Parlano i genitori

Inserito in NPG annata 1993.


(NPG 1993-07-86)


Il «mestiere» del genitore di ragazzi preadolescenti a Torino emerge dalla ricerca come una lotta costante con la mancanza di tempo e le necessità di organizzazione della vita familiare. Impegnatissimi ad accompagnare e riprendere i figli dal corso di judo, la scuola di danza, l'allenamento di calcio, i genitori sembrano invece trovare poco tempo per giocare con loro, passare insieme il tempo libero, ascoltarli. Nel corso della ricerca è stato chiesto alle famiglie di illustrare alcuni aspetti e problemi della cura quotidiana dei figli preadolescenti. A questo scopo è stato consegnato ai ragazzi intervistati un secondo questionario, da far compilare ai genitori e riportare a scuola dopo una settimana. Le famiglie hanno accettato di collaborare all'indagine in misura superiore alle aspettative: è stato riconsegnato 1'89% dei questionari distribuiti, 1.141 su 1.276.
Le domande miravano a capire in primo luogo quali criteri guidano le famiglie nella scelta delle attività per i propri figli. Altrettanto importante era verificare quanto i genitori sono coinvolti nelle attività organizzate e, più in generale, se e come dedicano parte del proprio tempo libero a fare qualcosa insieme ai figli.
Dal profilo sociale delle famiglie di tutti i ragazzi intervistati emerge che poco meno del 25% dei nuclei familiari ha un padre operaio, il 20% circa impiegato. Le madri sono più spesso impiegate o insegnanti che non operaie e, nel 38% delle famiglie, sono casalinghe. Il 6.3% dei nuclei familiari è composto da un solo genitore, mentre il 5.5% comprende anche i nonni. I genitori confermano il dato generale rilevato anche nei questionari dei ragazzi: nel tempo libero dalla scuola la maggior parte dei preadolescenti svolge diverse attività organizzate. Al centro della scelta di un'attività sembra esserci il ragazzo, con i suoi desideri e le sue curiosità; infatti il 44.3% dei genitori afferma che la decisione è stata presa insieme al figlio, il 42.1% dice che a scegliere è stato direttamente il ragazzo; solo dall'8.4% delle risposte risulta che si è trattato di una decisione del genitore stesso o, nel 4.8% dei casi, di un consiglio del medico.
Tra i motivi delle singole scelte figura al primo posto l'interesse dimostrato dal ragazzo. Un'altra motivazione segnalata da numerosi genitori è che l'attività cui hanno iscritto il figlio «fa bene», favorisce lo sviluppo fisico e psicologico. Un'importanza notevole è attribuita anche alla vicinanza a casa delle strutture. Quasi tutti i genitori (95.5%) sono pienamente soddisfatti delle attività svolte dai loro figli. Le famiglie trovano conferma della bontà della propria scelta soprattutto perché verificano che i ragazzi si divertono e che le attività fanno bene al loro fisico. La soddisfazione viene spiegata anche con altri motivi, che si riferiscono più complessivamente alla crescita personale dei ragazzi: la frequenza alle attività favorisce l'acquisizione dell'autonomia e consente di conoscere gente nuova.

Una famiglia stressata tra ruoli funzionali e ruoli formativi

Una parte dei genitori ha deciso di non iscrivere i figli a nessuna attività organizzata. Queste famiglie pensano che la città non sia attrezzata in modo adeguato per rispondere alle loro esigenze; lamentano la scarsità delle strutture e la loro distanza da casa, e ritengono le attività poco affidabili. Nello stesso tempo vengono segnalate difficoltà personali come l'impossibilità di accompagnare i figli e i costi troppo alti. Un secondo ordine di motivi è relativo al tempo richiesto per i compiti a casa. Più di un quarto dei genitori afferma invece di aver tenuto conto della mancanza di interesse dei ragazzi nei confronti delle attività.
Il 69%, però, afferma che, se le condizioni fossero diverse, farebbe frequentare le attività ai propri figli. Un giudizio sulle strutture e le attività per i preadolescenti disponibili nel quartiere in cui abitano è stato richiesto a tutti i genitori, sia che usino queste risorse sia che abbiano deciso di non mandarvi i propri figli. Anche se risulta che la maggior parte dei preadolescenti è impegnato in una o più attività, il 22.8% dei genitori ritiene che le strutture facilmente raggiungibili siano troppo poche; il 18%, in particolare, afferma che le risorse per il tempo libero dei propri figli sono lontane da casa e mal servite dai mezzi di trasporto. Poco meno del 9% degli intervistati dichiara di non conoscere le opportunità offerte sul territorio. I genitori che danno un giudizio positivo, ritenendo che le strutture siano in numero adeguato, sono il 16% del totale.
È interessante notare che i costi troppo elevati compaiono come uno dei giudizi negativi più diffusi, ma risultano un elemento non determinante nella scelta delle attività.
Come si è visto, invece, chi non manda i propri figli a svolgere nessuna attività risulta scoraggiato anche dall'entità delle spese che dovrebbe sostenere. Si è potuta avere un'idea di quanto costa effettivamente iscrivere un ragazzo alle attività, chiedendo ai genitori che hanno fatto questa scelta quanto hanno speso nell'arco dell'anno. Il 31% non ha sostenuto nessun costo o ha speso meno di 50.000 lire; il 18% ha speso tra 100 e 200.000 lire, mentre il 30.6% ha sostenuto costi superiori alle 200.000 lire.
Quasi il 70% dei genitori che ha compilato il questionario acompagna il figlio alle attività pomeridiane. Oltre che una necessaria funzione di servizio, l'accompagnamento può diventare un modo per condividere maggiormente le esperienze quotidiane dei propri figli. Il 27% dei genitori — quasi sempre la madre — si ferma ad assistere all'attività: un modo per rendersi conto direttamente delle caratteristiche del corso, e per osservare il comportamento del ragazzo al di fuori delle situazioni familiari.
Sono più numerose (33%), invece, le madri che vanno a casa e tornano poi a riprendere il figlio. In questi casi la vicinanza tra la sede del corso e l'abitazione consente di inserire l'accompagnamento tra i molteplici compiti di gestione della casa e della famiglia. Il 9.6% di madri, ad esempio, usa il tempo del corso per sbrigare spese e commissioni. Tra gli istruttori è stato coniato il termine di «mamme-taxi» per indicare la figura molto diffusa delle madri impegnate in faticose e frenetiche tabelle di marcia quotidiane, scandite dagli accompagnamenti alle varie attività di uno o più figli.

La lotta per ritagliarsi il tempo per stare con i figli

A tutti i genitori, compresi quelli che non accompagnano i figli, si è chiesto se e quanto sono coinvolti attivamente negli impegni extrascolastici dei ragazzi. La risposta più frequente a questa domanda (30% dei genitori) spiega che il coinvolgimento avviene attraverso il tifo; si può pensare quindi ad una presenza episodica, soprattutto in occasione di partite e tornei sportivi. Il 25.6% partecipa ad incontri tra le famiglie, feste, premiazioni. Il 28.5% afferma invece che nelle attività frequentate dal figlio non è previsto nessun coinvolgimento dei genitori.
Poiché le attività organizzate per i preadolescenti si svolgono in genere negli orari lavorativi degli adulti, è apparso importante verificare se i genitori dedicano una parte del tempo libero ai figli.
Il dato derivante dalle risposte è notevole: il 65.8% degli intervistati dichiara di non svolgere alcuna attività con i figli durante il tempo libero. Per valutare questo dato bisogna tenere conto del fatto che i preadolescenti sono impegnati in numerose attività che, insieme ai compiti scolastici, assorbono spesso l'intero pomeriggio; tra gli 11 e i 14 anni, poi, cresce ovviamente l'interesse a passare i momenti liberi con il gruppo dei coetanei.
Tuttavia nei contatti con le risorse, soprattutto con le parrocchie, gli operatori hanno riferito che tra le famiglie c'è una richiesta crescente di attività organizzate per i ragazzi anche durante i fine settimana.
Tra i genitori che invece hanno risposto di svolgere attività con i propri figli durante il tempo libero, il 30% pratica uno sport, il 29% passeggia con i ragazzi, 1'11.5% va in gita o in viaggio.
Alla domanda sull'entità del tempo libero trascorso a fare qualcosa con i propri figli, il 33% ha risposto «alcune ore alla settimana», il 18% «un tempo variabile», mentre il 24.6% si è riferito ai week-end. Il 7% dei genitori che hanno detto di dedicare tempo libero ai propri figli, invece, ha parlato di un'ora al giorno, 1'8% di alcune ore al giorno.
I dati della ricerca sembrano indicare una difficoltà dei genitori a pensare e organizzare il tempo insieme ai propri figli preadolescenti. Un conteggio delle ore passate ogni settimana in macchina o in autobus, per accompagnare i ragazzi alle molteplici attività cui sono iscritti, mostrerebbe che di fatto ai figli viene dedicata una notevole quantità di tempo. Sotto questo aspetto le attività assumono costi che non sono solo di tipo economico, ma anche sociale: inci dono pesantemente sul bilancio-tempo quotidiano delle famiglie, ma soprattutto delle madri, costrette ad organizzare le giornate anche in base alle esigenze di spostamento dei figli.
A parte questi impegni «di servizio», però, risulta esiguo il tempo che genitori e ragazzi riescono a dedicarsi per godere insieme i momenti liberi, condividendo esperienze significative.

Il difficile mestiere del genitore

Nel difficile mestiere di genitore le famiglie sembrano lasciate a se stesse da una città che non le aiuta. Il quadro che emerge dalla ricerca induce invece a riflettere sulla necessità di restituire tempo alle famiglie, anche attraverso la strutturazione di servizi adeguati sul territorio cittadino. Per favorire l'autonomia di spostamento dei ragazzi, ad esempio, sganciando i genitori dal gravoso impegno di accompagnarli alle attività, oltre a trasporti pubblici più efficienti, si potrebbero pensare formule nuove, come servizi di accompagnamento collettivo, pubblici o predisposti dalle singole risorse.
Una maggiore attenzione alla qualità del tempo trascorso con i figli, oltre alla quantità, fa emergere difficoltà e bisogni comuni a molti genitori. Accanto alla definizione di adeguati servizi di territorio, infatti, anche un altro tipo di aiuto sembra oggi essenziale per le famiglie: supporti per saper rispondere alle questioni poste dai figli preadolescenti, per riuscire a seguirli nella crescita al di là della gestione materiale della vita quotidiana.
A questo proposito, nel corso dell'ultimo anno sia il Comune di Torino che alcune associazioni private hanno organizzato corsi e incontri di orientamento rivolti ai genitori; tutte queste iniziative hanno avuto una vera e propria folla di partecipanti: un dato indicativo del bisogno diffuso tra i genitori di aiuti di questo tipo.