Un convegno sulla spiritualità giovanile

Inserito in NPG annata 1988.

 

(NPG 1988-09-34)

 

La riflessione iniziata in questi anni su tematiche comuni, l'esperienza fatta lo scorso anno a Torino da cui è scaturita la proposta «Vivi la vita, nasce la festa», (cf NPG8/87), hanno trovato continuità quest'anno nel convegno di Roma (9-11 maggio) fatto insieme da salesiani, suore e giovani: un momento di confronto, condivisione, arricchimento. Il coinvolgimento e il protagonismo dei giovani sono stati largamente evidenziati. Infatti il maggior numero dei partecipanti all'incontro era costituito da giovani (dai 18 anni in su) scelti tra gli animatori e le animatrici dei nostri ambienti educativi, dei gruppi giovanili e già impegnati in un cammino di approfondimento e di esperienza della spiritualità giovanile salesiana (SGS).
La presenza giovanile ha dato una configurazione particolare al convegno e ha orientato in gran parte la scelta della modalità dei contenuti.
Il convegno era finalizzato a:
- celebrare e verificare il cammino fatto in questi anni in tema di spiritualità giovanile salesiana;
- individuare alcune prospettive per il futuro.
Le esigenze infatti che hanno dato come il tono al convegno stesso sono state quelle di:
- dare continuità alla riflessione fatta lo scorso anno, e cioè rileggere a partire da «festa e servizio» tutta la SGS, individuandone gli sviluppi e le prospettive;
- «celebrare» i piccoli passi fatti in ogni gruppo locale; far emergere i segni di vitalità presenti nei nostri ambienti per essere consapevoli che, nonostante le lacune e le problematiche esistenti, c'è una ricchezza di fermenti positivi che tessono la storia delle nostre comunità e traducono nel tempo, per i giovani d'oggi, l'ansia educativa - di Don Bosco: «vi voglio felici nel tempo e nell'eternità»;
- verificare come si è camminato in questi anni, sia a livello di riflessione che di prassi educativa. Si nota, infatti, che in generale sulle tematiche approfondite in questi anni c'è una convergenza e un fiorire di iniziative. Manca, però, un effettivo cambio di mentalità. Si potrebbe verificare da questo punto di vista tutta la strumentazione che viene utilizzata per far assimilare alcuni valori;
- guardare in prospettiva con fantasia e capacità di sognare. Guardare in prospettiva significa chiedersi quali contenuti richiedono di essere approfonditi, quali criteri operativi devono essere ripensati e riscritti, quali itinerari si devono formulare perché tutti i giovani, in tutti gli ambienti, possano approfondire la SGS. Inoltre è urgente elaborare un linguaggio più semplice e strumenti più adeguati. Alcune dimensioni meno approfondite in questi anni sembrano avere la priorità oggi, nell'attuale situazione culturale e giovanile: l'aspetto vocazionale, la chiesa, la vita etica. Di conseguenza vanno ritrovati alcuni atteggiamenti che sostengono l'impegno ed esprimano

L'esperienza

Ad ogni nuova esperienza sul tema della SGS c'è una diversa e più profonda consapevolezza che abbiamo ricevuto un dono da regalare alla Chiesa; che lungo gli anni, dalle origini ad oggi, è stata riscoperta e riformulata la ricchezza e la saggezza del progetto di spiritualità giovanile proprio di don Bosco e di madre Mazzarello, la cofondatrice delle suore salesiane.
L'esserci fermati, educatori e giovani, a riflettere su questo dono e su questa storia ci ha portato a maturare certezze man mano che «celebravamo» la vita e ci impegnavamo a farla crescere attorno a noi.
È cosí che è maturata la volontà di allargare sempre di più la cerchia di chi condivide con noi i valori della SGS. In questo cammino ci siamo riscoperti nella comunità ecclesiale credenti che vivono la fede con uno stile tipico. Sentiamo di avere la responsabilità, giovani ed educatori, di tener vivo nel tempo, approfondendone il valore, il dono di don Bosco e di madre Mazzarello.
Tutto questo porta ad alcuni impegni molto concreti che i lavori del convegno hanno richiamato e affermato.
La riflessione condivisa nei due giorni è sintetizzata attorno ai tre nuclei seguenti. 

SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA: UN DONO

Noi siamo «testimoni di un dono» affidato oggi alle nostre mani per tutta la Chiesa e per tutti i giovani.
Le nostre «fonti» ispiratrici hanno riaffermato che il sistema preventivo è «insieme pedagogia, pastorale, spiritualità». Per questo, approfondire l'identità salesiana è stato anche trovare, in radice, la spiritualità.
Dal 1980 ad oggi le due Congregazioni, con documenti distinti ma convergenti, /hanno parlato della spiritualità giovanile salesiana come esperienza dinamica che unisce educatori e giovani, come progetto di maturazione cristiana da proporre ai gruppi, ai singoli, alle comunità. Si sono chiariti man mano, nel lavoro di riflessione sistematica tra giovani ed educatori, i fondamenti e i nuclei di questa spiritualità. Nello stesso tempo i gruppi e le associazioni hanno cercato di ri-scriverne i tratti a livello esperienziale.
Forse il lavoro di approfondimento non finirà mai del tutto, ma ritrovarsi su alcuni elementi comuni è già un traguardo, motivo di speranza perché è segno che siamo in cammino.

SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA: UNA CERTEZZA

Oggi è più chiaro, più fondato l'orizzonte globale dentro cui ci muoviamo. Riusciamo ad esplicitare lo stile con cui viviamo l'identità cristiana.
La strada percorsa ha contribuito a mettere in evidenza i punti di riferimento a cui ci rifacciamo per trovare il senso di ogni singola proposta.
Il punto centrale della SGS si individua a partire dalla passione di don Bosco per la salvezza integrale dei _giovani, dalla sua pretesa di educare i giovani, soprattutto i più poveri, ad essere felici e servire il Signore.
La santità di don Bosco è una santità del «sí alla vita», della passione e dell'amore per la vita.
La SGS riconosce nel sí alla vita il luogo primordiale in cui l'azione gratuita e salvifica di Dio e la risposta libera e responsabile del giovane si incontrano.

La certezza: frutto di un cammino

L'amore alla vita è un evento spirituale sempre più consapevole e denso, man mano che ci si orienta a far crescere la vita ispirandosi allo stile con cui l'ha vissuta Gesù di Nazareth.
Amare la vita come Gesù l'ha amata: questo è il prototipo e il modello di ogni evento spirituale.
Accogliere «questa» vita in cui ha fatto irruzione l'evento di Gesù Cristo, ha messo a fuoco, un po' per volta, cosa significa aprirsi all'incontro con gli altri e con l'Altro e il suo mistero.
Anni di esperienza e di ricerca ci hanno portato a vivere alcuni temi-cardine della SGS:
- la vita quotidiana come luogo dell'incontro con Dio;
- la Chiesa come segno concreto e quotidiano della solidarietà del Dio di Gesù Cristo con l'uomo. La Chiesa luogo di fraternità, di accoglienza, di perdono, di preghiera, di celebrazione: comunità a servizio di ogni uomo;
- il territorio come luogo in cui si incarna il servizio e si promuove la comunione. Là dove la gente vive, là dove è l'uomo, siamo presenti con lo stile dei pellegrini. Facciamo strada in compagnia con tutti.
La comune ricerca ci ha portati lo scorso anno ad una meta: rileggere da un'angolatura precisa la nostra spiritualità: la festa esprime l'impegno di leggere la storia dalla prospettiva della resurrezione, e il servizio dice la volontà di accogliere «la vita dura» che accompagna chi scommette la sua vita per il Regno.
Abbiamo condiviso che «festa e servizio» raccolgono tutta la spiritualità nello stile di don Bosco, ma esprimonoil modo giovanile serio per entrare nello stile di don Bosco.
Festa e servizio rappresentano i simboli più immediati della gioia di vivere e dell'assunzione della causa del Signore Gesú per il Regno di Dio. I due termini non vanno accostati tra loro in modo puramente materiale. Ma abbiamo scelto di partire dall'esperienza della festa perché è la prospettiva che coinvolge il maggior numero di giovani. Da questa prospettiva abbiamo ripensato gli elementi irrinunciabili della «vita dura» che sperimentano tutti, anche i giovani. La croce è donare la vita perché tutti l'abbiano in abbondanza.

La certezza: ancorata ad alcuni nuclei

In tema di SGS non ci muoviamo oggi, quindi, a tentoni o per intuizioni soltanto.
Possiamo dire di aver chiarito a noi stessi e di poter fare continuo riferimento ad alcuni punti fermi.
- Siamo immersi nel grande amore di Dio; Dio è presente nella nostra vita.
- Il luogo privilegiato della presenza di Dio è la vita quotidiana, «sacramento» che rende Dio vicino, presente. L'umanità dell'uomo è «sacramento» di Dio.
- La risposta dell'uomo all'amore di Dio è la fede, accogliente e obbediente. Vivere di fede è leggere l'esistenza quotidiana dalla prospettiva del mistero che essa si porta dietro. In questo sguardo che trafora il quotidiano il credente accoglie l'amore di Dio come il fondamento della sua esistenza.
- Lasciarsi abitare da Dio in questo rapporto di accoglienza nella fede è condividere una causa: vivere per il Regno.
- La festa e il servizio, strettamente collegati, esprimono la forte componente vocazionale della SGS. Possiamo testimoniare che Dio ha già fatto nuove tutte le cose in Gesú consegnato alla croce perché la vita trionfi (festa), solo se riconosciamo i segni di questa immensa novità nel groviglio dei segni di morte, e se ci impegniamo quotidianamente a far nascere la vita dove regna ancora la morte (servizio).
La vocazione «perché la vita sia piena e abbondante per tutti» è l'esito spontaneo di una spiritualità dell'amore alla vita.
- La croce non è dimenticata, ma vista come la vittoria di Cristo sulla morte per la vita, e ci ricorda che solo chi perde la vita nel mistero di Dio sa consegnargli la sua insaziabile voglia di felicità.
Attorno a questi nuclei sono stati esplicitati molti contenuti, a volte, forse, parziali. Si sente il bisogno di approfondire e identificare altri temi generatori che permettano una risignificazione della SGS alla luce della cultura giovanile attuale e del carisma di don Bosco, come si è arricchito nell'esperienza di molti salesiani, educatori ed educatrici, e giovani nel corso di cent ' anni .

Una certezza: condivisa da molti

Le risposte date al questionario di rilievo della situazione hanno permesso di tracciare il percorso della SGS nella prassi educativa dei vari ambienti.
Ormai molti gruppi, al di là dell'interesse specifico attorno al quale si aggregano, si riconoscono nei valori della SGS.
È cresciuto il senso di appartenenza dei giovani alla comunità, è maturato il bisogno di confronto e di dialogo.
Se c'è la consapevolezza che molta strada rimane ancora da fare, c'è anche la gioia si sentire che piano piano i giovani respirano quel clima di valori che li aiuta a vivere «da credenti» in questa società. Sono essi, per primi, che sollecitano esperienze formative capaci non solo di farli sentir «bene» nelle nostre case, ma di diventare con noi responsabili di un annuncio per i giovani più lontani.

I GRUPPI DICONO...

Chiamati a fare il punto sul cammino percorso, i gruppi si sono confrontati e hanno espresso alcune convinzioni:
- la SGS è davvero un cammino di santità, anche se spesso se ne prende coscienza piano piano e dopo averne fatto forte esperienza;
- è necessario approfondire i suoi contenuti, per non correre il rischio di fermarsi ad aspetti esteriori o superficiali; - va esplicitato maggiormente che «amare la vita» significa accoglierla come dono ed essere capaci di cogliere in essa la «chiamata» alla causa di Gesù Cristo;
- va pensato meglio il posto che Maria occupa nella SGS: lei è la prima dei credenti e ci insegna a vivere nella comunità degli uomini e dei credenti;
- è urgente un'animazione costante, capace di proporre, di sollecitare, di indicare percorsi graduali e continui;
- occorre riaffermare la scelta educativa con tutto quello che essa comporta (itinerari, strumenti, esperienze diversificate...);
- è importante il coinvolgimento di tutta la comunità educante (giovani, religiosi, laici adulti) perché la proposta di spiritualità preveda sbocchi di impegno nell'ambito socio-ecclesiale.
Al di là di queste certezze, i gruppi indicano anche alcuni problemi aperti:
- occorre più consapevolezza dell'identità salesiana per essere pronti e disponibili al dialogo e al confronto con altri gruppi che si riferiscono a modelli diversi di spiritualità;
- è necessaria la formazione dei laici che hanno un apporto specifico nel dire «come vivere da credenti» in questa Chiesa e in questa società;
- è importante dare continuità alle esperienze gradualmente, senza mai perdere di vista i giovani più poveri. La SGS si misura sempre con la reale condizione dei giovani che vivono in una società sempre più complessa, in cui rischiano di rifugiarsi nell'indifferenza e di essere ridotti ai margini.
 

SPIRITUALITÀ GIOVANILE SALESIANA: UNA SPERANZA

Un convegno su misura dei giovani non può fermarsi ad una verifica, se non perché da essa scaturiscono prospettive che danno il via ad un nuovo e più consapevole impegno.
La vita procede. Ci vuole un po' di «novità» per rendere la proposta affascinante.
Ma aver ripercorso la storia, aver sentito la vitalità di tanti giovani ed educatori nel mondo, ha aperto, naturalmente, alla speranza.
Per questo le prospettive, presentate in modo sistematico, si innestano in profondità nelle certezze, anche se povere, che ognuno ha maturato nel tempo.

La dimensione vocazionale: tra festa e servizio

È alla luce del lavoro già fatto lo scorso anno attorno al tema generatore di festa e servizio, che va compreso in modo più maturo il significato e l'ampiezza di questa prospettiva.
Una spiritualità dell'amore alla vita scrive le esigenze più radicali della sequela di Gesú «dentro» la cultura e la sensibilità giovanile attuale. Per noi, quindi, possedere la vita in pienezza è:
- scoprire che la ragione decisiva della nostra esistenza e il fondamento della felicità stanno in un «oltre» da accogliere e invocare;
- alzare le proprie braccia verso Dio per lasciarsi afferrare da Lui;
- saper anche perdere la vita nel mistero di Dio: per la causa del Regno e per amore dei fratelli.
Se questo è vero, è urgente impegnarsi quotidianamente per far nascere vita, nonostante tanti segni di morte. È necessario rompere la schiavitù perché tutti possano sedersi alla mensa della vita. Da qui scaturisce il senso profondo della vocazione: chiamata alla condivisione della causa di Gesù di Nazareth; è servire la vita.
Se questa è la caratteristica dell'impegno di ogni cristiano, è chiaro che si tratta di un impegno sempre «apostolico», che si fa carico del rischio, della
fatica, ma anche del coraggio e dell'entusiasmo dei primi discepoli e dei tanti testimoni della fede.

DAI VARI AMBIENTI SI SEGNALA...

Attorno alla SGS sono nate molteplici iniziative. Sono state segnalate nella rapida carrellata attraverso il mondo e sono state indicate, in maniera precisa, anche dalle risposte ai questionari inviati.
Per comunicare, trasmettere, far assimilare i valori della SGS e creare condivisione le esperienze-perno segnalate sono:
- i campiscuola e le scuole per animatori; 
- le feste giovani;
- le giornate di incontro e confronto a livello ispettoriale in cui si è programmato, approfondito, celebrato un cammino;
- le esperienze di gruppo vissute con modalità diverse: tendopoli, esercizi spirituali, campi di lavoro...
Da questa pluralità di esperienze è scaturito: - un maggior protagonismo giovanile;
- una più forte appartenenza alla comunità ispettoriale;
- una esigenza più consapevole di preparazione da parte degli animatori;
- un linguaggio comune fra gruppi provenienti da zone diverse;
- un'attenzione e una disponibilità più grande al territorio;
- un'unitarietà nelle proposte, pur nella diversità delle realizzazioni. Qualcuno chiede di ripensare, a partire dai poveri, il linguaggio con cui si propone la SGS, rendendolo:
- più esperienzale;
- più aderente al reale;
- più aperto alle esigenze di «mondialità».

L'interiorità: «qualità» della festa e del servizio

La proposta della SGS e le esperienze che l'hanno sostenuta hanno posto l'accento sulla dimensione comunitaria, impegnativa e festosa del progetto di spiritualità giovanile.
Sono dati importanti di cui prendere atto. Ma guardare avanti ci impegna a «sognare in grande» per non accontentarci di quello che già è stato realizzato. Lo facciamo a partire dalle situazioni della cultura attuale. Nel clima che ci circonda, molti di noi possono rischiare di vivere in superficie o, peggio, di far convivere nella propria vita logiche che di evangelico hanno poco.
L'interiorità, che è profondità spirituale, connota il nostro impegno e la nostra festa. Essa ci permette di ricostruire o ricomporre le nostre esperienze, i frammenti di cui spesso è fatta la nostra esistenza. Noi parliamo di «interiorità» consapevoli che la nostra casa è il mondo, che il nostro impegno è vissuto nel mondo in «compagnia» di tutti gli uomini. Guardare nella prospettiva dall'interiorità significa:
- prendere le distanze per riuscire a distinguere le «logiche del mondo»,sottoponendole ad un'opera coraggiosa di discernimento critico;
- restare gente del nostro tempo, senza rinunciare alla signoria di Dio sulla nostra vita. Ciò significa recuperare la semplicità, l'essenzialità, l'attesa...: è imparare al rallentatore la vita dura;
- imparare a percepire il mistero che la realtà quotidiana si porta dentro: solo cosí diciamo con verità che Dio è Parola che chiama e sollecita;
- restare in compagnia di se stessi per affrontare l'esperienza della finitudine che ci apre all'invocazione dell'unica grande salvezza;
- ritrovare la vita nuova, frutto della lotta, della decisione di affidarsi a Dio.
Approfondire queste grandi tematiche, queste due direzioni della SGS, ci permette di renderla più autentica.
Ma, inevitabilmente, si aprono interrogativi perché, nella prassi, molte cose non sono cambiate, anche se da tempo cerchiamo di leggere la spiritualità salesiana come «amore alla vita», come capacità di «perforare il quotidiano» per cogliervi il mistero di Dio.
È perciò urgente individuare alcuni criteri che ci permettano di trasformare il nostro modo di parlare di Dio e con Dio, di guardare alla comunità degli uomini e alla sua storia, di intervenire in modo educativo con i giovani più poveri di vita e di speranza. 

SGS: PER UN APPROFONDIMENTO

Il cammino di riflessione e di esperienza fatto testimonia che il dono che abbiamo tra le mani non è rimasto inoperoso, ma fruttifica dove il 50, dove il 60 o 1'80 per cento. La verifica fatta ha messo in evidenza la vitalità di una proposta, ma ha lasciato intravedere i compiti che ancora ci attendono. Se è vero che i gruppi e le associazioni sono stati i canali più efficaci per la comunicazione e la diffusione della SGS, occorre ulteriormente verificare:
- come i riferimenti comuni della spiritualità giovanile salesiana entrano nelle proposte culturali delle diverse associazioni e dei gruppi; nei temi centrali messi a fuoco nei vari incontri e assemblee; nei contenuti che si propongono attraverso i vari organi informativi; nelle esperienze formative degli animatori?
- come si raggiungono gli ambienti, gli educatori, gli animatori che non hanno ancora ricevuto una preparazione completa sulla SGS e perciò non si sentono convolti in un cammino con i giovani?
- come dissipare il dubbio (o la realtà) che vi è un eccesso di verbalizzazione e di concettualizzazione a livello di riflessione a cui non corrisponde la vita dei giovani e degli educatori?
- come ripensare gli strumenti pastorali (formulari di preghiera, modelli di vita e di vocazione cristiana...) per non creare dicotomie tra la logica della nostra proposta di SGS e gli strumenti che utilizziamo costruiti con logiche diverse?
- come dare profondità all'esperienza personale: quali modelli, luoghi, momenti, esperienze giovanili, itinerari educativi offrire per favorire una graduale maturazione cristiana nello stile salesiano e poter dare ad altri le ragioni del proprio stile di vita?
Questi sono stati gli interrogativi più forti emersi dal confronto con l'esperienza e con il quadro di riferimento esplicitato nei documenti delle due Congregazioni. Sono uno stimolo a penetrare più in profondità, perché il dono ricevuto diventi un dono per tutti, educatori e giovani. Perché in tutti gli ambienti aumenti la consapevolezza di essere quel «vasto movimento» che nella Chiesa si pone a servizio della vita e della felicità dei giovani.

I GRUPPI DICONO...

Lavorare su prospettive così ampie non è stato facile.
I gruppi, tuttavia, hanno cercato di individuare alcuni criteri che permettano di recuperare lo spessore profondo della nostra spiritualità.
Sono criteri che vanno ulteriormente concretizzati in ogni ambiente, ma che segnano o confermano alcune scelte.

La scelta dell'educazione
Se l'educazione è la via privilegiata, è necessario:
- essere attenti ai ritmi di crescita dei giovani per differenziare le proposte e non bruciare le disponibilità;
- stimolare al senso critico per poter, con saggezza e rispetto, cambiare modelli intoccabili e far sì che i giovani siano consapevoli delle scelte che fanno;
- saper valorizzare ogni «seme» di bene presente, saper farlo crescere perché si diffonda.

La scelta del gruppo
Consapevoli che nel gruppo circolano i valori e si scatenano dinamiche trainanti, si propone di:
- elaborare con i giovani un linguaggio semplice, evocativo, comprensibile per proporre la SGS a tutti, con maggior attenzione a chi per la prima volta si accosta ai nostri ambienti;
- essere attenti alla differenziazione delle proposte perché chi ha già fatto più strada ha bisogno di un approfondimento sistematico;
- vivere esperienze di preghiera semplici, essenziali, radicate nella Parola di Dio riletta nella nostra cultura, perché provochi i giovani all'impegno e alla responsabilità e li sostenga nella fatica.

La scelta della comunità educante
Se la spiritualità salesiana è unica per giovani, religiosi e laici, il suo «mondo vitale» è la comunità educante.
Occorre però:
- formare animatori/ educatori capaci di individuare i percorsi per proporre la SGS, fondata sul criterio dell'Incarnazione;
- testimoniare la vita nuova perché i giovani sentano di avere «compagni di viaggio» capaci di sostenere il loro cammino;
- unificare le proposte e viverle in maniera convergente;
- ripensare gli strumenti che la comunità utilizza perché siano adeguati alla proposta;
- non fermarsi nello sforzo di approfondire e arricchire i contenuti della SGS. Insieme si può offrire ai giovani un clima dentro cui crescere e maturare un'identità.