Educare alla festa Un'esperienza «tipo»

Inserito in NPG annata 1993.


Giovanni Battista Bosco

(NPG 1993-07-49)


Oratorio. Una realtà con una lunga storia alle spalle, una struttura che suscita ancora interesse, una proposta dal sapore attuale.
Ma per quale sua fisionomia?!
Non certo per un oratorio «fritto misto», che miscela alla rinfusa iniziative e spiritualità; per un oratorio «flipper», zeppo di videogames e sale-giochi sino all'ultimo ritrovato, nella segreta speranza di non rimanere senza clienti; per un oratorio «week-end», che soddisfa l'annoiato di fine settimana con musica e danza. E neppure vale una sua configurazione da «sacrestia», che si accontenta di quelli che ci stanno, oppure da «club» per eletti a soddisfazione delle loro intime esigenze.
L'oratorio è luogo di convocazione giovanile, è centro di convergenza di tante energie a servizio dei ragazzi, è ambiente educativo che indica la direzione di marcia da compiere insieme, è laboratorio di proposte che coinvolgono tutti, è spazio aperto per il protagonismo del giovane, è palestra di vita nel segno dell'evangelo. Si pone in frontiera «tra la società civile e la comunità ecclesiale», per formare i giovani «onesti cittadini e buoni cristiani».
Usando delle metafore, l'oratorio è in missione aperta sul continente giovanile. Per questo è «casa che accoglie»: si fa punto d'incontro in cui ciascuno si sente a proprio agio, accolto nella sua dignità e nei suoi molteplici interessi. È «scuola che avvia alla vita», perché assume la domanda educativa del giovane e l'accompagna nella formazione verso l'impegno responsabile. È «cortile per incontrarsi da amici a vivere in allegria»: il tocco tipico della voglia di vivere del giovane nelle più diverse espressioni della sua esistenza, senza di cui tutto il resto appare vecchio e stantio. L'amicizia e la gioia sono parte integrante della crescita giovanile, proprie dell'aspirazione più profonda del loro animo. «Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri»: confida Domenico Savio a un suo amico. Nel giovane è radicato il senso della festa.

La festa nel vissuto giovanile

La vita non necessita di tempi per essere vissuta nella festa. Di volta in volta trova il suo luogo opportuno: può essere la casa, la scuola o il posto di lavoro, la strada o il gruppo... Dove i giovani si incontrano per un compleanno, per un esito riuscito, per una fatica terminata, per la gioia di stare insieme, per l'evento di un amico... lì viene celebrata la festa. Le tappe importanti dell'esistenza, come le ricorrenze più quotidiane, sono eventi che motivano a celebrare. E i giovani sono oltremodo sensibili a tale esigenza di vita.
Al di là della molteplicità di accezioni del termine e della relativa ambiguità, possiamo considerare che il giovane è nato con la vocazione per la festa perché ama la vita. Egli propende spontaneamente a una comune esperienza di gioia, allo stare insieme nella gratuità, a farsi dono vicendevole. Sa che la festa nutre il suo cuore, gli infonde fiducia e dona forza per sostenere l'intera esistenza. Vive con attrazione questa esperienza che lo gratifica interiormente, e la esprime con passione.
Certo, questa è una lettura in prospettiva di valore, che non esime dal rischio dell'impoverimento o del narcisismo, o addirittura della degenerazione. E tuttavia ne rimane sempre la seduzione, il fascino, sia come avvenimento ricorrente, che come atteggiamento di base dell'esistenza.
Senza dubbio il giovane si colloca decisamente in un contesto di «festa-esistenza» dei tempi d'oggi, rispetto alla «festa-essenza» del passato: essa è vissuta come un momento integrato dalla vita e nella vita quotidiana.
La sua immagine di festa si rifà a uno «spazio e tempo» non contrapposto come neppure indistinto dal quotidiano; è la visione polivalente di festa vicina alla realtà di sempre, ma che prende le distanze da essa, in una compresenza di evasione e di ricarica, di divertimento e di condivisione, di rapporti consueti e di relazioni inedite. Il suo vissuto, aperto ai valori assenti o inespressi nella quotidianità, si inserisce in una realtà complessa che fa del quotidiano il tessuto della vita e della festa l'innovazione del consueto. La festa gioca così un ruolo del tutto essenziale, anche come luogo privilegiato di vissuto solidale: essa riconcilia e rigenera per la vita routinaria di ogni giorno.

Le sfide educative da assumere

Di fronte a simili opportunità, l'educatore non rimane inerte; si sente anzi impegnato a valorizzare il senso vivo della festa dei giovani in ogni sua potenzialità; come spazio aperto e partecipato, come tempo di relazioni innovate, come momento forte di socialità, come recupero di valori disattesi, come occasione di gesti significativi, come senso della propria integralità...
Nell'esperienza della festa giocano del resto tre elementi che si richiamano e completano a vicenda: il momento del la socialità che si fa partecipazione, il coinvolgimento della persona che si rende protagonista in solidarietà, i gesti simbolici che evocano e celebrano i valori nella comunione dei cuori.
L'esperienza della festa suppone allora che l'educatore faciliti talune condizioni interiori, che costituiscono la disponibilità:
- l'ottimismo di base nella vita, che è fiducia nella realtà, negli altri, in se stessi, nella dignità dell'uomo;
- il gusto per i valori; sono essi che generano autenticamente la celebrazione perché sorgente di condivisione;
- il senso della comunione, che fa superare la solitudine aprendo alla partecipazione e alla collaborazione.
Il contesto esteriore rappresenta invece l'incentivo e l'espressione della festa vissuta come avvenimento. Occorre pertanto cogliere l'occasione significativa e sentita, incarnare la celebrazione con simboli accessibili e immediati, sollecitare alla partecipazione con la creatività e fantasia delle proposte, armonizzare in modo corale attività e iniziative singole perché ne risulti un insieme armonico, preparare per tempo la festa e accompagnarla opportunamente.
La festa come evento facilita di molto la crescita umana e religiosa. La gioia sperimentata nell'esperienza dei valori, rafforza la fiducia, rinvigorisce la speranza, suscita amicizia solida.
La religiosità del resto si radica sulla certezza che la vita è un valore sommo e che merita di essere progettata attorno a significati e con responsabilità: celebrare tali convinzioni apre alla vita nel senso più pieno e alla dignità grande di essere creatura.

La festa come celebrazione della vita nuova

La festa è una forte opportunità educativa sotto il profilo cristiano: in essa si sottolinea la gioia della vita nuova in Cristo, è «celebrazione pasquale».
I giovani che sentono sulla loro pelle il bisogno della festa, sono chiamati a viverla in profondità, come gioia pasquale.
L'allegria espressa non è che il frutto maturo di chi si sente nelle mani del Signore come amico amato e salvato, e perciò contento e sereno. La radice sta appunto lì, nella gioia di sentirsi immerso nel disegno mirabile di Dio e di prendervi parte con la consapevolezza di chi si impegna per una degna causa.
La festa è un sì alla vita per un evento che spinge a celebrare: è un sì per affermare la vita, nonostante i segni contrari di morte. La festa diventa esperienza vitale, fede nella forza stessa della vita, rinnovata in Cristo.
L'evento cristiano possiede una connotazione festiva, che si celebra nella liturgia. La festa umana non esprime in pienezza la vita dell'uomo. Celebrare la festa cristiana significa consolidare la fede che si fa strada nella festa dell'uomo e affonda le sue radici in Gesù Cristo. La carica di novità che contiene la festa alimenta la speranza impegnata nel quotidiano, genera rinnovate energie, rimette in cammino con vigore. La festa celebrata insieme crea intesa delle menti e unisce i cuori. La comunione con Dio apre la strada a una unità profonda con i propri compagni di viaggio. La festa cristiana dunque si radica nella Vita e si esprime nell'esistenza come un dono e un impegno.
Proprio per questo la festa è avvertita dal giovane credente come «proposta» che intende essere messaggio diffuso o anche sfida provocante. Essa è comunicazione di vissuti, di valori, di ideali. I messaggi inviati dall'avvenimento festoso sono sicuramente impegnativi e fanno affidamento sulla sensibilità giovanile.
E anche se gli appelli sono spesso esigenti e scomodi, il terreno si presenta fertile, poiché il giovane sta vivendo un momento privilegiato di disponibilità. Essendo poi la festa espressione di condivisione di valori comuni, i giovani sentono l'esigenza di manifestarli pub blicamente, partecipandoli ad altri. La varietà della manifestazione non è desiderio di cambiare comunque o di mantenere la tensione della novità, bensì chiara espressione di una precisa proposta di vita cristiana che accoglie il giovane nell'integralità con le sue molteplici espressioni.
Evidentemente la festa assume un ruolo rilevante, se preparata da un itinerario formativo sul motivo dell'incontro o sul tema di richiamo. Essa deve essere inserita in un cammino come tappa significativa, rimanendo sempre punto di forza aggregativa attorno a ideali che si fanno strada nella storia.

La festa come intuizione educativa di don Bosco

Quanto vi è di più evidente nell'oratorio di Valdocco è la gioia, l'ottimismo, la speranza. Don Bosco presenta ai suoi ragazzi la possibilità di sperimentare la vita come festa e la fede come felicità. Egli è il santo della gioia di vivere.
Lo sport e la musica, il teatro e le gite, la quotidiana letizia di un cortile rappresentano elementi educativi di importanza primaria nel Sistema preventivo. Suscitano numerose energie e disponibilità di bene, che saranno orientate verso un impegno di servizio e di carità. Così la festa non è manifestazione di vuoto interiore né occasione per distrarre dalla vita. È al contrario un'opportunità per sviluppare quanto di positivo c'è nei giovani.
Questo stile educativo può stupire. Ma per don Bosco, la fonte della gioia è la vita di amicizia con il Signore, che impegna nella bontà. La santità semplice e serena proposta dall'amico dei giovani, coniuga in un'unica esperienza vitale il cortile e lo studio, l'amicizia e la preghiera. È una rilettura dell'evangelo nello spirito delle beatitudini, che impegnano i credenti nella sequela di Cristo crocifisso e nella costruzione del Regno.