Antonio Jiménez Ortiz, UN MONDO SENZA FEDE?, Elledici 1995


Nell'analisi delle grandi tendenze del decennio degli anni '90 e di fronte al Duemila la questione religiosa occupa, non a sorpresa, una posizione privilegiata. Dati e statistiche, correnti di opinione e fenomeni culturali indicano un crescente interesse per la religione, che sta pian piano assumendo il ruolo di un nuovo potere di carattere planetario.
Si cerca di spiegare questo enorme successo del fenomeno religioso alludendo alla «forza gravitazionale» dell'anno 2000: quando l'«ora» (l'ora finale di un'epoca, di un'èra, della storia?) si avvicina, la gente cerca rifugio nelle forze occulte che si tenta di dominare, in promesse tranquillizzatrici o nell'autoritarismo spirituale che offre sicurezza. Allo stesso tempo va chiaramente diminuendo la fede nella scienza, che si vede messa di fronte ai propri limiti e alla constatazione che essa non offre risposte per le questioni decisive dell'uomo. Il razionalismo tradizionale si sperimenta come una barriera che deve essere abbattuta per penetrare nel mondo del sentimento, dell'irrazionale e dell'occulto.
Si percepisce un enorme interesse per la spiritualità, accompagnato da un atteggiamento di sospetto e di sfiducia di fronte alle religioni organizzate, che non sembrano rispondere alle ansie profonde della gente: pace interiore, armonia ed equilibrio psichico, riconciliazione personale... Questo spiega la proliferazione di sette, di movimenti fondamentalisti, di gruppi di carattere carismatico, il successo di correnti all'interno delle religioni tradizionali che pretendono di rispondere alle necessità spirituali degli individui.
Sono passati già alcuni anni dal momento in cui molti avevano ritenuto impossibile che si verificasse una svolta a proposito della questione religiosa. Forse ci si era dimenticati che la storia umana non si svolge secondo leggi meccanicistiche calcolabili in anticipo, e che invece essa è il luogo del sempre nuovo ed inaspettato, il luogo della libertà. E tutto questo non è soltanto educativo, è anche consolatorio, perché evita la fossilizzazione nel presente, qualunque esso sia.
Di fronte all'odierna proliferazione del fenomeno religioso sarebbe ingenuo da parte dei credenti pensare ad una vittoria. È imprescindibile un atteggiamento prudente e critico, perché si rischia di cadere in una apologetica da quattro soldi, entusiasmati da alcuni segnali, necessariamente ambigui, di un ritorno del sacro. Questo «rinascimento» religioso è soprattutto, come riconoscono alcuni, un fenomeno di controcultura e non sembra che offra nuove possibilità per il futuro della fede cristiana, anche se dobbiamo essere sensibili alle sue sfide e alle sue provocazioni.
Non possiamo fare a meno di assumere un atteggiamento di discernimento per riuscire a percepire tut ti i messaggi che ci vengono da una situazione tanto complessa. In mezzo all'ambiguità di tale situazione è possibile scoprire indizi di un ritorno dell'uomo su se stesso, verso la profondità del suo essere. In realtà l'essere umano non si considera soddisfatto dei risultati conseguiti dalla scienza e dalla tecnica. In forme molto diverse e a volte anche camuffate vengono costantemente a galla gli interrogativi che determinano la ricerca incessante di un significato, la nostalgia irreprimibile per il totalmente Altro, per il divino e il trascendente. Questo risorgere del fenomeno religioso può significare nuova fiducia in un senso generale, una maggiore sensibilità verso la giustizia e verso la realizzazione integrale dell'uomo. Può significare la volontà di cercare il fondamento della persona, di perseguire i cammini del silenzio e della meditazione.
Ci sono fattori che spiegano questo rifiorire religioso, come ad esempio l'esperienza di vuoto e di insoddisfazione che invade l'uomo in mezzo al consumismo, e la domanda lacerante che riguarda il senso di certe vite, come quella dell'anziano o del malato terminale, che nella società della efficacia e della pura utilità non sembrano avere nessuna giustificazione. Altri motivi possono essere il disincanto generalizzato di fronte al naufragio di certi miti come la scienza, le ideologie, l'emancipazione sessuale. In un mondo di poteri anonimi e onnipresenti, di grandi strutture e sistemi di ogni tipo, l'uomo si sente perduto e alienato nella sua libertà e personalità. L'anelito verso il trascendente si manifesta poi nelle esperienze più diverse, comunque ambigue, che però ci aprono alla realtà della dimensione religiosa della vita, che può essere repressa o sviata verso mete e obiettivi di carattere ambiguo, ma che non può in nessun caso essere totalmente estirpata.
Nonostante certe opinioni precipitose, scaturite nell'ambito della discussione sulla secolarizzazione, il mitico, il sacro, il mistico, l'estatico non sono stati eliminati dalla condizione umana. L'uomo non vive soltanto di conoscenze scientifiche. E lontano dall'essere espressione della miseria dell'uomo, come pensava Marx, questo risveglio religioso è un fenomeno tipico delle società evolute del mondo occidentale. Non è una protesta contro la miseria economica, bensì una protesta contro la mancanza di senso delle società ricche, che aumentano senza sosta i mezzi a loro disposizione, ma che soffrono una assenza crescente di fini. È interessante verificare come per molti giovani di oggi il discorso religioso non sia espressione di carenza psicologica o sociale, quanto piuttosto di carenza di creatività e di solidarietà con gli altri.
I cristiani dovrebbero chiedersi se questa emigrazione spirituale che ha luogo in questo periodo non significhi che la Chiesa si è preoccupata troppo dell'aspetto organizzativo ed istituzionale, dimenticando la necessità concreta di spiritualità, di fraternità e di solidarietà. Forse questa ricerca del religioso al di fuori dei limiti cristiani avrà un'influenza salutare sulla Chiesa e allo stesso tempo potrà aiutare coloro che si affannano per le altre strade spirituali, a relativizzare anche l'attrazione esercitata da altre offerte religiose. È possibile che queste persone scoprano che non è necessario uscire fuori dall'ambito ecclesiale e cristiano per trovare quella dimensione religiosa.
In questo magma confuso e sorprendente del risorgere del religioso emerge il fenomeno della New Age, che si presenta come un punto di convergenza di molti dei nuovi movimenti religiosi alternativi. Forse è proprio questa complessa corrente culturale, difficile da definire e da precisare, che esprime nella forma più completa lo spirito della così detta nuova religiosità, che si va estendendo tra gli strati sociali di alto livello economico e intellettuale come una «cospirazione» pacifica, con la coscienza chiara di star diffondendo un nuovo paradigma (modello!) culturale in cui la ricerca spirituale è una avventura personale che prescinde da chiese e da dogmi. Si tratta di un individualismo religioso che intende estrarre dalla propria interiorità le risorse spirituali.
Questo complesso movimento della New Age è probabilmente la sfida più grande che il cristianesimo si trova ad affrontare nel campo religioso. E per alcuni esso sarà la sua minaccia principale nei prossimi decenni, visto che sembra che non si tratti di una moda passeggera in una società secolare e consumista, quanto piuttosto di una tendenza di grande importanza e persistenza.

1. PROFILO ED ORIGINI DELLA NEW AGE

Nel movimento della New Age scopriamo un fenomeno culturale complesso, sostenuto e promosso da fattori molto diversi e da necessità di tipo individuale e sociale, soprattutto di carattere psicologico. Di fronte alla frammentazione, dispersione, aggressività del nostro tempo, la New Age propone un'offerta di riconciliazione e pacificazione interiori, di una espansione della coscienza oltre i suoi limiti apparenti, di una visione della realtà che seduce e affascina: unità e totalità, superamento dell'amore personale verso una trascendenza inglobante e dinamica, inserimento organico del microcosmo dell'essere umano nel macrocosmo dell'universo, valorizzazione degli aspetti emotivi ed intuitivi, elaborazione di un sincretismo religioso fatto a misura dei sogni e dei desideri dell'uomo. E tutto questo viene proposto in un'atmosfera di disponibilità e di calore umano.
I mezzi che conducono a questa liberazione, a questa armonia interiore, sono la meditazione, l'esperienza mistica del proprio corpo, lo yoga, la danza, la riscoperta di conoscenze esoteriche e mitologiche...
I seguaci della New Age, che formano un movimento senza strutture gerarchiche, uniti in molteplici «reti» di persone e gruppi che «cospirano» per l'avvento della New Age, partono dalla convinzione che l'umanità si trovi di fronte ad un cambio epocale di carattere cosmico, determinato dal passaggio dalla violenta costellazione dei Pesci alla costellazione pacifica dell'Acquario, secondo il calendario esoterico-astrologico. Ciò porterà con sé una New Age di pace e fraternità.
La New Age si presenta come una forma di religiosità, come una forma molto personale di spiritualità, come una visione globale della realtà che contempla il cosmo come un tutto, come un'unica emanazione dell'energia spirituale e divina, come un unico spirito, come un'unica coscienza che permea tutto.
Non è necessario essere molto perspicaci per scoprire nei contenuti intellettuali della New Age mani- polazioni di dati scientifici, di fatti storici, di interpretazioni di autori, di concetti fondamentali della spiritualità cristiana e di tradizioni religiose. Essa promuove la strumentalizzazione di forze misteriose e di riti ancestrali, però rigetta tutto quello che non si inserisce bene nel proprio schema prestabilito.
Questo movimento della New Age, così come lo conosciamo noi, è sorto nei primi anni '70 in California, dopo le turbolenze critiche degli Anni '60, come punto di cristallizzazione di progetti alternativi che pretendevano di elaborare un nuovo modello culturale totalizzante: di fronte alla distruzione dei miti del progresso e del consumismo, di fronte alle dottrine e alle strutture delle chiese tradizionali esso offriva una autentica liberazione dello spirito, una sorprendente liberazione della coscienza, una New Age di amore. Già nel 1961 Michael Murphy e Richard Price avevano aperto l'Istituto Esalen nell'area del Big Sur in California, dando origine a quello che successivamente fu conosciuto come il «movimento del potenziale umano», nucleo originario della New Age. Tra coloro che diressero seminari in Esalen nei primi anni figurano Arnold Toynbee, Carl Rogers, Paul Tillich, Rollo May e un giovane laureato di nome Carlos Castaneda. Già nel 1962 Abraham Maslow entra in contatto con l'Istituto.
La New Age affonda le sue radici nel teosofismo. La Società Teosofica fu fondata a New York nel 1875 da Helena P. Blavatsky (1831-1891), una spiritista dalla vita confusa che diede un marcato orientamento hindu alla Società dopo il suo trasferimento a Adyar-Madras (India) nel 1879. I suoi obiettivi erano la creazione di una fraternità universale, lo studio delle religioni orientali e l'uso delle energie spiritiste. Con il trasferimento in India si andarono accentuando sempre più le influenze buddhiste e induiste, che sostituirono a poco a poco quello che restava della tradizione cristiana. Questo determinò nel 1897 una prima scissione nel movimento teosofico, guidata da Franz Hartmann, che fondò in Germania la Fraternità Teosofica Internazionale. Nel 1913 Rudolf Steiner provoca una nuova rottura di fronte alle pretese di Anne Besant, che era succeduta a H. P. Blavatsky, di eleggere un giovane hindu come Gesù reincarnato e di educarlo come salvatore del mondo.
Dagli anni Quaranta la Società Teosofica si è andata frammentando in piccoli gruppi e sette che mantengono fondamentalmente alcune linee di pensiero di base: all'interno di una visione evoluzionistica riempita di fantasie assurde, visione che riguarda tutto l'universo, compreso anime, spiriti e Dio stesso, viene offerto un miscuglio disparato di elementi presi dalle grandi religioni, di occultismo, di magnetismo, di spiritismo, di astrologia e di esoterismo. Dio scompare come realtà personale e la liberazione dell'uomo dipende dalla sua capacità di porsi in contatto con gli spiriti supremi, che guidano e garantiscono il processo evolutivo verso la perfezione definitiva.
Queste idee hanno influito in modo decisivo sul movimento della New Age, soprattutto per mezzo di Alice A. Bailey (1880-1949), allieva di Madame Blavatsky, che fondò nel 1923 un proprio gruppo teosofico chiamato «Scuola Arcana» e che ideò il nome di «New Age». Diverse organizzazioni hanno poi pian piano diffuso, partendo dai suoi numerosi scritti, il messaggio della «New Age dell'Acquario» con l'an nuncio di una nuova religione per tutto il mondo e con la venuta definitiva di Cristo. Però la salvezza degli uomini dipende soltanto da loro stessi. A. A. Bailey disegnò il cammino di questa autosalvezza, caratterizzato da un metodo di iniziazione mediante il quale si stabilisce un «ponte di luce» (l'«arco iris», simbolo centrale della New Age) tra la coscienza che l'individuo ha di sé e il suo vero e divino «se stesso». Attraverso questo «ponte di luce» le energie spirituali e divine penetrano nella vita di tutti i giorni e la trasformano.

2. ELEMENTI CARATTERISTICI DELLA RELIGIOSITÀ DELLA NEW AGE

2.1. Residui di religioni e dimensione esoterica

Sui seguaci della New Age esercitano una grande attrazione le religioni orientali, soprattutto l'induismo e il buddhismo, per l'importanza che esse attribuiscono all'esperienza, alla meditazione e per la seduzione che esercita l'unità assoluta della loro concezione del mondo.
Si fugge dai dogmi e dalle dottrine, dalle norme e dalle leggi delle chiese cristiane e si confida nel potere delle proprie esperienze spirituali, nella capacità dello yoga o dello zen, della meditazione, di superare la dispersione o la tensione, per «incontrarsi» psicologicamente, «perdendosi» attraverso la dissoluzione dell'individuale in una unità cosmica assoluta. Negli ambienti della New Age la reincarnazione è interpretata ordinariamente partendo dal postulato (tipicamente occidentale) del progresso illimitato e dunque da uno schema ottimistico con un marcato carattere narcisistico. Le teorie teosofiche sono il canale principale attraverso cui la New Age riceve tutto il confuso messaggio sulla reincarnazione. La reincarnazione nell'induismo non è, tuttavia, un mezzo luminoso e felice di sopravvivenza oltre la morte, bensì la forma penosa e dolorosa con cui si arriva pian piano ad ottenere la purificazione dalle cattive azioni commesse in ciascuna esistenza terrena.
Del Tantrismo si accetta la meditazione kundalini, però si semplifica il suo complesso processo di elevazione della coscienza per fermarsi semplicemente alle sue esperienze di tipo sessuale, che si trasformano in un ulteriore oggetto di consumo e di esplorazione curiosa. Il Taoismo cinese offre alla nuova religiosità la sua visione popolare della realtà, dell'unità nella tensione, attraverso i principi yin e yang. Da esso deriva anche la sfiducia di fronte alle argomentazioni logiche, la valorizzazione dell'intuizione e dell'armonia con ciò che ci circonda. E la grande corrente mistica del Sufismo è interpretata in una linea panteistica, per cui Dio e l'uomo si identificano, dimenticando il suo originale monoteismo islamico.
Nelle religioni primitive degli indios del Nord America la New Age trova il sentimento profondo del vincolo totale che lega l'uomo alla natura, però tralascia di considerare l'esperienza monoteista del Grande Spirito. Il cosiddetto «neosciamanesimo» esercita anch'esso una grande influenza su tutto questo variegato movimento. Uno degli avvenimenti che più di tutto contribuirono all'enorme interesse risvegliato negli Stati Uniti dallo Sciamanesimo è stata la pubblicazione nel 1969 della tesi dottorale di antropologia di Carlos Castaneda, che fu seguita da diversi libri nei quali l'autore descrive il suo apprendistato presso lo sciamano D. Juan, nel nord del Messico.
In Europa invece si esalta la religiosità celtica, ricreando fantasiosamente «il segreto sapere dei druidi», venerando le sue divinità femminili, praticando i suoi rituali pagani nei «luoghi di forza», come Stonehenge in Inghilterra.
Per comprendere bene la dimensione esoterica della New Age è utile conoscere la radice etimologica della parola esoterismo, che si trova nel termine greco esóteros (ciò che è interiore, recondito, occulto). Questo significato si oppone a exóteros, che significa «quello che è esteriore, che sta fuori». Nel tardo greco esoterikós stava ad indicare «ciò che è scientifico in senso stretto», mentre exoterikós esprimeva «il popolare, ciò che è comprensibile per gli ignoranti», per il pubblico in generale. Si capisce allora come la conoscenza esoterica sia destinata soltanto a pochi, a quegli eletti, agli iniziati che hanno accesso unico e privilegiato ai misteri della vita e del divino.
Oggi si sottolinea il fatto che questo sapere deve essere offerto a tutti come unica possibilità di salvezza in un'epoca di enormi trasformazioni e crisi. Così l'esoterismo viene presentato come qualcosa di possibile e necessario. C'è da chiedersi però a che livello e in che contesto si manifesta, perché anche la verità deve essere controllata secondo l'opportunità psicologica o morale e l'equilibrio delle realtà tradizionali.
La tradizione dell'esoterismo occidentale si mette in marcia soprattutto nei secoli II e III come un messaggio segreto di salvezza, che si alimenta dei miti egizi e greci, dei culti misterici ellenisti, di frammenti neoplatonici e gnostici, con influssi ebrei, hindù e cristiani. Il Dio Ermete Trismegisto, che gli ellenisti di Alessandria identificavano con Thot, il dio egizio della sapienza, è considerato come il rivelatore di qualunque sapere esoterico. Il suo nome dà unità ad un'abbondante letteratura greca di «filosofia ermetica», con elementi stoici, platonici e aristotelici, che si va sviluppando nei secoli 11 e III (Corpus Hermeticum), con contenuti di magia, astrologia, cosmogonia, antropologia, escatologia. L'intento principale di questi scritti è offrire gnosi, conoscenza di Dio e del cosmo, attraverso cui si consegue la salvezza.
Dopo la cosiddetta «iniziazione», sotto la guida di un iniziato, seguendo alcuni riti determinati si poteva accedere ai segreti che rendono possibile l'espansione della coscienza e la salvezza dell'individuo. Si pretendeva di scoprire le leggi occulte del cosmo come fonte di potere sulla realtà. Nell'ambito della New Age si pretende oggi di recuperare la conoscenza di queste leggi per ottenere poteri straordinari che rendano possibile dirigere il flusso energetico del cosmo e intervenire sui destini degli esseri umani. In questo modo si giustifica, in questa nuova religiosità, l'utilizzazione della cartomanzia, dell'astrologia, della cabala, dell'occultismo, dello spiritismo...

2.2. Il fattore psicologico e terapeutico

Quando ci si introduce nei meandri complessi, confusi e polimorfi della New Age, c'è qualcosa che appare con assoluta chiarezza: l'enorme valorizzazione della psicologia, di una determinata psicologia. In realtà questa nuova religiosità ci si offre come uno straordinario processo di psicoterapia, che ricorre ad ogni tipo di tecnica e di metodi per generare nell'individuo l'armonia, la pace interiore, l'espansione della coscienza.
Per i seguaci della New Age il mondo si trova di fronte ad un passaggio imminente, davanti ad una evoluzione spettacolare della coscienza. Essi sentono la morte di un mondo e la nascita di un altro mondo, e percepiscono il risveglio di un numero sempre più grande di esseri umani di fronte al proprio potenziale divino, attraverso le esperienze mistiche di molte persone in diverse parti del mondo. Ed affermano che proprio certi psicologi occidentali come William James, Carl Jung, Abraham Maslow e Roberto Assagioli hanno dedicato l'energia della loro maturità al tentativo di comprendere tutto questo bisogno di trascendenza e di spiritualità.
Sotto l'influenza di questi psicologi e con una interpretazione molto particolare di alcune delle loro opere e categorie scientifiche, si è andato sviluppando nell'ambito della New Age la cosiddetta psicologia transpersonale, considerata come la «quarta forza» dopo la psicoanalisi, il comportamentismo e la psicologia umanista. Essa pretende di studiare scientificamente le «metanecessità» dell'individuo, i suoi valori fondamentali, la sua coscienza totale, le esperienze-vertice (le peak-experiences di A. Maslow), l'estasi e le esperienze mistiche, il significato ultimo, la trascendenza dell'io e la coscienza cosmica, l'autorealizzazione e la felicità...
Secondo il pensiero della New Age, il fatto che la psichiatria e la psicologia tradizionali non abbiano riconosciuto la dimensione spirituale dell'esistenza, che non siano stati capaci di distinguere tra le credenze religiose intolleranti di molte religioni e la profondità delle autentiche tradizioni mistiche delle differenti scuole di yoga, zen, taoismo, della cabala, dello gnosticismo o del sufismo, deve essere attribuito all'orientamento meccanicista e materialista della scienza occidentale. La psichiatria tradizionale viene poi accusata di aver presentato come autentiche patologie le esperienze spirituali dirette, come il sentimento dell'unità cosmica, la percezione di una energia divina che fluisce attraverso il corpo, ricordi di incarnazioni precedenti o visioni di luce di bellezza soprannaturale.
Soltanto questa psicologia transpersonale, centrata sullo studio della coscienza, si sente in grado di riconoscere il significato delle dimensioni spirituali della realtà psichica dell'uomo. I seguaci della New Age la considerano l'unica psicologia capace di aiutare a chiarire, interpretare e risolvere le questioni poste dai fenomeni paranormali della coscienza, appoggiandosi alle tradizioni e sui testi del buddhismo, del sufismo, dello yoga, ecc.

2.3. Dati scientifici e prospettiva ecologica

I teorici della New Age danno per scontato l'avvento di un nuovo paradigma culturale, sostenuto da una visione scientifica della realtà, totalmente rivoluzionaria. E per questa ragione ricorrono, soprattutto, ai lavori scientifici di I. Prigogine, J. S. Bell e K. Pribram, che sembrano confermare la visione unitaria della mistica orientale e spiegare i fenomeni parapsicologici, come la visione a distanza, la telepatia, la precognizione, la psicocinesi...
A questo punto risulta sorprendente il principio olonomico della New Age, basato sui lavori sul cervello effettuati dal neurologo K. Pribram, unitamente agli studi su un nuovo ordine nella fisica condotti da David Bohm: il cervello è un ologramma che interpreta un universo olografico, come unità integrale, in cui tutto si compenetra e influisce reciprocamente, nel quale tutto è in ognuno e ognuno è nel tutto, un universo in cui il soprannaturale è parte del naturale. In tal modo è possibile spiegare il trasferimento di energia nei fenomeni parapsicologici, in una dimensione che trascende lo spazio ed il tempo, e nella quale perciò non è necessario che si sposti questa energia, perché in questa dimensione non esistono un qua e un là.
Per Marilyn Fergusson, una delle principali rappresentanti del movimento della New Age, l'attuale convergenza di rivoluzioni scientifiche porta con sé il messaggio dell'artificialità della nostra vita e della necessità di vivere in intima connessione e comunione con la natura. La dimensione ecologica è essenziale in questa nuova religiosità.
La sensibilità ecologica appartiene oggi al patrimonio comune di molti movimenti civili, politici e religiosi. Lo sviluppo economico incontrollato degli ultimi decenni, lo sfruttamento smisurato delle risorse, i disastri ecologici che colpiscono periodicamente l'opinione pubblica occidentale, hanno determinato un'atmosfera di allarme giustificato per l'ambiente e un senso di responsabilità davanti al futuro del nostro pianeta. Siamo di fronte ad una crisi di tale livello che il movimento ambientalista può essere considerato una autentica reazione di sopravvivenza.
Però si verificano anche tendenze estreme con un atteggiamento militante di colorazione religiosa. Si parla di «fondamentalismo» verde ed ecologico. E in alcuni casi, sia dentro che fuori dei gruppi della New Age, ci troviamo di fronte ad una «ecoteologia» che propugna ritorni nostalgici alle «origini», in modo da instaurare una autentica «ecoteocrazia».
M. Fergusson si esprime con più cautela ed equilibrio. Ritiene che ci siano segni evidenti di una sorprendente adesione al «nuovo paradigma ambientale», della accettazione di un'economia stabile e di una crescita industriale controllata. Difende i nuovi disegni urbanistici che vogliono conservare la parte migliore di una cultura altamente tecnologica unendola ad un nuovo atteggiamento di fronte all'ambiente. Afferma che in nessun altra realtà come in questo risveglio della coscienza tecnologica risulta tanto evidente la connessione tra tutto ciò che esiste.
Nell'ambito della New Age l'ecologia acquista in generale un alone mistico. La coscienza di una unità cosmica che cerca e promuove questa nuova religiosità ha nell'incontro con la natura il suo simbolo per eccellenza. Possiamo parlare di un biocentrismo assoluto in cui la Terra è concepita come un unico essere vivente di carattere sacro. Il mondo è stato «reincantato» e l'uomo appare come una cellula di questo organismo planetario.

3. LA NEW AGE E I BISOGNI DELL'UOMO D'OGGI

La società dei grandi mezzi di comunicazione sociale è anche la società della solitudine e dell'isolamento. Essa esclude ed emargina coloro che non sono utili all'ingranaggio socioeconomico. E la competizione smisurata, i meccanismi di controllo e di pressione, l'aggressività dell'ambiente sociale destabilizzano quelli che sono integrati, i trionfatori, con innumerevoli conflitti che esigono una enorme quantità di energia per essere superati ed assimilati. Si aspira ad equilibrio e serenità, spazi ed ambienti in cui siano possibili la spontaneità e la gratitudine, nei quali il sorriso e la cordialità non abbiano prezzo.
Nel mondo giovanile la frammentazione esistenziale, la limitata capacità di sopportazione, l'abitudine alla gratificazione immediata rende i giovani vulnerabili e incapaci di sopportare la solitudine e l'insuccesso. La famiglia e gli educatori non sembrano rispondere alle loro necessità di appoggio, di sicurezza e anche di autorità. Cercano affannosamente qualcuno che li protegga e che li guidi.
E d'altro canto l'esigenza più profonda del cuore umano continua ad essere la comunione personale, in un clima di amore e di accettazione. Se una persona desidera sviluppare le proprie capacità, ha bisogno di gruppi che la prendano in considerazione, che le rendano possibile un'atmosfera di accettazione e di fraternità. Si desidera intensamente appartenere a «qualcuno» che dia solidità e fondamento ad una personalità altamente frammentata e con poca consistenza psicologica. Si anela amicizia, incontro, un rifugio di fronte alle aggressioni esterne. Non importa spesso quali siano i presupposti e le risposte teoriche del gruppo scelto, se in questo si trova affetto e calore umano, se esso offre sicurezza e protezione.
In questo modo le chiese, le comunità religiose o le sette non vengono giudicate spesso per il loro contenuto di verità. La questione della verità resta a parte. La scelta di una religione viene fatta tenendo conto delle sue capacità di reazione di fronte alle necessità individuali, in gran misura di tipo psicologico, considerando la sua utilità immediata per rispondere a concreti desideri di sicurezza e di equilibrio personale.

3.1. Di fronte alla ricerca di identità e di armonia, una coscienza integrale cosmica

Nelle società occidentali, fortemente strutturate a livello politico ed economico, l'individuo si sente perduto nell'anonimato e nel pluralismo sociologico difficilmente assimilabile. La disarticolazione delle scale tradizionali di valori, la confusione ideologica, la minaccia dei poteri anonimi, lo sradicamento culturale ed affettivo a causa della decomposizione, disgregazione o allontanamento delle comunità che offrivano un riferimento immediato agli individui (famiglia, paese, tradizione culturale, chiese...), impediscono un adeguato processo di identificazione. L'uomo dei nostri giorni procede cercando affannosamente un appoggio interno, psicologico e sociale, che gli permetta di vivere con un certo senso e con una certa sicurezza. La carenza di identità personale è enormemente grave nel mondo giovanile e dà luogo a ogni genere di soluzioni: tribù urbane, droga, gruppi violenti di ideologie estremiste, sette...
La risposta della nuova religiosità, soprattutto nell'ambito del fascino della New Age, è di tipo fondamentalmente psicologico: prendere coscienza della propria interiorità, immergendosi negli strati più profondi del subcosciente, dove è possibile scoprire l'unità del cosmo, alla quale anche l'io appartiene, e nella quale è possibile trovarsi e riconciliarsi definitivamente.
L'uomo deve annullare la distanza che lo separa dalla realtà e immergersi completamente in essa, farsi una cosa sola con la vita che in essa è nascosta. Nel centro stesso della realtà vibra un solo suono di tono pieno: tutto quello che esiste non è altro che un prolungamento e una dissoluzione di questo suono originario nella dispersione spazio-temporale. L'uomo trova un senso quando si immerge in questo suono originario, quando rinuncia ad essere egli stesso isolato, quando rinuncia al suono individuale del proprio io e si tuffa nel suono cosmico totale, quando sente il mondo come una unità nella quale tutto si compenetra ed influisce reciprocamente. Tutto è in qualche modo in ognuno e ognuno è nel tutto. I fenomeni individuali sono insignificanti. Quanto più a fondo si penetra nelle fondamenta della realtà, tanto più si sperimenta l'unità cosmica. E in questa esperienza si scopre la propria identità nell'identificazione con il tutto.
La chiave per questa unità con il tutto è la coscienza integrale. Secondo le ipotesi della fenomenologia culturale, l'umanità è probabilmente passata attraverso diversi livelli di coscienza. In primo luogo si parla di coscienza arcaica, nella quale non esisteva una differenziazione tra il cosmo e l'uomo. Questi si sentiva legato al proprio mondo circostante, in una identificazione totale. Nella coscienza magica si percepisce già la natura come qualcosa di distinto. Per questo si sente la necessità di possedere il mondo e di difendersi dalle forze scatenate della natura, ponendole al servizio dell'uomo. Egli vive profondamente intrecciato con quello che gli sta intorno e nella coscienza comincia a venire a galla il problema religioso con la sua intuizione del «totalmente Altro». Nella coscienza mitica si va acquisendo il sentimento della esistenza dell'io e della polarità che esiste tra questo e il mondo. Tale coscienza si esprime attraverso i miti, i quali hanno la pretesa di spiegare la realtà. Nella coscienza intellettuale che compare in Grecia e che abbiamo ereditato in Occidente, l'uomo trasforma se stesso nella «misura di tutte le cose». Il suo obiettivo è dominare il mondo e sottometterlo. Questa coscienza si manifesta nel pensiero concettuale e logico, nelle immagini dualiste della realtà e nella mentalità quantificatrice.
Oggi sembra che stia nascendo la coscienza integrale, qualcosa di completamente nuovo che integra in sé tutto quanto c'è di positivo nelle altre forme di coscienza, ristabilendo lo stato originale della coscienza arcaica, purificata e arricchita dalla storia. Si cerca un'intensificazione di questa coscienza che renda possibile l'unità originaria tra l'essere umano e il mondo. In questo modo si conseguirebbe una coscienza «sovrarazionale», «arazionale», che riuscirebbe a vivere nell'esperienza continua della totalità del mondo e della sua origine, una coscienza che capterebbe la realtà del mondo in totale trasparenza senza le schiavitù dello spazio e del tempo.
Utilizzando concreti mezzi psicologici, che rendono possibile l'esperienza del sé, e per mezzo della pratica della meditazione, che ha per obiettivo principale l'eliminazione della tensione soggetto-oggetto, si può favorire, secondo i pensatori della New Age, la «trasformazione» della coscienza intellettuale nella coscienza integrale, attraverso un processo a quattro tappe: accesso, esplorazione, integrazione e cospirazione.
L'accesso si ottiene in seguito allo scontro determinato da certi dubbi che incrinano l'immagine che avevamo fino a quel momento del mondo, oppure è possibile grazie agli impulsi che vengono determinati da certe esperienze con l'LSD, con la meditazione, con l'esperienza del corpo e di se stessi.
Durante la fase dell'«esplorazione», l'individuo cerca con ansia la nuova coscienza, provando tutti i mezzi possibili con un atteggiamento consumistico totalmente inadeguato.
Nella fase dell'«integrazione» la persona vive un'esperienza intuitiva della totalità, ottenendo una nuova comprensione di sé e della sua nuova realtà.
La «cospirazione» è l'ultima tappa, in cui l'«illuminato» si associa con altre persone dalla coscienza trasformata per ottenere, in forma solidale, la trasformazione sociale.

3.2. Di fronte all'angoscia che genera la frammentazione e la complessità, una mistica di unione con il cosmo

Il nuovo fronte delle scienze sperimentali, soprattutto della fisica e della biologia, è la complessità.
Queste scienze reclamano delle teorie che sappiano definire grandezze in grado di rendere ragione del caso e delle incertezze, dell'ordine e del caos, delle complesse causalità; infatti la società, l'uomo e il mondo hanno bisogno di una riflessione che non semplifichi, che non sia riduttiva, bensì che illumini la sua radicale e ambigua complessità.
Si comincia a comprendere che è possibile concepire gli esseri e gli oggetti soltanto nella loro relazione complessa e indissolubile con quanto sta loro intorno. Si ha bisogno di un modo di pensare che sia adeguato alla complessità del reale e il cui obiettivo principale consista nell'elaborare teorie necessarie per affrontare la realtà. La complessità si sente come una minaccia che incombe sopra le nostre strutture mentali, sopra le nostre convinzioni e credenze. Il problema è che la realtà è diventata per noi incommensurabile.
Andiamo ansiosi alla ricerca di una formula unificatrice o di una teoria universale che renda più sopportabile l'enorme peso della complessità, che le conferisca profili e contorni intelligibili. Però la realtà ci resiste. La sua densa opacità ci porta allo sconcerto o alla banalità e semina la nostra vita di interrogativi e conflitti. Si anelano risposte. E si è persino disposti ad accettare semplificazioni, mutilazioni, ricette chiare e definitive di uso immediato, da qualunque posto esse vengano, dal passato o dal futuro, da oriente o da religioni arcaiche. L'obiettivo fondamentale è avere certezze che evitino l'angoscia dell'incertezza o del dubbio. L'illusione è nascosta nella speranza di eliminare l'ambiguità e cancellare la minaccia di una realtà terribilmente complessa.
La soluzione che offre la nuova religiosità è una mistica interpretata come unificazione dell'io con se stesso e con il mondo, come confluenza tra soggetto e oggetto. L'universo è presentato come una totalità, come un organismo vivente. Chi scende nel profondo della realtà fa l'esperienza dell'unità del tutto. Nella radice dell'esistente tutto è semplificato e unificato: Dio e mondo, spirito e materia, anima e corpo, intelligenza e sentimento... costituiscono un'unica e immensa vibrazione, un oceano infinito di energia.
Specialmente nelle religioni orientali la New Age trova i percorsi spirituali e le tecniche (yoga, zen, meditazione trascendentale e kundalini...) per giungere all'esperienza mistica del Tutto Divino, dell'Energia cosmica, sviluppando così le capacità della persona umana fino al superamento dei condizionamenti e delle limitazioni della condizione umana nello spazio e nel tempo. Il proponimento più elevato del misticismo orientale è quello di arrivare a prendere coscienza dell'unità e della reciproca interrelazione tra tutte le cose, trascendere la nozione di un io individuale isolato e identificare se stesso con la realtà. Questa esperienza («illuminazione»), una volta conseguita, coinvolge tutta la persona, e nell'opinione degli intellettuali della New Age deve essere considerata religiosa nella sua forma più matura e definitiva.

3.3. Di fronte all'anelito di assoluto, una spiritualità senza trascendenza

Come abbiamo constatato esaminando le cause del rifiorire religioso dei nostri giorni, esiste nell'uomo d'oggi un profondo anelito di assoluto, mascherato sotto forma di esperienze e fenomeni molto diversi, che rivelano un interesse vitale per il mistero e per la profondità della vita e delle cose, una necessità irreprimibile di autenticità e di senso esistenziale.
Però negli ambienti della nuova religiosità si rinuncia alla soluzione delle chiese, e anche alla realtà di un Dio personale e naturalmente a qualunque tipo di contenuti dottrinali. Si crede che solo in questo modo sia possibile riuscire ad abbandonare una volta per tutte il dogmatismo, l'intolleranza e tutte le barriere che sono state poste all'evoluzione e all'ampliamento dell'esistenza e della coscienza. Soltanto attraverso la sintonia e l'identificazione mistica con la natura e con l'universo l'uomo potrà giungere alla libertà, sviluppando tutte le sue potenzialità personali.
Questa spiritualità senza trascendenza personale è un elemento essenziale del pensiero di M. Fergusson, una pensatrice di notevole rilevanza all'interno del movimento della New Age. Descrivendo l'«avventura spirituale come una connessione con la fonte», ha contribuito in modo determinante con dati e testimonianze al passaggio che si sta verificando dalla religione alla spiritualità. Secondo la sua opinione la maggior parte della gente comincia la ricerca spirituale come una ricerca di senso. Si avverte una crescente nostalgia per l'aspetto spirituale in mezzo al materialismo consumistico, però si respinge la religione tradizionale come luogo dove trovarlo.
Si intensificano le esperienze «dirette» nel campo del misticismo orientale, però si abbandonano le forme e i segni esterni delle religioni organizzate, che si scontrano contro uno scetticismo crescente e che non riescono a trasmettere alla gente le loro convinzioni fondamentali. La Chiesa cattolica viene in concreto accusata, negli Stati Uniti, di essere scossa e insicura di fronte alle esigenze di riforme reclamate dai laici, alla partecipazione massiccia di cattolici ai movimenti pentecostali e carismatici, alle numerose defezioni degli ultimi tempi tra clero, religiosi e fedeli.
Si pensa che i grandi cambiamenti culturali vengano preceduti da una crisi spirituale, da un cambiamento dell'atteggiamento con cui gli esseri umani contemplano se stessi, delle loro relazioni con gli altri e con il divino. In questi grandi cambiamenti si produce uno spostamento dalle religioni di carattere normativo a quelle che propongono un'esperienza spirituale diretta.
L'avventura spirituale è piena di rischi. Però uno dei suoi pericoli più immediati è rappresentato dalle dottrine religiose. Questa spiritualità senza trascendenza richiede di abbandonare qualunque forma di fede: i dogmi, ma anche l'ateismo e l'agnosticismo. La persona deve riuscire ad ottenere la consapevolezza della propria esperienza personale. I maestri devono insegnare tecniche che rendano possibile la propria esperienza, però non dottrine, che sono conoscenze di seconda mano. Il mistico deve accontentarsi di segnalare un cammino per mezzo del quale tutti noi possiamo realizzare personalmente l'esperienza della coscienza dell'unità. Il mistico non ci chiede di credere alla cieca, né di accettare alcun'altra autorità al di fuori della nostra intelligenza e della nostra esperienza.
Dio deve essere sperimentato come flusso, come totalità, come infinito caleidoscopio della vita e della morte, come causa ultima, fondamento dell'essere. Dio è la coscienza che si manifesta come il gioco dell'universo. Dio è la matrice organizzatrice, che possiamo sperimentare ma non esprimere, ciò che dà vita alla materia. Non è necessario postulare alcun obiettivo per questa causa ultima, né chiedersi chi o che cosa abbia determinato il Big Bang, o che cosa abbia dato origine all'universo visibile. Dio è la somma totale della coscienza esistente nell'universo, che si espande attraverso l'evoluzione del genere umano.

4. IL CRISTIANESIMO DI FRONTE ALLA NEW AGE: SUGGERIMENTI E PROVOCAZIONI

4.1. Che cosa possiamo condividere con questa nuova religiosità?

Con la New Age possiamo condividere il rifiuto dell'assolutizzazione della mentalità tecnico-scientifica che mutila per principio la realtà, poiché ignora o respinge le dimensioni umane, estetiche, simboliche, religiose, che sono accessibili soltanto attraverso una comprensione totale, in cui l'intuizione, promossa con tanto entusiasmo dai pensatori della New Age, ha il suo giusto posto.
Questa nuova religiosità ci aiuta a valorizzare con maggior profondità la complessità del reale. Ci mostra come fare per penetrare nel mistero dell'essere umano, che non può essere spiegato partendo da una mera visione meccanicistica, ma deve essere considerato in riferimento profondo e costante con l'ambiente naturale circostante, in solidarietà con il destino di questo mondo concreto. Con questo movimento possiamo condividere anche il rifiuto del materialismo e del consumismo. La profonda crisi culturale in cui siamo immersi presenta un aspetto spirituale che non possiamo sottovalutare né interpretare malamente. La ricerca di un senso, di un incontro con se stessi, di religiosità, di armonia con il cosmo, di spiritualità è un dato di fatto.
Di fronte allo scetticismo e al cinismo, di fronte alla paura e all'angoscia che sono così evidenti nelle nostre società occidentali, la New Age incoraggia l'ottimismo e la partecipazione nei processi che segnano la cultura attuale. Non possiamo accettare il modo in cui lo fa, però pensiamo che gran parte del fascino che esercita dipenda da questo sentimento di sicurezza e di liberazione che trasmette. Come credenti siamo chiamati ad essere segni di speranza tra gli uomini. Possiamo imparare dall'entusiasmo che dimostrano i seguaci della New Age.
Non si possono negare gli autentici valori umani (piacere, armonia personale, sensibilità ecologica, senso della solidarietà e della responsabilità, valorizzazione del corpo, dell'austerità, della creatività e dell'autonomia personale...) che vengono alimentati e stimolati dai gruppi di questa nuova religiosità; né si possono negare le sue intuizioni evidenti sui conflitti e sulle crisi che ci stanno colpendo in questo momento storico. Bisogna riconoscere la validità di certe proposte nel campo culturale, ecologico, nell'ambito della politica, dell'economia, della salute e dell'equilibrio psicologico. Però non possiamo neppure dimenticare altri aspetti concomitanti che presuppongono un'interpretazione dannosa dell'uomo, della ragione e della fede cristiana.

4.2. La risposta critica della fede cristiana

Il movimento della New Age si è trasformato in un duro concorrente per le religioni tradizionali, e in special modo per il cristianesimo. Facendosi scudo dietro l'apparizione di un nuovo paradigma culturale, offre un universo simbolico confuso, infestato da cose senza senso e da proposte strane.
Nella mistica della New Age si elimina la tensione tra soggetto e oggetto, e la relazione religiosa tra l'io e il Tu di Dio resta svuotata di contenuto. Al posto della grazia e dell'incontro gratuito con il Dio personale, si parla di espansione della coscienza e di ritrovamento di se stessi. In tal modo si cerca di rendere luminosa e trasparente la realtà. Si elimina la frammentazione interiore, e quella esteriore appare come totalmente irrilevante. Questa è soltanto apparenza, realtà illusoria. I dati psicologici si trasformano in criterio di verità. Si fa coincidere la profondità dell'uomo con la profondità della realtà. Il religioso si riduce all'aspetto psicologico.
In questo modo si risolve il problema della complessità e si disattiva la sua presunta minaccia con una semplificazione: tutto è una cosa sola, tutto costituisce una grande totalità animata di spirito, tutto è intrecciato come in una rete. Questa conoscenza integrale e lo stile di vita che essa implica sono i percorsi decisivi per arrivare alla salvezza secondo il pensiero della New Age.
In questa religiosità della New Age Dio e il mondo si considerano per principio come un'unità cosmica. Dio diventa il principio vitale, lo «spirito» dell'universo, la forza immanente che lo spinge verso la propria auto-organizzazione evolutiva. Però Dio non è più ormai un Tu che si trova al di sopra della nostra realtà finita, bensì un emblema, un termine collettivo, una oggettivizzazione di un essere fluttuante che sostiene e determina tutto. L'esperienza dell'amore si trasforma in un'esperienza di processi cosmici. Questa spiritualità senza trascendenza è sostenuta da una forma ulteriore di panteismo: Dio si identifica con il mondo. Incoraggia un gioioso interesse per il religioso, e manifesta una stanchezza non dissimulata verso il Dio personale. Promuove con ardore tecniche raffinate di meditazione, e non desidera sapere niente di quello che noi credenti abbiamo sempre inteso con il termine preghiera.
Inoltre bisogna tenere molto ben presente che nel pensiero della New Age la trasformazione sociale e della coscienza non sono nel profondo conseguenze di scelte dell'intelligenza e della libertà umana; esse nascono soprattutto come frutti, come manifestazioni del ritmo cosmico che sta alla base di tutta la realtà. Nascono dal dinamismo naturale dell'universo. Per questa ragione non è possibile evitare questo cambio, né ha senso opporsi ad esso. L'unica cosa importante è vibrare con questo ritmo e cercare di fare in modo che i dolori del parto siano i più brevi possibili, e che la nostra rinascita culturale si plasmi nella maniera più armonica.
Risulta difficile accettare che l'uso della cartomanzia, dell'astrologia, della cabala, dell'occultismo, dello spiritismo, la fede nella reincarnazione... siano le prove di una «ragione più comprensiva» della realtà di fronte al razionalismo tecnico-scientifico.
Di fatto sui progetti della New Age si proietta l'ombra allargata di una vecchia conoscenza del cristianesimo: lo gnosticismo. I suoi echi risuonano con assoluta chiarezza nei gruppi e nelle organizzazioni della New Age: nel suo avvicinamento esoterico alla realtà, nella sua concezione ciclica del tempo, nel suo dualismo «storicizzato», che esalta il futuro che si avvicina di fronte alla negatività e decadenza del vecchio paradigma del presente e del passato.
Partendo da un visione dualistica della realtà, lo gnosticismo antico attaccava i fondamenti stessi della fede cristiana, ricreandoli totalmente e proponendo una nuova spiritualità e un'etica distinta. Gli «eletti» si sentivano in possesso di una conoscenza esclusiva dei misteri divini, attraverso una rivelazione singolare, che rendeva possibile la salvezza dell'uomo, rompendo le catene che lo legavano a questo mondo sensibile, in potere delle tenebre, e facendolo così arrivare alla pienezza, al mondo della luce.
Lo gnosticismo attuale della New Age non è elitario. Non si fugge dal mondo reale concreto, bensì si pretende di trasformare questo mondo per mezzo del sapere umano per farlo diventare un mondo perfetto, luogo dell'autosalvezza dell'uomo. Si dissolve la trascendenza divina, però si parla in continuazione di religiosità, di mistica. Si propone un'etica impegnativa e i valori umani sono promossi con ardore. Non si attacca apertamente nessuna religione, però tutti i contenuti dottrinali sono disprezzati e considerati il pericolo maggiore che si possa correre nella ricerca personale della nuova spiritualità.
Nella New Age il cammino di salvezza è nascosto nel proprio «io». Attraverso esperienze soggettive e tecniche psicofisiche si raggiunge la «nuova coscienza integrale», l'«illuminazione» definitiva nell'incontro con se stessi dentro il «se stesso» transpersonale, che comprende la totalità, come energia cosmica che fluisce attraverso tutta la realtà.
La New Age si alimenta di concezioni e miti gnostici e, attraverso uno scientismo confuso e sotto l'influenza delle tradizioni mistiche orientali, attualizza il sapere umano come cammino di salvezza dell'uomo. Essa desidera dominare il Mistero e porlo al proprio servizio.
Il cristiano, una volta di più, in atteggiamento critico e dialogante, assumendo un atteggiamento di discernimento, deve confessare con convinzione la propria fede nel Signore Gesù, Parola definitiva del Padre, Salvatore dell'uomo e del cosmo, l'unico che può offrire lo Spirito che dà la Vita.