Non nominare

il nome di Dio

invano

Roberta De Monticelli

 

nomedidio

«A chi gli domandava in che modo si potesse sconfiggere la violenza del Male, Francesco d'Assisi un giorno rispose: "Perché aggredire le tenebre? Basta accendere una luce, e le tenebre fuggono spaventate".» Questo è l'inizio davvero illuminante di un piccolo libro che chi scrive vorrebbe regalare a tutti i suoi amici – ma anche e soprattutto alle persone che si ostinano a diffondere l'idea che sia in- corso un «conflitto di civiltà» – intendendo un conflitto, in ultima analisi, di modi di concepire il divino, con tutto quello che ne consegue anche per la vita delle civiltà e la mente di chi vi appartiene, sia o no uomo di fede. Soprattutto costoro di questo libro prezioso avrebbero bisogno, per imparare a non nominare il nome di Dio invano. Proprio così, con una sola variante (Non nominare il nome di Allah invano) suona il titolo di questo breve e poetico trattato di Massimo Jevolella, scrittore e studioso delle religioni abramitiche, in particolare della mistica e della filosofia di radice islamica, cui ha dedicato saggi mirabili e finissime traduzioni. La sua è una lunga ricerca sul cuore spirituale dell'Islàm, che è poi l'avventura interiore di rinnovamento e liberazione, d'amore e di distacco, di fede e di abbandono di cui vive ogni grande religione, e di cui vivono in particolare quelle del Libro. L'esattezza filologica è qui la migliore introduzione alla precisione del cuore. La parola ebraica che San Gerolamo tradusse in vanum non dice affatto la vanitas, la banalizzazione del nome di Dio o la sua menzione futile, ma il vero e proprio contrabbandare per divino quello che al divino è contrario: violenza, vendetta, sopraffazione, terrorismo. Quale che sia la parte da cui proviene, è sfruttamento del nome di Dio, ed è quel vero e proprio «peccato contro lo Spirito» contro il quale il lettore che voglia avventurarsi attraverso il Corano e l'opera dei saggi e deí filosofi della tradizione islamica troverà espressioni di condanna non meno esplicite che nel Vangelo di Matteo (12, 31): «Qualunque peccato o bestemmia saranno perdonati agli uomini, ma il peccato contro lo Spirito non sarà perdonato». C'era un gran bisogno di una guida competente a quel continente sommerso che è l'Islàm spirituale, contrapposto al fanatismo dei falsi profeti che dalla terra e dal cielo distribuiscono morte e la chiamano Iddio. Guerra santa o Valori dell'Occidente, magliette, bandiere e bombe.
Ma, se prestiamo ascolto a 'questa mite, garbatissima, accorata denuncia della cecità spirituale di tutti gli Al-mu`tadin di oggi (i fanatici del «Dio lo vuole»), non è solo perché è tempo di leggere anche il Corano come quel «libro di pace» che la scelta antologica e l'accurato commento dell'autore ci insegnano a conoscere. (E nemmeno soltanto per consigliare un antidoto di intelligenza anche all'innocua ma folgorante ignoranza delle maestre che, a Natale, sostituiscono Cappuccetto Rosso alla cometa e alla capanna per non urtare i piccoli Musulmani — come se Gesù non fosse anche per loro un profeta). Non solo per queste ragioni, ma perché c'è in questo libro una meditazione sulla luce che dalla splendida citazione iniziale da San Francesco alla riflessione sulle difficili parole del Prologo di Giovanni ci riconduce diritti al filo conduttore di queste nostre pagine: il tema della cecità e dei risvegli. Come hanno fatto le «tenebre» a «non accogliere» la luce? Perché agli occhi nostri quella che è detta Luce si presenta piuttosto come notte, perché anche il Regno può venire «come un ladro nella notte»? Diamo parola all'autore: «Anche Gesù, luce del mondo, nasce nel cuore di una notte del solstizio d'inverno, proprio quando il sole sembra rotolare per sempre negli abissi, e il buio celebra il suo maggior trionfo sulla luce. Eppure questo sarebbe solo un mito carico di fascino, se il suo significato vero non fosse un altro. E cioè, se il Natale di Cristo non avvenisse in definitiva nel cuore dell'uomo (...) Luce e verità sono dentro di noi, e il Natale di Cristo, così come l'islamica Notte del destino, si celebrano ogni volta che noi riusciamo a ritrovarle».