Catechesi vocazionale: come e perché...

Inserito in NPG annata 1993.


Giuseppe Roggia

(NPG 1993-08-77)


Tramonto di Dio o fuoco di brace sotto la cenere?

La fede e la vita di fede - si sa - nella nostra cultura sono diventate una specie di fuoco di brace sotto la cenere.
Ufficialmente solo una minoranza ci sta a professare la fede «a tutto campo», con una buona incidenza nella vita, anche se il 70% degli italiani continua a dichiararsi cattolico. La cultura dominata dalla scuola e dalla regia dei mass media presenta modelli di vita e di pensiero per un tipo di società postcristiana. che guarda con molta compassione al resto della pratica cristiana che ancora sussiste. Sotto la cenere, però, sembra strano, continua ad ardere un fuoco di brace. che è vera vita di fede.
Il risveglio del sacro è denunciato da più parti: basta anche solo una scorsa veloce alla lettura del fenomeno, che hanno tentato di presentare ad esempio G. Grieco, Inchiesta su Dio e G. Kepel, La rivincita di Dio, per rendersene conto.
Basta notare il fascino calamitante che stanno suscitando proprio oggi testimonianze di fede e di freschezza evangelica come quelle di Madre Teresa, dell'Abbè Pierre, di Tonino Bello.
Basta guardare a come si muove il pianeta giovani di fronte a provocazioni di valori esigenti come la pace, la solidarietà, il volontariato ed il servizio, la preghiera...
Perché non si crede o perché si fa finta di non credere o perché, ad un certo punto, ci si trova sulle strade dell'indifferenza e dell'ateismo pratico?
È rimasta famosa una lettera di F. Dostoevskij, che porta la data del 15 gennaio 1880. È la risposta ad una ragazza rammaricata perché aveva perduto la fede:
«... Voi scrivete che hanno distrutto in voi la fede in Cristo. Ma come mai non vi siete prima di tutto posta la domanda: chi sono costoro che negano Cristo come Salvatore?... Io non domando se sono buoni o cattivi, ma se conoscono Cristo nella sua sostanza. Credetemi, non lo conoscono...
Tutti costoro sono di peso così leggero, che non hanno neppure una preparazione scientifica per conoscere ciò che negano. Essi negano con la mente. Ma è pura la loro mente e sereno il loro cuore?...
Io conosco numerosi negatori, che sono passati con tutto il loro essere a Cristo. Ma questi avevano sete di verità sinceramente, e colui che cerca non può non trovare...».

Abbasso i cristiani sbilanciati!

Credo sia importante partire da questa panoramica culturale di fede come fuoco di brace sotto la cenere e da questa breve riflessione del grande starec russo per riflettere un momento sul significato di un modello di catechesi vocazionale oggi.
Dalla mia piccola esperienza mi sembra che stiamo vivendo un tempo in cui c'è tanto bisogno di catechesi vocazionale, proprio perché c'è tanto bisogno oggi di riaccendere la fede e di imparare a fare sintesi tra fede e vita.
E questo non semplicemente perché «tira la moda» della Nuova Evangelizzazione o per fare concorrenza al nuovo catechismo dei giovani, che proprio sulla vocazione ha delle pagine superbe (cf CEI, Io ho scelto voi, Il catechismo dei giovani/1, Roma 1993, pp. 240-299), o peggio, per «accalappiare» qualche vocazione in più ed allargare un tantino il gruppo degli addetti ai lavori in questo campo. Mi succede troppo sovente di incontrare persone adulte e per di più maturate ad un servizio costante nella loro comunità cristiana, che, di fronte al progetto vocazionale dei figli, perdono la testa e si impennano in atteggiamenti di adolescenti capricciosi. Non è meno brillante la politica delle vocazioni tipo «riserva di caccia», che con tanta buona volontà molte diocesi ed istituti religiosi continuano a portare avanti: io lavoro per me e per la gestione dei miei quadri. Gli altri si aggiustino e si guardino bene di fare invasione di campo.
Questa gente, che pure vuole vivere il cristianesimo con un certo impegno, forse non ha mai avuto la buona sorte di maturare una riflessione seria sui contenuti e sulla struttura della vocazione cristiana, che risulta alla fin fine la traduzione pratica di una fede matura.
Sono gente volenterosa ma... sbilanciata in un cristianesimo settoriale, senza la visuale del Vangelo e senza capacità di sintesi, quindi... immaturo.
Non credo di esagerare affermando che non è possibile maturare oggi ad una fede adulta, se non si matura contemporaneamente nella coscienza e nell'accoglienza della propria vocazione, qualunque essa sia.
Ecco perciò l'urgenza e l'utilità di un itinerario di catechesi vocazionale. Come il sussidio che abbiamo prodotto. Una struttura semplicissima, fatta di un breve momento di riflessione giornaliera all'interno di un cammino di 40 giorni. Un cammino situato nel percorso stesso che tutta la Chiesa fa nel tempo pasquale.
Perché proprio questo tempo?
Non vogliamo fare un controaltare alla liturgia e neppure vogliamo vivere un momento isolato.
Si è scelto questo tempo perché:
- la Chiesa colloca qui la Giornata Mondiale per le Vocazioni (quarta domenica di Pasqua);
- è il periodo più sfruttato per la celebrazione dei vari sacramenti che contengono ricchezza di stimoli vocazionali;
- i messaggi della Parola di Dio sono più tipicamente vocazionali: è il cammino di Emmaus, è il cammino della prima Comunità cristiana descritto negli Atti degli Apostoli. Un discorso continuativo di 30 giorni, dalla 2a domenica di Pasqua fino all'Ascensione. Una piccola catechesi quotidiana a braccetto con il cammino liturgico della Chiesa.
Una proposta rivolta ai ragazzi/e intorno ai 14/15 anni, che si può adattare dall'animatore intelligente sia ad un biennio prima che ad un biennio dopo.
Un cammino molto semplice (non vuole sovrapporsi ad altre iniziative... può semplicemente inserirsi nel «tempo dello Spirito», cioè l'incontro di preghiera giornaliero per i ragazzi/e delle scuole e nel momento quotidiano di preghiera dell'oratorio) ma, mi pare, sufficientemente completo. Nulla vieta che il sussidio possa essere utilizzato anche in altri tempi giudicati dall'animatore più efficaci: quaresima, week-end di ritiro, esercizi, campiscuola...
Il pregio di questo sussidio, oltre la brevità e la continuità, è il filo conduttore. Infatti, alla fine di questo itinerario di catechesi, nel ragazzo/a, nell'animatore/trice+genitori si dovrebbe creare un quadro logico e sufficientemente delineato del discorso vocazionale, senza sforbiciature di aspetti importanti.
Per non vivere a caso... il congegno delle bambole russe
Perché un/a giovane maturi alla fede adulta è necessario che maturi nella vocazione. E la vocazione non è monopolio dei preti e delle suore, ma è semplicemente non vivere a caso. C'è un progetto scritto dentro la vita di ogni persona, un progetto che esige di essere creduto, scoperto ed accolto con fiducia.
Non è forse vero che, anche a questi chiari di luna, vocazione per la maggioranza dei credenti (forse e senza forse anche per qualche prete e suora) è ancora una reservation o un privilegio di qualche tipo/a più «caratteristico» degli altri?
La vocazione invece è qualcosa riservato a tutti. Ma è un qualcosa di ingegnoso come la tecnica delle bambole russe: una serie di personaggi uno dentro l'altro fino al personaggio decisivo, il nucleo centrale.
Così la vocazione.
Si parte dalla dimensione più grande, fondamentale: la vocazione alla vita. Solo se accetto e credo in questa, posso scoprire dentro la vocazione «ulteriore», cioè la vocazione a Gesù Cristo. E solo dentro la vocazione a Gesù Cristo trovo la vocazione alla Chiesa.
E solo nella vocazione alla Chiesa trovo il senso delle diverse vocazioni tutte belle ed ugualmente importanti.
E solo confrontandomi con tutte queste, dopo aver fatto l'itinerario precedente, trovo il nucleo centrale, il più importante di tutti, cioè la mia voocazione.
Nonostante tutti gli straordinari progressi dell'uomo rimane pur vero che, se uno non trova la sua vocazione e non tenta di viverla in pienezza, non rimane solamente un po' meno fortunato, e perciò almeno ottiene un premio di consolazione dalla generosità della nostra società.
E quindi è difficile che arrivi ad essere una persona felice e realizzata.

Una pastorale giovanile seria

Fare una pastorale giovanile seria allora. anche e soprattutto oggi, equivale a fare una pastorale vocazionale seria. E seria vuol dire almeno queste tre cose:
1.Tutti i ragazzi/e ed i/le giovani hanno diritto di scoprire la loro vocazione per non vivere a caso.
2. È indispensabile ed urgente accompagnare i ragazzi/e ed i/le giovani a scoprire ed accogliere la loro vocazione, perché diversamente è impossibile realizzare pienamente la propria vita e maturare e diventare adulti nella fede.
3. Per non tradire questa scoperta, occorre presentare loro integralmente la vocazione nel suo marchingegno più completo (lo schema delle bambole russe):
* vocazione alla vita=maturare alle responsabilità umane fondamentali;
* vocazione a Gesù Cristo=rigiocare responsabilmente il proprio battesimo, consegnando la vita a Lui;
* vocazione alla Chiesa=giocare responsabilmente la cresima, scoprendo la Chiesa come la famiglia di tutte le vocazioni, scoprendo il proprio posto in essa, optando decisamente per la dimensione del servizio;
* vocazione di me stesso=accogliere la mia unicità ed irrepetibilità nel contesto di un progetto per cui esisto e sono fatto.

Metti un quadrifoglio nella pastorale giovanile... ma con speranza!

Dall'esperienza di questi anni si rivela come progetto pratico di pastorale giovanile vocazionale vincente aiutare i ragazzi/e ed i/le giovani a crescere soprattutto tenendo presente queste 4 aree:
1. curare un ambiente molto accogliente;
2. far compiere un itinerario di catechesi vocazionale sufficientemente completo;
3. una vera iniziazione al servizio;
4. assicurare l'accompagnamento spirituale personale.
Quattro aree non da abborracciare comunque...
Quattro aree, non solo una o due (solo servizio o solo accompagnamento- personale...).
Si tratta di crescita integrale, perché maturazione vocazionale vera è sempre crescita integrale.
Il sussidio... Per un itinerario di catechesi vocazionale, apparso su SPAZIO ANIMATORI - gennaio 1993, è un'iniziativa dell'Ufficio Vocazioni dei Salesiani/e d'Italia per aiutare in questo senso ed arrivare al dunque.
Noi siamo profondamente convinti, non perché presuntuosi od ingenui, ma semplicemente perché le cose stanno proprio così, che i ragazzi/e ed i/le giovani di oggi non sono i figli del caso e non hanno nessuna intenzione di vivere a caso.
Il loro «vendersi» alle proposte immediate ed il loro ingozzarsi di «usa e getta» è solo un'apparenza.
In realtà sotto la cenere arde ancora una brace vivissima. Perché allora non riaccendere il fuoco... magari con una bella catechesi vocazionale?
Vale la pena provare!