Ragazzi

in preghiera

Introduzione esperienziale

(pratica-teorico-pratica)

CSPG - Roma

 

1. PREGARE È UN'AVVENTURA

 

La vita

è un'avventura meravigliosa

e dura.

Ci sei imbarcato.

Siamo in tanti a fare

la strada con te.

C'è anche lui,

Gesù.

Ha voluto essere dei nostri.

Ci chiama, e lo siamo,

«fratelli» e «figli di Dio».

Lui fa da guida

verso la casa del nostro Dio.

Cammina con lui

perché non ti perda

o ti arrenda.

Parla con lui per ritrovare

forza e coraggio.

Tendigli la mano

se non ce la fai.

Ringrazialo perché cammina con te.

Cammina con lui e arriverai.

E allora pregare

è la tua vita,

Un'avventura meravigliosa

anche se dura.

 

RAGAZZI DAVANTI A DIO

Caro Luca,

sono una tizia qualsiasi di 14 anni e voglio anch'io dire la mia su quel Dio che tutti più o meno cerchiamo: è una «poesia» o forse dei pensieri che ho scritto in un momento particolarmente felice della mia vita:

Non so dove abiti

eppure qualche volta vengo a casa tua;

non so se esisti davvero

eppure ti sento vicino;

non so niente di te

e a volte ti conosco benissimo:

come ti chiami?

Questo lo so, ti chiami tutto;

rido e ti chiami riso,

scrivo e ti chiami verbo;

che buffa parola, Dio:

un essere che sta là su un olimpo

creato da chissachì;

io preferisco chiamarti

albero fiore cielo azzurro

oppure con il nome di un amico;

sei qualcosa che sento pulsare in me

e che chiamano vita;

sei un cartello con su scritto

«vogliamo lavoro»;

sei lacrima di chi piange

e ti dice «mi hai rotto»;

sei due occhi che ridono,

due mani stanche e instancabili;

ti chiami male che soffre di non essere bene,

ucciso e uccisore, giudice e condannato;

niente ti può sconfiggere,

perché basta una carezza

a farti riconoscere. (Claudia)

Ti è piaciuta la preghiera di Claudia? Come hai visto Claudia prega Dio e insieme si chiede chi è Dio. Non è così anche per te?

Vedi, stai vivendo una fase della vita in cui ti vien voglia di buttare a mare il modo di pregare che ti hanno insegnato da piccolo. Non ti ci ritrovi più, come se indossassi un vestito di quando eri bambino. Cerchi un modo nuovo di pregare. Un modo più spontaneo, più vicino a te, come la preghiera di Claudia.

Queste pagine vogliono aiutarti in questa tua avventura. Prima di invitarti a leggere eccoti tre consigli. Primo consiglio: non abbandonare con troppa leggerezza il vecchio modo di pregare, ma rinnovalo continuamente.

Secondo consiglio: impegnati a vivere come Gesù. Solo se penserai come Gesù, solo se amerai come Gesù, solo se vivrai come Gesù, potrai anche pregare come lui. Terzo consiglio: non aver paura di fare a te stesso e ai tuoi genitori ed educatori delle domande su Dio e su te stesso. Solo se rinnoverai la tua fede in Dio e in Gesù potrai sentire il desiderio di pregare.

 

Una domanda curiosa

Pregare è un po' come parlare: bisogna essere almeno in due. Per pregare è necessario dunque credere che Dio esiste, e vuole parlare con noi.

Credere in Dio non è come credere in tuo padre o tua madre. Di tuo padre puoi dire: è lui, lo vedo, lo posso abbracciare, sento le sue parole.

E di Dio? Dio lo puoi sentire vicino, puoi parlargli, ma non come a tuo padre. Per sentire Dio vicino a te occorre credere. Credere anzitutto che esiste. Così prega Marina, ponendo a Dio una domanda curiosa, come riconosce lei stessa:

O Dio, io credo che tu esisti,

io credo in te, anche se non ho delle prove.

Io credo in te

perché le cose che mi stanno attorno:

la natura, il cielo, l'acqua, le stelle...

devono essere state create da un uomo così potente

che nessuno lo potrà mai superare. E l'uomo più potente di tutti sei tu, Signore.

Ma ti vorrei fare una domanda:

quando sei nato?

Lo so che è una domanda un po' curiosa,

ma avrai avuto pure tu

un primo giorno come tutti...

Io credo in te, Signore,

e vorrei che tutti gli uomini credessero in te,

perché così ci sarebbe

meno odio, egoismo, cattiveria...

Intanto vorrei che mi dessi una risposta

al mio dubbio (Marina)

 

«Un desiderio insopportabile mi tormenta da matti, la sera: Chi sono io? Chi è Dio?»

Se Dio esiste o meno non è facile da decidere. Occorre pensarci a lungo. Devi parlarne con gli altri, soprattutto i tuoi genitori, i tuoi educatori, gli animatori del tuo gruppo.

Alcuni ragazzi, anche perché i genitori non li aiutano, oggi si arrendono facilmente di fronte alle domande su Dio. Ci provano, ma poi si stancano. Pazienza; perdono una battaglia importante nella vita.

Tu non arrenderti, ma interrogati con serietà, come Roberto che così scrive:

La vita!

Io sono un bambino o quasi ragazzo

e voglio esporre le mie opinioni sulla vita.

Io vivo, tutti viviamo,

ma Dio vive, mah?

Vorrei tanto saperlo:

chi me lo può dire, chi?

Non so se credere in Dio o no,

e non so nemmeno se faccio bene

a scrivere Dio maiuscolo.

Nessuno conosce Dio

e forse nessuno lo conoscerà.

Chi è Dio?

Io sono indeciso se credere in Dio o no.

Chi è Dio?

Un desiderio insopportabile mi tormenta da matti, la sera:

quello di sapere chi è Dio e di che cosa è fatto.

Devo o non devo credere in Dio?

(Roberto)

 

E perché nel mondo c'è tanta cattiveria?

Non devi fare domande solo su Dio. Devi anche aprire gli occhi sul mondo in cui viviamo. Sulle guerre e sulla violenza. Sulla fame nel terzo mondo e sugli sprechi del mondo occidentale. Sulla solitudine a cui tanta gente è costretta.

Puoi credere seriamente in Dio, solo se rifletti seriamente su questi fatti.

Signore, perché mai nel mondo c'è tanta cattiveria?

Perché l'uomo che tu stesso hai creato ora si ribella a te?

Signore, ogni sera faccio le stesse domande

e vorrei che tu mi facessi capire il perché di tutto questo.

Signore, io non sono che

un piccolissimo atomo del mondo,

una piccolissima parte del mondo,

ma spero che tu mi ascolti:

a me non manca nulla,

fa' che sia così per tutti!

Grazie, Signore.

(Franco)

 

Solo chi ama cerca Dio veramente

Se vuoi cercare Dio la prima cosa da fare, come si è detto, è farti un sacco di domande su te stesso, sul male nel mondo, su Dio. Va bene; ma non basta! Solo chi ama cerca Dio veramente.

Non basta quindi che ti stringa la testa fra le mani e ti fermi per ore a riflettere. Occorre amare: uscire dal tuo guscio e dal tuo egoismo e metterti a servizio degli altri. Man mano che crescerai nell'amore ti sarà più facile sentirti amato da Dio e pregarlo.

Dio, io provo a cercarti,

provo a cercare l'amore.

Mi trovo davanti ad un bivio,

mi fermo e mi giro,

cammino e cammino e non ti trovo.

Ti ho implorato, ti ho cercato

ma non sento ancora la tua mano che mi guida.

Dio! Dio! ho pensato molte volte a te.

Sapessi come ti ho trovato molte volte nella natura,

nel ruscello, nelle piante,

mentre stavo ad ammirare la natura creata dalle tue mani.

Hai creato l'uomo e hai lasciato

che lui ti venisse a cercare.

Io, mio Dio, ti cerco,

tento di trovarti sotto forma di amore.

Sono una ragazza alla ricerca di me stessa,

alla ricerca dell'amore,

alla ricerca di Dio, di saper donare!

Tutte queste ricerche

hanno un punto solo: Dio!

(Stefania)

 

Ti ringrazio, Signore, perché mi sei vicino

Dio ti è vicino. Più vicino di quello che pensi. Lui solo possiede il grande segreto della vita; lui solo ne ha le chiavi.

A Dio tu sei legato con la tua stessa vita, con tutto quello che vivi. t dentro la tua vita di ogni giorno che puoi trovare Dio.

Prega con le parole di Paola che l'ha trovato e ne è felice:

Signore, ti ringrazio dei doni che mi hai fatto

in questo periodo un poco ombroso della mia vita:

sento che tu sei in me,

sento che tu mi sei vicino.

Ti ringrazio per le cose che mi fai capire:

in ogni persona, sia uomo sia donna,

c'è sempre qualcosa di molto bello, qualcosa di grande,

che solo tu, immenso Dio, puoi dare.

È un segreto chiuso

in qualcosa di grande, di bello e di vero

e solo tu ne hai le chiavi.

Siamo, sono unita a te

con un grande cordone che è la vita;

questa vita che è piena di amarezze,

ma anche di gioie, gioie mature.

Signore, lo so, noi tutti siamo

profondamente legati a te.

Signore, io ti considero

non come una persona più grande, più grande di me;

sì anche questo, ma sopra ogni cosa,

ti considero amico,

una persona che mi è sempre vicino,

anche nei momenti più scuri,

nei momenti in cui neppure l'amore dei genitori

può bastare e soddisfare.

Signore, ti ringrazio

per la persona che hai creato in me.

(Paola)

 

Una grande impresa: scoprire Dio in mezzo a noi

Vivere per amare: ecco la vita. Solo chi ama può scoprire che Dio è presente dappertutto. Anche nelle difficoltà. Quando noi soffriamo, lui soffre vicino a noi. Quando noi piangiamo, lui si commuove al nostro fianco.

Perché non interviene? Dio interviene, anche se non lo vedi. Chi è che rende una mamma capace di dare la vita per il suo bambino? Chi è che dà a tutti la forza per amare? Dio, solo lui.

Una grande impresa ti attende: scoprire che Dio è in mezzo a noi.

Dio, tu che sei in ogni cosa:

aiutami a scoprirti!

Quando ti avrò scoperto saprò che sei:

nel fratello

nello sport

negli ospedali

nei sacerdoti

nell'amicizia

nella povertà

nella miseria

nella natura

nella classe

nei compagni

nei professori

nel gioco

negli animali

nell'avventura

nello spazio

nella preghiera

nella fraternità

nella salvezza

nell'amore

negli uomini.

Io nel fratello ti vedo

nell'amore che ha:

lì scopro la tua presenza.

Io nello sport ti vedo

nell'unione della squadra:

lì scopro la tua presenza.

(Francesco)

 

«Io possa cavalcare verso di te, senza vergogna, Signore»

Tutti gli uomini, ognuno a suo modo, cercano Dio. Tantissimi in tutte le parti del mondo, in tutte le religioni lo pregano, lo invocano, lo ringraziano.

Lo ha invocato l'indiano che correva con il suo cavallo nella grande prateria:

Grande Spirito che sei nel vento, ascoltami.

Lasciami camminare nella bellezza dell'alba e dei tramonti rossi,

fa' che le mie mani uccidano

soltanto il necessario per vivere.

Fa' che io non sia superiore ai miei fratelli e che sappia,

presentandosi l'occasione, combattere con valore,

anche contro me stesso...

Perché, quando il sole tramonta,

io possa cavalcare verso di te,

sulle grandi praterie, senza vergogna.

Hanno invocato la pace di Dio i fedeli dell'Islam:

O Dio nostro!

Tu sei la pace, da te è la pace

e a te ritornerà la pace!

Facci vivere, Signore nostro, nella pace!

Fa' che entriamo nella tua misericordia,

nella casa della pace!

Tu sei benedetto, Signore nostro e altissimo,

o potente, o glorioso!

 

Ma qual è li vero volto di Dio e come pregarlo?

Abbiamo visto come tanta gente al mondo crede in Dio e lo prega. Ma qual è il vero volto di Dio e come pregarlo?

Noi cristiani sappiamo che il vero volto di Dio è quello di cui ci ha parlato Gesù.

Certo a tutti i popoli del mondo Dio ha svelato qualcosa di se stesso. Ma in Gesù noi abbiamo la rivelazione più profonda: Dio è nostro Padre.

Certo a tutti gli uomini di tutti i tempi Dio dà la forza e le parole per pregarlo. Ma noi crediamo che solo Gesù sa veramente pregare Dio. E solo Gesù sa insegnare a noi come pregare Dio Padre. Per questo diciamo sempre: «Signore Gesù, insegnaci a pregare!».

 

IL DIO DI GESÙ CRISTO

 

Dove scoprire Dio?

A volte ti chiedi: ma Dio è proprio come lo penso io? La domanda che fai è importante alla tua età. Ti ricordi quando, qualche anno fa, qualcuno dei tuoi amici parlava di Dio come di un grande vecchio con la barba? Alla tua età ti succede una cosa molto bella. Nel giro di alcuni anni cambi il modo di pensare, di parlare, di vivere. Con gli amici, con i tuoi cari, con tutti. Anche con Dio. Man mano che cresci e vedi cose nuove, ti poni anche la domanda: dove scoprire Dio?

E la domanda che si è posta anche Margherita e ha dato questa risposta:

Io scopro Dio:

nelle persone felici,

perché fanno le cose con amore;

nella natura,

perché egli è l'autore di tante meraviglie;

nei sofferenti,

perché dà loro la forza di superare la prova;

nei genitori,

perché ci danno il loro amore;

in tutte le cose belle;

in Gesù Cristo,

perché ci ha amati fino alla morte.

(Margherita)

 

La grande storia di Dio, di Gesù e di tutti gli uomini

Quel che ha detto Margherita lo dicono tutti i cristiani. Alla domanda: Dove scoprire Dio?, noi cristiani rispondiamo: In tutto quello che è attorno a noi, ma soprattutto in Gesù di Nazaret. Per noi Gesù è colui che ci ha parlato del vero volto di Dio. Anzi per noi Gesù è il figlio di Dio.

La storia di Gesù la conosci già. Eccola di nuovo, brevemente, come la racconta una grande preghiera della messa:

Ti ringraziamo, Padre santo,

che ci hai creati

perché possiamo vivere per te

e amarci come fratelli.

Tu ci hai donato il pensiero e la parola,

e ci chiami a condividere tra noi

le nostre difficoltà e le nostre speranze.

Per questo, lieti e riconoscenti,

ci uniamo a quanti in tutto il mondo credono in te,

e con gli angeli e i santi del cielo

cantiamo la tua lode.

Padre veramente santo,

pieno di bontà e di amore verso tutti,

noi ti lodiamo e ti ringraziamo

perché ci hai donato il tuo Figlio Gesù.

Egli è venuto tra gli uomini

che erano lontani da te e divisi tra loro

a causa del peccato.

Ha aperto i nostri occhi e il nostro cuore,

perché impariamo a riconoscere te, Padre di tutti,

e ad amarci tra noi del suo stesso amore.

(Preghiera eucaristica III per le Messe con i fanciulli)

 

Gesù ci conduce a Dio

Gesù è venuto sulla terra, Dio fatto uomo, per farci toccare con mano (ricordi il suo amore per i bambini, per i poveri, per i peccatori?) che Dio è nostro Padre. Prega Gesù riconoscendo che è lui la strada verso Dio Padre. Puoi pregare con le parole di Francesco:

Signore Gesù,

tu sei la luce del mondo:

chi ti segue non cammina nelle tenebre,

ma ha la luce della vita.

Noi crediamo sulla tua parola.

Il Padre, che ti ha mandato, ti dà testimonianza.

Più conosceremo e ameremo te,

più conosceremo e ameremo il Padre.

Non vogliamo meritare il rimprovero

di non conoscere né te né il Padre.

Splendi ai nostri occhi, riscalda il nostro cuore,

perché possiamo seguirti con gioiosa fedeltà

fino alla casa del Padre. Amen.

(Francesco)

 

Gesù, il figlio di Dio

Gesù ha potuto parlarci di Dio Padre, perché lui stesso è Dio fatto uomo.

Noi cristiani crediamo che Gesù è il figlio di Dio. A lui, che ha dato la sua vita per noi, rivolgiamo volentieri la nostra preghiera:

Signore Gesù,

tu che sei morto per noi,

tu che hai voluto essere crocifisso per noi,

tu che hai dimostrato di amarci

con tutto ciò che hai fatto,

con tutto ciò che hai detto,

aumenta la mia fede.

Io credo che tu sei il vero Dio,

che sei salito al cielo

per aprirci le porte del Paradiso.

Ma forse mi illudo di credere,

forse son solo parole...

Signore, ti prego, aumenta la mia fede.

(Anna Maria)

Sei un cristiano: credi in Gesù

Tu sei battezzato e ti dici cristiano. Cosa vuol dire cristiano?

Vuol dire che credi in Gesù, in quello che lui ha detto e fatto. E soprattutto credi che è morto per noi e dopo tre giorni è risorto.

Essere cristiano è un grande regalo che Dio ti ha fatto. Ogni giorno è giusto dirgli grazie:

Signore,

ti ringrazio di avermi fatta cristiana,

di avermi inserita nella tua chiesa.

Ti ringrazio per avermi aiutata a comportarmi

da «vera» cristiana, finora.

Signore, ti supplico,

ascolta questi miei ringraziamenti

e aiutami a non violare l'alleanza

che hai con me dal momento del Battesimo.

Signore, grazie!

(Susanna)

 

Sei un cristiano: con Gesù per un «mondo nuovo»

Non basta dire di credere in Gesù per essere cristiani. Tanti, purtroppo, lungo i secoli dicevano di essere cristiani, ma di fatto hanno provocato guerre, hanno ucciso, hanno oppresso i deboli e i poveri...

Sei cristiano se vivi, come ha vissuto Gesù, per costruire un «mondo nuovo». Per il «mondo nuovo» Gesù ha dato la sua vita.

Roberto, 12 anni, lo ha capito bene e ha scritto questa. preghiera, riconoscendo i suoi peccati:

Signore Gesù,

ho capito che quello che tu chiedi mi coinvolge

é, a volte, quando vedo che i miei tentativi

di condurre una vita migliore

cozzano contro il mio egoismo, mi scoraggio.

Ma tu mi aiuti a cambiare, mi vuoi bene

e mi accetti con tutti i miei limiti.

Ecco, questo è l'impegno che oggi vorrei prendere:

far sì che la mia vita

non sia vissuta solo per me.

Fa', o Signore, che gli altri possano trovare in me

non l'egoismo, non l'indifferenza,

ma la pazienza e l'amore.

Quell'amore che tu avevi per tutti,

quando sei venuto sulla terra

e che ancora hai per noi, anche per me.

(Roberto)

 

SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE

 

Il più grande comandamento

Un giorno i farisei si avvicinarono a Gesù. Uno di loro, per metterlo alla prova, lo interrogò dicendo: «Maestro, qual è il più grande comandamento?». Gesù rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22,34-39).

Cosa dunque è veramente importante a questo mondo? Amare Dio e amare gli altri, quelli vicino a noi e quelli più lontani.

Ma come amare Dio?

Qualcuno pensa che basti offrirgli ogni tanto delle preghiere.

Gesù è di parere diverso. Dio non lo si accontenta con parole. Gesù ha detto:

«Non tutti quelli che mi dicono: " Signore! Signore! ", entreranno nel regno di Dio. Vi entreranno soltanto quelli che fanno la volontà del Padre mio che è in cielo» (Mt 7,21).

 

Avevo fame e mi avete dato da mangiare

Ti ricordi il grande racconto del giudizio universale? Tutti gli uomini sono davanti a Gesù, giudice di tutti. Ci sono tutti: i buoni e i cattivi; i neri e i bianchi e i gialli; i cristiani e gli uomini di tutte le religioni. Anche quelli che non credono in Dio.

Gesù si rivolge ai buoni: «Bravi! - egli dice . Venite a casa mia, nel regno che io ho preparato per voi, perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere...».

Ricordi quello che dicono i buoni? «Ma, Signore, quando mai ti abbiamo incontrato sulla terra?».

E Gesù: «Quando voi avete dato da mangiare a un povero, l'avete dato a me. E quando siete andati a trovare un anziano solo o un bambino handicappato, siete venuti a trovare me. Siate dunque felici per sempre: entrate nel mio regno».

Tu chiedi: come amare Dio? Gesù ti dà la risposta: ami Dio quando ami tuo fratello. Vuoi bene a Dio quando vuoi bene a chi ti è vicino. E così il male che fai a un amico o a uno sconosciuto lo fai a Dio. Siamo sempre davanti a Dio, alla sua presenza.

 

Gesù pregava

Gesù ci ha insegnato un modo particolare per amare Dio: voler bene agli altri. A tutti, senza distinzione. Eppure Gesù non si accontentava di questo. Proprio lui, che ci ha amato fino a dare la sua vita per noi, proprio lui sentiva il bisogno di incontrarsi a tu per tu con Dio nella preghiera.

Un paio di volte il vangelo racconta che Gesù passava la notte in preghiera o si alzava al mattino presto per pregare. Gli piacevano i posti tranquilli, lontano dagli altri, per stare solo con Dio.

Gesù pregava ogni volta che doveva prendere una decisione importante. Così pregava quando venne battezzato nel fiume Giordano e decise di dedicare la sua vita ad annunciare che il regno di Dio sta per venire. Pregò quando scelse gli uomini per collaborare con lui. E pregò nell'orto del Getsemani: aveva paura della morte, ma la voleva affrontare per essere fedele a Dio e non piegarsi a coloro che lo odiavano perché difendeva i poveri e diceva che Dio è amico dei peccatori.

 

«Signore, insegnaci a pregare!»

Tante volte i suoi amici lo avevano visto allontanarsi da solo per pregare. «Chissà cosa dice Gesù a Dio», si dicevano tra loro. Un giorno si decisero e, quando tornò dalla preghiera, gli chiesero: «Maestro, insegnaci a pregare!». Allora Gesù disse loro:

«Padre nostro che sei in cielo,

fa' che tutti ti riconoscano come Dio,

che il tuo regno venga,

che la tua volontà si compia

in terra come in cielo.

Dacci oggi il pane necessario.

Perdona le nostre offese

come noi perdoniamo a chi ci ha offeso.

Fa' che non cadiamo nella tentazione,

ma liberaci dal maligno» (Mt 6,9-13).

Cosa chiedere a Dio nella preghiera? Tante volte non lo sai. E hai paura di chiedere cose stupide o sbagliate. Se preghi spesso usando la preghiera di Gesù, imparerai a chiedere cose vere, cose giuste.

Hai notato cotrte. Gesù chiama Dio? Lo chiama «Pa- dre». In realtà usava una parola ancora più bella, che in italiano si può tradurre con «babbo» o, se vuoi, «papà».

Da allora milioni e milioni di uomini, in tutti i tempi e in tutti i continenti si rivolgono a Dio con fiducia, senza paura, anche se con rispetto, perché è il nostro «papà».

 

Pregare con il cuore più che con le labbra

Gesù ha insegnato ai suoi amici una preghiera. Ma non voleva che essi confondessero la preghiera con il dire parole, una dopo l'altra. Per Gesù quel che conta è il cuore, da cui salgono le parole. Così un giorno, chiacchierando con gli amici, disse loro:

«Quando pregate non usate tante parole

come fanno i pagani:

essi pensano che a furia di parlare

Dio finirà per ascoltarli.

Voi non fate come loro,

perché Dio, vostro Padre,

sa di che cosa avete bisogno,

prima ancora che voi glielo domandiate»

(Mt 6,7-8).

 

Pregare con fiducia, sempre, senza stancarsi

Un altro giorno raccontò loro una parabola: «Supponiamo che uno di voi abbia un amico e che a mezzanotte vada da lui e gli dica: " Amico, prestami tre pani, perché è arrivato da me un amico di passaggio e in casa non ho nulla da dargli ". Supponiamo pure che quello dall'interno della sua casa gli risponda: " Non darmi fastidio: la porta di casa è già chiusa; io e i miei bambini siamo già a letto. Non posso alzarmi per darti quello che vuoi ". Ebbene, io vi dico: se quel tale non si alzerà a dargli il pane perché gli è amico, lo farà dandogli tutto quello che gli occorre perché l'altro insiste.

Perciò io vi dico: Chiedete e riceverete! Cercate e troverete! Bussate e la porta vi sarà aperta!» (Lc 11,5-9).

Cosa voleva dire Gesù con questa parabola? Rivolgersi a Dio con insistenza, chiedendogli ciò di cui abbiamo bisogno, è un segno di fiducia nella sua bontà. Quando siamo certi che una persona ci vuole veramente bene, non abbiamo paura di ripetere le nostre domande di aiuto.

Chi prega con fede, quando insiste nelle sue richieste, non lo fa per piegare Dio alla propria volontà, per «obbligarlo» a realizzare i propri desideri; cerca piuttosto di ottenere da lui la grazia di uniformare la propria volontà alla sua.

Anche quando sembra che Dio non risponda alle domande che gli sono rivolte, chi crede non perde la fiducia in lui: sa infatti che soltanto Dio conosce ciò che è veramente il bene per l'uomo e glielo concederà.

La «preghiera di domanda», poi, non elimina la nostra responsabilità e il nostro impegno: Dio non ci sostituisce, non fa quello che dovremmo fare noi. Così, pregare per la pace comporta che già noi stessi lavoriamo per la realizzazione della pace nel posto in cui siamo; pregare per chi soffre comporta il nostro impegno per alleviare o eliminare il suo dolore.

 

Pregare nella gioia

Pregare è faticoso. Come tante cose belle. Si può forse amare senza impegnarsi, senza fatica?

Se nella preghiera vedi solo la fatica, qualcosa non va. La preghiera nasce dalla gioia, da una gioia molto grande, come quella che provò un giorno Gesù, e pieno di Spirito Santo pregò:

«Ti ringrazio, o Padre,

Signore del cielo e della terra,

perché tu hai nascosto queste cose

ai grandi e ai sapienti

e le hai fatte conoscere ai piccoli» (Lc 10,21).

Ecco da dove nasce la preghiera: dall'aver ricevuto una «buona notizia» e dal provarne una grande gioia. Qual è la buona notizia? Dio ti vuole bene. Gesù ti vuole bene.

Questa è la buona notizia. Gesù dice che questa «buona notizia» Dio l'ha fatta conoscere ai «piccoli». Anche a te.

 

Pregare da soli

Altre volte Gesù spiegò ai suoi amici come e quando pregare.

Un giorno, ad esempio, irritato per il modo di fare di certa gente che pregava davanti a tutti, più che altro per farsi vedere, disse loro:

«Quando pregate, non fate come gli ipocriti che si mettono a pregare nelle sinagoghe

o negli angoli delle piazze

per farsi vedere dalla gente.

Tu invece, quando vuoi pregare,

entra in camera tua e chiudi la porta.

Poi, prega Dio,

presente anche in quel luogo nascosto» (Mt 6,5-6).

Posso farti una domanda? Tu, preghi da solo? Gesù, lo ricordi, ogni tanto si ritirava in un luogo solitario e pregava. Gesù invitava anche i suoi amici a trovarsi da soli per pregare. Tu lo fai? Sai trovare dei momenti, soprattutto al mattino e alla sera, per raccontare a Dio la tua giornata, le tue gioie, i tuoi piccoli e grandi problemi?

 

Pregare insieme

Gesù pregava spesso da solo e insisteva perché i suoi discepoli facessero altrettanto. Ma pregava anche con gli altri nelle sinagoghe e nel grande tempio di Gerusalemme.

Si ritrovava anche a pregare con i suoi discepoli. Con loro celebrava ogni anno la grande festa di Pasqua, quando gli Ebrei mangiavano l'agnello e ringraziavano Dio perché li aveva liberati dalla schiavitù dell'Egitto. Un giorno, per convincerli a pregare insieme, disse loro:

«Vi assicuro che se due di voi, in terra,

si troveranno d'accordo su ciò che devono fare

e chiederanno aiuto nella preghiera,

il Padre mio che è in cielo glielo concederà.

Perché se due o tre si riuniscono

per invocare il mio nome,

io sono in mezzo a loro» (Mt 18,19-20).

 

La preghiera dei primi cristiani

I discepoli non hanno dimenticato l'invito di Gesù a pregare insieme. Quando Gesù risorto torna in cielo, si trovano insieme con Maria, la mamma di Gesù, nel cenacolo, per attendere il dono dello Spirito Santo.

E lo Spirito scende su di loro. Li rende certi che Gesù è risorto e che risorgeranno quanti vivranno come lui. E dà loro il coraggio di gridarlo a tutti nella piazza di Gerusalemme, per le strade della Palestina, per il mondo intero. Fino ai nostri giorni; fino a noi; fino a te. Alla loro predicazione la gente si sente commossa e crede che Gesù è il figlio di Dio, fatto uomo, morto e risorto per i nostri peccati. Nascono le comunità cristiane, che lentamente si diffondono in tutto il mondo.

Ecco come Luca descrive il modo di vivere delle prime comunità cristiane:

«Essi ascoltavano con assiduità

l'insegnamento degli apostoli,

vivevano insieme fraternamente,

partecipavano alla Cena e pregavano insieme...

Tutti i credenti vivevano insieme

e mettevano in comune

tutto quello che possedevano...

Ogni giorno, tutti insieme, frequentavano il tempio.

Spezzavano il pane nelle loro case

e mangiavano con gioia e semplicità di cuore.

Lodavano Dio, ed erano benvisti da tutta la gente» (A t 2,42-47).

La preghiera, come vedi, occupa un posto di primo piano.

Cristiano è chi vive come ha vissuto Gesù. Ma non basta. Cristiano è chi si incontra con quanti credono in Gesù e prega con loro. Senza preghiera non si è cristiani.

 

Ad ogni generazione la sua preghiera

Da allora, dal giorno della Pentecoste in cui è nata la Chiesa, i cristiani hanno sempre pregato. Da soli e insieme.

Nella Chiesa antica si pregava spontaneamente, raccontando la storia di Gesù e i fatti della vita della comunità. Lentamente queste preghiere sono state raccolte e scritte e oggi abbiamo libri di preghiera per la messa, per il battesimo, per la penitenza...

Altre preghiere sono state inventate lungo i secoli. Intere biblioteche oggi sono piene di libri di preghiere delle generazioni cristiane.

Ora tocca a te, tocca a voi, alla vostra generazione. Che cosa racconterete a Dio nella preghiera? Cosa dirai tu a Dio oggi, domani, ogni giorno della tua vita? Qui presentiamo riflessioni e preghiere scritte da adulti e ragazzi della tua età che vogliono aiutarti a pregare.

L'augurio più bello che queste persone ti fanno è che impari a pregareRaccontando a Dio la tua storia e la grande storia di Gesù, tuo Salvatore.

Signore Gesù,

io sono un ragazzo come tanti altri,

e, come loro, non ti ho mai visto.

Appunto per questo desidererei tanto parlare con te,

discutere con te.

Finora non ho avuto molta fortuna,

infatti non mi si è presentata la possibilità;

ma ora che cresco sento il bisogno

di parlare con te,

anche se non posso vederti.

Veramente non avevo mai pensato

di rivolgerti la parola,

perché fino ad oggi ti ho tenuto in disparte.

Ma ora sento che ti ho trascurato

e che devo trovare il momento buono

per parlare con te.

(Massimo)

 

2. A PREGARE SI IMPARA

 

Perché pregare?

Te lo chiedi.

Forse non c'è risposta.

Come non c'è risposta

a un sacco di altre domande. Perché amare?

Non dirmi che vuoi bene

a tua mamma perché

ti fa da mangiare

e ti prepara il letto

dove dormire.

La mamma la ami

perché è bello

amare la mamma.

Non dirmi che ami gli amici

perché hanno il pallone o la bici

con cui giocare.

Un amico si ama

perché è bello

amare un amico.

Perché pregare allora?

Non dirmi che preghi solo

perché hai bisogno

dei favori di Dio.

Dio si prega perché

è bello amare Dio,

perché è bello pregare Dio.

Certo, a volte è faticoso.

Ma amare, lo sai,

anche se bello costa sempre fatica.

 

Indicazioni per l'animatore

Offriamo alcune piste per un lavoro di gruppo sulla preghiera. Pagine di catechesi che cercano di coinvolgere l'esperienza dei ragazzi, ma soprattutto spunti per introdurre alla preghiera mediante incontri che di volta in volta accentuano un particolare atteggiamento (lode, gioia, fiducia...) nel rapporto con Dio.

 

Una scelta: leggere e pregare II vangelo dl Luca

Per far loro capire la varietà di modi di pregare proponiamo alcuni personaggi del vangelo di Luca, che incarnano un modo preciso di essere davanti a Dio. Un modo di essere, prima che di pregare.

Questi i tre momenti del cammino che proponiamo:

Pregare è «avere dentro»

Prima che le parole sono gli atteggiamenti, i sentimenti e le emozioni a indicare la ricchezza dell'incontro con Gesù e della preghiera.

Pregare con le parole

La ricchezza dell'incontro tra le persone come dell'incontro con Dio è data anche dalla ricchezza del vocabolario con cui ci si esprime.

Pregare con il corpo

Non si incontra Gesù solo con la mente o con il cuore, ma con tutto il corpo. Noi non «abbiamo» un corpo, noi «siamo» un corpo, nel senso che ci realizziamo attraverso il corpo.

 

Il metodo dl lavoro In gruppo

Diamo una traccia veloce di come svolgere gli incontri: presentazione dell'atteggiamento di preghiera su cui si vuole riflettere; ricerca attiva su come quell'atteggiamento viene vissuto dai ragazzi nell'incontro con gli altri, mediante piccole inchieste, cartelloni, diapositive, mimi...; presentazione del personaggio di Luca che sintetizza l'atteggiamento e che introduce più da vicino al rapporto con Gesù; momento di riflessione per approfondire le motivazioni verso quell'atteggiamento nell'incontro con Gesù e nella preghiera; momento di preghiera, punto di arrivo di tutto il lavoro del gruppo.

 

PREGARE È «AVERE DENTRO»

 

Pregare.

Non è solo dire parole

ma «avere dentro», nel cuore.

Aver tanta gioia

ed esultare, come Maria, la madre di Gesù.

È meditare e assaporare

quello che Dio ha fatto e sta facendo per noi.

È avere dentro tanta fiducia

come un bambino in braccio a sua madre;

è avere dentro tanto coraggio

da giocare la vita insieme con lui.

È provare stupore e meraviglia di fronte all'uomo Gesù

che muore e risorge al terzo giorno.

È avere dentro tanta speranza

che finalmente cambino le cose per un mondo migliore.

È provare vergogna del poco amore

di chi ha un padre e se ne va,

di chi ha un amico ma non pensa che a sé.

È sentire bisogno di tendere la mano a lui

che ci guarda e ci incoraggia.

 

Pregare è «avere dentro»

MI SENTO PIENO DI GIOIA

La gioia cristiana nasce dalla Pasqua, dove trova due motivazioni complementari. La gioia nasce anzitutto dal sapere che Dio è con noi: la sua presenza e amicizia ci riempie di gioia. Ma soprattutto nasce dal sapere che Dio è al nostro fianco, combatte per noi nel duro cammino della nostra liberazione. La gioia diventa così un canto di vittoria per la grande Pasqua che Dio e l'uomo realizzano insieme.

Dialogo

- Raccontate qualche fatto della vostra vita in cui vi siete sentiti pieni di gioia perché qualcuno vi era vicino, o perché avevdte portato a termine un lavoro difficile.

- Da che cosa nasce la gioia in te e negli altri?

- Organizzate una mostra fotografica sulla gioia e sulla felicità che nasce dall'incontro e dall'amore tra le persone, o al termine di una grande impresa compiuta in comune.

- Discutete insieme: gli uomini di oggi sono contenti, sanno vivere la gioia?

Parola di Dio

Maria esplode in un grande canto di gioia (Lc 1,41-50).

Riflessione

- Preparate un cartellone: al centro scrivete una frase che dica che la preghiera è gioia; attorno mettete delle foto della messa e di altri incontri di preghiera in cui è più evidente la festa e la gioia. Ora chiedetevi: la vostra preghiera di gruppo e personale è davvero un momento di gioia?

- Nel vangelo di Luca, specialmente nei primi capitoli, ci sono altri personaggi che come Maria sono pieni di gioia ed entusiasmo. Quali e perché sono pieni di gioia?

- Che motivi può avere un ragazzo della vostra età per provare gioia nell'incontro con Dio? Cosa ha fatto Dio per voi? Fate il paragone tra la gioia di Maria e la vostra gioia. Siete contenti di essere cristiani?

Preghiera

- Scrivete una preghiera tutta vostra in cui parlate a Dio della gioia che provate perché vi ama e della gioia che provate perché Gesù ha dato tutto se stesso per noi.

- Per la preghiera di gruppo. Incominciate ad intervistare ragazzi, giovani e adulti sul perché un cristiano, anche nella difficoltà, non si sente mai completamente tris . Radunatevi per la preghiera. Anzitutto eseguite dei canti di festa. Dopo i canti pregate presentando i m ivi per cui i cristiani sono «uomini della gioia», co i come li avete raccolti nelle testimonianze. Dopo ogni intervento potete cantare un ritornello di gioia o ripetere le parole di Maria: «L'anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio». Ora lasciate un momento di silenzio in cui ognuno possa scrivere una preghiera per dire a Dio la sua gioia e il suo amore.

 

Pregare è «avere dentro

TROVO BELLO RIPENSARE CIÒ CHE DIO HA FATTO PER NOI

Le cose di poca importanza passano veloci e non ci si pensa più. Quelle che ci colpiscono ci tengono incatenati e ci costringono a ripensarci, a ritornarci su una, tre, dieci volte. E vi troviamo ogni volta qualcosa di nuovo, piacevole o doloroso che sia. Meditare è trovare gusto ad immergersi in quello che Dio ha fatto nella storia della salvezza dell'umanità, in cui noi siamo coinvolti.

Dialogo

- Qualche volta avete bisticciato con qualcuno e poi avete fatto pace: descrivete come sono andate le cose e i sentimenti che avete provato.

- Organizzate una mostra fotografica sulla meditazione nei paesi occidentali e in quelli orientali, cercando soprattutto foto di giovani.

Fra «meditare» e «pensare» ci sono delle differenze. Quali? Se non le trovate da soli, intervistate qualcuno che possa spiegarvele.

- Quando si parla di leggere e meditare il vangelo qualcuno dice: «Che noia. Tanto so già come va a finire!». Cosa rispondereste voi a chi dice così?

- In tutte le famiglie ci sono dei fatti, capitati magari molti anni prima, su cui tutti ritornano volentieri. Quando ci si ritrova tra parenti c'è sempre qualcuno che li racconta e tutti stanno a sentire, anche se sono cose raccontate molte volte. Capita anche a casa vostra? Come mai si raccontano sempre gli stessi fatti senza stancarsi?

Parola dl Dio

Maria medita ciò che Dio sta facendo per il popolo (Le 2,15-19).

Riflessione

- Come Maria anche voi fermatevi qualche momento per ripensare alle cose grandi e buone che Dio ha fatto per voi e per tutti gli uomini. Dio vi ama, vi vuole bene, nonostante tutti i vostri piccoli e grandi difetti.

- Scegliete un episodio della vita di Gesù e raccontatelo insieme, con calma, lasciandovi stupire e commuovere dalle cose che Gesù ha fatto.

- Fate un paio di minuti di completo silenzio, accompagnato magari solo da una musica tranquilla. Scendete nel profondo del vostro cuore e pensate a come Dio accompagna il vostro cammino di ragazzi e dimostra a sua fiducia in voi chiamandovi a collaborare con lui per fare un mondo dove regni l'amore e la pace.

Preghiera

- Potete trovare alcune parabole e incontri con Gesù. Leggete una di quelle parabole; dopo la lettura ognuno medita; infine insieme pregate.

- Prendete altre parabole e incontri con Gesù e scrivete voi stessi delle meditazioni.

 

Pregare è «avere dentro»

SENTO FIDUCIA IN GESÙ

Avere fede non è credere delle parole ma in una persona.

fidarsi di una persona. La fiducia in Dio non è cieca, ma nasce dall'aver toccato con mano che il suo amore per noi è stato tanto grande da mandare il suo Figlio, uomo fra gli uomini, per farci ritrovare la nostra dignità di creature e di figli di Dio. La fiducia nasce dall'aver sperimentato un Dio «liberatore».

Dialogo

- Papà e mamma hanno fiducia in voi? Perché? Conoscete qualche compagno di cui gli altri non si fidano? Perché?

- Vi è capitato di sentirvi dire: «Di te non mi fido»? Cosa avete provato dentro di voi in quel momento? Ricordate qualche occasione in cui vi è stato affidato un compito difficile e voi ne siete stati felici, vi sentivate quasi degli eroi?

- Perché si ha fiducia solo in alcune persone, ad esempio i genitori? Cosa hanno fatto queste persone per meritare la fiducia?

- Organizzate un cartellone con foto e brevi frasi di commento sulla fiducia/sfiducia tra le persone. Quali possono essere le foto più belle della fiducia tra le persone?

Parola di Dio

Pietro butta le reti secondo quello che ha detto Gesù (Lc 5,4-6).

Riflessione

- Pietro è un esperto pescatore. Perché, anche se con un po' di incertezza, butta le reti dalla parte che gli ha detto Gesù? Da dove nasce la sua fiducia in Gesù? Per capire date uno sguardo alle pagine del vangelo che precedono la pesca miracolosa.

- Chiedetevi: Cosa vuol dire avere fiducia in Gesù? Cosa ha fatto Gesù per meritarsi la tua fiducia? Tu hai fiducia in Gesù?

- Commentate con delle foto questa frase del salmo 130: «Io sono tranquillo e sereno come un bambino svezzato in braccio a sua madre; come un bambino svezzato è in me l'anima mia tra le braccia di Dio».

Ora fate qualche minuto di silenzio e rileggete più volte la frase del salmo.

Preghiera

- Fate un incontro di preghiera in tre momenti: leggete Lc 12,22-31; meditate per qualche istante in silenzio; uno legge le parole del salmo 130 e poi tutti lentamente le ripetono.

- Poiché Dio è al nostro fianco noi non abbiamo paura della vita, ma la affrontiamo con serenità. Fate un cartellone in cui rappresentéte le paure del mondo di oggi e dei giovani in particoUre (paura della morte, paura della solitudine, paura di diventare vecchi, paura della distruzione del mondo...). Al centro scrivete questa frase di Isaia: «Può forse una donna dimenticarsi del suo bambino? Ebbene, anche se questo capitasse io non mi dimenticherò mai di voi». Potete fare una preghiera: uno descrive ad una ad una le paure dell'uomo (commentando le foto del cartellone) e voi rispondete con la frase di Isaia.

 

Pregare è «avere dentro»

GESÙ, UN PERSONAGGIO SEMPRE NUOVO

Il ragazzo si trova nell'età in cui comincia a trovare noiosa e monotona la figura di Gesù che gli era stata presentata da bambino. La trova scontata.

Solo un avvicinamento più ricco alle imprese di Gesù potrà far nascere in lui una forte ammirazione per questo personaggio. E la meraviglia, il senso di stupore sono alla base anche della possibilità di pregare in maniera nuova.

Dialogo

- Raccontate qualche fatto in cui vi siete sentiti pieni di meraviglia per le imprese raccontate da qualche persona a voi cara (il papà quando era giovane, il nonno ai suoi tempi...) o da altri.

- Pensate ai vostri cari e agli amici, e chiedetevi se per qualcuno di loro c'è stato un momento in cui vi siete detti pieni di stupore: «Non avrei mai pensato che... fosse così (bravo, cattivo, intelligente...)!». Raccontate il fatto, facendo attenzione a dire ciò che di bello o di brutto vi aveva fatto meraviglia.

- Vi accorgete di ciò che di bello e di buono, di brutto e di cattivo avviene nel vostro piccolo mondo? Vi capita di dire: «Che bello!», davanti al sole che sorge o tramonta, davanti al mare o a una montagna?

Parola di Dio

Paura e meraviglia di fronte a quello che compie Gesù (Lc 8,22-25).

Riflessione

- Gli apostoli, dopo che Gesù calma la tempesta, sono pieni di timore e di meraviglia. Nel vangelo molto spesso si parla di meraviglia e di stupore per quello che fa Gesù. Tu provi meraviglia per quello che ha fatto Gesù? Quando leggi il vangelo ti lasci prendere dalla commozione?

- Organizzate una mostra fotografica in cui presentate le varie immagini di Gesù dipinte dai pittori lungo i secoli. Vi accorgerete come ogni pittore ha dipinto Gesù cogliendo un sentimento, un gesto diverso. Ogni pittore ha cercato di dipingere qualcosa di «nuovo» di Gesù. Se doveste dipingere voi un quadro di Gesù, che cosa vi piacerebbe rappresentare di nuovo rispetto agli altri artisti? Chiedetevelo in silenzio osservando i disegni.

- Quali sono i fatti della vita di Gesù che più ti piacciono e perché? Cosa provi dentro di te quando ci pensi?

Preghiera

- Cercate nel vangelo alcuni episodi della vita di Gesù, quelli che suscitano più meraviglia.

Tra tutti sceglietene uno. Ora raccoglietevi per pregare. Se possibile mettete della musica che crei un clima di silenzio e di preghiera. Leggete il fatto. Ora state in silenzio e lasciate nascere in voi sentimenti di stupore e meraviglia per Gesù.

- Altra proposta. Si scelgono diversi fatti del vangelo. Ci si divide a gruppi di due o tre (non di più). Ogni gruppo sceglie un fatto e si chiede perché quel fatto suscita meraviglia di fronte a Gesù.

Ora pregate. Ogni gruppo racconta brevemente rivolgendosi direttamente a Dio il fatto della vita di Gesù che ha scelto e i motivi di stupore che vi ha trovato. Dopo ogni intervento si canta un breve ritornello (o la strofa di un canto), oppure si prega dicendo: «Tu ci riempi sempre di meraviglia, o Signore».

 

Pregare è «avere dentro»

DESIDERIO DI UN MONDO MIGLIORE

La parola di Dio ci costringe a una conversione permanente. Conversione è accettare di inserirsi nel piano di salvezza che Dio sta attuando per tutti gli uomini e comporta l'attesa di

un mondo di giustizia e di amore. L'attesa di salvezza non è passivo attendere, ma decisione attiva di collaborare con quel Dio che già oggi sta costruendo cieli nuovi e terra nuova, cieli e terra di comunione tra Dio e gli uomini e degli uomini fra loro.

Dialogo

- Avete mai aspettato a lungo una persona cara che non arrivava mai? Quali erano i vostri sentimenti mentre attendevate?

- Presentate su un grande cartellone le attese «buone» e le attese «cattive» dei ragazzi della vostra età. Quali sono le vostre attese? Cosa volete dalla vita? Potete dire di desiderare un mondo migliore per tutti? Vi interessate dei problemi dei poveri, della fame nel mondo? Cosa provate quando riflettete su questi fatti?

- Da giornali e riviste ritagliate foto e notizie relative a uomini e donne che in questi anni hanno dimostrato concretamente di volere un mondo nuovo, un mondo più giusto. Sullo stesso cartellone scrivete una frase che esprima il vostro desiderio di imitarli e di fare anche voi qualcosa perché tutti abbiano giustizia e amore.

Parola di Dio

Il vecchio Simeone attende la salvezza di Dio e la incontra (Lc 2,25-32).

Riflessione

- Sei cristiano se credi in Gesù, nelle sue parole, ma soprattutto se desideri quello che Gesù ha desiderato, fino a dare la sua vita. Ti senti dalla parte di Gesù nel soffrire con chi soffre, nel piangere con chi piange, nel desiderare giustizia per chi è sfruttato, nel lottare con chi lotta per un mondo più giusto?

- Certi ragazzi non impareranno mai a pregare perché non desiderano un mondo più buono come lo ha desiderato Gesù. Se tu vuoi imparare a pregare impara a volere, a desiderare un mondo più giusto.

 - Certo in giro si vedono tante ingiustizie. Eppure noi cristiani crediamo che è possibile cambiare le cose. Medita con calma il fatto del vecchio Simeone e le sue parole.

Preghiera

- Nel vostro quartiere, nella vostra città, nel mondo intero ci sono tanti poveri che attendono la giustizia. In un cartellone presentate queste tragiche situazioni. AI centro scrivete: «I poveri attendono la salvezza». Sotto scrivete una breve frase in cui dite di volere collaborare con Dio per fare un «mondo nuovo».

Ora pregate. Elencate i diversi mali del mondo di oggi. Ogni volta il gruppo risponde: «Signore, noi desideriamo un mondo più bello e più buono: noi vogliamo costruirlo con te!».

- Lasciate qualche minuto di silenzio perché ognuno possa scrivere una preghiera in cui dice la sua amicizia con Gesù e davanti a lui si interroga su cosa si attende e vuole dal proprio futuro.

 

Pregare è «avere dentro»

SENTO DI NON ESSERE ABBASTANZA AMICO DI GESÙ

Il peccato non è tanto fare qualcosa che non va bene, quanto tradire l'amore e la fiducia di Dio in noi. Una mancanza di fedeltà, dunque.

Il cristiano si sente sempre peccatore perché il suo giudizio non nasce dall'inventario di ciò che fa, ma da quello di ciò che non fa ancora. E il sentirsi peccatore trova fondamento nel confronto tra l'amore di Dio per noi e il modo con cui noi rispondiamo a tale amore.

Dialogo

- Tu hai dei compagni. Cosa dicono di te, che sei un «amico»? Ti chiedi qualche volta se sei veramente amico dei tuoi compagni di scuola e di gioco?

- Se vuoi bene a qualcuno ti fa piacere fare le cose che loro desiderano. Non per niente si dice: «Chi va con lo zoppo impara a zoppicare». Tu puoi dire che sei un amico?

- Pensa a quanto i tuoi cari ti vogliono bene. Il loro affetto è spesso così grande che tu non sai come ricambiarlo. Puoi dire che cerchi di corrispondere al loro amore per te?

- Fate un cartellone. Al centro scrivete: «Amicizia è...». Ora discutete e quando siete d'accordo su una frase scrivetela sul cartellone.

Parola di Dio

Di fronte a Gesù, Pietro si sente peccatore (Lc 5,4-8).

Riflessione

- Rifletti sull'episodio della pesca miracolosa. Perché Pietro si butta ai piedi di Gesù e dice: «Allontanati da me, perché io sono un peccatore»? Pietro ha forse fatto qualcosa di male per dire «sono un peccatore»? Che risposta dare? Si può rispondere che Pietro si sente peccatore non perché ha fatto del male, ma perché non si sente buono come Gesù?

- Se vuoi bene ad un amico cerchi di imitarlo. Puoi dire che ti sforzi di imitare Gesù e diventare buono come lui?

- Fermati un istante in silenzio e pensa a questa frase: «Se penso a tutto il bene che mi vuole mia mamma, mi sento ingrato». Quando hai finito questa frase continua: «Se penso a tutto il bene che mi vuole Gesù, mi sento peccatore». Si sa di essere peccatori quando si pensa al grande amore che Gesù ha per noi.

Preghiera

- Interpretate con un mimo la parabola del padre che perdona il figlio.

- Scrivete una preghiera in cui ricordate a Gesù e a voi stessi tutto quello che Gesù ha fatto per voi e in cui gli confidate... che vi sentite un poco come «il figlio prodigo».

- Il salmo 50 descrive quello che siamo noi uomini, di fronte all'amore di Dio. Pregatelo insieme, dopo aver cercato di capire ciò che vuol dire.

 

Pregare è «avere dentro»

SENTO BISOGNO CHE GESÙ MI AIUTI

Il sentire bisogno di Gesù non nasce solo dal guardare con occhi disincantati la nostra povertà, ma anche dal credere che Dio ci ha già aiutati fin dal giorno della nostra nascita e della nascita dell'umanità.

La consapevolezza dell'aiuto già ricevuto da noi o dagli altri ci fa sentire acuto il bisogno di Dio nelle difficoltà della vita.

Dialogo

- Voi avete bisogno di qualcuno? Fate l'elenco delle persone che in un modo o nell'altro, nel giro di una giornata, vi aiutano.

- Vi è capitato qualche volta di essere nei pasticci e aver sentito il bisogno che qualcuno vi aiutasse? Raccontate.

- In che cosa vorreste che qualcuno vi aiutasse? Cosa vi sta più a cuore? Non limitatevi alle cose superficiali e stupide.

Parola dl Dio

Chi si riconosce povero sente bisogno che Dio l'aiuti (Le 18,36-42).

Riflessione

- Chi pensa solo a se stesso non ha molto bisogno che qualcuno lo aiuti. Cosa vuoi tu dalla vita di così grande e difficile da aver bisogno dell'aiuto non solo degli uomini ma anche di Dio?

- Come il cieco del vangelo anche tu sei malato «dentro». Quali sono le «malattie» da cui solo Gesù può liberarti? Pensaci un istante e poi prega, ripetendo con calma la preghiera del cieco («Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me») o altra simile.

- Proiettate una decina di. diapositive che presentino i grandi problemi dell'umanità a cui la vostra generazione è chiamata a rispondere. In silenzio interrogatevi, ognuno per proprio conto, su cosa siete disposti a fare per rendere nuovo il mondo. Ora pregate perché il Signore vi aiuti nella vostra difficile e grande impresa.

Preghiera

- Leggete il vangelo del cieco che viene guarito da Gesù. Ora leggete con calma questa poesia di un bambino handicappato:

«Io

sono

come un bambino morto.

Andrea

mi chiamo

e ho tredici anni.

Sto

sempre

solo!

Vorrei qualche amico.

Con me non gioca nessuno

perché

sono spastico».

(La poesia è stata dettata da Andrea ad un amico).

Ora pregate chiedendo a Dio di essere capaci di accorgervi della sofferenza degli altri e di aiutarvi a diventare amici di chi soffre ed è solo.

- Leggete il vangelo del cieco guarito da Gesù. Poi in silenzio chiedetevi in che cosa voi avete bisogno di Gesù. Ora scrivete una preghiera indirizzata a Gesù.

- Pregate con il salmo 62.

 

PREGARE CON LE PAROLE

 

La preghiera è una sinfonia.

Non si può fare una sinfonia con un solo strumento.

Non si può pregare solo chiedendo aiuto.

Pregare è...

Lodare Dio con l'entusiasmo dei pastori

che hanno visto Gesù nella mangiatoia.

Ringraziare Dio

con la gioia del lebbroso risanato da Gesù.

Raccontare a tutti le meraviglie

che Dio compie per noi, suo popolo.

Riconoscersi peccatore con la commozione

del figlio che abbraccia il padre che lo perdona.

Riconoscere con la fermezza di Pietro

che Gesù è il nostro salvatore.

Interrogare Gesù su che fare nella vita

come lo interroga il giovane ricco.

Dire di sì all'invito di Dio

con Maria che si dichiara serva del Signore.

Invocare Dio e chiedergli aiuto

con la fede del lebbroso che supplica Gesù.

 

Pregare è «lodare Dio»

I PASTORI, VISTO IL BAMBINO, SE NE TORNARONO LODANDO DIO

Pur ritrovandosi spesso in un unico movimento, lode e ringraziamento non sono lo stesso atteggiamento interiore. La lode si riferisce più alla presenza di Dio che ai suoi doni; è staccata da un contesto preciso e canta Dio perché egli è giusto, grande, buono, fedele, santo. La lode è vicina all'adorazione e all'estasi. Può avere per oggetto, oltre a Dio in sé, le bellezze del creato come manifestazione della grandezza e segno della sua presenza.

Dialogo

- Qualche volta vi è capitato di lodare qualcuno o almeno avete assistito a qualche scena in cui uno viene lodato? Provate a ricostruire la scena cercando di scoprire cosa vuol dire «lodare» una persona, un ragazzo.

- C'è tra di voi qualcuno che merita di essere lodato? Immaginate di dover fare un discorso per lodarlo. Che direste?

- C'è differenza tra lodare e ringraziare? Quale?

Parola di Dio

I pastori lodano Dio (Lc 2,17-20).

Riflessione

- Perché i pastori lodano Dio? Essi sono povera gente che improvvisamente viene coinvolta in un fatto grandioso: angeli che cantano, un bambino che è il Salvatore. Essi sono presi dalla gioia e dalla commozione. La meraviglia e l'emozione si esprimono in canti di lode e in esclamazioni gioiose.

- La lode a Dio nasce da un cuore puro e generoso che contempla quanto Dio è buono, grande, pieno di amore, giusto. Tu sai lodare Dio?

- Guardando la natura: i fiori, le montagne, il mare..., sei capace di lodare Dio per le cose belle che ha creato?

Preghiera

- Proiettate, molto lentamente e nel silenzio generale, alcune diapositive sulla natura, per esempio sui fiori o sui paesaggi di montagna, e dopo scrivete una preghiera di lode a Dio che ha creato il cielo e la terra. Potete fare allo stesso modo usando delle diapositive sulle meraviglie del corpo umano.

- Pregate insieme con il salmo 148.

- Pregate con il «Cantico delle creature» di san Francesco. 

 

Pregare è «ringraziare Dio»

IL LEBBROSO GUARITO SI GETTÒ AI PIEDI DI GESÙ PER RINGRAZIARLO

Lodare Dio significa esaltare la sua grandezza in genere; ringraziarlo significa proclamare le meraviglie compiute per noi nella storia della salvezza. Il ringraziamento va di pari passo con la rivelazione storica ed è la nostra risposta più matura all'intervento di Dio.

Ogni domenica ci raduniamo per rendere grazie a Dio e lo facciamo raccontando la storia di Gesù e la sua Pasqua dalla morte alla vita e raccontando insieme la nostra storia, la storia dell'umanità, come grande esodo dalla schiavitù alla libertà.

Dialogo

- Ricordate dei momenti in cui avete ringraziato i genitori o altre persone? Perché lo avete fatto? Ricostruite la scena.

- C'è qualcuno del vostro gruppo che merita di essere ringraziato? Come ringraziarlo? Colui che terrà il discorso di ringraziamento che cosa dovrà dire? t da tener presente che non si consegna... la medaglia al valor civile, senza ricordare l'eroica impresa che l'ha fatta meritare.

- Siete capaci di riconoscere tutto il bene che gli altri vi vogliono e sapete ringraziarli, oppure trovate giusto che tutti stiano ai vostri piedi pronti a servirvi?

Parola di Dio

Un lebbroso ringrazia Gesù che lo ha guarito (Lc 17, 12-16).

Riflessione

- Il lebbroso ringrazia Gesù perché lo ha guarito. Ringraziare è la risposta più bella a chi ci ha fatto un regalo o un favore. Tu dici grazie a papà e mamma per tutto quello che essi fanno per te. Sai dire grazie anche a Dio?

- Perché ringraziare Dio? Perché noi uomini eravamo schiavi del peccato, incapaci di amare, ma Dio non ci ha abbandonato. Ha mandato Gesù per liberarci. Ed ora siamo figli di Dio e possiamo ricambiare il suo amore. Il nostro grazie nasce di qui.

- Dire grazie è un modo bellissimo di pregare. Tu preghi ringraziando? Nella preghiera «chiedi» o anche «ringrazi»?

Preghiera

- Nel vangelo di Luca è riportato il grande canto di Maria che ringrazia Dio per tutto quello che ha fatto per noi uomini, per i poveri soprattutto. Leggetelo con calma e meditatelo cercando di capire i motivi per cui Maria loda e ringrazia Dio. Ora potete pregare recitando o, meglio ancora, cantando il «Cantico di Maria».

- Scrivete una preghiera personale di ringraziamento a Dio per tutto quello che fino ad oggi ha fatto per voi.

- Preparate un cartellone con al centro una grande scritta: «Grazie». Ora state tutti in silenzio. Ognuno prega ringraziando Dio. Chi desidera può alzarsi e andare a scrivere sul cartellone, brevemente, un motivo per dire grazie a Dio. Gli altri intanto cantano.

- Ad un certo punto della messa il sacerdote si rivolge a voi e dice: «In alto i nostri cuori... Rendiamo grazie al Signore... t veramente cosa buona e giusta renderti grazie...». Perché non pregate con quelle parole inventando voi i motivi per lodare e ringraziare Dio? Potete terminare invitando tutta la terra ad unirsi a voi nel canto del Santo.

 

Pregare è «raccontare quanto Dio ha fatto»

RITORNÒ A CASA RACCONTANDO CIÒ CHE GESÙ AVEVA FATTO

Nella preghiera cristiana è centrale il raccontare ciò che Dio ha fatto per noi. Tutto è incentrato sul fare «memoria» della storia di Gesù e della nostra. Non siamo però di fronte tanto a un narrare puro e semplice quanto a un rivivere.

Per lodare Dio raccontiamo le meraviglie della creazione. Per ringraziare il Padre raccontiamo la storia della salvezza.

Dialogo

- Se un amico ti fa un grosso favore è giusto che tu lo racconti agli altri amici e ai tuoi cari. Purtroppo ci sono dei ragazzi che non sanno riconoscere i favori che ricevono. Tu sei uno di quelli?

- Ricordate insieme i fatti più belli e importanti della vostra vita di gruppo negli ultimi mesi. L'importante è che ci si impegni perché il racconto sia davvero di tutti.

- Sarà capitato anche a voi di sentire il nonno o il papà raccontare dei fatti capitati a loro quando erano giovani. Ne ricordate qualcuno? E voi sapete stare ad ascoltare?

- Avete mai invitato i vostri amici di gruppo a raccontare la loro storia, di quando erano piccoli? Perché non organizzate una piccola mostra fotografica della vostra infanzia portando ognuno una foto di quando era piccolo e commentandola insieme?

Parola di Dio

Un poveraccio «racconta» come Gesù lo ha guarito (Lc 8,37-39).

Riflessione

- Pregare non è solo chiedere dei favori o ringraziare. Pregare è anche raccontare a Dio i fatti piccoli e grandi della tua vita, della vita di quanti ti sono vicino e di tutto il mondo. Puoi dire che nella tua preghiera personale racconti a Dio quello che ti succede?

- Che motivi hai per lodare Dio? Fermati una notte a contemplare le stelle e poi loda Dio dicendogli che ha fatto cose stupende. Ricordando la bellezza delle montagne e del mare, la meraviglia nell'osservare un insetto o un fiore al microscopio, loda Dio dicendo che ha fatto cose belle e che è grande, buono, paziente con tutti.

- Che motivi hai per ringraziare Gesù? Egli ti ama e per tuo amore ha accettato di soffrire, per liberarti dal peccato. Sei figlio di Dio, chiamato a vincere il peccato. Ringrazia raccontando quello che lui ha fatto per te e per tutti gli uomini.

Preghiera

- Prendete una grande carta geografica della Palestina ai tempi di Gesù. Ora cercate i nomi delle città e paesi che conoscete e raccontate qualche fatto della vita di Gesù capitato in quel paese o in quella città. Al termine pregate con un salmo di ringraziamento. Potete anche pregare dicendo voi i motivi del grazie riferiti alla vita di Gesù, mentre gli altri rispondono dicendo: «Grazie per il tuo amore per noi, Signore Gesù».

- Scrivete una lettera-preghiera tutta vostra in cui raccontate la vostra vita a Gesù.

- Un incontro di preghiera molto bello può essere quello in cui ognuno è invitato a raccontare e presentare brevemente se stesso davanti a Dio e agli amici. Naturalmente è bene che qualcuno racconti anche qualche fatto della vita di Gesù.

- Prendete il giornale di oggi e raccontate a Dio i fatti belli e meno belli che vi sono riportati.

 

Pregare è «riconoscersi peccatori»

«PADRE, HO PECCATO CONTRO DI TE»

Pregare è incontrarci con Dio. È nel confrontarci con lui, col suo amore per noi, che ci sentiamo «peccatori». Peccare non è tanto fare qualcosa o no, ma tradire una persona che ci ama. Quando nella preghiera ricordiamo quello che Dio ha fatto per noi, non ci resta che gettarci ai suoi piedi e riconoscere la superficialità della nostra risposta.

Dialogo

- Sapete riconoscere i vostri errori con gli amici, i genitori, gli educatori o vi difendete sempre, magari dicendo bugie, anche quando avete torto?

- Quali sono i peccati più grossi della vostra classe, del vostro gruppo, della vostra famiglia?

- Di fronte ai grandi mali della nostra società, vi sentite un poco colpevoli anche voi (pensate ai soldi che sprecate, ai vestiti sempre nuovi..., ai capricci nel mangiare...) oppure voi vi sentite con le mani pulite?

- Sapete riconoscere i vostri sbagli oppure cercate di scaricare la colpa, come fanno tanti giovani, sugli altri, sulla società, sul sistema?

Parola di Dio

Un figlio si riconosce peccatore di fronte a suo padre (Lc 15,15-21).

Riflessione

- Il peccato non è solo fare qualcosa di male. Il peccato è soprattutto non essere buoni come Dio ci vuole, non essere buoni come Gesù. Solo se pensi a quanto Gesù ha fatto per te, ti rendi conto che tu sei un ingrato che tradisce spesso la sua amicizia.

- Tanta gente sbaglia e commette errori. Ma sono pochi quelli che ammettono i loro errori.

- Dio Padre sa che noi siamo peccatori, che certe volte tradiamo la sua fiducia in noi. Ma per essere perdonati è necessario che noi riconosciamo il nostro peccato e domandiamo perdono.

- Fermati qualche istante in silenzio. Ripensa alle volte in cui non sei stato fedele all'amicizia con Dio e prega: «padre, ho peccato contro di te, tradendo la tua fiducia e il tuo amore. Perdonami, o Padre».

- Ti confessi abbastanza? Ti confessi bene? La confessione è un termometro che ti dice fino a che punto sai riconoscere i tuoi peccati.

Preghiera

- Rivivete insieme il rito penitenziale dell'inizio della messa

- Inventate una preghiera in cui ognuno chiede perdono a Dio di qualche peccato, mentre gli altri ripetono: «Padre, abbiamo peccato contro il cielo e contro di te...». Si può terminare con un abbraccio di perdono reciproco.

- Pregate insieme il salmo 50.

- Scrivete delle preghiere personali in cui domandate perdono dei vostri peccati.

- Su un grande cartellone (o con delle diapositive) presentate alcuni peccati del mondo moderno. Riconoscete che anche voi, nel vostro piccolo, siete responsabili di questi peccati del mondo. Poi chi desidera può chiedere perdono per uno dei peccati presentati, mentre gli altri rispondono dicendo: «Perdona a noi e al mondo intero, Signore, l'odio e l'egoismo».

 

Pregare è «riconoscere che Gesù è il Cristo»

ALLORA PIETRO DISSE: «TU SEI IL CRISTO!»

Credere non è l'accettazione intellettuale di un elenco di verità, ma il riconoscere nell'uomo chiamato Gesù l'uomo che viene da Dio, il figlio di Dio.

Pregare è allora affermare di fronte agli altri (che fanno da testimoni) che le opere che Gesù ha compiuto attestano che è il figlio di Dio.

Dialogo

- «Dai frutti conoscete la pianta»: elencate tre azioni che siano tipiche di un vostro amico e poi fate indovinare a qualcuno di chi si parla.

- «È tutto suo padre»: ricostruite una scenetta in cui prima fate vedere il modo di comportarsi di un papà e poi come suo figlio... lo imita. Cosa concludete?

- Leggete la pagina di vangelo qui sotto. Ricostruite la scena. Dopo che Pietro dice: «Tu sei il Cristo», immaginate che Gesù faccia ancora questa domanda: «E perché dite che sono il Cristo (cioè l'uomo mandato da Dio)?». Per rispondere cercate nel vangelo dei fatti che vi permettano di dire: «Io riconosco che tu sei il Cristo, perché questi fatti li può compiere solo Dio e colui che è mandato da Dio».

Parola di Dio

Pietro confessa che Gesù è il Salvatore (Le 9,18-20).

Riflessione

- La confessione di Pietro che riconosce in Gesù il Messia non è fiore spuntato improvvisamente e senza un perché. Nessuno può dire che Gesù è mandato da Dio se Dio non glielo fa dire. E poi Pietro è stato spettatore attento di molti miracoli che non potevano essere fatti che da Dio.

- Prima di poter dire: «Credo che Gesù è il figlio di Dio» ricorda che è lo Spirito Santo che ti aiuta a dirlo.

- Nella preghiera un momento importante è quello in cui ti metti davanti a Gesù e gli dici: «Credo in te perché mi ami e hai dato la tua vita perché io diventassi figlio di Dio».

Ma c'è anche un momento in cui noi tutti insieme riconosciamo quello che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, ha fatto e sta facendo oggi per noi. Quando?

Preghiera

- Recitate insieme il Credo della messa.

- Potete fare anche una preghiera in cui rispondete:

 «Noi crediamo che sei il Figlio di Dio». Le strofe possono essere: perché hai risuscitato Lazzaro... perché hai ridato la vista al cieco nato...

 

Pregare è «fare domande a Gesù»

E IL GIOVANE DISSE: «MAESTRO BUONO, COSA DEVO FARE?»

Nella preghiera la nostra vita reagisce con la parola di Dio. Dio rivela all'uomo il significato profondo della sua esistenza, la sua identità. Di fronte a tale rivelazione sorge spontaneo l'interrogativo: Che cosa devo fare? A questo punto la nostra vita viene confrontata con l'esistenza del Cristo. Nella contemplazione del Cristo l'interrogativo trova la sua risposta, anche se rimane ancora all'uomo il compito di decidere come dare una dimensione «pasquale» alla sua esistenza.

Dialogo

- Nel vostro gruppo siete tutti degli esperti. Chi è un cannone in matematica e chi nel... calcio.

Anche Gesù fa parte del vostro gruppo. Di che cosa lo considerate esperto? Quali sono le domande da fare a lui? Provate a farne un elenco e, dopo, cercate di rispondere come Gesù nel vangelo.

- Immaginate di fare una intervista a Gesù: «Signore, che devo farne della vita che mi hai dato? Chi è il ragazzo veramente in gamba secondo te?». Cercate di rispondere, tenendo presenti alcuni episodi del vangelo.

Parola dl Dio

Un giovanotto fa una domanda a Gesù (Lc 18,18-23).

Riflessione

- Le risposte che Gesù dà a chi lo interroga (hai ascoltato quella al giovane?) non sono mai troppo tenere.

Essere cristiani non è facile, ma è un'impresa affascinante.

- Quando due sono amici per la pelle parlano sempre tra di loro delle loro faccende e si consultano prima di qualche impresa difficile. I progetti importanti li mettono in cantiere insieme. Tu sei amico di Gesù. Pregare è consultare Gesù sui progetti per il futuro.

- La vita è una lunga strada da percorrere: pregare è chiedere a Dio che illumini il tuo cammino perché possa giungere alla sua casa.

- Hai mai chiesto a Gesù come vuole che tu dedichi la tua vita al servizio degli altri, come sacerdote o come suora?

Preghiera

- Preparate un grande cartellone che commenti questa frase: «A 12/13 anni davanti al futuro: che strada?». Rappresentate le diverse strade, le diverse professioni. Ora cercate alcuni «slogan» che, secondo voi, dovrebbero accompagnare nella scelta della propria strada nella vita. Pregate rileggendo (e mimando) l'incontro del giovane con Gesù; poi in silenzio chiedete a Dio che vi aiuti a scegliere la strada giusta, sul suo esempio.

- Altre indicazioni per la preghiera le può dare l'animatore: siano tutti incontri di preghiera che ripropongono una domanda: che fare della propria vita?

Che cosa farò da grande?

Solo tu puoi saperlo!

Io, davanti ai miei occhi,

vedo solo un punto di domanda.

Potrei diventare... casalinga o dottoressa.

Avrò una baracca o un palazzo.

Signore, anche se avrò solo una capanna,

se ci sarai tu diventerà un castello. (Wilma)

 

Pregare è «dire di sì a Dio»

E MARIA DISSE: «SI FACCIA DI ME SECONDO LA TUA PAROLA»

La nostra preghiera è sempre una risposta al messaggio che Dio ci ha mandato per mezzo di Gesù. Pregare è rispondere dichiarandoci disponibili ad entrare nel piano di salvezza che Dio sta portando innanzi. Ciò significa mettere la nostra vita a sua disposizione, impegnarci a vivere come a lui piace. «Sia- fatta la tua volontà» è uno dei ritornelli più frequenti nella preghiera del cristiano.

Dialogo

- Il gruppo di cui fai parte sta organizzando un'impresa difficile e pericolosa. Solo i più in gamba vi prenderanno parte. Se tu vieni invitato, quale sarà la tua risposta?

- Ricostruite una scena di guerra partigiana in città. È urgente che alcuni corrano ad aiutare un altro gruppo di partigiani accerchiati. Si cercano volontari... Nel rappresentare la scena date molto rilievo alla decisione di ognuno di prendervi parte.

- Su un cartellone, diviso in due parti, mettete da un lato alcune foto o disegni che indichino aspetti negativi del mondo di oggi; dall'altro, foto che indichino un mondo pieno di giustizia e di pace. Su una grande freccia diretta dal primo settore al secondo scrivete: «Dio vuole fare un mondo migliore. Te la senti di collaborare con lui?».

- A questo punto rispondete alla domanda iniziale: cosa significa dire di sì a Dio?

Parola di Dio

Maria dice il suo «sì» a Dio (Le 1,28-38).

Riflessione

- Essere cristiani vuol dire essere stati invitati a una grande impresa, quella di costruire un mondo nuovo come piace a Dio. Per questa impresa Gesù ha dato tutto se stesso: e tu?

- È Dio stesso che ci ha invitati. La prima persona che ha accettato l'invito è Maria: «Si faccia di me secondo la tua parola». Vuoi bene alla Madonna se rispondi come lei a Dio.

- La grande impresa è tutt'altro che finita. Anche oggi c'è bisogno di giovani che si impegnino a realizzare un mondo di pace, di concordia, di giustizia. Qual è la tua risposta?

- Pregare è dire a Dio che sei pronto a collaborare con lui per fare un mondo più bello per tutti.

Preghiera

- Nel Padre nostro noi diciamo: «Sia fatta la tua volontà». Recitatelo lentamente facendo attenzione a questa frase.

- Costruite una preghiera a cui il gruppo risponde con le parole di Gesù nell'orto degli ulivi («Padre, non si faccia come voglio io, ma come vuoi tu») o con la risposta di Maria all'angelo.

- Dire «sì» a Dio è accettare il suo amore per ognuno di noi. Il salmo 62 dice appunto: Il tuo amore, o Dio, vale più di ogni cosa al mondo. Perché non pregarlo insieme, con il linguaggio del corpo e delle mani?

Dio, Dio mio!

Ti desidero, ti cerco.

Il mio cuore ha sete di te.

Sono assetato come una terra secca

che invoca la pioggia.

(Braccia nel gesto dell'offerta, distanti dal corpo: dobbiamo sentirci terra assetata)

Penso a te

di giorno e di notte.

Mi aggrappo a te:

la tua forza mi sostiene.

(Mani giunte all'altezza del petto)

Tu sei la mia gioia e io canto a te.

Tutto quello che fai

mi riempie di meraviglia.

Le mie mani si alzano per benedirti. Il tuo amore val più della vita. (Braccia levate a V)

 

Pregare è «chiedere aiuto a Dio»

IL LEBBROSO LO SUPPLICÒ: SIGNORE, SE TU VUOI, PUOI GUARIRMI»

La preghiera di domanda è la preghiera del povero in mezzo alle difficoltà della vita. Per essere cristiana la preghiera non può mai essere disperata, perché «il Padre sa quello di cui abbiamo bisogno». La disperazione nasce invece dal non credere a sufficienza che Dio è schierato dalla nostra parte. Inoltre deve essere illuminata dallo Spirito Santo. Noi potremmo chiedere cose sbagliate. Solo lo Spirito che prega in noi ci può aiutare a chiedere secondo i disegni di Dio (Rm 8,26-27).

Dialogo

- Fate un cartellone di questo tipo: Chiedo aiuto al vigile... quando... Chiedo aiuto all'insegnante... quando...

Chiedo aiuto...            quando...

Chiedo aiuto a Dio...  quando...

- Ogni settore della vita umana ha i suoi tecnici ed esperti a cui ricorrere in caso di difficoltà. E Dio di che cosa è esperto? Per cosa devo ricorrere a lui? Per evitare una interrogazione alla quale non mi sono preparato? Quali sono le cose da chiedere a Dio nella preghiera? Fate un elenco e scartate le cose che non vi sembra bello chiedere a Dio.

- Preparate un grande tabellone con foto che rappresentino la fame nel mondo, la violenza nelle città, la sofferenza dei malati... In alto scrivete: «Dio può aiutarci? Come?». Quando avete finito cercate di rispondere alla domanda.

Parola di Dio

Un malato di lebbra chiede aiuto a Gesù (Lc 5,12-13).

Riflessione

- Il lebbroso sa di essere ammalato e non gli costa fatica ammetterlo. Ma c'è tanta gente ammalata «dentro» che non ammette di avere bisogno di un medico che tolga loro, come dice la Bibbia, il «cuore di pietra» e metta al suo posto un «cuore di carne», capace di amare.

- Solo quando uno si rende conto di non amare gli altri, sente il bisogno di invocare Dio perché lo aiuti ad essere buono, paziente, ottimista, affettuoso, capace di rimboccarsi le maniche per «servire» gli altri. E tu, puoi dire di amare abbastanza?

- E poi c'è tanta gente che ha il cuore pieno di odio, invidia, cattiveria; c'è tanta gente che non è capace di amare. Pregare è chiedere a Dio che riempia col suo amore anche il loro cuore.

Preghiera

- La miglior preghiera in cui chiediamo aiuto a Dio è quella che ci ha insegnato Gesù. Perché non pregare insieme il Padre nostro tenendosi per mano o alzando le mani verso il cielo come fa un bambino che chieda aiuto a sua mamma?

- Preparate un montaggio di diapositive (o di foto) sui fatti del mondo moderno che ci spingono a invocare l'aiuto di Dio. Ora pregate. Dopo ogni diapositiva (o foto) ognuno invoca Dio in silenzio: poi ripetete insieme la frase del lebbroso: «Signore, se tu vuoi, puoi guarirci».

- Pregate un salmo di invocazione. Prima leggete il salmo; poi raccontate alcuni fatti recenti a cui il salmo può essere applicato; infine pregate con calma da capo tutto il salmo.

O bambino Gesù,

tu solo potresti farlo!

Io vorrei

tutte le cose che non ho

due braccia come gli altri

e gambe per giocare con gli amici

perché essi mi scacciano sempre.

Ma io ce l'ho già!

Sono le braccia

e le gambe

di quelli che mi amano.

(Paolo, 12 anni, handicappato)

 

PREGARE COL CORPO

 

Tu corri e salti e giochi

e parli con loro, gli amici, e fai le capriole

e... a pugni!

È il tuo corpo che vive e che... incassa!

È papà che racconta le sue avventure

e tu ascolti accoccolato nella grande poltrona.

È il tuo corpo che vive

e che ascolta.

Poi vai a dormire.

Baci, carezze e buonanotte.

È il tuo corpo che vive e che ama.

Parli con Dio, presente e invisibile,

tendi la mano a lui in preghiera,

e chini il tuo capo per chieder perdono.

È il tuo corpo che vive

e che prega.

Insieme agli amici (è la domenica)

in chiesa tu canti per ringraziare Dio

che canti e avanzi verso il pane di Dio.

È il tuo corpo che vive

e che mangia il corpo di Cristo.

 

Pregare col corpo

MARIA, SEDUTA AI PIEDI DI GESÙ, ASCOLTAVA

Pregare non è solo «parlare», ma anche ascoltare la parola di Dio. Non è facile «ascoltare». Occorre prima fare il vuoto. Occorre bloccare la fantasia e concentrarla su ciò che vien letto. Per fare questo occorre che anche il corpo assuma una posizione di «ascolto». Prima della mente è il corpo che ascolta, assumendo un atteggiamento di attenzione all'altro e di recezione.

Dialogo

- Organizzate una mostra fotografica dell'ascolto. Raccogliete e incollate su cartelloni foto in cui uno ascolta un altro, in cui una folla ascolta uno che parla...

- Raccogliete, in particolare, foto che riguardino l'ascolto della parola di Dio: in chiesa, gruppi di giovani, la lettura del vangelo in famiglia...

- Commentate le foto e discutetele cercando qual è il modo migliore per ascoltare la parola di Dio.

Parola di Dio

Una donna ascolta Gesù con attenzione (Lc 10,38-42).

Preghiera

Una proposta:

- raccoglietevi in una sala, adatta dove viene trasmessa una musica che vi aiuti a concentrarvi, a fare silenzio dentro di voi. Ognuno assume la posizione che crede meglio;

- al centro della sala c'è un leggio con un vangelo aperto alla pagina che piace a voi;

- quando la musica sta per finire prendete una sedia lentamente, la portate vicino al leggio e vi sedete in posizione di ascolto;

- quando siete tutti seduti attorno al vangelo, lasciate qualche istante di silenzio, poi iniziate la lettura;

- lasciate penetrare la parola di Dio nel vostro cuore;

- terminate con il Padre nostro e un canto.

Dove facciamo così?

- Naturalmente durante la prima parte della messa: la liturgia della parola.

- Ogni volta che si prega ascoltando la Bibbia.

- Quando vai a riconciliarti da solo, il confessore ti legge un fatto o una parabola e tu ascolti. Lo stesso avviene nella celebrazione comunitaria della penitenza.

 

Pregare col corpo

«ALZATI, PRENDI LA TUA BARELLA E TORNA A CASA»

Per l'animatore: lo stare in piedi è l'atteggiamento normale in tutte le religioni. Nel cristianesimo è legato alla certezza di essere ormai liberi, per dono di Dio, dalla schiavitù, dal peso del peccato. Poiché siamo figli di Dio, possiamo stare in piedi. Mentre il morto, l'ammalato, lo schiavo, il colpevole stanno distesi a terra o in ginocchio, l'uomo salvato, l'uomo libero, l'uomo della risurrezione sta in piedi. Stare in piedi esprime in fondo equilibrio e stabilità, accoglienza e disponibilità, dignità personale e prontezza all'azione e al servizio.

Dialogo

- Quando nella vita di ogni giorno si sta in piedi? Quando, mentre si sta facendo qualcosa, ci si alza?

- Cosa esprime lo stare in piedi, rispetto ad esempio allo stare seduti?

- Leggete nel vangelo alcuni episodi in cui Gesù guarisce qualcuno o lo perdona (ad esempio nel vangelo di Luca: 7,11-17; 8,40-56; 17,11-19). Cosa c'è in comune tra questi episodi? A che punto avviene e da parte di chi l'invito ad alzarsi? Come interpretare questo invito ad alzarsi e camminare?

Parola di Dio

Un uomo guarito da Gesù si alza e cammina (Lc 5, 17-25).

Preghiera

- Una prima proposta per la preghiera può essere quella di vivere insieme la parabola del granello di senape (Lc 13,18-20).

Prima della lettura tutti si accoccolano a terra assumendo una forma raccolta, quasi un seme di grano. Lentamente, mentre viene letta la parabola, ognuno con spontaneità incomincia a muoversi, quasi un seme che inizia la sua crescita. Al termine della lettura tutti si trovano in piedi, con le braccia tese verso l'alto. A questo punto, dopo un istante di silenzio per interiorizzare la posizione, uno dei presenti a voce alta dice:

«Signore,

eccomi in piedi

davanti a te

come un albero che si slancia verso il cielo.

Ti ammiro e ti amo.

Sono contento

d'essere tuo figlio».

- Una seconda proposta può essere quella di mimare e pregare il racconto della guarigione del paralitico. Non è importante che il mimo sia molto fedele al testo biblico. Un lettore, mentre si esegue il mimo, può proclamare, nel silenzio di tutti, tre brevi preghiere: quando il malato è ancora a terra per invocare l'aiuto e il perdono di Dio; quando il malato è in piedi davanti a Gesù per riconoscere che Gesù è colui che ha rialzato tutti da terra; al termine per affermare che si è pronti a partire per annunciare il regno di Dio.

Dove facciamo così?

Fin dai primi secoli, come risulta dalle pitture delle chiese e delle catacombe e dagli scritti di allora, i cristiani pregavano stando quasi sempre in piedi.

Anche oggi nella preghiera noi spesso stiamo in piedi. Soprattutto quando ascoltiamo il vangelo, per dire a Gesù che siamo pronti a seguirlo, e quando diciamo la grande preghiera eucaristica, per riconoscere che siamo figli di Dio e dunque possiamo stare in piedi davanti a nostro Padre.

 

Pregare col corpo

GIAIRO SI GETTÒ AI PIEDI DI GESÙ E LO PREGÒ

Quando qualcosa ci sta a cuore siamo pronti a tutto. Giairo non solo chiede a Gesù di salvargli la figlia, ma per farlo gli si butta ai piedi. Il corpo diventa il mezzo per esprimere un atteggiamento interiore. E così alla preghiera partecipa tutto il corpo.

Dialogo

- Organizzate tre scenette e rappresentatele di seguito:

uno chiede al compagno di banco la gomma per cancellare;

uno chiede al papà di comprargli la bici;

un padre di famiglia, carico di debiti, rischia, a giorni, di finire in carcere. Va a trovare un banchiere...

Sottolineate come il corpo prende sempre più parte nel «chiedere»: più la cosa è importante e più le parole non bastano. Ci vogliono i gesti.

- Organizzate una mostra fotografica sul gesto di inginocchiarsi e prostrarsi a terra con tutto il corpo nelle varie religioni.

Parola di Dio

Un padre si butta ai piedi di Gesù perché gli salvi la figlioletta (Lc 8,40-42.51-55).

Preghiera

- C'è qualcosa di importante da chiedere a Gesù? Fate un elenco. Ora si tratta di chiedere: come? Recatevi in chiesa e inginocchiatevi in silenzio davanti all'altare o a un crocifisso. Pregate ricordando a Dio le cose che avete elencato. Dopo ogni intervento aprite le braccia in avanti, verso l'alto, e dite: «Noi ti preghiamo, ascoltaci, o Signore». Al posto di questa invocazione si può cantare un ritornello di invocazione a Dio. Al termine ci si alza e si recita il Padre nostro. In piedi, con la dignità dei figli. E pronti a fare la nostra parte per collaborare con Dio...

Dove facciamo così?

Oggi nella preghiera ci inginocchiamo meno di una volta. Si fa una genuflessione appena si entra in chiesa, in segno di adorazione. Sempre in segno di adorazione ci si inginocchia in certi momenti della messa, soprattutto il sacerdote. Come segno di penitenza e di domanda di perdono ci si inginocchia, in genere, davanti al sacerdote a cui ci si confessa.

Spesso, soprattutto nei grandi santuari, la gente si inginocchia in segno di invocazione a Dio. È un segno di grande bisogno del suo aiuto.

 

Pregare col corpo

UNA PECCATRICE SI GETTO AI SUOI PIEDI, LI BAGNAVA DI LACRIME, LI BACIAVA E LI COSPARGEVA DI PROFUMO

La commozione interiore a volte non trova sbocco nelle parole, ma in gesti come il piangere, l'abbracciare i presenti...

Il pianto poi può esprimere diversi sentimenti: gioia, commozione, vergogna, paura... Lo stesso vale per il prostrarsi davanti a uno. Infine c'è il gesto di consumare qualcosa di prezioso in onore di qualcuno: è gesto supremo di amore gratuito e disinteressato. Un mazzo di fiori nel compleanno della mamma, ad esempio.

Dialogo

- Preparate una mostra fotografica sul senso del bacio, abbraccio e pianto. Fate attenzione a che cosa ogni foto esprime: dolore, gioia, sofferenza, commozione, festa, perdono...

- Il pianto, il bacio e l'abbraccio fanno parte della vostra vita. Ricordate qualche fatto capitato a casa vostra o nel vostro gruppo di amici?

- I gesti servono ad esprimere i sentimenti che si hanno «dentro»: gioia, dolore, vergogna... Con quali gesti di solito esprimete questi sentimenti? Potete dire di usare il corpo nell'esprimervi o vi accontentate solo delle parole?

Parola di Dio

Una donna bacia i piedi di Gesù (Lc 7,36-38.48-50).

Preghiera

- Leggete un brano del vangelo e poi, in segno di rispetto e di accettazione del messaggio, baciate il vangelo.

- Mettete un recipiente con del fuoco davanti all'altare; mentre si canta, avvicinatevi lentamente al fuoco; inginocchiatevi, prendete alcuni grani di incenso e metteteli sul fuoco perché brucino in onore di Gesù. Il canto deve essere di lode, gloria, onore a Gesù.

- Preparate dei mazzi di fiori, portateli in processione e deponeteli sopra l'altare. Intanto cantate per esprimere la vostra amicizia con Gesù e'il desiderio di essere sempre con lui.

Dove facciamo così?

- Ci sono momenti della messa in cui ricordi dei baci e degli abbracci?

- Hai mai visto delle processioni in cui il popolo butta petali di rose e fiori quando passa la statua della Madonna? Perché lo fanno?

- Hai mai visto della gente piangere in chiesa o inginocchiarsi fino a terra? Perché?

- Per la vostra messa: perché qualche volta non incensare il vangelo prima di leggerlo? Il vostro «segno della pace» come lo fate?

- Al venerdì santo, un posto centrale è occupato dalla «esaltazione» e dal bacio della croce. Hai mai partecipato a questa celebrazione? Che senso ha questo bacio della croce da parte di tutti i cristiani in quel giorno?

 

Pregare col corpo

«SIGNORE, HO PECCATO»... E SI BATTEVA IL PETTO

I gesti non sono mai un puro commento alle parole, ma danno loro consistenza. Poiché è tutta la persona che compie il peccato, è naturale che anche il corpo senta il bisogno di esprimere il desiderio di perdono.

Dialogo

- Provate a ricostruire insieme una scena di vita familiare in cui, dopo aver combinato qualcosa, chiedete scusa a papà o mamma. Fate prima la scenetta con sole parole. Poi ripetetela compiendo un gesto (carezza, bacio, stretta di mano) e nello stesso tempo dicendo parole di scusa.

- Fra le due scene qual è la più efficace, quella che meglio esprime il desiderio di perdono?

Parola di Dio

Un peccatore a capo chino e battendosi il petto chiede perdono a Dio (Lc 18,9-14).

Preghiera

- Prima proposta:

* Richiamate alla mente qualche peccato di cui chiedere perdono a Dio.

* Vedete se riuscite a fare qualcosa di simile a quello che ha fatto il pubblicano. Come? Si potrebbe inginocchiarsi per terra, chinare il capo, recitare il «Confesso a Dio onnipotente», battersi il petto...

* Fate qualche istante di silenzio per concentrarvi prima di compiere il gesto di domanda di perdono.

* t naturale terminare con un canto di gioia perché si è ricevuto il perdono.

* Altra proposta: mimare la parabola del figlio prodigo. Alle parole: «Padre, ho peccato...», ci si ferma ed ognuno si avvicina all'animatore dicendo appunto: «Padre, ho peccato...». L'animatore abbraccia ognuno a nome di Dio Padre. Mentre si compie questo gesto gli altri cantano. Canti di gioia, naturalmente.

Dove facciamo cosi?

- Durante la celebrazione eucaristica. A che punto?

- Nella celebrazione comunitaria della penitenza, soprattutto quando ci si inginocchia ai piedi del sacerdote per riconoscere umilmente i nostri peccati.

 

Pregare col corpo

LA FOLLA ESULTANTE STENDEVA I MANTELLI LUNGO LA STRADA DOVE PASSAVA GESÙ

L'entusiasmo di fronte a qualche fatto o a qualche persona si manifesta nell'organizzazione di grandi parate dove si ricorda il fatto o si esalta il protagonista.

Così è anche per Gesù. La sua presenza non suscita solo pace interiore, ma anche gesti di gioia ed esultanza, scene di vero entusiasmo popolare.

Dialogo

- Avete mai visto grandi manifestazioni di entusiasmo popolare? Provate a descriverle...

- Avrebbe senso festeggiare una vittoria di campionato senza un corteo di macchine?

- Fate un cartellone con foto dove risalti l'entusiasmo per certi personaggi del mondo d'oggi.

- In un cartellone, con foto, disegni e frasi vostre presentate la festa del paese per il Patrono, o una processione. Perché tanta festa?

- Ci sono dei momenti in cui, dentro di voi, vi sentite pieni di gioia e di entusiasmo per Gesù? Cosa provate in quei momenti?

Parola di Dio

La folla fa festa a Gesù che entra in Gerusalemme (Lc 19,36-40).

Preghiera

- Scegliete un brano di vangelo fra quelli che secondo voi suscitano più entusiasmo.

- Iniziate con alcuni canti che creino un clima di gioia e di festa.

- Dopo qualche istante di silenzio leggete il brano scelto e cercate di capirlo e gustarlo con l'aiuto dell' animatore.

- Finita la lettura, in segno di gioia e approvazione fate un canto che vi «prenda» e vi inviti, se è il caso, a battere ritmicamente le mani.

- Ora fate una processione in cui portate «in trionfo» il libro della parola di Dio: durante la processione cantate festosamente.

Dove facciamo così?

- Certe volte la messa inizia con una processione dal fondo della chiesa fino all'altare. Si canta insieme perché Gesù (presentato dal libro della Parola, dal sacerdote e da tutta la comunità) è in mezzo a noi.

- Un'altra processione è quella in cui si portano all'altare il pane, il vino e le offerte per i poveri.

- Infine abbiamo le processioni in cui, pieni di entusiasmo, cantiamo accompagnando Gesù pane eucaristico (o le statue dei santi) per le strade dove abitiamo.

 

Pregare col corpo

MENTRE GESÙ VENIVA PORTATO IN CIELO I DISCEPOLI LO ADORARONO

L'adorazione è la reazione più profonda dell'uomo colpito dalla presenza di Dio: coscienza della propria nullità e peccato, venerazione e timore, omaggio pieno di gioia. Essa pervade tutto l'uomo e si esprime nella prostrazione a terra, in silenzio. L'uomo si arrende alla potenza e grandezza di Dio.

Dialogo

- Anche se è vero che si adora solo Dio, possiamo tuttavia trovare qualcosa di simile nella nostra vita?

- Hai mai provato un sentimento di grande meraviglia, ma allo stesso tempo di paura, di fronte a una parete di roccia che si innalza sopra di te per centinaia di metri o all'interno di qualche stupenda e immensa chiesa? Descrivi.

- La mamma davanti alla culla del suo bambino che dorme: cosa prova dentro di sé mentre lo contempla in silenzio?

- Hai mai sentito dire: t«La tal signora... adora il suo bambino»? Cosa vuol dire? O ancora un ragazzo che vuol bene ad una ragazza le dice: «Ti adoro». Cosa vuol dire?

- Hai mai visto o sentito parlare dei giovani che pregano mettendosi seduti sulle ginocchia e rimanendo in silenzio a pregare? Intervistate qualcuno di questi giovani chiedendo perché stanno a lungo a pregare così.

Parola di Dio

Gli apostoli adorano Gesù risorto (Lc 24,50-53).

Preghiera

La preghiera di adorazione è la più difficile perché è fatta più di silenzio che di parole. Vediamo cosa si può fare.

Dovete cercare un ambiente raccolto (una piccola cappella o una saletta tranquilla), lontano dai rumori di voci e di traffico. Meglio se avete a disposizione un tappeto su cui inginocchiarvi col corpo appoggiato sui talloni o ripiegato in avanti fino a toccare la terra col capo.

Per iniziare è opportuno ascoltare della musica che aiuti a far scendere la calma in voi. Niente musica rumorosa. Quando siete ormai concentrati potete sedervi per terra per ascoltare la parola di Dio (il cieco nato, Gesù in casa di Zaccheo, i discepoli che incontrano Gesù dopo la risurrezione, i discepoli di Emmaus).

Quando il lettore ha finito, assumete la posizione di adorazione e rimanete in preghiera per qualche minuto pensando a Dio che è grande, potente, buono, fedele e paziente, e dicendogli che lo amate più di tutto al mondo, che volete essere sempre con lui...

L'incontro può terminare con la rinnovazione delle scelte fatte nel giorno del battesimo di voler essere sempre fedeli a Dio che ci ama. 

Dove facciamo così?

- Molti gruppi di giovani si raccolgono per pregare insieme ascoltando la parola di Dio e rimanendo poi in silenzio e adorazione alla presenza di Dio.

- Un modo particolare di adorazione è quello che si fa davanti al pane eucaristico. Si canta, si legge la parola di Dio, si fanno momenti di silenzio durante i quali ci si apre ad un colloquio personale con Dio.

 

Pregare col corpo

IL SEMINATORE USCI PER SEMINARE

Le parabole sono i brani evangelici che più si prestano ad essere interiorizzati attraverso l'espressione corporea. Presentiamo l'esempio della parabola del seminatore. Può servire per far riflettere i ragazzi sull'accoglienza della parola di Dio e, più in generale, per interiorizzare una lettura.

Dialogo

- Leggete la parabola del seminatore.

- Con calma cercate il significato delle varie parti. Cos'è il seme? Cos'è il terreno pietroso? Quando il terreno è buono?

- Per facilitare la riflessione ci si può dividere a piccoli gruppi secondo il tipo di terreno. Ogni gruppo scrive su un cartellone cosa vuol dire che è un «terreno pietroso», oppure un «terreno pieno di spine».

- Quando i cartelloni sono pronti, vengono appesi a un muro e spiegati a tutti.

- A questo punto si può fare un minuto o due di silenzio perché ognuno possa chiedersi: «Che tipo di terreno sono io?».

Parola di Dio

La parola di Dio viene a noi: che ne facciamo? (Lc 8,4-8).

Preghiera

La parabola può essere rivissuta come preghiera con l'espressione corporea. I gesti con cui viverla possono essere molto diversi. Basta un poco di fantasia. Tanto più che l'essenziale è che ognuno esprima quel che ha dentro, anche se poi i gesti non sono tutti uguali o perfettamente sincroni, eseguiti allo stesso istante.

Ecco una possibile realizzazione:

- «Il seme cade nella strada». Un lettore inizia a leggere, mentre si è tutti fermi, divisi in due gruppi a semicerchio intorno al lettore, uno alle spalle dell'altro. Il primo gruppo, quello più vicino al lettore, solleva lentamente le braccia lungo il corpo, allargandole in un gesto di accoglienza. Il secondo gruppo lo impedisce e li costringe a volgere le spalle al lettore.

- «Il seme cade sul terreno pietroso». Ci si accoccola tutti per terra, nella posizione di massima chiusura, nel posto dove ci si trova. Poi, lentamente, si incomincia a dispiegare mani e braccia e a levare la testa verso il lettore. t un movimento che non termina. Lentamente si ritorna nella posizione di prima, come grano secco che muore.

- «Il seme cade fra le spine». Il primo gruppo dalla posizione di massima chiusura comincia il gesto di prima: il lento germinare. Il secondo gruppo cerca di impedirlo, dapprima intralciando il movimento, poi costringendoli di nuovo alla posizione di massima chiusura.

- «Il seme cade sulla terra buona». Si prende la posizione di massima chiusura e raccoglimento, concentrati su se stessi, come un seme che sta per germogliare. Poi si comincia lentamente a levare le braccia e la testa, ad alzarsi in piedi. Infine ciascuno dà la mano ad un compagno, in segno di partecipazione.

O Signore

ti ringrazio per il corpo

che mi hai donato.

Con gli occhi

posso vedere le meraviglie

che tu hai fatto;

con la bocca posso lodarti

e comunicare

con quelli che mi circondano;

con le mani posso lavorare e aiutare

tutti i miei fratelli.

Aiutami sempre a rispettare

questo mio corpo

che è sede dello Spirito Santo.

Grazie, Signore.

(Franca)