Gesù la porta

Anselm Grün

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Numerose sono le favole nelle quali la porta ha un ruolo importante. Spesso nel castello esiste una porta che deve rimanere chiusa. Il padrone del castello, ad esempio Barbablù, dà alla giovane moglie le chiavi di tutte le porte, proibendole però di aprire una determinata porta. Proprio il divieto di aprire quella porta fa scattare la curiosità: la giovane moglie apre la porta proibita e scopre con orrore nella stanza proibita le molte altre donne che il marito ha ucciso. Nel profeta Ezechiele si parla della porta chiusa del tempio, attraverso la quale nessuno deve passare perché c'è passato Dio stesso (Ez 44,1-3).
Nei nostri sogni compaiono spesso delle porte. Ci sono sogni, nei quali non troviamo la porta di casa. In altri, la porta è chiusa a chiave e noi abbiamo dimenticato la chiave. Sogni di questo tipo vogliono dirci che abbiamo perso l'accesso a noi stessi, che non siamo più in contatto con noi stessi. Non siamo infatti più in grado di entrare nella casa che è la nostra vita; siamo tagliati fuori da quella che è la parte più profonda di noi stessi, il nostro intimo.
Nel suo discorso sul buon pastore che, a differenza dei ladri, passa per la porta per arrivare alle pecore, Gesù definisce se stesso come porta: «Io sono la porta. Chi entrerà attraverso di me sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,9). Gesù afferma di essere per noi la porta attraverso la quale entriamo nella vita. Sono parole che ben si adattano alla situazione umana: Gesù riconosce che gli uomini non sono in contatto con se stessi, che hanno perso la consapevolezza di quello che sono veramente e la capacità di giungere a questa consapevolezza. Con le sue parole, Gesù vuole aprire loro la porta, affinché trovino la loro vera essenza e Dio.
Promette agli uomini che chi entrerà attraverso la porta, sarà salvo. Troverà la salvezza e se stesso, nella sua pienezza. Tornerà ad essere in contatto con il suo Io. E potrà entrare e uscire. La porta si apre e si chiude. Permette a ogni uomo di accedere all'interno, alla propria interiorità, ma anche di uscire all'esterno. La porta rappresenta il collegamento tra l'interno e l'esterno. E solo chi è capace di vivere la propria interiorità e di proiettarsi al tempo stesso verso l'esterno, vive in maniera sana. Chi vive solo nel proprio mondo interiore, si chiude al mondo esterno, rimanendo infecondo; chi vive proiettato esclusivamente verso l'esterno, finisce per diventare superficiale, per perdersi. È l'entrare e uscire, il passare dal mondo interiore a quello esteriore, e viceversa, che mantiene in vita l'uomo. Gesù è la porta, che dà accesso a noi stessi, ma che ci spinge anche a uscire da noi stessi, ad andare nel mondo per lasciarvi la nostra impronta, per renderlo migliore.
La porta è simbolo del passaggio da un ambito all'altro, dalla vita terrena all'aldilà, dall'ambito profano a quello sacro. Presso tutti i popoli esiste l'immagine della porta celeste, che indica il passaggio al regno divino. Gesù è la porta, attraverso la quale entriamo non solo in noi stessi, ma anche nella casa di Dio, attraverso la quale giungiamo a Dio.
Durante il Medioevo, nei portali delle chiese romaniche Cristo era di solito rappresentato come il Giudice, che decide chi deve andare in paradiso e chi all'inferno. È per mezzo di Gesù che entriamo nella Chiesa, nel luogo sacro. Egli è l'unica possibilità di accedere alla vita. Chi passa attraverso Cristo, la porta, entra nel regno della vita, della vita divina, è come se fosse già in paradiso pur essendo ancora in questa vita terrena.
Nell'Apocalisse di Giovanni l'immagine della porta viene completata dal simbolo delle chiavi: «Così parla il Santo, il Verace, colui che possiede la chiave di Davide, colui che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre» (Ap 3,7). La chiave apre la porta che conduce al mistero. Spesso, nei miti e nelle favole, il possesso della chiave significa essere iniziato al mistero, avere accesso al mistero. Gesù è la chiave, che ci inizia al mistero di Dio. Ci apre la porta, affinché entriamo nel regno di Dio e possiamo essere a casa in Dio. Gesù è la chiave, che ci permette anche di entrare in noi stessi, di giungere al mistero del nostro essere uomini e donne.
Talvolta ho la sensazione di vivere questa immagine della porta e della chiave: nell'incontro con Gesù è come se qualcosa in me si aprisse, come se si spalancasse una porta e io potessi entrare nel regno di ciò che è essenziale, vero, nel regno di Dio, il solo nel quale posso ritrovare me stesso nella mia totalità.

Ci sono in te delle porte chiuse? Quali porte ti conducono alla vita? Hai già trovato la chiave per entrare in te stesso? Quali sono state per te le esperienze chiave, grazie alle quali si è aperta in te qualche porta? Riesci a ricordare delle porte importanti, attraverso le quali sei passato, porte che si sono aperte per te, porte su persone, su nuove possibilità? Osserva Gesù, il suo comportamento, le sue parole, il suo cammino. Gesù diventa per te una porta, una chiave, che dà accesso al mistero della tua vita e al mistero di Dio?

(Anselm Grün, Nuovi volti di Gesù, San Paolo 2003, pp. 103-105)