Religiosità e maturazione personale

Inserito in NPG annata 1988.

 

Appunti di psicopedagogia religiosa /2

Giuseppe Sovernigo

(NPG 1988-03-66)

 

L'ambivalenza dell'esito delle situazioni cruciali pone alcuni interrogativi: che cosa facilita l'evoluzione delle situazioni cruciali stesse in un senso religioso o in uno non religioso?
Perché alcune persone evolvono verso forme di religiosità sempre più mature e altre no?
Oltre la libertà, quali atteggiamenti profondi devono essere stati creati nello psichismo di una persona perché cammini positivamente verso una più matura religiosità? 

INTERAZIONE TRA RELIGIONE E PERSONA

La psicologia evolutiva e l'approccio della psicologia del profondo esaminano questi interrogativi e evidenziano i seguenti aspetti:
- oltre al fatto della libertà, la facilità e talora la possibilità stessa di questo passaggio dipende dalla «struttura psicologica» che si forma nella storia primigenia della psiche;
- inoltre la religiosità matura in correlazione e in dipendenza con la storia psichica della persona concreta. Infatti la genesi e lo sviluppo della religiosità seguono un itinerario simile a quello della personalità. Religiosità e personalità, maturazione religiosa e maturazione della personalità sono due variabili interdipendenti distinte e interagenti. Il progresso, il ristagno, il regresso, la ripresa dell'una influiscono direttamente sull'altra e viceversa, pur restando specifiche e autonome nella loro fisionomia. È la stessa persona che vive l'una e l'altra nell'unità di sé;
- la maturazione umana e la maturazione religiosa nascono da due sorgenti o nuclei distinti e interagenti: l'autoidentificazione e la relazione con Dio. Sono due facce di uno stesso processo di maturazione di un individuo.
La religiosità è legata intimamente, in quanto religiosità, alla storia psichica dell'individuo.

Un'interazione promovente o frenante

L'analisi della personalità rivela come la crescita autentica della persona, nelle sue varie dimensioni, è legata significativamente a due principali sorgenti di sviluppo: l'esperienza e assunzione responsabile del proprio sé, e l'esperienza e relazione con il radicalmente Altro.
La maturazione personale anzitutto è legata alla crescita della personalità, in particolare dell'identità di sé, della relazionalità e della operatività. Questa crescita non produce, come effetto diretto, una crescita nella religiosità, ma apre la persona alla dimensione religiosa, la predispone e la facilita o al contrario la frena. Da questo versante l'opzione religiosa resta sempre una libera scelta personale, non una necessità interna o esterna, un prodotto più o meno automatico.
Infatti il proprio sé, nella misura in cui si apre ai valori e trova nell'ambiente le condizioni favorevoli al suo sviluppo, tende a crescere in un processo che a poco a poco, opportunamente educato, apre all'autorealizzazione e all'autotrascendenza, su misura di una pienezza di sé totale.
Al contrario, uno sviluppo inadeguato ravvisabile in immagini di sé più o meno distorte, negative o ipervalorizzate, intralcia sia un adeguato sviluppo della personalità, sia la relazione con il radicalmente Altro: costituisce come un filtro che deforma in modo più o meno cosciente l'ottica della vita.
Questa incidenza positiva o negativa della personalità sulla religiosità risulta evidente in ricerche condotte ultimamente.
L'inconsistenza personale, originata dai vari conflitti inconsci attivi, rende infatti precaria la interiorizzazione dei valori a causa della distorsione di ciò che si vive e della strumentalizzazione di ciò che si sperimenta per colmare illusoriamente le carenze interne. Ciò avviene soprattutto in due modi: attraverso la gratificazione vicaria (in cui il valore serve per soddisfare indirettamente un bisogno inconscio inaccettabile, come ad esempio l'esibizione, la dipendenza, l'aggressività, il narcisismo...), e la fuga difensiva, in cui il valore perseguito serve per eliminare bisogni inconsci inaccettabili (ad esempio, tentare di eliminare i conflitti nell'area dell'aggressività e della sessualità attraverso una ricerca narcisistica della perfezione morale e religiosa, accettare la sottomissione per evitare di riconoscere la propria aggressività o non dover sostenere il rischio di idee personali, far parte di gruppi per evitare la solitudine...).
Conta cogliere anzitutto la dimensione psicologica sottostante, resa inconscia dai meccanismi di difesa che salvaguardano la stima di sé.
Nella prima strategia, nonostante i valori religiosi professati, la persona segue una logica di vita contraria a quei valori: non li rinnega, ma li distorce mettendoli a servizio di scopi contrastanti il valore stesso. Nella seconda, ugualmente il valore viene trasformato in pseudo-valore.

Religione e persona

La crescita personale può essere favorita anche dallo sviluppo della relazione con il radicalmente Altro come tale, come da un altro polo interiore autogeno.
La stessa esperienza religiosa infatti si pone allora anche come fattore trainante di crescita personale.
Nella misura in cui tale esperienza è autentica, essa viene verificata da un riflesso di crescita a livello della personalità globale o nei suoi singoli settori. Tutta la persona risulta allora lievitata e dinamizzata, in una capacità di autoteroaccettazione incondizionata che si verifica di fronte a dati limiti di sé strutturali insuperabili a causa di strutture psichiche ormai fissatesi a circuito ripetitivo.
Anzi, questo effetto di autoaccettazione costituisce contrassegno dell'autenticità stessa della esperienza religiosa.
Infatti si può affermare che non si ha vera esperienza religiosa, nonostante le apparenze, senza un minimo registrabile di accettazione di sé e del reale, e di cambio di sé.
Una religiosità che non opera, come effetto collaterale, un graduale cambio e crescita di sé, a livello individuale e collettivo, è fortemente sospetta o perlomeno si situa a livelli di immaturità che contrasta con lo sviluppo globale di sé.
Occorre quindi operare un serio discernimento su ciò che viene chiamato «religioso» in vista di una autentica crescita personale. Ogni separazione dei due processi si rivela dannosa per la crescita, mentre ogni crescita distinta e collegata dei due nuclei avviene con reciproco vantaggio, in vista di uno sviluppo armonico e tendenzialmente integrale della persona.
Essenziale è dunque evitare ogni forma di concezione dualistica, e ogni altra posizione che configura le due realtà in una mortificante sovrapposizione o in un annullamento di uno dei due termini.
Di fatto, soltanto una compenetrazione rispettosa e articolata delle due realtà è consona alla legge dell'incarnazione. 

PER UNA INTEGRAZIONE TRA RELIGIONE E PERSONA

Tutto ciò fa porre il problema religioso oggi su nuove basi rispetto al passato.
L'integrazione religione-persona, fede-vita costituisce un obiettivo indispensabile di ogni vera crescita della persona.
Ma come si concretizza questo obiettivo? Quali ne sono i principali passaggi per la concreta persona?
Tale processo coinvolge molti aspetti della persona e ne dipende. Tuttavia l'analisi dell'esperienza evidenzia alcune costanti utili per un adeguato intervento.
Il punto di partenza si presenta duplice: varia di volta in volta in ciascuna persona in modo non prevedibile.
Entrambe le partenze perseguono lo stesso esito, quello dell'unificazione di sé attorno al valore religioso, divenuto principio attivo del sentire, del pensare, dell'agire, tratto cardine della persona e fattore di mobilitazione delle energie.
Un primo punto di partenza avviene quando nella persona si fa viva per prima l'istanza religiosa. Una proposta religiosa, un annuncio, un avvenimento... si propongono e interpellano la persona, la mettono in causa: essa a sua volta si lascia interpellare in profondità dal valore religioso con il risultato che questo si pone come punto di riferimento valoriale e operativo. Il resto dei valori e interessi si subordina a tale riferimento, nella gradualità della vita. È questo il caso delle conversioni religiose nella vita, piccole o grandi, uniche o ripetute come tappe di un itinerario.
Il secondo punto di partenza, più frequente, avviene quando la persona, sollecitata da una situazione cruciale, interpella il valore religioso o vi si apre. Esso allora si fa a un tempo risposta e proposta di luce e di vita per tali situazioni cruciali.
Gli itinerari principali e ricorrenti seguiti da questo duplice punto di partenza sono costituiti dalle realtà essenziali della vita personale e sociale.
In particolare sono le situazioni cruciali entro il cammino del divenire persone adulte (imparare a amare, ricercare un senso valido e un progetto di vita per la propria esistenza, divenire autenticamente liberi, lasciarsi riconciliare in profondità, l'incontro con la persona di Gesù, l'esperienza del noi comunitario...).
Qui tuttavia, in ogni persona, accanto a elementi comuni, restano un cammino e una storia sempre originali.
Alcuni obiettivi allora che ci si potrebbe proporre sono i seguenti:
- occorre anzitutto ricercare le «costanti evolutive» che facilitano un esito religioso e quelle che fanno procedere in senso probabilmente non religioso;
- occorre poi esaminare gli atteggiamenti fondamentali della persona per ritrovare le basi psicologiche che rendono possibile e autentica la religiosità. La libertà umana si radica entro questo insieme di condizionamenti;
- occorre infine individuare il tipo (e il tempo) di azione educativa capace di riadeguare le «strutture psichiche di base» che un individuo si trova ad avere, così da renderle religiosamente aperte. L'impegno di ogni singolo per maturare e un'azione educativa ben impostata possono colmare o ridurre certe lacune di partenza e potenziare le attuali possibilità. Perciò occorre favorire una religiosità che sia in dialogo con le strutture della personalità, non affiancata estrinsecamente mediante qualcosa di casuale, e un dialogo che ponga effettivamente in relazione con il radicalmente Altro.
Non c'è nessun determinismo in questa ricerca. L'uomo è una struttura indefinitamente capace di ristrutturazione. Certo il passato rimane sempre e condiziona tutta la storia psicologica, ma non la predetermina. Importante è trovare la strada per un'azione educativa capace di assumere il reale e di integrarlo nella globalità della crescita. In particolare è necessario, entro un corretto rapporto tra religione e persona, enucleare le strade per un'adeguata educazione alla fede e nella fede. C'è una educabilità indiretta della fede, che resta sempre dono gratuito, che impegna la concreta persona in un'opera di collaborazione con l'iniziativa divina.

Una pedagogia della religione

Di qui la necessità di una corretta pedagogia indiretta della fede nella religiosità umana.
L'operatività educativa richiede allora la capacità di far sintesi provvisorie e progressive a mano a mano che l'organismo evolve, con sguardo aperto e comprensivo alla pluralità dei fattori presenti. Solo a queste condizioni si favorisce un effettivo servizio di crescita.
«L'incontro con Dio non è possibile all'uomo di primo acchito. Esso si iscrive in una storia umana che lo prepara e che lo orienta nelle sue possibilità effettive. Il nostro divenire psichico ci predispone o meno al riconoscimento del Dio vivente... Nessuno contesterà che la fragilità psicologica dell'uomo corrode le sue dotazioni religiose altrettanto profondamente quanto quelle umane. L'età psicologicamente adulta condiziona la pienezza della fede. È ciò che vogliamo dimostrare situando la fede nei suoi rapporti con i due elementi che caratterizzano la psicologia dell'uomo adulto: l'autonomia affettiva e la responsabilità sociale.
Un duplice movimento si opera nella psicologia umana e nell'impegno religioso: l'avvento di una nuova tappa nell'atteggiamento dell'uomo verso la sua esistenza e verso il suo mondo può ogni volta mettere in questione la sua fede religiosa e illuminarlo sull'insufficienza della sua adesione vissuta fino allora in una verità provvisoria. Così questa esperienza umana prepara un adattamento della fede e gli permette di esprimere nuove virtualità. La fede si fa storia tanto quanto l'esistenza umana...
Solo una spiritualità che sa far penetrare l'atteggiamento di fede nella creatività umana potrà mantenersi a livello della psicologia adulta e portare l'uomo alla sintesi dei due atteggiamenti che in un primo momento sembravano escludersi» (Vergote).
La consapevolezza di questo rapporto di compenetrazione e di correlazione suscita però alcuni interrogativi, che è necessario individuare e affrontare; in particolare ci si chiede: quali sono le principali strutture psichiche che incidono maggiormente sul divenire della personalità e della religiosità? Come avviene di fatto il processo dell'integrazione? Che cosa lo facilita? Che cosa lo frena? Quali fattori sono presenti e come interagiscono? Quando si formano le strutture psichiche in causa? Come interagiscono con il divenire della religiosità? Che cosa fare per risanare le strutture psichiche disturbate o alterate così da rendere la persona maggiormente aperta, disponibile alla religiosità?
Pensiamo inoltre importante, in una corretta psicopedagogia della religiosità, esaminare le strutture psichiche maggiormente incisive: la dinamica intrapsichica, l'affettività prevalente, il simbolismo e il linguaggio concettuale. E inoltre precisare i principali itinerari che facilitano tale integrazione. In particolare l'elaborazione del proprio progetto di vita, la strutturazione dell'atteggiamento religioso, la religione vissuta come oblazione gratuita di sé al radicalmente Altro, rispetto al desiderio umano. È possibile allora un incontro fecondo? 

UNA STRADA PER UN INCONTRO FECONDO

Divenire autenticamente religiosi è per ogni persona un appello e un compito lungo le varie tappe dello sviluppo. Sta scritto nelle aspirazioni profonde di ogni essere umano.
Maturare questa dimensione personale però non va da sé, non procede di necessità, non è frutto spontaneo dell'ambiente; e inoltre non ogni forma di religiosità è realtà autentica, nemmeno la più appariscente e vistosa. È necessario discernimento per individuarne la specificità e la possibilità di crescita verso la maturità.
Divenire religiosi è un cammino impegnativo lungo l'arco della crescita personale e comunitaria, favorito o inceppato da vari fattori: quelli educativo-ambientali e la libertà responsabile entro una relazione fiduciosa e promovente con una realtà incontrata e vissuta come un radicalmente Altro, come risposta agli interrogativi esistenziali, che si fa a sua volta proposta verso un oltre.
Una volta accettata la provocazione di questi interrogativi, ci si trova impegnati in un cammino in cui l'intuizione verificata e la capacità di fidarsi e di affidarsi all'altro svolgono un ruolo determinante per un cammino religioso.
Nella misura in cui incontra un terreno minimamente favorevole, la religiosità si colloca al centro della personalità e vi svolge il ruolo di fatto centrale per una profonda e progressiva integrazione-unificazione personale delle varie esperienze passate e presenti. Agisce come fattore propulsivo verso una crescita ulteriore di sé e della comunità, frutto del cammino verso l'autotrascendenza.
Allora la religiosità assume il volto che le è proprio e specifico, quello di essere di volta in volta, il tratto centrale e cardine della personalità, l'atteggiamento più comprensivo e dinamico della persona, il cammino verso orizzonti nuovi tramite la dedizione di sé al totalmente altro dal desiderio umano. È allora ancora che il desiderio assume anche il limite umano costitutivo della finitezza. Esso si lascia trasformare e configurare dal desiderio di colui che costantemente ricerca e da cui si scopre ricercato e atteso.