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Il cammino della PG della Congregazione Salesiana /2

 

1.2       I grandi traguardi di questo cammino

 

Lungo questo percorso la Congregazione scopre e riafferma alcuni aspetti caratteristici della sua prassi pastorale, che credo importante presentare sinteticamente per capire meglio l’insieme del quadro fondamentale di riferimento della Pastorale Giovanile Salesiana.

 

1.2.1 Una percezione sempre più approfondita della nuova situazione dei giovani

Gli ambienti e i contesti, sociali ed ecclesiali, si sono profondamente trasformati. I giovani vivono nuovi valori e hanno nuovi criteri di vita, che costituiscono una vera nuova cultura; gli anelli tradizionali della trasmissione culturale e religiosa (la famiglia, la scuola, la Chiesa…) si sono indeboliti e sovente sono entrati in crisi. La situazione nella quale si deve attuare l’impegno educativo e pastorale è diversificata e in continuo cambiamento. Non è possibile, dunque, limitarsi a piccoli ritocchi di aggiustamento della prassi tradizionale, né pensare ad uno schema di azione eguale per tutti.

Con questa coscienza sempre più esplicita si comincia a disegnare una “nuova” presenza salesiana tra i giovani,[1] una “nuova evangelizzazione”,[2] una “nuova educazione”,[3] persino un “nuovo sistema preventivo”.[4] Con queste affermazioni si vuole esprimere il bisogno di ripensare ed approfondire i contenuti e l’impostazione della educazione e pastorale salesiana, in risposta alla nuova situazione dei giovani.

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1.2.2  Uno sforzo di riformulazione dei contenuti e delle modalità educative e pastorali tradizionali

Le ripetute e pressanti chiamate della Chiesa a rinnovare la catechesi e la formazione cristiana, soprattutto dei giovani inseriti in contesti profondamente secolarizzati, dando priorità all’evangelizzazione e ad un annuncio rinnovato di Gesù Cristo, così come l’esperienza dell’inadeguatezza di molte proposte offerte nei nostri ambienti educativi, fanno sentire l’urgenza di ripensare in profondità i contenuti e le modalità dell’educazione alla fede, in particolare attorno ad alcuni punti fondamentali:

  • Innanzitutto l’unità e l’integralità della proposta educativo-pastorale, superando la frammentarietà di una prassi che considera la pastorale come un settore (‘l’aspetto religioso’) che si aggiunge agli altri aspetti dell’azione educativa, piuttosto che la qualità che caratterizza tutta la proposta. Pensare l’azione pastorale come unità organica significa vederla come un unico processo nel quale i differenti elementi che lo costituiscono si articolano e si qualificano mutuamente, contribuendo insieme alla realizzazione della stessa finalità, che è lo sviluppo integrale del giovane considerato nella totalità del suo essere.

Una manifestazione di questa unità è lo stretto rapporto esistente tra le quattro dimensioni della pastorale salesiana (dimensione educativa, dimensione evangelizzatrice, dimensione associativa e dimensione vocazionale) che devono essere pensate e svilupparsi in intimo collegamento, in modo speciale l’educazione e l’evangelizzazione: un’educazione che sviluppa il senso religioso della vita e apre e favorisce il processo di evangelizzazione, e un’evangelizzazione che propone all’educazione un modello di umanità pienamente riuscita e rispetta nel suo sviluppo la dinamica educativa.

  • Il senso comunitario della proposta salesiana, che nasce da una comunità e crea comunità. La comunità educativo-pastorale, nella quale salesiani e laici condividono lo spirito e la missione salesiana, è il vero soggetto della pastorale salesiana. In questa ampia comunità educativa la comunità religiosa salesiana assume compiti specifici di testimonianza, di animazione, di comunione e di formazione, come afferma il CG24.[5]
  • Una mentalità progettuale. Malgrado che l’elaborazione del Progetto Educativo-Pastorale fosse già richiesta alle Ispettorie nel 1978,[6] che esso fosse già codificato nei Regolamenti Generali sei anni più tardi,[7] e approfondito da parte del Dicastero con un insieme di orientamenti che chiarivano i suoi contenuti e metodologia, la sua concreta attuazione non è stata facile. Le comunità non riuscivano a capire che si trattava non tanto di elaborare un documento nel quale si presentassero le molteplici attività e interventi che si volevano sviluppare nell’opera educativa, quanto soprattutto di organizzarli e coordinarli in tal modo che costituissero un cammino progressivo verso obiettivi concreti e verificabili, con chiare opzioni di priorità e sequenzialità. Senza questa mentalità progettuale il progetto infatti non riusciva a guidare e orientare la prassi quotidiana.
  • Uno stile di animazione che esprime nella nuova situazione giovanile alcuni elementi centrali del Sistema Preventivo: uno stile di presenza tra i giovani che privilegia i rapporti interpersonali su quelli istituzionali, un accompagnamento che cura soprattutto di approfondire le motivazioni degli orientamenti piuttosto che il semplice loro adempimento, un intervento che crea comunione e convergenza attorno ad un progetto condiviso più che moltiplicare le iniziative.

 

1.2.3    Allargamento del campo di azione in risposta alla nuova situazione.

Con la crisi delle agenzie educative tradizionali emergono nuovi luoghi e nuove esperienze, che diventano significative per i giovani e capaci di trasmettere valori e stili di vita. Con l’allungamento dell’età giovanile sorgono anche nuove possibilità di formazione e coinvolgimento; un ambiente progressivamente secolarizzato e il moltiplicarsi dell’emarginazione giovanile presentano nuove sfide e aprono nuove possibilità di educazione tra i giovani.

Per questo si sviluppano dappertutto “nuove presenze” che tentano nuove forme di approccio e d’incontro con i giovani, tanto nell’area dell’emarginazione giovanile, come anche nel campo dell’associazionismo, che matura attorno al 1988 nel Movimento Giovanile Salesiano; sorgono anche Centri di pastorale giovanile e catechesi, iniziative di comunicazione sociale rivolte ai giovani per sviluppare i nuovi linguaggi e campi di espressione giovanile, Centri di spiritualità, una maggiore attenzione al mondo dei giovani universitari attraverso pensionati e centri giovanili per loro, lo sviluppo del volontariato missionario, ecc.

Se all’inizio parecchie di queste nuove presenze appaiono come giustapposizione e talvolta in contrapposizione con le presenze tradizionali, progressivamente sono assunte dalle Ispettorie e integrate nei loro progetti educativo-pastorali. Più ancora, il tema della “nuova presenza” si estende a tutte le opere, spingendo il rinnovamento della loro prassi pastorale in modo che divengano nuove forme di presenza e di servizio educativo tra i giovani.

Questo nuovo tipo di presenza richiede un nuovo assetto educativo e pastorale, un nuovo rapporto con la comunità ecclesiale e con il territorio; per questo lentamente, ma senza pausa, le Ispettorie rinnovano le proprie presenze e tentano di renderle più significative (Scuole, Formazione Professionale, Oratori e Centri giovanili…).

A partire del CG20 avviene un rapido sviluppo delle presenze parrocchiali, che cessano di essere considerate come ‘eccezionali’. E si moltiplicano nella Congregazione; ma questo sviluppo avviene con una notevole difficoltà ad assumere in esse le nuove prospettive e l’identità della pastorale salesiana. Nella sua relazione al CG22 (1984) il Rettor Maggiore manifesta le difficoltà riscontrate per dare alle nostre presenze parrocchiali un volto giovanile e una impostazione coerente con la proposta educativo-pastorale salesiana; il modello operativo di pastorale giovanile e gli itinerari di educazione alla fede non sono stati né esplicitati né assunti.[8]

 

1.2.4 Rinnovamento delle strutture di animazione e governo pastorale nella Congregazione e nelle Ispettorie.

Dal CG19 la Congregazione sente il bisogno di rinnovare le strutture di animazione pastorale. Nella nuova situazione, contrassegnata dall’enorme varietà di contesti in cui operano i Salesiani, non è immaginabile che un medesimo programma o schema operativo possa applicarsi in forma univoca dappertutto. Gli orientamenti e il quadro di riferimento generale devono essere ripresi dalle Ispettorie per adeguarli alla propria situazione, in dialogo con le caratteristiche sociali e culturali del luogo. Per questo è indispensabile sviluppare nelle Ispettorie un sistema di animazione e governo pastorale capace di fare questa riflessione e di accompagnare le comunità locali nella messa in pratica del modello pastorale, assicurando anche un’agile comunicazione con le altre Ispettorie e con il centro della Congregazione.

L’unità organica della pastorale salesiana esige che ci sia un unico punto di riferimento per tutta la pastorale nelle sue diverse manifestazioni e settori, che sono il Consigliere per la Pastorale Giovanile a livello mondiale e il Delegato per la pastorale giovanile a livello ispettoriale; ad essi compete animare e guidare i diversi settori e ambiti della pastorale nell’unità e nel coordinamento operativo; e per questo accanto al Delegato si richiede la presenza di una équipe che condivida con lui la responsabilità dell’animazione.

Questa struttura è stata pienamente definita già nel CG23[9] e si è diffusa in tutta la Congregazione. La difficoltà consiste nell’assumere da parte dei confratelli questa importante funzione di animazione pastorale, che non può ridursi ad organizzare alcune attività con i giovani od a coordinare alcuni eventi o settori, ma che deve accompagnare le comunità locali nel loro sforzo per realizzare il modello della pastorale, superando la tendenza al settorialismo e crescendo nella mentalità progettuale e nella dimensione comunitaria della pastorale giovanile. Il Delegato inoltre, con la collaborazione dell’équipe, deve coordinare tutti i settori della pastorale dell’Ispettoria, procurando che in ognuno siano presenti le quattro dimensioni fondamentali della pastorale e si attui una vera convergenza operativa al servizio della stessa missione educativa e di evangelizzazione dei giovani. Questo richiede un Delegato a tempo pieno e con capacità di contatto con le comunità locali e uno stretto collegamento dell’animazione pastorale con il governo dell’Ispettoria, l’Ispettore con il suo Consiglio.

Questa nuova impostazione non è stata facile da capirsi e soprattutto da mettere in atto in alcune zone, con conseguente eccessiva lentezza nella assimilazione e pratica del modello pastorale. Si è visto che le Ispettorie che contano su un’équipe di animazione pastorale costituita in base a criteri rinnovati, un Consiglio ispettoriale che dedica tempo alla riflessione pastorale, un continuo dialogo e scambio con il Dicastero e con altri organismi intermedi di animazione (Conferenze, Centri nazionali, ecc.) di fatto progrediscono nello sviluppo di una pastorale giovanile salesiana dinamica, significativa e rispondente alle nuove situazioni.

 

1.2.5  Il punto focale di attenzione: la qualità dell’azione educativa pastorale

Un primo sguardo al cammino percorso a partire dal 1970 ci mostra uno sviluppo di tipo prevalentemente estensivo. Ciò era richiesto particolarmente dai nuovi fronti missionari, dai bisogni sociali emergenti, dall’inserimento di forze laicali nelle nostre opere. Per questo è avvenuto un ingrandimento di ogni singola opera e una moltiplicazione delle presenze in quasi tutte le Ispettorie.

Spesso tale estensione ha finito per produrre una certa dequalificazione nelle comunità, indebolite e oberate da compiti di organizzazione e di gestione; e soprattutto non ha rigenerato le forze come ci si attendeva.

In questi ultimi vent’anni soprattutto si è insistito sul concentrarsi con preferenza sulla qualificazione dell’azione educativo-pastorale. In non pochi settori della società complessa la qualità si presenta oggi come condizione per essere significativi e anche per generare quantità. Si è tentato dunque di concentrare tutti gli sforzi di animazione sulla qualità, soprattutto in questi aspetti:

  • non accontentarsi di una pastorale dei primi passi, dell’intrattenimento, delle proposte generiche al grande gruppo o della sola tenuta amministrativa o gestionale delle attività, ma concentrare gli interventi sull’obiettivo della maturazione umana e dell’educazione alla fede, con proposte esplicite e forti, dedicando tempo e risorse a seguire sistematicamente i gruppi e le persone, offrendo diversità di proposte secondo il livello raggiunto…
  • assicurare un cammino sistematico di evangelizzazione (annuncio di Gesù Cristo) e di educazione alla fede, capace di condurre i giovani all’incontro personale con Gesù e con la Chiesa; educare al senso vocazionale della vita e all’impegno solidale, che susciti e accompagni vocazioni di speciale impegno e consacrazione nella Chiesa e nella Famiglia Salesiana.
  • sviluppare la dimensione educativa nelle nostre opere e nelle nostre proposte, promuovendo la personalizzazione dei valori e la ricerca del senso cristiano della vita, curando il tipo di cultura che trasmettiamo nei contenuti e nelle metodologie educative adoperate, stimolando l’attenzione e l’accettazione degli altri e la cura del bene comune, dando speciale attenzione allo sviluppo della dimensione religiosa della persona…
  • coinvolgere con più corresponsabilità e qualificare gli agenti della pastorale, comunità salesiane, laici collaboratori, animatori giovanili, ecc. per renderli capaci di rispondere adeguatamente alle sfide educative e pastorali dei giovani d’oggi e vivere con entusiasmo e dinamismo la missione.

Queste sono state le preoccupazioni prioritarie nell’animazione pastorale in questi ultimi anni.

 



[1] Cf. Pascual Chávez. Insieme per i giovani dell’Europa. Intervento finale del Rettor Maggiore nell’incontro degli Ispettori dell’Europa, 5 dicembre 2004. ACG 388, gennaio-marzo 2005, pag. 113-115

[2] Cf. Egidio Viganò. “La nuova evangelizzazione”. ACG 331, ottobre-dicembre 1989.

[3] Cf. Egidio Viganò. “Nuova educazione”. ACG 337, luglio-settembre 1991.

[4] Cf. Egidio Viganò. Chiamati alla libertà. Riscopriamo il Sistema Preventivo educando i giovani ai valori. Commento alla Strenna per il 1995. Roma. FMA. pag. 9-12.

[5] “In particolare il suo compito peculiare consiste nel testimoniare il primato di Dio e la dedizione totale all’educazione evangelizzatrice mediante le figure vocazionali di salesiano prete e salesiano coadiutore; garantire l’identità carismatica; essere centro di comunione e di partecipazione; accogliere, suscitare e convocare i laici a partecipare allo spirito e alla missione di don Bosco; promuovere la formazione spirituale, salesiana e vocazionale” (CG24, n. 159).

[6] Cf. CG21, n. 105.

[7] Cf. Regolamenti Generali, art. 4.

[8] Cf. “La Società di San Francesco di Sales nel sessennio 1978-1983”. Relazione del Rettor Maggiore (al CG22), n. 184

[9] Cf. CG23, nn. 243-246.

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