STRENNA 2012

 

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Conoscendo

e imitando Don Bosco,

facciamo dei giovani

la missione

della nostra vita 

Il primo anno del triennio di preparazione al bicentenario della nascita di Don Bosco è tutto centrato sulla conoscenza della sua storia. Dobbiamo studiarlo e, attraverso le vicende della sua vita, dobbiamo conoscerlo come educatore e pastore, fondatore, guida, come legislatore. Si tratta di una conoscenza che conduce all’amore e all’imitazione. Questo è il tema della Strenna 2012.
Per noi membri della Famiglia salesiana, per chi a Don Bosco si rivolge come a punto di riferimento, la sua figura deve essere ciò che San Francesco d’Assisi è stato e continua ad essere per i Francescani o Sant’Ignazio di Loyola per i Gesuiti, vale a dire il fondatore, il maestro di spirito, il modello di educazione e soprattutto l’iniziatore di un movimento di risonanza mondiale, capace di proporre all’attenzione della Chiesa e della società, con una formidabile forza d’urto, i bisogni dei giovani, la loro condizione, il loro futuro. Ma come fare questo senza rivolgerci alla storia, che non è la custode di un passato ormai perduto, bensì di una memoria vive che è dentro di noi e ci interpella in funzione di attualità?
L’approccio a Don Bosco, fatto con i metodi propri della ricerca storica, ci ha portati a meglio comprendere e misurare la sua grandezza umana e cristiana, la sua genialità operativa, le sue doti di educatore, la sua spiritualità, la sua opera, pienamente comprensibile solo se profondamente radicata nella storia della società in cui visse. Nello stesso tempo nella conoscenza della sua vicenda storica siamo sempre rimasti consapevoli dell’intervento provvidenziale di Dio nella sua vita. In questo studio storico non c’è nessun rifiuto aprioristico delle validissime e rispettabilissime immagini di Don Bosco che generazioni di Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, Salesiani Cooperatori e membri della Famiglia Salesiana hanno avuto, del Don Bosco che essi conosciuto e amato, ma c’è e ci deve essere la presentazione e la rielaborazione di un’immagine di Don Bosco che sia attuale, parli al mondo di oggi, si avvalga di un linguaggio rinnovato.
L’immagine di Don Bosco e della sua azione va ricostruita seriamente, a partire dal nostro orizzonte culturale: dalla complessità della vita di oggi, dalla globalizzazione, dalle difficoltà di apostolato, dalla diminuzione delle vocazioni, dalla “messa in questione” della vita consacrata. I cambiamenti radicali, o epocali come li chiamava il mio predecessore don Egidio Viganò, ci costringono a rivedere tale immagine e a ripensarla sotto altra luce, per una fedeltà che non sia ripetizione di formule e ossequio formale alla tradizione.
L’importanza storica di Don Bosco è da rintracciare, oltre che nelle «opere» e in alcuni elementi pedagogici relativamente originali, soprattutto nella sua percezione concreta e affettiva della portata universale, teologica e sociale del problema della gioventù «abbandonata», e nella sua grande capacità di comunicarla a larghe schiere di collaboratori, di benefattori e di ammiratori.
Domandiamoci: siamo noi oggi fedeli discepoli di Don Bosco? Viviamo ancora la tensione che egli ha vissuto fra ideale e realizzazione, fra intuizione e sua incarnazione nel tessuto sociale in cui si trovava ad operare?
Essere fedeli a don Bosco significa conoscerlo nella sua storia e nella storia del suo tempo, fare nostre le sue ispirazioni, assumere le sue motivazioni e scelte.
Essere fedeli a don Bosco e alla sua missione significa coltivare in noi un amore costante e forte nei confronti dei giovani, specialmente i più poveri.
Tale amore ci porta a rispondere ai loro bisogni più urgenti e profondi. Come Don Bosco ci sentiamo toccati dalle loro situazioni di difficoltà: la povertà, il lavoro minorile, lo sfruttamento sessuale, la mancanza di educazione e di formazione professionale, l’inserimento nel mondo del lavoro, la poca fiducia in se stessi, la paura davanti al futuro, lo smarrimento del senso della vita.
Con affetto profondo e amore disinteressato cerchiamo di essere presenti in mezzo a loro con discrezione e autorevolezza, offrendo proposte valide per il loro cammino, le loro scelte di vita e la loro felicità presente e futura; in tutto ciò ci rendiamo loro compagni di cammino e guide competenti.
In particolare, riferendoci ai giovani di oggi, cerchiamo di comprendere il loro nuovo modo di essere. Molti di loro sono dei “digital natives” che attraverso le nuove tecnologie cercano esperienze di mobilitazione sociale, possibilità di sviluppo intellettuale, elementi di progresso economico, forme di comunicazione istantanea, opportunità di protagonismo, … Anche in questo campo vogliamo condividere la loro vita ed i loro interessi. Animati dallo spirito creativo di Don Bosco, noi educatori, ci facciamo vicini come “digital immigrates”, cercando di aiutarli a superare il gap generazionale con i loro genitori o il mondo degli adulti.
Ci prendiamo cura di loro durante tutto il loro cammino di crescita e maturazione, dedicando loro il nostro tempo e le nostre energie e stando con loro, nei momenti che vanno dalla fanciullezza alla giovinezza.
Ci prendiamo cura di loro, quando difficili situazioni, come la guerra, la fame, la mancanza di prospettive, li portano all’abbandono della propria casa e famiglia e si trovano soli ad affrontare la vita.
Ci prendiamo cura di loro, quando sono ansiosamente alla ricerca di una prima occupazione di lavoro e si impegnano a inserirsi nella società, talvolta senza speranza e prospettive di riuscita.
Ci prendiamo cura di loro, quando stanno costruendo il mondo di loro affetti, la loro famiglia, soprattutto accompagnando il loro cammino di fidanzamento e i primi anni del loro matrimonio (cfr. GC26, 98.99.104).
Ci sta particolarmente a cuore colmare il vuoto più profondo del loro cuore, aiutandoli nella ricerca di senso della loro vita e soprattutto offrendo un percorso di crescita nella conoscenza e nell’amicizia con il Signore Gesù, nell’esperienza di una Chiesa viva, nell’impegno concreto di vivere la loro vita come una vocazione.
A partire dalla conoscenza della storia di Don Bosco, i grandi punti di riferimento e gli impegni della Strenna del 2012 sono i seguenti.
La carità pastorale caratterizza tutta la storia di Don Bosco ed è l’anima delle sue molteplici opere. Potremmo dire che essa è la prospettiva storica sintetica attraverso la quale leggere tutta la sua esistenza. Il Buon Pastore conosce le sue pecore e le chiama per nome; egli le disseta ad acque cristalline e le pascola in prati verdeggianti; diventa la porta attraverso la quale le pecore entrano nell’ovile; da’ la propria vita affinché le pecore abbiano vita in abbondanza. La forza più grande del carisma di Don Bosco consiste nell’amore che viene attinto direttamente dal Signore Gesù, imitandolo e rimanendo in Lui. Questo amore consiste nel “dare tutto”. Da qui promana il suo voto apostolico: “Ho promesso a Dio che sino all’ultimo respiro della mia vita sarà per i miei giovani poveri”. Questo è il nostro marchio e la nostra credibilità presso i giovani!
Nella storia di Don Bosco conosciamo le tante fatiche, rinunce, privazioni, sofferenze, i numerosi sacrifici che egli ha fatto. Il buon pastore dà la vita per sue pecore. Attraverso i bisogni e le richieste dei giovani, Dio sta chiedendo a ogni membro della Famiglia salesiana di sacrificare se stesso per loro. Vivere la missione non è dunque un attivismo vano, ma piuttosto un conformare il nostro cuore al cuore del Buon Pastore, che non vuole che alcuna delle sue pecore vada perduta. E’ una missione profondamente umana e profondamente spirituale. E’ cammino di ascesi; non c’è presenza animatrice tra i giovani senza ascesi e sacrificio. Perdere qualcosa, o meglio, perdere tutto per arricchire la vita dei nostri giovani è il sostegno della nostra dedizione e del nostro impegno.
Nel verbale di fondazione della Congregazione salesiana e soprattutto nello sviluppo storico della molteplice opera di Don Bosco, possiamo conoscere le finalità della Famiglia salesiana, che a poco a poco si andavano delineando. Noi siamo chiamati ad essere apostoli dei giovani, degli ambienti popolari, delle zone più povere e missionarie. Oggi più che mai ci impegniamo a comprendere e assumere criticamente la cultura mediatica e ci serviamo dei mezzi di comunicazione sociale, in particolare delle nuove tecnologie, come potenziali moltiplicatori della nostra azione di vicinanza e di accompagnamento dei giovani. Mentre siamo in mezzo a loro come educatori, li coinvolgiamo come nostri primi collaboratori, esattamente come ha fatto il nostro Padre, diamo loro responsabilità, li aiutiamo ad assumere iniziativa, li abilitiamo a essere apostoli dei loro coetanei. In questo modo noi possiamo dilatare sempre di più il grande cuore di Don Bosco, che avrebbe voluto raggiungere e servire i giovani in tutto il mondo.
I nostri buoni propositi non possono rimanere vuote dichiarazioni. Come Don Bosco, oggi Dio ci attende nei giovani! Dobbiamo perciò incontrarli e stare con loro nei luoghi, situazioni e frontiere dove essi ci aspettano; per questo occorre andare loro incontro, fare sempre il primo passo, camminare insieme a loro. E’ consolante vedere come in tutto il mondo la Famiglia salesiana si sta prodigando per i giovani più poveri: ragazzi di strada, ragazzi emarginati, ragazzi lavoratori, ragazzi soldato, giovani apprendisti, orfani abbandonati, bambini sfruttati; ma un cuore che ama è sempre un cuore che si interroga. Anche oggi, o forse oggi più che mai, Don Bosco si pone domande. Attraverso la conoscenza della sua storia, dobbiamo ascoltare gli interrogativi di Don Bosco rivolti a noi. Cosa possiamo fare di più per i giovani poveri? Quali sono le nuove frontiere nella regione dove lavoriamo, nel paese in cui viviamo? Abbiamo orecchi per ascoltare il grido dei giovani di oggi? Oltre alle già citate povertà, quante altre appesantiscono il cammino dei giovani di oggi? Quali sono le nuove frontiere in cui oggi dobbiamo impegnarci? Pensiamo alla realtà della famiglia, alla emergenza educativa, al disorientamento nell’educazione affettiva e sessuale, alla mancanza d’impegno sociale e politico, al riflusso nel privato della vita personale, alla debolezza spirituale, alla infelicità di tanti giovani. Ascoltiamo il grido dei giovani e offriamo risposte ai bisogni più urgenti e più profondi, ai bisogni più concreti e a quelli spirituali.
Dalla sua vicenda personale noi possiamo conoscere le risposte di Don Bosco di fronte ai bisogni dei giovani. In questo modo possiamo meglio considerare le risposte che già abbiamo messo in atto e quali altre risposte da creare. Certo le difficoltà non mancano. Si dovranno pure “affrontare i lupi” che vogliono divorare il gregge: l’indifferentismo, il relativismo etico, il consumismo che distrugge il valore di cose ed esperienze, le false ideologie. Dio ci sta chiamando e Don Bosco ci incoraggia ad essere Buoni Pastori, ad immagine del Buon Pastore, perché i giovani possano ancora trovare Padri, Madri, Amici; possano trovare soprattutto Vita. Di più, la Vera Vita, la vita in abbondanza offerta da Gesù!
Le Memorie dell’Oratorio di San Francesco, scritte da Don Bosco per richiesta esplicita del Papa Pio IX, sono un punto di riferimento imprescindibile per conoscere il cammino spirituale e pastorale di Don Bosco. Sono scritte perché noi potessimo conoscere gli inizi prodigiosi della vocazione e dell’opera di Don Bosco, ma soprattutto perché assumendo le motivazioni e le scelte di Don Bosco, ognuno di noi personalmente e ogni gruppo della Famiglia salesiana potessimo fare lo stesso cammino spirituale e apostolico. Esse sono state definite “memorie di futuro”. Perciò durante quest’anno impegniamoci a conoscere questo testo, a comunicarne i contenuti, a diffonderlo, soprattutto a metterlo nelle mani dei giovani: esso diventerà un libro ispiratore anche per le loro scelte vocazionali.

Don Pascual Chávez V., SDB
Rettor Maggiore