Punti di riferimento e nodi problematici

Inserito in NPG annata 1988.

 

(NPG 1988-04-18)


Ogni riflessione va compresa sullo sfondo dei riferimenti che l'ispirano e la motivano. Non li vogliamo ripetere qui, perché diremmo cose che i lettori affezionati conoscono ormai molto bene.
Qualche cenno veloce va però richiamato, almeno per ricordarci il patrimonio della nostra fede e della nostra esperienza ecclesiale.

I punti di riferimento

Ogni ricerca sulla catechesi si muove, per noi, sullo sfondo pastorale tracciato da «Il rinnovamento della catechesi».
L'ha ricordato solennemente anche la Cei, dando inizio alla «revisione dei catechismi».
L'appello a Rdc significa per noi riaffermare alcuni punti di riferimento orientativi per ogni catechesi:
- La centralità della Parola di Dio e il suo primato su ogni elaborazione teologica: «La Chiesa è discepola e testimone di tutta la parola di Dio, poiché è discepola e testimone di Cristo, pienezza di tutta la Rivelazione» (Rdc 14, si veda anche 10-14).
- Il «cristocentrismo»: le grandi affermazioni della fede sono avvenimenti (prima che verità e dottrine), che trovano il loro centro in Gesù il Cristo. «Il centro vivo della fede è Gesù Cristo. (...) Cristiano è chi ha scelto Cristo e lo segue. In questa decisione fondamentale per Gesù Cristo, è contenuta e compiuta ogni altra esigenza di conoscenza e di azione della fede. La Chiesa, quindi, deve predicare a tutti Gesù Cristo» (Rdc 57, si veda tutto il cap. IV).
- L'obiettivo: integrazione fede/vita, perché Gesù Cristo e il suo messaggio, testimoniato oggi nella Chiesa, diventino «criterio» per tutte le scelte della vita quotidiana (si veda Rdc 52-55).
- La «svolta antropologica», per coerenza con l'Incarnazione: «Chiunque voglia fare all'uomo d'oggi un discorso efficace su Dio, deve muovere dai problemi umani e tenerli sempre presenti nell'esporre il messaggio. È questa, del resto, esigenza intrinseca per ogni discorso cristiano su Dio. Il Dio della Rivelazione è infatti il Dio-con-noi» (Rdc 77).
- Un catechismo per la vita cristiana, che rispetta i tempi e i ritmi del progressivo cammino di maturazione di ogni persona: «La misura e il modo (...) sono variabili e relativi alle attitudini e necessità di fede dei singoli cristiani e al contesto di cultura e di vita in cui si trovano» (Rdc 75).
La comunità consegna la sua fede al cristiano, con l'impegno di viverla e di riesprimerla nelle dimensioni concrete della propria esistenza.
Si realizza così il progetto di un cammino organico nella vita della fede, una specie di grande «catecumenato».
- Nella comunità ecclesiale: il soggetto pieno della catechesi, il «grembo materno» in cui nascono i figli di Dio e sono consegnati alla pienezza di vita. «... prima sono i catechisti e poi i catechismi; anzi, prima ancora, sono le comunità ecclesiali.
Infatti come non è concepibile una comunità cristiana senza una buona catechesi, così non è pensabile una buona catechesi senza la partecipazione dell'intera comunità» (Rdc 200). 

I NODI PROBLEMATICI

La grande esperienza di Rdc ha suscitato un movimento di speranza nella Chiesa italiana.
Non sono però mancate le difficoltà e le tensioni. Indicano innegabilmente la verità e la vitalità del nostro movimento catechistico, perché gli imprimono il ritmo e la qualità della vita quotidiana.
Oggi, queste tensioni fanno quasi da sfondo della «verifica». Affiora qua e là l'impressione che non sempre siano presenti in modo riflesso e tematico.
Ci sembra utile ricordarle, anche solo in modo schematico, per dare il quadro dei problemi e sollecitare tutti a fare chiare e motivate scelte di campo.

Diventare cristiani e catechesi

Il rapporto tra catechesi e iniziazione cristiana è molto stretto. La prima non può essere vista che in funzione della seconda. Ma come?
- Il rinnovamento della catechesi è stato sollecitato dall'alto, come condizione urgente per assicurare il processo di «iniziazione cristiana». La preoccupazione di origine era prevalentemente sui «contenuti», da verificare e aggiornare alla luce del Concilio.
- Le prime esperienze hanno messo meglio a fuoco il problema: per aiutare a «diventare cristiani» basta elaborare itinerari raffinati per far acquisire contenuti e modelli dell'esperienza cristiana tradizionale; oppure si richiede il coraggio di inventare questi contenuti e modelli, a partire dal «sospetto ermeneutico» su molti di quelli esistenti?
- In questa operazione impegnativa... cosa è catechesi? La catechesi è uno dei tanti elementi in gioco o è meglio cercare una figura più globale di catechesi? Ha solo una funzione metodologica oppure deve assumersi anche compiti ermeneutici?
- In un tempo di complessità e di pluralismo il «diventare cristiani» è giocato facilmente come ricerca di una «identità» cristiana, con preoccupazione di «verità» e di differenza. Da qui i nuovi compiti per la catechesi e le preoccupazioni relative alla sua dimensione veritativa.

Adulti-giovani-comunità

Il rinnovamento prodotto dal Concilio e le nuove sensibilità antropologiche emergenti aprono l'attenzione all'età giovanile in una Chiesa di adulti.
- Quali motivazioni sollecitano una attenzione all'età (e, più in generale, alla situazione)?
Qualche volta si ragiona in termini di benevolo e provvisorio adattamento. Altre volte viene presa veramente sul serio l'istanza incarnazionistica assunta da Rdc.
- Nei primi anni dopo il Concilio nella Chiesa italiana non sono mancate posizioni di tipo fortemente giovanilistico: l'«essere giovani» veniva considerato come modo migliore di essere cristiani.
- La consapevolezza critica del pluralismo e della complessità dominante ha riportato alla esigenza di farsi molto attenti a costruire «coscienze adulte».
Chi possiede una «coscienza adulta»? Solo gli adulti cronologicamente? È possibile stare dalla parte dei giovani, senza rinunciare alle esigenze di una coscienza adulta?
- Oggi, nella Chiesa italiana l'attenzione si sta spostando verso gli adulti, in senso cronologico.
Diminuisce progressivamente l'attenzione ai giovani, alle loro esigenze, alla possibilità di vivere una reale esperienza cristiana matura «in situazione giovanile».
E così si passa, tranquillamente, dall'esigenza di una «coscienza adulta» per vivere da cristiani in una società complessa, alla «scelta degli adulti», come principio di rassicurazione e di integrazione.

Quali contenuti?

Come reazione alla diffusa soggettivizzazione e frammentazione del «sapere» della fede e per assicurare un processo di autoidentificazione dei cristiani in questa nostra società, la catechesi riscopre l'esigenza veritativa: contenuti chiari, sufficienti, organici.
- La catechesi tradizionale era prevalentemente un discorso tutto su Dio... con alcuni capitoli sulla «morale» (la vita quotidiana dell'uomo).
- Rdc ha preso atto per la catechesi della cosiddetta «svolta antropologica».
Sono cominciati così i tempi duri del confronto, dello scontro e della ricerca, con gli esiti differenti e contrapposti (esempio: fede e politica, fede e domanda di senso): dagli schemi deduttivi all'insignificanza e all'abbandono.
- E oggi? Basta una catechesi per le evidenze etiche (i valori fondamentali dell'esistenza dell'uomo, di fronte ad un futuro, grande e incerto, impegnativo e disturbato), come luogo di «compagnia» e di «distanza» con la cultura d'oggi?
- Il punto di partenza è dato da due esigenze irrinunciabili: la dimensione veritativa dell'esperienza cristiana e il suo coinvolgimento nell'esistenza quotidiana. Ma... come?
Quale Chiesa?
Rdc ha proposto un principio fondamentale: prima la comunità, poi i catechisti, poi il «catechismo» (atto del fare catechesi e testo di catechesi).
Si è presto dimostrato «esplosivo»: esiste questa comunità? quale Chiesa dobbiamo costruire?
- I grandi orientamenti della Chiesa italiana (priorità all'evangelizzazione, la Chiesa italiana e le prospettive del paese, Chiesa missionaria e impegnata nella riconciliazione...) si scontrano con la gestione ordinaria a livello diocesano e parrocchiale.
- Sono chiare e precise le esigenze di corresponsabilità e ministerialità nel rispetto dei differenti carismi. Tutto questo però è diventato prassi quotidiana? Le resistenze sono legate solo a difficoltà congiunturali o c'è in gioco un modello di Chiesa che stenta a decollare, anche a livello ufficiale?
- Gruppi, associazioni, movimenti e forme istituzionalizzate: un dialogo non facile.

IL CONTRIBUTO DI NPG

Nella prospettiva aperta da Rdc, Note di pastorale giovanile ha preso spesso posizione sui nodi problematici appena ricordati.
L'attuale contributo di R. Tonelli sollecita a vivere questo felice momento di rinnovamento e di verifica sulla catechesi verso scelte capaci di risolvere i «nodi» senza tradire l'orizzonte di speranza e di impegno, aperto da Rdc.
Può essere letto in due modi: come una proposta concreta e come una prospettiva più generale.
Nella prima lettura, l'articolo ci propone un contributo parziale anche se urgente. Si riferisce solamente alla catechesi giovanile e vuole soltanto affermare la funzione privilegiata dei gruppi e dei movimenti, in ordine alla maturazione dei giovani alla fede.
La seconda lettura, quella che raccoglie dal progetto concreto indicazioni di metodo più generali, lo propone invece come punto di riflessione prezioso per tutti gli operatori della catechesi. La catechesi, infatti, viene compresa, nella sua struttura più profonda, come atto comunicativo, giocato tra contenuti e relazione. In questi anni, abbiamo troppo facilmente contrapposto le due dimensioni: ora è tempo di riscoprirle integrate e convergenti. La relazione sostiene i contenuti; li rende più significativi; in concreto li fa «veri».
Di qui la prospettiva: fare catechesi è vivere, in comunità, esperienze e ricomprenderle, attraverso la parola, come messaggi, capaci di riconsegnare la quotidiana ricerca di senso ad eventi più profondi e motivanti.
In questa prospettiva viene sottolineato un «dire la fede», capace di fare veramente spazio alla soggettività di ogni credente, anche se tende, con progressione continua, verso l'oggettività e la consistenza di un dire la fede della Chiesa e nella Chiesa.
I figli della Chiesa hanno oggi molti problemi e sono tribolati da molte inquietudini. Non vorremmo però che fosse troppo facilmente messa tra parentesi quella più seria e più urgente, che ha raccomandato con forza Rdc: «Per chi è figlio di Dio, non dovrebbe trascorrere giorno senza che in qualche modo sia stato annunciato il suo amore per tutti gli uomini in Gesù Cristo. È una trama che va tessuta quotidianamente. È la fitta e misteriosa trama entro cui si incontrano Dio, che si rivela e l'uomo, che lo va cercando per varie strade» (Rdc 198).