Domenico Sigalini

(NPG 2001-03-5) 


Nel mio giro continuo in Italia: nelle diocesi, tra le associazioni, per il progetto Policoro, tra i religiosi e le religiose, a parlar della notte, a convincere che la santità è possibile anche in giovane età, a dar fiducia… mi sto ormai facendo un’idea, banale, semplice, scontata, ma non eccessivamente tenuta in considerazione. Si tenta ancora di affidare ai preti in parrocchia l’interesse per i giovani, lasciandoli soli nel caricarsi di una progettualità e di una continuità a prova di celibato. Ma i preti sono piuttosto pochi e in certe diocesi, abbastanza anziani, per vivere l’infinita pazienza che serve ai giovani come l’aria agli uomini e l’acqua ai pesci. Qualcuno osa dire che i preti giovani stessi fanno fatica ad appassionarsi di altri giovani come loro, ma credo siano illazioni. La GMG ci ha invece fatto vedere come esistono moltissimi laici, di ogni età e di ogni estrazione, che, adeguatamente informati, interessati, aiutati e corresponsabilizzati, sanno fare da riferimento operativo e formativo ai giovani. In tante diocesi e parrocchie, dove si era persa la speranza, sono nate iniziative interessanti, non solo godereccie o organizzative o turistiche o materialiste, ma altamente formative, educative e di fede. Allora le energie ci sono! Allora non è vero che i giovani sono di nessuno! Allora una comunità ha energie da vendere! Allora i genitori non sono solo insopportabili! Allora alla fine anche il vecchio prete si converte e comincia a ri-sperare! Dicono alcuni miei colleghi di pastorale giovanile diocesana, forse un po’ maligni, che i più difficili da convincere per l’accoglienza della GMG sono stati i parroci, o meglio sono stati gli ultimi a «crollare», ma quando sono crollati hanno aperto tutte le porte, le chiese, i portafogli, il cuore: non li fermava più nessuno.
E ora che tutti sono tornati, ora che sono cominciate le prime crisi della vita normale, non andremo ancora a seppellirci nei nostri loculi sia personali che pastorali: i giovani alle play station e i genitori ai lavori domestici; i ragazzi all’oratorio e i genitori a messa; i giovani nei loro gruppi e nelle loro piazze, nelle loro notti e i genitori ad aspettare con il cuore in gola. Sarà possibile stanare famiglie, adulti, laici che assieme ai figli diventano soggetti di evangelizzazione, di formazione, di missionarietà. Nessuno si deve sentire né orfano, né accantonato, né accasciato e disperato. La comunità cristiana è sempre il soggetto di ogni vita cristiana e in essa la famiglia, non quella del «mulino bianco», ma quella vera che conta sulla grazia di un amore reso sacramento dell’amore di Dio, popolato, tormentato e incendiato dai figli di Tor Vergata.
Non solo, ma tutte le amministrazioni comunali, se se ne eccettua qualcuna che sta nelle dita di mezza mano, hanno dato il massimo di collaborazione, di progettualità e di sostegno civico e culturale.
È possibile imparare qualcosa anche da qui.
Io propongo che in ogni parrocchia si costituisca una task force, fatta di laici, di papà e mamme, di amministratori, di baristi (perché no!?) e di giovani, che si siede attorno a un tavolo una volta al mese e fa qualcosa come:
1. Prega Dio perché mantenga sempre giovani sani e felici alla comunità e adulti non disperati.
2. Legge una pagina, di quelle concrete che si trova ovunque, ma che gli uffici di pastorale giovanile o il mio ufficio sarebbe disposto a offrire, per capire meglio il mondo giovanile.
3. Si fa due semplici domande: che cosa possono essere questi giovani per tutta la comunità e che cosa può fare il nostro paese per loro. Si accorgono insomma delle risorse che ci sono.
4. Decidono una piccola iniziativa (se ne potrebbero suggerire una barca).
Il parroco lo sa, quando può partecipa, ma intanto la comunità cresce e i giovani trovano un riferimento. In seguito verranno le complicazioni della vita, le collaborazioni, i progetti, ma non prima di una presa di coscienza semplice e a portata di mano.
In molte parrocchie per la GMG hanno iniziato così. In diocesi allora si faranno corsi per queste task force, molto concreti, molto da tirocinio, molto ispirati e capaci di far sentire quanta strada di crescita ciascuno deve fare per avere la spiritualità necessaria per affrontare il compito di offrire ragioni di vita ai giovani.
Alle parrocchie con tanto di oratori verrà da ridere, ma io penso alla maggioranza delle comunità cristiane in cui i giovani sono di nessuno e a qualche oratorio che non aggrega più nessuno.