Gesù il pane

Anselm Grün

gesupane

Nel romanzo E non disse nemmeno una parola Heinrich Böll parla della povertà della famiglia Bogner, che vive, con tre figli, in un'unica stanza. Alla povertà della famiglia Bogner si contrappone la ricchezza dei coniugi Franke, che non hanno figli. La signora Franke è a capo di varie associazioni cattoliche. Ogni giorno va a messa e riceve il corpo di Cristo. Questo però non la rende sensibile alla povertà di Kiite e Fred Bogner. Al contrario, si sente loro superiore. In contrasto con l'immagine della signora Franke che riceve il corpo di Cristo è il rapporto di profondo rispetto che i Bogner hanno con il pane. Nella povertà che caratterizza il dopoguerra Käte Bogner conosce il valore del pane, che nutre lei e i suoi figli. Per Böll il pane è un simbolo carico di magia. Il pane quotidiano simboleggia in un certo senso Gesù stesso, le cui parole toccano il cuore di Käte e lo nutrono, pur nella povertà materiale in cui si trova.

Il pane rappresenta tutto ciò di cui abbiamo fame, tutto ciò che ci nutre, tutto ciò di cui possiamo vivere. Il pane ci dà la forza per affrontare la vita di tutti i giorni. Durante la loro peregrinazione nel deserto, gli ebrei erano rimasti senza pane. Dio stesso aveva dato loro il pane da mangiare. Aveva fatto cadere dal cielo la manna, grazie alla quale avevano placato la loro fame. Gesù ha avuto il coraggio di definire se stesso come il pane che può saziare la nostra fame: «Io sono il pane di vita; chi viene a me non avrà più fame» (Gv 6,35). Questa affermazione rappresentava per gli ebrei una provocazione. Gesù definisce se stesso «pane», sostenendo di poter soddisfare la nostra fame più profonda. Una donna come Käte Bogner nel romanzo di Will comprende il significato di questa affermazione. Sente che Gesù è portatore di qualcosa che le permette di riacquistare la speranza, pur nella sua povertà. Mentre le prediche banali che sente fare in chiesa la lasciano indifferente, il suo cuore viene toccato dal «canto infuocato di un negro, che penetra tutto ...and he never said a mumbling word... e non disse nemmeno una parola».
Gesù mette a confronto il pane, cioè se stesso, con la manna, che gli Israeliti hanno mangiato nel deserto. Costoro hanno mangiato la manna, eppure sono morti. «Questo è il pane che discende dal cielo, perché lo si mangi e non si muoia. Io sono il pane vivente, disceso dal cielo. Se qualcuno mangia di questo pane, vivrà in eterno. E il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,50s). In mezzo al deserto Gesù sostiene di poterci dare da mangiare. Nel deserto della povertà, nel deserto del vuoto interiore, nel caos dei sentimenti, in tutte queste situazioni una parola di Gesù può essere per noi nutrimento che ci permette di andare avanti. È questa l'esperienza che ha fatto Käte Bogner. «Quando di notte giaccio sveglia e piango, quando alla fine tutto è tranquillo, sento spesso che ce la posso fare. Allora tutto mi è indifferente, l'appartamento e la sporcizia, la povertà, persino il fatto che tu sia via, non mi importa più di nulla». Quando le parole di Gesù la toccano, quando percepisce la presenza di Gesù, in quel momento riceve nutrimento anche se si trova in mezzo al deserto, fa esperienza di vita in mezzo alla morte.
Gesù identifica il pane, che egli divide, con la carne che dà per la vita del mondo. Gesù diventa il pane che ci nutre, proprio quando è appeso alla croce, impotente. È un paradosso provocatorio: il moribondo si fa nutrimento per i vivi. Eppure questo paradosso corrisponde esattamente all'esperienza che noi facciamo. Quando qualcuno dà tutto se stesso per noi, senza condizioni, come Gesù in croce, allora questo dono di sé diventa la molla che ci spinge a vivere, diventa per noi il nutrimento che ci dà la forza per affrontare tutte le necessità della nostra vita. Gesù in croce diventa cibo preparato nella sofferenza. È l'amore che lo rende per noi pane che ci nutre. Alla fin fine quello che noi cerchiamo è sempre la possibilità di amare e di essere amati. Gesù, che ci ama in croce sino alla fine - come dice Giovanni nel suo vangelo -, dà una risposta alla nostra ricerca. Nel suo amore incondizionato per noi si fa pane, che ci nutre, colmando le nostre lacune di amore.
Molti si ingozzano di cibo per non sentire la mancanza di amore, per soffocare la loro rabbia e delusione. Tuttavia si rendono conto che non è sufficiente per placare la loro fame d'amore e di vita; quest'ultima si ripresenta sempre. Gesù dice che chi va a lui e lo segue, non avrà più fame. Chi sa di essere amato da Gesù senza condizioni, non ha più bisogno di riempirsi lo stomaco per colmare il suo vuoto. Gesù non si è limitato ad affermare di essere il pane che ci dà nutrimento. Ci ha anche donato, come segno tangibile di quanto ha affermato, la mensa eucaristica. Nell'Eucaristia Gesù ci dona, sotto forma di pane, il suo corpo, che ha dato per noi. Nell'Eucaristia, quindi, il pane diventa segno del suo amore, di quell'amore così grande e totale da arrivare sino alla morte in croce per noi. Mangiando del pane eucaristico, segno di Gesù incarnatosi per noi, ci rendiamo conto che è lui il pane che placa la nostra fame. Gesù dice: «Chi si ciba della mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna» (Gv 6,54). Vita eterna non significa primariamente vita dopo la morte, ma sta a indicare una vita nella quale, già qui e ora, il contingente e l'eterno si incontrano, il cielo e la terra si toccano, Dio e l'uomo si fondono l'uno con l'altro. Talvolta, ricevendo il pane eucaristico, ho la sensazione che tutto si fonda in unità. Mi sento arrivato alla meta del mio cammino, pervaso dall'amore infinito di Dio, sento scorrere in me vera vita, vita eterna, che nemmeno la morte può più annientare, perché sono ricolmo di vita e amore divini.

Che cosa costituisce per te autentico nutrimento? Di che cosa vivi? Che cosa ti dà forza nel tuo cammino verso la libertà? In che cosa consiste la tua fame più profonda, il tuo più profondo anelito? Cosa placa la tua fame? Con che cosa cerchi di colmare il tuo vuoto?
Quali esperienze hai fatto nel ricevere la Comunione? Quando ricevi la Comunione, senti di ricevere Gesù come pane che scende dal cielo? Quali immagini affiorano in te, quando mangi il pane eucaristico? Qual è l'esperienza più profonda che hai fatto ricevendo il Corpo di Cristo?

(Nuovi volti di Gesù, ed. San Paolo 2003, pp. 89-92)