Virginia Di Cicco

(NPG 2004-07-2)


È una tiepida sera di settembre, Salvo si preoccupa del barbecue, io invece ciancio in giro con i nostri amici. È un rito che si ripete da anni: guardare insieme le diapositive delle nostre vacanze. E giù risate e prese in giro.
Nell’attesa del dopocena ognuno di noi anticipa qualcosa, così tanto per creare l’atmosfera. Solo Luca si chiude in un misterioso silenzio, resiste ad ogni nostro agguato con la sua faccia da schiaffi e fugge. Stranamente, perché tacere non è proprio nel suo carattere.
Divorato con ingordigia tutto il divorabile, arriva il momento tanto atteso e con una estrazione a sorte, sulla cui regolarità ci sarebbe da discutere, neanche a dirlo, Luca dovrà essere il primo a tirare fuori le sue diapositive.
Buio in sala: via alla prima. Un paesaggio straordinario – Ma è bellissimo! –
E dove sarebbe?– Ma non vedi, è la Sicilia!– Ma che Sicilia, ragazzi. Secondo me è la Grecia – Luca, hai fatto la foto dalla finestra dell’albergo o cosa?
Via alla seconda. Ma che fai con quell’attrezzo in mano? – E in mezzo ad un campo poi! – Luca, ma stai lavorando la terra? Ma dai!? – Ma è una posa, non vedete? – E a chi hai rubato quella specie di vanga?
Via alla terza. Ma quelli sono secchi pieni? E di che? – Sembra latte! – C’era mica una fattoria da quelle parti? – Ho capito, sei stato in un agriturismo! – Sì, in uno di quei posti dove ogni tanto aiuti i gestori a fare le marmellate!
E potrei continuare così per tutta la pagina, raccontando i nostri commenti da imbecilli. Vero è che alla fine della proiezione avevamo capito meno che niente e Luca non faceva altro che ridere. “Sono stato in Palestina, a Gerico, abbiamo aiutato la popolazione locale nei lavori agricoli preparando i campi per piantare nuove piante e dedicandoci anche ad altre attività come la produzione del latte e così via”.
– Abbiamo chi?– sussurra il primo di noi che ha ritrovato il fiato.
“Noi dello S.C.I.”. E anticipando le nostre domande, continua: “Il Servizio Civile Internazionale. Un movimento di volontari che non vogliono soltanto sognare un mondo migliore, lo vogliono costruire davvero. Con le mani e con il sudore. Nel millennio della comunicazione globale bisogna essere concreti e passare al ‘fare globale’. I sogni sono delle grandi spinte, danno energia ma questa energia deve essere usata per risolvere di fatto qualcosa che non va, una violazione dei diritti, una situazione di sottosviluppo, di degrado, di disuguaglianza. E vi assicuro, ce n’è per tutti i gusti. Potete intervenire nel settore dell’ambiente, nel sociale, in un ambito internazionale o nel nostro paese, per la pace o per pulire un campo archeologico, magari organizzare spettacoli facendo tutto da soli, naturalmente a cominciare dalla costruzione del palco su cui recitare. Nel gruppo eravamo tutti diversi: per lingua, paese di provenienza, cultura e tradizioni, abitudini, professione, età e mille altre questioni. Però su una cosa ci intendevamo come fossimo una sola persona: la volontà di fare il mondo più bello. Ci siamo sentiti gli estetisti del mondo. Lì dove c’era una cicatrice noi abbiamo provato a renderla meno profonda, magari a cancellarla. Certo non è facile. La vita in gruppo non è mai facile. Mille teste. Mille ragioni. Mille idee. Ci vuole solo tanta voglia di farcela. Tutto qui”.
Dopo quella serata, sono andata su internet a cercare notizie sullo S.C.I. e ho trovato un sito davvero delizioso: www.sci-italia.it, dove l’organizzazione nel campo e la vita nel gruppo sono spiegate per bene e senza zucchero. Tra le cose davvero intelligenti che ho letto, ricordo questa: Non c’è bisogno di eroi. È meglio un sasso spostato in due che cento sassi spostati da solo.