Antonio Jiménez Ortiz, UN MONDO SENZA FEDE?, Elledici 1995

 

L'anno 1989 rappresenta per l'Europa e per il mondo l'inizio di un complesso processo storico che ancora non sappiamo fin dove ci porterà. La fine sorprendente dei regimi comunisti ci ha messi di fronte ad una situazione completamente nuova sotto tutti i punti di vista. L'ateismo militante, sostenuto e promosso dagli stati dell'Europa orientale, è scomparso. Tutto questo determinerà un cambiamento nella tendenza all'espansione del fenomeno dell'irreligiosità che si è avuta nel XX secolo? È ancora troppo presto per poterlo affermare. Il fatto resta comunque estremamente significativo. Però dobbiamo riconoscere allo stesso tempo che nelle nostre società occidentali continuano ad esistere e ad operare attivamente i fattori che hanno favorito un'atmosfera di mancanza di fede, la quale si è concretizzata in atteggiamenti atei ed agnostici o in comportamenti che si muovono nell'atmosfera confusa della indifferenza religiosa.
La divinizzazione della scienza e della tecnica, che impongono nei diversi settori dell'esistenza umana i criteri della efficacia e della manipolazione; i successi delle scienze naturali, che diffondono una mentalità empiristica, la quale si vede a sua volta alimentata dall'ansia di possedere e consumare; la coscienza viva del male nel mondo, che appare come una sfida sconcertante nello scenario della vita quotidiana posto sotto i riflettori dei mezzi di comunicazione; la mancanza di coerenza da parte dei credenti e il rifiuto viscerale delle istituzioni ecclesiali... rendono spesso impossibile l'impostazione della questione religiosa e anche della domanda che riguarda il senso dell'esistenza, bloccano il cammino di accesso alla fede, o favoriscono praticamente lo scivolamento di molte coscienze verso la mancanza di fede.
Se prendiamo in considerazione gli ambienti culturali occidentali, è possibile osservare che in generale l'ateismo non viene più sostenuto con la stessa sicurezza e militanza dei decenni passati. Il tema «ateismo» ha perso a poco a poco interesse nei circoli intellettuali, mentre si faceva strada piuttosto un atteggiamento di cautela o anche di insicurezza di fronte alle questioni religiose, basato sulla convinzione che su questi temi non sia possibile sapere nulla.
L'ateismo non è più così aggressivo e militante, come qualche decennio fa. Certo, non mancano scrittori, artisti e pubblicazioni che attaccano la religione e difendono l'ateismo. Però non è questa la nota dominante. Molto più frequenti sono l'agnosticismo, il nichilismo, l'indifferentismo, il materialismo e l'edonismo a livello popolare. Il problema maggiore non sono l'ateismo né l'agnosticismo, bensì il crescente numero di cattolici non praticanti ed il loro allontanamento progressivo dalla Chiesa. È un fatto che, nonostante i cambiamenti positivi nella vita dei cristiani e nella Chiesa stessa, continua ad esistere ancora un'immagine negativa della Chiesa poco in accordo con il Vangelo, immagine profondamente radicata nei non credenti e persino in alcuni credenti. È questa immagine negativa della Chiesa, insieme ai fattori indicati prima, che spinge frequentemente ad atteggiamenti atei o agnostici.
L'ateismo contemporaneo ha abbandonato il suo ardore provocatore di altri tempi: prima di tutto non cerca tanto la negazione di Dio quanto l'affermazione totale ed assoluta dell'uomo. Sottolinea la sua scelta etica e si propone come un autentico progetto di liberazione per l'essere umano. Nel fondo si tratta di una «fede», di una scommessa vitale ed intellettuale per un mondo senza Dio.
Esaminiamo adesso le diverse proposte che scaturiscono nel campo dell'ateismo.

1. LE DIVERSE PROPOSTE ATEE

Già nel secolo passato si elaborò un pensiero ateo partendo dall'esaltazione delle scienze naturali. Secondo il filosofo francese Augusto Comte (1798-1857), se la religione aveva caratterizzato l'antichità, e la metafisica il Medioevo, la scienza avrebbe caratterizzato l'Età moderna, ed avrebbe trionfato sulle rovine definitive della religione c della metafisica. Perché la dinamica di questo sviluppo dell'umanità non poteva essere interrotta e così i l trionfo della scienza sarebbe stato assolutamente garantito.

1.1. Ateismo scientifico

Comte non ebbe successo con il suo ateismo scientifico, poiché tutta la sua costruzione storica fu screditata da indagini più precise e obiettive. Però la sua influenza fino ai giorni nostri è innegabile. Egli emerge come il profeta della nuova epoca tecnologica: la scienza e la tecnica appaiono come forze storiche che hanno necessariamente determinato il definitivo progresso dell'umanità. Questa concezione è espressione di una fede totale nella scienza (scientismo), che tuttavia ha perso importanza ai giorni nostri.
Però bisogna riconoscere che il progresso scientifico ha pian piano spodestato Dio dal piedistallo sul quale era stato posto dalle generazioni del passato. Dio è risultato a poco a poco superfluo per spiegare il mondo. Norwood R. Hanson, morto nel 1967, difende la sua posizione atea partendo dal campo della filosofia della scienza, ed afferma che l'esistenza di Dio non è stata mai dimostrata con dei fatti. E qualunque fenomeno che a prima vista sembri richiedere l'esistenza di Dio è sempre spiegabile attraverso altri procedimenti che non richiedono un riferimento soprannaturale. È sua opinione che la storia della scienza è la storia di scoperte di spiegazioni di fenomeni che rendono non necessario il richiamo a Dio. Non c'è nessun avvenimento naturale che stabilisca definitivamente l'esistenza di Dio con la stessa certezza con cui si arriverebbe alla conclusione che «esiste un pipistrello oviparo», se si vedesse un pipistrello deporre un uovo.
Per Hanson non è ragionevole credere nell'esistenza di Dio. I credenti possono basare su altri fondamenti l'esistenza di Dio, però questi non hanno niente a che vedere con quello che si è soliti chiamare «ragioni valide» nella scienza, nella filosofia o nella logica. Per riconoscere che Dio esiste, sarebbe necessario avere un'esperienza immediata come quella che produce il fuoco, che brucia, o l'acqua, che bagna.
Il prodigioso avanzamento delle scienze sperimentali negli ultimi cinquant'anni ha creato un'atmosfera empirista che avvolge tutto. E nell'ambito religioso questa sensibilità è un ostacolo serio all'accettazione della fede in Dio, Mistero insondabile che sfugge ai controlli sperimentali e che sfida la nostra ansia di dominio e di manipolazione.

1.2. Ateismo del linguaggio

Strettamente imparentato con questo ateismo è quello che potremmo chiamare ateismo del linguaggio. In questa proposta atea si afferma che hanno senso soltanto le frasi che dicono qualcosa della realtà tangibile e misurabile: «In questa stanza c'è una temperatura di 20°». Il contenuto di questa frase potrà essere dimostrato senza nessun dubbio, verificandolo con un esperimento scientifico (per esempio collocando un termometro). Però l'affermazione «Dio mi ama» è totalmente assurda perché non è verificabile scientificamente, perché non è possibile dimostrare il suo senso e la sua veridicità con esperimenti scientifici.

1.3. Ateismo umanista

Quello chiamato ateismo umanista ha un obiettivo diverso. Ciò che cerca è l'esaltazione radicale dell'umano, però esigendo allo stesso tempo il rifiuto assoluto di Dio come condizione imprescindibile per la realizzazione piena dell'uomo.
In Ludwig Feuerbach (1804-1872) incontriamo la prima impostazione totalmente definita di questa proposta atea: l'essere umano deve essere il centro della realtà e la misura di tutte le cose. Dio è una proiezione dell'uomo che ha collocato fuori di sé il proprio essere infinito come una realtà autonoma ed estranea a lui. Le qualità divine sono proprietà del genere umano che l'uomo deve recuperare di nuovo. La chiave della storia sta nel fatto che l'uomo sia il Dio per l'uomo.
La critica della religione di Karl Marx (1818-1883) è stata formulata sotto l'influsso di Feuerbach, però radicata profondamente nella realtà concreta: gli eventi economici e sociali sono in realtà quelli che determinano la storia. Ne sono le «infrastrutture». Di fronte alle ingiustizie sociali ed economiche, la religione rappresenta una falsa soluzione che paralizza l'essere umano.
Con l'immagine di un Dio consolatore e con la falsa speranza di un cielo futuro, la religione, sollievo della persona oppressa, distrugge nell'uomo la sua capacità di reagire di fronte alle ingiustizie e di promuovere le necessarie trasformazioni rivoluzionarie. La religione priva l'uomo della sua libertà e della sua dignità. Essa è l'oppio del popolo. L'ateismo antropologico di Feuerbach si trasforma in Marx in un deciso ateismo sociopolitico.
In Friedrich Nietzsche (1844-1900) l'ateismo acquista un carattere tragico: la morte di Dio è vissuta come minaccia e come liberazione, come follia e co me vertigine, come possibilità che ci si offre di creare nuovi valori. La contropartita è la fedeltà alla terra, che trova nell'oltreuomo (secondo un'accezione che sembra più corretta di «superuomo») la sua espressione definitiva: con la sua volontà di dominio e la sua libertà di spirito egli si collocherà al di sopra di qualunque legge, abbandonerà ogni fede o certezza e si trasformerà nel signore dell'universo, nel Dio di se stesso.
E proclamando la libertà assoluta ed incondizionata come unico compito che l'uomo debba portare a termine, Jean-Paul Sartre (1905-1980) afferma che l'esistenzialismo è umanesimo: un umanesimo ateo perché Dio renderebbe impossibile la radicale autonomia umana e la sua responsabilità di fronte all'esistenza.
Anche Albert Camus (1913-1960) propone un esistenzialismo chiuso come quello di Sartre, però il suo atteggiamento umano e la sua sensibilità sono diverse. Nonostante l'esperienza dell'assurdo (Il mito di Sisifo, 1942), non rinuncia al desiderio di una vita fortunata e felice. L'ideale di Camus è la felicità, però gli uomini non sono felici ed è imprescindibile la solidarietà per ridurre la sofferenza umana (La peste, 1947). E da quell'esperienza di dolore senza senso scaturisce l'accusa di Albert Camus contro Dio nella sua opera La peste: «Io ho un'altra idea dell'amore e resto disposto a rifiutarmi fino alla morte di amare questa creazione in cui i bambini vengono torturati».
«Ateismo preoccupato» è stato chiamato dal teologo Karl Rahner questo rifiuto di Dio caratterizzato dal suo silenzio di fronte alla sofferenza degli innocenti.

1.4. Ateismo psicologico

L'impostazione atea di Sigmund Freud (1856-1939) non parte dalla domanda sull'esistenza di Dio, quanto piuttosto dalla domanda sull'origine della religione e della fede. Sembra che Dio non sia mai stato un problema esistenziale per Freud. Lo interessò comunque molto il fenomeno religioso partendo dalla base della sua convinzione atea, mai messa in discussione.
I sentimenti religiosi nascono, secondo Freud, da una frustrazione fondamentale: l'uomo si sente angustiato ed indifeso di fronte ai problemi della vita, e allo stesso tempo è avido di una felicità assoluta ed eterna che non riuscirà mai a raggiungere. La religione è un'illusione che scaturisce dai desideri più antichi e impellenti dell'individuo e dell'umanità, desideri infantili determinati dalla nostalgia del padre, assassinato dai suoi figli nell'orda primitiva, e successivamente divinizzato. Dio è una proiezione dell'immagine del padre, una proiezione del desiderio di un essere onnipotente che dia sicurezza e protezione, e allo stesso tempo oggetto di una profonda ambiguità affettiva che genera senso di colpa e angoscia.
La religione, che ha prestato un grande servizio alla cultura, regolando la vita morale e sociale, appartiene allo stadio infantile dell'umanità, e per questa ragione deve essere superata come una nevrosi collettiva che produce un danno irrimediabile agli individui e alla società, frenando il progresso della scienza e mantenendo l'uomo nell'immaturità che le speranze nell'aldilà generano.
Il cristianesimo, secondo Freud, è la religione che meglio ha saputo strutturare le proprie «soluzioni» di fronte alle aspettative degli individui e delle masse. Però davanti al Dio cristiano l'individuo resta in una ambivalenza radicale, tra l'amore e la aggressività latente che scatena il sentimento di colpa.

2. L'ATEISMO: UNO STIMOLO A PURIFICARE E PERSONALIZZARE LA NOSTRA FEDE

Di fronte all'ateismo il cristiano deve mantenere oggi una disposizione al dialogo aperto e critico secondo la linea tracciata dal Concilio Vaticano II. Sono molti gli obiettivi che richiedono la cooperazione di tutti gli uomini nella costruzione di un mondo più umano. Però rispetto all'attuale mancanza di fede dell'ateo, il tema per eccellenza del dialogo deve essere l'uomo, nella sua realtà concreta, nei suoi aneliti e nelle sue speranze, con le sue paure ed angosce. L'ateismo contemporaneo nella maggior parte dei casi si presenta come un umanesimo convinto, in favore della libertà e contro tutte le oppressioni.
In questo dialogo la fede cristiana deve esprimere con chiarezza assoluta che l'accettazione di Dio non significa una minaccia per la libertà, bensì la sua più concreta realizzazione. Dio non è assolutamente un fattore estraneo che blocca la libera volontà dell'uomo e tanto meno una realtà arbitraria che gioca con il nostro destino. Dio è il fondamento della libertà.
Il credente deve mostrare con sensibilità e coerenza che nell'esistenza, negli atti fondamentali dello spirito umano, nel chiedere e nel conoscere, nell'amare e nel decidere responsabile della coscienza, è implicita l'affermazione dell'incondizionato e dell'assoluto, senza cui l'uomo non può concepirsi né realizzarsi in modo autentico. Di fronte all'alternativa tra umanesimo senza Dio o umanesimo con Dio, la fede non deve temere la concorrenza della mancanza di fede, e deve mostrarsi come la realizzazione più piena dell'essere umano.
Nella complessità del fenomeno dell'ateismo dobbiamo discernere le motivazioni profonde dei diversi atteggiamenti, poiché in essi il credente può scoprire uno stimolo autentico per purificare gli aspetti ambigui della propria fede.
Se si dice che l'uomo non può affermare niente su Dio, questo può significare una negazione radicale. Però non conviene dimenticare nemmeno che tutta la teologia sa che quello che noi conosciamo di Dio esprime più ciò che Dio non è che quello che egli è. Con questo si vuole intendere che le affermazioni umane, per quanto possano essere elaborate, non possono esaurire ciò che è più in là di tutti i concetti basati sul mondo dell'esperienza. «Più in là» non nel senso di una lontananza speciale, bensì nel senso della Realtà che comprende e trascende tutto l'esistente. Se Dio non è un oggetto tra gli altri oggetti, di conseguenza i concetti umani hanno dei limiti molto definiti nella conoscenza di Dio.
D'altro canto è chiaro che Dio non può essere scoperto dalla scienza come un qualunque fenomeno naturale. Tanto meno Dio può essere utilizzato per una spiegazione scientifica del mondo. Nel campo delle scienze naturali Dio non può essere dimostrato, però nemmeno negato. Non considerare Dio come una ipotesi ulteriore nella spiegazione scientifica del mondo aiuta ad evitare equivoci e false immagini di Dio.
Se Dio è considerato come un'ipotesi con la quale si lavora quando comunque non si possono dare spiegazioni naturali, allora questo Dio concepito come spiegazione del mondo è condannato a sparire man mano che vengano trovate le soluzioni scientifiche. La fede cristiana deve mostrare chiaramente che la confessione di un Dio Creatore e Signore del mondo non ha niente a che vedere con l'uso ed abuso di Dio come ipotesi di lavoro per l'indagine scientifica sul mondo.
Dio viene anche trasformato nella proiezione dei desideri, delle angosce e delle necessità dell'uomo. Con frequenza si abusa del nome di Dio per evitare la propria responsabilità come un alibi per sfuggire alla durezza della vita. A volte Dio viene utilizzato come garanzia per ideologie e situazioni oppressive, presentato come un conforto che impedisce all'uomo di prendere il proprio destino nelle sue mani e di liberarsi delle condizioni di ingiustizia che lo mantengono in una situazione di oppressione, di alienazione. L'uomo può pensare e parlare di Dio soltanto con immagini e parole molto limitate. Però spesso dimentica che dietro ogni immagine persiste il mistero. L'ateismo può rendere più sensibile il cristiano sul Mistero insondabile di Dio, sulla «oscura chiarezza o luminosa oscurità» nella quale si muove l'intelligenza del credente, esercitando così una funzione purificatrice dell'immagine di Dio dentro la fede. Può ricordargli che nel suo cuore di credente è racchiusa anche l'incredulità, perché nella sua vita concreta accetta e realizza in modo insufficiente le promesse e le esigenze della fede. Questo non può essere definito un possedere realmente la fede. In quanto decisione radicale della propria libertà, essa deve essere continuamente rinnovata e deve esprimersi in una testimonianza esistenziale, sostenuta dalla coerenza, nonostante i limiti di qualunque impegno umano.
La dichiarazione e la preghiera contenuta nel Vangelo: «Signore, io credo. Però aiuta la mia poca fede» (Mc 9,24), non è una semplice espressione di falsa umiltà, bensì una commovente confessione della nostra realtà quotidiana.