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Bambini e

adolescenti in Italia

Un quadro degli ultimi 10 anni

Eurispes-Telefono azzurro 


2. Media e nuove tecnologie

Il ruolo della televisione nei consumi dei giovanissimi e le misure a tutela del pubblico dei minori
Il rapporto dei minori con i mezzi di comunicazione riveste oggi una particolare centralità per almeno due ragioni. Da un lato, i bambini risultano sempre più soli di fronte ai diversi mezzi di comunicazione, a causa dei mutamenti intervenuti nelle dinamiche familiari, e quindi meno tutelati dall’azione di filtro e supervisione delle figure genitoriali. Dall’altro lato, i bambini si trovano oggi a confronto con media completamente nuovi per i loro genitori e dotati di grandissima capacità attrattiva, al tempo stesso ricchi di potenzialità, ma talvolta insidiosi. I media sono per i ragazzi inesauribile fonte di informazioni, stimoli e contatti sociali: un “magazzino globale” che introduce al contempo rischi ancora difficilmente gestibili.
Consumi televisivi e preferenze. Le indagini campionarie svolte nel corso di questi dieci anni tra i bambini e gli adolescenti italiani rivelano una sostanziale costanza nei tempi di esposizione alla Tv, conferma del fatto che essa in questi anni si è mantenuta stabilmente come “compagna” e occupazione di una fetta significativa del tempo libero dei giovanissimi.
Fra tutte le principali apparecchiature tecnologiche, la televisione è con ampio scarto quella maggiormente utilizzata dai bambini. I tempi di esposizione televisiva più frequenti tra i bambini sono medi (1-2 ore), anche se una minoranza significativa riferisce un consumo decisamente eccessivo (più di 5 ore). Tra il 2000 ed il 2009 è rimasta sostanzialmente stabile la quota di questi bambini, che riferiscono un forte consumo televisivo: intorno al 7-8% del campione. La maggioranza riferisce invece un consumo medio, ma non preoccupante. Per quanto riguarda gli adolescenti, i dati indicano che la grandissima parte dei ragazzi dai 12 ai 19 anni guarda la televisione tutti i giorni; per la maggioranza si tratta di un consumo significativo, ma non eccessivo, compreso tra 1 e 3 ore. Va però tenuto presente che una minoranza non trascurabile di ragazzi, che tra il 2002 e il 2006 si mantiene al 5% circa, trascorre più di 5 ore al giorno davanti al piccolo schermo, mentre, tra il 2007 e il 2009, la percentuale di chi vi trascorre più i 4 ore si attesta attorno al 9%.
Interrogando in questi anni i bambini in merito alla tipologia di programmi che preferiscono guardare in televisione, si osserva che i cartoni animati e i programmi specificamente rivolti all’infanzia risultano stabilmente i più seguiti. Si mantiene inoltre elevato l’interesse dei bambini nei confronti di film, telefilm e programmi sportivi. Si registra poi un significativo apprezzamento per i documentari e per i programmi comici e di satira. I reality show e i talent show rappresentano il fenomeno nuovo che sta caratterizzando l’ultimo decennio e vantano anche fra i giovanissimi numerosi spettatori fedeli. Considerati i contenuti e le forme espressive di molti programmi appartenenti a questi due generi, questi dati non possono che destare qualche preoccupazione. Per quanto riguarda l’informazione, infine, quasi la metà dei bambini ha l’abitudine di guardare telegiornali e programmi d’informazione.
Nell’ultima indagine, realizzata nel 2009, emerge che il programma Tv più amato in assoluto dai bambini fra i 7 e gli 11 anni è la fiction I Cesaroni. A breve distanza, si collocano I Simpson (15,3%), seguono il varietà comico Paperissima (9,6%), il talent show Amici (9,3%), il cartone animato Dragonball (8,3%) e Il mondo di Patty (7,9%). Nel corso di questi 10 anni si è contratta la programmazione televisiva rivolta in modo specifico all’infanzia (sono scomparsi i più popolari contenitori per bambini), ragion per cui i più piccoli guardano regolarmente anche trasmissioni generaliste.
La scelta dei programmi televisivi da parte degli adolescenti è varia e i risultati testimoniano una grande eterogeneità di gusti: i film rappresentano il genere seguito dal numero più ampio di intervistati (95,4%); risultano seguiti dalla netta maggioranza degli adolescenti anche i telefilm (74,9%), i telegiornali e i programmi di informazione (70,6%), così come quelli comici e di satira (70,2%), i cartoni animati (64,1%), i programmi musicali ed i varietà (63,4%). Inoltre, circa la metà (50,9%) dei ragazzi segue il genere più discusso e contestato degli ultimi anni, i reality show.
Il programma preferito degli adolescenti è il cartoon americano “politicamente scorretto” I Simpson (18,1%). Grande successo tra i ragazzi riscuotono anche Amici (12,6%) e I Cesaroni (12,4%). Ottengono un buon gradimento anche i varietà Zelig (6,5%) e Le iene (6%), il talk show Uomini e donne (5,7%) e Striscia la notizia (5%). Sorprende invece il contenuto riscontro ottenuto dal reality show Grande Fratello (2,6%) e dal talent show X-factor (3,7%).
Esaminando l’evoluzione delle preferenze dei ragazzi nel corso di questi anni appare evidente, in primo luogo, la predilezione per il disimpegno e la comicità. La funzione culturale ed educativa della televisione sembra quindi marginale nelle abitudini di fruizione degli adolescenti, nonostante la diffusa abitudine di seguire l’informazione in Tv. La grande novità del decennio è rappresentata da reality show e talent show, che i ragazzi non amano sempre e comunque e non tutti con lo stesso gradimento, ma che per una parte di questo pubblico sono diventarti un appuntamento fisso e coinvolgente. Per questa ragione particolare attenzione dovrebbe essere rivolta ai loro contenuti, al linguaggio, ed in definitiva ai messaggi che veicolano.
Giudizi sulla Tv e bollino rosso. Nel 2003 e nel 2004 è emerso, come dato principale, che la grande maggioranza dei bambini si diverte con la Tv (90,8% e 85,5%) e la trova anche molto interessante (80,9% e 78,1%). Significativa la percentuale di bambini che reputano la Tv volgare (40% circa sia nel 2003 sia nel 2004). I giudizi degli adolescenti risultano più severi: è più alta, infatti, la percentuale di coloro che definiscono la Tv volgare (47,9% nel 2003 e 53%nel 2004) e violenta (36,4% e 37,8%).
Le indagini dell’Eurispes e del Telefono Azzurro (2004-2005-2006) hanno approfondito la frequenza e i rischi dell’esposizione dei minori a programmi con contenuti e linguaggio non indicati per la loro età. Quasi la metà dei bambini intervistati afferma di guardare anche i programmi televisivi contrassegnati con il bollino rosso, dunque non idonei ai minori per contenuti e linguaggio. Molti guardano trasmissioni contrassegnate dal bollino rosso in compagnia di adulti, ma non sono pochi quelli che si espongono a questi programmi da soli, o in compagnia di coetanei, senza cioè poter contare sul controllo e su una guida nell’interpretazione dei contenuti. Solo una minoranza di adolescenti afferma di non guardare le trasmissioni televisive contrassegnate dal bollino rosso: quasi il 90% ammette di farlo e, cosa ancor più significativa, il 67-68% lo fa da solo, senza avere persone adulte accanto.
Dai dati del 2009 risulta che i bambini considerano fastidioso vedere in Tv soprattutto le scene di sesso e/o nudo presenti in film e telefilm (62,5), probabilmente perché urtano il loro senso del pudore. Al secondo posto vengono citate le immagini di guerra e/o morte nei telegiornali (60,7%): nel 2005 era quest’ultimo il contenuto giudicato più disturbante dai bambini. La maggioranza dei più piccoli si dice infastidita anche dalle scene di violenza in film/telefilm (57%), dalla volgarità e dalle parolacce (56,4%) e dai programmi Tv in cui le persone parlano di fatti intimi e privati (52,9%). La percentuale meno elevata si ottiene per i litigi in Tv (42,8%), unico caso in cui prevale il numero di bambini che non sono infastiditi, forse perché questi episodi vengono ritenuti futili, o forse perché la Tv contemporanea li ha abituati ad assistervi.
Sono le persone che parlano di fatti intimi e privati nei programmi Tv l’aspetto più disturbante delle trasmissioni televisive secondo gli adolescenti (51,3%) intervistati nel 2009. Per tutti gli altri tipi di contenuti televisivi considerati, la maggioranza dei ragazzi non si dice disturbata. È comunque consistente la quota di intervistati infastiditi dalle immagini di guerra e/o morte nei telegiornali (46%) e dai litigi nei programmi (46%). Se si pensa, però, al gradimento manifestato nei confronti di trasmissioni come Amici e Uomini e donne in cui le liti, anche plateali, e le discussioni private abbondano, bisogna concludere che per molti ragazzi non è così. Il 44,5% dei giovani, inoltre, non sopporta la volgarità e le parolacce in Tv. Sono meno numerosi i ragazzi infastiditi da scene di violenza in film/telefilm (29,2%) e da scene di sesso e/o nudo in film/telefilm (26,9%). Mettendo a confronto i dati rilevati per gli adolescenti con quelli relativi al campione di bambini si nota, in primo luogo, come gli adolescenti dimostrino minore sensibilità rispetto a tutti i contenuti potenzialmente disturbanti. In secondo luogo, le priorità sono differenti: i bambini si dicevano turbati soprattutto dalle scene di sesso e/o nudo presenti in film e telefilm (che invece turbano raramente il pudore degli adolescenti) oltre che dalle immagini di guerra e morte nei Tg e di violenza nei film/telefilm. Crescendo, i ragazzi si abituano dunque alla violenza e in molti casi possono esporsi ad essa senza reazioni di fastidio.

Bambini, giovani e le nuove tecnologie

Techno-needs. Quali sono gli strumenti di cui non possono fare a meno e quanto tempo trascorrono in compagnia degli ultimi ritrovati dell’High Tech?
Nell’indagine del 2007, quasi un terzo dei bambini (29,6%) afferma di non poter fare a meno della TV. Per quanto riguarda cellulare (11,8%), IPod/lettore Mp3 (6%), pc (9,9%) e Internet (4,7%), seppure largamente utilizzati dai bambini, rivestono ancora un’importanza marginale tra le varie possibilità a loro disposizione e sicuramente non reggono il confronto con Playstation e videogame, che sono percepiti come indispensabili nella “dieta mediatica” dal 20,2% dei bambini.
Tra gli adolescenti, la percentuale di coloro i quali non sono in grado di rinunciare alla Tv si abbassa in maniera consistente (17,1%) a vantaggio del cellulare (42,7%). A ridursi con il crescere dell’età è anche la percentuale di quanti non possono fare a meno delle console per i videogiochi (6,1%), mentre sale il consumo di Internet (9,3%).
Date le dimensioni e le caratteristiche del mercato high-tech nel nostro Paese, si potrebbe facilmente supporre che per molti dei bambini e degli adolescenti italiani tali strumenti rappresentino una sorta di status-symbol. Per comprendere pienamente se il loro consumo possa comportare dei pericoli, quali lo sviluppo di nuove forme di dipendenza o il profilarsi di comportamenti a rischio, occorre soffermarsi ad analizzare anche il tempo che quotidianamente viene dedicato alla fruizione delle nuove tecnologie.
I dati rilevati tra il 2008 e il 2009 a questo proposito mostrano che nell’universo “infanzia” la “dieta mediatica” è prevalentemente costituita dal consumo televisivo, aumentato di 2,2 punti percentuali tra il 2008 (88%) e il 2009 (90,2%). A crescere è anche il tempo che i bambini trascorrono navigando in Internet: il 47,6% del campione dichiara, nel 2009, di dedicare a tale attività buona parte del tempo libero.
Diminuisce considerevolmente, invece, l’utilizzo di videogiochi, che nel 2008 coinvolgeva il 65,9% dei bambini, mentre, nell’ultimo anno preso in esame, la percentuale si è fermata al 49,3%. Si tratta comunque di valori particolarmente elevati che rivelano un costante interesse dei più piccoli verso questo genere di apparecchiature.
Un discorso analogo può essere fatto per quanto riguarda la frequenza d’uso del cellulare, utilizzato nel 2009 dal 34,6% del campione che ha un’età compresa tra i 7 e gli 11 anni (contro il 43,2% del 2008). Anche in questo caso, infatti, le percentuali, nonostante il calo subìto, restano su livelli particolarmente alti.
Infine, la tendenza dei più piccoli a legare la propria attenzione mediatica a strumenti tradizionali come la Tv, piuttosto che alle nuove apparecchiature tecnologiche, si riscontra anche per il lettore mp3: la frequenza d’uso di tale strumento è scesa di quasi 10 punti percentuali, passando dal 48% al 38,6% nell’ultimo anno.
Spostando l’attenzione sul mondo degli adolescenti, è possibile constatare che essi fanno un uso consistente, durante la giornata, del mezzo televisivo (33,7% nel 2008; 35,5% nel 2009).
Nell’arco di tempo preso in considerazione è aumentata la frequenza di quanti hanno inserito il cellulare tra gli oggetti abitualmente e quotidianamente utilizzati. Nell’anno della prima rilevazione la percentuale era pari all’88,3%, mentre l’anno successivo essa ha raggiunto il 91,7%. Sale anche l’utilizzo del lettore mp3, strumento che per molti adolescenti è un fedele compagno negli spostamenti quotidiani così come nei momenti di studio. Nel 2009, infatti, il 78,5% dichiara di utilizzarlo da un’ora fino a oltre quattro ore ogni giorno. Consistente appare, inoltre, l’uso fatto quotidianamente di computer (41,7% nell’ultimo anno contro 30,9% del 2008) e Internet (2009: 42,9%; 2008: 29,4%).
A diminuire invece è la frequenza d’uso che gli adolescenti fanno dei Dvd, che scendono al 54,2% nel 2009, probabilmente perché tali apparecchi vengono progressivamente sostituiti da altri modi attraverso i quali è possibile fruire di contenuti cinematografici, come lo streaming su Internet o le copie pirata scaricate dalla Rete. Drastico calo, nell’ultimo anno, dell’utilizzo di videogiochi e console, che vengono utilizzati frequentemente dai ragazzi nel 29,2% dei casi.
Il gap tra generazioni. Come si è visto dai dati rilevati e dalle analisi condotte negli ultimi anni sull’argomento, i teenager italiani hanno mostrato sempre più interesse per la tecnologia. Buona parte di tale passione dipende probabilmente dal fatto che si tratta di strumenti in grado di rispondere ad alcuni bisogni che bambini e adolescenti avvertono come fondamentali quali, ad esempio, la riconoscibilità entro il gruppo dei pari o il bisogno di comunicare e confrontarsi su stati d’animo, pensieri ed emozioni.
Tuttavia, l’utilizzo di tali tecnologie non è privo di rischi. Nella comunità scientifica esistono infatti correnti contrapposte, che da un lato sottolineano il ruolo dei nuovi media nel processo di formazione e sviluppo delle capacità cognitive e comunicative del bambino, dall’altro evidenziano pericolosi rischi quali quelli della dipendenza, dell’adescamento, dell’accesso a contenuti violenti o inneggianti al razzismo.
A questo proposito, è importante prestare attenzione a quanto evidenziato nelle considerazioni generali proposte da Gian Maria Fara e Ernesto Caffo nell’8° Rapporto (Eurispes e Telefono Azzurro, 2008), in cui è stato messo in evidenza che «(…) l’adulto appare avere un ruolo e una consapevolezza sempre più distante e frammentaria rispetto all’utilizzo e soprattutto ai contenuti delle applicazioni tecnologiche, al contrario dei propri figli che sono del tutto immersi in questa nuova realtà. Esiste in definitiva un profondo gap generazionale che comporta e produce rischi dei quali dovremmo essere in grado di tracciare una mappa per poter arginare i nuovi fenomeni che di qui ai prossimi anni caratterizzeranno il panorama globale.
La conoscenza non passa più di padre in figlio: per quanto riguarda l’utilizzo e le capacità legate alle nuove tecnologie sembra piuttosto che ci si sia allungati in avanti, saltando a piè pari almeno una generazione. In aggiunta, accade sempre più spesso che siano proprio i figli ad insegnare ai padri come orientarsi tra i meandri della Rete e ad informarli sull’evoluzione delle apparecchiature informatiche e sulle nuove modalità di comunicazione.
Questa capacità di fruizione dei mezzi tecnologici è così distante dai vissuti genitoriali che genera negli adulti un senso di inadeguatezza e di timore. E invece occorrerebbe che i ragazzi avessero l’opportunità di orientarsi correttamente nella complessità che caratterizza la nostra epoca, attraverso delle guide che abbiano maggiore consapevolezza dei fenomeni e dei cambiamenti in atto.
È necessario educare e formare i giovani al rapporto con le tecnologie senza trascurare gli aspetti relazionali ed umani, valori che possono veramente prevenire episodi estremi».

Telefonini: utilizzo, modelli e rischi connessi all’uso improprio del cellulare

L’uso del cellulare: tra nuovi codici e rischi di dipendenza. In dieci anni di collaborazione, Eurispes e Telefono Azzurro hanno più volte affrontato il tema dell’uso del telefono cellulare tra i bambini e gli adolescenti, seguendo il trend di diffusione di questo strumento nelle mani dei più piccoli, gli usi che essi ne fanno e i rischi connessi all’utilizzo potenzialmente dannoso e senza controllo di questo prodotto della tecnologia. La nascita e lo sviluppo del mercato della telefonia mobile hanno avviato profonde trasformazioni sociali, attribuendo nuove funzioni psicologiche al telefonino. Questo strumento accompagna ogni momento della giornata e aiuta a organizzare e gestire lo studio e il lavoro, così come i momenti di svago. È diventato, per molti, uno strumento dal quale è difficile separarsi, determinando, nei casi più gravi, una forma di dipendenza, definita “nomofobia” (paura di restare senza cellulare). Ad essere colpiti da tale sindrome sono soprattutto i giovani, i più esposti alle innovazioni tecnologiche e notoriamente i più vulnerabili. In particolare, la dipendenza da telefonino rappresenta l’espressione di un bisogno costante di relazionarsi agli altri, anche se in un mondo non reale, che però dà l’illusione di non essere mai soli.
Se fino a qualche anno fa si considerava normale avere in casa la televisione e il videoregistratore, oggi le nuove generazioni considerano il telefonino un oggetto di uso comune. Per loro il cellulare rappresenta un oggetto carico di attrattive date dalle svariate applicazioni multimediali installate sui modelli più recenti immessi sul mercato. Sms, mms, foto e filmati digitali sono una tentazione a cui difficilmente i ragazzi riescono a resistere.
Il telefonino più costoso, il modello più recente, interattivo e multimediale ha acquisito e consolidato negli ultimi anni il proprio status di oggetto del desiderio di bambini e adolescenti. Questi ultimi rappresentano, perciò, un segmento di mercato della telefonia mobile di crescente interesse per le industrie e le società di servizi operative nel settore.
Basti pensare che, se il ricavo medio, per utente, del settore della telefonia mobile nel 2008 è stato di 530 euro (ottenuti rapportando i 24,3 miliardi di euro di ricavi complessivi ai 46,1 milioni di utenti attivi) è possibile stimare il giro d’affari relativo ai soli utenti di età compresa tra i 7 e i 19 anni in oltre 3,2 miliardi di euro (stima Eurispes, 2009).
Un oggetto di culto. Tra i bambini il cellulare ha avuto un progressivo incremento di diffusione. Infatti, se nel 2003 era il 51,6% ad averne uno tutto per sé, la percentuale è andata gradualmente aumentando negli anni successivi. L’incremento si è chiaramente manifestato a partire dal 2006, quando ad avere in tasca un cellulare, tra i 7 gli 11 anni, erano il 54,8%, per continuare poi negli anni successivi, attestandosi al 57,5% nel 2008.
Prendendo in considerazione i dati raccolti tra gli adolescenti nel periodo tra il 2005 e il 2009, emerge che nel primo degli anni presi in esame, a possedere un telefono cellulare era la metà del campione (50,1%). Nel 2006, la tendenza ha subìto un fortissimo rialzo: infatti, la quasi totalità dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni (97,5%) ha dichiarato di avere a sua disposizione un cellulare. Il fenomeno trova conferma anche negli anni successivi, durante i quali i valori non sono scesi mai al di sotto del 95,9%, registrato nel 2008.
Per quanto riguarda i modelli più gettonati, tra i bambini i video-telefonini hanno riscosso particolare successo tra il 2007 e il 2008 (7,1%). I cellulari con tecnologia Umts hanno avuto maggiore diffusione a partire dal 2008 (3,1%), mentre gli smart-phone, strumenti con funzioni del tutto simili a quelle di un personal computer, hanno iniziato ad affermarsi solo nel 2009 (1,8%).
È interessante, inoltre, constatare che nel corso del tempo si è affermata una nuova tendenza, ossia quella di possedere più di un modello di telefono cellulare. In particolare, il 2008 è stato l’anno in cui si è registrata la percentuale più alta relativa a tale fenomeno: il 5,9% dei bambini aveva a portata di mano più di un telefonino.
Nell’universo degli adolescenti, a riscuotere maggiore consenso sono i telefonini Umts, che nel 2008 hanno raggiunto il 14,5% di diffusione tra coloro che hanno un’età compresa tra i 12 e i 18 anni, seguiti dai video-telefonini (12,6%). Gli smart-phone conquistano maggiori consensi in questa specifica fascia d’età soprattutto nel 2009, sebbene la percentuale si mantenga su livelli piuttosto bassi (2,6%). Sempre nel 2009 si evidenzia il radicarsi della moda di possedere più di un telefonino (11,5% degli adolescenti).
Ma come viene utilizzato il cellulare dai giovani? Nonostante le funzionalità messe a disposizione degli utenti siano tante e tali da consentire una scelta sempre maggiore di possibilità comunicative, secondo i dati raccolti da Eurispes e Telefono Azzurro nel 2009, i bambini (7-11 anni) continuano ad utilizzare questo strumento prevalentemente per essere sempre raggiungibili dai genitori (88,2%). Da non sottovalutare comunque l’abitudine frequente a scattare foto (72,6%) o a giocare (69,9%) con il cellulare.
Il telefonino è sicuramente percepito dai più piccoli anche come uno strumento di comunicazione che permette di relazionarsi in breve tempo e in modo diretto con i propri amici (il 69,9% lo utilizza per chiamare o essere chiamato). Una tendenza confermata anche dall’uso frequente che i bambini fanno degli sms (67,2%, percentuale che ha visto una crescita graduale dal 2006, quando “messaggiava” il 52,1% dei bambini). Tra gli adolescenti, la percentuale di quanti navigano su Internet tramite il telefono cellulare è salita considerevolmente negli ultimi anni arrivando al 20,7% registrato nel 2009. Ad aumentare è anche il numero di quanti utilizzano il telefonino per fare fotografie (90,4%) o filmati (81%). Decresce invece la tendenza ad usare il cellulare per scaricare suonerie o loghi (solo l’8,9% usufruisce ancora di questi servizi, nel 2006 erano il 20,6%), così come è in ribasso la percentuale di chi usa il telefonino per passare il tempo giocando con le applicazioni disponibili (46% nel 2009).

Internet e i giovani

Navigar” m’è dolce… L’Eurispes e il Telefono Azzurro hanno analizzato il rapporto di bambini e adolescenti con Internet, inserendo all’interno dell’indagine campionaria, in ogni edizione del Rapporto sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, domande specifiche. Il numero di giovanissimi che fa uso di questa nuova tecnologia è complessivamente aumentato nel tempo: tra i più piccoli la utilizzava il 39,2% nel 2002 e il 48,2% nel 2006; tra i più grandi, rispettivamente il 71,3% e l’84,7%. Nel 2007, invece, si è riscontrato un lieve calo (solo il 34% dei primi e il 78,1% dei secondi dichiarano di collegarsi alla Rete), non identificabile ad ogni modo con un’inversione di tendenza.
Internet si presenta nelle abitudini dei bambini dai 7 agli 11 anni da un lato come una fonte preziosa di informazioni interessanti (44,2% nel 2002, 52,6% nel 2006 e 69,3% nel 2009) e di materiale per lo studio (31,9% nel 2002, 40,2% nel 2006 e 49% nel 2009), dall’altro come strumento di divertimento, sia con i giochi (47,5% nel 2002, 54,9% nel 2006 e 68,3% nel 2009), sia con la fruizione di video e altro materiale multimediale facilmente accessibile (il 50,8% nel 2005 e il 55,9% nel 2009 scarica musica e film e il 54,7% sempre nel 2009 guarda filmati su YouTube).
Decisamente meno diffuso, a questa età, è l’approccio alla Rete legato a forme di comunicazione più complesse, come Blog (9,1% nel 2005 e 22,3% nel 2009), forum (21,7% nel 2005 e 20,8 nel 2009) e posta elettronica (13,1% nel 2002 e 27,8% nel 2009). Particolare attenzione merita la diffusione della comunicazione in chat fra i giovanissimi, che ha avuto, in questo arco temporale, la crescita maggiore rispetto a tutte le altre voci, passando da un inconsistente 8,8% ad un considerevole 42,1%, con il sorgere delle conseguenze e degli eventuali rischi che comporta un tale strumento che pone più facilmente a contatto con sconosciuti. Da non sottovalutare anche la notevole confidenza e abitudine dei giovanissimi nello scaricare qualsiasi tipo di documento dalla Rete tramite il peer to peer – modalità molto spesso illegale (55,9% nel 2009).
Tra gli adolescenti si è riscontrato un aumento complessivo dell’uso di tutte le applicazioni nel corso di questi anni. Internet ha rappresentato e rappresenta, per la quasi totalità dei ragazzi, una fondamentale fonte di informazioni per lo studio o per interessi personali, ed è diventata, nel corso degli anni, un diffuso strumento che ha garantito sempre di più l’immediatezza della comunicazione. Anche tra i più grandi, la ricerca di informazioni di interesse personale, infatti, è la ragione principale di connessione alla Rete telematica (81,9% nel 2002, 88,6% nel 2006 e 93,4% nel 2009), seguita dai motivi di studio (50,5% nel 2002, 81,2% nel 2006 e 83,2% nel 2009). Tra gli adolescenti, inoltre, è più alta la percentuale di chi utilizza Internet per scambiarsi messaggi di posta elettronica (46,4% nel 2002, 52,6% nel 2006 e 58,3% nel 2009) e per chattare (39,5% nel 2002, 48,9% nel 2006 e 79,9% nel 2009), applicazione che ha riscontrato un vero boom (+40,4%).
Due attività che si sono rapidamente imposte tra gli adolescenti, inoltre, sono la lettura di blog (spesso animati da loro coetanei), la cui percentuale di fruitori è passata dal 14% nel 2005 al 46,8% nel 2009, e la visione di video sul portale YouTube (dal 65,3% nel 2007 all’85,8% nel 2009). Il downloading di materiali dalla Rete, infine, è entrato a far parte anche delle abitudini degli adolescenti, una pratica adottata in quanto facilmente accessibile, gratuita, di moda e, pur trattandosi di una pratica illegale, quasi sempre impunita (scarica film e musica il 70,5% degli intervistati nel 2005 e il 76,1% nel 2009).
Social Network: un profilo per esserci. L’indagine campionaria condotta nel 2009 ha constatato che il 71,1% degli adolescenti intervistati possiede un profilo personale su Facebook che ad oggi rappresenta la rete sociale più diffusa e frequentata nel mondo. Percentuali di gran lunga più ridotte di giovani utenti della Rete si radunano attorno a My Space (17,1%) e Habbo (10,4%). La realtà parallela che è possibile vivere in Second Life affascina solo il 2,6% dei ragazzi e il 2,5% fa parte di coloro che amano “cinguettare” su Twitter, una delle più recenti reti sociali che, sulla scia di Facebook, sta iniziando a raccogliere successi sul web.
Il 28,7% dei giovani ritiene che i social network siano utili strumenti per rimanere in contatto con gli amici di sempre e con quelli che si trovano lontano o non si frequentano da molto tempo (23,6%). Il 14,9% dei ragazzi ha deciso di affacciarsi al mondo delle reti sociali sul web per intessere relazioni e fare nuove conoscenze. Alcuni social network dispongono di particolari applicazioni (giochi, gruppi, test) che rappresentano, per il 10,4% dei ragazzi, una possibile alternativa per riempire il tempo libero. Ridotta, invece, appare la parte di campione che sfrutta questi mezzi di comunicazione per rintracciare notizie su eventi o argomenti di proprio interesse (2,8%). Le opinioni negative sull’argomento coinvolgono solo il 13% degli adolescenti che, nell’8% dei casi, considerano i social network solo una perdita di tempo e, per il 5%, sono convinti che usarli possa mettere a rischio la riservatezza personale.
Queste nuove modalità di comunicazione, introdotte da blog e social network, presentano anche dei rischi e dei pericoli. Nei blog, data la facilità con cui chiunque può iscriversi e l’assenza di richieste specifiche relative ai dati personali, esistono rischi reali legati al mancato controllo sui post che vengono lasciati e che possono contenere offese personali e/o messaggi negativi. Nei social network, invece i rischi sono più vari ed insidiosi: formazione di gruppi di persone accomunate dalla condivisione di valori poco conformi a quelli socialmente accettati, cyberbullismo e “grooming” (cioè l’adescamento on-line di minori) rappresentano le maggiori minacce. La scarsa presenza dei genitori, o altri adulti di riferimento, durante la navigazione in Internet di bambini e ragazzi, rappresenta un’“opportunità” per adulti poco raccomandabili che entrano in contatto con i minori e tentano l’adescamento. Una volta conquistata la fiducia del minore, infatti, il passo verso un possibile contatto nella vita reale è molto breve.
Pertanto è auspicabile ideare nuovi sistemi di monitoraggio e di filtro delle informazioni nell’ambito dei social network al fine di contenere e contrastare i potenziali pericoli in cui possono incappare le nuove generazioni. Qualche passo è già stato compiuto in questa direzione e verrà preso di seguito in considerazione. A causa dei rischi nei quali i minori possono incorrere partecipando ai social network, ad esempio, diciassette società del web, tra cui MySpace, Facebook e Netlog, hanno sottoscritto un accordo a livello europeo volto a migliorare la sicurezza per gli utenti più giovani. Firmato a Lussemburgo in occasione del Safer Internet Day[1], l’accordo fornirà ai giovani gli strumenti per far fronte a fenomeni quali il bullismo online o la divulgazione non autorizzata di informazioni personali. Tra i vari strumenti che saranno a disposizione dei giovani si possono elencare: un tasto “segnalazioni abusi”, che permette di segnalare contatti o comportamenti inappropriati; il rendere automaticamente privati, e quindi visualizzabili da una ristretta cerchia di utenti e non attraverso una semplice ricerca, i profili creati dai minorenni; opzioni di tutela della privacy che siano evidenti e accessibili in ogni momento, in modo tale che l’utente possa gestire facilmente e consapevolmente la riservatezza dei suoi dati e delle informazioni che intende pubblicare sul proprio profilo; impedire l’utilizzo di servizi agli utenti che non abbiano l’età minima richiesta: ad esempio se un sito di socializzazione in Rete è destinato a ragazzi con più di 17 anni, dovrebbe risultare difficoltoso registrarsi per chi ha meno dell’età richiesta. L’importanza della sicurezza e della tutela della privacy nei social network è comprovato da quanto riscontrato nell’indagine condotta, all’interno del Rapporto Italia 2010, dall’Eurispes a riguardo. I giovani in età compresa tra i 18 e i 24 anni ritengono, infatti, nel 41,9% dei casi, che l’utilizzo dei social network debba essere regolamentato e sottoposto a maggiori controlli, e l’11,5% che sia dannoso per la privacy. Il 26,5% ritiene, invece, che questi nuovi strumenti di relazione sociale debbano essere completamente liberi da censure.
Il lato oscuro di Internet. L’utilizzo eccessivo e “ossessivo” di Internet tra i giovani, può evidenziare, talvolta, la loro difficoltà a comunicare e a stabilire relazioni affettive solide ed efficaci nella realtà, e ad esprimere o a comprendere gli stati emotivi propri o degli “altri”. Il disagio, che si esprime attraverso la fuga in “pseudo-realtà” virtuali – nella Rete come nei videogiochi per console – e il labile contatto con la realtà che ne deriva, possono sfociare, frequentemente, in disturbi psicopatologici gravi, inducendo spesso atteggiamenti regressivi di grave “dipendenza” psicologica.
Tra i disturbi psicologici più direttamente implicati nell’insorgere di una dipendenza, ci sono: l’impulsività, la compulsività, l’alessitimia, la tendenza alla dissociazione; inoltre, sono presenti spesso, intensi vissuti di inadeguatezza, di colpa e di vergogna insieme ad un’introversione spiccata. Tra i “dipendenti tecnologici” e, in particolare tra i giovani, si è riscontrata, con discreta frequenza, la presenza di tratti personologici di tipo evitante, ossessivo-compulsivo e più raramente schizoide. Significativa è l’associazione (sia nell’adolescente, che nell’adulto) tra l’ADHD (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività) e una condotta di “utilizzazione dipendente” di computer, videogiochi o Internet. In questi casi, è interessante osservare come soggetti che in àmbito scolastico o lavorativo mostrano evidenti difficoltà a mantenere l’impegno o la concentrazione (a volte anche per periodi molto brevi), riescono, invece, a protrarre la navigazione in Rete o l’esecuzione di un videogame per ore, senza alcun calo della acuità attentiva, verosimilmente grazie all’effetto gratificante e stimolante che essi ne ricavano.
Tra i disturbi causati dallo strumento informatico i principali sono:
- la dipendenza da Internet (Internet addiction disorder): un disturbo da mancato controllo degli impulsi che ha origine dall’eccessivo utilizzo di Internet come fonte per scaricare e condividere materiale pornografico (dipendenza cyber-sessuale), come fonte esclusiva per le proprie relazioni sociali (dipendenza cyber-relazionale), per la ricerca e l’organizzazione di informazioni (sovraccarico cognitivo) e per lo svago (net gaming e giochi al computer);
- lo stress derivante dall’incapacità di gestire le moderne tecnologie informatiche (tecnostress), a causa del loro uso prolungato nel tempo, del loro malfunzionamento o dell’esigenza di compiere più operazioni contemporaneamente (multitasking);
- la tendenza di alcuni adolescenti all’isolamento sociale, a vivere nel solo mondo virtuale del computer e di Internet, riducendo al minimo la comunicazione e l’interazione con il mondo reale (hikikomori). Un fenomeno particolarmente diffuso in Giappone, dove secondo recenti stime interesserebbe l’1% della popolazione e il 2% degli adolescenti, ma che si sta diffondendo anche nel resto del mondo, Italia compresa.


[1] Iniziativa che invita i siti di socializzazione a garantire una maggiore protezione dei minori, attraverso degli accorgimenti particolari.

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