Animare la preghiera

CSPG - Roma

Riprendiamo dall'introduzione di un libro famoso (La preghiera dei giovani. Edizione per l'animatore, Edizione Elledici) delle preziose indicazioni metodologiche (e contenutistiche) per la preparazione di incontri di preghiera con ragazzi e giovani. 
Anche se il testo è un po' vecchiotto, tante intuizioni e suggerimenti sono tuttora validi.

Una espressione popolare cristiana è il «recitare le preghiere». Ai bambini prima di addormentarsi, la mamma chiedeva: «Hai recitato le preghiere?». Lo stesso chiedeva a tutti il sacerdote quando si andava a confessarsi. A prima vista l'espressione sa di ripetizione monotona e formale, quasi un compito da sbrigare velocemente. A pensarci bene, però, è ricca e piena di fascino. Basta confrontarla con l'altra espressione, pure popolare: «dire le preghiere», dove il fascino si è disperso in un pronunciare meccanico. Recitare richiama alla mente il teatro e un gruppo di attori che si appassiona al testo di uno scrittore, lo studia per penetrarne il significato, lo reinterpreta a partire dalla propria sensibilità, si immedesima nei singoli personaggi e, finalmente, dà vita alla rappresentazione teatrale. Recitare un testo teatrale è dargli vita, attraverso un lavoro paziente e creativo.

Recitare le preghiere può avere la stessa ricchezza. Esistono preghiere antichissime, come il Padre Nostro, l'Ave Maria, i Salmi, e preghiere scritte in epoca moderna. Ed esistono uomini e donne che oggi vogliono recitare tali preghiere, e dunque vogliono dare vita a quei testi, in modo da esprimervi l'intima esperienza personale.
Recitare le preghiere, come un testo teatrale, suppone una sorta di «incontro» e, a volte, «lotta» tra il testo e coloro che lo utilizzano.
Il testo ha una sua autonomia rispetto a chi legge. Ha cose sue da affermare e proclamare. Ma anche chi legge ha cose sue da affermare e proclamare. Perché l'incontro o la lotta possano avvenire è richiesto che sia possibile entrare in sintonia, muoversi sulla stessa lunghezza d'onda. Se chi legge non riesce a «sintonizzarsi» con il testo, dopo un po' lo lascia e magari ne cerca un altro.
Una volta sintonizzati incomincia un lavoro creativo. Chi legge, accetta che le sue emozioni interiori vengano incanalate e strutturate dal testo, mentre lo «riempie» delle sue esperienze e atteggiamenti.
Se le energie personali non vengono incanalate da un testo e se non viene «riempito» di nuove emozioni, sentimenti e intuizioni, non si recita un testo teatrale e neppure un testo di preghiera, come l'Ave Maria o un Salmo. Le pagine che seguono sono un lungo ed elaborato testo di preghiere. Le prega chi accetta di lasciarsi strutturare dalla loro visione della vita e dalla loro spiritualità e, allo stesso tempo, è disposto ad un lavoro creativo per riempirle di vita. Questo è animare la preghiera con un libro. Questo è animare un libro.

 

LE QUATTRO PISTE DI LAVORO PER ANIMARE LA PREGHIERA

Come procedere per animare la preghiera personale o di gruppo utilizzando questo libro? O, se si preferisce, come dare un'anima a queste pagine? Si possono indicare quattro grandi piste di lavoro.

Conoscere l'esperienza di chi prega
Per animare la preghiera è necessario, anzitutto, una conoscenza approfondita dell'esperienza interiore di chi prega. Se si prega da soli si tratta di scendere nelle profondità del proprio esistere. Se si prega in gruppo è necessario prendere contatto con il suo vissuto interiore, visto come un insieme unico. Nella preghiera di gruppo tocca soprattutto a colui che si propone di animare la preghiera, essere consapevole dell'esperienza interiore che il gruppo sta vivendo. Più che la sua personale esperienza, l'animatore deve essere capace di intuire e interpretare il momento spirituale del gruppo: le sue ansie e problemi, le sue speranze e attese, i suoi conflitti e passioni.
Ogni uomo e ogni gruppo, ha il diritto e il dovere di pregare al livello di esperienza religiosa a cui è giunto in quel momento. Se saprà pregare «dentro» questa sua esperienza, la preghiera sarà gradita a Dio e piena di Spirito Santo.

Studiare il testo con cui pregare
La seconda pista di lavoro riguarda la conoscenza approfondita di questo libro. Disseminate lungo le pagine sono presenti innumerevoli intuizioni e affermazioni sulla vita e sull'uomo, su Dio e su Gesù Cristo, sul regno di Dio e sul futuro della storia. Prese nel loro insieme queste intuizioni e affermazioni offrono una interpretazione della spiritualità e della preghiera cristiana per l'uomo d'oggi.
Non basta usare questo libro a seconda-delle necessità. Chi crede utile farlo per animare la preghiera non può sottrarsi al compito di studiarlo in profondità. Per lo meno per rispettare l'intenzione del libro e non stravolgerla a piacimento. Fino al punto che, dopo averlo letto e studiato, si può non condividerlo e metterlo da parte.
Suggeriamo, in particolare, di leggere con calma la prima parte del libro che presenta il «progetto di spiritualità e di preghiera», e le introduzioni alle otto parti in cui il libro è suddiviso perché offrono il «filo rosso» sotteso a tutti gli incontri di preghiera.

Cercare la sintonia tra lettore e testo
La terza pista di lavoro può essere indicata come l'entrare in sintonia. È il lavoro più delicato. Vuol dire individuare la lunghezza d'onda che permette di attivare una comunicazione tra chi prega e il testo che si utilizza.
È questione di paziente preparazione, soprattutto dell'animatore che continua a ripensare, più con il cuore che con la testa, qual è l'intuizione o l'atteggiamento spirituale capace di coinvolgere i presenti fino a esprimere la loro esperienza intima con l'aiuto di alcuni testi scritti. L'animatore è chiamato ad essere personalmente uomo di preghiera e spiritualità; ma anche a leggere e rileggere, in anticipo, il testo che vuole utilizzare alla luce delle attese del gruppo.

Organizzare il momento della preghiera
La quarta pista di lavoro è l'organizzazione della preghiera. Spesso si confonde l'animare con l'organizzare, come quando si pensa ai canti, ai lettori, alla disposizione dell'ambiente, alla divisione dei compiti.
D'altra parte l'organizzazione tecnica non è secondaria. L'improvvisazione non paga, come non paga il preparare tutto all'ultimo momento. La preghiera vuole calma. Basta un imprevisto o una rottura nel ritmo per disturbare o compromettere l'atteggiamento di preghiera.
Va aggiunto che ogni persona, anche nella preghiera, si lascia coinvolgere a seconda del ruolo e del compito che vi assume. È utile, allora, distribuire il più possibile, e con una certa alternanza, i compiti di sostenere i canti, leggere la parola di Dio e le altre eventuali letture, preparare le invocazioni o brevi commenti alla parola di Dio, ripresentare con un linguaggio adeguato al gruppo le riflessioni del libro o magari offrirne altre, curare che l'ambiente sia accogliente e bello.

 

LE FASI DI UN INCONTRO DI PREGHIERA

La conoscenza di questo libro deve estendersi alla struttura con cui sono stati costruiti gli incontri di preghiera. Ogni incontro è un edificio o costruzione originale. Ma la struttura di base è identica, organizzata come fasi di una parabola che nel suo svolgersi prevede un inizio, un crescendo, un apice, un decrescendo, un avvio alla conclusione, una fine.
Le fasi degli incontri normalmente sono: l'invito alla preghiera, la contemplazione corale, la lettura biblica, la riflessione, il colloquio, il dialogo comunitario, le invocazioni personali, la preghiera conclusiva, la benedizione e il saluto finale.
Per ogni elemento o fase indichiamo la caratteristica e come lo si può organizzare concretamente.

Invito alla preghiera. Può essere costituito da un «dialogo» tra l'animatore (guida) e i presenti. Come trascrizione di un testo biblico del Nuovo Testamento, oppure espressioni tratte dai Salmi. È una fase molto delicata. L'animatore deve arricchirla attraverso un canto, alcune brevi parole, un attimo di silenzio per «staccare» dalle altre attività, concentrarsi su se stessi e cominciare a pregare. Senza questa ambientazione l'invito alla preghiera risulta troppo rapido e insignificante.

Contemplazione corale. Viene dopo l'invito alla preghiera, a volte preceduta da un colloquio personale o da un Salmo di genere contemplativo. Chi prega viene invitato a immergersi in un «fatto» della storia dell'uomo e di Dio, oppure a fare suo un «atteggiamento» particolare davanti a Dio. La contemplazione concentra l'attenzione di chi prega e ne affina lo sguardo interiore per intuire qualcosa di nuovo nel rapporto con Dio.
Questo momento, quando è realizzato con espressioni suddivise tra due cori, richiede una recitazione calma e interiorizzata. A volte può essere letta per intero da due lettori, poi si lascia un momento di silenzio perché ognuno si soffermi su una intuizione, infine la si prega suddivisi in due cori. Quando il testo è lungo, si può introdurre un ritornello cantato o dei tempi di silenzio.

Lettura biblica. Occupa il posto centrale dell'incontro, insieme alla riflessione e al colloquio. La preghiera è cristiana se, in modo esplicito, si prova a interpretare davanti a Dio la vita, alla luce della esperienza di Gesù di Nazaret. Non può dunque mancare, normalmente, una lettura della Bibbia, soprattutto del Nuovo Testamento.
La lettura biblica a volte necessita di una breve introduzione, che presenti l'intenzione e il messaggio del testo e una sua attualizzazione per la preghiera. L'introduzione va presentata dall'animatore o da qualche altro che si è preparato con l'aiuto di un buon commento esegetico-spirituale.
Si eviti la verbosità, e si sia attenti a coinvolgere i presenti a partire dalle loro domande profonde.
Se opportuno, prima di procedere, si può lasciare qualche minuto per una rilettura personale del testo e per una interiorizzazione di qualche espressione.

Riflessione. Vuol essere il momento più razionale dell'incontro, quello in cui si fa appello al ragionamento per una comprensione della vita in chiave evangelica. È anche il momento in cui si enuclea, con più precisione, il messaggio sotteso all'incontro e «dentro» il quale si vuole pregare.
Alcuni possono avere una certa diffidenza verso la riflessione. Di certo molti gruppi abbondano sul versante di una preghiera emotiva e sentimentale. Dimenticano che, da sempre, un grande spazio nella preghiera è stato dato all'omelia o a interventi simili.
Le riflessioni (che presenteremo) possono essere, entro certi limiti, una omelia scritta. Non è detto che vadano lette così come sono. Possono essere presentate, con parole adatte ai presenti, dall'animatore, oppure lette da qualcuno e poi approfondite a piccoli gruppi o anche tutti insieme, se non si è in troppi. A volte si può lasciarle alla lettura personale.
Le riflessioni sono sempre raggruppate in unità che sviluppano un unico tema. In un incontro se ne prende in considerazione da una a tre al massimo. È importante che ogni unità venga pregata in un breve arco di giorni. Alcune riflessioni possono essere utilizzate in gruppo, altre possono essere affidate alla preghiera personale, in casa propria.

Colloquio. È un momento del tutto personale. Al centro non c'è il ragionamento, ma il cuore e l'affettività. Ciascuno è chiamato a viverlo come dialogo intimo con Dio, nella massima libertà di espressione di sentimenti e atteggiamenti: ringraziamento, invocazione, lode, gioia del comunicare, richiesta di perdono. A Dio ci si rivolge ora in prima persona. Con confidenza. Per ogni incontro il libro offre un colloquio che riprende le idee forza della lettura biblica e della riflessione e le trasforma in motivi per stare a tu per tu con Dio. A volte viene suggerito un esame di coscienza che non deve ridursi ad un elenco di colpe, ma a occasione di intima comunione con Dio. Il colloquio offerto è solo un suggerimento. Nulla di più. Chi riesce a immergersi direttamente in Dio può farne a meno.
Non è necessario arrivare al fondo del testo. Se si trova un'intuizione di colloquio con Dio, ci si può anche fermare su quella. Con calma.
In ogni caso, bisogna difendere il diritto del singolo ad avere un momento del tutto personale durante la preghiera comunitaria.

Invocazioni personali. Molti libri sono pieni di invocazioni sotto forma di «preghiere dei fedeli». In questo libro non esistono. Essenzialmente per un motivo: esse devono nascere dalla preghiera dei presenti.
Le invocazioni trovano la loro collocazione nel momento discendente dell'incontro. Esse raccolgono quanto ascoltato, letto, riflettuto e meditato e lo trasformano in invocazioni di ringraziamento, perdono, aiuto, espresse da ognuno ad alta voce, a nome di tutti.
Invocazioni spontanee non vuol dire spontaneistiche. Se c'è il rischio che nessuno abbia il coraggio di rompere il silenzio, è preferibile chiedere a qualcuno di prepararsi, a partire soprattutto dal testo biblico e dalla riflessione che lo precede o lo segue. In ogni caso, il «successo» di un incontro non va misurato né sulla quantità né sulla qualità di queste invocazioni.

Dialogo comunitario. A volte è indicato di dare spazio a un dialogo comunitario. Quando il tempo a disposizione lo permette, ad esempio in occasione di giornate di ritiro spirituale, si può lasciare un certo tempo, possibilmente rimanendo nello stesso ambiente, per un dialogo a piccoli gruppi, su quello che i presenti hanno pensato e meditato. Un dialogo fraterno, non una discussione. Ognuno espone con calma una sua intuizione, gli altri ascoltano in silenzio, attenti a fare proprio quanto emerge di positivo.
Lo spazio riservato al dialogo non può essere eccessivo. Va tenuto conto del tempo complessivo a disposizione, della durata degli altri momenti, della capacità nei presenti di dialogo spirituale. Deve normalmente avvenire dopo la lettura della parola di Dio, la riflessione, il colloquio con Dio. Lo si può favorire offrendo qualche interrogativo.

Preghiera conclusiva. La parabola dell'incontro ha ormai iniziato, con il dialogo comunitario e con le invocazioni personali, la fase discendente. La preghiera conclusiva, accompagnata quasi sempre dalla proclamazione del Padre nostro, è una lunga preghiera da recitare divisi in due cori. Riprende i temi emersi durante l'incontro e li trasforma in invocazione, ringraziamento, professione di fede, richiesta di perdono. Ciò che caratterizza queste espressioni è la tensione verso il «dopo» della preghiera. Lo sguardo, ormai, si volge alle responsabilità che attendono fuori dalla preghiera. Si confessa a Dio che si accoglie il suo amore e si accetta di fare parte del suo regno, ri-assumendosi quei compiti e impegni che sono stati per un attimo sospesi per pregare.

Benedizione finale. Quasi tutti gli incontri terminano con una benedizione o con un saluto. La benedizione è una forma di preghiera affascinante, piena di speranza, consapevole dei limiti della esistenza, pronta a scommettere - a partire dall'amore di Dio - su un buon esito della vita e della storia. È uno slancio verso il futuro, considerato nella sua concretezza, ma finalmente visto con gli occhi di Dio e amato con il suo cuore.
A volte, al posto della benedizione, oppure subito dopo, viene indicato un saluto finale. In genere è un testo poetico. Vuole aiutare a riprendere contatto, pieni di speranza, con le realtà quotidiane.

 

IL CANTO, IL SILENZIO E IL RITMO DI PREGHIERA

Finora si è parlato delle fasi esplicite previste per ogni incontro di preghiera. Ci permettiamo di sottolineare altri elementi non espressamente indicati, ma non meno importanti.
Canto. Nel libro non sono indicati i momenti in cui pregare con un canto. Il canto può essere utilizzato come introduzione alla preghiera, preparazione alla lettura biblica, meditazione dopo la parola di Dio. Normalmente vengono cantati i Salmi e il Padre nostro. L'importante è che non si canti mai per riempire un vuoto o per occupare il tempo.
Nella scelta dei canti sono in gioco molti fattori: il tempo a disposizione, il ritmo che si vuole dare all'incontro, l'esigenza di interiorizzazione oppure di dare sfogo a sentimenti troppo contenuti dentro le persone, il bisogno di far prevalere la razionalità o di dare sfogo alle emozioni.
Se in un gruppo si canta bene, gli incontri di preghiera sono non solo simpatici e graditi, ma anche vera esperienza spirituale.
Silenzio. Solo alcune volte è stato indicato se fare silenzio o meno. Altre volte lo si intuisce.
La preghiera di oggi vuol essere meno «parolaia», cioè meno discussione su un tema, e più contemplazione silenziosa. Al silenzio, senza mai esagerare e facendo attenzione a commisurarlo sui partecipanti, bisogna oggi effettivamente dare più spazio.
Il difficile è tuttavia «riempire» il silenzio. Non è sempre facile, per nessuno. Per aiutare a viverlo, nel libro si è sempre indicato, dopo le riflessioni che fanno appello alla ragione, il colloquio o l'esame di coscienza, o anche un momento di contemplazione in silenzio.
Ritmo di preghiera. Il silenzio richiama un altro elemento fondamentale: il ritmo dell'incontro. Anche il ritmo è preghiera.
Individuare con quale ritmo pregare non è facile. A volte è richiesto un ritmo sostenuto e incalzante. Altre volte è preferibile un ritmo solenne e magari calmo o lento. Nello stesso incontro certi momenti vanno condotti ad un ritmo più veloce di altri.
Il ritmo è dato dall'alternanza di momenti di canto, recitazione, lettura, pausa e silenzio. È anche dato dalla velocità di canto e recitazione.
I testi da leggere a cori che si alternano, richiedono un ritmo diverso dalla lettura della riflessione o del colloquio. Bisogna ricordare che un gruppo, se non c'è un animatore attento, tende ad essere molto veloce. Il ritmo richiama poi l'armonia dell'incontro dato dall'equilibrio delle sue parti. Va garantito un sapiente dosaggio degli elementi, sapendo scegliere fra quelli messi a disposizione dal libro. Non tutto il materiale del libro deve essere letto o pregato. A volte è preferibile limitarsi a pochi elementi, ben armonizzati tra loro.

 

COME PREGARE?

Indichiamo tre coppie di possibilità: per la preghiera di gruppo e per quella personale; nella preghiera quotidiana e nei momenti forti; come manuale di preghiere e come libro di spiritualità.

Preghiera di gruppo e preghiera personale
A quanto già detto, qui aggiungiamo solo la necessità di fissare degli appuntamenti una o più volte la settimana o anche, in certi periodi dell'anno, tutti i giorni, a seconda del cammino di fede percorso dal gruppo e della disponibilità di tempo. Oltre agli appuntamenti settimanali, momenti importanti di preghiera di gruppo sono i ritiri mensili, i campiscuola e quelli di lavoro, le vacanze in campeggio, gli esercizi spirituali.
La preghiera di gruppo non esaurisce il dovere di pregare. Ogni cristiano sa che deve ritagliarsi momenti di preghiera personale. Almeno qualche attimo al giorno. In casa o in una chiesa, non importa. In alcuni momenti questa preghiera può essere del tutto spontanea. In altri ci si può aiutare con un libro.
Quanto tempo dedicarvi? S. Ignazio di Lojola diceva che per un buon cristiano è sufficiente un quarto d'ora di preghiera al giorno. Ognuno può regolarsi a partire da questa indicazione. L'ora più opportuna può variare. Qualcuno preferisce farlo al mattino, prima di andare al lavoro o a scuola. Qualche altro in un intervallo durante il giorno. In genere la sera sembra il momento più opportuno.
Per pregare da soli utilizzando queste pagine si possono aggiungere altre indicazioni.
Il libro è uno strumento per pregare, e non da leggere da capo a fondo. Una volta scelto l'incontro di preghiera ci si può fermare maggiormente nella contemplazione comunitaria o sulla lettura biblica o sul colloquio... Se succede di trovare stimolazioni sufficienti per immergersi nel colloquio con Dio, non è necessario procedere oltre. Tuttavia, almeno a volte, è bene impegnarsi a percorrere con un certo ritmo tutto l'incontro di preghiera.
In ogni caso, anche un momento personale di preghiera deve percorrere le principali tappe di ogni meditazione: la concentrazione, la riflessione, il colloquio, la responsabilimwione

Vita quotidiana e momenti forti del gruppo
Occorre sempre tenere conto delle esperienze e cammino di fede percorso, del periodo dell'anno liturgico, degli avvenimenti sociali ed ecclesiali.
È importante tener conto del tempo liturgico che sta vivendo la comunità cristiana. Il libro presenta tre itinerari liturgici in preparazione della festa di Natale, Pasqua e Pentecoste.
Altre pagine sono state preparate tenendo conto del calendario e dunque di alcuni fatti ecclesiali e umani. Così, ad esempio, il libro prevede momenti di preghiera per la festa di un santo, la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, il ricordo dei defunti.
Oltre questi spazi quotidiani, il gruppo offre dei momenti forti, come possono essere una o più giornate o pomeriggi di ritiro, un camposcuola estivo o invernale, un periodo di intensa catechesi, un'esperienza di esercizi spirituali. In questi momenti la preghiera occupa un posto centrale.
Le pagine che seguono possono essere utilimte con efficacia proprio in questi momenti forti. In particolare le riflessioni possono risultare complementari al tema del ritiro o del camposcuola. Possono anche essere utilizzate come traccia di base, ovviamente adattandole per tali circostanze.

Preghiera e spiritualità
Dire spiritualità è dire uno stile di vita cristiana oggi, un modo di rivivere l'esperienza di Gesù di Nazaret nel nostro tempo. Spiritualità è la capacità del credente di vivere la vita quotidiana come luogo di incontro misterioso con Dio.
Occorre proprio anche «inventare» uno stile di vita cristiana oggi. Di proposito si parla di inventare, perché ogni generazione deve dare vita a uno stile nuovo di cristianesimo, ispirato a Gesù di Nazaret e alla tradizione cristiana.
In questa direzione diamo alcune indicazioni fondamentali, soprattutto nelle riflessioni, strutturate attorno all'amore per la vita e all'accettazione della «buona notizia» del regno di Dio.
A partire dall'amore alla vita e dall'accoglienza del regno di Dio, la spiritualità viene presentata come un cammino in cui fare propri l'ottimismo e la festa, la responsabilità e l'impegno, l'attesa di «un nuovo cielo e una nuova terra» e la valorizzazione delle cose di ogni giorno, la fiducia nella ragione e l'incontro con il mistero della vita e di Dio dove la ragione è utile e necessaria ma insufficiente, il rispetto per ogni uomo e per tutte le religioni, attenti a cogliere la presenza dello Spirito che «soffia» dove vuole.
Questo modello di spiritualità non è l'unico nella storia del cristianesimo e neppure oggi. Ma è ben radicato nella tradizione e significativo oggi. Di questo stile si sono fatti portatori grandi uomini nella storia. Ci piace ricordare le parole di uno di loro, don Bosco. Egli, a inizio di un libro di preghiere preparato da lui per i giovani, scriveva con il suo stile di fine ottocento: «(Un grande inganno del demonio) è far venire in mente che il servire al Signore consista in una vita malinconica e lontana da ogni divertimento e piacere. Non è così, cari giovani. Io voglio insegnarvi un modo di vita cristiana, che vi possa nel tempo stesso rendere allegri, contenti e additarvi quali siano i veri divertimenti e i veri piaceri, talché possiate dire col santo profeta Davide: "Serviamo il Signore e in santa allegria". Tale appunto è lo scopo di questo libretto, servire al Signore e stare allegri». Tale è lo scopo anche di questo libro.

 

I CONTENUTI «SPIRITUALI» DEGLI INCONTRI DI PREGHIERA

Ci sembra utile, a questo punto, presentare in modo sintetico i «contenuti», facendo attenzione a cogliere il «taglio spirituale» di ogni incontro di preghiera e le diverse possibili utilizzazioni.

AMARE LA VITA DI OGNI GIORNO
Preghiere per il mattino e per la sera

Il taglio giusto da dare ad esse è proprio la meditazione della «vita quotidiana».
Del resto è una profonda esigenza dell'uomo d'oggi riflettere sul senso della vita nel suo svolgersi monotono d'ogni giorno.
Gli incontri di preghiera vogliono aiutare a «perforare» il vivere quotidiano, andare oltre la noia e la banalità per scoprirne la ricchezza e il senso ultimo, alla luce dell'amore di Dio e della venuta di Gesù e del regno di Dio. Le pagine sono divise in due nuclei, il primo per il mattino e il secondo per la sera.
Pregare al mattino non è come pregare alla sera. Cambiano gli atteggiamenti fondamentali.
Al mattino si prende coscienza del mondo in cui si abita, ci si prepara ad assumere le proprie responsabilità nel lavoro, si vive, almeno un attimo, di speranza e desiderio di cambiamento.
Nel rivolgersi a Dio prevale la lode e la contemplazione della sua misteriosa presenza, la professione di fede in cui il credere in Dio e nel suo regno diventa assunzione di responsabilità, l'invocazione per essere capaci di tradurre in scelte concrete l'essere uomo e cristiano.
Offriamo quattro proposte per la preghiera al mattino.
La prima prega a partire dal risvegliarsi e trovarsi davanti il mondo, le persone, le cose. La seconda prega a partire dal prepararsi interiormente al lavoro che attende. La terza parte dal percepire di essere chiamati a un sì complessivo alla vita e al suo creatore. La quarta è incentrata sulla lettura di una pagina della Bibbia, per apprendere a camminare illuminati dallo Spirito.
Alla sera invece prevale il senso del lavoro compiuto, con la stanchezza che sempre comporta. A volte si fa strada la disillusione e lo sconforto, oppure il compiacimento per la buona riuscita del lavoro. Si sente il bisogno di fermarsi, di stare con le persone care, di riposarsi e andare a dormire.

Nel rivolgersi a Dio prevale il ringraziamento e il racconto delle tracce della sua misteriosa presenza durante la giornata, la revisione della propria vita e la domanda di perdono, l'abbandono fiducioso a Dio sapendo che accoglie gratuitamente ogni uomo tra le sue braccia.
Anche alla sera le proposte di preghiera sono quattro. La prima riprende l'esperienza del «diritto al riposo». La seconda medita sul tornare a casa e ritrovarsi con le persone care. La terza ripensa nella preghiera il mangiare insieme riuniti allo stesso tavolo. La quarta ruota attorno alla lettura della parola di Dio, come luogo in cui apprendere a fidarsi di Dio.

Per l'utilizzazione. Solo qualche indicazione sul quarto incontro sia del mattino che della sera, dedicati, come si è visto, alla lettura della parola di Dio. Ci sono periodi «tranquilli», lungo l'anno, in cui si può decidere insieme di leggere a casa propria un vangelo, ad esempio quello di Luca, o un altro libro della Bibbia. Quando ci si ritrova a pregare, si medita su uno dei brani su cui si è già pregato personalmente.
In certi casi, si può arrivare a una «lettura continua», in un certo arco di settimane, di un vangelo o altro libro della Bibbia. Non è detto che si debba leggere tutto. Bisogna scegliere i passaggi principali. Quando si prega è importante presentare il brano da meditare, precisando l'intenzione profonda dell'autore e una possibile attualizzazione. È necessario quindi prepararsi su un buon commento teologico-spirituale.

ACCOGLIERE GESÙ E IL REGNO DI DIO
Tempo di Avvento

Queste preghiere vogliono preparare alla grande festa del Natale. Sono, come si dice nel linguaggio liturgico, preghiere per il periodo o Tempo di Avvento, cioè di attesa rinnovata di incontro con Dio e di festa per la sua Incarnazione in Gesù di Nazaret.
La ricerca di Dio e la contemplazione della sua Incarnazione sono presentate nell'ottica dell'attesa e accoglienza del regno di Dio. Più che sullo stesso Gesù, bambino in una mangiatoia e uomo come uno di noi, l'attenzione si volge alla causa del regno di Dio. Gesù è Dio fatto uomo essenzialmente per proclamare e realizzare il regno di Dio.
Le preghiere sono raccolte attorno a tre nuclei.
Il primo nucleo è incentrato sulla ricerca e incontro con Dio, sperimentati dall'uomo d'oggi, spesso in modo implicito, in un sofferto e appassionato amore alla vita. Le proposte o incontri di preghiera sono due. La prima aiuta a meditare la ricerca e attesa di Dio oggi; la seconda aiuta a meditare l'apertura e accoglienza di Dio nell'accoglienza di Gesù.
Il secondo nucleo raccoglie l'esperienza del Natale attorno alla venuta del regno di Dio attraverso Gesù di Nazaret. Le proposte di preghiera sono due, anche se utilizzano le stesse riflessioni. Nella prima si sottolinea che Gesù ha portato al momento più sublime l'attesa e ricerca di Dio e del suo regno. Nella seconda si sottolinea che attraverso la sua esperienza si è davvero realizzato il regno di Dio.
Il terzo nucleo presenta Maria di Nazaret, la madre di Gesù, come modello del cristiano che fa della sua esistenza un luogo di attesa e accoglienza di Dio e del suo regno. A lei ci rivolgiamo perché ci insegni a vivere e celebrare il Natale. Le proposte sono due. Nella prima Maria è il modello dell'attesa del Salvatore del mondo. Nella seconda è il modello dell'accoglienza del regno di Dio.
La utilizzazione. Al di là del periodo di Avvento e Natale questi incontri possono essere utilizzati per meditare sulla ricerca di Dio oggi, su cosa significa credere a Gesù, su cosa «contiene» una parola misteriosa come regno di Dio. Possono accompagnare momenti di catechesi e scuola di teologia e essere utilizzati in ritiri ed esercizi spirituali. Il secondo nucleo è utile per riflettere sul senso dell'impegno del cristiano nel mondo. Il terzo nucleo va utilizzato in tutte le feste dedicate a Maria.

FARSI CRISTIANI A SERVIZIO DELLA VITA
Tempo di quaresima

Questa parte offre incontri di preghiera in preparazione alla principale festa cristiana: la Pasqua. Sono preghiere per il cosiddetto tempo di Quaresima. Da sempre la Quaresima vuol essere un tempo duro e impegnativo per i cristiani. Ogni giorno è duro e ogni giorno va vissuto con impegno. Ma questi quaranta giorni prima di Pasqua vogliono essere un tempo specifico di conversione e rinnovamento personale e comunitario. A partire da un fatto: il regno di Dio è dono gratuito di Dio in Gesù, ma esige la collaborazione umana. Dio non trasforma il mondo senza una qualche, seppur implicita, collaborazione dell'uomo. La Quaresima è appunto il tempo in cui si rivede il proprio modo di collaborare alla costruzione del regno di Dio.
Le preghiere sono raccolte attorno a due grandi nuclei di conversione.
Il primo nucleo è incentrato sulla revisione della propria fede, intesa come «credere» alla venuta del regno di Dio in Gesù: perché credere? non è un qualcosa di antiquato? ha senso credere che Dio si è fatto vicino a noi proprio in Gesù?
Le proposte di preghiera sono due, ma utili77.ano le stesse riflessioni. La prima si pone dal punto di vista di quanti sono ancora alla ricerca del perché credere e di una fede; la seconda esprime il punto di vista di quanti sentono il bisogno di ripensare la fede in cui già credono.
Il secondo nucleo è incentrato sulla conversione degli atteggiamenti per adeguarli a uno stile di vita maggiormente ispirato a Gesù di Nazaret.
Le tre proposte di preghiera sviluppano tre itinerari di conversione. Il primo itinerario è il passaggio dall'isolamento (anonimato e disattenzione alla propria persona) alla solitudine (vita interiore, fino a scoprire la propria vocazione davanti a Dio). Il secondo itinerario è il passaggio dall'ostilità (gli altri come nemici) all'ospitalità (gli altri come amici, fino a scoprire che ogni amore nasce da Dio).
Il terzo itinerario è il passaggio dalla disillusione (tipica dell'attuale momento culturale) all'attesa impegnata (speranza che un mondo nuovo, per dono di Dio, è davvero possibile).
La utilizzazione. Tutti e due i nuclei sono utilizzabili, oltre che nella Quaresima, per meditare circa il fondamento su cui si costruisce la scelta personale di credere in Dio e in Gesù Cristo, circa la conversione per un cristiano oggi. I due nuclei sono indicati anche per corsi di esercizi e giornate di ritiro. Le riflessioni sulla conversione sono utili in preparazione alla celebrazione della riconciliazione.

ACCETTARE LA SPERANZA DELLA CROCE DI GESÙ
Settimana santa

Queste pagine vogliono aiutare a pregare la «settimana delle settimane»: la settimana santa che culmina con Pasqua, giorno in cui si fa festa insieme a Gesù risorto, che ci rende capaci di essere uomini e donne di risurrezione. La settimana santa termina con la festa della risurrezione, ma rivive, nella sua parte centrale, il dramma fondamentale della storia umana: la condanna e la morte in croce di Gesù di Nazaret.
Gli incontri di preghiera vogliono aiutare a vivere i due momenti della croce e risurrezione, sia di Gesù che nostra.
11 primo nucleo è una grande meditazione sulla croce. Le proposte di preghiera sono due. La prima è una meditazione sulla croce di Gesù: perché è morto sul Calvario? perché è morto abbandonato da Dio e dagli uomini? cosa c'entrano la croce e la morte di Gesù con la storia dell'umanità? La seconda è una meditazione sulla nostra croce: come intendere l'espressione evangelica «portare la propria croce»? e dove, oggi, il cristiano è chiamato a portare la croce?
Il secondo nucleo è incentrato sulla risurrezione di Gesù e sulla speranza che in quel giorno nasce per l'intera umanità. Il cristiano ha da Dio un comando: vivere di speranza perché Gesù è risorto. Ma cosa vuol dire vivere di speranza, in un tempo come il nostro?
Anche qui le proposte di preghiera sono due. Nella prima è accentuata la contemplazione del Cristo risorto. Nella seconda l'attenzione si rivolge alla nostra risurrezione e a quella dell'intera umanità.
La utilizzazione. Gli incontri del primo nucleo (la croce) possono essere usati nei giorni immediatamente precedenti il venerdì santo, giorno della celebrazione della morte in croce di Gesù. Quelli del secondo nucleo possono essere utilizzati nel giorno del sabato santo e nella settimana subito dopo la Pasqua. Tutti e due i nuclei possono essere pregati, personalmente o in gruppo, in periodi difficili, di grande sofferenza e stanchezza. Sono indicati per ritiri spirituali e «scuole» di educazione alla fede e di qualificazione all'impegno cristiano.

LAVORARE PER UNA CHIESA DI COMUNIONE E SERVIZIO
Tempo di Pentecoste

Questa parte offre incontri di preghiera in occasione della terza grande festa cristiana: la Pentecoste, cioè la discesa dello Spirito Santo tra i primi cristiani nel cenacolo e tra i cristiani e tra tutti gli uomini oggi. Il tempo di Pentecoste è per i cristiani il tempo in cui si immergono nella vita umana per intravedervi la gestazione del regno di Dio, mentre con fiducia camminano, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, verso il «nuovo cielo e la nuova terra» che Dio ha promesso «alla fine dei tempi».
Il punto di osservazione per intravedere la gestazione del regno di Dio è la chiesa, cioè l'insieme degli uomini e donne che credono in Gesù, sono battezzati, decidono ogni giorno di essere cristiani e vogliono vivere con gli altri credenti.
I nuclei di preghiera sono due. Il primo nucleo è incentrato sulla presenza della chiesa nella storia e sulla sua partecipazione alla costruzione del regno di Dio. In un primo schema si medita sulla presenza dello Spirito Santo nell'intera storia dell'umanità e soprattutto nell'esperienza di Gesù di Nazaret. In un secondo schema si medita sulla presenza dello Spirito nella chiesa oggi. Il secondo nucleo è incentrato sulla «responsabilità umana», a partire dalla vocazione che lo Spirito depone nell'intimo di ogni uomo. Per tutti c'è la vocazione a «dare vita alla vita». Per tanti c'è la vocazione a incontrare Dio nelle religioni. Per un piccolo gruppo c'è la chiamata a «fare chiesa». Per ogni cristiano c'è una missione all'interno della chiesa.
Le proposte di preghiera sono due, anche se convergono sulle stesse riflessioni. Nella prima si medita sul dono della vocazione ad ogni uomo. Nella seconda si medita sulla responsabilità umana nell'accogliere la vocazione.
Per la utilizzazione. Il primo nucleo può servire per la preparazione alla Pentecoste e nei giorni seguenti. Il secondo nucleo trova la sua migliore collocazione nelle settimane dopo la festa di Pentecoste. Entrambi i nuclei possono essere utilil7ati in occasione di ritiri ed esercizi spirituali, campi-scuola e giornate vocazionali.
CELEBRARE L'AMORE ALLA VITA E AL SUO SIGNORE Per vivere l'eucaristia e la riconciliazione
Questa parte del libro vuole aiutare a pregare quei momenti essenziali della vita cristiana che sono sacramenti, in particolare l'eucaristia e la riconciliazione.
Per un cristiano il principale luogo dove fare esperienza di Dio è l'amore al prossimo. Ora proprio questo incontro con Dio nell'amore al prossimo è al centro dei sacramenti. Essi sono esplosioni di quell'incontro, a partire dalla celebrazione del grande evento della morte e risurrezione di Gesù che lo hanno reso possibile.
Così al centro dell'eucaristia sta la celebrazione dei grandi fatti della vita di Gesù e nostra, per riconoscere che in essi si è innalzato un grandioso canto di grazie ( = eucaristia) a Dio Padre.
Al centro della riconciliazione sta la celebrazione della liberazione dai nostri peccati compiuta da Gesù e oggi operante in noi. Dei peccati chiediamo perdono, ma per avere un motivo in più per dire a Dio il nostro grazie.
La utilizzazione. Gli incontri di preghiera possono essere utilizzati per una meditazione sul significato della celebrazione dei sacramenti, soprattutto l'eucaristia e la riconciliazione nella vita del cristiano. Una utilizzazione stimolante può aversi in un corso di esercizi o una giornata di ritiro dedicati all'incontro con Dio nei sacramenti. Possono anche accompagnare una scuola di teologia o una catechesi sistematica dedicata ai sacramenti. L'incontro di preghiera sulla riconciliazione può servire come preparazione immediata alla celebrazione del sacramento.

LE PAGINE CHE SEGUONO

Come si è detto fin dall'inizio, questo volume per l'animatore e l'edizione per i giovani nel progetto iniziale erano stati pensati in modo unitario. Alla luce di questo progetto unitario presentiamo allora una integrazione tra i due volumi segnalando dove potrebbero essere collocate le pagine che seguono.
Un progetto di spiritualità. Queste riflessioni sono da collocare subito dopo le veloci annotazioni offerte ai giovani sotto il titolo Scuola di preghiera. Il «Padre nostro» scuola di preghiera. La meditazione del «Padre nostro» era pensata nell'ambito della Quaresima come tempo di revisione della fede (Alla verifica della fede), cammino di conversione (Tre cammini di conversione) e, appunto, momenti di «scuola di preghiera».
In cammino con i santi, In cammino con le chiese cristiane e In cammino con i credenti di tutte le religioni. Questi tre schemi di preghiera insieme a quello dell'edizione per i giovani dedicato ai defunti erano stati progettati sotto il titolo: «Vivere la solidarietà con tutti i credenti».
Incontrare Dio nella celebrazione dei sacramenti. Questa meditazione sui sacramenti nella vita del cristiano è una sorta di introduzione agli schemi di preghiera sull'eucaristia e sulla penitenza.
Prima di concludere, è opportuno spendere qualche parola sul «Progetto di spiritualità» delle pagine seguenti, costituite da un insieme di riflessioni per rispondere a un interrogativo preliminare: dove collocare, da uomo e da cristiano, la preghiera nella propria vita?
Alle domande si risponde offrendo alcune pagine di introduzione alla preghiera e a una spiritualità cristiana per il nostro tempo.
Dire spiritualità è dire «stile di vita» nel suo insieme, in modo da fare insieme esperienza del mistero della vita e del mistero di Dio.
Dire spiritualità cristiana è dire stile di vita ispirato a Gesù di Nazaret, l'uomo che ha vissuto la vita umana nella forma più sublime, volto di Dio misterioso rivolto a noi.
Dire spiritualità per il nostro tempo è affermare che ogni generazione ha da «inventare» uno stile di vita alla luce dell'esperienza di Gesù, dei cristiani nella storia, delle attese e speranze, gioie o sofferenza dell'uomo d'oggi. Le pagine sono anzitutto di lettura e studio personale e di gruppo. Sia per esplicitare il proprio modello di spiritualità e preghiera, sia per confrontarsi, serenamente, con altre proposte presenti nella chiesa oggi.
Possono essere utilizzate in occasione di ritiri ed esercizi spirituali. È abbastanza facile ricavare degli interrogativi per un esame di coscienza. Può essere stimolante, in alcune occasioni, utilizzare queste pagine come riflessioni e far seguire un momento di dialogo comunitario. Sono, infine, pagine da rimeditare ogni tanto.