L'avventura

della Riconciliazione

Alla scoperta della Riconciliazione
con i ragazzi

CSPG - Roma


INTRODUZIONE

Di tanto in tanto sei invitato a riconoscere i tuoi peccati e chiedere perdono a Dio e ai fratelli. Magari è vicina una festa, come Natale e Pasqua, e tutti sentono il bisogno di «dare il bianco» alla loro casa e arrivare a quel giorno con il cuore in pace, ricolmo del perdono e della felicità di Dio. In altre occasioni, senza che alcuno ti solleciti, è la tua coscienza che ti invita a riconoscere i peccati e accostarti al sacerdote per ricevere il perdono di Dio.
A volte nel chiedere perdono si è in tanti nella stessa chiesa. Altre volte ti ritrovi solo, a tu per tu con il sacerdote.
In ogni caso, riconoscere i peccati è un gesto coraggioso, e richiede molta fede in Dio e in Gesù, in se stessi e nel sacerdote che offre il perdono.
- Un certo disagio. Non sempre questo coraggio e questa fede i cristiani ce l'hanno. Molti, di conseguenza, non si accostano più a ricevere il perdono di Dio dal sacerdote. E tu?
Facilmente, dopo un periodo in cui ti accostavi con frequenza al perdono di Dio, sei un poco in crisi. Forse ci 'vai raramente, e poi... anche se ci vai, ti rimane un groviglio dentro il quale non riesci a orientarti.
Non è migliore, tuttavia, la situazione di chi, alla tua età, non sente disagio alcuno e continua ad andare dal sacerdote come un bambino, per il piacere di «dire» i peccati e farli cancellare mettendo una pietra sul passato.
Mi rendo conto delle tue difficoltà. Voglio aiutarti a ripensare quanto stai vivendo, in modo che tu prenda la decisione di ricevere il perdono di Dio. Alla tua età è una pratica cristiana particolarmente importante.
- Decidersi per la festa del perdono. Non voglio convincerti con discorsi ingannevoli. Provo a ragionare seriamente tenendo conto dei tuoi interrogativi, di quanto insegna Gesù nel Vangelo e dell'esperienza dei cristiani in duemila anni di storia. Ma tocca a te, al termine di queste pagine, decidere se partecipare alla «festa del perdono».

 

I GRANDI CAMBIAMENTI

La tua è un'età di grandi cambiamenti. In pochi anni ti trasformi, al punto che qualcuno faticherà a riconoscerti. Non ti basteranno più i vestiti o le scarpe da bambino. Mamma e papà non faranno in tempo a comprarti abiti nuovi.
Prima dei vestiti cambia il tuo corpo il quale, anche se a volte un poco impacciato e scoordinato, si allunga e si rinforza. Cambia il tuo modo di pensare e giudicare, di amare i genitori e voler bene agli amici, di organizzare lo studio e il tempo libero.
Per usare un'immagine, la tua è l'età del «passaggio» da una sponda all'altra di un fiume, da un «mondo» a un altro. Non più bambino, non ancora giovane, attraversi un'età delicata e fragile ma decisiva. Molte decisioni sul futuro vengono prese proprio alla tua età.

Cosa prendere e cosa lasciare?
Guardi pensoso il fiume da attraversare e ti chiedi cosa portarti dietro. Vorresti portare te stesso, ma lasciare tante cose sulla riva. Ecco la tua impresa avventurosa: portare te stesso e lasciare tutto sulla riva, in modo da cominciare al di là del fiume una nuova vita.
- Una scelta difficile. È facile capire quel che ti passa per la testa. In fondo devi «lasciare» cose a cui sei affezionato: una mamma premurosa (che però, a tuo parere, ti protegge troppo e ti tratta da bambino), degli amici a cui vuoi bene (ma con i quali, forse, non c'è più gusto a stare), delle preghiere che forse ti piacciono, ma che dici con ansia («Chissà cosa succede se non le dico!»).
Ma, probabilmente, più che per le cose da lasciare, soffri perché ti attira ciò che è sconosciuto, ciò che sta sull'altra riva e non conosci, anche se hai visto ragazzi e ragazze più alti e grandi di te e hai sognato di diventare come loro.
Vorresti due cose insieme: mantenere i vantaggi della vita di bambino e intanto attraversare il fiume, spinto da una necessità profonda che richiama quella degli uccelli migratori, i quali, arrivata la stagione buona, sentono urgente il bisogno di fare il pieno di energie per levarsi in volo verso terre sconosciute.
Come l'uccello migratore, anche tu hai un programma di volo inserito nei tuoi geni e cromosomi. Sul tuo è scritto un ordine preciso: diventare uomo rifiutando di rimanere bambino per avventurarti sul «bello» di essere ragazzo.
- La tua impresa. Questa è la tua impresa: reinventare come ragazzo quel bambino che sei stato, dando vita a qualcosa di nuovo ma che si nutre della tua storia, fin dai primi anni d'infanzia.
Dal vecchio mondo o dalla riva del fiume che abbandoni prendi le energie possibili per utilizzarle lungo la traversata.
Non si tratta di dire addio ai genitori, ma di lasciarsi amare da loro e fare il pieno del loro affetto, sottraendoti allo stesso tempo al tuo e loro desiderio di rimanere bambino.
Non si tratta di lasciare gli amici, ma un certo modo di stare con loro per fare i giochi da bambini. Basta con le vecchie amicizie; ne occorrono delle nuove. Se i vecchi amici sono disposti a cambiare il «patto di amicizia» e stabilire nuove leggi, bene; se no li abbandoni per cercarne altri in nome della vera amicizia.
Non si tratta di lasciare lo studio e la scuola (ti piacerebbe, eh?), ma di dare allo studio e alla scuola una diversa importanza. Se prima studiavi per far contenti papà e mamma (o per le mance adeguate e i regali a fine anno?) al punto che prendere bei voti era tutto o quasi, ora senti che sono ugualmente importanti molte altre attività e ad esse ti dedichi. Fino a dimenticare lo studio, o quasi. In ogni caso studiare ha ormai un altro gusto e un altro sapore.

Cosa portare della tua fede cristiana?
Nell'abbandonare il vecchio mondo di bambino, forse ti chiedi anche cosa portare della tua fede di cristiano.
Sei stato battezzato ed educato alla fede cristiana dai genitori, hai fatto la prima comunione (e forse la cresima), sei cresciuto (spero liberamente e con gioia) da cristiano. Ma ora t'accorgi che devi abbandonare qualcosa e diventare cristiano nuovamente, visto che tutto in te cambia, per non rimanere bambino come cristiano, mentre cresci in tutto il resto. Quella fede cristiana, ricevuta in regalo da altri, e scelta da te la prima volta da bambino, sei chiamato a sceglierla da ragazzo.
Tocchi con mano alcune sfide.
- I progetti di Dio. Così, ad esempio, forse eri cristiano perché tutti, in famiglia o nel gruppo, lo erano. Andavi a Messa per far piacere ai genitori o perché ci andavano gli amici. Ora che ti rendi indipendente dai genitori, ti chiedi perché andare a Messa e pregare.
Da bambino, a parte i capricci, eri ben disposto a ubbidire a tutto ciò che si presentava come «adulto», più grande di te. Ubbidivi a genitori e insegnanti. Ubbidivi a Dio, il più grande di tutti, e a Gesù, l'amico e il fratello maggiore. Ma ora cominci a ragionare e decidere con la tua testa. Non sopporti che altri ti dicano che fare. L'uomo che cresce dentro di te chiede di diventare padrone della sua esistenza.
Ma, come metterla con ciò che è più grande di te? Non basta più ubbidire ai genitori senza ascoltare la tua coscienza, ma neppure decidere di testa tua, opponendoti a quel che dicono i grandi. Allo stesso modo: che fare con Dio? Ubbidirgli come un bambino, oppure... fargli vedere i tuoi diritti e tirar deciso per la tua strada, tanto più che forse le cose che piacciono a Dio non piacciono a te e viceversa?
- L'amicizia con Gesù. Vuoi rompere anche con le amicizie del passato. I vecchi amici ti stanno bene, se non si comportano più come una volta. Con loro ti piace non solo giocare ma inventare e fare. Vuoi essere trattato alla pari e prendere insieme le decisioni. Non ti va che uno comandi e tu ubbidisca. Forse, Gesù lo trovi un amico d'infanzia con il quale decidere se firmare un nuovo trattato di amicizia. Quello precedente è scaduto, perché troppo infantile da parte tua. Ti chiedi a che serve essere amico di Gesù. Forse lo trovi un amico inutile. Oppure un amico scomodo che pretende di comandare e insegnarti a vivere. Vale la pena firmare un nuovo trattato di amicizia, o è meglio lasciarsi... da «buoni amici», sapendo bene che non ci si vedrà più?
- Le attività nella Chiesa. Al di là dell'amicizia con Gesù e con Dio, è facile che senta disagio verso le attività religiose nella Chiesa: pregare, andare a Messa la domenica, confessare i tuoi peccati e ricevere il perdono, leggere il Vangelo, far parte di un gruppo cristiano, frequentare la parrocchia o l'oratorio... Che fare di queste attività religiose a cui sei stato abituato da bambino? Abbandonare tutto e «uscire dalla Chiesa»?

Ostacolo /1
Ma io non faccio nulla di male

È quel che dicono certi cristiani adulti: «Ma io non ho ammazzato nessuno...». Meno male, vien da dire. Ma viene anche da aggiungere: «Forse ti conosci troppo poco! O forse ti accontenti troppo... ».
A queste persone bisogna ricordare che i santi, cioè quei cristiani che più degli altri hanno lottato come Gesù per far vincere le forze di bene, si sono sentiti quasi sempre dei grandi peccatori. Proprio loro! Ecco la stranezza: alcuni cristiani non si sentono peccatori solo perché non hanno ucciso, mentre i santi si sentono peccatori proprio mentre combattono con coraggio a fianco di Gesù.
Chi davvero lotta a fianco di Gesù si sente povero e debole rispetto alla grande battaglia. Si sente peccatore rispetto a quanto dovrebbe fare e non fa, oltre che per il male commesso. Lo sai che ci sono i «peccati di omissione»? Sono quei peccati che si fanno quando, ad esempio, a casa non aiuti con la scusa che devi fare i compiti, nel gruppo fai finta di non vedere un amico triste perché a scuola non riesce e avrebbe bisogno di un compagno per studiare... Non pensare alle cose impossibili, ma a• quelle che puoi fare in famiglia, nel gruppo, nel paese, a scuola. Cosa succederebbe se tutti ci impegnassimo, pagando di persona, a combattere la fame nel mondo, a protestare contro la produzione e vendita delle armi, a difendere la natura dall'inquinamento? Anche questi sono peccati di omissione di cui chiedere perdono.
Viene poi il sospetto che questi cristiani siano come un arbitro miope e parziale che non vede i falli o fa finta di non vederli.
Forse tu stesso ti confronti con gli altri, invece che con l'unico vero specchio per ogni cristiano: la vita di Gesù di Nazaret. Si va alla festa del perdono per vedere la diversità da Gesù e far nascere il desiderio intenso di imitare le sue azioni.
Se leggi certe pagine del Vangelo vedi che Gesù se la prende spesso contro quanti si credono buoni. Ricordi la parabola dell'agente delle tasse e del fariseo al tempio per pregare? Mentre il primo umilmente riconosce di essere peccatore, il secondo si vanta del bene che fa. Conclude Gesù: «Vi assicuro che l'agente delle tasse tornò a casa perdonato; l'altro invece no». Tutti sono perdonati. Non quelli che affermano di non averne bisogno.

 

IL SEGRETO DELLA FELICITÀ

Ti trovi in una situazione difficile ma affascinante.
Man mano che procedi verso il nuovo mondo, non puoi fare a meno di scegliere. Non permettere che scelga il caso, che scelgano gli altri. Scegli tu; ne va di mezzo la tua dignità e felicità.
In questo periodo della vita devi «attrezzarti» per saper scegliere, esercitarti a scegliere. Renditi forte e coraggioso. Abituati a pensare, riflettere, giudicare. Cercati alcuni compagni di viaggio piuttosto che altri, seleziona gli amici giusti che ti aiutino.
Ma in che cosa consiste la grande scelta alla tua età? Essa rimanda a due «battaglie» tra loro collegate: «credere nella felicità» e «fare il bene per essere felice».

Due grandi battaglie da affrontare
- Credere nella felicità.
La prima battaglia alla tua età è credere o no nella felicità. C'è felicità dove c'è vita, gioia, entusiasmo, passione per le cose da fare, coraggio nell'affrontare le difficoltà.
Davvero tu credi alla possibilità di essere felice alla tua età? Davvero tu sei felice? Ho i miei dubbi.
Alcuni confondono la felicità con i divertimenti, con la gioia di sentirsi belli, essere i primi a scuola, avere più cose degli altri, indossare vestiti di marca. Altri sono felici perché sono bambini e non hanno ancora aperto gli occhi sulla sofferenza di tanti uomini e donne, sulle malattie e sulla stessa morte. Altri ancora sono proprio tristi e infelici. Hanno paura del futuro e, di conseguenza, il segreto desiderio, mai detto a nessuno, di voler rimanere o ritornare bambini. In fondo il passato, con il suo caldo amichevole e protettivo, non era brutto. E poi è così complicato vivere: ci si sente impacciati, indecisi, pasticcioni. Si è scoraggiati, soli, abbandonati a se stessi. Ci si lascia andare a vivere, tanto non si capisce niente. Si vive come viene.
Ecco allora la prima scelta: credere alla possibilità di essere felice. Credi che la vita è bella alla tua età, anche se attraversi un momento delicato, dove basta un niente per ferirti a morte? Devi prendere una decisione: trovare il coraggio di dire sì alla vita ora, e trovare il «segreto» della felicità.
- Fare il bene. La seconda battaglia, legata alla prima, è la scelta fra bene e male, tra ciò che va fatto e ciò che va evitato.
Incontri continuamente forze di male e forze di bene. Del resto le conosci già: esse vivono anche dentro di te. Nel mondo intero, bene e male si fronteggiano, schierati con le loro forze. Tu non puoi far finta di niente. Sei ogni giorno invitato a prendere parte alla battaglia. Da che parte ti schieri? Non ti succede che, mentre vorresti stare con le forze di bene, ti ritrovi tra quelle del male? Non ti accade di fare il male pur volendo il bene? E come riconoscere le forze di bene e quelle di male? Ti basta ascoltare la tua coscienza e quel che dicono i compagni di viaggio?
Ecco la seconda scelta o decisione: schierarti tra le forze di bene contro quelle del male. Ma chi ti aiuterà a far questo, se le forze di male sono così forti attorno e dentro di te?
È troppo facile denunciare le vittorie delle forze del male. Quando nel mondo d'oggi milioni di bambini muoiono di fame, come non sentire il peso di una sconfitta? Basta dare uno sguardo al giornale o alla TV... Ma anche che ognuno dia uno sguardo al suo cuore.

Gesù vuole la felicità dell'uomo a nome di Dio
Cerchi compagni di viaggio? Te ne propongo uno, capace non solo di farti compagnia, ma anche di aiutarti a trovare la strada: Gesù di Nazaret.
Fin da quando ha dodici anni e nel tempio discute con i saggi, sa cosa vuole, e a Maria e Giuseppe osserva: «Ma non sapete che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
Quali sono queste cose del Padre?
Gesù ha nella mente e nel cuore un «progetto» da realizzare, ma dichiara che non è suo: è il «progetto di Dio». Egli ha fatto molte cose nella vita, ma sempre alla luce della volontà di Dio.
Per capire il progetto di Gesù, estendi all'umanità intera quel che tu soffri: la ricerca della felicità contro la voglia di arrendersi, il ritrovarsi a scegliere tra il bene e il male, al punto che non si sa più cosa sia giusto fare o, pur sapendo cosa è bene, si fa il male.
Gesù ha a cuore proprio questi problemi e ha un «progetto». Provo a spiegarti, partendo dalla affermazione di Gesù: (Voglio che) «la mia gioia sia anche la vostra e la vostra gioia sia perfetta» (Gv 15,11). Un grande santo, sant'Ireneo, traduceva queste parole dicendo che «Dio è felice quando l'uomo è felice e, a sua volta, l'uomo è felice quando è in "comunione" con Dio».
Gesù incarna Dio che prende a cuore la nostra felicità: ci vuole aiutare a trovarla. Niente lo rende più felice e niente rende più felice Dio che lo ha mandato.
Ma raggiungere la felicità non è facile, costa troppo. 11 motivo lo vedi anche tu e Gesù lo conferma: l'uomo è attraversato da forze di vita e forze di morte. Esse sono presenti dentro l'uomo e lo circondano. Ognuno si trova in un grande campo di battaglia dove si fronteggiano le forze di bene e le forze di male. Chi vincerà?
Secondo Gesù, c'è il grosso rischio che le forze di male vincano e la morte occupi l'intero campo di battaglia. Quando questo avviene, l'uomo uccide l'uomo, distrugge la natura e odia se stesso. In questo caso, addio felicità vera e profonda. L'uomo parla di felicità, ma la sua felicità nasce dall'egoismo.
Gesù con tutta la sua vita, con le sue parole e con i miracoli, proclama che Dio non guarda in modo indifferente quanto succede sulla terra, ma ha a cuore che vincano le forze di bene e l'uomo realizzi co
sì la sua felicità.
Dio vuole l'uomo felice ma di una felicità vera, che nasca dall'amore dell'uomo per l'uomo in un mondo di pace e giustizia per tutti. Solo in un mondo in cui ogni uomo viene amato e ha accesso ai beni necessari per vivere c'è la felicità sognata da Dio e proclamata da Gesù. A questa felicità si può dare un nome: la pace o «conciliazione» tra uomo e uomo, tra uomo e natura, tra nazione e nazione. Gesù la chiama il «regno di Dio» e la considera la sua impresa, anzi l'impresa di Dio.

La grande battaglia e vittoria di Gesù
Ma Dio non si limita a fare dei sogni. Facendosi uomo in Gesù, Dio è sceso direttamente sul campo di battaglia.
Ricordi come inizia la vita pubblica di Gesù? Si reca per quaranta giorni e notti nel deserto e viene tentato: deve scegliere se schierarsi tra le forze di bene oppure far parte delle forze di morte. Sai che Gesù vince le tentazioni e rimane fedele a Dio e alle forze di bene.
La vittoria nel deserto delle tentazioni è annunzio di quella che ogni giorno Gesù realizza per le strade della Palestina, dove continuamente trova davanti a sé il bene e il male e sceglie di schierarsi dalla parte del bene.
Ne nasce la più grande battaglia della storia fra forze di bene e forze di male. Gesù lotta contro ogni forma di male: contro le malattie facendo i miracoli, contro i prepotenti difendendo i poveri, contro i preti del tempo difendendo il vero Dio. Ma finisce per pagare il suo coraggio: le forze di male si organizzano e lo condannano a morte. E così Gesù muore sulla croce, abbandonato da tutti e dai suoi stessi amici, quelli che aveva scelto e amato e, almeno a prima vista, abbandonato anche da Dio.
È il momento più triste della storia del mondo intero. Le forze di male sembrano vincere proprio contro l'uomo che con più coraggio le aveva combattute. Con Gesù morto in croce finisce ogni speranza di vittoria del bene.
Ma tu sai che non finisce così. Accade qualcosa di sorprendente: per dono di Dio, Gesù risorge dalla morte. Non torna in vita, ma entra in una vita nuova e insperata.
Se Cristo è risorto, non è vero che le forze di male e di morte hanno vinto. Se Cristo è risorto, non è vero che l'uomo più uomo che ci sia stato al mondo è stato sconfitto. Dio, invece, lo ha reso vittorioso contro le forze di morte.

ll segreto della felicità
Gesù vince per tutti noi. La sua morte e la sua risurrezione conquistano per tutti il segreto della felicità: la felicità è un «dono» di Dio che si fa vicino a ogni uomo e gli regala forza, coraggio, energie per affrontare la vita; ma la felicità è un regalo di Dio che l'uomo fa suo solo lottando, sull'esempio di Gesù e con la sua fantasia e coraggio, contro le forze del male. L'uomo diventa felice collaborando con Dio a fare un mondo felice.
Provi fatica e sperimenti la lotta fra il bene e il male. Sperimenti che per raggiungere la terra della felicità occorre stare ben svegli, agire con intelligenza e schierarti dalla parte delle forze di bene. Ma chi ti assicura che saprai lottare e vincere? Chi ti assicura che il bene trionferà nella tua vita e sarai felice di una felicità intima e indiscutibile?
Dio, vedendo le nostre sofferenze e lotte, ha mandato a noi Gesù per dare la svolta definitiva alla battaglia. E Gesù fa vincere dentro di sé le forze di bene, e lotta perché nel mondo intero avvenga altrettanto. Messo a morte dalle forze del male, per dono di Dio risorge e dona a ogni uomo le energie per far vincere il bene dentro e attorno a sé.
Come usare alla tua età queste energie? In altre parole, verso dove incamminarti, usando le energie che Dio ti dona, tu che stai lasciando il mondo della fanciullezza e ti avventuri nel mondo dei ragazzi e in quello degli adolescenti? Verso dove incamminarti tu che, mentre progetti il tuo futuro, vuoi diventare uomo come Gesù lo è stato?

Ostacolo /2
Dio perdona già quando chiedo scusa da solo

Questa espressione ne richiama un'altra: «Dio mi perdona quando faccio pace con chi ho offeso...». In entrambi i casi la conclusione è: «Che bisogno c'è di andare dal sacerdote?».
Dietro queste parole c'è del vero. Vediamo perché.
Dio non ha bisogno delle tue scuse per perdonarti. Non aspetta né il perdono del sacerdote né una tua richiesta del tipo: «Gesù, scusami e perdonami». Hai forse dimenticato che Dio perdona prima che tu glielo chieda? Non è quel padre che ha già perdonato al figlio fuggito lontano e ora l'attende per farlo nuovamente padrone di tutto e consegnargli anche le chiavi di casa?
Proprio il perdono gratuito e immediato di Dio, anzi, ti dona la forza, nell'intimo della coscienza, di scorgere la tua cattiveria e vergognartene fino a cambiare strada e pregare: «Perdonami, o Padre!». Anche la tua invocazione di perdono viene da Dio!
Ma non negarti il diritto e la gioia di sentirti dire in modo solenne che Dio ti perdona e ti regala le forze di riprendere a lavorare per la riconciliazione. Che ne diresti se il figlio prodigo una volta pentito e tornato a casa fosse andato subito a lavorare, senza lasciarsi dire una buona parola dal padre e fare festa? Non avrebbe capito nulla di suo padre e dell'amore gratuito.
Celebrare la riconciliazione è importante per affermare una delle cose più belle della vita: ogni volta che ti rimetti in cammino è il perdono di Dio che ti ha rigenerato. Se non celebri il perdono finisci per fare di te stesso un dio, quasi che fossi tu il vero motore della tua vita e non lo Spirito di Dio.
Va aggiunta un'ultima cosa: il peccato mette in crisi e forse interrompe i tuoi rapporti con la comunità cristiana.
La Chiesa è l'insieme di quanti credono in Gesù e come lui lottano per fare un mondo di riconciliazione. La Chiesa esiste per realizzare un mondo riconciliato, collaborando con ogni uomo di buona volontà sulla terra. Ora, quando tu, ad esempio, disprezzi un compagno o vivi in modo egoista, non lotti a fianco degli altri cristiani. Invece, almeno un poco, rallenti la lotta di tutti contro il male. Ecco allora l'invito della Chiesa: cambia vita e vieni a riconciliarti ufficialmente per riprendere il tuo posto sul campo di battaglia.

 

I SENTIERI DAVANTI A TE

Ti presento sei «sentieri» da percorrere in questi anni. Non sono per gente anziana o adulta e neppure per giovani. Sono i sentieri che è chiamato a percorrere un ragazzo consapevole che Dio lo vuole felice e che cammina felice seguendo i passi di Gesù. Sono i sentieri per diventare cristiano diventando pienamente uomo e ragazzo.
Cosa ti attende quando essi volgeranno al termine? Ti attende l'adolescenza, un'età in cui, finito di emigrare, vorrai tirar su casa utilizzando i mattoni che pazientemente avrai preparato. Allora ti porrai altri interrogativi e sfide: la sfida di elaborare un progetto di casa, un vero «progetto di vita», ispirato alla tua personalità e ai grandi valori predicati e vissuti da Gesù. Ma l'età del progetto per te deve ancora venire. Per ora, se vuoi diventare un ragazzo cristiano pienamente felice, sei chiamato a percorrere questi sentieri.

Accetta che stai cambiando
Il primo sentiero è accettare con entusiasmo che stai cambiando.
Gesù ti ama e ti invita a seguirlo per raggiungere la tua felicità di uomo che Dio ha creato.
Seguire Gesù è affrontare con coraggio e fiducia, vincendo le ansie e le paure, questo periodo della vita: ti stai staccando dalla tua fanciullezza e lanciando verso il mondo dei ragazzi e degli adolescenti.
Diventare cristiano è vincere la tentazione di rimanere bambino e accettare che quanto ti succede è bello e affascinante, anche se comporta sofferenza, noia, fastidio.
Abbi il coraggio e l'entusiasmo di cambiare, fare cose nuove, cercare nuove amicizie, uscire di più da casa, stabilire un rapporto alla pari con gli amici e anche con gli adulti.
Non avere paura di tutto questo, ma va' avanti con fiducia. Pronuncia un «sì» entusiasta ma non ingenuo alla tua vita di ora.
Ma cosa vuol dire «sì alla vita»? Dire sì alla vita implica quattro azioni.
Dici sì alla vita, anzitutto, se apprendi a conoscerti con cura e riconosci i tuoi pregi ma anche i tuoi difetti e i tuoi limiti. Devi dire sì alla vita che è in te. Se non ti conosci, come farai?
Dici sì alla vita, poi, se hai il coraggio di fare «sogni» che ti permettano di andare oltre i tuoi difetti e quelli degli altri. Se non sai sognare un poco, non avrai entusiasmo, coraggio, passione per le cose nuove.
Dici sì alla vita, inoltre, se paghi il prezzo di sofferenza per realizzare i sogni. Sì alla vita è coraggio delle tue idee, passione per il lavoro e lo studio, fedeltà alle promesse e agli amici.
Dici sì alla vita, infine, se in tutto questo ti abbandoni a una felicità grande, che nasce dalle cose che fai e affonda le radici in Dio che vuole la tua felicità. Ti senti in compagnia di Gesù, uomo pienamente felice che, prima di morire, ai suoi amici dichiara: «(Voglio che) la mia gioia sia anche vostra, e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11).
Pronuncia il tuo «sì alla tua vita» e al cambiamento che sperimenti, e quel Dio che ti ha creato e ti vuole grande sarà entusiasta di te; quel Gesù che è morto per far vincere le forze del bene si compiacerà di te.

Buttati con gli amici nell'avventura
Il secondo sentiero per diventare cristiano è percorrere con gli amici l'avventura della vita.
Per Gesù il grande male da combattere è l'egoismo, un amore sbagliato per se stessi, che porta a pestare i piedi agli altri, fino a disprezzarli e a farli soffrire. Gli altri diventano nemici. Agli altri si diventa indifferenti, anche se si cammina a fianco per anni.
Per Gesù l'amore verso se stessi è inscindibile dall'amore per gli altri, anzi il vero amore di sé è donarsi agli altri e provare in questo una grande gioia.
Ma amare gli altri è una conquista, una vittoria contro le forze del nostro egoismo e contro le difese che gli altri innalzano per paura. Occorre esercitarsi, e la palestra in cui farlo è il giro dei tuoi amici.
Diventare cristiano è metterti con i tuoi amici e lavorare insieme ad una impresa: cercare il «tesoro» che è nascosto nel profondo di ognuno di voi.
Nessuno da solo può scavare e arrivare al proprio tesoro. Ognuno lo può fare solo se gli altri lo aiutano. La sai la diversità tra inferno e paradiso, secondo i giapponesi? In entrambi i casi tutti mangiano con dei bastoncini così lunghi che tenendoli con le mani non si riesce a raggiungere la propria bocca. La differenza è che, mentre all'inferno ognuno cerca inutilmente di mangiare da solo, in paradiso generosamente ognuno imbocca l'altro.
Questo sentiero è un coraggioso «sì» detto agli amici, ben sapendo che essere leali e servizievoli, uniti e pazienti, richiede il coraggio di affrontare sacrifici anche grandi.
Se vuoi diventare cristiano non venir mai meno all'amicizia, vista come il luogo in cui vinci il tuo egoismo per amare, in cui dai da mangiare e bere a Dio dando da mangiare e bere a un amico, in cui tocchi con mano che la gioia più grande è dare se stessi per gli amici.
Ma attento, si è davvero amici, come insegna Gesù, se ognuno aiuta l'altro a trovare il suo tesoro e dunque a conoscersi per davvero, essere contento delle proprie qualità positive, sopportare i limiti e i difetti, sentirsi sostenuto dagli altri nel fare il bene. Altrimenti l'amicizia non fa che moltiplicare l'egoismo di ognuno.
Vuoi essere cristiano e cercare Dio e amarlo? Cerca gli amici e amali, sapendo che nel «sì» agli amici c'è già un «sì» a Dio che si nasconde dentro ogni amico.

Diventa padrone della tua vita
Il terzo sentiero è diventare padrone della tua vita.
Cominci a diventare geloso della tua vita e ami testardamente avere ragione e decidere da solo. Bene, continua e non arrenderti! Può darsi che ogni tanto esageri e sbagli, ma quel che cerchi è davvero importante. Non smettere.
Per diventare uomo come Gesù ti vuole, diventa il vero padrone della tua vita, il comandante della tua nave o aereo (come preferisci).
Quando sei nato, eri una cosa sola con tua madre e subito ti hanno separato da lei. Tuttavia in questi anni sei rimasto nel caldo del nido di casa e dell'affetto dei tuoi cari. Ragionavi come papà e pensavi come la mamma, a parte i piccoli bisticci. Ora devi ragionare e decidere con la tua testa, ascoltando la tua coscienza.
Sei padrone della tua vita solo quando ascolti la tua coscienza e le ubbidisci, consapevole che essa è per te «voce di Dio». Dio ti parla nell'intimo della tua coscienza per sollecitarti a diventare felice facendo il bene.
Non confondere però la tua coscienza con il capriccio.
La coscienza va aiutata, anzitutto, dal confronto tra te e Gesù. In ogni occasione dopo aver individuato le diverse scelte, chiediti cosa sceglierebbe Gesù al tuo posto.
Non uscire poi dal sentiero dell'amicizia, con la scusa di ubbidire alla coscienza. Decidi quel che ti sembra giusto, ma non «contro» gli amici e quanti ti amano, bensì «con» gli amici e quanti sono cristiani.
Pensa con la tua testa, ma confrontati lealmente con gli altri. Giudica con la tua testa, ma ascolta attentamente il parere degli altri. Progetta e decidi con la tua testa, ma lascia che gli altri ti espongano il loro punto di vista, le loro ragioni. Solo così pensi e decidi davvero con la tua testa e diventi padrone della tua vita.
Altrimenti, lo sai, no?, è facile vendere o affittare la propria testa a qualcuno: alla TV, a un amico che conta, a un insegnante abile. Si diventa amico-dipendenti, TV-dipendenti, adulto-dipendenti.
Non diventare neppure schiavo delle cose tenendole per te stesso in modo egoista: tutto quel che esiste è fatto per essere regalato. Non sentirti padrone di niente, ma solo uno che riceve e fa' regali.
Se avrai il coraggio di diventare padrone della tua vita, quel Dio che ti ha creato diverso da ogni altro uomo e ti ha dato una testa e un cuore diverso da ogni altro sarà felice di chiamarti per nome. Sarai diventato quel che Dio ha sognato prima che tu nascessi. Gliela darai a Dio questa soddisfazione? E quel Gesù che ha lottato contro quanto rende schiavo l'uomo, quel Gesù che per obbedire a Dio non ha avuto paura di litigare e discutere, disobbedire e contrastare la gente, fino ad essere abbandonato da tutti, quel Gesù saprà che la sua morte ha fatto nascere un nuovo uomo e un uomo felice.

Scava i fatti in profondità
Il quarto sentiero è esercitarsi a vedere i fatti in profondità, fino a cogliere che in tutti Dio viene a te, e in tutti pronunci il tuo sì o il tuo no (il peccato) a Dio.
Un amico ti sta chiedendo un favore. Puoi pensare: «Ecco, un amico mi chiede un favore». Ma puoi anche pensare: «Ecco, attraverso questo amico, Dio mi chiede un favore». Nel primo caso ti fermi alla superficie delle cose, nel secondo scendi in profondità e diventi, come si dice, un «contemplativo».
Senti in te una forte voglia di vivere. Puoi dire: «Ecco, io ho voglia di vivere». Oppure dire: «E bello: Dio mi dona le energie per vivere». Nel primo caso ti fermi alla superficie, nel secondo scendi in profondità e sei un contemplativo.
Hai offeso un amico. Ti dici: «Ecco, ho offeso un amico». È vero. Ma puoi anche dire: «Già, nell'offendere l'amico ho detto no a Dio che mi chiedeva di amarlo». Nel primo caso rimani in superficie, nel secondo scendi in profondità.
Diventare cristiano è esercitarsi a cogliere la parte profonda delle cose, dei fatti, delle persone. Questa parte profonda è Dio, il quale, stando a quel ha detto Gesù, ha deciso di «nascondersi» dentro i fatti e le persone.
Ricorda quel che ha detto Gesù: «Chi accoglie questo bambino, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie Dio». E ancora: «Hai dato da mangiare a un povero? Bene, sappi che hai dato da mangiare a Dio».
Ecco allora il sentiero della contemplazione cristiana: vedere in tutto la presenza di Dio. Anche se un amico non è Dio. Dio, infatti, è diverso da ogni realtà umana, ma si nasconde «dentro» tutto.
Vivere i fatti di ogni giorno e gli incontri con le persone cercandovi Dio è vivere da contemplativo. Non sei contemplativo anzitutto perché dici le preghiere ogni giorno, ma perché ogni giorno cerchi Dio nascosto in tutte le persone e le azioni.
Dove cercare di vedere Dio? Cerca Dio nel volto di un amico o nel povero che tende la mano. Cerca Dio nella bellezza dei boschi e nell'orrore della fame nel mondo. Cerca Dio nell'amore di tuo padre e di tua madre. Cerca Dio nella tua decisione di fare spazio alle forze di vita, sconfiggendo in te e attorno a te le forze di morte.
Per vivere contemplando ci vuole fede, o se preferisci, «fantasia». La fantasia di Gesù che dice: «Ti ringrazio, o Padre, perché hai rivelato queste cose agli umili e non ai grandi della terra». La fantasia di Gesù quando afferma che offri da mangiare a Dio se sfami il povero o vai a trovare un anziano solo nel suo appartamento o all'ospizio. Hai la fantasia di Gesù?

Partecipa alla gioia di fare Chiesa
Un quinto sentiero, se vuoi diventare cristiano, ti conduce a non aver paura di... uscire di chiesa da bambino ormai cresciuto (magari in punta di piedi, per non disturbare) per avere la gioia di rientrarvi da ragazzo (facendo un po' di caos in parrocchia).
Forse non ora ma entro poco tempo ti annoierai di andare in chiesa e pregare, frequentare il catechismo («ma quando finisce?»), confessarti, parlare con il prete o la suora, partecipare alle riunioni di gruppo.
Per molti versi hai ragione a essere stanco di tutto questo... Stai abbandonando la fanciullezza. È giusto lasciare quanto ti fa rimanere bambino, compreso l'andare a catechismo e a Messa per paura di Dio o dei genitori, per abitudine o solo per uscire di casa e incontrare gli amici.
Non è un'attività religiosa da bambino che Dio chiede a te. Ti incoraggia invece ad abbandonare la chiesa, se vieni trattato da bambino, per avere la possibilità (te lo auguro) di scoprire un nuovo modo di fare Chiesa, in cui tu decidi di farne parte, andare a Messa e fare gruppo, pregare ogni giorno e voler bene a Dio mettendoti a servizio degli altri.
Una cosa importante va detta con chiarezza.
È difficile diventare e rimanere cristiani oggi se non trovi il tempo per frequentare altri cristiani e per «imparare in gruppo» a essere felici come Dio si attende da te.
«Rientrare in chiesa» dopo esserne usciti da bambini è indispensabile per diventare cristiani, soprattutto alla tua età. Non lo diventi (normalmente) se non frequenti un gruppo di ragazzi in parrocchia o all'oratorio, nell'Azione Cattolica o con gli Scout o altra associazione per ragazzi.
Non apprendi a dire «sì alla vita» come Gesù nel chiuso della tua stanza, anche se è importante che trovi il tempo per stare da solo. Da solo non è neppure facile metterti a servizio degli altri, per incontrare Dio dove egli ha preferito na- scondersi. E in gruppo che si apprende il servizio.
IL modo più sicuro e divertente per diventare cristiano è fare gruppo con quelli della tua età. Ma far parte di un gruppo, pur essendo bello e appassionante, ti richiede di pagare un prezzo. Sei disposto?

Discuti con Dio e con Gesù
Un ultimo sentiero da percorrere è abbandonare la preghiera da bambino per imparare a pregare in modo nuovo.
Da bambino forse pregavi perché era un obbligo e avevi paura a non farlo. Forse te lo imponevano i tuoi genitori. Al catechismo avevano insegnato così. Pregavi soprattutto quando avevi bisogno di un favore (per un compito e/o per un amico ammalato) e pregavi dicendo le parole che ti avevano insegnato.
Preghi ancora?
Non lo so. Però ti posso dire una cosa: fra qualche anno o mese non pregherai più, se non ti inventi un nuovo modo di pregare.
Un modo in cui, anzitutto, preghi perché è bello (anche se faticoso) pregare. Non si prega per dovere, ma perché c'è gusto (e, come ben sai, sacrificio).
Cerca un modo di pregare in cui non ti limiti a dire le preghiere o a fare la tua telefonata a Dio (parlando sempre tu) per chiedere favori. Prega raccontando a Dio la tua giornata, quel che ti fa gioire e soffrire. Chiedi aiuto, ma soprattutto chiedi di imparare a vedere le cose come Gesù, giudicare i fatti come Gesù, amare gli altri come Gesù.
Fa' il confronto tra la tua vita e quella di Gesù, per ritrovare la gioia di vivere che Gesù ti propone e ti affida.
Non ti possono bastare le preghiere tradizionali (come dimenticare, tuttavia, il «Padre nostro» e l'«Ave Maria»?). Discuti, parla, invoca, ringrazia, racconta e chiedi perdono, ma con tue parole, magari semplici. Dio non aspetta preghiere lunghe e noiose o troppo poetiche in cui fai più attenzione a quel che dici che a lui! La preghiera più bella è ripetere a Dio che vuoi amare la vita come Gesù. Ora, a dire questo, non ci vuole molto.
Prega nel chiuso della tua stanza (come raccomanda Gesù), ma anche con gli amici del gruppo e (perché no?) in famiglia, la sera, soprattutto al sabato e nei grandi periodi di Avvento e di Quaresima.
Prega con gli altri alla domenica nella celebrazione della «Cena del Signore»: abbi il coraggio di dire grazie per le cose buone che Dio ti offre e per le energie che Gesù ha conquistato per te, affinché possa vincere contro le forze del male.
E prega prendendo parte alla festa del perdono, senza vergognarti dei tuoi peccati. Abbi il coraggio e la gioia di buttarti, come il figlio prodigo, ai piedi del Padre e sentirai rinascere la festa dentro il tuo cuore ed energie nuove per affrontare la vita.
Se pregherai così non sentirai più la preghiera come un obbligo, un peso, una noia. Pregare, anche se faticoso e impegnativo, ti aiuterà a far crescere in te e negli altri la gioia di vivere.

 

Ostacolo /3
Mi vergogno di dire certe cose al prete 

È una difficoltà che forse in passato non provavi, perché eri bambino e quasi ti faceva piacere raccontare i tuoi peccatucci al sacerdote. Ora, invece... Ora sei grande e, se non hai molta fiducia nella persona del prete, difficilmente parli delle cose che veramente soffri e dei tuoi peccati. Alla tua età cominci ad avere pudore del tuo operato, senti il bisogno di proteggerlo da tutti, sacerdote compreso.
Che dire?
Anzitutto è importante avere un adulto con cui parlare in modo amichevole. Alla tua età questo è molto utile, al di là del dire i peccati. Se non hai già trovato un adulto che difende la tua intimità e non fa il curioso-ne, cercatelo.
Per alcuni ragazzi questo amico è il prete. Con lui, ogni tanto, chiacchierano del presente (le difficoltà e le conquiste), ma ancor più del futuro e di quanto Dio si attende da loro. Sono i cosiddetti incontri di «direzione spirituale».
E facile, per questi ragazzi, chiedere perdono dei loro peccati. Con il sacerdote hanno confidenza e non si vergognano di parlare. E poi non hanno bisogno di raccontare tutto. Il sacerdote li conosce già e sa leggere, con molto affetto e rispetto, anche dentro alcune parole e silenzi.
In ogni caso, il sacerdote ha un grande rispetto per i ragazzi e non fa il curioso. Ha cura di non calpestare il tuo piccolo giardino personale. Più che dei tuoi peccati è meravigliato dai frutti buoni del tuo giardino e li protegge. Se vede erbacce te lo dice con franchezza, ma non comanda a casa tua.
Senza dilungarti sui particolari racconta i tuoi peccati come motivo per confessare che Dio ti vuol bene e ti perdona. Se ricordi dei peccati che non hai il coraggio di dire, lascia intuire tranquillamente al sacerdote che certe cose non ti riesce di dirle. Ma, per favore, non badare troppo a te stesso: riconosci invece che Dio ti ha sempre amato, donandoti il suo aiuto e il suo perdono.

 

IL DIO DEL PERDONO

Non basta aver da percorrere alcuni «sentieri» per fare il bene e toccare con mano la felicità.
Man mano che percorri i vari sentieri vedi vincere, attorno a te e dentro di te, le forze di male e di morte. Capita a te, ai tuoi amici, ai tuoi genitori, a tutti, di fare il male anche quando si vorrebbe fare il bene. Ogni giorno si commettono errori, piccoli o grandi che siano. Ogni giorno si commettono ingiustizie, si tradisce e si uccide l'uomo, si distrugge la natura, si lasciano morire di fame i bambini, si vendono armi e si fa la guerra.
Sono gli errori dell'uomo, i suoi sbagli, i suoi delitti. Per il cristiano sono i peccati dell'uomo.
È raro oggi sentir parlare di peccato. Si preferisce parlare di sbagli, errori, delitti, come ho appena fatto.
Ma al cristiano questo non basta. Egli parla di peccato.
Cosa è il peccato? Te lo dico con una frase e poi spiego: peccato è lasciar vincere, dentro e attorno a te, le forze di male e di odio, pur sapendo che ciò fa soffrire Dio, perché egli vuole la felicità dell'uomo, e Gesù, il quale per tale felicità ha lottato fino alla morte.

Il rifiuto di lavorare
Ricordi la parabola del figlio che si allontana dal padre, raccontata da Gesù? Il figlio compie un peccato nel momento in cui abbandona non solo il padre come persona, ma i suoi progetti, la «azienda» o «impresa» a cui egli lavora.
Questo padre è Dio e la sua impresa è rendere felice ogni uomo. Il peccato non è solo un rifiuto di Dio e del suo amore, ma anche la scelta di non lavorare più alla sua impresa.
A questa impresa il Vangelo dà un nome: il regno di Dio. È l'impresa iniziata da Gesù a nome del Padre. Per condurla avanti egli ha affrontato ogni difficoltà e la stessa morte, opponendosi alle forze di male nel mondo. Nella risurrezione il Padre ha donato a Gesù e, attraverso di lui, a tutti noi, la forza per portarla a termine. Ogni uomo è chiamato a lavorare a questa impresa. In qualunque angolo della terra egli si trovi e a qualunque razza o religione appartenga. Ma i cristiani vi sono chiamati a titolo particolare, consapevoli che Gesù ha conquistato la forza per lavorare a tale impresa.
Il peccato è rifiutare di lavorare a fare nel mondo il regno di Dio: un mondo di pace e di giustizia, un mondo felice.
Cosa è peccato viene spiegato in modo ancora più chiaro in un'altra pagina di Vangelo, il racconto del giudizio universale, quando il grande giudice raccoglie gli uomini del mondo per giudicarli e separa i buoni dai cattivi.
Ricorda quello che il giudice rimprovera ai cattivi: «Andate all'inferno, perché non mi avete dato da mangiare, non siete venuti a trovarmi in carcere, non mi avete consolato...». Ricorda la replica dei cattivi: «Ma come, Signore! Lo sai bene che se ti avessimo visto, ti avremmo dato da mangiare... Ci mancherebbe altro!». Ricorda infine la dura conclusione di Gesù: «Quando non avete dato da mangiare al povero, non avete dato da mangiare a me!».
Anche i buoni si meravigliano di essere invitati dal giudice a entrare nella sua casa, dal momento che non lo hanno mai visto. Pure a loro Gesù risponde: «Quando avete dato da mangiare a un povero, voi l'avete fatto a me, anche se non lo sapevate, anche se non ci pensavate».

Il volto del peccato
Le due pagine del Vangelo chiariscono il vero volto del peccato. Chiariscono, anzitutto, cosa è peccato. L'uomo fa peccato, fa soffrire Dio, quando non dà da mangiare a chi ha fame, non consola chi è triste, non assiste chi è ammalato. Nel tuo piccolo mondo, peccato è disprezzare e prendere in giro un ragazzo della tua età, perché è più povero, meno bravo a scuola o soltanto un poco noioso. Il peccato è la rottura del legame tra te e questo ragazzo, in quanto il sogno di Dio e di Gesù è che ci sia «comunione» fra te e ogni compagno.
Allo stesso modo, e in forma ben più grave, fa peccato un uomo che uccide un altro uomo togliendogli la vita, perché Dio vuole che gli uomini vivano, dandosi la vita l'un l'altro. Il peccato è la rottura del legame tra due uomini, in quanto fa soffrire Dio e non realizza il suo progetto di pace e felicità.
Il peccato non è mai una scelta solo personale. Secondo Gesù il mondo è campo di una grande battaglia tra forze del bene e forze del male e ognuno vi è coinvolto. Ognuno è così influenzato dal bene o dal male che fanno gli altri che è difficile scoprire le colpe dei singoli. Commettendo un peccato ognuno collabora nel far vincere le forze di male. Il peccato di uno influisce su tutti, indebolendo il coraggio di lottare.
Il peccato è una dura realtà per ogni uomo. «Chi è senza peccato scagli la prima pietra», afferma Gesù davanti a quanti vogliono lapidare una donna che pure aveva commesso un grave peccato. A suo parere tutti gli uomini sono peccatori, nessuno escluso. In altre parole, tutti, almeno in certi momenti, cedono alle forze di male.
Gesù è buono e tenero con tutti, ma specialmente con quanti sbagliano e riconoscono che con il loro modo di fare distruggono se stessi e l'amicizia con gli altri e dunque fanno «soffrire» Dio. Per Gesù, un uomo, quando riconosce di essere peccatore, è già sulla buona strada.

Gesù Inaugura la festa del perdono
Ma Gesù non si limita a rimproverare all'uomo il suo peccato: egli inventa ed inaugura la festa del perdono.
Ripensa, per un attimo, ad un racconto molto bello del Vangelo, l'incontro tra Gesù e Zaccheo. Ti aiuterà a comprendere cosa c'entra Gesù con il peccato e come la vittoria sul peccato abbia origine da un momento di festa.
Forse non ricordi chi era Zaccheo. Faceva lo strozzino, cioè prestava soldi a chi ne aveva bisogno facendogli pagare interessi che lo rovinavano per sempre.
Dunque Zaccheo era un poco di buono. Ma neppure lui Dio aveva abbandonato alle forze del male. E così, un giorno, sentendo dire che stava passando Gesù, è preso da improvvisa curiosità e non riesce a controllarla. Poteva starsene a casa a contare i soldi e guadagnarne altri, e invece sospende il lavoro e va incontro a Gesù. Ma era piccolo di statura e c'era una siepe di persone. Impossibile vedere Gesù. Non gli resta che salire su un albero, un sicomoro. Cosa cerca Zaccheo su quell'albero, magari rendendosi ridicolo agli occhi dei suoi compaesani («Guarda un po' dove s'è messo... Forse ha intenzione di farsi notare e fare un prestito a Gesù!»), se non un poco di felicità?
Ed ecco Gesù, attorniato da una grande folla, si avvicina e improvvisamente si ferma, guarda quell'ornino appollaiato sulla pianta e, ben sapendo a chi rivolge la parola, esclama: «Zaccheo, scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua».
Come va a finire lo sai già. Zaccheo si lascia scivolare velocemente dalla pianta, si fa strada fra la gente e si butta davanti a Gesù. Non capisce più nulla, o forse — finalmente —ha capito tutto della vitae in un solo fiato soggiunge: «Signore, la metà dei miei beni la do ai poveri, e se ho rubato a qualcuno gli rendo quello che gli ho rubato quattro volte tanto».
Pensa bene a quel che succede. Finora Zaccheo aveva cercato la felicità e credeva di averla trovata nell'ammucchiare soldi a spese dei poveri (il trionfo delle forze del male). Poi improvvisamente, provocato dalla vicinanza di Gesù, si sente deluso dai soldi e finisce su una pianta alla ricerca di qualcosa di nuovo (desiderio di far vincere il bene). Infine, amato da Gesù così come è, sente una felicità così grande da trovare il coraggio di fare un gesto... che gli distrugge le finanze! Zaccheo ha finalmente fatto vincere le forze di bene dentro di sé e attorno a sé: ha sconfitto il peccato.

Il dono di Dio e l'Impegno dell'uomo
Questo racconto evangelico ha due insegnamenti per noi.
Il principale è che la vittoria sul peccato e sulle forze del male è contemporaneamente «dono di Dio» attraverso Gesù e «impegno dell'uomo».
Questo è il vero segreto della felicità che Gesù è venuto a portarci. Quando un uomo sente nausea del male e nostalgia del bene, è dono di Dio. Quando sente il bisogno di dare una svolta alla vita e dedicarsi al bene, è dono di Dio. Quando il cuore di chi ha sbagliato si riempie di festa e di felicità, è dono di Dio.
Ma contemporaneamente tutto questo è compito dell'uomo, frutto della sua libertà e del suo impegno. Dio ammira la buona volontà dell'uomo e gli offre la felicità che nasce dal «collaborare» contro le forze del male.
Il secondo insegnamento è l'indicazione delle tappe di quello che d'ora in poi chiamiamo «cammino di riconciliazione». Il dono di Dio e l'impegno dell'uomo portano a una decisione: convertirsi nel profondo del cuore e cambiare strada e vita.
La riconciliazione non è anzitutto ritorno a Dio, quanto «restituzione» di ciò che dobbiamo agli altri e inizio di una vita dove non vale la legge dell'interesse e del guadagno, ma la legge della gratuità e della condivisione dei beni. Solo a questo punto l'uomo si sente inondato pienamente da quella felicità che pure lo aveva gia conquistato quando, nel suo peccato, percepiva di essere amato da Dio.

Ostacolo /4
Ma non so cosa dire

Una volta, da bambino, avevi sempre un sacco di peccati da confessare. Ora invece... ora non ti va di raccontare che dici le bugie e bisticci con tuo fratellino...
Queste cose sono vere, ma ce ne sono altre più importanti e non trovi le parole per dirle. Appena appena le intuisci. Sono i peccati legati ai grandi «sentieri» che stai percorrendo, senza riuscire a vedere dove conducono.
Il non sapere cosa dire al sacerdote nasce spesso dal non aver fissato dei sentieri da percorrere. Vivi alla giornata, non hai sogni da realizzare e obiettivi da raggiungere, non ti conosci a sufficienza per impegnarti a correggere i tuoi difetti o mettere a frutto le tue migliori qualità. Allo stesso modo, non ti interroghi su cosa vuol dire essere seriamente cristiano e quali sentieri da cristiano devi percorrere alla tua età.
Nel momento in cui ripensi alle tue azioni, anche le più banali, devi poi esercitarti a giocare ai «perché», alla ricerca delle cause. Non accontentarti di dire: «Ho bisticciato con mio fratello». Chiediti se il bisticcio è un momento di tensione passeggera o un crescente disprezzo verso di lui. In altre parole, cammini verso l'amore o verso l'indifferenza, verso il servizio gratuito o verso un modo di fare che «si serve» di tutti per i propri fini?
E poi devi avere il coraggio di provare a indagare sui tuoi veri peccati. Beh, non è il caso di inventarli, ma cerca di individuare cosa bolle davvero nella tua vita per non trovarti, fra qualche anno, diverso da quel che avevi sognato di diventare... Per fare questo hai bisogno di confrontarti con gli altri, in particolare con i genitori e i tuoi educatori o con un sacerdote che ti sei scelto per la «direzione spirituale».
Infine, preoccupati pure dei tuoi peccati e di come dirli al sacerdote, ma non fino al punto da dimenticare che la cosa più importante è confessare che Dio ti ama e ti perdona. Abbi almeno il coraggio di «dire» questo al sacerdote!


LA RICONCILIAZIONE

Come uscire dal peccato?
Verrebbe voglia di dire: chiedendo perdono a Dio. Non è questo il parere di Gesù, come abbiamo visto.
Uscire dal peccato è invece «collaborare» con Dio che perdona il peccatore e gli offre le forze per ri-conciliarsi con il fratello al quale si è negato il pane o l'amore.
Ecco una parola centrale nelle nostre riflessioni: riconciliazione. In latino vuol dire «ri-chiamarsi», chiamarsi nuovamente per nome. Dopo aver bisticciato ed essersi separati, riconciliarsi è tornare verso l'altro, incontrarsi e chiamarsi nuovamente per nome mentre ci si abbraccia.
Non pensare alla riconciliazione soltanto come far pace tra amici. La riconciliazione abbraccia i grandi peccati del mondo, come la fame e la guerra, l'odio tra popoli e razze, la distruzione della natura e l'inquinamento della terra e del cielo, l'oppressione di interi popoli e le tante forme di schiavitù. La riconciliazione, come vedi, è la risposta a quei fatti in cui le forze del male hanno sconfitto quelle di bene seminando odio, morte, sofferenza, infelicità.
Però la riconciliazione non è solo far trionfare la giustizia e far pace tra noi, ma anche accettare che è Dio che ci riconcilia con gli altri e con lui.
Alla radice di ogni riconciliazione sta Dio che, attraverso Gesù, chiama per nome il peccatore: «Zaccheo, scendi in fretta, perché devo fermarmi a casa tua». Commossi da questo gesto, anche noi «chiamiamo» Dio per nome, riconoscendo che ci ama e perdona, ma soprattutto obbedendo al suo invito a riconciliarci tra noi per renderlo felice.
Cosa comporta riconciliarsi?
La riconciliazione cristiana è una attività complessa; può essere raccolta attorno a tre verbi o azioni principali:
- fare la riconciliazione attraverso gesti concreti;
- contemplare la riconciliazione con lo sguardo e il cuore di Dio;
- celebrare la riconciliazione nella «festa del perdono».
Solo l'insieme di queste tre azioni è la riconciliazione cristiana, quella che anche tu sei chiamato a vivere quando la tua coscienza ti rimprovera di essere peccatore.

Fare la riconciliazione
- Un esempio concreto. Mi permetto di spiegarti il fare la riconciliazione ricorrendo a un esempio di vita familiare. Immagina che bisticcino papà e mamma. Può capitare.
* Per comprendere la gravità del fatto, richiama alla memoria il patto di amore che papà e mamma hanno firmato. Da anni hanno deciso di amarsi, cioè volersi bene e aiutarsi «nella buona e nella cattiva sorte», affinché ognuno dei due sia felice.
Ora, bisticciare è rompere questo patto di amore o metterlo in crisi. Siamo in una situazione di male, di sofferenza, di infelicità per entrambi.
* La riconciliazione comincia quando, dopo essersi allontanati, si fermano, prendono coscienza di aver tradito (magari per una stupidaggine!) il patto di amore e decidono di ritornare l'uno verso l'altro. Questa è la conversione: un sentimento profondo, nell'intimo del cuore, che spinge a cambiare senso di marcia.
Il ritorno inizia così con una conversione di direzione del cammino ed è un momento delicato e faticoso, ma insieme appassionante. Pensa a quanto succede in famiglia da po una litigata. Non basta la buona volontà. Uno può capire che ha sbagliato e ha torto marcio, ma non per questo si muove. Ci vuole coraggio per riconoscere i propri torti e per essere disposti a cambiare, a lasciarsi perdonare.
* Di qui inizia il cammino verso la riconciliazione, che è il punto di arrivo del cammino stesso.
Riconciliarsi è sorridersi e non aver paura o vergogna di chiamarsi nuovamente per nome in modo affettuoso. Ma perché sia possibile, non basta dire: «Dimentichiamo il passato!». No, molte volte si bisticcia e si litiga per cose serie. Riconciliarsi non è dimenticare i motivi dei conflitti, ma cercare una via d'uscita che sia giusta, rispettosa dei diritti di entrambi.
* Ma non sempre la ricerca della giustizia è tutto. Nel litigare ognuno fa una brutta esperienza: proprio lei che è innamorata di quell'uomo, lo offende; proprio lui che la ama, la fa piangere. Ecco un dramma: voler fare il bene e invece fare il male. Non basta cercare come uscirne. È in gioco qualcosa di più grande: il perdono come aiuto all'altro per sconfiggere le forze di male. Il perdono tra marito e moglie, quando ancora si è lontani l'uno dall'altro, scioglie dalle funi di male alle quali da soli non si riesce a ribellarsi e restituisce alle forze del bene.
* C'è un ultimo momento da sottolineare, quello della festa quando papà e mamma si fanno un sorriso e una risata o commossi si abbracciano dicendo: «Che stupidi siamo stati a rovinare così il nostro progetto di amore...». È il momento degli abbracci e dei baci, delle carezze e degli sguardi di profonda tenerezza, dei nomi pronunciati con rinnovato amore. È il momento in cui, con coraggio e simpatia, raccontare ai figli quanto è successo, perché ne gioiscano e apprendano a riconciliarsi. Se le cose sono state gravi davvero, ci vuole un bel pranzo e un regalino.
- Le tappe in sintesi. L'esempio chiarisce cosa è «fare» la riconciliazione. Essa è una attività complessa, un vero cammino, che include le seguenti tappe:
* la presenza di un patto d'amore e di un progetto di felicità;
* la rottura del patto e la sofferenza che ne deriva;
* il dispiacere per il proprio sbaglio e la decisione nell'intimo del cuore di convertirsi, cioè di tornare verso l'altro;
* il cammino verso la riconciliazione, cioè l'impegno per eliminare le cause di conflitto e ristabilire la giustizia e la pace;
* il perdono reciproco che libera dalle catene del peccato e offre le energie per ristabilire la giustizia;
* la festa finale con l'abbraccio di riconciliazione e il racconto del cammino percorso.

Contemplare la riconciliazione
La riconciliazione è compito di ogni uomo sulla terra. In ogni angolo del mondo l'uomo e la donna si riconciliano percorrendo il cammino descritto.
Questo cammino, ovviamente, è anche il cammino percorso dai cristiani per «fare» la riconciliazione.
- La contemplazione. Ma i cristiani non sono chiamati solo a fare la riconciliazione. Essi sono chiamati a contemplare il cammino verso la riconciliazione (e a celebrare la festa del perdono).
Il cristiano sente la gioia di vivere da contemplativo il cammino verso la riconciliazione. Ma chi è un contemplativo?
Il contemplativo, di fronte ad un fatto, non si accontenta di vederlo in superficie ma vuol comprenderlo nella sua profondità, sapendo che in tutto è coinvolto Dio che si è fatto uomo in Gesù per partecipare da vicino alle nostre vicende umane. Il cristiano pertanto, mentre lavora alla riconciliazione, prova a vedere quanto succede con gli occhi e il cuore di Dio. Per così dire, vuol vedere dall'alto, seduto a fianco di Gesù che gli racconta la verità intima delle vicende umane. Di lì infatti si vede bene quanto la confusione della vita quotidiana molte volte fa sfuggire.
- Cosa si contempla nel riconciliarsi. Cosa contempla il cristiano mentre percorre il cammino verso la riconciliazione?
* Contempla, anzitutto, che davvero un mondo riconciliato, un mondo di pace e di felicità è possibile, non perché Dio lo comanda ma perché Dio lo desidera e in Gesù lo ha reso effettivamente possibile. Il cristiano crede che nel mondo si sta realizzando, per dono di Dio e impegno dell'uomo, il regno di Dio. L'umanità vive dentro un grande «patto di amore e alleanza» tra Dio e l'uomo: Dio si impegna a rendere l'uomo felice e gli dona la forza per realizzare la felicità; l'uomo si impegna a collaborare in questa impresa.
CI Il cristiano è contemplativo, poi, quando accetta che ogni rottura di comunione dell'uomo con se stesso, con il fratello o con la natura, con la comunità cristiana e le sue attività fa soffrire indirettamente ma intimamente Dio. Egli vede nel tradimento verso l'amico un «peccato» verso Dio: mentre offende il fratello fa soffrire Dio e si oppone al suo progetto di felicità.
* il cristiano riconosce il bene diffuso nel mondo, ma non si nasconde la presenza dura del peccato. Pertanto, mentre soffre con gli altri uomini per le situazioni di ingiustizia, soffre anche perché queste rattristano Dio e rendono vana la morte di Gesù e la sua risurrezione. Contemplare è vedere nel mondo la grande battaglia tra forze di bene e di male, sentirsi personalmente coinvolti nella battaglia, soffrire perché la vittoria del male rende infelice l'uomo e fa soffrire Dio.
* Ma per il cristiano la vittoria del peccato non è l'ultima parola. Anche nel peccato o nella sofferenza che esso comporta rimane una gioia intima: Dio pone nel suo cuore una grande nostalgia di bene e gli offre le energie per ribellarsi alle forze del male. Dove trionfa il peccato, proprio lì Dio vuole sfondare, non appena l'uomo lascia un varco, per riprendere la lotta e vincere. Dio bussa alla porta e vuole entrare per convertire il cuore dell'uomo nella direzione del fratello.
* Contemplare è accogliere che il perdono è offerto gratuitamente fin dal momento del peccato: Dio perdona prima di chiedergli perdono. Fa questo inondando il peccatore di un amore grande che lo sconvolge. Non gli rimprovera il peccato, ma riscalda il suo cuore perché rinasca l'amore. Dio non impone; semplicemente perdona e lo fa capire all'uomo, a ogni uomo.
* Contemplare è non sentirsi solo nel cammino verso la riconciliazione. Il cristiano ha a disposizione le energie che Dio gli concede, la luce e il coraggio che vengono dalla vita di Gesù e dalle sue parole, la solidarietà degli altri cristiani, la forza della festa del perdono. La riconciliazione con il fratello diventa luogo di comunione con Dio, il quale partecipa al lento lavoro di ricostruzione del tessuto di rapporti. Essa avviene lentamente, con pazienza. È frutto di fantasia, intelligenza, coraggio, resistenza alla fatica in cui il cristiano sa di collaborare con Dio.
° Il credente, infine, vive come dono di Dio il momento dell'abbraccio con l'altro, della ritrovata pace con se stesso, della nuova armonia con la natura, della gioia di pregare e compiere altre attività religiose dentro la Chiesa. Quando si comincia a godere la gioia di essere riconciliati si vive un'esperienza di intima comunione con Dio, che rende il cristiano ancora più consapevole della sua missione: essere nel nome di Gesù operatore di pace, uomo della riconciliazione.

Celebrare la riconciliazione
Il cristiano però non si sente ancora soddisfatto. Egli sente il bisogno di rivivere tutto nella celebrazione della riconciliazione o festa del perdono.
Ma cosa vuol dire «celebrare» la festa del perdono?
Te lo spiego chiarendo prima cosa vuol dire celebrare un compleanno e celebrare la «Cena del Signore».
- La celebrazione di un compleanno. Pensa a una festa di compleanno. Ci si ritrova in tanti, a casa del festeggiato o in altro luogo allegro e simpatico. Si è su di giri, almeno per un momento convinti che la vita è bella e c'è gusto a viverla.
Non c'è celebrazione di compleanno senza allegria, ottimismo, affermazione della voglia di vivere.
La voglia di vivere viene colta nel clima che si crea tra le persone e, più da vicino, nella solidarietà affettuosa verso il festeggiato. Si parla di lui e si raccontano gli episodi divertenti e simpatici della sua vita. Con un chiaro obiettivo: confessargli che si è felici che sia al mondo. Gli si augura ogni bene.
Ma non ci si limita ai canti e alle parole che, mentre fanno onore al festeggiato, confermano ad ognuno che la vita è bella e va vissuta con entusiasmo. È arrivato infatti il momento dei regali, del rito delle candeline e della torta mangiata insieme, dei giochi e dei balli. Tutti gesti che esprimono quella gioia intima che le parole non bastano a dire.
La festa volge al termine e forse si è stanchi. Stanchi ma contenti: stare insieme e fare festa ha ridato entusiasmo di vivere, incoraggiato tutti (non solo il festeggiato) a non arrendersi, rinsaldato l'amicizia e la decisione di continuare insieme la strada. Insomma, da una riuscita festa di compleanno si torna trasformati, con maggiori energie per vivere.
- La celebrazione della «Cena del Signore». La Messa o «Cena del Signore» è la più importante celebrazione cristiana. Può essere descritta alla luce della festa di compleanno.
* Ci ritroviamo in tanti la domenica, provenendo dalle diverse famiglie, dentro la stessa chiesa. Ci sono grandi e piccoli, uomini e donne, ricchi e poveri.
Ci ritroviamo insieme e siamo contenti di esserci, di stare gli uni con gli altri. Il volto della gente dice pace e serenità, nonostante le immaginabili preoccupazioni. Ancora una volta ci disponiamo a ripetere una piccola ma impegnativa frase: «Sì alla vita, perché Cristo è risorto». Per questo cantiamo e ci accogliamo l'un l'altro.
* Ora leggiamo la vita di Gesù, ma insieme raccontiamo qualcosa della nostra. Continuamente la nostra vita si intreccia con quella di Gesù. Gesù, infatti, rende possibile a noi realizzare quel sogno che chiamava il regno di Dio e per il quale ha lottato fino alla morte: rendere ogni uomo felice.
* Questo sogno lo viviamo ogni giorno e siamo qui per ringraziare Dio. Le parole non bastano e sentiamo il bisogno di ripetere l'ultima cena di Gesù con i discepoli per cibarci del pane di Gesù, morto in croce per liberarci dai legami di peccato, e per bere al calice e firmare il patto di eterno amore e alleanza tra noi e con Dio.
Mangiando e bevendo insieme il corpo e sangue di Gesù, esprimiamo con un gesto quel che non si può dire a parole: la morte di Gesù, vittorioso sulle forze di male e sulla morte, ci dona di fare pace e vivere «conciliati» tra noi e ci fa ritrovare il coraggio di regalare agli altri un poco di pace e di felicità.
* Dalla celebrazione della «Cena del Signore» ognuno esce trasformato: le energie dello Spirito sono scese nuovamente tra noi e ora ritorniamo alle vicende quotidiane con maggiore coraggio ed entusiasmo, con un coraggio e un entusiasmo che sono dono gratuito di Dio.
- La celebrazione della festa del perdono. La celebrazione della riconciliazione o festa del perdono è simile alla Messa. Molte preghiere e gesti si ripetono, ma soprattutto in entrambe le celebrazioni si esalta Dio Padre per quanto Gesù, suo Figlio, ha fatto per noi una volta per sempre e per quanto lo Spirito continua a realizzare oggi.
La diversità essenziale, espressa dai diversi gesti, è l'attenzione, per ricorrere ad una immagine evangelica, ai «frutti buoni» o ai «frutti cattivi».
Nella Messa l'attenzione si volge ai frutti buoni che produciamo per dono di Dio e nostro impegno. Consapevoli di tali frutti, ci lanciamo nel grande canto di grazie (eucaristia) a Dio e a Gesù, che nella sua morte ci ha reso capaci di fare il bene.
Nella festa del perdono l'attenzione si volge ai frutti negativi della vita e ci buttiamo ai piedi di Dio nell'invocare perdono, perché abbiamo reso vana la vittoria di Gesù sul male e abbiamo sprecato i doni dello Spirito per compiere il bene.
Ma la celebrazione del perdono non termina in modo triste. Dio infatti gratuitamente ci perdona e ci restituisce la gioia di vivere. Anche la richiesta di perdono diventa una festa, non un momento triste. Essa termina con un grande «grazie».

Il racconto della festa del perdono
Quando ci presentiamo alla festa del perdono siamo già in cammino verso la riconciliazione. La viviamo come una sosta che ristora e dà forza. Per un attimo ci fermiamo e ci riuniamo in chiesa per celebrare Dio che perdona.
- L'inizio della celebrazione è discreto, senza troppo chiasso e rumore. Come potrebbe essere altrimenti per gente che è affaticata e sa di aver sbagliato? Eppure siamo profondamente sereni e fiduciosi. Ci salutiamo e cantiamo per esprimere questa serena e fiduciosa attesa del perdono.
Siamo in tanti: piccoli e grandi, uomini e donne, giovani e vecchi. È rappresentata tutta la comunità cristiana. Del resto, non chiediamo perdono solo dei peccati personali, ma anche di quelli collettivi (ad esempio, verso i poveri). Oltre che con Dio, poi, vogliamo fare pace tra noi, per incoraggiare ognuno ad amare la vita come Gesù e costruire il mondo riconciliato che Dio da sempre ha sognato. Vogliamo il perdono per essere una famiglia ed esaltare insieme la misericordia di Dio.
- Ci immergiamo ora nel grande racconto delle meraviglie che Dio ha operato in Gesù; come Dio si sia mosso a compassione e abbia mandato Gesù, come Gesù abbia affrontato la morte per darci il coraggio di lottare contro il male.
Nel raccontare di Gesù raccontiamo la nostra vita. Le parole del sacerdote ci fanno comprendere che siamo noi quelli che Gesù aiuta a passare dall'odio all'amore, dal peccato alla vita. Lo sperimentiamo ogni giorno: Dio ci spinge a passare dalla dis-unione alla ri-unione. Tutto questo ci spinge a una solenne «confessione di fede» in Dio come Dio del perdono.
- Segue il rito della riconciliazione. Dopo aver invocato il perdono («Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli... che ho molto peccato»), ognuno, con la massima libertà, si alza e va dal sacerdote per testimoniare che è un peccatore e Dio lo ama. Il gesto richiama l'incontro tra Gesù e Zaccheo, tra Gesù e tutte le persone a cui egli ha perdonato. La premura, l'affetto, il rispetto, la delicatezza del sacerdote sono segno della premura di Gesù e di Dio. Il gesto non è fatto solo di parole: è anche accoglienza benevola.
Ognuno confessa quanto Dio gli vuole bene e invoca che quel perdono sperimentato giorno per giorno ora lo avvolga completamente, lo rigeneri, lo restituisca a un coraggio ancora più grande per «fare» la riconciliazione.
Come al padre del figlio prodigo, al sacerdote non importa sentire nei particolari i peccati, ma gli viene da abbracciarti e dire: «Basta, non pensarci più». Ecco allora che impone le mani e perdona a nome di Dio e della Chiesa.
Il perdono lo chiamiamo assoluzione. «Io ti assolvo dai tuoi peccati», dice il sacerdote. Indica lo scioglimento dei legami di male che ti impediscono di fare il bene. L'assoluzione spezza le catene e libera le energie di bene.
- A questo punto ci diamo alla festa e alla gioia, al canto di grazie. Siamo certi del perdono di Dio. Siamo pronti a impegnarci di più nel fare riconciliazione. Per questo sentiamo esplodere il bisogno di fare festa. Davvero siamo «creature nuove», anche se la novità è un piccolo seme o germoglio che gratuitamente ci viene affidato per farlo crescere. Siamo perdonati e rigenerati all'impegno di riconciliazione.
Esprimiamo il grazie a Dio nel canto, nella preghiera, in un crescente clima di festa, nell'abbraccio degli uni agli altri, nell'augurio che la pace che Dio ha posto in noi vi rimanga sempre.
- Ci avviamo alla conclusione. Il sacerdote invita a pensare al futuro, a progettare il dopo. L'assoluzione riconosce che siamo in cammino, ma non indica i sentieri da percorrere. Li cerchiamo insieme e ci ripromettiamo di ritrovarci in altre occasioni (magari divisi a gruppi) per tracciarli in modo più preciso.
A ricordo della festa, a volte ci viene consegnato un oggetto simbolico (un disegno, una preghiera, uno slogan...). In ogni caso ci impegniamo a un gesto simbolico (visitare un ammalato, fermarsi per un momento di preghiera personale, imporsi un qualche digiuno, meditare qualche pagina di Vangelo...) che ci ricordi nei giorni successivi gli impegni firmati nella festa del perdono.

 

Ostacolo /6
Tanto non cambia nulla, ormai lo so

Affermare che ricevere il perdono dal sacerdote cambia ben poco, non è sentirti vecchio, come qualcuno potrebbe dirti, ma riconoscere che anche tu sei davvero un peccatore... Hai provato e riprovato a impegnarti, ma non ci riesci.
Non lo dici per fare l'ipocrita. È proprio così.
Ma non scoraggiarti, in nome di Dio.
Riconoscere che le forze del male possono vincerti è già un primo passo: senti che senza un «liberatore» che spezzi le tue catene rimarrai facilmente prigioniero per sempre.
Ora sono piccole catene, ma da grande?
Abbi il coraggio di gridare, alzando le tue (piccole) catene verso Dio, affinché non si dimentichi di te.
La preghiera ti ridà il coraggio di non arrenderti. E te lo dà, ancor di più, il ricevere il perdono di Dio attraverso il sacerdote.
Ma Dio non pretende l'impossibile. Solo gli ingenui credono che nella vita tutto è bello e facile. Non sempre si riesce a sconfiggere il male dentro di noi e attorno a noi. Forse ci riuscirai domani?
Anche domani conoscerai sconfitte.
Ma non arrenderti, perché Dio ha promesso che, con il suo aiuto, il bene trionferà in noi, anche se non vinceremo mai del tutto il male in questa vita.
Fai allora la tua parte, senza ingannarti, ma anche senza avvilirti.
In ogni caso, non smettere di accostarti al perdono di Dio. Meno partecipi alla festa del perdono e meno sei portato a impegnarti per diventare uomo secondo il desiderio di Dio. Ricevere il perdono ti aiuta a diventare più forte, a resistere contro le sconfitte, a lottare con più fantasia, a preparare meglio i piani di battaglia, ad abbandonare una strategia che fallisce a favore di un'altra.

 

LA PREPARAZIONE DELLA FESTA

Prima della festa c'è il cammino verso la riconciliazione.
Esso può iniziare in modi molto diversi. A volte sei tu che decidi e ti avvii a una celebrazione personale. Altre volte è la comunità cristiana che, attraverso il sacerdote e gli animatori, invita te e gli amici a prendere parte a un cammino di riconciliazione.
Le occasioni non mancano: l'avvicinarsi di una grande festa come Natale e Pasqua; un clima di disimpegno nel gruppo; fatti sociali che fanno prendere coscienza di situazioni di cui siamo colpevoli anche noi.
La festa viene preparata con cura e fantasia. Si fanno circolare gli inviti con dei fogli e a voce. Se ne parla per tempo alla Messa della domenica. All'oratorio vengono esposti dei cartelloni di richiamo. La preparazione segna un periodo di intensa attività in cui tutti vengono coinvolti e hanno un ruolo. Altrimenti che festa è?
La festa del perdono non è che una delle tappe di un lungo cammino. Eccole in sintesi:
— la conversione e l'inizio del cammino;
— la preghiera e la meditazione del Vangelo;
— l'esame di coscienza e il confronto con gli altri;
— il progetto di riconciliazione e la sua realizzazione;
— la festa del perdono e la ripresa del cammino.

La conversione e l'inizio del cammino
All'inizio, sia che altri ti invitino sia che ti solleciti la tua coscienza, c'è sempre la tua «decisione» di metterti in cammino verso la riconciliazione. Dietro ci sta un suggerimento dello Spirito che ti offre di convertirti nel profondo del cuore e di esprimere la conversione iniziando un cammino verso la riconciliazione.
- La conversione. Tu la vivi quando cominci a pensare (e «soffrire») al tuo egoismo, al tuo disimpegno nel gruppo e a scuola, alla tua indifferenza verso chi soffre.
Non è che lo Spirito Santo ti venga direttamente a sgridare. Se hai commesso qualche peccato, ti rimprovera attraverso la tua coscienza, se l'ascolti con calma. Di fronte ai suoi rimproveri puoi far finta di non sentire, oppure pentirti dei peccati: ti dispiace, hai lasciato vincere le forze di male. Nasce la conversione nel profondo del tuo cuore.
- La decisione. Il pentimento sincero porta a una decisione: rimediare, fin dove è possibile, al male fatto e cominciare a vivere in modo nuovo. Una decisione si fa strada: riconciliarti con te stesso e la tua coscienza, riconciliarti con gli altri e anche con la natura, riconciliarti con la Chiesa e le attività religiose.
Decidere di riconciliarti è un atto di coraggio che ti fa diventare più uomo e cristiano. È bello riconoscere quel che si è senza vergogna. È giusto farsi carico delle proprie responsabilità, senza arrendersi. È coraggioso riprendere a lottare.
- Il sostegno degli altri. Non è una decisione che prendi da solo, in nessuna occasione. Anche quando vuoi riconciliarti da solo, sei accompagnato, oltre che dallo Spirito, dalle preghiere degli altri cristiani e dalla loro amicizia, dalla sofferenza dei malati e dal coraggio di quanti lottano per il bene.
Se poi si decide come gruppo, oratorio, scuola, di intraprendere un cammino di pace, la decisione tende a rendersi visibile. Crescono l'amicizia e l'allegria, salgono di tono la vita di gruppo e quella in famiglia. Ci si sente responsabili del cammino di tutti.
Alcuni gesti e segni lo evidenziano, dai cartelloni che si preparano insieme per metterli in un posto di richiamo, a un nuovo canto di perdono che viene imparato e ripetuto spesso, a un oggetto simbolico che viene consegnato a quanti vogliono percorrere il cammino.
- L'inizio del cammino. L'inizio del cammino può essere evidenziato da un incontro di preghiera o da una riunione del gruppo, della classe, di tutti i ragazzi in parrocchia, ad esempio una settimana prima della festa del perdono, o anche prima. Alcune comunità, riprendendo un'antica tradizione, all'inizio della Quaresima celebrano l'ingresso nel cammino; durante tutta la Quaresima si impegnano nel fare riconciliazione; qualche giorno prima della Pasqua celebrano la festa del perdono.

La preghiera e la meditazione del Vangelo
Una volta iniziato il cammino, sia da soli che in gruppo si intensifica la preghiera e si dà più spazio alla lettura e meditazione della Bibbia, soprattutto del Vangelo. Nella preghiera personale e di gruppo si può aggiungere una invocazione per la riconciliazione e si può leggere qualche fatto, parabola o messaggio di Gesù, che esalta il perdono di Dio.
- La preghiera per la riconciliazione. La riconciliazione, lo sai bene, è anzitutto un dono di Dio. Un dono che ti viene fatto continuamente. Prega allora, non per chiedere a Dio la forza di riconciliarti, ma per aprire il cuore ad accogliere il suo dono e metterlo a frutto con intelligenza e pazienza.
Ogni giorno innalza una invocazione per la tua riconciliazione: comunica a Dio che ti stai preparando al suo perdono e lasciati a tal punto riempire dal «lieto messaggio» del suo amore, da trovare il coraggio per cambiare vita. Prega dunque per aprirti all'amore di Dio che perdona e gratuitamente ama.
La preghiera ti aiuta a contemplare con gli occhi e il cuore di Gesù il tuo modo di vivere quotidiano, i tuoi peccati, il tuo desiderio di perdono, il tuo impegno di riconciliazione.
Se non preghi difficilmente «contempli» che con i tuoi peccati fai «soffrire» Dio. Nella preghiera ti accorgi che davvero Dio si nasconde dentro ogni uomo e dentro ogni fatto.
- La scelta di una pagina di Vangelo. Altrettanto importante è la lettura della Bibbia, soprattutto del Vangelo, in gruppo o da solo mentre stai studiando al tuo tavolo o mentre stai per spegnere la luce e dormire.
Non bisogna leggere tutto il Vangelo... Ogni festa del perdono ruota attorno a una pagina: è questa che, da solo e in gruppo, sei chiamato a meditare.
Normalmente il sacerdote, all'inizio del cammino, indica quale pagina meditare. Altre volte ogni gruppo cerca nel Vangelo la pagina che ritiene più significativa. Questa pagina viene letta e riletta, meditata e discussa. È con questa pagina in mano che si prega e, come vedremo, si fa l'esame di coscienza.
Se invece hai deciso da solo di riconciliarti, ricorda a memoria qualche fatto del Vangelo che ti faccia compagnia e ti illumini. Ricostruiscilo nella tua mente e nel tuo cuore. Renditi presente a quel che Gesù ha fatto. Oppure sfoglia il Vangelo e scegli un fatto o un messaggio che ti aiuti a riflettere e pregare. Questa pagina la puoi portare davanti al sacerdote nella festa del tuo perdono.
- Il desiderio del perdono. Se vuoi renderti conto dei peccati, mettiti davanti allo specchio. Ma non usare uno specchio normale, perché non farebbe che rispecchiare la tua immagine. Usa uno specchio «speciale» che riproduca i fatti della vita di Gesù e le sue parole. Ora confrontati con Gesù. Lasciati sfidare dalla sua tenerezza verso i bambini, dalla sua lotta contro i prepotenti, dalle sue parole di conforto verso chi ha sbagliato, dal suo coraggio nell'affrontare anche la morte per essere fedele alla sua missione. Non pensare troppo a quanto combini tu: pensa a quanto ha fatto Gesù e ripeti: «Ecco, Dio mi chiama a imitare Gesù: non mi sento umiliato, ma incoraggiato a fare meglio. Anche se ho sbagliato, Dio mi perdona».
Dio non guarda in modo indifferente e distaccato la tua vita. Quando fai il male, fai soffrire Gesù e lo stesso Dio, perché ti arrendi e non lavori come lui affinché nel mondo regni la pace. Commosso da questa sofferenza, lascia crescere il «desiderio del perdono». È dispiacere per i peccati, perché hai tradito il «sogno» e la speranza che Gesù ti aveva affidato, ma è soprattutto convinzione che nell'abbraccio di perdono comprendi chi è Dio più che in altre occasioni.

L'esame dl coscienza e il confronto con gli altri
La riconciliazione ci sollecita a conoscerci senza ingannarci, senza nascondere le nostre miserie. Non per umiliarci ma per aiutarci a comprendere gli errori, rimediarvi e riprendere la battaglia a fianco delle forze di bene.
- L'indagine sui perché. Grande spazio, nel cammino di riconciliazione, viene dato all'esame di coscienza, cioè a uno sguardo in profondità alla vita per cogliere i peccati confrontandoci con Gesù.
Quando si celebra la riconciliazione comunitaria, in genere si fa circolare un foglio con alcune domande preparate dal sacerdote e da altri. Toccano da vicino la vita in famiglia, a scuola e nel lavoro, la partecipazione alla comunità cristiana.
A volte l'esame di coscienza lo propongono i gruppi, in modo che sia adatto alle diverse età: le domande a cui i genitori devono rispondere sono in parte diverse da quelle dei figli, non credi?
Nel fare l'esame di coscienza non basta elencare peccati uno dopo l'altro. Non basta dire: «Ho bisticciato». Questo è il frutto: indaga sul «perché» e metti allo scoperto le radici del male.
- Il confronto con gli altri. Per arrivare alle radici del male, oltre la ricerca personale, è importante il confronto con i compagni di gruppo, come pure con gli adulti che ti sono vicini, dai genitori agli insegnanti, dall'animatore al sacerdote.
Non fare l'esame di coscienza solo nel chiuso della tua stanza. Chiediti in gruppo o in famiglia quali cose non funzionano e perché. Ascolta il parere di tutti. Incontrati per una chiacchierata con il sacerdote alla ricerca della «direzione spirituale» che la tua vita deve intraprendere.
Il confronto con gli altri permette di comprendere i tuoi sbagli e le loro radici personali e collettive, ma anche di sbilanciarti in avanti e pensare a un «progetto di riconciliazione»: le cose da cambiare nel modo di fare e di pensare per vivere la pace che Dio sogna per noi.
- Le quattro domande. Su che cosa interrogarti? Le domande dell'esame di coscienza possono essere riunite in quattro nuclei: accettazione di noi stessi e ascolto della coscienza, amore verso gli altri, rispetto per la natura e per le cose, partecipazione alla Chiesa e ai gesti religiosi.
L'esame di coscienza richiede, anzitutto, di osservare con gli occhi e il cuore di Dio se amiamo la nostra vita e tutto quel che siamo, come Gesù ha amato la sua vita e, in particolare, se ascoltiamo la nostra coscienza come voce di Dio.
L'esame di coscienza, in secondo luogo, chiede di osservare se amiamo gli altri come Gesù li ha amati, fmo a dare la vita per loro e se ci interessiamo della società e dei suoi problemi.
In terzo luogo, l'esame di coscienza riguarda il rispetto e l'amore verso la natura e gli oggetti che usiamo ogni giorno, dai vestiti al cibo, dalla bici ai libri di scuola.
In quarto luogo, l'esame di coscienza chiede di verificare se partecipiamo alla Chiesa e alle attività religiose. Certo, incontriamo Dio nell'amare il prossimo, nell'accettare noi stessi, nel rispettare la natura. Ma incontriamo Dio anche nella Chiesa e nelle attività religiose, come la preghiera, la Messa, l'osservanza delle tradizioni cristiane.

Il progetto dl riconciliazione e la realizzazione
L'esame di coscienza e il dispiacere per il male commesso devono portare, oltre che al desiderio del perdono, a un «progetto di riconciliazione» e alla sua realizzazione pratica.
- Il progetto di riconciliazione. Cosa è un progetto di riconciliazione è facile intuirlo. Ti rendi conto che devi cambiare marcia per camminare più velocemente o addirittura abbandonare una strada per intraprenderne un'altra. Verso dove incamminarti? Punto di partenza rimangono i peccati commessi, da soli o insieme. È a questi che occorre trovare rimedio. Ma non basta «saldare i conti». È troppo poco. Progettare è immaginare come andare oltre gli «atteggiamenti» alla base dei peccati: egoismo, vigliaccheria, orgoglio, superficialità... Questi sono nemici difficili da combattere. Ci vogliono fantasia e intelligenza per mettere a fuoco un progetto di battaglia.
- I diversi progetti. Il tuo progetto devi pensarlo alla luce del progetto della comunità e di quello del gruppo.
C'è anzitutto il progetto della comunità cristiana. Evidenzia alcuni impegni per tutti: maggior attenzione ai poveri, più fantasia alla Messa, cura del dialogo tra genitori e figli...
C'è poi il progetto del tuo gruppo, preparato discutendo con l'animatore. Il progetto può prevedere una migliore distribuzione degli incarichi, un cambio di stile nel tenere le riunioni, il superamento di antipatie, l'apertura del gruppo a nuovi ragazzi, la fedeltà alla preghiera insieme...
Infine c'è il tuo progetto di riconciliazione. Considerati come un ingegnere che deve tracciare una strada e scegliere dove farla passare. Se da solo non ce la fai, lasciati illuminare da qualcuno di cui ti fidi, ma alla fine scegli tu verso dove incamminarti.
- Le prime realizzazioni. È tempo di mettersi in cammino. I vari progetti vanno immediatamente realizzati. Così quando andrai a ricevere il perdono potrai dire: «Ecco, sono qui per chiedere perdono, ma anche per riconoscere che Dio mi ha aiutato a cambiare vita».
Senza l'impegno già in atto di riconciliazione o senza una seria disponibilità a farla, celebrare la festa del perdono è un gesto bugiardo. Forse vuoi solo far tacere per un attimo la coscienza e farti bello. Se è così, pensaci prima di accostarti al sacerdote.

La festa del perdono e la ripresa del cammino
Ora puoi fare una sosta nel tuo cammino e accostarti al sacerdote per ricevere in abbondanza quel perdono e quel coraggio di cambiare vita che Dio ti dona ogni giorno.
- Il dono di nuove energie. Non aspettare di aver cambiato vita. Nella festa del perdono lo Spirito Santo spezza le catene che tengono prigionieri impedendo di rimettersi in cammino e lottare contro le forze del male. E soprattutto egli ti offre fantasia per combattere e coraggio per resistere alle piccole sconfitte. Il perdono aiuta, più che a dimenticare il passato, a riprendere il cammino di riconciliazione già intrapreso.
- La ripresa del cammino. Una volta celebrata la festa, riprende il cammino di ogni giorno in famiglia e nel gruppo, a scuola e nel tempo libero.
Nella vita quotidiana rientri dopo che lo Spirito Santo ha rigenerato le tue forze e la tua fantasia. Ora puoi lavorare al progetto già elaborato prima della festa. Riprendilo in mano per realizzarlo con entusiasmo e costanza.
Per ricordare gli impegni della festa si scelgono alcuni gesti simbolici. Non sono tutta la riconciliazione, ma ne ricordano gli impegni almeno per qualche giorno. Ad esempio, il sacerdote invita a visitare nei giorni seguenti un malato o a recitare per un paio di sere una preghiera particolare o a fare una chiacchierata con un «esperto» per comprendere alcuni problemi. Questo non è tutta la riconciliazione, ma ricorda l'impegno di cambiare vita. Probabilmente, compiuti questi gesti simbolici, la riconciliazione è ancora da fare. E dunque, buon lavoro!
- La fede in un Dio che perdona sempre. Non dimenticare la cosa più importante che la festa ti ha insegnato: in ogni circostanza, anche quando dovessi smarrire nuovamente la strada (lo sai bene, è possibile) e sei lontano da casa, come racconta Gesù nella parabola, hai un Padre che ti attende per riabbracciarti, e un fratello, Gesù, che fa sempre tifo per te.
Anche a nome tuo ha vinto le forze di male. Non staccarti da lui.
Non aver paura di dire a te stesso che, forse, hai nuovamente sprecato le energie che Dio ti ha dato.
Sarebbe forse stato necessario che Dio diventasse uomo in Gesù e affrontasse la morte, se fosse facile vincere le forze del male?
Man mano che crescerai ti accorgerai che fare il male è sempre una tragica possibilità. Ma rimane ugualmente la certezza che Dio sta sempre dalla nostra parte e con il suo perdono restituisce le energie, non permettendo che ci arrendiamo. Dio offre sempre il suo perdono gratuito.

 

LA FESTA DEL PERDONO
Rito comunitario e personale

La festa del perdono o della riconciliazione può essere celebrata in forma «comunitaria» oppure «personale».
Nel primo caso ci si ritrova in molti a vivere la festa del perdono; nel secondo ci si ritrova a tu per tu con il sacerdote.
Che differenza c'è? In fondo nessuna, eppure hanno qualcosa di diverso. Per comprenderlo riflettiamo un attimo sulla dimensione comunitaria e personale di ogni peccato e sui diversi ritmi di vita tra una comunità e un singolo individuo.
- Il peccato come fatto comunitario. Tu vivi ogni giorno «dentro» quegli organismi viventi che sono la famiglia, il gruppo, la comunità cristiana, la classe, la scuola. Al loro interno tu comunichi con altri e il tuo modo di pensare e di fare viene influenzato (ma, normalmente almeno, non imposto) dal loro.
Non dici che la tua famiglia ti aiuta a essere bravo? In quanto parte di questa famiglia sei più bravo di un amico membro di una famiglia in crisi o distrutta. È facile allora capire che ci sono dei «peccati di famiglia» che riguardano l'insieme e di cui tutti, in modo diverso, sono colpevoli.
Così, quando uno nel gruppo o in classe inquieta gli altri e non studia, in parte «reagisce» a quel che fanno i compagni, i quali magari lo emarginano, lo considerano uno sciocco o un buffone, vogliono imporgli il loro parere. Ci sono i «peccati di classe» (o di gruppo), in cui non è possibile separare le colpe dei singoli.
Se tieni presente questo afferri perché è giusto celebrare la riconciliazione in quanto gruppo, classe, comunità, famiglia. Anche se commesse da un singolo alcune colpe sono, entro certi limiti, di tutti e tutti devono farsene carico davanti a Dio nella festa del perdono comunitaria.
- Il peccato come fatto personale. Tuttavia non siamo programmati, quasi fossimo macchine, dalla famiglia o dalla classe o dal gruppo. Pur influenzati dal farne parte rimane sempre un margine di libertà, di decisione nostra. Ad uno schiaffo possiamo rispondere con un altro schiaffo, oppure... con un sorriso. Qui si gioca la libertà personale. Affermare la libertà personale e quindi la responsabilità delle proprie azioni è importante. Un ragazzo può decidere da solo di opporsi agli insegnanti o ai genitori. Un figlio drogato non vuol dire sempre una famiglia cattiva. Se uno disturba, la colpa, oltre che del gruppo, è chiaramente anche sua. Non è cristiano scaricare le colpe sugli altri. Ma non è giusto neppure sul piano umano.
Ci sono i cosiddetti peccati «personali»: i peccati commessi dal singolo. Anche questi peccati vengono perdonati quando si celebra la riconciliazione comunitaria. Tuttavia, proprio per seguire i ritmi personali di vita, la Chiesa offre la possibilità di celebrare una riconciliazione personale. Hai sbagliato, fatichi nel compiere il bene, attraversi un momento difficile... In questi casi la Chiesa ti invita a riconciliarti dal sacerdote per ricevere il perdono e la forza dello Spirito per cambiare vita.
Del resto, non devi attendere di aver commesso gravi peccati. Capita di cadere di tono, anche senza aver commesso grandi peccati. Ci sono periodi in cui prevale la pigrizia, l'aggressività verso gli altri, l'egoismo e il possesso delle cose... Lo Spirito Santo allora, attraverso la coscienza, ti suggerisce di riconciliarti e riprendere il cammino dando una piccola o grande svolta alla vita. Ascolta dunque la coscienza. Se ti rimprovera e ti suggerisce di dare una svolta alla vita è cosa buona andare a riconciliarti da solo.

Le occasioni comunitarie
- In Avvento e Quaresima. La celebrazione comunitaria ha luogo in alcuni momenti importanti dell'anno, soprattutto durante l'Avvento e la Quaresima, due cammini o itinerari di riconciliazione per prepararsi alle grandi feste di Natale e Pasqua.
All'inizio dell'Avvento e della Quaresima (tempo di conversione per eccellenza), siamo invitati a vivere con più intensità l'impegno di riconciliazione, in modo da arrivare alle feste con il cuore in pace. Da quel momento, ricerchiamo in che cosa «fare riconciliazione» e, da soli e come comunità, elaboriamo un piccolo «progetto di riconciliazione».
Ci impegniamo a realizzare il progetto e avviarci verso la riconciliazione che ci attende al termine del cammino.
Ormai vicini alla festa di Natale o di Pasqua veniamo invitati come comunità a ritrovarci per «celebrare» la riconciliazione o festa del perdono di Dio.
- In altre occasioni. Abbiamo presentato i due principali momenti in cui celebrare la festa del perdono.
Ma non sono queste le uniche occasioni.
All'inizio di un anno come classe scolastica, gruppo catechistico o associativo, sentiamo il bisogno di dare una svolta alla nostra vita, chiedere perdono, tracciare nuovi sentieri, trovare energie per andare avanti. Al termine di un anno insieme, mentre è spontaneo raccontare le cose buone compiute e rendere grazie a Dio, è bello celebrare la festa del perdono perché solo se siamo in pace Dio gradisce il nostro grazie.
La celebrazione comunitaria può avvenire anche durante un camposcuola o gli esercizi spirituali o un ritiro spirituale.
Pensa al camposcuola o anche a un campeggio. Dopo un giorno o due siamo invitati a un breve ma intenso «cammino di riconciliazione». Come non prestare attenzione alle cose affascinanti del camposcuola dove ci si ritrova in un clima esaltante e dunque si sperimenta il volersi bene, ma anche il non riuscire a farlo? In pochi giorni, stretti l'uno all'altro, uno afferra forse quanto per mesi non aveva intuito: è difficile vivere la pace! Ecco allora l'invito a mettersi in cammino per avere poi nelle giornate conclusive la gioia della festa del perdono.

Le occasioni personali
Quella «personale» è una celebrazione comunitaria ridotta all'essenziale, per favorire la possibilità ad ognuno di ricevere il perdono di Dio secondo il proprio cammino.
Quando celebrare la festa del perdono? Non mi sembra giusto fare come alcuni ragazzi (e adulti) i quali si accostano al sacerdote per il perdono soltanto per essere degni di fare la comunione alla Messa.
Certo, in alcuni casi non hai il diritto di fare la comunione eucaristica, perché non sei in comunione con gli altri.
Ma la riconciliazione vuol farti ritrovare la comunione con gli altri sempre, nelle diverse occasioni della vita. La riconciliazione vuol farti vivere ogni giorno da cristiano e non soltanto darti il permesso di fare la comunione alla Messa.
Non prendere allora l'abitudine di accostarti al perdono di Dio solo per fare la comunione. Tuttavia, ogni volta che alla Messa stai per ricevere il corpo di Gesù, chiediti se la tua coscienza è in pace.
- La coscienza ti rimprovera. Una prima occasione è una situazione grave di peccato, quando non sei in pace con te stesso, con gli altri, con Dio. Non essere troppo tenero nei tuoi confronti e non scusarti, quasi che non potessi avere motivi seri per chiedere perdono a Dio.
Certo non commetti i peccati gravi di alcuni adulti, dal rubare all'uccidere, dal tradire la moglie all'abbandonare i figli. Non sei responsabile della fame nel mondo o delle guerre. Ma anche a te Dio chiede di essere responsabile della tua vita e di quella delle persone che ti circondano. Non fare di Dio un nonno sordo e cieco, per favore!
Sei ancora un ragazzo, ma purtroppo puoi disprezzarti a tal punto da non essere più in pace con te stesso. Se ti rifiuti e vorresti essere un altro da quello che sei, sarà meglio chiedere il perdono di Dio. Se ti sei lasciato sprofondare nell'odio, è giusto che prenda la decisione di accostarti al perdono di Dio.
Se non pensi che ai vestiti, ai divertimenti, a ciò che mangi, senza mai avere a cuore la sofferenza degli altri e la gioia di «dare», sarà bene che inizi un breve ma intenso cammino di riconciliazione.
Se in questi anni preziosi di crescita senti che non ti basta più una fede da bambino, ma non ti impegni per conquistare una fede da ragazzo, dato che sei responsabile della tua fede in Gesù, sarà bene che vada a riconciliarti.
- L'avvicinarsi di una festa. Una seconda occasione è l'avvicinarsi di una grande festa (come Natale o Pasqua) o di una importante ricorrenza familiare (una prima comunione, un parente stretto che si sposa, un battesimo) o anche una festa del gruppo all'oratorio o in parrocchia. Man mano che la festa si avvicina senti il desiderio di essere più buono con gli altri, di voler bene gratis, di essere più servizievole a casa... In queste circostanze, se non c'è la possibilità di una celebrazione comunitaria, accostati da solo al perdono di Dio. Così arrivi alla festa con il cuore in pace e la vivi con una gioia più profonda. Non sarà una festa falsa e ipocrita. Il tuo sorriso sarà più vero.
- La caduta di ritmo. Una terza occasione, infine, è quando afferri che il tuo ritmo di impegno quotidiano sta diminuendo, anche se non hai grandi cose da rimproverarti. C'è una caduta di tono, come il registratore soffre quando c'è una diminuzione della tensione elettrica. Le tue giornate sono diventate noiose e monotone, per nulla entusiasmanti. Ne hai una prova se passi in rassegna le varie azioni. Magari da un po' di tempo t'accorgi che vai a Messa e fai la comunione, ma in modo superficiale, quasi senza gusto, soprattutto senza impegno.
In questo caso è giusto che ti metta in un periodo di conversione, avvicini un prete tuo amico (oppure... lascia che lui ti avvicini) e prepari insieme un progettino di riconciliazione. Puoi anche metterti d'accordo con il tuo animatore o catechista o con la suora... Magari bastano due o tre giorni di «conversione» per riprendere l'impegno. Al termine ti rechi dal sacerdote per far «riconoscere» da lui il cammino percorso e ricevere il perdono.
- La ricerca della vocazione. Una quarta occasione è costituita dal bisogno di chiacchierare con calma della tua vocazione e, se ce la fai, del tuo «progetto di vita» con il sacerdote. Alla tua età è giusto confrontarti con un adulto nella fede. Hai bisogno di individuare una «direzione spirituale». Più che di peccati si parla del tuo futuro, dei sentieri da percorrere e delle cose da portare nello zaino lungo il canunino. È uno scambio di idee, un aiuto per chiarire la tua vocazione: chi sei e dove andare. La direzione spirituale si può cercarla, oltre che con un sacerdote, con una suora, un animatore o catechista che abbiano esperienza. Quando è vissuta con il sacerdote facilmente termina con il riconoscimento dei propri peccati e l'assoluzione. Lo Spirito Santo ti offre così nuove energie per realizzare i tuoi progetti. Il perdono di Dio ti dà forza per progettare e costruire, come il figlio tornato a casa che nell'abbraccio del padre sente di nascere a nuovi progetti.