XLVI Settimana Sociale

dei Cattolici

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UN'AGENDA PER L'ITALIA
Una mappa per il bene comune

Declinare oggi, in Italia, il concetto di bene comune. In questo obiettivo è contenuto il cuore del lavoro che animerà la 46ª Settimana sociale dei cattolici italiani di Reggio Calabria. A dare le coordinate per questa «opera di discernimento» è il Documento preparatorio redatto dal Comitato scientifico e organizzatore, costruito secondo un itinerario che indica mete, metodo, soggetti coinvolti e che ruota attorno ad alcune parole chiave.


BENE COMUNE.
È il «motore» della presenza dei cattolici nella società; un concetto che il Magistero ha definito come «bene di tutti e di ciascuno», che si realizza in un «autentico sviluppo umano». Esso implica una forte presa di responsabilità da parte dei credenti, che devono saper collocarsi all’interno del contesto attuale e orientarlo. Il bene comune, ricorda il documento, non può che concretizzarsi nell’affermazione dei valori come la centralità della persona umana e la sua dignità, la difesa della vita e della famiglia, il rispetto delle libertà.

GLOBALIZZAZIONE.
È una delle dimensione «che marcano più a fondo il tempo e lo spazio in cui siamo chiamati a vivere». Un fenomeno che porta numerosi rischi, ma che chiede anche ai credenti «un uso coraggioso e innovatore delle nuove opportunità» da esso create. La globalizzazione, infatti, offre anche «condizioni favorevoli che rendono più stringente la responsabilità che tutti abbiamo di spenderci» nel «perseguire lo sviluppo umano in tutte le sue dimensioni».

ITALIA.
La regionalizzazione provocata dalla globalizzazione, sottolinea il documento, non toglie valore all’identità nazionale: davanti alle sfide internazionali «l’Italia unita potrebbe giocare un ruolo che nessuna sua singola componente potrebbe svolgere da sola». Ecco perché il documento ricorda che «l’Italia è una grande risorsa» che presenta numerose potenzialità.

REALISMO E SPERANZA CRISTIANA.
È necessario avere uno sguardo concreto sulla realtà che ci circonda, senza nascondere «errori, omissioni e ritardi» che rischiano di mantenere troppo basso il livello di «capitale sociale», la «dotazione di fiducia e di relazioni» della nazione. Ma questa capacità di analisi critica deve sapersi coniugare con l’autentica speranza. Essa, infatti, è «una potente risorsa sociale a servizio dello sviluppo integrale umano, cercato nella libertà e nella giustizia».

SOLIDARIETÀ E SUSSIDIARIETÀ.
In questi due termini sta lo stile dei credenti. Il loro agire è «comunitario», poiché è un’opera di discernimento «spirituale ed ecclesiale» ed è ben consapevole che la socialità umana «nel suo essere cammino verso la comunione deve assumere una pluralità di forme e una molteplicità di espressioni». Tutti, insomma, devono essere aiutati ad esprimere la vocazione propria nella «valorizzazione delle differenze» e nella libertà, ma nessuno deve essere lasciato da solo.

FAMIGLIA.
Il primo luogo, allora, dove s’impara a far maturare il proprio specifico contributo alle relazioni e dove prende forma lo stile «del condividere, del farsi amici, del sostenersi reciprocamente» è la famiglia. Essa, dice il documento, «è presidio e fattore di bene comune» e «gode di una piena dignità sociale e pubblica».

SOGGETTI E RISORSE.
Se la presenza cristiana nella società deve alimentarsi di un continuo discernimento che sappia orientare la realtà, nell’affrontare i problemi non basterà formulare teorie ma sarà necessario individuare i «soggetti reali dotati delle risorse necessarie» per dare le giuste risposte alle questioni urgenti. È la fondamentale indicazione di metodo che introduce all’«agenda» vera e propria.

AGENDA DI SPERANZA.
Lavoro, educazione, immigrazione, mobilità sociale, politica: sono questi i cinque ambiti per i quali le Settimane sociali saranno chiamate a formulare una concreta agenda della speranza. Non una «lista di cose da fare», ma un progetto di ampio respiro che faccia ripartire la crescita del Paese nell’ottica del bene comune. Il nodo della precarietà e dei privilegi nel mondo del lavoro, il sostegno a scuola e famiglia nell’educazione, la questione di come rendere partecipi di un’autentica cittadinanza i figli degli immigrati, come incentivare percorsi di studio e crescita professionale dei giovani, come porre solidarietà e sussidiarietà alla base di una vita politica rinnovata nel Paese sono solo alcuni dei problemi concreti proposti per la riflessione dei delegati a Reggio Calabria.

EUCARISTIA.
Al di là di singoli ambiti e temi, ricorda il documento, è necessario che i cattolici riscoprano il cuore della propria identità: l’Eucaristia. Un cuore che è «una grande scuola di carità, di giustizia e di pace».

(Matteo Liut, Avvenire)

 

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