Storie di morti ammazzati

Inserito in NPG annata 2004.


Virginia Di Cicco

(NPG 2004-05-2)


Ogni mese i suoi nomi, i suoi martiri. Anni diversi. Stesso mese.
A Maggio il capogruppo DC a Milano: Massimo De Carolis, gambizzato. Ucciso Alfredo Albanesi, dirigente della DIGOS, l’assessore al bilancio e consigliere regionale della DC a Napoli: Pino Amato, il Presidente della DC: Aldo Moro, il consigliere dell’allora Ministro del Lavoro: Massimo D’Antona.
A Gennaio: uccisi il sindacalista della CGIL dell’Italsider di Genova: Guido Rossa e il vicedirettore del Petrolchimico di Marghera: Silvio Gori.
A Novembre: uccisi il vicedirettore della Stampa: Carlo Casalegno, il direttore del personale della Magneti Marelli: Renato Briano e il direttore tecnico della Falk di Milano: Manfredo Mozzanti.
A Marzo: uccisi il Procuratore capo della Repubblica di Salerno: Nicola Giacumbi, il Consigliere della Corte di Cassazione: Girolamo Minervini, il Consigliere dell’attuale Ministro del Lavoro: Marco Biagi.
A Luglio ucciso a Genova il giudice Occorsio.
A Giugno ucciso il giudice Coco e gambizzato Indro Montanelli, direttore del Giornale Nuovo.

C’è stato un momento in cui si è pensato che la lotta al terrorismo fosse stata definitivamente vinta dallo Stato e la guardia è stata abbassata.
Poi un rigurgito, di nuovo morti, di nuovo arresti, di nuovo lo sguardo che si sofferma incredulo sul volto di qualcuno che ancora crede di eliminare le ingiustizie e le disuguaglianze crivellando di colpi un uomo indifeso che come tutte le mattine si avvia a lavoro.
Vengono arrestati fiancheggiatori e nei covi vengono trovati piani per il reclutamento di nuove “leve”. Così mi è subito andato il pensiero ai nostri giovani, che non vissero gli anni di piombo, che la scuola non si preoccupa di informare sugli anni recenti del loro paese e più facilmente potrebbero essere raggirati. Lo dico a voi figli miei e a voi miei nipoti, a voi giovani forti e intelligenti, con fermezza, uccidere e fuggire è solo da vili. Se un’idea che sembra tanto giusta ha bisogno per affermarsi che qualcuno spari alla nuca di uomo che scende da una bicicletta, non è un’idea, è un delirio. Se qualcuno dovesse avvicinarvi e raccontarvi che al mondo la fame di chi è affamato aumenta come la ricchezza di chi è ricco, e che la sensazione è che nulla si voglia fare davvero per risolvere i problemi di chi soffre, potete credergli, ma se come soluzione vi porge una pistola non vuole portarvi verso un sogno ma gettarvi in un incubo.
Il popolo non si è schierato con i terroristi allora e non lo farà neanche oggi. Non lo faranno neanche i diseredati per i quali pensano di combattere.
Eppure questo non è stato sufficiente e qualcuno ha pensato di poterci riprovare. Una guerriglia privata e capricciosa che decide di esserci senza che nessuno davvero la invochi. Fantasmi che vivono nascosti, che seguono il loro obiettivo e lo vedono accarezzare il figlio fuori la scuola prima di lasciarlo andare. Lo seguono nascosti e lo studiano e poi lo uccidono con un colpo alla nuca. Davvero coraggiosi. Tutti i poveri del mondo ringraziano pieni di ammirazione.
Del resto che pretendere. Sono stati sfortunati. Nessuno gli ha insegnato che per un’idea si muore ma non si uccide.