L'essenziale

è tutto da scoprire

Roberta De Monticelli

vitaumanaeidee
Platone intendeva la filosofia come modello educativo alternativo e superiore a quello pur grande della tragedia, perché non solo rappresenta i conflitti ultimi di valore quali sono, come fa la tragedia, ma instaura ponti infiniti di dialoghi, con ragioni e confutazioni, fra le anime: non più incantate, ciascuna al seguito del suo dio, per vivere come a quel dio piace, ma risvegliate alla questione di come in sé sia giusto vivere, che piaccia o no agli dei. Questa è la scoperta della giustificazione, vale a dire dell'evidenza e delle ragioni, che si possono e si devono cercare per quello che si crede vero, o giusto (e anche contro quello che non si crede tale, perché il confronto critico è la vita della mente).
Questa è la prima scoperta di Platone, è l'eredità socratica del suo pensiero. Abbiamo visto che non ci sarebbe senza il riconoscimento dell'infinita trascendenza del vero, di cui possiamo ascrivere il merito alla filosofia. Da quando essa esiste, è data a ogni fede la possibilità di combattere non per uccidere né per morire, ma per mettersi alla prova dell'ascolto delle ragioni altrui, cioè per prolungare l'amore della verità in ricerca della verità, facendo della discussione amichevole il modo della ricerca. In questa discussione avremo messo a rischio di morte, invece che la persona dell'avversario e la nostra, gli argomenti nostri, e quelli dell'avversario. Proprio qui un altro grande del Novecento, Karl Popper, vedeva la differenza fra Einstein e i gradi evolutivi inferiori della vita, ad esempio le amebe, che non possono aver torto senza morire.
Ma la scoperta più famosa di Platone, e quella più profonda, è la scoperta delle Idee. La parola, che noi ancora usiamo, è totalmente mutata di senso, rispetto a quello che aveva in mente Platone. Noi siamo abituati a pensare alle idee come a qualcosa che sta nella mente delle persone. Poi ci si disputa sulla questione se se ne diano di «innate», se ci siano verità a priori, quale sia la loro natura... Ma nessuno, oggi, sembra credere che si diano «idee», tutte da scoprire, dentro le cose stesse. Che un albero, una casa, una città, un'istituzione, nella loro concretezza, manifestino un che di essenziale che ne fa quello che sono. Nessuno ci crede perché questa grande intuizione, che la fenomenologia contemporanea ha ritrovato, viene del tutto fraintesa, come se pretendesse che basta afferrare una volta per tutte la definizione di una parola per catturare un'Essenza. Allora sarebbe bell'e finita con la ricerca faticosa della scienza, con il lavoro della costruzione matematica e della verifica empirica, con la fatica dell'imparare. E invece è vero proprio il contrario. È precisamente attraversando, nell'esperienza e anche nell'immaginazione, i modi sbalorditivamente diversi che una casa ha di poter essere una casa, un'azione giusta di poter essere giusta, e così via, che noi, da filosofi, possiamo indagare l'essenziale delle cose, chiederci che cos'è abitare o che cos'è giustizia. Una ricerca che non ha fine (né più né meno che la ricerca empirica), come non ha fine il concreto contenuto delle essenze. Chi avrebbe mai potuto immaginare che fosse essenzialmente una casa anche una fragile struttura di alberi e cordami, dove si alloggia, come diceva Eschilo dei marinai, al modo degli uccelli, entro nidi di corda? Eppure eccola lì, che ha nome e cognome: Renzo Piano, Modello di una casa in Nuova Caledonia.
Ogni possibilità nuova è un nuovo pezzo d'essenza che viene alla luce, e va pensata, catturata in concetti, espressa in proposizioni vere.
La vita umana si affaccia a profondità indefinite, dovunque volgiamo lo guardo; e nulla o quasi afferriamo del senso e del funzionamento delle cose, a meno di dedicare a ciascun Tipo Essenziale di cose una vita intera. Che sia questo gioiellino tecnologico di videotelefonino, che realizza e spoetizza i sogni dell'infanzia. Che sia l'universo di senso, scoperte e avventure della percezione racchiuso in una tavoletta ad olio come questo piccolo Fattori. Che sia soprattutto l'insieme delle inderogabili Esigenze che le cose per loro natura preziose – come i paesaggi, come le risorse, come le persone – pongono alle nostre pigre menti, perché rispondiamo loro adeguatamente, con Diritto e Forme di vita civile. Togliete alla realtà non solo l'essenza, ma il valore di cui le essenze risplendono, e con quello l'esigenza che pongono: nulla più si opporrà all'arbitrio della vita grezza, alla cieca forza del «bios», parola che unisce alla radice «vita» e «violenza».