Le differenti «gioventù» d'Europa

Inserito in NPG annata 1993.


Richard Münchmeier

(NPG 1993-07-18)


Di solito non si utilizza il sostantivo «gioventù» al plurale. È vero che è possibile parlare di «giovani» come di una pluralità, ma non è possibile fare lo stesso con «gioventù». Gioventù viene di solito utilizzato per indicare qualcosa che si estende al di là del singolo, per ciò che è comune, che è di una pluralità di giovani diversi. La scelta di parlare di gioventù al plurale è intenzionale e allude ad una tesi implicita, e tende chiaramente a sostenere la seguente tesi: gioventù significa, nelle diverse nazioni e regioni d'Europa, qualcosa di talmente diverso e divergente che non si può parlare di «una» gioventù europea, bensì di «differenti gioventù d'Europa».

CONCETTI TEORETICI

Questa tesi, che può essere definita «la tesi della pluralità» della gioventù europea, non si trova tanto di rado. Essa scaturisce di solito dagli studi effettuati su casi singoli o che riguardano singole regioni.
Se, per esempio, si prende come termine di confronto la vita di tutti i giorni, la quotidianità, e si paragona l'adolescenza di un giovane operaio di un cantiere navale su un'isola greca con quella di un giovane operaio dell'industria di Birmingham, o se si confrontano un giovane lavoratore agricolo andaluso con un giovane agricoltore di una grande aziende orticola olandese, ci si accorge in effetti che le differenze nelle condizioni di vita, nelle possibilità biografiche, nelle opportunità culturali, di lavoro e di tempo libero sono talmente significative ed incidenti che il plurale «differenti gioventù» appare persino raccomandabile.

La tesi della pluralità

La tesi della pluralità della gioventù europea non significa soltanto poter constatare delle differenze in rapporto alle condizioni di vita; essa significa altresì riscontrare differenze a livello di mentalità, stili di vita e culture, di caratteristiche della personalità e di atteggiamenti. Non solo le condizioni di vita, ma anche gli uomini in Europa sono diversi e vari.
Detto ciò, appare però anche evidente che l'utilità di questa tesi è relativa e marginale. Essa è così generale che lascia comunque aperta la discussione sul problema che di fatto tenta di descrivere. Proprio per il fatto che questa tesi si mantiene solo al livello descrittivo dei fenomeni, non contribuisce più di tanto a rispondere alla domanda su quali siano in realtà le cause delle differenze constatate. Tantomeno aiuta a comprendere queste diversità. Le differenze e le diversità tra i giovani, così evidenziate, in definitiva non possono essere fatte risalire solo e semplicemente alle influenze e alle circostanze statali nazionali. Differenze di questo genere si possono in fondo stabilire anche tra gruppi di giovani all'interno dei singoli stati. E queste a loro volta seguono palesemente un'altra logica: sono relazionate, per esempio, con le condizioni specifiche delle singole classi, con le diverse possibilità culturali e di qualificazione. Inoltre sono in relazione anche con le differenze esistenti tra i centri economici e la loro periferia, tra città e campagna. Non ultimo, esse risalgono ai modelli differenziati tipici dei due sessi.
La tesi della pluralità della gioventù europea si discioglie alla fine nel risultato a cui già da tempo erano arrivate le ricerche sulla struttura sociale, cioè nel fatto che i rapporti esistenziali e le condizioni di vita degli uomini (quindi anche dei giovani) differiscono secondo una logica che riguarda il ceto, la qualificazione, il sesso, le peculiarità regionali e etnospecifiche. Essa contribuisce ben poco appunto a gettare luce sulle «differenti gioventù d'Europa».

Differenziazione secondo un continuum di caratteristiche

Un'altra tesi che si sente spesso cerca di arrivare a delle conclusioni partendo dalla differenziazione delle condizioni di vita e delle caratteristiche comportamentali giovanili lungo un determinato continuum.
Se la critica alla tesi della pluralità corrisponde al vero - così viene qui argomentato - allora si dovrebbero considerare i giovani nell'ambito delle caratteristiche delle loro condizioni di vita, prescindendo dalla nazionalità e indipendentemente dalla loro appartenenza ad un determinato stato nazionale. La gioventù si differenzierebbe in ragione delle diversità delle singole condizioni di vita. Se si considerano gli aspetti che più di tutti concorrono a determinare le condizioni di vita giovanili (per esempio le opportunità culturali e di istruzione, le occasioni di lavoro e di tempo libero, i diritti e i margini di autonomia socioculturali), allora si potrebbe fare una distinzione tra gioventù sottoprivilegiate e sovraprivilegiate non solo a livello europeo, ma anche all'interno dei singoli stati membri della Comunità europea.
Se si vuole analizzare la gioventù europea sotto questa prospettiva, allora è evidente che, per descriverne le condizioni di vita, bisogna raccogliere dati statistici numerici che possano essere ordinati secondo un continuum (per esempio per quanto riguarda la durata dell'istruzione scolastica, la dimensione della partecipazione alla istruzione, le quote di formazione professionale nel settore dell'artigianato, dell'industria, dei servizi, le spese pro capite dei contributi statali per il tempo libero e per il divertimento, ecc.). In tal modo diventa possibile definire dei valori medi, e contemporaneamente descrivere il «giovane statisticamente medio» in Europa e, di conseguenza, stabilire come venga vissuta mediamente la gioventù in Europa.
Il termine «gioventù» usato al plurale potrebbe servire a classificare i giovani dividendo quelli che si trovano al di sopra di questa media statistica da quelli che se ne trovano al di sotto. Avremmo così un terzo di giovani che si trovano al di sotto del valore medio, quindi in posizione di svantaggio; un secondo terzo che si colloca intorno al valore medio; ed infine un ultimo terzo al di sopra delle condizioni di vita medie. Senza dubbio questo modo di affrontare il problema offre il vantaggio di analizzare la gioventù partendo da caratteristiche diverse da quella della nazionalità, ed in tal modo permette di evidenziare il dislivello esistente tra le singole regioni all'interno dei diversi stati semplicemente classificando i dati regionalmente. Sarebbe possibile anche una differenziazione per sessi.
Tuttavia anche questo approccio al problema non soddisfa. In questa tesi non vengono analizzate le cause delle differenze, e queste finiscono per disperdersi intorno ad un valore medio, come in ogni classificazione statistica. Ancor più importante è il fatto che in questa analisi statistica non è possibile nessuna valutazione contenutistica delle condizioni e delle situazioni di vita. Le domande poi su quali fattori siano più determinanti rispetto ad altri per le situazioni di vita giovanili (per esempio opportunità formative rispetto a quelle di tempo libero, i Servizi di informazione giovanile rispetto alla «Carta dei giovani») o su quali condizioni concordino meglio con le opportunità biografiche esistenti nella regione considerata e quali no, quale forma di gioventù conduca più facilmente verso rischi, quali verso chance migliori, ecc., tutte queste domande rimangono senza risposta.

Omologazione nell'ambito della modernizzazione europea

La questione riguardante la rilevanza assunta dalle differenti condizioni di vita per soddisfare le esigenze che scaturiscono dal modo di vivere moderno, e quella riguardante quale tra le diverse forme di gioventù possa essere considerata migliore o peggiore per prepararsi ad affrontare i compiti di sviluppo biografici conseguenti ai processi di modernizzazione socio-economici, possono essere valutate solo confrontandole con i problemi che questo stesso processo di modernizzazione crea.
Secondo questa tesi le differenti gioventù d'Europa vengono inserite nei processi di modernizzazione che sono andati sviluppandosi in Europa in modo sempre più intenso negli ultimi due o tre decenni, e sono soggette esse stesse ad una trasformazione. La direzione e le condizioni del processo di modernizzazione permettono di capire contemporaneamente direzione e condizioni del cambiamento in atto nella fase giovanile dell'esistenza. A lungo termine c'è quindi da attendersi una omologazione delle diverse gioventù al tipo della «gioventù moderna» che si è sviluppato in quei paesi europei i quali hanno compiuto i maggiori progressi nel processo di modernizzazione.
In nessun modo, comunque, questa può essere considerata una constatazione nuova; essa è una vecchia - anche se ripetutamente dimenticata - posizione della teoria giovanile.
La gioventù, come noi oggi la conosciamo, ovvero come una fase della vita intermedia tra la fanciullezza e l'età adulta, con i suoi ordinamenti e i suoi compiti, è un prodotto e un progetto dell'età moderna in Europa, sviluppatosi dall'inizio del processo di industrializzazione nel XIX secolo. In quel periodo ha cominciato formarsi un modello di gioventù collocata tra l'infanzia e la vita adulta, economicamente e socialmente autonoma. Secondo questo modello, che poco a poco ha acquisito valenze universali, gioventù vuol dire: qualificarsi per il futuro, prepararsi per la vita futura (soprattutto per il lavoro e la professione). Scopo della gioventù è dunque prima di tutto la creazione di capacità lavorative, ma anche di abilità e competenze sociali per la vita nella società del lavoro. La affermazione e la diffusione sociale della gioventù intesa in tal senso ha richiesto moltissimo tempo. La gioventù come fase esistenziale autonoma, cioè come fase di preparazione libera dall'obbligo del lavoro stipendiato, era all'inizio solo un privilegio della gioventù borghese. E poiché il «senso» della gioventù consisteva nella creazione di capacità lavorative, questo modello fu esteso all'inizio solo alla parte maschile della gioventù operaia. La adolescenza delle ragazze se ne differenziava: esse non dovevano essere preparate per il mondo del lavoro stipendiato, bensì a svolgere i loro compiti di casalinghe e madri Simili sono anche le caratteristiche della gioventù di campagna: sulla base della struttura economica rurale contrassegnata da aziende a conduzione familiare i giovani venivano qui esposti molto prima che in città all'obbligo della «collaborazione». Una cultura giovanile autonoma si formò di conseguenza poco in campagna; i giovani rimasero fortemente «orientati verso gli adulti».
Dagli anni Sessanta si avvia una nuova fase di accelerazione e di intensificazione del processo di modernizzazione sociale, che ha immediate conseguenze per la fase giovanile. Nella misura in cui la modernizzazione economica è diventata dipendente dalla modernizzazione sociale delle condizioni di vita, la gioventù divenne il destinatario e il portatore di speranza della modernizzazione.
Infatti la modernizzazione sociale (miglioramento delle condizioni culturali, aumento della disponibilità alla mobilità, realizzazione della parità nelle opportunità, riduzione delle diseguaglianze nelle condizioni di vita, democratizzazione, partecipazione sociale attraverso la formazione politica, ecc.) sarebbe dovuta essere prodotta e spinta in avanti soprattutto attraverso l'ampliamento e la modernizzazione del concetto di gioventù.
Ciò è leggibile soprattutto da un lato nella politica di riforma della istruzione che allora veniva cominciata, dall'altro diventa soprattutto una fase formativa e di orientamento. Essa viene con ciò, in comparazione con prima, più fortemente staccata e liberata dai nessi convenzionali e tradizionali della successione generazionale e della integrazione socio-culturale.
È implicito in questo discorso il fatto che questo processo di modernizzazione si svolga in periodi diversi nei diversi paesi e nelle differenti regioni d'Europa.
Negli ultimi anni appare tuttavia evidente che questi processi di modernizzazione sociale subiscono una enorme accelerazione in tutti i paesi europei in conseguenza dei crescenti sforzi di apertura del mercato europeo e di integrazione europea; con ciò si verifica un processo di omologazione delle diverse gioventù che si incontrano in Europa. Obiettivo di questa omologazione è soprattutto la forma di «gioventù modernizzata» che si incontra nelle società industriali e di servizi altamente sviluppate dell'Europa del Nord.
Tutti i paesi e le regioni d'Europa non ugualmente sviluppati che vogliono progredire in direzione della modernizzazione economica e sociale, vengono costretti contemporaneamente anche ad una «modernizzazione della fase giovanile».

Caratteristiche della gioventù modernizzata

Sotto il termine «gioventù» si deve intendere quella serie di provvedimenti sociali e di condizioni tipiche di una età, attraverso le quali l'età dell'adolescenza viene organizzata e strutturata socialmente. La gioventù è «fatta passare» ai giovani in questo senso. I soggetti, «i giovani», devono appropriarsi della gioventù come di una struttura e di una forma di vita predisposte socialmente.
La gioventù non è in tal senso niente di sovrastorico, niente che sia fissato una volta per tutte. Essa si trasforma anzi storicamente all'interno del processo storico di socializzazione della gioventù.
Dagli anni Sessanta osserviamo in tutte le moderne società industriali e di servizi una ulteriore spinta verso la socializzazione della gioventù, con la quale questa acquisisce la sua forma «modernizzata». Essa è caratterizzata dai seguenti aspetti e dimensioni.
- La giovinezza viene valutata in questo processo di sviluppo come una fase significativa nel corso della vita. In tal senso essa non è più solo una fase di passaggio dallo status della fanciullezza a quello dell'età adulta, senza un proprio peso. La giovinezza diventa piuttosto una fase di qualificazione, di orientamento e di scelta particolarmente significativa per l'intero corso dell'esistenza.
La giovinezza moderna è quella fase della vita nella quale devono essere acquisite le regole principali e prese le decisioni fondamentali per il successivo percorso esistenziale. In nessuna altra cosa ciò appare tanto chiaramente come nel processo di acquisizione di una qualificazione.
La fase giovanile acquista il suo senso prima di tutto attraverso questa acquisizione di qualificazione. Se l'adolescenza fallisce in questo senso, allora le premesse essenziali per una felice riuscita della esistenza futura vengono minacciate.
- Di conseguenza una peculiarità della adolescenza moderna è il prolungamento del periodo scolastico insieme con l'innalzamento del livello formale di qualificazione.
Poiché il punto centrale dei compiti dell'età adolescenziale è rappresentato da qualificazione ed istruzione, il sistema educativo per i giovani viene allargato, la partecipazione dei giovani all'educazione ampliata, i giovani un tempo lontani dal sistema educativo vengono inseriti nell'offerta formativa, il livello di istruzione raggiunto dai giovani viene progressivamente innalzato.
- Dagli anni Sessanta e Settanta pertanto, nei paesi industrializzati sviluppati vengono incluse in questa forma di adolescenza anche le ragazze.
Come è già stato detto prima, la giovinezza è stata per lungo tempo un privilegio della parte maschile dei giovani. Messe a confronto con questi, le ragazze mostravano minore partecipazione numerica all'istruzione, un periodo di frequenza scolastica più breve e un più basso livello di istruzione. In molti paesi europei le ragazze, nella partecipazione alla gioventù moderna, oggi non si distinguono quasi dai loro coetanei maschi, almeno nell'ambito della istruzione di base. Osservazioni simili valgono anche per quanto riguarda le differenze tradizionali tra gioventù cittadina e di campagna. Anche in campagna i giovani dispongono oggi delle stesse opportunità di istruzione di quelli di città, per lo meno negli stati industriali nord-europei.
- Gioventù moderna non significa però solo gioventù istruita, vuol dire anche una certa acquisizione di indipendenza e autonomia da parte dei giovani allo scopo di creare proprie forme di vita, di sviluppare una propria cultura centrata sui giovani, tenuto conto che l'autonomia, autoconsapevolezza e competenza sociale rappresentano il presupposto per flessibilità e capacità di adattamento, che per la vita moderna sono imprescindibili.
Nonostante il prolungamento del periodo di istruzione e il conseguente prolungamento del periodo di dipendenza economica, la gioventù moderna è caratterizzata in pratica da un processo di acquisizione di indipendenza socio-culturale crescente.
Questa tesi di una omologazione graduale delle diverse gioventù d'Europa a questo tipo di gioventù modernizzata dovrà essere in seguito illustrata e sostenuta sulla base di riscontri empirici ottenuti attraverso una ricerca comparativa sulla gioventù. Omologazione nel senso qui inteso non significa tuttavia che sia nata una «poltiglia» di gioventù, paragonabile a quelle standardizzazioni che noi troviamo nell'ambito della televisione e della moda.
Il processo di modernizzazione ha «sovraformato» i diversi mondi esistenziali, senza però livellarli completamente. Così che nonostante l'evoluzione dominante vada nella direzione di una omologazione, si possono constatare ancora delle differenze.
Naturalmente ai giovani risulta difficile mettere in risalto queste diversità e estrinsecarle culturalmente. È una caratteristica delle società moderne che il principio dell'orientamento culturale autonomo non possa più essere realizzato a livello generale, bensì solo a livello locale o regionale, o addirittura solo a livello individuale.

RISULTATI EMPIRICI

In tutti gli stati membri della Comunità europea, persino nella stessa Irlanda ricca di bambini, il numero dei giovani tra i 15 e i 24 anni diminuisce. Secondo una previsione demografica di EUROSTAT del 1986 la riduzione media delle coorti di giovani dal 1980 al 2000 ammonterà al 3%. Una diminuzione al di sopra della media dovrebbero subire la Germania Federale con 6.8%, i Paesi Bassi con il 5.6%, la Gran Bretagna con il 4.4%, il Lussemburgo con il 4.3%, la Danimarca con il 4%, l'Italia con il 3.4% ed il Belgio con il 3.3%. La Francia avrà il 2.9% di giovani in meno, il Portogallo il 2.5%, la Grecia l'1.3 e l'Irlanda l'1.2 in meno.

Giovani: un calo numerico

Sia che per spiegare questo sviluppo si ponga alla base la tesi della crescente perdita di funzione dei bambini per i genitori, in particolare a causa della decrescente importanza di questi come forza-lavoro; sia che si prenda in considerazione la tesi della sempre più difficile conciliabilità della vita familiare con la vita professionale moderna, si può comunque affermare quanto segue: il numero decrescente di giovani e bambini fa intendere che in tutte le nazioni europee è in atto un processo di modernizzazione dei rapporti esistenziali e dei modelli biografici, il quale porta con sé soprattutto due effetti, importanti se relazionati con il nostro discorso.
Anzitutto, i giovani non sono più semplicemente un potenziale di futura forza-lavoro; essi rappresentano in primo luogo un capitale sociale estremamente importante per il futuro sociale ed economico, il quale deve essere preparato ai suoi compiti futuri attraverso la migliore educazione e qualificazione possibili. È tipico delle moderne società considerare i giovani come la chiave della propria potenzialità futura.
In secondo luogo questo trend demografico dimostra che le biografie moderne richiedono un grado di flessibilità, disponibilità alla mobilità, individualizzazione della conduzione di vita decisamente più alto di quanto non fosse necessario in passato. Ciò significa anche che le strade che dalla fanciullezza portano all'età adulta diventano non solo più lunghe, ma anche più complicate e più rischiose. Chi mette oggi al mondo dei figli, se ne dovrà assumere la responsabilità, per lo meno finanziariamente, per un periodo più lungo rispetto ad un tempo. Questo fatto non si riesce sempre a conciliarlo, senza provocare conflitti, né con gli obiettivi esistenziali propri dei genitori, né con le esigenze di flessibilità della loro vita lavorativa. La modernizzazione delle stesse biografie dei genitori, il prolungamento della fase giovanile e la sua rivalutazione all'interno del percorso della vita, considerati insieme, fanno sì che i genitori si vedano più responsabilizzati nei confronti dei loro figli, e per questa ragione tendano a fare meno figli. Non sono quindi, come falsamente spesso si afferma, l'egoismo crescente da parte dei genitori e l'amore calante verso i bambini, le cause della diminuzione del numero di bambini, bensì è proprio il contrario: siccome i genitori sanno quanto responsabilmente debba essere vissuta l'adolescenza e quali sforzi richieda a genitori e giovani assolvere all'impegno che richiede l'età dell'adolescenza, essi vogliono assumersi questi compiti seriamente, e pertanto limitano il numero di bambini. Bisogna pertanto fare i conti col fatto che questo trend demografico si imporrà allo stesso modo in tutti gli stati membri della Comunità europea.

Trasformazione e differenziazione dei sistemi educativi e formativi

Nella maggior parte dei paesi europei oggi i giovani vanno a scuola molto più a lungo, frequentano più spesso di prima scuole di proseguimento e portano a termine prevalentemente una formazione professionale. Le differenze accertabili e ancora rilevanti che continuano ad esistere tra i diversi stati della Comunità Europea nel procedere in questa direzione non contraddicono questo trend, unicamente lo differenziano.
Secondo una inchiesta condotta per conto della «Commission des Communautées Européennes» e della «Direction Génerales des Affaires Sociales» (1988) i giovani europei, dopo aver assolto al loro obbligo scolastico, continuano a frequentare una scuola superiore per altri due anni. I giovani in Danimarca, Lussemburgo, Francia e Germania Federale sono quelli che frequentano la scuola più a lungo e che la lasciano in numero maggiore con un diploma di istruzione media o superiore. All'altro estremo della scala ci sono i giovani portoghesi e irlandesi.
Come ragioni per questa frequenza prolungata di una scuola o di una università, i 2/3 dei giovani indicano nella stessa indagine le seguenti considerazioni: - una educazione scolastica superiore o universitaria corrisponde in primo luogo alle loro aspirazioni e «rende loro più di ogni altra cosa» (per esempio, una buona professione e prestigio sociale);
- la frequenza di una scuola superiore o di una università rappresenta il migliore investimento per giungere a una vita di successo;
- i loro genitori li appoggiano in tal senso e li esortano a prolungare la frequenza scolastica.
La tendenza a procurarsi delle basi di formazione e qualificazione il più possibile buone si riscontra anche nella crescente disponibilità ad appropriarsi di conoscenze di informatica e sull'uso dei personal computer. Un giovane su due ha già acquisito tali conoscenze o sta per farlo. In Danimarca, Lussemburgo e Gran Bretagna il 70% dei giovani intervistati sostiene di saper utilizzare più o meno bene un computer. In Grecia, Spagna e Portogallo solo una percentuale tra il 20 e 30% degli intervistati è in grado di farlo. In tutti i paesi europei - anche se con una diversa intensità - si ritrova il trend al recupero delle ragazze alla partecipazione a questa forma moderna di gioventù istruita. Dovunque è cresciuta la loro partecipazione alla istruzione, dappertutto vengono rimossi gli svantaggi a questo livello. Da ogni parte in Europa la percentuale di ragazze che frequentano una scuola di base o una scuola superiore è cresciuta costantemente negli ultimi venti anni
Contemporaneamente con questo sviluppo si sono tuttavia allungate anche le «ombre»: la distanza rispetto a quelle ragazze che, per ragioni di provenienza sociale e/o regionale, posseggono una formazione scolastica più limitata, è diventata più grande.
Come vedremo più avanti in modo più approfondito, il potenziamento delle possibilità di istruzione nella adolescenza non significa contemporaneamente che i passaggi dal mondo dell'istruzione a quello del lavoro avvengano senza problemi. Spesso accade proprio il contrario. Da questa contrapposizione le ragazze vengono colpite proporzionalmente molto più spesso ed in modo estremamente più drastico. Sebbene le ragazze posseggano oggigiorno in alcune regioni europee lo stesso livello di istruzione scolastica dei loro coetanei di sesso maschile, esse si scontrano anche là, in ambito universitario, a livello di posti di formazione professionale e di posti di lavoro retribuito, con possibilità limitate.

Maggiori difficoltà nei passaggi dal sistema scolastico alla vita professionale

Caratteristica del moderno processo di socializzazione della gioventù, il quale si basa sulla liberazione dei giovani dall'obbligo del lavoro retribuito e sulla trasformazione dell'età giovanile in una fase di frequenza scolastica e di formazione culturale, è il fatto che il sistema educativo e il sistema di lavoro retribuito vengono gradualmente disaccoppiati. Con questo processo l'educazione» diventa l'elemento caratterizzante della fase giovanile, mentre il lavoro e la «retribuzione» diventano una faccenda dell'età adulta. Con il progredire su questo sentiero della modernizzazione della gioventù si possono osservare in tutti i paesi europei crescenti difficoltà nel passaggio dal sistema scolastico a quello del lavoro.
Mentre da un lato il significato del lavoro retribuito all'interno del processo di modernizzazione cresce, questo diventa d'altro canto sempre più difficilmente raggiungibile almeno per una parte non ristretta di persone. Così da quasi venti anni c'è un numero crescente di disoccupati nella maggior parte dei paesi europei, e in questa tendenza i giovani sono coinvolti in misura maggiore. Secondo le stime della OECD (Organizzazione Economica di Cooperazione e Sviluppo), la quota dei giovani disoccupati sotto i 25 anni (comprensive delle cifre oscure difficilmente comprensibili dal punto di vista statistico) ammontava nel 1987 all'8% in Germania, al 18% in Francia, al 42% in Italia e Spagna. All'interno dei singoli paesi ci sono comunque considerevoli differenze a livello regionale.
Le statistiche sociali riguardanti la vecchia Germania federale informano che negli ultimi 10 anni circa un cittadino su tre è stato colpito almeno una volta dal problema della disoccupazione. Questa oggi non rappresenta più pertanto solo un problema di gruppi marginali, al contrario colpisce o minaccia una fetta piuttosto rilevante della popolazione. La disoccupazione rischia di diventare una «normale esperienza sociale».
La vera forza dirompente di questo processo non è semplicemente negli aspetti quantitativi. Essa viene fuori anche dagli effetti qualitativi collegati con questo problema. La si ritrova per esempio nella diminuzione della forza sociale integrativa del mercato del lavoro e del lavoro retribuito. Tutto ciò dipende dal fatto che il progetto di vita medio, basato sul raggiungimento di una occupazione a tempo pieno, progetto per il quale i giovani devono qualificarsi e prepararsi durante l'adolescenza, per un numero crescente di giovani diventa raggiungibile non senza problemi. Viene da porsi la domanda su come i giovani dei diversi stati d'Europa reagiranno al fatto che il passaggio al mondo del lavoro retribuito e alla vita normale sia diventato più complicato. Finora si vede soprattutto che i giovani cercano di attrezzarsi per affrontare questi problemi di passaggio, diventati più gravosi, incrementando ed intensificando sempre più gli sforzi per qualificarsi meglio. L'«Europa senza frontiere», che si concretizzerà tra poco, offre ai giovani tra l'altro migliori possibilità per realizzare le loro aspirazioni professionali e esistenziali al di fuori del proprio paese d'origine. Ciò condurrà a una crescita significativa della mobilità europea anche a livello giovanile.

Problemi di orientamento dei giovani di fronte a passaggi destabilizzati

Collegati con questa destabilizzazione dei passaggi da una fase all'altra della vita, ci sono problemi di orientamento dei giovani, problemi che si possono osservare in tutti i paesi europei. Tuttavia le domande di orientamento poste dai giovani non si riferiscono primariamente - come avevano sostenuto la teoria e la psicologia giovanili - a questioni di valori morali e culturali; al centro della problematica dell'orientamento ci sono i tentativi di ricerca di progetti di vita vivibili e realizzabili.
Da ciò si evince che l'offerta a livello regionale e locale di possibilità ed occasioni rappresenta una condizione estremamente importante sia per la differente drammaticità di questa ricerca di orientamento sia per le risorse a disposizione per il suo superamento.
Alle differenze sociostrutturali ed economiche tra le diverse regioni europee si uniscono in questo contesto le divergenze nelle politiche giovanili nazionali e regionali. Il modo in cui, a livello di politica giovanile e sociale, viene affrontato il problema dei passaggi destabilizzati dall'adolescenza all'età adulta mostra in Europa grandi differenze.
Caratteristico per la Germania Federale è lo sviluppo di un sistema altamente complesso e differenziato con misure, offerte e prestazioni, che devono sostenere, accompagnare e far superare i passaggi destabilizzati.
Da parte delle autorità che si interessano di occupazione, lavoro sociale e giovanile, sono stati sviluppati ed istituiti corsi per la preparazione professionale, per l'orientamento professionale, per l'assistenza socio-pedagogica, posti di formazione e di lavoro sostenuti e finanziati attraverso una politica sociale, misure e corsi di sostegno, programmi per coloro che si trovano in situazioni di svantaggio, anni di formazione professionale di base e di specializzazione, ecc. Dal punto di vista dei giovani queste misure e questi provvedimenti rappresentano spesso «strascichi di attesa», nei quali essi sono costretti a rimanere fino a quando non trovino il modo per entrare nel mercato produttivo e formativo ufficiale. Tuttavia si può dire che le politiche giovanili e sociali cercano in tal modo di recuperare e reintegrare quei giovani che restano impigliati sulla soglia del passaggio da una fase all'altra. In tal modo il numero di studenti che frequentano l'anno di formazione professionale di base nelle scuole professionali a tempo pieno negli ultimi 15 anni si è quadruplicato (da circa 20.000 a 80.000 studenti).
In Francia manca una politica simile a quella della Germania Federale. Studiosi di scienze sociali francesi fanno notare che la «multidimensionalità» dei processi di passaggio porta a discontinuità e fratture, all'esperienza del «lavoro nero», a lavori a termine, così come ad una disoccupazione più o meno perdurante. Il risultato di tali processi non è in ogni caso il raggiungimento di un posto di lavoro sicuro.
Soprattutto per i giovani degli strati sociali meno privilegiati, si manifesta ben presto la prospettiva di una disoccupazione cronica (Institut nationale de la statistique des études economiques, 1987; Centre étatique de la recherche économique, 1986; Centre d'études de l'emploi, 1987). La gerarchizzazione del sistema scolastico, più forte in confronto a quella della Germania Federale, così come il minore impegno da parte dello stato a livello di politica giovanile, sposta in Francia i rischi dei processi di passaggio destabilizzati molto più fortemente sul piano privato, nella biografia di coloro che ne sono colpiti. In generale si potrebbe affermare questo: i rischi biografici della gioventù modernizzata là vengono privatizzati in misura maggiore.
La gioventù modernizzata ha delle richieste più pretenziose per quanto riguarda il proprio futuro biografico, sociale e professionale. Questo diventa un problema in quelle regioni in cui non c'è stato un sufficiente sviluppo economico, soprattutto nel settore dei posti di lavoro qualificati e a più alto livello. In queste zone si è verificato in una certa misura un progresso nella modernizzazione del settore giovanile che non è stato ancora eguagliato da un identico progresso nel settore economico. Di conseguenza le opzioni biografiche superano le possibilità di realizzazione offerte.
Da nessuna parte ciò appare più evidente che nelle regioni meridionali d'Italia. Qua si vede che solo una minoranza dei giovani italiani considera il «lavoro» semplicemente sotto l'aspetto strumentale della assicurazione di un reddito ed è disposto ad accettare qualsiasi tipo di lavoro come assicurazione a lungo termine della propria esistenza. Al contrario diventa sempre più alto il numero di coloro che in un rapporto di lavoro cercano di imparare qualcosa di nuovo, di scoprire e sfruttare un nuovo ambito, un nuovo mondo esistenziale. Per questa ragione molti di questi giovani rinnegano apertamente quelle opportunità che mostrano un limitato grado di qualificazione, contengono operazioni di lavoro poco pretenziose e routinarie, in particolare quando - tenendo conto della struttura dei posti di lavoro a livello regionale - l'accettazione di un posto di lavoro di questo genere minaccia di trasformarsi in un «destino» professionale di tutta una vita, e quando esistono poche possibilità di una carriera interessante.
Questa per molti giovani sembra essere la ragione per cui essi preferiscono accettare lavori temporanei, contratti a termine o lavoro nero, e rifiutano occupazioni durature poco qualificate. Questo modello di comportamento, ovvero la accettazione di qualcosa di provvisorio in attesa di offerte di occupazione altamente qualificate, si ritrova prevalentemente nelle più sviluppate regioni del Nord d'Italia. Nelle regioni del Sud, meno progredite, ai giovani sembra invece più saggio rifiutare opportunità di lavori temporanei di tal genere, preferendo prolungare il periodo di frequenza scolastica, per poter raggiungere titoli di studio più alti.
In nessun altro paese europeo si trovano differenze tanto drammatiche a livello regionale e locale, ed i guasti del processo di modernizzazione appaiono così evidenti come nella Gran Bretagna degli Anni 80. Le città che appartengono alla regione delle Black-Industries (per esempio Wolferhampton) e quelle ad «High-Tech» (altamente tecnologiche) costruite modernamente, concepite sui tavoli da disegno (come per esempio Milton Keynes), non si possono in alcun modo mettere a confronto ed è difficile credere che si trovino nello stesso paese. Così in Gran Bretagna si ritrovano differenze a livello regionale estremamente drastiche per quanto riguarda la disoccupazione giovanile e l'atteggiamento rispetto a lavoro e professione. A queste sono da aggiungere una serie di differenze etnospecifiche.
Anche in Gran Bretagna c'è nel frattempo una molteplicità di forme di passaggio dalla scuola al mondo professionale, che spesso sono accompagnate da concrete, ma altamente instabili esperienze lavorative. Soprattutto tra i giovani degli strati sociali più bassi c'è una tendenza a rendere la scuola responsabile del fatto che essa sia incapace di fornire una formazione generale e professionale moderna e di prepararli per le richieste dell'odierno mercato del lavoro.

L'adolescenza come fase autonoma della vita: atteggiamenti e modelli di orientamento

L'adolescenza modernizzata è diventata una fase autonoma della vita. Nella maggior parte delle società dell'Europa occidentale essa già da lungo tempo non può essere considerata semplicemente come una fase di passaggio all'età adulta, come avveniva nella teoria giovanile classica.
Espressione dell'indipendenza e del rendersi autonoma della fase adolescenziale sono le forme di vita giovanile modificate formatesi nei paesi dell'Europa occidentale: domicilio e vita in comune con il partner o la partner, ma anche numero maggiore di giovani che vivono come «single»; allontanamento dagli ambienti tradizionali (ambiente di lavoro, confessionali, associazioni giovanili, gruppi, ecc.), orientamento verso gruppi informali e ambienti giovanili subculturali.
Anche qui si possono stabilire notevoli differenze all'interno dei paesi europei. In particolare si trovano tensioni estremamente differenti tra le moderne forme giovanili di vita e le forme di vita socioculturali tradizionali degli adulti.
I conflitti culturali che si sono manifestati nei paesi nordeuropei altamente industrializzati nel corso degli anni 60 si ritrovano, per così dire, spostati nel tempo, anche oggi in forme e relazioni diverse, in altre regioni d'Europa. Questo sta a significare grandi distanze per esempio tra i paesi scandinavi liberalizzati e quelli tradizionalmente cattolici dell'Europa meridionale.
Da questi conflitti culturali le ragazze sono colpite in modo più grave dei loro coetanei di sesso maschile. La ragione di ciò è non solo il fatto che le ragazze nell'ambito culturale occidentale crescano tradizionalmente più protette, quindi socialmente più controllabili. Determinante è ancor più il fatto che la vita delle ragazze tra maternità e partecipazione al mondo del lavoro si è modificata in modo più radicale e drammatico di quanto non sia successo ai ragazzi.
In tutti i paesi europei si riscontra, tra ragazze e giovani donne, una tendenza a perseguire un progetto di vita doppio, cioè orientato verso la famiglia e verso il lavoro. Una formazione professionale qualificata è diventata, in conseguenza di ciò, per loro imprescindibile.
Questa tendenza a rendersi autonome da parte delle ragazze, le quali vogliono far pari con la autonomia di cui godono i loro coetanei di sesso maschile, collegata con il cambiamento nel l'orientamento esistenziale, significa spesso per le ragazze pesanti conflitti con i loro genitori, così come con la cultura regionale tradizionale.
Degli studi condotti in Italia mostrano per esempio che le ragazze vedono il loro stile di vita ancora molto fortemente collegato ai valori religiosi e familiari tradizionali, cosa che non significa per forza che esse si sentano legate a tali valori tradizionali. Insieme ad una forte trasformazione anche della famiglia italiana (riduzione del numero di figli, democratizzazione della autorità paterna, liberalizzazione dello stile educativo, più autonomia per i figli) è individuabile anche una tendenza a differire l'età del matrimonio, cioè il momento della formazione di una propria famiglia, e insieme a questo, alla formazione di forme di vita intermedie autonome.
Alcune ricerche realizzate in Spagna hanno attestato non solo il prolungamento del periodo di istruzione e di formazione e le difficoltà di passaggio che si possono leggere nella disoccupazione giovanile, bensì anche gli effetti di uno spostamento temporale dell'abbandono della casa paterna, l'accettazione di relazioni di coppia di lunga durata prima del matrimonio, e questo tra le ragazze come tra i ragazzi.
Aspetti particolari di questo processo verso l'affrancamento delle forme di vita dei giovani, sono la tendenza al viaggio e la disponibilità alla mobilità dei giovani europei, che sono cresciute in modo notevole. Il viaggiare oltre le frontiere si diffonde oggi sempre più, anche tra i giovani dell'Europa meridionale.
Il 70% dei giovani intervistati in una inchiesta condotta dalla Comunità Europea nel 1987 ha ammesso di avere fatto un viaggio più o meno lungo all'estero. Tra quelli che viaggiano più spesso ci sono i ragazzi del Lussemburgo, della Danimarca e dell'Olanda; all'altra estremità della scala si trovano i giovani greci, spagnoli e portoghesi. Nella
Germania Federale solo il 7% degli intervistati ha dichiarato di non avere mai fatto un viaggio all'estero. I paesi più visitati sono quelli che tra i giovani posseggono l'immagine turistica più forte, cioè Spagna, Francia e Italia. Tra le città Parigi e Londra restano ancora le più amate. Considerando età e sesso, i giovani tra i 15 ed i 19 anni sono quelli che viaggiano di più. Tra i giovani dai 20 ai 24 anni il servizio militare, l'inizio degli studi universitari e l'ingresso nella vita lavorativa limitano la frequenza dei viaggi all'estero.
Naturalmente bisogna differenziare da questa mobilità dovuta ai viaggi la disponibilità alla mobilità in rapporto alle situazioni biografiche, in particolare in relazione alla ricerca di possibilità occupazionali soddisfacenti. Per quanto riguarda questo tipo di disponibilità alla mobilità le indagini considerate mostrano interessanti differenze. Quanto maggiore è il livello di studi conseguito e con ciò la conoscenza di una lingua straniera, tanto più grande è la disponibilità alla mobilità all'interno del grande mercato europeo. Sono decisamente i giovani della Gran Bretagna, d'Irlanda e del Portogallo quelli più interessati e motivati a cercare posti di lavoro al di là delle proprie frontiere nazionali e a vivere in altri paesi. Vistoso è in particolare il gran numero di giovani portoghesi, che vogliono emigrare in un altro paese. Secondo il rapporto portoghese sulla gioventù del 1985 questi sono circa il 50%; solo il 35% rifiuta una tale emigrazione. È da osservare soprattutto che questi giovani non sono attratti in primo luogo dagli altri paesi della CEE. Le mete di emigrazione favorite da questi sono piuttosto la Svizzera, gli Stati Uniti d'America e il Brasile. Solo dopo vengono la Germania Federale e la Francia.
Per i giovani irlandesi le cose stanno diversamente. Il loro orientamento va in primo luogo in direzione di un lavoro temporaneo in altri stati comunitari, per esempio in Inghilterra, in Germania Federale o in Danimarca.