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Viaggio all'interno di se stessi

 

José Antonio García-Monge

(NPG 1995-06-32)

 

Alzati e cammina!

Viviamo inseriti in una cultura di evasione e di alienazione. La donna, l'uomo, sono come «addormentati» da una cultura del consumo in cui si promuove l'evasione da se stessi e dai problemi sociali o l'iperattività, per la quale ci lasciamo prendere così totalmente da qualcosa che ci isoliamo, diventiamo «estranei» a noi stessi. Questa cultura ha tutto l'interesse che la donna e l'uomo continuino a dormire, cioè restino incoscienti alla loro realtà, alla realtà. Dormire significa non preoccuparsi di nulla, perché ci siamo lasciati alle spalle ciò che ci richiedeva impegno o perché ci siamo alienati in aspetti o dimensioni di vita che ci allontanano dalla nostra verità, che ci fanno vivere come se fossimo estranei a noi stessi.
Quando l'uomo, la donna, camminano, viaggiano, spesso cambiano soltanto lo scenario, il paesaggio; non cambiano se stessi, raramente viaggiano al loro interno. Il cambiamento di scenario, di paesaggio, crea in noi l'illusione di vivere, di cambiare, di «fluire», ma in realtà si verifica un immobilismo psicologico con tratti distinti che ci ingannano e attraverso i quali inganniamo gli altri.
Per vivere veramente è necessario viaggiare all'interno di se stessi. Guardare con meraviglia alla nostra continuità discontinua, alla nostra identità che si ricrea attraverso una crescita personale e sociale. Per poter dialogare con verità con ciò che ci circonda, per poter vivere con autenticità lungo i diversi cammini della storia, abbiamo bisogno di conoscerci.
Perché abbiamo bisogno di viaggiare all'interno di noi stessi? Perché «tutto scorre». Non puoi arginare il fiume della tua vita con una «diga» (ideologica, affettiva, esistenziale, religiosa...). La tua vita nasce dalla sorgente, segue il suo alveo, e se vuoi essere cosciente devi scorrere con essa senza lasciarti spaventare dalle rapide o dalle cascate; devi saper riposare lungo i suoi ristagni, alimentarne i ruscelli, ricevere i suoi affluenti e dirigerti verso il mare con una coscienza serena. Non devi ancorarti a nessuna idea, persona, situazione o esperienza che ti impediscano l'andare, devi soltanto navigare, aprirti alla vita che crei e che ti crea.
Non si tratta di cambiare per cambiare, per moda o per pressioni culturali o di gruppo. Il cambiamento obbligatorio porta anche lontano da se stessi. Viaggiare all'interno di sé significa cercare quell'identità che permetterà di dire la propria parola autentica sulla vita.
Il cammino verso la verità passa attraverso se stessi. Già sant'Agostino lo sottolineava quando esortava: «Non andare lontano, torna a te stesso, nell'uomo interiore abita la Verità». Gesù ci annuncia che il Regno è dentro di noi. A cosa serve all'uomo percorrere tutte le strade del mondo se non ha mai viaggiato dentro di sé?
La storia ci ricorda di uomini e donne che al «risveglio» sono diventati pellegrini e il pellegrinaggio lo hanno fatto all'interno di se stessi, destandosi alla verità e alla vita. Francesco d'Assisi. in pellegrinaggio a Santiago, incontra tungo il cammino la povertà e alla fine del cammino, il Cristo povero, ragione e senso della sua vita. Ignazio di Loyola chiama se stesso «il pellegrino» e percorre tutta l'Europa, all'interno di sé e molta altra strada ancora nel Dio che abita in lui.

Un viaggio rischioso

Il viaggio all'interno di se stessi è un viaggio davvero avventuroso. Non è un viaggio facile, prova ne è l'esiguo numero di coloro che lo intraprendono. La gran parte dell'umanità non osa partire. I rischi che ostacolano la decisione di mettersi in viaggio sono, a volte, di poter incontrare qualche persona sgradita, uno sconosciuto, qualche zona inesplorata di te stesso/a. Non si può compiere questo viaggio senza attraversare una zona difficile nella quale il dolore è presente come parte di noi stessi. Dare alla luce una nuova concezione di se stessi, non può essere indolore. Ci sorprenderà anche la gioia che ne trarremo, la gioia di sentirci «assieme», tuttavia le crisi di crescita che tale cammino interiore presuppone passano, spesso, per il dolore del dare alla luce.
Il viaggio in questione è così ardito che desidereremmo, più facilmente, viaggiare fuori di noi, verso gli altri, verso mete illusorie, siano anche utopie. Per evitare i rischi che il viaggio comporta, corriamo il pericolo di perderci, di cercarci dove non siamo. Questo mi ricorda un racconto orientale di un uomo che, in una piazza, cercava, alla luce di un lampione, una moneta che aveva perso. Qualcuno si offrì di aiutarlo nella ricerca e gli chiese se l'avesse perduta proprio in quel posto. Il cercatore rispose candidamente: «No, l'ho persa in casa mia, ma qui c'è più luce...». Questo ci succede spesso, ci cerchiamo dove non siamo e quindi non possiamo trovarci.
In molti luoghi culturali in cui ci riuniamo per sapere chi siamo non riusciremo mai a trovarci, perché non siamo lì; lì c'è il nostro corpo, qualche sentimento, qualche emozione, qualche gesto senza soggetto conosciuto.

Un viaggio integratore

Il viaggio all'interno di se stessi deve essere un viaggio integratore. Ben oltre le dicotomie corpo-anima, mente-spirito, il cammino di noi stessi deve abbracciare tutto quello che realmente siamo e ci deve permettere di trovare la nostra verità e la nostra vocazione di uomoni e di donne. Uno psichiatra famoso, Eric Berne, era solito domandare ai suoi pazienti: «Dov'è la tua mente, mentre il tuo corpo è qui?». Domanda interessante e rivelatrice di tanta disintegrazione personale. Il tuo corpo cammina; dov'è la tua mente? dove va, e in che direzione procede la tua mente? Il viaggio verso te stesso sarà un'occasione di incontro se in esso si fa spazio, in maniera armonica e integrata, a tutte le dimensioni della persona: corpo, mente, cuore, spirito.
Il tuo corpo è il luogo di incontro di tutte queste dimensioni, è la carne della tua esistenza, il tuo essere reso visibile.
Molte volte confondiamo il viaggio interiore con il «dentro» dell'uomo o della donna. Non esiste un «dentro» senza un «fuori», senza una relazione feconda. Perché il cammino rappresenti un viaggio integratore, bisogna compierlo dall'interno verso l'esterno e viceversa. È così che si va formando la tua persona e la tua vita. Se vivi soltanto «fuori», non saprai mai chi sei; se vivi soltanto «dentro», lo saprai male. Perché il cammino sia autentico, deve rappresentare un dialogo armonico: percezione-vissuto, oggettività-soggettività. Il tuo fuori e il tuo dentro saranno i due «piedi» che ti permetteranno di metterti in cammino.
Il viaggio potrà essere malato o sano. Sarà un cammino «malato» se, entrando in te stesso/a, ti isolerai dalla realtà, ti dimenticherai del «fuori», ti affiderai a «guide» incapaci, quali i tuoi comportamenti sbagliati o patologici. Sarà, invece, un cammino «sano», se ti integrerai, troverai unione, entrerai e uscirai da te stesso e a guidarti sarà la parte più sana di te. Integrare e integrarti nel cammino significa unire in modo armonico la testa, il cuore e il corpo. È fare in modo che il tuo corpo e i tuoi piedi procedano umilmente con il loro Dio.

Fantasmi nel castello interiore

Spesso le paure ostacolano il nostro viaggio interiore. La paura più frequente è forse quella di trovarsi di fronte il nulla, che ci portiamo dentro. La paura della solitudine del viaggio che ci rivela una persona vuota. Questa paura del nulla di scontrarsi con il vuoto esistenziale, è la paura dell'uomo «disabitato» di dover fare i conti con il proprio «vuoto».
Nel corso del nostro viaggio, scopriamo anche di aver paura della notte, dell'oscurità, del disorientamento che può farci perdere la rotta. Abbiamo paura di scontrarci con il dolore, con la sofferenza di incontrare, lungo il nostro cammino verso l'autenticità, emozioni e pensieri dolorosi, sistemi cognitivi e affettivi che possono dar vita a un'esperienza di sofferenza.
Temiamo di scontrarci con immagini interiorizzate capaci di scatenare sensi di colpa. Se ci poniamo più direttamente in contatto con noi stessi, dobbiamo far fronte ad aspetti più profondi del nostro essere nei quali si annidano colpe, messaggi svalorizzanti, ideali irraggiungibili e, quindi, dolorose frustrazioni.
Il cammino verso se stessi passa a volte per l'apprezzamento soggettivo del disamore e della non stima. Preferiamo non sapere che non siamo stati amati, sebbene tale considerazione possa essere soggettiva. Fuggiamo da noi stessi, dalla nostra esperienza interna, per inventarci storie che ci alienano, anziché verità che ci liberano.
L'itinerario interiore passa spesso per i risentimenti: emozioni dolorose che ostacolano la nostra vita psichica, che ci legano a situazioni e a persone in maniera negativa.
Abbiamo paura di scoprire aspetti di noi stessi che non ci piacciono, che rifiutiamo, che avevamo dimenticato nel fondo incosciente del nostro essere. Tali aspetti formano parte della nostra identità globale, siamo noi, anche se non siamo disposti a riconoscerlo.
Una paura che spesso ci assale è quella di scoprire gli aspetti «cattivi» della nostra persona. Scoprire che siamo cattivi nel nostro intimo.
Inoltre, bisogna saper far fronte alla paura del conflitto, della delusione, di tutto quello che rende poco piacevole il viaggio all'interno di noi stessi; temiamo anche le distrazioni che ci distolgono dal nostro cammino. Il narcisismo ci tiene ancorati a noi stessi e ci impedisce di progredire verso la nostra realtà più autentica. L'autoaggressione scatena una battaglia contro noi stessi e ostacola anche l'accesso a una zona di pace e di profondità personale.
Ci distrae, inoltre, dal nostro viaggio interiore, fissarci su una qualità, ancorarci a un'idea o a un'ideologia e rinunciare ad essere dei nomadi nel nostro mondo interiore per essere superficialmente dei sedentari. Ci distraiamo dal nostro cammino quando lasciamo la stretta via che, attraverso l'introspezione, l'amore e l'abnegazione, ci conduce nel più profondo di noi stessi.

«Scorciatoie» lungo il cammino

Sono molte le scorciatoie possibili lungo il percorso. Si tratta di metodologie che ci permettono di migliorare la conoscenza di noi stessi:
- l'osservazione della nostra condotta;
- l'introspezione;
- la riflessione personale;
- il contatto con ciò che sentiamo attraverso il nostro corpo;
- i messaggi della nostra fantasia come simboli dei nostri bisogni e dei nostri desideri;
- l'ascolto attento del «feedback» che riceviamo dagli altri;
- il dialogo costruttivo nel quale ci viene rivelata la nostra verità;
- la psicoterapia come aiuto all'autoconoscenza e alla maturazione personale;
- la meditazione profonda come esercizio valido di conoscenza e di trascendenza;
- l'analisi del nostro itinerario personale come indicatore del tema esistenziale della nostra vita;
- il ricordo di persone significative che hanno lasciato un segno nella nostra storia;
- le nostre esperienze di gioia e di dolore;
- l'ascolto attento della realtà;
- gli indicatori controculturali dei nostri gesti e le affermazioni più significative.
Tutti questi, e molti altri strumenti, ci saranno di valido aiuto nell'intraprendere il nostro viaggio. Starà a noi servirci di quelli che più si avvicinano al nostro modo di essere, di analizzarci, di lavorare con noi stessi e quelli che possano meglio portarci a conoscerci psicologicamente e a trascenderci spiritualmente. Oltre alla psicoterapia, a cui ricorrere in caso di necessità come strumento di autentico aiuto nel viaggio all'interno di se stessi, mi permetto di raccomandare la meditazione come cammino di autocoscienza. La preghiera silenziosa, in contatto con la tua esperienza personale, può essere un valido aiuto per scoprire la propria identità. Giorno dopo giorno, questa preghiera può guidarti, passando attraverso te stesso/a per arrivare a Dio. La preghiera può aiutarci a rispondere alla seguente domanda: chi sono io, veramente? Non per restare fer mi, ma per fare della nostra risposta credente una risposta autentica, umana, nostra personale, che ci identifichi e ci esprima, ci coinvolga e ci liberi.

«Mappa» e territorio

Per avventurarti al tuo interno sarà necessario l'aiuto di una «mappa» che ti aiuterà a percorrere il tuo territorio psicologico, spirituale, ecc. senza rischiare di perderti.
Sebbene la «mappa» genetica ci possa essere di grande aiuto per fornirci elementi su noi stessi, in un modo molto pratico, si tratta di integrare i contributi della psicologia al servizio del tuo cammino interiore. Sapere esperienzialmente che cosa hai imparato da te stesso/a e come lo hai imparato. Sapere che cosa è riconducibile all'ambiente e che cosa esprime veramente te stesso/a. Apprendere ciò che è psicofisiologico e al tempo stesso quegli aspetti nei quali la tua libertà ha deciso chi è. Sapere quello che c'è in te come fatto familiare, di gruppo, culturale, e conoscere la tua parola autentica, unica, irripetibile, insostituibile. Quella parola che ti identifica e che ti fa essere personalmente unico.
La «mappa» più utile che possediamo per addentrarci in noi stessi è l'idea che abbiamo di noi stessi; quell'idea che ci permette di rispondere alla domanda: chi sono io? L'idea che abbiamo di noi, molte volte costruita male, altre volte tracciata con realismo, è la mappa che dobbiamo confrontare con la realtà di ciò che siamo, cioè con il nostro territorio psicologico personale. Molto presto noi disegniamo la mappa della «concezione di sé»; tuttavia la nostra vita in evoluzione, in crisi di crescita, ci invita, sempre più spesso, a rivedere la mappa per adeguarla alla natura del territorio; ci invita a verificare se l'idea che abbiamo di noi stessi corrisponde o meno alla realtà di ciò che siamo. La cultura tende a stereotiparci; il nostro viaggio interiore scoprirà l'originale di noi stessi e, al tempo stesso, quali sono i punti di contatto con l'ambiente culturale in cui sviluppiamo la nostra identità. Spesso l'idea che ci siamo fatti di noi stessi non corrisponde alla realtà di ciò che siamo, è una mappa sbagliata. È tracciata più sui desideri - ciò che vorremmo essere - o sui doveri - quello che dovremmo essere - che su quello che di fatto siamo. In tal caso sarà necessario rivedere la mappa, modificarne i tratti, in accordo con quelle esperienze che ci permettono di conoscere meglio noi stessi.
Oltre alla mappa psicologica, ci aiuterà l'avere un'immagine antropologica di chi siamo in quanto creature di Dio. Sapere che l'uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio ci invita a scoprire la vera immagine e a realizzare la somiglianza. Questo compito, che ci facilita l'evento dell'Uomo Gesù, ci aiuta a entrare dentro noi stessi sapendo qual è il progetto originale di Dio nel crearci e quale è la vocazione del Signore nel redimerci. La rivelazione diventa quindi uno strumento efficace per camminare lungo la nostra esistenza scoprendo le orme del Signore e la nostra vocazione.
È vero che il male personale e strutturale lascia segni confusi nella nostra personalità. È certo che a volte il peccato confonde il nostro itinerario interiore. Nonostante tutto, la mappa rivelata da Dio, che ci rende più chiara l'idea che abbiamo di noi stessi, ci può aiutare a camminare realizzando la volontà di Dio, accogliendo in noi l'evento di Gesù.
Ci può anche aiutare sapere che quando incontriamo dei problemi, potremo sì sentirci responsabili, ma saremo coscienti che noi non siamo i nostri problemi. Ci aiuterà anche sapere che la bontà è l'elemento più «costitutivo» di noi stessi. Possiamo scontrarci con il male, il peccato, l'errore, ma ciò che è autenticamente buono ci dirà chi siamo meglio degli incidenti dolorosi sopraggiunti lungo la strada. La mappa ci dice anche che la verità ci farà liberi. Non temeremo l'incontro con la verità; se è realmente la nostra verità ce ne accorgeremo dalla libertà che ne scaturirà.
I santi, uomini e donne profondi, che hanno intrapreso questo viaggio interiore, ci assicurano che non esiste nessun «angolo» nascosto, in noi, nessun anfratto lungo il cammino, nel quale non sia possibile incontrare Dio. Il Dio incontrato ci rivelerà chi è Lui e come possiamo realizzarci a sua immagine e somiglianza. Sapendo che Dio ci chiama ad essere donne e uomini che si lasciano guidare dallo Spirito di quello stesso Gesù.

Bisogno di una guida

Al termine del viaggio, non ci si chiederà conto dei chilometri che avremo percorso o della velocità tenuta; ci verrà chiesto piuttosto se saremo arrivati dove volevamo arrivare, all'autentica meta del nostro cammino. È molto difficile avventurarsi nel cammino interiore senza una guida, senza una persona, uomo o donna, che abbia esperienza, che ci aiuti con i suoi consigli, con la sua compagnia, con la sua sollecitudine, a raggiungere la verità. Per entrare nel proprio sistema cognitivo, nelle proprie certezze, nella propria percezione, nel proprio mondo affettivo difficile e spesso complicato, c'è bisogno di un soste- no psicologico. Una guida esperta in umanità, che con empatia, accettazione incondizionata, ci aiuti ad essere noi stessi.
Una guida che ci metta in guardia dalle trappole e dagli «abbagli» che facilmente possono distrarci dal nostro itinerario. Una guida che ci aiuti a verificare se la mappa ci è realmente di aiuto per entrare nel nostro territorio personale.
Abbiamo anche bisogno di una guida spirituale per decidere non soltanto chi siamo, ma anche chi siamo chiamati ad essere. Che ci riveli non soltanto le nostre risorse psicologiche per il viaggio, ma anche la spiritualità che muove i nostri passi dietro le orme di Gesù.
Questa guida può essere un gruppo, una comunità, qualche volta un libro, spesso una persona che ci conosca e che sappia cosa significa avventurarsi per questo cammino
Non è necessario obbedire ciecamente alla guida, dobbiamo soltanto prestargli ascolto e guardare la realtà, confrontare le sue parole con la nostra verità, la sua esperienza con la nostra. La guida ci aiuterà a comprendere che, alla fine del viaggio, non ci verrà chiesto quanta strada avremo percorso, ma quanto abbiamo amato. Con chi abbiamo condiviso la strada e se il nostro cuore ardeva quando, lungo il percorso, ci venivano spiegate le Scritture.

Bagaglio per il viaggio

Per il tuo viaggio è necessario un bagaglio. Un bagaglio leggero che non ti impedisca di camminare, ma essenziale per poter camminare con verità. Questo è il bagaglio personale che ci sembra fondamentale:
- silenzio interiore;
- coscienza lucida. Intesa come trasparenza che possa liberarti da ogni oscurità, anche incosciente, da tutte quelle dimensioni che ti impediscono di essere te stesso/a;
- fede in te stesso/a. Per camminare devi credere in te. Credere che tu sei possibile, che troverai un interiore «abitato», abitabile, e che nel trovarti troverai tutto questo. Devi imparare a camminare come se vedessi l'invisibile;
- speranza di trovarti. La speranza muove i nostri passi, motiva le nostre decisioni, ci aiuta a intraprendere il cammino verso noi stessi;
- amore verso te stesso/a e verso gli altri. Soltanto l'amore può rendere comprensibile e giustificabile un autentico cammino interiore. Se non ami te stesso/a, non potrai imparare a conoscere te stesso/a. Combatterai con la realtà, con le colpe, con la non stima di te e non andrai più lontano;
- forza. Per entrare in contatto con se stessi è necessario essere forti. Una persona debole, o molto infantile, non è capace di compiere il viaggio all'interno di sé;
- dialogo con la realtà. È importante che questo cammino dia sempre grande spazio al dialogo con la realtà. Molte volte la realtà, soprattutto quella più povera ed emarginata, ti aiuterà a metterti di fronte a te stesso/a più dell'introspezione più sottile o dell'analisi più psicologicamente sofisticata;
- capacità di integrazione. Devi essere preparato a «integrare» nella tua persona tutte le informazioni che apprenderai lungo il cammino; tutte le dimensioni che incontri fanno parte di te, devi accoglierle e integrarle nella tua verità;
- motivazioni. Non intraprendere il tuo viaggio se non sei ben motivato. La motivazione definitiva è l'amore, la crescita nella maturità che ti permetterà di inserirti nella realtà attraverso il lavoro e l'amore. Prima di metterti in strada, verifica quali sono le tue motivazioni, perché tu non creda di andare verso te stesso/a e invece ti allontani, fuggi, ti fermi in un sentiero;
- relativizzazione. È importante portare con sé una buona dose di relativizzazione per non crearsi falsi assoluti, partendo dalle scoperte fatte lungo la strada. Osserva ciò che incontri, dagli il giusto valore, relativizzalo e continua a cercare. Non confondere i piccoli traguardi raggiunti con l'assoluto,
- strumenti psicologici per smontare i tuoi meccanismi di difesa. È importante che tu sappia distinguere la tua verità da quelle apparenti che ti hanno difeso (tenuto lontano?) dalla tua autentica realtà;
- senso dell'umorismo. Che ti accompagni sempre, nel cammino, un sano senso dell'umorismo, una tenerezza verso te stesso/a e quel sorriso che ti permette di non prenderti totalmente sul serio e, purtuttavia, ti permetta di camminare con verità e serietà.

Bivi: alcuni suggerimenti per prendere la strada giusta

Ecco alcuni dei «bivi» che incontrerai sulla tua strada. Ti sarà di aiuto conoscere qualche criterio per sapere qual è la strada verso la tua verità:
- teoria/esperienza. In questo «bivio» la teoria è al servizio della tua esperienza; non camminare lungo la razionalizzazione astratta e teorica che ti porterà a concetti molto lontani dalla tua verità. Vai piuttosto lungo la strada dell'esperienza, dei dati certi, dei sentimenti più profondi che ti condurranno a te stesso/a;
- io/tu. Il cammino verso te stesso è personale e individuale, mai individualista. Se nel trovare te stesso non trovi anche apertura verso l'altro, significa che non hai trovato realmente te stesso/a. È un falso «bivio» quello di individuo-comunità; il cammino si fa in gruppo, anche se la decisione dei tuoi passi è responsabilità personale. Non sei un io solitario, ma un io-tu che si avventura nella tua esperienza personale e, nel trovare se stesso, trova il dialogo costitutivo della tua persona;
- bontà/malvagità. Ho già sottolineato che ciò che è più costitutivo della tua profondità è la bontà. Non ti lasciar spaventare dal «male» che incontri come se fosse la tua situazione definitiva. Se arrivi a questo bivio, prosegui per il cammino della bontà. Arriverai sicuramente al tuo vero essere;
- anima/corpo. Si tratta di un falso bivio. Te lo proporranno, e forse penserai che è la direzione giusta. Se ti fermi qui, sappi che attraverso il cammino della tua anima non troverai la verità della tua persona corporale.
Tu sei una unità e soltanto attraverso la tua esperienza psico-corporale troverai la tua verità. Al bivio «anima- corpo», continua il cammino del corpo con tutto il suo realismo e tutte le sue conseguenze, come luogo del tuo spirito, come incorporazione della tua persona;
- Dio/uomo. Se ad un bivio trovi una strada che va verso Dio e un'altra che va verso l'uomo, stai sbagliando direzione. A Dio si arriva sempre passando per l'uomo e nell'uomo; nella sua vita chiamata alla crescita e alla pienezza, troverai sempre il tuo Dio;
- ricchezza/povertà. Se ti trovi a questo bivio, sappi che la tua ricchezza è puro narcisismo, che il cammino verso te stesso/a passa per la povertà di essere, né più né meno, l'uomo - la donna - che sei. La povertà, accompagnata all'umiltà, aiutano a conoscersi meglio, a riconoscere con gioia la propria identità. Non cerchiamo il successo; semplicemente dobbiamo essere ciò che siamo;
- potere/non potere. Se la strada verso la tua verità si trova a questo bivio, non scegliere il potere. Diversamente, ti perderai. Perderai di vista chi sei. L'adulazione, la vanità confonderanno la tua immagine;
- religione/fede. Se a questo bivio trovi un cartello che segnala la religione e un altro la fede, o non sei riuscito a integrare queste due dimensioni, o i limiti della tua cultura ti spingono a scegliere, scegli il cammino della fede, soprattutto se la fede «si realizza attraverso l'amore».

Quattro parole per il viaggio

Ti suggerirò quattro parole che bisogna imparare a usare, nel tuo linguaggio esistenziale, per camminare verso te stesso/a con maturità. Sono le seguenti:
- Addio.
- Ciao!
- Sì.
- No.
Viaggiare all'interno di se stessi presuppone di saper dire sinceramente «addio».
Saperti congedare da tappe precedenti, infantili, da tutto ciò che ti impedisce di procedere verso la tua verità. Dire «addio» è un po' morire.
Entrare all'interno di sé significa morire a certe immagini per rinascere di nuovo. Nel cammino interiore devi imparare a dire «ciao!» a tutti coloro che incontrerai, ti piaccia o no. Dire «ciao!» è aprirti all'esperienza, comunicare vita, inaugurare comportamenti, parole, dimensioni personali.
Saper dire «sì» è saperti impegnare. identificarti, riconoscerti. Per camminare verso te stesso è necessario che tu possa impegnarti con ciò che sei, responsabilizzarti e saper dire «sì» a ciò che sarai se sarai fedele a te stesso/a.
La parola «no» è stata posta da Dio nel tuo vocabolario esistenziale perché tu stabilisca i tuoi «confini», conosca i tuoi limiti, ti allontani da ciò che ti allontana, ti porta via da te stesso/a. Il «no» ti protegge dai falsi cammini, dalle tentazioni di abbandonare la rotta e di «fermarti» in aspetti della tua persona che non sono fedeli alla tua verità, autenticità, o che non crescono sotto la guida dello Spirito di Gesù.

Imparare a riposare

Il viandante ha bisogno di riposo. Anche l'introspezione psicologica, l'analisi personale, hanno bisogno di fermarsi e di riposare. Non sarebbe utile una analisi introspettiva continua che trasformi la tua vita in intimismo psicologico senza altre dimensioni personali e sociali.
Saper riposare significa non dover decidere ogni giorno chi sei o se la tua vita ha un senso.
Per poter riposare dobbiamo «aver seminato» valori attraverso i quali abbiamo prestabilito chi vorremmo essere, come vorremmo vivere. Fatto questo potremo riposare, dando alla nostra vita possibilità e dimensioni che ci permettano di respirare tranquillamente, di rilassarci serenamente, di godere ludica- mente del nostro cammino.
Imparare a riposare è imparare a vivere. Non durerà il viaggio interiore se non sapremo fermarci, sorridere, guardare le stelle, dissetarci lentamente alla fonte e condividere con i nostri compagni di viaggio.
La fatica che facciamo per conoscerci è molto importante e, conoscendoci, impariamo che le nostre forze sono limitate, che dobbiamo ricaricare le nostre energie, non soltanto per continuare a cercarci, ma anche per dimenticarci di noi stessi.

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