La chiesa, riferimento comunitario per la vita cristiana

Inserito in NPG annata 1993.


Commissione episcopale dell'apostolato dei laici - Spagna

(NPG 1993-09-18)


Seguire Gesù in questa Chiesa

«Dio per il dono del suo Spirito convocò e radunò coloro che credono in Gesù e lo guardano come autore della salvezza e principio dell'unità e della pace, e li costituì come Chiesa perché fosse per tutti e per ciascuno di noi segno, germe e fermento, anticipazione dell'intima unione con Dio e dell'unità e pace del genere umano» (cf LG 9).
La sequela di Gesù si realizza nel seno della comunità. È vero che essa richiede una risposta individuale, insostituibile e non delegabile. Però proprio Gesù ci chiama a creare la nuova comunità in cui Dio possa regnare tra gli uomini. Gesù invita a far parte del nuovo popolo di Dio.
Non vi è dubbio che oggi il distacco, la disaffezione, lo «sganciamento» dei giovani dalla Chiesa è molto sentito e segna ogni livello di adesione alla Chiesa da parte dei cristiani.
L'adesione a una comunità come è la Chiesa vuol dire molte cose, perché aderire a una comunità è sapere che, al tempo stesso che essa ci appartiene, noi le apparteniamo. Mediante l'appartenenza ci rendiamo conto che una comunità che ci supera e ci trascende reclama al tempo stesso il nostro vincolo personale.
Però l'adesione è qualcosa di più che un semplice sentirsi vincolati. È un riconoscimento del valore e del significato che ha per noi la comunità a cui aderiamo. Questa comunità, lungi dal risultarci caduca o irrilevante, suscita in noi un elevato livello di stima.
Alla stima va unita la fiducia nella sua competenza e onestà. Questa fiducia ci induce a fidarci e ad appoggiarci a lei. E si estende, in circostanze ordinarie, ai suoi leaders o responsabili.
La confidenza si intreccia con l'affetto. Una delle caratteristiche più grandi di questo affetto è uno spirito di famiglia, in virtù del quale i successi e le sventure della comunità diventano motivo di gioia o di tristezza dei suoi componenti.
L'adesione sollecita così a un impegno attivo con la comunità. Impegno che si esprime nell'accettazione esteriore e interiore dei suoi criteri o convinzioni fondamentali e delle sue norme di comportamento. Si manifesta egualmente nella cooperazione del soggetto nei progetti e attività comunitarie.
Anche se tutti questi elementi che costituiscono una adesione forte si trovano presenti e attivi in molti membri e gruppi della comunità ecclesiale, dobbiamo tuttavia anche riconoscere che in molti altri membri l'ideale sta ancora lontano. Di fatto molte volte si allenta il senso di appartenenza e al suo posto si installa la disaffezione. Altre volte la stima illanguidisce e al suo posto sopravviene l'indifferenza e il disprezzo. Si screpola la confidenza e sorge, come contropartita, la diffidenza.
Si indebolisce l'affetto e il suo sostituto diventa l'aggressività o l'indifferenza. Si sgretola l'impegno e al suo posto sopraggiungono la passività e le adesioni parziali.
Sappiamo dalla psicologia e dalla sociologia che un gruppo possiede una elevata immagine di se stesso quando intuisce e considera importante la sua missione, comprende che vi sta fondamentalmente rispondendo e si sente abbastanza forte per continuarla. Ebbene, questi tre elementi sembrano abbastanza in crisi in vasti settori ecclesiali. La viva coscienza di missione si indebolisce facilmente quando la comunità cristiana percepisce che la società considera sempre meno il suo messaggio e la sua missione specifica. La convinzione di essere all'altezza di questa missione svanisce quando la Chiesa prende coscienza dei suoi errori del passato e delle sue insufficienze presenti. L'immagine dei proprio vigore impallidisce quando la comunità cristiana si ritrova ogni giorno con l'impotenza interiore e la resistenza esteriore di fronte all'evangelizzazione.
Questa immagine svalutata induce a uno stato anemico poco propizio all'entusiasmo e al coraggio. La comunità tende a che «la lascino vivere nel mondo» e non tanto a «far vivere il mondo»; la pretesa di essere per il mondo una comunità di contrasto, una alternativa, che vive in modo stimolatorio, si congela nella sua stessa radice ed è percepita come una ambizione smisurata per il tempo presente. Una Chiesa così può difficilmente entusiasmare i giovani, difficilmente può fare della vita di fede qualcosa di più che «sentimento», difficilmente può essere un riferimento per la vita cristiana, come tutti noi vorremmo. Difficilmente sarà qualcosa più che una «istituzione».
Per questo, l'obiettivo dell'evangelizzazione nella pastorale giovanile pretende di suscitare tra i giovani quella adesione ecclesiale richiesta dalla natura e dalla missione della Chiesa. Una adesione ugualmente lontana dal mitologizzare e dallo squalificare. Una adesione lucida e serena che sappia vedere criticamente le sue luci e ombre con oggettività ed equilibrio. Una adesione calda che ami la Chiesa concreta e reale con un affetto del cuore, come un patrimonio che le appartiene. Una adesione fedele che accolga e interiorizzi il messaggio e il progetto della sua Chiesa. Una adesione attiva che contribuisca con tutte le proprie energie a renderla più «rispettabile» e più «amabile».
A partire da questi atteggiamenti il giovane potrà scoprire la concreta vocazione a cui è chiamato all'interno della comunità ecclesiale: la appartenenza alla Chiesa si vive infatti nelle diverse vocazioni laicali e di speciale consacrazione.
«La pastorale giovanile deve aiutare a scoprire la concreta vocazione a cui il giovane si sforzerà di rispondere con generosità, e il progressivo inserimento nella comunità dei credenti e partecipazione corresponsabile nella medesima» (Orientamenti 32).

La nostra fede nella Chiesa

Anticipiamo una confessione semplice della nostra fede: crediamo nella Chiesa. Essa per noi non è un semplice oggetto di studio, né un mero ambiente collettivo propizio per mantenere la fede, neanche un puro ambiente concreto del nostro impegno cristiano. È tutto questo, ma è più di questo: è oggetto della nostra fede, destinataria della nostra adesione credente.
Crediamo nella Chiesa. Però non crediamo in lei come crediamo in Dio. Solo Lui è il Tu assoluto che ci coinvolge in maniera piena, gratuita e irrevocabile in Gesù Cristo e, pertanto, reclama e merita la nostra fede. Solo a Lui offriamo la nostra adesione credente come fiducia radicale e consegna totale. Credere nella Chiesa non equivale neanche a un atto di fiducia nella sua vitalità, nella sua salute istituzionale, nel suo brillante futuro nella società. Neppure equivale a ignorare, occultare o scusare le sue debolezze e peccati.

Credere nella Chiesa è scoprire il suo vero mistero
Credere nella Chiesa significa anzitutto affermare che essa è più di quello che ci mostra la sociologia, l'esperienza o la storia. Esiste in essa una dimensione che sfugge a queste analisi e che solo si coglie attraverso uno sguardo di fede.
Credere nella Chiesa significa credere in Dio che ci rivela quello che essa è. È accettare con la mente e con la vita, in virtù della nostra fiducia in Dio, che la Chiesa non è solo ciò che appare di fronte ai nostri sguardi, ma ciò che la Parola di Dio ci assicura di essa. La Chiesa è «mistero di salvezza».

Credere nella Chiesa è accettarla come spazio di salvezza
La Parola di Dio ci assicura che la Chiesa concreta e limitata che conosciamo è lo spazio nel quale Dio rende esplicitamente palese e operante la sua irrevocabile volontà di salvezza dell'umanità per mezzo di Cristo. L'azione salvifica di Dio, presente e operante nel mondo mediante l'azione dello Spirito, si rende cosciente in modo esplicito nella Chiesa e suscita una comunità che, mossa dal medesimo Spirito, accetta Gesù come il Signore e l'Evangelo come norma di vita e chiamata a testimoniarlo e annunciarlo nel mondo. Credere nella Chiesa significa pertanto riconoscere con gratitudine e stupore che questo spazio limitato e macchiato è al tempo stesso spazio in cui avviene la salvezza.

Credere nella Chiesa è accettarla come mezzo di salvezza
La Chiesa non è un puro spazio in cui avviene la salvezza, ma anche mezzo di questa salvezza. Noi credenti riceviamo la salvezza non solo nella Chiesa, ma dalla Chiesa e mediante la Chiesa.
Gesù Cristo non è il fondatore defunto della sua Chiesa, ma il suo Pastore vivente. Come una sorgente crea e alimenta continuamente il ruscello che sgorga da essa, così Gesù Cristo continuamente genera e rigenera la Chiesa, soprattutto attraverso la Parola e i sacramenti, che sono azioni salvifiche del Signore realizzate per mezzo della Chiesa. Il suo Spirito è permanentemente attivo in essa, suscitando carismi che la rendono feconda e che arricchiscono il mondo (cf LG 12).
In effetti, una comunità che genera schiere nutrite di credenti desiderosi di vivere un Vangelo radicale e attualizzato, non è una comunità finita. Un grembo che, in mezzo a questa società europea, genera promozione di cristiani giovani con grande volontà di servizio e poca ansia di grandezza, non è consunto. Un movimento che si rende presente in mille angoli del Terzo Mondo là dove non sono giunti neppure i mercanti e i giornalisti, non vive dell'inerzia del proprio passato. Un gruppo sociale al cui interno nascono tante iniziative di presenza tra gli emarginati, non è un gruppo sclerotizzato. Una istituzione di statura mondiale che mette in cantiere un rinnovamento della apertura avvenuta nel Vaticano II, non è un fossile che appartiene al regno della morte.

Coltivare gli elementi della adesione ecclesiale

La Chiesa avrà sempre a che fare con la libertà e la difficoltà di una adesione veritiera della persona. Perché è certo che l'adesione alla Chiesa è grazia, però è anche conquista. È dono, ma è anche impegno. È di Dio, ma è anche nostra.
È necessario che continuiamo a tracciare i cammini per suscitarla, sanarla e irrobustirla.

Conoscere la Chiesa
Nel nucleo della nostra adesione sta la conoscenza della fede, la lettura credente della sua storia. La lettura credente non rende superflui i dati e i risultati che risultano dalla storia scientifica; ma nel credente devono stare al servizio di una lettura «spirituale» della Chiesa. Chi si sottrae a questa lettura credente non può comprendere la Chiesa nella sua natura più profonda.
Ci sembra che sono ancora frequenti tra i credenti due letture incomplete, che potremmo chiamare «spiritualista» e «materialista». La prima ignora, idealizza o minimizza gli aspetti visibili e problematici della Chiesa. La seconda si ferma sugli aspetti «umani» e carenti. Nessuna delle due è adeguata ad una fede adulta che, tra la lettura materialista e quella spiritualista, è capace di vederla come santa e peccatrice, portatrice di salvezza e bisognosa di essa.
Queste e altre mancanze rivelano la necessità di una catechesi sulla Chiesa. Tale catechesi dovrebbe essere un itinerario che assume come punto di aggancio la situazione reale delle persone e dei gruppi di fronte ad essa, le loro esperienze ecclesiali acquisite e i suoi vuoti, le sue affinità e le sue resistenze.

Stimare la Chiesa
La conoscenza deve essere impregnata di stima. Mediante essa la nostra affettività resta vincolata.
In quanto al senso di appartenenza, si tratta di comprendere che è una appartenenza reciproca: noi apparteniamo alla Chiesa ed essa ci appartiene. Il nostro primo compito è dare peso a questa appartenenza. Una appartenenza così avvertita e valorizzata deve provocare una intensa empatia tra i membri e la loro comunità. Il senso di appartenenza deve impedirci di concepire e di sperimentare le nostre relazioni con la comunità in termini di diritti e doveri. Naturalmente occorre rispettare con attenzione i diritti umani all'interno della Chiesa, però le relazioni tra un credente e la sua comunità non si fondano essenzialmente in termini giuridici o utilitaristici.
Questo senso di appartenenza alla Chiesa deve estendersi ai tre livelli che essa attualizza: la comunità immediata, la comunità diocesana e la comunità universale.

Impegnarsi con la Chiesa
L'adesione ecclesiale richiede un triplice impegno quanto alla celebrazione della fede, la condotta morale e l'impegno apostolico.
Per ciò che si riferisce alla celebrazione della fede, occorre insistere sull'Eucaristia domenicale, per la sua importanza e incidenza sulla vita cristiana dei giovani e di tutti i credenti.
Questo atto, centrale nella vita credente di un membro della Chiesa, è molto più che un «dovere religioso»: è un gesto carico di senso, «culmine e meta della vita cristiana» (SC 10).
L'Eucaristia è in primo luogo un gesto di fedeltà. L'Eucaristia della domenica rinfresca la nostra identità cristiana e ecclesiale nell'incontro con altri fratelli.
Partecipare ogni domenica all'Eucaristia significa assumere la vita intera della settimana, con le sue fedeltà e le sue fragilità, e trasformarla esplicitamente in offerta a Dio, condivisa con i fratelli e avallata da Gesù. Assistere domenicalmente all'Eucaristia suppone di assicurare uno spazio di tranquillità per lasciarci illuminare, consolare e interpellare dalla Parola di Dio, ed è una splendida opportunità per testimoniare attorno a noi che Dio è Dio-per-noi; che Gesù Cristo è vivo; che la sua comunità è la nostra famiglia e la nostra casa. Però, prima di tutto e soprattutto, celebrare l'Eucaristia è rendere presente, manifesto e operante in mezzo a noi, l'evento della morte e resurrezione di Gesù Cristo, che è il fondamento della comunità cristiana e la speranza del mondo intero.
In quanto alla condotta morale, la sequela di Gesù nella Chiesa impegna ad accettare il suo comportamento e insegnamento come norma per la nostra vita. Comportamento e insegnamento di Gesù compresi dalla comunità cristiana attraverso l'organismo specializzato a ciò deputato: i pastori della comunità. L'adesione a questo magistero è appunto elemento indispensabile dell'adesione alla comunità e soprattutto al suo Signore.
E per ciò che riguarda l'impegno apostolico, il credente si identifica non già con le norme, ma con il progetto medesimo della comunità. Non vi è dubbio che la militanza alimenta l'adesione. Il passaggio da destinatario a soggetto attivo è fondamentale per favorire l'identificazione. Iniziare fin dalla giovinezza a un impegno graduale e proporzionato è una pedagogia carica di saggezza.
Impegno con la Chiesa non equivale a impegno intraecclesiale. Una Chiesa vigorosa deve saper scoprire continuamente con eguale impegno servitori della società.
In quanto all'impegno extraecclesiale, molte volte non si tratta di ampliare il campo della presenza, ma di convertire la presenza in impegno evangelizzatore. In altri casi si tratta di ampliare la presenza ad ambienti e istituzioni in cui è possibile un reale servizio alla società e una testimonianza cristiana. In qualsiasi caso è imprescindibile illuminare e rafforzare questo tipo di impegno cristiano, più bisognoso ancora di quello intraecclesiale, mediante una formazione di base, una revisione cristiana e una comunità credente di appoggio. Da un adeguato accompagnamento dipende in buona misura l'inserimento della Chiesa nel mondo e l'identità ecclesiale di molti cristiani, e specialmente dei cristiani giovani.
Questo educare nell'impegno per il Regno di Dio ha nella pastorale giovanile una dimensione ineludibile di discernimento vocazionale. Il giovane deve continuamente scoprire quale è il suo posto nella Chiesa e nella società civile.

(Da «Giovani nella Chiesa, cristiani nel mondo». Progetto di riferimento di pastorale giovanile)