Giacomo Ruggeri

(NPG 2001-03-55)


Anche la più piccola parrocchia e comunità ecclesiale ha, al suo interno, volti e storie di ragazzi e giovani che provengono da varie parti del mondo. Hai mai fatto festa con e per loro? Se ricordi bene, l’esperienza della GMG è stata un incontro tra popoli. Ed in casa tua, perché non rivivere la stessa esperienza? Dai voce e volto a chi abita nella porta accanto: serata, feste, incontri, testimonianze, catechesi… raccontatevi la fede. In dialogo con altre religioni...

Premessa

Domanda: la GMG, per caso, l’hai messa in soffitta? La convinzione che la risposta è tutt’altro che affermativa è sicura e certa. Camminando per la strada, passando davanti alla scuola, lungo il corso cittadino per le cosiddette «vasche giovanili», si vedono con gioia le mitiche borse a blu con il logo GMG. In quella borsa o nella foto di gruppo della parrocchia e associazione scattata a Tor Vergata, c’è la sintesi di una esperienza che tarda a morire (per fortuna!) e che, dall’altro lato, non deve troppo attendere per tradursi in vita.
La proposta di questo mese è focalizzata, per dirla in una parola, sul volto di una «GMG multietnica», presente con toni sempre più chiari e visibili dietro l’angolo di casa nostra.
Se dalla GMG ho riportato a casa la parola confronto, come posso incontrare e dialogare con i giovani della famiglia tunisina che abitano nel quartiere?
Se nello zaino della GMG ho messo la parola diversità, quali strade posso percorre per poter relazionare con coloro che non «la pensano come me» sul tema della fede?
A queste e altre domande, tento di rispondere offrendo delle piste concrete, facendo scendere in campo tutte le intuizioni scaturite dal Giubileo dei giovani.

Alla ricerca di chi, che cosa?

«Cari amici, che avete percorso con ogni mezzo tanti e tanti chilometri per venire qui a Roma, sulle tombe degli Apostoli, lasciate che io cominci il mio incontro con voi ponendovi una domanda: che cosa siete venuti a cercare? Voi siete qui per celebrare il vostro Giubileo: il Giubileo della Chiesa giovane. Il vostro non è un viaggio qualsiasi: se vi siete messi in cammino, non è soltanto per ragioni di svago o di cultura. E allora lasciate che ripeta la domanda: che cosa siete venuti a cercare? O meglio, chi siete venuti a cercare?»
(dal discorso del Papa ai giovani stranieri,
Piazza S. Pietro, 13 agosto 2000)
I giovani stranieri, dopo la GMG, sono ritornati alle loro case. Tanti altri, però, per un variopinto elenco di motivazioni, sono in Italia, presenti oramai dalle grandi città alle più piccole parrocchie di montagna. Alcuni studiano, altri lavorano, altri sono in cerca di una sistemazione dignitosa e sicura.
Soggetti coinvolti
* équipe di educatori;
* gruppi adolescenti e giovani;
* docenti di religione, geografia e storia;
* parrocchia, oratorio;
* responsabili dei centri di aggregazione;
* amministrazioni comunali, politiche giovanili ed ufficio stranieri;
* responsabili dei vari gruppi etnici presenti nel territorio;
* ufficio di collocamento...
Spunti per l’educatore
Assieme ai «colleghi» educatori d’équipe di pastorale giovanile parrocchiale-interparrocchiale-vicariale, elaborate e stendete una mappa che riveli e metti in evidenza (partendo dalla vostra esperienza) la presenza di giovani stranieri, nei luoghi più frequentati dai giovani; ecco qui un possibile elenco:
* Scuola
* Sala giochi
* Palestra
* Parrocchia
* Pub
* Oratorio
* Stazione Bus
* Discoteca
* Luoghi di lavoro (vari)
* Piazza
* Mercato
* Stazione FS...
Riprendete l’affermazione del Papa, sopra citata, dandole un risvolto sociale, innanzitutto: «che cosa siete venuti a cercare? O meglio, chi siete venuti a cercare?». Quali sono le motivazioni che hanno spinto i giovani stranieri a lasciare il loro paese ed approdare in Italia. Successivamente aprire il «file fede-religione»: se e come viene vissuta l’appartenenza religiosa, costumi, usi e tradizioni del credo religioso del loro popolo, ecc.
Questa prima fase è preliminare al lavoro che i giovani del gruppo saranno chiamati a realizzare.

Spunti per i giovani

Prima fase: osservazione
Partendo dal primo censimento elaborato dagli educatori, segue la «scesa in campo», ovvero, il verificare sul campo la presenza dei giovani stranieri nei luoghi sopra citati.
Dalla scuola alla stazione, dalla palestra alla piazza, iniziate con l’individuare i luoghi preferiti dai giovani stranieri e il perché.
Si possono formare delle mini équipe di osservazione che, nel dividersi il territorio cittadino, hanno il quadro della situazione. È ovvio che per le grandi città il territorio sarà deciso caso per caso.
Seconda fase: raccolta dati
* La formula del dialogo-intervista è la più consigliata; partendo dalla classe, con l’amico di banco straniero, con il quale si ha più familiarità, sino ad arrivare al gruppo di piazza, porgere delle domande che stimolino il dialogo e la conoscenza reciproca. È importante avvicinare i giovani là dove si ritrovano e vivono; ogni ambiente da essi frequentato va esplorato
L’incontro di gruppo settimanale sarà il luogo dove preparare le domande; abbiate attenzione che siano ben poste, evitando possibili fraintendimenti e curiosità spicciole. Alcuni esempi:
- se sei in Italia da diverso tempo, come giudichi l’accoglienza degli italiani, quali aspetti ti hanno particolarmente colpito?…
- essere credente, per la tua religione, cosa significa? Tra giovani di diverse culture è possibile, secondo te, scambiarsi le ricchezze della fede o vi sono muri insormontabili? Quale il tuo parere in proposito…
* Una idea può essere la «foto di gruppo» Quando la mini équipe visita ed incontra i giovani stranieri, al termine del dialogo, come ricordo dello scambio si può scattare una foto di gruppo, con l’impegno, da parte dei giovani organizzatori, di recapitare la foto ai loro coetanei immigrati. Sono piccoli segni che possono legare diverse culture e tradizioni presenti sul territorio, partendo in modo particolare dalle giovani generazioni.
* Altra idea potrebbe essere una «festa multietnica», dove la musica e la danza sono gli ingredienti base. Con l’approccio dell’intervista i giovani della parrocchia, oratorio, centro di aggregazioni, possono invitare i loro coetanei stranieri ad organizzare una festa di quartiere multietnica, dove gli ingredienti base siano la musica e la danza.
In base ai gruppi coinvolti e conosciuti, si prepara una scaletta dove i vari gruppi possono presentare la danza tipica del loro paese, con tanto di costumi tradizionali.
Il momento della cena, prima della festa, può rappresentare un ulteriore confronto e scambio, invitando i giovani dei vari paesi a portare cibi e bevande della loro terra. Si parte dalla tavola per conoscersi ed arricchirsi reciprocamente.
La festa è bene organizzarla con realtà ed enti presenti nel territorio che operano al servizio dei giovani: parrocchia, oratorio, amministrazione comunale, centro di aggregazione, i vari centri fondati dai giovani stranieri con sede locale.
* La stessa realtà del «Commercio Equo & Solidale» può essere presente con i suoi stands, con prodotti alimentari e oggettistica direttamente importata dal produttore, assieme ad una corretta informazione sull’utilizzo dei beni di consumo di mercato, che non sempre corrispondono alla logica della solidarietà e giustizia verso coloro che ne sono i produttori (cf tematica delle multinazionali).
Terza fase: verifica
Terminata la raccolta di dati, da vivere con accuratezza, è il momento di verificare il lavoro svolto, quali risultati ha riportato l’indagine di gruppo. Al di là delle statistiche, dei numeri e delle percentuali, i risultati più vivi e di forte impronta saranno di certo le nuove relazioni instaurate con i giovani coetanei stranieri, le amicizie nate e continuate condividendo hobbys e passioni.
Lo spirito della GMG è stato proprio questo: nel confrontarsi ci si arricchisce; il chiudersi ti rende povero e solo.
La scheda presentata è solo uno spunto e una provocazione a guardarti attorno, a «fare cultura con l’altro»; la fantasia per continuare ad elaborare nuove strade non mancheranno!