Antonio Jiménez Ortiz, UN MONDO SENZA FEDE?, Elledici 1995

 

Questo libro è stato scritto originariamente in spagnolo. In esso si fa naturalmente riferimento alla società e alla cultura spagnola, con i relativi dati statistici ricavati dalle ricerche fatte in loco.
Noi abbiamo dovuto naturalmente adattare e fare riferimento ad analoghe ricerche in Italia, di cui non mancano buoni esempi.
In questa appendice /1 riproponiamo una pagina che offre una sintesi di dati che si riferiscono al contesto italiano.
Nell'appendice /2 e /3 crediamo invece opportuno offrire al lettore italiano due studi proposti tempo fa nella rivista Note di pastorale giovanile sul tema dei «giovani lontani». Li riteniamo ancora validi e utili, perché, soprattutto nell'ambito ecclesiale, accanto alla categoria dell'indifferenza religiosa (già molto trattata in questo libro) compare sovente anche quella della lontananza. Come e in quale senso viene di seguito spiegato. Tutto per sollecitare educatori e operatori pastorali a chiedersi chi è lontano da chi e, con le loro proposte, a non produrre lontani.
Le prime tendenze di religiosità che emergono dalle indagini più recenti delineano una situazione sufficientemente definita:
- Il fenomeno delle confessioni religiose «altre» da quella cattolica interessa non più di 1-2 soggetti su 100. Nonostante le opinioni correnti, si tratta di una realtà decisamente minoritaria nel nostro paese. Da questo punto di vista il contesto italiano non pare interessato da quel fenomeno di pluralismo delle fedi religiose, di varietà delle confessioni religiose, che risulta caratteristico di molte altre nazioni occidentali.
- La posizione di rifiuto o comunque di assenza di un riferimento religioso nella vita viene espressa da circa il 10% della popolazione. Gli atei-agnostici o gli indifferenti dichiarati non costituiscono che il 5% della popolazione, e una quota analoga si caratterizza per una posizione indeterminata (o incerta) sulla questione religiosa. La caduta del senso religioso o l'esplicita negazione delle istanze religiose risulta anch'esso un fenomeno fortemente minoritario nel nostro contesto sociale.
- Poco meno del 90% degli italiani crede in Dio, in un Essere superiore. Si tratta di una credenza troppo indeterminata o generica per poter trarre qualche indicazione sul senso religioso della popolazione. In tutti i casi il dato attesta che la credenza cardine della religiosità risulta parte integrante della cultura del nostro paese, continua a rappresentare un elemento costitutivo del riferimento culturale della quasi totalità degli italiani.
- Oltre l'85% degli italiani si definisce «cattolico» o si riconosce nella fede cattolica; a fronte di ciò «soltanto» i 2/3 della popolazione aderiscono al modello della religione di Chiesa, evidenziano un senso di appartenenza alla Chiesa cattolica. Come prevedibile, si osserva pertanto a livello nazionale una maggior disponibilità a definirsi «cattolici» o a identificarsi nella fede cattolica, che a riconoscersi nella religione di Chiesa, nel modello ufficiale di religiosità. A questo livello lo scarto sembra interessare circa il 20% della popolazione.
- Uno scarto analogo si registra anche tra l'entità di quanti credono in Dio, in un Essere superiore, e la quota di popolazione che si riconosce nel modello religioso della Chiesa cattolica. Oltre il 20% degli italiani presenta un riferimento religioso privo di un'appartenenza confessionale, svincolato da qualsiasi confessione religiosa (non soltanto da quella cattolica). È questa indubbiamente una quota di popolazione particolarmente esposta ai processi di soggettivizzazione del riferimento di fede.
- L'accostamento di alcune delle suddette indicazioni risulta oltremodo indicativo del carattere ambivalente dell'espressione religiosa di ampie quote di popolazione. L'entità dei soggetti che credono in Dio o in un Essere superiore è pressoché uguale alla quota di quanti dichiarano di avere una fede religiosa cattolica, mentre sarebbe più plausibile ipotizzare una maggior estensione della credenza in Dio (non meglio definita) rispetto ad appartenenze confessionali particolari, le quali presuppongono ovviamente una definizione specifica della divinità. Come prevedibile, l'adesione alla fede cattolica sembra assumere - per una quota non irrilevante di popolazione nazionale - un carattere assai allentato, come di un riferimento «culturale» per certi versi svuotato di una precisa definizione religiosa.
(Franco Garelli, Religione e Chiesa in Italia, Il Mulino, Bologna 1991, pp. 42-44).