I Progetti Giovani

Inserito in NPG annata 1988.

 

Roberto Maurizio

(NPG 1988-10-54)


Si legge nella relazione introduttiva del primo convegno degli amministratori locali che si occupano di giovani (1984):
«Noi crediamo che lo strumento `progetto' sia quello che più si addice agli obiettivi, alla politica e alla metodologia che abbiamo delineato per un lavoro sociale verso i giovani.
Un progetto è la sintesi politica di una previsione dei bisogni del futuro con gli strumenti e le risorse disponibili oggi.
I progetti permettono meglio di non settorializzare il bisogno, attraverso un determinato problema, i progetti realizzano maggiormente modalità anche diverse di partecipazione lasciando a ciascuno la propria specificità operativa facendo confluire più forze sugli obiettivi prefissati.
Il progetto valorizza anche la nuova figura dell'amministratore. È in grado di progettare chi è in possesso deglistrumenti; è la cultura della previsione che si avvale della profonda conoscenza degli strumenti che può generare un progetto. Il progetto è l'utopia del presente.
I progetti favoriscono strategie delle connessioni, multipolarità dei livelli di intervento, metodologie strategiche orientate al futuro.
Infine, e non bisogna dimenticarlo, il progetto richiede valutazione e verifica; non esiste un lavoro sociale corretto senza una pausa di riflessione e senza aggiustamenti lungo il percorso. Lavorando con i giovani è molto più facile sbagliare che azzeccare perfettamente un intervento; ma questo non deve né demoralizzare né scoraggiare. Nessuno ha le ricette giuste in tasca! Anche verso i giovani è molto più credibile un modello di intervento elastico che viene plasmato e modificato dall'esperienza e dal rapporto diretto con i giovani». 

«PROGETTO» E PROGETTI: IL SENSO DELL'INNOVAZIONE

Questa lunga citazione permette di avviare la riflessione sui Progetti Giovani, a partire da un chiarimento sul concetto di «progetto».
Come già evidenziato nel precedente articolo, il lavorare «per progetti» rappresenta una novità di rilievo per l'amministrazione pubblica, solitamente, invece, strutturata per settori o, peggio ancora, abitualmente alla rincorsa «dell'effimero».
È chiaro che anche lavorare per progetti implica rischi e limiti, che non è la soluzione adatta per ogni problema. Ad esempio è tutta da verificare la correttezza di separare i giovani dalle altre fasce di popolazione per predisporre appositi programmi. Secondo alcuni, infatti, questo modo di operare porterà allo sviluppo di progetti per singole fasce di popolazione distinte per età,perdendo in questo modo le connessioni e la complessità dei rapporti intergenerazionali.
Al di là di questi aspetti, pur sempre da considerare, proporre come metodo di lavoro il progetto, ha senso proprio nel cercare di rispondere a questioni complesse in modo complesso, nella convinzione, comunque, che i limiti esisteranno sempre.
Questi ragionamenti stanno alla base di una serie di esperienze di politica sociale chiamate per l'appunto «Progetti Giovani», attraverso le quali degli amministratori pubblici hanno cercato di rispondere in modo complesso alla complessità nella condizione giovanile.
I Progetti presi in considerazione nelle analisi successive sono ventisei. Quasi sicuramente non sono la totalità di quelli avviati in questi ultimi anni, ma costituiscono comunque un «campione» significativo che può essere utilizzato come rappresentativo.
Le città sedi dei progetti sono: Aosta, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Casale Monferrato, Conegliano Veneto, Cremona, Fano, Firenze, Forlì, Lecco, Livorno, Lucca, Modena, Padova, Perugia, Pordenone, Ravenna, Reggio Emilia, Torino, Terni, Val Pellice, Verona, Voghera.
Come si può notare vi è una prevalenza di città medio-grandi (da 100.000 a 500.000 abitanti), le cosiddette città di provincia, collocate quasi esclusivamente al nord, salvo qualche eccezione al centro.
Sono città governate da amministrazioni nel 46% di sinistra e nel 54% da giunte di area pentapartito. Gli assessori deputati al coordinamento del Progetto sono invece o del Pci (46%) o della Dc (46%), mentre è del tutto irrilevante la presenza di assessori di altri partiti.
A parte Torino, Bologna, Forlì, Reggio e Voghera, i cui progetti risalgono al periodo 1977-1981, in quasi tutte le altre città il progetto è stato avviato nel periodo '84-'87.
L'analisi dei progetti evidenzia innanzitutto grandi differenze in ordine alla filosofia, alla genesi, alla metodologia di lettura dei bisogni giovanili, ai modelli decisionali e gestionali, alle prassi operative e valutative, differenze tali da rendere difficili approfondite operazioni di confronto e generalizzazione.
In altri termini i contesti nel cui ambito nascono e si sviluppano i progetti presentano difformità marcate e rendono ardua l'identificazione di precise tipologie.
Diversi, ad esempio, sono gli approcci che caratterizzano l'accostamento degli Enti locali alla condizione giovanile. A loro volta, tali approcci sono anche legati all'ambito istituzionale in cui si colloca l'esperienza: mentre l'ottica assistenziale-riparativa emerge in modo abbastanza chiaro nei progetti che emanano dagli assessorati ai servizi sociali, il taglio promozionale appare più presente nei progetti attivati dagli assessorati alla cultura, al tempo libero e alla gioventù.
Ciò induce a concludere che il minimo comune denominatore, che sembra contraddistinguere tutti i progetti, è costituito nella fase odierna da:
- consapevolezza che i giovani presentano bisogni non considerati dal contesto sociale;
- convinzione che l'Ente locale può e deve intervenire.
Prima di passare ad un'analisi più approfondita dei Progetti è utile soffermarsi, seppur brevemente, ancora su di un piano generale, valutando l'impatto che l'insieme di queste esperienze ha prodotto. Nel complesso esse costituiscono innovazione culturale, politica ed amministrativa.

L'innovazione culturale

Sul piano culturale i Progetti Giovani risultano innovativi innanzitutto in relazione al rapporto giovani-istituzioni, un rapporto spesso negato, talvolta conflittuale.
I Progetti Giovani stanno a significare - sotto questo profilo - la ricerca di strade nuove da percorrere, a partire dalla volontà di guardare al mondo giovanile come interlocutore delle istituzioni, considerandolo insieme soggetto e problema.
«Soggetto» in quanto «sede» di bisogni, attese, inchieste per lo più inevase e sommerse: di qui l'intensificarsi delle analisi, delle ricerche quale momento imprescindibile del rapporto da attivare.
In secondo luogo va sottolineato come l'affrontare in termini progettuali e l'organizzazione degli interventi, comporta una ridefinizione del ruolo delle istituzioni - in particolare dell'Ente locale - da semplice ente gestore, distributore e fornitore di servizi e prestazioni a quello di promotore, suscitatore, coordinatore di risorse e potenzialità presenti al proprio interno e - più ampiamente - nel contesto territoriale di riferimento.

L'innovazione politica

Il cambiamento di ruolo dell'istituzione sul piano culturale, appena enunciato, costituisce anche sul piano politico un nodo fondamentale.
L'innovazione prefigurata in questo campo, certamente non nuova quanto a intuizione - si pensi alla filosofia delle riforme degli anni '70 - ma finora scarsamente e faticosamente applicata, indica un ripensamento del ruolo politico dell'ente pubblico, il cui intervento si qualifica decisamente in termini progettuali e di «strategia delle connessioni».
L'ottica progettuale implica il superamento di logiche assistenziali, riparatorie, sanitarizzanti, e l'adozione di prassi non solamente di pianificazione e programmazione, ma appunto progettuali, laddove il termine progetto indica capacità di analisi, interventi mirati e flessibili, superamento della settorialità, coordinamento di sforzi e competenze, sperimentazione, verifica.
Il coordinamento diventa fattore decisivo di una «strategia delle connessioni» che vede coinvolti da un lato tutti i soggetti istituzionali, ciascuno con le proprie competenze, dall'altro i soggetti operanti nella società civile.
I progetti, alcuni più di altri, si sono mossi in questa direzione innescando un processo teso a fornire - tra l'altro - quel protagonismo dell'utenza giovanile che è controllario della strategia individuata.
E proprio il protagonismo e la partecipazione sono altrettanti tentativi per dare sbocco politico a tali istanze, certamente non risolutivi e altamente problematici sia in ordine ai contenuti, sia in ordine ai «contenitori».

L'innovazione amministrativa/organizzativa

Anche sotto il profilo amministrativo e organizzativo i Progetti Giovani hanno innescato, o comunque assecondato, processi di tipo innovativo. È a questo livello infatti che, per buona parte, trovano attuazione le intuizioni suddette.
La strategia progettuale trova infatti una sua applicazione organizzativa nell'attivazione del coordinamento e dell'integrazione delle competenze, ovvero attraverso la realizzazione di un ufficio - a volte un dipartimento - per le politiche giovanili, attraverso il coinvolgimento di tutti gli assessorati che hanno attinenza con la condizione giovanile, nella determinazione della spesa. La strategia delle connessioni trova applicazione nei comitati interistituzionali, nei protocolli di intesa tra i diversi enti, nella collaborazione operativa degli stessi, nella concertazione degli atti deliberativi. 

ALCUNE INTERPRETAZIONI

La descrizione dei Progetti, ed in un certo senso l'individuazione di tipologie, può avvenire secondo diversi schemi di lettura ed analisi.
Al momento pertanto non esiste una chiave di lettura di queste esperienze ritenuta onnicomprensiva, ma più chiavi di lettura, ciascuna parziale, in quanto focalizza l'attenzione su un singolo aspetto dell'esperienza.
Sembra opportuno pertanto proporre le varie interpretazioni che in questi anni si sono susseguite in genere a conclusione di ricerche sui Progetti Giovani o più in generale sulle politiche per i giovani in Italia.
Le ricerche, tutte commissionate dal Ministero dell'Interno - Direzione generale servizi civili, a cui farò riferimento sono:
- i Comuni e i giovani: ricerca sulle attività dei Comuni italiani oltre i 30 mila abitanti (111 quelli che hanno risposto al questionario), realizzata dall'Anci nel 1985;
- le politiche per i giovani: ricerca su 9 capoluoghi di provincia (a campione) sulle loro attività per i giovani, realizzata nel 1985 da Gioventù Aclista;
- i Progetti Giovani: ricerca effettuata dal Centro documentazione e ricerche del Gruppo Abele, in due fasi: nel 1986 sono stati analizzati 12 progetti e nel 1987 altri 14 oltre ad un aggiornamento di quelli precedenti.

Le forme istituzionali

È questa la chiave interpretativa pensata per prima, nel 1985, da M. Felicori, coordinatore del Progetto Giovani di Bologna.
Egli suddivide in tipologie di intervento a seconda della forma istituzionale. I mo9elli che ne derivano sono tre:
- «ognuno faccia il proprio dovere»;
- «le due istituzioni»;
- «la piazzaforte».
Il primo si basa sull'ipotesi che sia realizzabile in tempi brevi un reale lavoro collegiale all'interno del coordinamento richiesto ai politici e ai tecnici, sia del Comune che delle altre istituzioni. Il Progetto considerato più vicino a questo modello è quello di Torino.
Il secondo richiama l'immagine delle «due società»; in esso viene realizzato al di fuori dell'esistente, con la creazione di un apparato specifico (assessore, uffici, budget, ecc.) che realizzano progetti sperimentali, che vengono trasferiti, alla loro conclusione, all'assessorato di competenza. Il riferimento è Bologna.
Il terzo vede il Progetto come un percorso progressivo di lavoro su tutti gli aspetti della condizione giovanile, ma a partire dal potenziamento di uno specifico settore (lavoro, sport, cultura ecc.) da cui far leva su tutto il resto. Il Progetto considerato un esempio è Forlì.

I modelli culturali

Questa classificazione è frutto della ricerca di Gioventù Aclista, curata da D. Nicoli. Evidenzia quattro modelli, validi a prescindere dalla loro rispondenza concreta:
- tipo antagonistico;
- tipo integrativo;
- tipo giovanilistico;
- tipo comunicativo.
Secondo Nicoli il primo modello utilizza categorie di derivazione marxista. Il punto focale è riconoscere i giovani come conflittuali, come contestatori delle manipolazioni degli adulti ed alla ricerca di un'identità. Le istituzioni pubbliche potrebbero operare per la liberazione delle nuove generazioni, aiutandole ad auto-organizzarsi, a definire la propria soggettività, a coscientizzarsi.
Il secondo modello focalizza l'esigenza/tensione all'integrazione sociale. Le istituzioni potrebbero creare aree giovanili di istituzionalizzazione secondaria, nelle quali i giovani possano esprimere modelli di comportamento diversi da quelli della società, sopperendo così al minor peso socializzante della famiglia, dell'ambiente, della scuola e del lavoro.
Il terzo fonda le sue radici nelle mode del post-moderno e dell'effimero. Le istituzioni potrebbero favorire la soluzione dei conflitti a base culturale tra le generazioni adulte, portatrici di un sapere inutile, e i giovani, portatori di nuova autorità nella comprensione del futuro.
Il quarto modello ha diverse matrici e si rifà ad A. Ardigò, il quale propone una lettura del mutamento sociale attraverso la dinamica mondi vitali/sistema sociale.
Gli Enti locali potrebbero favorire, non una soluzione conflittualistica di questa dinamica, ma la ricerca di spazi comunicativi che permettano di giudicare esperienze, analisi e dinamiche istituzionali.
Nicoli conclude individuando nel secondo e nel quarto i modelli più conformi alle tendenze individuali nelle politiche per i giovani, esprimendosi a favore del modello comunicativo come più efficace.

La logica dei settori

Questa interpretazione risale alla ricerca effettuata dall'Anci, che focalizza la propria attenzione ai settori d'intervento dei Progetti Giovani.
In particolare vengono distinti due livelli: da un lato l'assetto istituzionale e il problema della rappresentanza, dall'altro le aree o settori di intervento.
Per quanto riguarda il primo aspetto si rimanda al paragrafo precedente e alle considerazioni intorno all'innovazione.
Per quanto riguarda i settori invece, ne vengono individuati quattro:
- l'informazione;
- la socializzazione e la cultura;
- la formazione ed il lavoro;
- l'emarginazione.
Analizzare i Progetti (in particolare i ventisei prima citati, ma anche i 111 Comuni oggetto della ricerca Anci) permette di evidenziare i settori più sviluppati, le connessioni tra di essi, le tipologie di interventi.
Può essere utile ricordare la classificazione dell'Anci, che distingue tra tre livelli dell'agire (modalità): il servizio, l'intervento e il progetto.
Il primo ha carattere di continuità, con struttura ed organico appositamente predisposti; il secondo ha carattere straordinario, gestito con apparati non esclusivi decisi di volta in volta; il terzo vede l'elaborazione di un microprogetto rispetto al quale si coinvolgono le risorse competenti e che può svilupparsi in un dato tempo.
I risultati delle varie ricerche testimoniano di un'attenzione particolare per i settori della socializzazione-cultura e per l'informazione, mentre minore consistenza ha il coinvolgimento per la formazione-lavoro e l'emarginazione. Guardando alle linee di tendenza, l'impegno nell'ambito informativo sembra divenire prioritario, mentre di pari consistenza sembrano divenire socializzazione e lavoro.
Prendendo in considerazione i tipi di azioni, la situazione è alquanto differenziata: prevalente il «servizio» nel settore del tempo libero, l'«intervento» in quelli del lavoro e dell'informazione, di pari entità nel settore emarginazione.
Ma anche in questo caso nel tempo qualcosa sta mutando e sembra emergere anche la disponibilità a lavorare per micro-progetti.
Rispetto ai servizi ed alle strutture, probabilmente quelli che sono maggiormente conosciuti, in quanto anche i più diffusi, sono da un lato il centro giovanile e/o di aggregazione e dall'altro il centro informazioni-giovani.
Il primo ha costituito il simbolo dei progetti della prima generazione, mentre il secondo di fatto lo è dei progetti di più recente avvio.
Si tratta di due servizi destinati ad offrire da un lato spazi, opportunità ed offerte per l'aggregazione e per l'uso intelligente del tempo libero, e dall'altro informazioni ed orientamento, per aumentare la capacità di scelta, selezione ed azione dei giovani rispetto al tempo libero, al lavoro, ecc. 

IL PROGETTO COME METODO

Quest'ultima interpretazione nasce a conclusione della ricerca sui ventisei Progetti realizzata dal Centro documentazione e ricerche del Gruppo Abele e coordinata dal sottoscritto.
Nasce dal ritenere come ancora da verificare l'effettiva innovazione sul piano metodologico connessa alla programmazione ed attuazione degli interventi verso i giovani. In altri termini l'attenzione si concentra non tanto sui contenuti delle iniziative messe in atto, quanto su quali strategie di progettazione e valutazione vengono gestite a prescindere dalle dimensioni e dal tipo di interventi previsti a realizzati.
A partire da queste premesse, gli aspetti presi in considerazione risultano essere:
- l'analisi e la definizione degli obiettivi;
- i destinatari;
- le risorse;
- la gestione;
- la valutazione.

L'analisi e la definizione degli obiettivi

Consiste nel pervenire ad una formulazione la più chiara e concreta possibile dei risultati che un determinato intervento sociale si prefigge di ottenere.
Ciò implica almeno due fondamentali conseguenze:
- la necessità di produrre in via preliminare una adeguata ricognizione delle risorse e dei vincoli che caratterizzano non solo l'organizzazione che si accinge a realizzare l'intervento, ma anche il contesto, o l'ambiente, all'interno del quale tale organizzazione deve muoversi per concretizzare quanto progettato;
- la necessità di conoscere le istanze, i problemi, le potenzialità, le differenziazioni interne dei destinatari nei confronti dei quali l'intervento vuole essere diretto.
In base alla ricerca solo 15 progetti su 26 dimostrano di avere come fondamento un'elaborazione volta a precisare gli obiettivi che l'ente promotore si prefigge di raggiungere e le modalità di attuazione per mezzo delle quali si intendono perseguire tali obiettivi. In altre parole, per ben 11 progetti su 26 non esiste un documento programmatico che si possa in qualche modo assimilare ad un progetto correttamente inteso. Se inoltre si considera che il grado di organicità ed il livello di elaborazione progettuale sono mediamente piuttosto bassi - vale a dire che gli obiettivi non sono sufficientemente esplicitati, ma anzi, tendono a caratterizzarsi piuttosto genericamente, e che le modalità di attuazione sono quasi sempre assimilabili ad un semplice elenco di ipotesi di intervento - la precedente osservazione viene ulteriormente rafforzata.
È pur vero che tre o quattro esperienze di Progetti Giovani hanno dichiarato esplicitamente di aver preferito una strategia di approccio non filtrata, almeno all'inizio, da un progetto organico e improntata all'informalità, prevedendo una fase preliminare di sperimentazione di alcuni interventi eventualmente riconducibili solo in una fase successiva all'interno di un quadro programmatico coerente.
Proseguendo nell'esame si può constatare come sia assolutamente assente nel processo di definizione e di attuazione dei Progetti Giovani l'analisi delle risorse e dei vincoli organizzativi che caratterizzano l'ente promotore dei medesimi.
La carenza si fa particolarmente evidente nel momento in cui si tenga presente che uno degli obiettivi ricorrenti con maggiore frequenza nei Progetti Giovani risulta, come già ricordavo in precedenza, quello di superare la tradizionale prassi amministrativa a compartimenti stagni degli Enti locali. Senza dubbio il raggiungimento di un simile obiettivo rimane vincolato alla reale volontà politica degli amministratori di lavorare in questa direzione, ma ciò non toglie che una più puntuale conoscenza degli effettivi margini operativi a disposizione e delle risorse su cui è possibile far leva nella organizzazione degli Enti locali, costituirebbe non solo un indice di più accorta progettazione degli interventi, ma anche una risorsa di notevole rilevanza.
L'analisi preliminare delle caratteristiche e delle istanze dei destinatari dei Progetti Giovani è stata effettuata in 18 realtà, quasi sempre affidandosi ad istituti di ricerca specializzati, più raramente attraverso una collaborazione diretta con le università.
In generale però risulta tutto sommato insoddisfacente la qualità del raccordo fra le indagini svolte e l'utilizzazione dei risultati ottenuti per la progettazione degli interventi o per la loro taratura.
La scarsa efficacia a fini operativi delle ricerche locali sulla condizione giovanile deve essere fatta risalire con ogni probabilità da un lato alla poca chiarezza con cui normalmente gli amministratori pongono richieste ai ricercatori, dall'altro all'incapacità di quest'ultima di reinterpretare le domande provenienti dagli amministratori con strumenti in grado di offrire risultati utilizzabili.

I destinatari

Il Progetto Giovani, infatti, nasce, si articola e si sviluppa chiaramente proprio in funzione dei giovani, a livello programmatico innanzi tutto.
Ma quali giovani? Di quale età, sesso, area socio-culturale? Chi sono, oggi, i giovani? A quali bisogni il Progetto intende dare risposta, nell'ambito delle proprie competenze e potenzialità?
Pochi sono stati i Comuni in grado di fornire valutazioni significative rispetto ai fruitori degli interventi predisposti (per esempio tipologia del servizio, anno ed arco di tempo della rilevazione dell'accesso di utenza, età, numero di maschi e femmine per fascia di età, tipologia del bisogno espresso e della risposta eventualmente accordata, ecc.). Comunque, nei casi in cui ciò è avvenuto, mancano criteri similari di raccolta ed analisi degli elementi della rilevazione. Ne consegue che, nel momento in cui sono presenti dati relativi all'utilizzo dei servizi da parte dell'utenza, questi sono disomogenei e scarsamente significativi ai fini di una loro utilizzazione per una lettura di carattere unitario e globale.
Questa problematica rimanda alla riflessione sulla presenza/assenza di valutazione e sulle modalità e criteri con cui effettuarla, relativametne agli interventi attivati, al loro grado di rispondenza ai bisogni espressi dall'utenza, ecc.
Un'ulteriore precisazione va fatta in merito ai modelli decisionali e pragmatici che sottostanno alle scelte operate esplicitamente e non relativamente ai destinatari.
I vari Progetti hanno, infatti, impostato la loro linea di intervento in funzione di precise scelte metodologiche.
Un'attenzione particolare è stata, ad esempio, attribuita da alcuni alla predisposizione di strategie finalizzate all'intervento sul disagio giovanile, su fasce marginali e/o a rischio (Bari, Cremona, Padova), oppure di carattere preventivo primario (Bologna, Forlì, Voghera, Lucca, Val Pellice).
In altri casi invece, l'interesse primario è stato focalizzato sull'individuazione di alcune categorie particolari di destinatari, individuati, ad esempio, per fasce di età, per bisogni (di carattere educativo, informativo), per tipologia di richiesta (spazi di aggregazione, fondi per iniziative, formazione/lavoro, tempo libero, ecc.).
Si potrebbe rilevare un'ulteriore tendenza, alla base dell'impostazione programmatica sopracitata: molto frequentemente, infatti, la nascita di alcuni Progetti ha accentrato il proprio interesse sui giovani in modo generico, elaborando successivamente proposte più specifiche e mirate a particolari destinatari.
In alcuni Progetti, inoltre, è stata raggiunta una sufficientemente flessibilità di base, per cui è stato possibile il verificarsi di una ridefinizione dei destinatari a seguito di un'analisi dell'afflusso dell'utenza ai vari servizi attivati.

Le risorse

Mi soffermo qui esclusivamente sulle risorse di personale, tralasciando quelle finanziarie e strutturali, che pur rivestono notevole importanza.
A questo proposito occorre distinguere tra risorse pubbliche, cioè personale dipendente da istituzioni pubbliche, e risorse private, cioè componenti di associazioni, cooperative, gruppi di volontariato, associazioni di categoria.
Una prima considerazione riguarda il livello di presenza di ciascuno dei tipi di risorse.
L'Ente pubblico è coinvolto nella gestione diretta del Progetto nell'88%, le associazioni nell'80%, le cooperative nel 68% e in misura minore il volontariato (44%) e imprese-artigiani e liberi professionisti (28%).
Un seconpo dato «leggibile» è la compresenza della risorse.
Il modello prevalente sembra essere quello della gestione mista pubblico/ privato (nel 72%), mentre nel 20% la gestione è di fatto affidata o assunta da risorse non pubbliche e nell'8% totalmente pubblica.
Questi primi due elementi concorrono a disegnare una mappa dai contorni sufficientemente delineati, all'interno della quale i Progetti si muovono alla sostanziale ricerca di una strategia integrata di azione tra risorse pubbliche e private, con particolari risorse coinvolte (le associazioni giovanili piuttosto che i gruppi di volontariato, più tipici del comparto socio-assistenziale, pur essendo presenti organizzazioni di volontariato anche nell'ambito dei servizi di tempo libero, educativi formativi e sportivi, come ha evidenziato il recente rapporto Iref sull'associazionismo).
Se si prendono in esame però i tipi di servizi afferenti all'una piuttosto che all'altra «risorsa», in relazione ai tipi di servizi laddove questi sono attuati, emergono alcuni dati interessanti.
Per quanto riguarda il «pubblico», ad esso, e solo ad esso, compete la gestione dell'ufficio di coordinamento presente in quasi tutti i Progetti. Al massimo ad esso partecipano-collaborano uno o più consulenti. L'Ente pubblico sembra, al di là del coordinamento, prediligere la gestione diretta dei centri-informazione, della promozione culturale (nel senso del coordinamento, messa a disposizione di spazi, iniziative di supporto, ecc.), delle iniziative di prevenzione del disagio, orientamento scolastico e professionale.
Per quanto riguarda le «cooperative», il loro coinvolgimento sembra concentrarsi nella gestione delle comunità alloggio, dei centri giovanili monovalenti o polivalenti, nell'animazione territoriale. In misura minore il coinvolgimento per altri servizi: laboratori professionali, centri aggregazione, centri-informazione.
Le «associazioni giovanili» sono molto presenti in iniziative di prevenzione del disagio, di carattere culturale e in misura minore di animazione nel territorio. Scarsa la loro presenza nei centri-informazione e centri giovanili.
Gli «organismi di volontariato» si concentrano quasi esclusivamente nella collaborazione ad iniziative e progetti di prevenzione del disagio.
«Artigiani e imprese», come logica vuole, sono coinvolti nella totalità degli inserimenti mirati di soggetti in difficoltà e nei corsi di formazione professionale o preprofessionalizzazione.
Nel complesso non si rileva né la tendenza alla delega né la statalizzazione delle politiche: anzi sembra esservi sufficiente consapevolezza delle caratteristiche delle varie risorse in relazione ai vari progetti, servizi, interventi messi in atto.

La gestione

Il passaggio che si è rivelato più complesso è proprio quello che va dall'analisi preventiva e dalla sperimentazione alla gestione ed alla realizzazione concreta. Qualunque sia stato il modello organizzativo adottato, non poche sono state le difficoltà incontrate sul cammino della traduzione in pratica delle strategie individuate.
Sembra opportuno pertanto cercare di cogliere il grado di complessità generale del Progetto alla luce dell'organizzazione della gestione e dell'organizzazione istituzionale.
Analizzando i Progetti ed utilizzando alcune variabili, emerge un quadro all'interno del quale il 75% dei Progetti si colloca ad un livello medio-basso di complessità.
Si denota inoltre una discreta differenziazione tra i Progetti, alcuni dei quali attribuiscono più importanza all'uno rispetto all'altro dei due elementi.
Per la maggioranza dei Progetti, l'obiettivo di un rapporto interdipendente tra assetto istituzionale e assetto organizzativo appare ancora un obiettivo da raggiungere.
La valutazione
Uno degli elementi caratterizzanti il Progetto Giovani è la dotazione del progetto di un sistema di auto-controllo che permetta di:
- valutare il grado di raggiungimento degli obiettivi;
- individuare le cause che hanno prodotto esiti insoddisfacenti e, quindi, errori commessi a livello di progettazione;
- ridefinire obiettivi e modalità di attuazione a fronte dei loro riscontri operativi.
Nel concreto dei Progetti si rivela praticamente inesistente la dotazione di modelli di valutazione: l'approntamento di un sistema di osservazione dell'impatto operativo degli interventi e di misurazione di efficacia/efficienza rispetto agli obiettivi prefissati e rispetto alla quantità/qualità delle risorse messe in gioco è riscontrabile solo all'interno di due Progetti Giovani. Dev'essere comunque sottolineato che queste due esperienze si muovono senz'altro ad un livello qualitativo di urla certa raffinatezza.
Non è difficile dimostrare come l'assenza di modelli di valutazione non su in sostanza riconducibile alle carenze di applicazione, della strategia progettuale nella messa a punto e nella gestione dei Progetti Giovani: non è infatti possibile alcun genere di valutazione nei confronti di obiettivi mal precisati e di processi la cui attuazione viene quasi completamente lasciata al caso.
Per quanto riguarda infine la dotazione dei Progetti di strumenti di osservazione continuativa delle trasformazioni del contesto ambientale all'interno del quale essi trovano applicazione, c'è da dire che i quattro tentativi registrati - dei quali sono un paio effettivamente funzionanti - dimostrano grosse difficoltà a retroagire in modo significativo sui Progetti stessi fino a determinare eventuali opportune ridefinizioni.

Un discorso da proseguire

Nel prossimo articolo verrà proposta una esperienza, scelta come esemplificativa di tutte le altre, e verranno successivamente riprese alcune delle questioni qui solo accennate; verranno analizzate in modo particolare:
- la questione della dimensione educativa dei progetti;
- la questione del rapporto tra i Progetti e le risorse del territorio;
- la questione «operatori» sotto il profilo della formazione, qualifica, ecc.