Adolescenti che sanno star bene /1

Domenico Cravero

(NPG 2006-02-49)

 

Si parla spesso di adolescenti, soprattutto a motivo degli episodi di cronaca e, spesso, lo si fa ricorrendo ad etichette e luoghi comuni. Si ritorna, ad ogni occasione, a ribadire il travaglio di un’età attraversata da dolorose tensioni e da profondi turbamenti. Le preoccupazioni sono le droghe, la violenza, il bullismo, il disimpegno. I titoli della cronaca, gli argomenti dei dibattiti, i motivi d’interesse di chi si ferma a parlare di loro, insistono molto sul disagio, sulla marginalità, sulla devianza.
Negli ultimi tempi, anche la scuola sembra investita da problematiche educative gravi come l’aumento dell’aggressività (bullismo e teppismo), il difficile inserimento sociale, la diffusione dei comportamenti devianti. Gli adolescenti sono perlopiù descritti come marginali, invisibili o assenti nei processi storici e culturali della società, apolitici e disimpegnati.
Alcune apprensioni possono essere giustificate, tuttavia è possibile vedere diversamente. A modo loro le nuove generazioni sono attive e capaci di contributi originali; adolescenti e giovani sanno reagire in termini efficaci all’evoluzione dei tempi, stanno inventando forme inedite d’umanità. L’adolescenza non è solo un groviglio di problemi e di imprevisti; rimane, tuttora, la bell’età, che la gran parte dei suoi protagonisti trascorre senza particolari difficoltà, ponendo le base della futura maturità. Le conturbanti trasformazioni fisiche della pubertà, il definitivo sviluppo dell’intelligenza, l’impatto con un corpo sconosciuto che impone, anche violentemente, le sue pulsioni e suoi desideri, rendono, è vero, l’adolescenza terreno di contrasti e di tensioni. Lo squilibrio che si crea genera inquietudine e smarrimento. Non necessariamente, però, i contrasti e i conflitti significano disagio o sono destinati a degenerare in condizioni problematiche. All’opposto possono costituire un sano terreno di crescita, in cui gli adolescenti sviluppano le loro potenzialità e sprigionano un’imprevedibile creatività legata alla giovane età.
Da sempre, infatti, le società si sono rinnovate attraverso l’apporto insostituibile dei giovani, la loro spinta innovativa e le nuove sensibilità che essi incarnano. Anche le attuali nuove generazioni sanno esprimere in molti campi grandiose risorse di autoefficacia, cioè sanno trovare soluzioni originali ai compiti dello sviluppo.
Le nuove generazioni non sono, quindi, in modo generalizzato, apatiche ed estranee alla costruzione della società anzi, con la loro capacità di flessibilità e d’adattamento sono capaci, ancor più degli adulti, a vivere nella nostra società complessa.

Riconoscere e ammirare

Adulti e adolescenti hanno molto da imparare gli uni dagli altri; purtroppo il dialogo e la comprensione tra loro non è né facile né immediata. Negli educatori s’impongono, innanzi tutto, domande e perplessità: come stanno crescendo questi ragazzi? Cosa sta accadendo nei loro mondi? Come accostarsi alla loro vita, dal momento che spesso appaiono scostanti e poco interessati alla comunicazione?
Si può aprire un varco nel groviglio di queste domande solo se si adotta un punto di vista intergenerazionale. Solo accettando realmente la complessità e l’ambivalenza del nostro mondo, risultano comprensibili alcune ambiguità dell’esperienza giovanile attuale.
Molte ricerche pongono oggi l’attenzione su come gli adolescenti valutano e percepiscono la loro realtà, per mettere in luce e rafforzare i punti di forza, le capacità, gli elementi positivi. Si evidenziano, così, gli indici del benessere, le variabili che favoriscono o inibiscono i comportamenti efficaci con cui i giovani affrontano sfide e problemi. Si mostra come il comportamento prosociale (le esperienze di servizio, l’impegno nell’ambito del volontariato) aumenta la percezione dell’autoefficacia, la capacità di comprendere e orientare il proprio mondo interno. Si ribadisce come la famiglia conservi, nell’attuale adolescenza, un ruolo cruciale, non solo come fonte di sostegno emotivo, ma anche come guida indispensabile nelle scelte riguardanti la propria realizzazione. Si studiano con maggiore precisione le ricadute nella vita degli adolescenti, degli stili educativi familiari adottati, del supporto affettivo negli scambi genitori e figli, della comunicazione aperta (anche conflittuale) che avviene in casa. Si dimostra come l’importanza e la grande influenza dei pari, non comportino di per sé la perdita d’importanza dei legami familiari, perché amici e genitori non sono necessariamente in conflitto.
La possibilità di intendersi e comprendersi dovrebbe alimentare il primo atteggiamento sano dell’osservatore adulto (o dell’educatore) davanti ai nuovi adolescenti: l’ammirazione per le loro risorse, lo stupore verso l’inedito che essi realizzano, il rispetto nei confronti dell’innovazione che essi incarnano, pur nelle loro incoerenze e incompatibilità.
L’atteggiamento dell’ammirazione si deve, naturalmente, combinare con una visione chiara dei fattori di rischio e di crisi dell’attuale stagione adolescenziale; tuttavia gli educatori e i genitori dovrebbero coltivare l’interesse non solo per la prevenzione dei rischi e la cura del disagio, ma, più ancora, la passione per il funzionamento efficace nell’affrontare i compiti dello sviluppo.

L’adolescenza e le sue dinamiche

L’attenzione e il rispetto per i nostri protagonisti deve partire da un’esatta considerazione dell’adolescenza. Questo ultimo arco dell’età evolutiva si caratterizza per il modo nuovo con cui le profonde modificazioni del corpo scombussolano il mondo personale interiore (il vissuto corporeo, la percezione di sé, l’identità) e trasformano le relazioni interpersonali (i rapporti in famiglia, l’amicizia tra i pari, il rapporto con il mondo adulto in generale).
Nell’adolescenza avviene, quindi, un processo di trasformazione, intrapsichico e relazionale, e un movimento di differenziazione (dall’infanzia e dai genitori) e di integrazione (nell’identità personale del corpo nuovo e nella società degli adulti).
I compiti dello sviluppo della prima adolescenza si possono riassumere in una doppia separazione, dall’infanzia e dai genitori, per poter intraprendere un doppio, lungo viaggio, verso l’identità personale e l’identificazione sociale.
Il luogo delle fatiche e contraddizioni degli adolescenti sono anche gli ambiti in cui è possibile cogliere l’originalità delle loro risposte e i loro punti di forza, riferimenti essenziali da cui partire per empatizzare con il loro mondo.
Le innovazioni di cui gli adolescenti sono capaci non sono esenti dall’ambivalenza tipica di oggi, soprattutto a motivo della forte pressione di carattere commerciale che viene esercitata sulle nuove generazioni, per la prima volta consumatori autonomi, quindi clienti particolarmente ambiti di un mercato aggressivo e competitivo.
Si possono individuare almeno quattro aree (espresse con altrettanti aggettivi del gergo adolescenziale) in cui risulta particolarmente evidente una pressione di conformità che li condiziona e appiattisce ma non fino ad annullare la loro creatività.

… trendy

Cerco di trovare la mia identità
Senza chiedere aiuto, ma sono lontano.
Busso e non risponde neanche un’anima
Menomale che non ho paura del buio. (…)
Mangio solo pane e cattiveria ormai
E non è un buon motivo per esserne fiero.
Cammino da solo e non mi volto mai.
Ci vuole calme e sangue freddo
(Luca Dirisio, Calma e sangue freddo)

Le nuove tecnologie digitali hanno creato un mondo inedito. I giovani hanno certamente più facilità rispetto agli adulti a riappropriarsi di questo nuovo territorio. Sanno utilizzare con più flessibilità ed elasticità i «personal media» (telefonini, internet, chat, email...), simboli del nuovo mondo senza frontiere. I giovani amano molto viaggiare e conoscere; la musica è diventata un linguaggio universale dei giovani di tutti i continenti. Sono i segni di quel cosmopolitismo di cui c’è traccia in ogni angolo delle città e dei paesi. Questo enorme spazio di libertà può anche spaventare, può essere colonizzato dagli interessi economici, appiattito e condizionato dalle mode. Il controllo sociale è ostinato, soprattutto verso il corpo, la cui perfezione sembra accettabile solo se è conforme agli standard più diffusi. Così il consumismo giovanile si è talmente accentuato che i ragazzi raggiungono la consapevolezza dei beni di consumo ad un’età sempre più precoce e considerano la propria immagine come il vero marchio di se stessi, rafforzando, nello stesso tempo, il senso d’inadeguatezza e la paura di non sentirsi completi e al posto giusto, se fuori della tendenza del momento.
Non tutti gli adolescenti però sono schiavi del marchio; un numero rilevante di loro reagisce all’omologazione non solo con la spontaneità della loro originalità ma anche spendendo energie e tempo in servizi e attività prosociali. A dispetto della società degli adulti, gerarchizzata e competitiva, gli adolescenti hanno inventato uno stile di convivenza non centrato sulla figura del leader ma sul confronto di parità. All’aggressività della competizione (e non solo) gli adolescenti rispondono mostrandosi, in grande maggioranza, pacifici e tranquilli.

… sexy

Sale su quanto basta /il perizoma a lato
e passa la vita bassa /dei jeans e arriva fino
all’anca la curva bianca / le forme sottolinea e dona, tanto s’intona, /alla tua pelle bruna.
Chissà se d’inverno sei /come adesso o invece poi /se ti freni (freni, freni)
e rifiorisci a Maggio.
(883 Bella vera)

Il termine usato non allude principalmente al suo significato erotico ma al forte condizionamento della cultura d’ambiente a considerare il corpo come l’ambito più immediato dell’esibizione e della seduzione. Qui ha origine l’imperativo estetico a rendere il corpo il più possibile desiderabile, secondo le modalità che definiscono i criteri delle aspettative e della delusione. Essere belle e belli, diventare desiderabili, sedurre e farsi ammirare, diventano qualità fondamentali, veri e propri obblighi.
Discoteche, pub, palestre, sembrano diventati i luoghi di una sessualità neutra, dove i simboli tradizionali della mascolinità e della femminilità sono confusi e rinegoziati, con esiti ambivalenti, di fronte al mutato equilibrio di potere tra i sessi.
I percorsi dell’identità di genere sembrano escludere una descrizione pacifica e scontata ma sono sicuramente innovativi: diventeranno donne e uomini diversi dai loro genitori.
Gli adolescenti di oggi stanno insieme, come ragazze e ragazzi, in modi diversi dal passato. La sessualità conosce venature nuove di affettività e di tenerezza, si desiderano rapporti più stabili.
Per molti di loro il sesso non è più un traguardo da raggiungere il più presto possibile: sono alla ricerca di prove d’amore più sicure e solide di quelle offerte dal sesso commercializzato.

… preppy

I like you the way you are (…)
Trying to be cool you look like a fool to me (…)
You see your makin’ me
Lough out when you strike your pose take off
All your preppy clothes
(Avril Lavigne, Complicated)

Mi piaci come sei (…)
Quando cerchi di fare il figo,
mi sembri un pazzo (…)
Lo vedi che mi stai facendo ridere,
quando ti metti in posa,
togliti questi vestiti da esaltato.

Preppy è un termine popolare per indicare il giovane benestante. Il titolo è appropriato perché stare bene, anche e soprattutto economicamente, è un metro di misura diffuso non solo tra gli adulti ma anche in mezzo agli adolescenti. I dati di numerose ricerche lo documentano. I ragazzi si giudicano a vicenda normalmente in base ai soldi che spendono e ai marchi che indossano. Le nuove generazioni, infatti, non hanno un progetto di società alternativo a quello ricevuto dai loro genitori; sembrano identificarsi senza troppi dubbi nella società del benessere e del consumo, alla quale partecipano quotidianamente. Amano la vita comoda e confortevole. Gli adolescenti non sono contestatori né alternativi; non amano la trasgressione, preferiscono il conformismo.
Quando l’assillo e la preoccupazione quotidiana non sono più rivolti verso i bisogni primari della vita, bisogni e desideri si confondono, a tutto vantaggio dei secondi.
Eppure l’insoddisfazione di una vita tutta materiale emerge chiaramente proprio dai gusti e dai gesti degli adolescenti: trapela in molti dei loro testi musicali, struggenti e tormentati, si personifica nella noia, nella demotivazione come se fossero le nuove forme di provocazione e di protesta.

… wired

Lo strano percorso di ognuno di noi
Che neanche un grande libro, un grande film
Potrebbero descrivere mai
Per quanto è complicato e imprevedibile
Per quanto in un secondo tutto può cambiare Niente resta com’è.
(Max Pezzali, Lo strano percorso)

I nuovi media (per gli adolescenti, soprattutto il telefonino) che rendono possibile su vasta scala la comunicazione tra non presenti e mettono in contatto istantaneamente luoghi e persone diverse, tendono a condizionare l’esperienza dello spazio e del tempo nel segno della reversibilità e della virtualità. Il fascino del cellulare consiste, infatti, nel permettere di potersi sentire costantemente al centro del proprio mondo vitale, sempre collegati (wired) nell’affrontare l’incertezza del quotidiano. Il parlare al cellulare produce il tipico linguaggio, di cui è impregnato il gergo adolescenziale, del «parlare cellulare», con le caratteristiche dell’economicità, ambivalenza, della mobilità, del pensiero immediato…
Un po’ superfluo, un po’ sobrio, il cellulare (ma anche le chat, le email) esprimono bene del paradosso «wired», del sentirsi autonomi diventando eterodipendenti.
Così i giovani diventano assai abili nel ricercare obiettivi realistici, nel perseguire significati a propria misura, nel maturare un certo equilibrio, pure in contesti oggettivamente difficili. Anche se i giovani accettano di investire su quanto ruota attorno ai loro interessi immediati, più che in base ad ideali e valori, tuttavia si rivelano, in molte occasioni, disponibili ad assumersi responsabilità nel volontariato, ad impegnarsi nei gruppi e nelle associazioni, a portare avanti iniziative sociali e culturali, anche collettive.

I genitori (gli educatori) che non si danno per vinti

Una considerazione un po’ attenta all’area del rischio e del fallimento (che normalmente è indicata con il termine disagio) orienta a mettere in evidenza l’esperienza che, quando si struttura e si radicalizza, segna il fallimento delle risorse degli adolescenti: la delusione di una promessa mancata. È la frustrazione del sogno adolescenziale che può trasformare una compagnia di amici in una tribù di bulli; la delusione della speranza riposta in un’amicizia, in un progetto di vita che può chiudere un giovane nella rabbia e nell’apatia; l’amarezza di avere transitato nelle esperienze più varie, senza approdare a nulla, che può indurre all’evasione delle droghe; l’umiliazione di vedersi sconfitti e la confusione di non saper più cosa fare che può spingere alla rassegnazione di una vita senza stimoli.
L’accompagnamento educativo è fondamentalmente un sostegno alla speranza.
Ormai molti genitori si rassegnano ad essere esclusi, di fatto, dalla vita dei figli. Credono, erroneamente, di essere tagliati fuori della loro vita.
Molti, oggi, si rivolgono ai giovani e li convincono con promesse che non potranno essere mantenute; i messaggi della pubblicità e dello spettacolo dipingono un mondo che, spesso, non potrà che rimanere virtuale: si costruiscono, così, le premesse della disillusione.
Il rimprovero che i figli fanno spesso ai genitori è la loro incoerenza. Gli adulti sono i primi a non avere più il senso del tempo, a vivere come se il futuro non esistesse, a investire tempo, passione e interesse prevalentemente per le cose concrete e materiali.
I genitori hanno però un ruolo essenziale nell’organizzare la speranza delle nuove generazioni. Il loro contributo è insostituibile per la rigenerazione della società, perché se è vero che le radici ultime della speranza si alimentano nell’amore familiare, è nella società che la speranza si costruisce e di organizza.