Simone Giusti

(NPG 1994-03-28)


Riflettere sulla spiritualità è ragionare intorno al tema dell'identità personale. Infatti possedere una spiritualità cristiana, come diremo più ampiamente in seguito, è avere un'identità personale «risignificata» attorno a Gesù Cristo [1]. Ovvero «un giovane è «uomo spirituale» quando ricomprende e riorganizza la sua vita a partire dalla decisione totale per Gesù Cristo e per la sua causa.
La spiritualità non è quindi un aspetto marginale dell'esistenza cristiana: è stile di vita e autoconsapevolezza riflessa di questo stile».

ESSERE O FARE L'ANIMATORE? UNA DOMANDA NON RETORICA

Stile di vita, identità personale, autoconsapevolezza, realtà queste che ineriscono ovviamente a tutta l'esistenza di una persona. Anzi potremmo dire che esse sono la risultante della vita quotidiana di un giovane, il frutto delle sue scelte, delle sue esperienze, il risultato a cui hanno concorso una molteplicità di elementi. Tutta la vita del giovane è coinvolta in questo processo di costruzione e di risignificazione della propria identità personale.
Queste considerazioni ci aprono pertanto ad alcune valutazioni intorno al servizio educativo vissuto frequentemente più come una cosa da fare, un'azione a favore dei preadolescenti della comunità, un gesto di dono, di carità, di sensibilità missionaria, che non come una risposta ad una vocazione educativa (forse incipiente ma pur sempre vocazione) che ha interessato il proprio cuore, interpellato la propria coscienza cristiana, esigito una risposta da tutto il proprio essere personale.
In altre parole il servizio educativo in mezzo ad un gruppo di preadolescenti, prima di essere una cosa che io faccio, è una risposta che io dono ad una chiamata ricevuta, è una delle modalità con le quali oggi sto rispondendo alla vocazione battesimale e all'invito alla sequela Christi con e in mezzo ai preadolescenti. È una manifestazione del mio essere cristiano che coinvolge tutta la mia persona, il mio cuore, la mia intelligenza, i miei comportamenti.
Il servizio educativo è espressione della volontà di sequela del Signore Gesù e al tempo stesso luogo di arricchimento della propria persona, di ulteriore precisazione e definizione dell'identità cristiana, perché, come ci ricorda Giovanni Paolo II nella Redemptoris Missio, «la fede si accresce donandola» [2]; e dato che la fede è il cuore di qualunque identità cristiana, l'accrescere la fede è far maturare e arricchire la propria identità.
Il servizio educativo è quindi una singolare forma di discepolato che inerisce all'identità personale.
Affrontare il tema dell'identità personale quindi comporta, come abbiamo cercato di far comprendere già precedentemente, l'aprirci alla questione della spiritualità: non però, si badi, ad una generica spiritualità, ma in specifico a quella del laico apostolo, così come il Coniglio Vaticano II nel decreto sull'Apostolato dei laici l'ha descritta, e di un laico che vive una condizione singolare nella Chiesa: quella di animatore di un gruppo di preadolescenti. Certamente il servizio educativo non è l'unico elemento che connota particolarmente la sua spiritualità di laico; altri con esso concorrono (si pensi alle esperienze di studio o lavorative, quelle affettive e/o matrimoniali ecc...), tuttavia sarebbe errato ritenere che il servizio educativo sia marginale o addirittura ininfluente sull'essere della spiritualità di un laico.
Pertanto si cercherà in questo articolo di cogliere, nell'orizzonte della spiritualità cristiana, alcuni tratti specifici della spiritualità laicale, per soffermarci poi più diffusamente sulle caratteristiche specifiche della spiritualità dell'animatore.

CENNI SULLA SPIRITUALITÀ CRISTIANA

La spiritualità [3], dal punto di vista cristiano, è la coincidenza dello spirito umano con lo Spirito divino. Pertanto è realtà costante della vita della Chiesa ma non statica in quanto coincidenza dell'immutabile (Dio) con il mutabile (l'uomo e il suo spirito). Ciò comporta che la spiritualità cristiana è una, ed è sempre fondamentalmente la stessa lungo la storia della Chiesa, ma non è mai uguale, perfettamente identica a quella del secolo precedente né è indifferenziata per tutto il corpo ecclesiale. Infatti si parla di spiritualità cristiana e di scuole di spiritualità cristiana che nei secoli si sono andate affermando
Anche in questo tempo la spiritualità risente ed esprime lo spirito dell'uomo contemporaneo e della Chiesa post-conciliare.
Si colgono pertanto nella spiritualità cristiana di oggi alcune caratteristiche proprie. Movimento mistico.
Anelito alla vita contemplativa ovvero forte desiderio di fare «esperienza» intima e personale di Dio. Di vivere una esperienza del Signore che afferri il cuore e la testa, tutta la persona.
* Cristocentrismo ed ecclesiologia. Concentrazione sul mistero salvifico di Cristo e della sua Chiesa.
* Bibbia e Liturgia. Maggiore vita liturgica e centralità dell'ascolto della Parola di Dio.
* Ritorno ai Padri. Riscoperta dei Padri della Chiesa, dei grandi Pastori e dei grandi teologi della Chiesa dei primi secoli.
* Incarnazione.
Parallelamente al «ritorno alle fonti» (Bibbia, Liturgia, Padri della Chiesa), si delinea un altro orientamento complementare che ha notevoli ripercussioni nella spiritualità: è la cosiddetta «apertura al mondo moderno» che si traduce in una volontà decisa di avvicinamento, di presenza nel mondo nonché di incarnazione nei problemi e nell'aspettativa dell'uomo contemporaneo per santificare le realtà terrene dall'interno come lievito.
A questa spiritualità della Chiesa contemporanea occorre educare, consapevoli che la spiritualità non è un aspetto marginale dell'esistenza cristiana, anzi è il riflesso dello stile di vita e dell'autoconsapevolezza delle scelte compiute.
Dire pertanto spiritualità come coincidenza dello spirito umano con quello di Dio è affermare che un giovane possiede una spiritualità cristiana quando ha una identità personale risignificata e organizzata attorno a Gesù Cristo e al suo messaggio.
Un animatore è «uomo spirituale» quando inizia a comprendere e ad organizzare la sua vita a partire da una consapevole decisione per Gesù Cristo e la sua causa. È uomo spirituale quando il suo spirito, la sua identità personale, inizia a coincidere con quella dello Spirito Divino.

La spiritualità del laico apostolo

La spiritualità del laico è definita ed espressa nei suoi tratti costitutivi nel decreto del Concilio Vaticano II sull'Apostolato dei laici al n. 4.
Poche righe nelle quali è tratteggiato il volto di una spiritualità propria dei laici, non subalterna a nessun'altra, aven te il suo cuore in una sintesi vitale di tutte le esperienze quotidiane di un laico intorno a Cristo. Esperienze, attività mai di per sé allontananti dal Signore, bensì a loro modo arricchenti e potenzialmente capaci di far crescere e di andare sempre di più incontro al Signore che viene.
Si afferma: «Siccome la fonte e l'origine di tutto l'apostolato della Chiesa è Cristo, mandato dal Padre, è evidente che la fecondità dell'apostolato dei laici dipende dalla loro vitale unione con Cristo (...).
Questa vita d'intimità con Cristo si alimenta nella Chiesa con gli aiuti spirituali comuni a tutti i fedeli (...), e questi aiuti i laici devono usarli in modo che, mentre compiono con rettitudine gli stessi doveri nel modo nelle condizioni ordinarie di vita, non separino dalla propria vita l'unione con Cristo, ma compiendo la propria attività secondo il volere divino, crescano sempre più in essa.
Su questa strada occorre che i laici progrediscano, con animo pronto e lieto, nella santità, cercando di superare le difficoltà con prudenza e pazienza. Né la cura della famiglia né gli altri impegni secolari devono essere estranei alla spiritualità della loro vita» [4].
Quella qui presentata è una spiritualità unificante, integrante tutti gli aspetti della vita di un laico, proponente un'identità cristiana personale armonica e sinfonica. Quella verso cui un laico animatore è chiamato ad andare anche grazie al servizio educativo che rende in una comunità cristiana.

TEMA GENERATORE DELLA SPIRITUALITÀ DELL'ANIMATORE: UNA RELAZIONE CENTRATA SULLA VITA DELL'ALTRO

Dopo aver cercato di offrire alcune riflessioni sintetiche sulla spiritualità in genere e su quella della Chiesa contemporanea e aver ribadito a più riprese che la spiritualità dell'animatore è un tratto peculiare, ma pur sempre tratto, della più ampia e generale spiritualità laicale, vedremo ora di andare a riflettere più in specifico sul cuore e sulla peculiarità della spiritualità dell'animatore.
La spiritualità dell'animatore nella sua accezione al genitivo (dell'animatore) nasce da un fatto che viene ad incidere in maniera determinante sulla persona del giovane animatore: la relazione educativa che si instaura fra lui e un gruppo di preadolescenti.
È una relazione che provoca nel giovane una rivisitazione della propria spiritualità laicale e la costringe a prendere i tratti di una spiritualità della comunicazione intergenerazionale.
L'animatore gestisce una funzione per la vita; è uno che sollecita a mettere «la vita, quella di tutti a partire da chi ne ha di meno, al centro»; ma anche a collocare «tutta la vita in tutte le situazioni» al centro affinché sia illuminata dalla fede.
Questo ci permette di individuare nella relazione educativa centrata sulla vita dell'altro, il tema generatore e il nucleo di una spiritualità dell'educatore che favorisce nel processo formativo e di autoformazione una ricaduta positiva e creativa su tutti gli ambiti di identità dell'animatore: essa coinvolge dunque «tutto il resto della vita dell'animatore», anche quegli ambiti che, immediatamente, non sembrerebbero aver nulla a che fare con la relazione educativa del gruppo.
In questo senso essere educatori e vivere come educatori non è anzitutto «fare determinate attività», ma è vivere l'imperativo e la competenza di saper stare e consolidare la relazione con le giovani generazioni. È un modo di vivere l'identità che prima e anzitutto viene vissuta, spesso non tematizzata, ma che può e deve essere riconquistata alla consapevolezza soggettiva.
È un modo di dire la responsabilità di un adulto, e di un adulto nella fede, verso le nuove generazioni e dunque verso il futuro della vita.
Anzi il recupero alla consapevolezza della propria identità di «educatore» (vivere la responsabilità sulla vita verso le nuove generazioni) ci sembra possa divenire il «tema generatore» di ogni spiritualità laicale che diviene adulta. Infatti ci chiediamo: si dà un'identità matura, anche nella fede, che non viva la relazione educativa? È immaginabile un adulto che non senta sulla propria pelle la responsabilità verso il futuro, vissuta come responsabilità di mettersi in comunicazione con le nuove generazioni?

La meta della spiritualità dell'animatore

Si è detto che spiritualità è risignificazione della propria identità personale intorno alla persona di Cristo; pertanto una volta individuato il tema generatore della spiritualità dell'animatore (una relazione educativa centrata sulla vita dell'altro), per individuare la meta e il modello di una spiritualità dell'animatore, è necessario meditare sul Signore educatore del suo popolo.
Riflettendo sull'agire di Dio verso il suo popolo emergono delle linee educative ben precise che da molti sono state definite come «pedagogia divina» [5]. Esse possono essere così sintetizzate.
— Tutta la pedagogia divina è finalizzata a creare un rapporto interpersonale di comunione tra Dio e l'uomo. La struttura del dialogo e dell'incontro è perciò essenziale a tale pedagogia: Dio comunica se stesso e interpella l'uomo perché liberamente si apra nella fede ed entri in amicizia con lui.

— Nel comunicarsi all'uomo, Dio si fa condiscendente verso di lui e si adegua alla sua realtà umana fino ad assumere egli stesso in pienezza l'umanità.
— Nel rispetto della struttura sociale dell'uomo, Dio lo incontra e gli offre la sua salvezza in un popolo, così che la comunione con Dio si attua sempre nella mediazione di una comunità.
— Poiché l'uomo si manifesta e comunica attraverso i segni, Dio ha scelto la stessa via per rivelare e comunicare se stesso. Il segno pieno della sua autocomunicazione personale è l'umanità del Figlio Gesù Cristo. Ma a partire da essa si possono leggere i segni della sua rivelazione nella creazione, nella storia, nella Chiesa e nella sua azione sacramentale.
— Nel rispetto della storicità dell'uomo, Dio fa sua la legge della gradualità educando passo passo l'uomo verso un incontro sempre più profondo con lui. Nel contempo, per l'attenzione alle condizioni storiche e culturali degli uomini a cui si rivolge, Dio vuole che la sua eterna Parola di salvezza si incarni nella storia e nei linguaggi degli uomini
Questi tratti della «pedagogia divina» hanno fin dai primi secoli ispirato la pedagogia della Chiesa nell'atto della trasmissione della fede ed hanno plasmato e generato grandi figure educative, quali Don Bosco.
Interiorizzata da ogni animatore, essa costituirà lo scheletro intorno alla quale costruire la relazione educativa, meditata aiuterà a comprendere la meta verso cui si è chiamato ad andare. Più l'animatore farà propria la «passione educativa» del Signore, più vivrà autenticamente la propria spiritualità.

TRATTI SPECIFICI DELLA SPIRITUALITÀ DELL'ANIMATORE

Definito il tema generatore della spiritualità dell'animatore, evidenziata la meta e il modello al quale l'animatore dovrà tendere, cerchiamo di evidenziare dei tratti qualificanti e specifici della spiritualità dell'animatore.
Il primo è strettamente collegato al tema ed è la passione educativa.
È questo un sentimento espressivo di una maturità di fede. È proprio di colui che ha intuito la passione di Dio per ogni uomo, il forte desiderio del Signore affinché ogni uomo sia salvo, viva e gusti con gioia il dono della vita. È tipico di colui che ha compreso due verità importanti: la fede è un dono di Dio, ma la risposta di fede dell'uomo a Dio abbisogna di educazione, necessita di essere aiutata a svilupparsi e a farsi piena, consapevole, sempre più coinvolgente.
Il secondo dice un riferimento privilegiato ad alcune verità-esperienze della fede.
Vi sono alcune verità della fede che nella spiritualità dell'animatore vengono ad acquisire un particolare rilievo, divenendo illuminanti e ispiranti atteggiamenti educativi conseguenti. Esse sono:
* Dio in ricerca dell'uomo.
Tutta la storia della salvezza ci presenta il Signore come un buon pastore che esce nella notte per ritrovare chi era sperduto; è questa verità fondamentale che motiva l'azione dell'educatore e lo porta ad essere una manifestazione della «passione di Dio per l'uomo», un annuncio dell'amore del Padre per tutti i suoi figli, un grido forte e dolce per coloro che più sono lontani da Lui.
Dio in cerca dell'uomo per liberarlo e redimerlo: è incarnando questa verità che nasce una tensione educativa che non si arresta mai di fronte a nessuna difficoltà e che mira alla promozione integrale di tutto l'uomo e di tutta la società.
* Dio è l'educatore del suo popolo.
«Uno solo è il vero maestro e voi siete tutti fratelli».
È questo quanto ci dice il Vangelo di Matteo, riportandoci le parole di Gesù; è questa una verità della fede da meditare lungamente per comprendere che il servizio educativo è partecipazione dell'azione educativa divina da viversi secondo lo stile della «pedagogia divina».
«Dio stesso, infatti, nel corso della storia sacra e soprattutto nel Vangelo si è servito di una pedagogia che deve restare a modello per la pedagogia della fede» [6].
* Dio in cerca dell'uomo perché l'uomo viva.
La gloria di Dio è l'uomo vivente (S. Ireneo). L'agire di Dio è all'insegna della totale gratuità; non cerca niente per Sé perché «Dio è amore». Questa verità della fede, ispirando l'agire dell'educatore, lo porterà a non cercare mai nessuna diretta gratificazione dal servizio che svolge, lo condurrà a non voler strumentalizzare i ragazzi per suoi secondi fini, lo orienterà a promuovere pienamente le personalità dei ragazzi e non voler mai farne esseri a sua immagine e somiglianza: non Lui è il modello, ma Cristo. Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date (Mt 10,8).
* Davanti a Dio conta la santità non l'età.
In virtù del battesimo tutti gli uomini sono figli di Dio e hanno pari dignità. questa affermazione è fondamento del protagonismo dei preadolescenti nella Chiesa.
Il protagonismo dei preadolescenti è vittoria della grazia sull'efficienza. Umanamente i preadolescenti sono incapaci di fare molte cose che il giovane e l'adulto compie; in virtù della grazia nessun obiettivo è loro precluso: né la santità né il martirio per la fede, come la storia della Chiesa ci mostra. Questa verità della fede dovrà pertanto costantemente illuminare l'essere e l'agire dell'educatore, affinché rispetti sempre i ragazzi, la loro capacità, la loro responsabilità nel vivere un'esperienza di Chiesa a loro misura.
Dio in cerca dell'uomo, Dio educatore del suo Popolo, Dio ama gratuitamente, Dio per grazia rende protagonisti della storia della salvezza anche i più piccoli; quattro verità accentuate nella spiritualità dell'educatore.

Atteggiamenti educativi

Il terzo tratto richiama l'esigenza di atteggiamenti educativi.
Normalmente un animatore inizia il suo servizio con entusiasmo e convinzione di poter fare «grandi cose»; poi, con il passare del tempo, di fronte alle inevitabili difficoltà e sconfitte, molte sono le tentazioni di mollare tutto per dedicarsi ad altro.
Certamente il Signore, chiamando una persona ad un servizio, lo ricolma anche di tutti i doni che gli sono necessari per bene assolverlo, però ciò non toglie, anzi fonda la indispensabile adesione e collaborazione dell'uomo. Collaborazione che non può limitarsi ad un generico voler essere, ad una vaga volontà di adesione al progetto di Dio, ma deve tradursi in atti quotidiani che rendano gradualmente capace la persona di vivere abitualmente atteggiamenti che manifestino compiutamente la propria vocazione educativa.
L'atteggiamento quotidiano, o se vogliamo la virtù fondamentale che dovrà sorreggere e guidare l'animatore, sarà la carità: è essa che dà a tutto l'impegno dell'animatore la sua ragione d'essere, la sua più vera motivazione educativa e il suo compimento. Se non si donerà totalmente, dimenticandosi come Gesù, i ragazzi avvertiranno subito che egli è lì in mezzo a loro non per amarli, ma per amarsi, non per donarsi ma per sua personale gratificazione, ed allora sarà incapace di accettarli e di rispettare il loro pieno protagonismo, perché, sia pure inconsciamente, cercherà di portarli a sé, non al Signore.
Se nella carità non tenderà alla piena conformazione a Cristo, tutto il suo impegno rischierà di essere come il movimento di un clown sulla scena: muove continuamente le gambe ma è sempre lì!
Se per amore non saprà essere uomo dí speranza, le difficoltà lo abbatteranno e la delusione gli riempirà il cuore di tristezza rendendolo incapace di essere testimone della vita che non muore, immagine credibile e significativa di Gesù, modello di vita cristiana. E come potrà educare e credere nel domani chi non è sostenuto da una speranza che vede ciò che ancora non è?
«... La fede non vede che quello che è. E lei (la speranza) vede quello che sarà. La carità non ama che quello che è. E lei (la speranza) ama quello che sarà ... La speranza vede quello che sarà. Nel tempo e per l'eternità» [7].
Questi sono i tre atteggiamenti fondamentali che dovranno caratterizzare un educatore, ma ad essi altri dovranno aggiungersi affinché tutta la sua affettività e la sua intelligenza siano orientate al raggiungimento della meta alla quale il Signore l'ha chiamato.
Altri atteggiamenti dovranno essere vissuti affinché l'educatore sia sempre completamente padrone delle sue varie inclinazioni e delle diverse situazioni in cui può trovarsi, conservando sempre l'equilibrio in tutte le sue azioni, affinché, manifestando piena maturità umana, possa svolgere pienamente la sua opera educativa.

Interiorità in compagnia dell'altro

Il quarto tratto specifico della spiritualità dell'animatore è una vita interiore vissuta in compagnia delle persone con le quali si è avviata una relazione educativa.
Il modello per questo stile di vita interiore ci è dato dall'evangelista Giovanni nel capitolo 17 del suo Vangelo. In questo testo, generalmente conosciuto come la preghiera sacerdotale di Gesù, è evidente il rapporto intimo e sofferto di Gesù con il Padre, ma al tempo stesso la sua passione amorevole per tutti coloro che il Padre gli ha affidati e la sua insistente preghiera per essi. Mai, neppure nelle sue ore più drammatiche, Gesù sì chiude ìn una preghiera escludente i discepoli.
Pertanto alla luce della Scrittura si può ulteriormente esplicitare il quarto tratto della spiritualità dell'animatore.
La vita interiore dell'animatore, e in particolare la sua vita di preghiera, è chiamata ad essere vissuta sempre in compagnia delle persone affidategli dal Signore.
Dovrà, l'animatore, far spazio nella propria vita interiore a tutti i preadolescenti che la Provvidenza gli ha affidato, e ciò vorrà significare lasciarsi interrogare da quella singolare «Parola di Dio» che sono i preadolescenti ed al tempo stesso pregare incessantemente perché nessuno di loro si perda. Inoltre ciò significherà chiedere al Signore di essere resi capaci di stare significativamente in mezzo a loro.
Per l'animatore non sussiste più un suo rapportarsi a Dio che non abbia almeno sullo sfondo í preadolescenti affidatigli. Essi ormai sono intrecciati con la sua vita; per un animatore è particolarmente vero quanto C. Perguy diceva di ogni cristiano: «non ci si salva che insieme».

Una spiritualità da coltivare attraverso una formazione specifica e particolare

Afferma il Concilio [8]: «Oltre la formazione comune a tutti i cristiani, (...) non poche forme di apostolato esigono una formazione specifica e particolare». Sicuramente l'apostolato dell'animatore di un gruppo di preadolescenti è uno di questi.
È quello dell'animatore un apostolato esigente, spesso faticoso, sovente non sufficientemente riconosciuto e apprezzato dalla comunità ecclesiale, nonostante che oggi lo si debba ritenere fondamentale per la traditio fidei alle nuove generazioni. Infatti oggi anche le migliori famiglie cristiane sono frequentemente in serie difficoltà nella trasmissione della fede ai figli, se non operano in raccordo educativo con altri ambiti educativi, primo fra tutti il gruppo parrocchiale dei preadolescenti.
Consapevoli di questa vitale importanza del servizio reso oggi da un animatore di preadolescenti, la comunità cristiana dovrà adoperarsi in ogni modo affinché all'animatore sia offerta la possibilità di una formazione specifica e particolare.
Formazione specifica e particolare che dovrà far perno sulla vita dell'animatore prima ancora che sulla sua competenza educativa.
In altre parole la formazione dell'identità dovrà prevalere ad essere preminente sulla formazione che ricerca la competenza di ruolo.
Preminenza però non vuol dire che c'è un prima e un dopo, bensì che vi sarà un lavoro di circolarità in cui identità e competenza educativa si modellano reciprocamente e si influenzano l'un l'altra.
In tal senso la domanda formativa che tanti giovani volenterosi manifestano per essere animatori di preadolescenti, verrà accolta e rielaborata come grande domanda di formazione dell'identità personale che si tradurrà in competenza relazionale e cultura anche professionalizzata, ma soprattutto la spiritualità.
Si può concludere affermando che il servizio dell'animatore «dà il là» (attiva e sollecita a livello di consapevolezza e motivazione) alla elaborazione e rielaborazione critica e matura della propria identità.
Pertanto l'animatore coltiverà la propria spiritualità vivendo un itinerario formativo che lavori sull'identità.


NOTE

1) Cf R. Tonelli, La spiritualità della vita quotidiana, LDC, pag. 24ss.
2) Redemptoris Missio, n. 2.
3) Cf S. De Fiores, Nuovo Dizionario di Spiritualità, Paoline.
4) Cf Apostolicam Actuositatem, n. 4 paragrafi a, b, c.
5) Cf UNC, Itinerari per la vita cristiana, LDC, pag. 22.
6) Catechesi Tradendae, 58
7) Peguy, Il Portico del mistero della seconda virtù.
8) Cf Decreto Conciliare sull'apostolato dei laici, n. 28.