Formazione animatori

 

Difetti degli altri

Carlo Molari

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Vorrei completare oggi le riflessioni di questi giorni esaminando l'atteggiamento che dobbiamo avere nei confronti dei difetti altrui. Vorrei invitarvi prima di tutto a fare un piccolo esperimento.
Provatevi a esaminare quali sono i difetti degli altri che suscitano le reazioni più violente da parte vostra. Vi accorgerete che abitualmente sono quelli che voi stessi avete, soprattutto se non li volete ammettere pubblicamente o non li avete accettati. Si direbbe che quando incontriamo qualcuno con i nostri stessi difetti siamo costretti a guardarci nello specchio e se non ci piaciamo, come accade quando non abbiamo accettato veramente i nostri difetti, allora reagiamo violentemente.
Per la stessa ragione spesso interpretiamo le azioni degli altri secondo i nostri modelli operativi e le nostre intenzioni profonde e così attribuiamo loro difetti che non hanno.
Un'altra osservazione.
Quando ci troviamo di fronte a difetti altrui ci sentiamo spesso la vocazione di missionari ed esigiamo che in seguito alle nostre osservazioni gli altri cambino atteggiamento in poco tempo. Ci sono genitori che credono sia sufficiente rilevare una o due volte i difetti dei figli perché questi siano in grado di comportarsi diversamente.
Nonostante la buona volontà, nessuno può cambiare improvvisamente atteggiamenti e abitudini, soprattutto se sono radicate in strutture personali profonde.
I cambiamenti di vita non possono essere imposti per decreti leggi o per minacce. Con la paura potremo ottenere risultati immediati, ma saranno sempre superficiali e momentanei. Non toccheranno il cuore delle persone, cioè le loro strutture profonde.
D'altra parte non bastano le parole, i consigli, e neppure i semplici esempi. Sono necessarie offerte di vita.
Solo con la vicinanza amorosa, con la testimonianza continua si possono indurre cambiamenti negli altri.
Troppa gente, inoltre, crede di sapere come gli altri debbano cambiare.
I cambiamenti degli altri non possono essere programmati. Non possiamo presumere che gli altri crescano secondo i nostri punti di vista o la nostra sensibilità.
Quello che ci è chiesto è offrire stimoli vitali, testimonianze valide, suggerimenti disinteressati. Il resto, la vita stessa dovrà reali7.2arlo secondo i suoi programmi e le sue tensioni. Proviamo, ogni volta che incontriamo un difetto, a comportarci come noi vorremmo che altri facessero. Forse riusciremo a modificare l'ambiente in modo molto più ricco di quanto noi possiamo programmare e, soprattutto, avremo fatto dei limiti altrui una occasione di vita intensa anche per noi.