuti a Toronto per la loro Giornata Mondiale. Guarda con amore
e ascolta questi giovani cuori, che sono disposti a rischiare il loro futuro per Te.
Tu li hai chiamati ad essere “sale della terra e luce del mondo”.
Continua ad insegnare loro la verità e la bellezza delle prospettive da Te annunciate sulla Montagna.
Rendili uomini e donne delle Beatitudini! Risplenda in loro la luce della tua sapienza,così che con le parole e con le opere sappiano diffondere nel mondo la luce ed il sale del Vangelo.
Fa’ di tutta la loro vita un riflesso luminoso di Te, che sei la Luce vera, venuta in questo mondo, perché chiunque crede in Te non muoia, ma abbia la vita eterna!”.
(dal saluto del Papa ai giovani convenuti all’Exibition Place, giovedì 25 luglio 2002 – XVII GMG)

Evento di chiesa e di pastorale giovanile

Ed anche la GMG di Toronto è fatta! Alt. Già si parte con il piede sbagliato. È adesso che si deve “fare” la GMG formato canadese. Archiviare, mettere negli scatoloni, salvare i discorsi del Papa in un cd, troppo facile e per nulla costruttivo. Molto più impegnativo continuare ad utilizzare lo stesso sacco a pelo e stuoino nella pastorale giovanile ordinaria, al fianco dei giovani. Ma è questo l’impegno della chiesa italiana nei confronti delle nuove generazioni. È questo lo spirito che deve animare ogni ufficio e servizio nazionale e diocesano di pastorale giovanile.
La GMG d’oltre oceano, arrivata alla sua XVII edizione (la prossima a Colonia nel 2005, tra tre anni), si è rivelata, ancora una volta, un evento di chiesa. Nello scenario d’accoglienza che i giovani hanno riservato al Papa giovedì 25 luglio all’Exhibition Place, bandiere di ogni nazione hanno sventolato sul palco al fianco del Pontefice. È il volto della chiesa tutta, il volto del mondo raccolto attorno a Pietro. Ecco perché la GMG non è un evento come tanti altri: si caratterizza per il tono universale ed ecclesiale. La calamita che attratto tanti giovani è stato Cristo.
Lo stesso Papa, nel dialogo con i giovani ha affermato: “Oggi Egli vi chiama ad essere sale e luce del mondo, a scegliere la bontà, a vivere nella giustizia, a diventare strumenti di amore e di pace. La sua chiamata ha sempre richiesto una scelta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, tra la vita e la morte. Lo stesso invito è rivolto oggi a voi che siete qui, sulle rive del lago Ontario”.
Il Papa ha chiamato i giovani e questi hanno risposto. Le diverse pastorali giovanili di centinaia di nazioni hanno lavorato, in questi anni, per un unico scopo: far vivere ai propri ragazzi una esperienza di fede a dimensioni planetarie. Mettere nuovamente la vita dei giovani nelle mani di Cristo e seminare la sua Parola nella loro vita. Un atto di fiducia reciproco. Una fiducia respirata nell’incontro a Toronto. Ciò che sarà da qui in avvenire è il terreno da coltivare, la strada da percorre di ogni pastorale giovanile.

Coordinate per un cammino di pastorale giovanile

* Conversione ecclesiale
Tutta la Chiesa è chiamata da Cristo a scelte forti e di qualità. A tal proposito si fa determinante il ruolo ed il volto che le singole comunità cristiane decideranno di assumere nei confronti dei giovani. Essi hanno bisogno di vedere una Chiesa che li sceglie perché li ama, perché crede in loro, carichi di limiti ed intuizioni. Quale chiamata sceglieranno di seguire le sentinelle del mattino? All’Exhibiton Place il Papa ha chiesto ai giovani di non rimanere sentinelle inermi ed immobili; scelte e presa di responsabilità, sono espressioni da tradurre sempre più nella vita del cristiano, soprattutto dei giovani. Una conversione pastorale urge nelle 226 chiese locali presenti in Italia e nelle 25.000 parrocchie che le compongono. Tema base che la CEI ha posto per il prossimo anno, è proprio la parrocchia.

* Il Vangelo sempre meno in sacrestia!
Temi come la globalizzazione e la giustizia sociale, sono sempre più ispiratori nei giovani di progetti ed iniziative. Una Vangelo che si sporchi sempre più di sociale, di ciò che è difesa degli ultimi, baluardo verso le ingiustizie. Questo chiedono i giovani alla chiesa italiana. E queste domande bisogna rispondere. Un Vangelo che esce dalla sacrestia ed intreccia i dubbi e le certezze delle nuove generazioni. Toronto rimette al centro la bellezza e freschezza del Vangelo. In Italia sono tante le scuole bibliche per giovani nate per rendere un servizio di conoscenza e passione alla Scrittura. A ciò si invitano gli animatori dei giovani a concretizzare il Vangelo in progetti che rispondano alle domande e richieste che i giovani stessi evidenziano.

* Giovani, fuori dal sistema!
Il Giubileo e gli eventi di New York hanno aperto il nuovo millennio. Due scenari tra loro contrastanti e significativi. Da dove ripartire? Il Papa chiede ai giovani di essere I costruttori della nuova civiltà dell’amore. Porre i giovani come edificatori di nuovi cammini di giustizia, di pace. Si sta facendo tanto in Italia da questo punto di vista, ma da Toronto, arriva un rinnovato impegno a dare fiducia e responsabilità in primis ai giovani. I giovani vanno educati a costruire una nuova città con logiche diverse da quelle del mondo. In uno slogan si potrebbe dire: fuori dal sistema, dalle maglie intriganti di logiche economiche che soffocano la dignità e il valore di tante persone. Un sistema ed uno stile di vita diverso dalla proposta di Gesù.

* Fede come felicità e non moralismo sterile
I giovani avvertono che nel partecipare alle GMG si decide molto della propria vita. Non si limita ad una convention, ma si fa carico della sfida che il Papa e la Chiesa, a questi incontri, presenta.
In un passaggio alla veglia finale, il Papa afferma: “Cari giovani, lasciatevi conquistare dalla luce di Cristo e fatevene propagatori nell’ambiente in cui vivete”. I giovani, nei luoghi dove vivono, intuiscono che la loro diretta testimonianza cristiana è propagatrice della Buona Notizia. Un Vangelo che scalda il cuore e rende beato il cuore del giovane.
Si, il Papa chiede ai giovani di essere il “nuovo popolo delle beatitudini”. Aiutare i giovani a vivere una vita che non si accontenta, che subisce logiche e schemi ingiusti. La fede va donata e proposta sempre più come il fascino della felicità e non del moralismo sterile. Queste intuizioni saranno come dei fili rossi per cammino della pastorale giovanile italiana. Un popolo reso felice dalla presenza di Cristo nella loro vita, la punto che “se nel profondo del vostro cuore, sentite risuonare la stessa chiamata al sacerdozio o alla vita consacrata – sottolinea il Papa -, non abbiate paura di seguire Cristo sulla strada regale della Croce.

* La vocazione non è un optional
Rispondere ad una chiamata, dice il Papa ai giovani, senza temporeggiare: “Non aspettate di avere più anni per avventurarvi sulla via della santità”. Ai giovani che fanno ritorno ai propri paesi, il Papa chiede di umanizzare il mondo che viviamo. Da Toronto, dunque, un evidente richiamo ad una dimensione della pastorale giovanile marcatamente vocazionale. E non poteva essere diversamente. I Vescovi italiani chiedono alle chiese locali maggiore sinergia tra le dimensioni della pastorale giovanile, vocazionale, famigliare. Non si può ritornare in Italia, senza la consapevolezza di una testimonianza di fede sempre più incarnata.

QUALE SOLLECITAZIONI PER I GRUPPI, LE ASSOCIAZIONI, I MOVIMENTI?
QUALI CONSEGNE PER LA VITA QUOTIDIANA DEI GIOVANI?
Maurizio Spreafico

Partecipare alla GMG è innanzitutto vivere una forte esperienza di Chiesa nella varietà e nella molteplicità delle espressioni, ma con un prevalente senso di comunione. La percezione di essere dentro un vasto movimento di popolo che si riconosce negli stessi ideali e che condivide gli stessi valori è immediata.
L’originalità di un gruppo o di un’associazione, la specificità di un movimento o di un’aggregazione, si colorano inevitabilmente di “coscienza ecclesiale”. Per dirla con un’immagine: non un “frullato”, dove tutto è amalgamato e confuso nell’insieme, ma una “macedonia”, in cui ogni elemento è importante per l’insieme, pur conservando la propria originalità e specificità.
All’Exhibition Place, il grande spazio che ospita i padiglioni dove si svolgono le Catechesi, gli Youth Festival e le altre principali iniziative, c’è un grande padiglione dove religiosi, missionari, rappresentanti delle comunità di vita e delle organizzazioni di volontariato hanno allestito i loro stand e distribuiscono volantini, gadgets, caramelle, rosari…e “consigli” vocazionali. Con il sottofondo di canti gregoriani, i giovani si aggirano per gli stand e osservano, parlano con i frati, con le suore, con i laici.
C’è l’esperienza del “Worldwide marriage encounter”, diffusa in 80 Paesi del mondo dal 1968, che ha coinvolto finora 4 milioni di coppie in weekend formativi di preparazione al matrimonio cristiano. Ci sono gli stand dei francescani, maristi, carmelitani, salesiani, congregazioni religiose canadesi, che propongono ai giovani la specificità dei loro carismi su colorati depliants e siti internet. Tra le organizzazioni locali, c’è il servizio “Accueil grossesse birthright” che aiuta, principalmente in Canada e negli Stati Uniti, migliaia di ragazze madri.
Durante la GMG molte associazioni e movimenti hanno organizzato un incontro di festa, di preghiera, di riflessione. Un momento importante per riconoscersi nella stessa spiritualità, pur provenendo da Paesi diversi e da contesti differenti. Anche qui una sintonia immediata, una fraternità spontanea, una condivisione naturale. Ho partecipato con un gruppo di giovani italiani all’incontro internazionale del Movimento Giovanile Salesiano (MGS). Oltre 2000 giovani provenienti da tutte le parti del mondo hanno condiviso un pomeriggio di festa, di preghiera, di fraternità. Nel grande prato adiacente la Parrocchia salesiana St. Benedict Parish, si è ricreato l’Oratorio di Valdocco: attorno al palco tantissimi giovani a cantare e a ballare; qualcuno preferiva la classica partita di calcio, improvvisando sfide di livello mondiale (Italia-Messico, Corea-Brasile…); altri contenti di ritrovarsi e di chiacchierare un po’ dopo essersi conosciuti in altre esperienze simili; per tutti poi un’abbondante merenda. Significativo anche il momento di preghiera finale: nello stesso luogo della festa e del divertimento è stata portata processionalmente l’Eucarestia; in un prolungato silenzio, inginocchiati sul prato, i giovani hanno adorato, pregato e ringraziato il Signore. È la spiritualità dell’Incarnazione, dove l’incontro con il Signore Gesù è vissuto “dentro” tutto ciò che si vive e si fa.
La GMG come evento ecclesiale è stata anche l’occasione concreta di incontro tra laici (giovani), pastori (sacerdoti e vescovi), consacrati (religiosi e religiose). Una Chiesa comunione, in cui si evidenzia il dato primo e fondamentale: l’uguaglianza di tutti i membri dell’unico popolo di Dio nella diversità dei servizi reciproci. La forte condivisione di tutto (viaggio, alloggio, fatica, preghiera…) ha contribuito senza dubbio ad “accorciare” le distanze e ad apprezzarsi di più. I giovani ad esempio hanno trovato i Vescovi incaricati delle Catechesi “amichevoli”, “vicini ai giovani”, capaci di “rompere il ghiaccio”. “Il Vescovo ha svolto una catechesi interattiva. Ha cioè proposto ai giovani delle linee di riflessione sulle quali poi ci ha chiesto quale risonanza ci avevano suscitato e cosa ci ha colpito di più. Ci ha parlato della morte ed ho capito che è possibile dare un sapore anche ad un momento così particolare della vita” (Giuditta, 28 anni). “È stata un’esperienza fantastica. Il Vescovo ha fatto un discorso intelligente e originale, ha raccontato storie toccanti, trasmettendo molte emozioni. Subito dopo abbiamo vissuto pienamente l’Eucarestia, con molto coinvolgimento” (Azzurra, 18 anni). “Il Vescovo è stato molto amichevole, ha cercato fin dall’inizio di essere uno di noi, di rompere il ghiaccio e di superare quel distacco che magari ci può essere tra un vescovo e i ragazzi. Era giovane nello spirito” (Jader, 25 anni).
Ma quali sono stati i temi e i contenuti fondamentali della GMG, che sono “passati” soprattutto attraverso le parole del Papa pronunciate nei diversi incontri di preghiera e di celebrazione?

La gioia del Vangelo

Potremmo sintetizzare così il messaggio fondamentale consegnato ai giovani, in particolare nel discorso pronunciato dal Papa durante il primo incontro all’Exhibition Place nel pomeriggio di giovedì 25 luglio. Un discorso tutto centrato sulle Beatitudini come risposta piena al desiderio di felicità presente nel cuore di ogni uomo. “Ho ascoltato le vostre voci festose, le vostre grida, i vostri canti ed ho percepito l’attesa profonda che pulsa nei vostri cuori: voi volete essere felici! Cari giovani, numerose e allettanti sono le proposte che vi sollecitano da ogni parte: molti vi parlano di gioia che si può ottenere con il denaro, con il successo, con il potere. Soprattutto vi dicono di una gioia che coincide con il piacere superficiale ed effimero dei sensi. Cari amici, alla vostra giovane voglia di essere felici il vecchio Papa, carico di anni ma ancora giovane dentro, risponde con una parola che non è sua. È una parola risuonata duemila anni or sono. L’abbiamo riascoltata stasera: “Beati”… La parola-chiave dell’insegnamento di Gesù è un annuncio di gioia: “Beati”…”.

La centralità di Gesù

Ai giovani il Papa continua ad additare Gesù come unico e vero salvatore, come riferimento fondamentale per costruire la propria vita, come persona viva a cui affidarsi e di cui fidarsi. Nella Veglia di sabato 27 luglio, dopo aver ricordato i due scenari contrastanti con sui si è inaugurato il nuovo millennio – la moltitudine di pellegrini venuti a Roma per il Grande Giubileo e il terribile attentato terroristico di New York – il Papa indica Cristo come la “pietra angolare” su cui costruire la propria esistenza e la città dell’uomo. “La domanda che si impone è drammatica: su quali fondamenta bisogna costruire la nuova epoca storica che emerge dalle grandi trasformazioni del secolo XX? … Su quali basi, su quali certezze edificare la propria esistenza e quella della comunità cui s’appartiene? Cari amici, voi lo sentite istintivamente dentro di voi, nell’entusiasmo dei vostri giovani anni, e lo affermate con la vostra presenza qui stasera: solo Cristo è la “pietra angolare” su cui è possibile costruire l’edificio della propria esistenza. Solo Cristo, conosciuto, contemplato e amato, è l’amico fedele che non delude, che si fa compagno di strada e le cui parole riscaldano il cuore (cf Lc 24,13-35). Il XX secolo ha spesso preteso di fare a meno di quella “pietra angolare” tentando di costruire la città dell’uomo senza fare riferimento a Lui ed ha finito per edificarla di fatto contro l’uomo! Ma i cristiani lo sanno: non si può rifiutare o emarginare Dio, senza esporsi al rischio di umiliare l’uomo”. L’invito a guardare a Gesù e ad ascoltare la sua voce, risuona anche nelle parole pronunciate dal Papa nell’incontro del 25 luglio all’Exhibition Place: “Giovani del Canada, di America e di ogni parte del mondo! Guardando a Gesù voi potete imparare che cosa significhi essere poveri in spirito, umili e misericordiosi; che cosa voglia dire ricercare la giustizia, essere puri di cuore, operatori di pace.
Con lo sguardo fisso su di Lui voi potete scoprire la via del perdono e della riconciliazione in un mondo spesso in preda alla violenza e al terrore. Abbiamo sperimentato con drammatica evidenza, nel corso dell’anno passato, il volto tragico della malizia umana. Abbiamo visto che cosa succede quando regnano l’odio, il peccato e la morte. Ma oggi la voce di Gesù risuona in mezzo alla nostra assemblea. La sua è voce di vita, di speranza, di perdono; è voce di giustizia e di pace. Ascoltiamola!”.

Una spiritualità dell’impegno responsabile

Questa è un’altra consegna importante che la GMG affida ai giovani credenti. “Voi non vi rassegnerete… voi non vi presterete… voi difenderete… voi porterete…” aveva già detto il Papa ai giovani nella GMG di Roma 2000. Ed ora ripete loro questo imperativo e affida loro questa responsabilità: “L’attesa che l’umanità va coltivando tra tante ingiustizie e sofferenze, è quella di una nuova civiltà all’insegna della libertà e della pace. Ma per una simile impresa si richiede una nuova generazione di costruttori che, mossi non dalla paura o dalla violenza, ma dall’urgenza di un autentico amore, sappiano porre pietra su pietra per edificare, nella città dell’uomo, la città di Dio. Lasciate, cari giovani, che vi confidi la mia speranza: questi “costruttori” dovete essere voi! Voi siete gli uomini e le donne di domani; nei vostri cuore e nelle vostri mani è racchiuso il futuro. A voi Dio affida il compito, difficile ma esaltante, di collaborare con Lui nell’edificazione della civiltà dell’amore” (Veglia a Downsview Park, sabato 27 luglio). E nei giovani c’è la consapevolezza e il desiderio di vivere questo impegno responsabile. “Il Papa – dice Michele, 29 anni, di Piacenza – ha una immensa fiducia nei giovani: se ci ha detto che siamo la luce del mondo e il sale della terra, vuol dire che crede in noi. E quindi crede che un mondo migliore sia possibile. Ci ha messo di fronte ad un’alternativa. E noi siamo qui per dirgli che scegliamo il bene, che scegliamo quella luce che lui stesso ci ha indicato. Il male lo hanno già commesso in tanti. Ci hanno consegnato un mondo che non ci piace: dominato dagli interessi, dal potere e dal consumismo. Ed è un mondo che a causa di tutto questo conosce violenza, sfruttamento, povertà e guerra. Per il potere, hanno distrutto anche i beni della terra. Il mondo che vogliamo costruire è un mondo in cui ci sia il rispetto degli altri e dove le diversità possano vivere in armonia”.
La GMG di Toronto ha confermato dunque la bontà di queste esperienze speciali, da coniugare poi certamente con la vita quotidiana. A tal proposito, abbiamo chiesto a due giovani presenti di dirci in poche parole quali sollecitazioni ha loro offerto la GMG in riferimento alla vita quotidiana.
“Un vero viaggio di scoperta non è vedere nuove terre, ma avere nuovi occhi”. Forse, questa frase di Michael Proust mi può aiutare a descrivere lo spirito con il quale un giovane credente vive un pellegrinaggio come la GMG. Ho apprezzato le bellezze naturali e gli scenari tecnologici del Canada, ma non è stato difficile rendermi conto che l’appuntamento a Toronto con tanti miei coetanei nasceva dal desiderio di incontrare Giovanni Paolo II e ascoltare insieme le sue parole. La testimonianza del pontefice è un invito costante a vedere il mondo partendo dalla Croce. Il Papa ha raggiunto il Canada “per pregare, gioire e fare insieme ai giovani un’arricchente esperienza di fede”. Ha realizzato le sue intenzioni, ha spinto a crescere “il popolo delle Beatitudini” e senza mezzi termini ha proposto il Discorso della Montagna come la strada migliore per camminare con Cristo, come riferimento per valutare il senso del nostro agire quotidiano. “In una terra sfregiata dall’11 settembre” una sentinella responsabile e attenta ha presente le sfide da affrontare. Davanti la guerra, la fame e il piacere effimero dei sensi un giovane credente è chiamato a mettere “Cristo come pietra angolare del cantiere della città dell’uomo per costruire la Città di Dio”. La sete di giustizia non può essere calmata dal consumismo o da quattro calci tirati ad un pallone cucito da un bambino, gli occhi non possono chiudersi davanti le povertà dell’80% della popolazione mondiale. La rabbia e l’amore della sentinella devono trasformarsi in indignazione e testimonianza del Vangelo. Per essere felice in modo autentico un giovane credente deve aspirare alla santità. La sua coscienza non si può addormentare, gli effetti sarebbero la complicità e l’assimilazione ad un mondo governato dal denaro e dal piacere, parametri distinti e distanti dalla Croce e dall’Amore. Abbiamo molto da cambiare su questa terra, una GMG può aiutare gli occhi a mettere a fuoco le sfide del quotidiano, un educatore come il Papa a far crescere santi” (Pietro, 25 anni, di Latina).
“Le “sentinelle del mattino” sono pronte a farsi costruttori. Nel 2000, a Roma, Giovanni Paolo II aveva dato ai giovani il compito di restare sempre vigili nello scrutare l’orizzonte. Nel 2002, a Toronto, il Papa non poteva lasciare i suoi ragazzi senza affidare loro una missione ancora più impegnativa, degna dell’entusiasmo di cui stavano dando prova. Si tratta di un mandato netto e vincolante, più esigente perché più concreto. Il punto chiave della sollecitazione rivolta ai giovani è l’impegno a costruire la nuova epoca storica che emerge dalle trasformazioni del XX secolo. Il giovane credente si impegna allora a collocare la “pietra angolare” che è Cristo alla base della città futura dell’uomo. Ora che siamo tornati alle nostre case, ora che siamo tornati alla nostra quotidianità, ora inizia la vera sfida, una responsabilità che impressiona ma non spaventa. A Downsview Park, le parole del Papa ci hanno dato molto coraggio e molta forza perché la nostra testimonianza sia concreta. Mettere in pratica le parole di Woityla, significa tradurre, con quello stesso entusiasmo, i tanti discorsi fatti lì a Toronto anche all’università, per la strada, in famiglia, dove troveremo le solite difficoltà. Il pellegrino differisce dal turista proprio in questo: si mette in viaggio, sempre in cammino, per poi tornare da dove è partito e lì vivere le Beatitudini, ogni giorno. Il mio sogno, tornata da Toronto, è proprio questo: non testimoniare soltanto parole ascoltate, ma concretizzare anche in piccoli gesti concreti l’esperienza vissuta, secondo il mandato affidatoci da Gesù: “Voi siete il sale della terra; voi siete la luce del mondo”” (Elisa, 20 anni, di Roma).

LA PROFEZIA DELLA GMG
Mario Pollo

Quale la profezia che ha animato queste giornate?
Una profezia che è null’altro che una lettura in profondità di ciò che è e di ciò che può essere nel presente, suscitata dalle parole e dai silenzi di Giovanni Paolo II, che esprimono il suo amore, la sua fiducia e la sua profonda conoscenza del cuore dei giovani e che trova il suo volto della comunione di fede della moltitudine che vive queste giornate memorabili.
Una profezia che dice, in un mondo che sembra aver perso la speranza e l’amore per la vita, che i giovani sono la speranza e l’amore per la vita, che i giovani sono la speranza di un nuovo amore alla vita, che essi sono germogli di quell’albero che quando sarà cresciuto vedrà venire gli uccelli del cielo annidarsi fra i suoi rami.
Una profezia che riafferma che la storia umana ha un inizio e una fine nel compimento della salvezza, e che, perciò, il tempo dell’uomo è un tempo che egli deve spendere per cooperare alla costruzione del Regno. Questo in un mondo che sembra aver smarrito il senso del tempo come luogo in cui si manifesta l’amore e la potenza salvifica di Dio nel volto di Gesù e, quindi, della storia come luogo della redenzione della condizione umana; in un mondo che vive sotto il dominio imperiale del presente proteso a consumare se stesso, nella ricerca del piacere immediato.
Una profezia che, in un mondo in cui il senso del peccato, dell’espiazione e della redenzione sembrano essere confinati in alcune opere letterarie, testimonia che ogni storia umana, anche la più tragica e disperata, è aperta alla speranza, che ogni uomo può cambiare e redimersi.
Una profezia che afferma che la felicità è possibile, ma a condizione di lasciarsi interpellare, ma non sottomettere, all’esperienza della sofferenza e della debolezza.
Una profezia che, in una società che sta dissolvendo i legami di solidarietà comunitari e realizza la solitudine e il protagonismo assoluto del soggetto, dimostra che si può essere “unici”, ricercare, cioè, la realizzazione della propria personale unicità all’interno di una comunità.
Questa profezia è presente nella mente e nei cuori dei giovani che hanno vissuto l’esperienza delle giornate di Toronto, così come quelle delle GMG precedenti.
Profezia che per diventare realtà richiede impegno, sacrificio e, soprattutto, un progetto di vita che metta al centro la confessione della fede in Gesù vissuta nell’appartenenza profonda alla comunità ecclesiale.
Questi giovani nelle giornate di Toronto sono stati testimoni di questa profezia e l’hanno resa visibile, offrendo anche al mondo un’immagine della gioventù diversa da quella che l’immaginario mediatico solitamente diffonde.